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Hippo blog

Il coso, lì, ai tempi di Facebook.

9 July 2015

Io ho un amico.

Cioè, ne ho diversi.

Ma l’amico in questione, chiamiamolo Nif, pur avendo da un pezzo ormai superato tanto l’età della ragione quanto quella in cui laggènte mettono la testa a posto, non ha del tutto cessato di apprezzare alcuni divertimenti che il legislatore, a torto o a ragione non stiamo a discutere adesso, ancora non vede di buon occhio.

In altre parole, all’amico Nif ‘ngi piace ancora farsi le canne.

Ma succede che a un certo punto, il pusher abituale del buon vecchio Nif se ne va, insomma si trasferisce.

E voi mi dite, sparito un pusher, ne trovi un altro.

Facile, se hai tipo sedici anni e frequenti un giro di studenti sfaccendati, o se ne hai qualcuno in più e bazzichi le aule occupate di scienze politiche.

Ma se invece di anni ne hai, diciamo, un pochetto di più, non è che puoi andare in ufficio e dire ai colleghi che son lì alla macchinetta del caffè “a proposito, nessuno ha un contatto che mi possa vendere del fumo buono?”.

Quindi Nif per un po’ si dispera, e , diciamo così, digiuna.

Finché un sera si trova con l’amico Boy George.

Boy George tira fuori la sua cannetta, e offre elegantemente a Nif.

Nif assaggia, apprezza e chiede a Boy George chi gli procuri il prodotto.

Boy George gli passa subito il contatto.

Il contatto, cioè il pusher, è un giovane sudamericano, di bella presenza, che a causa del taglio di capelli e dei tatuaggi viene chiamato “Vidal”, come il giocatore cileno della Juve, con il quale effettivamente il pusher ha una certa somiglianza.

E così nei mesi successivi Nif riprende felice e contento le sue antiche abitudini, affermando a più riprese la qualità del prodotto di Vidal.

Fino a qualche giorno fa.

Quando Nif, accedendo alla sua pagina Facebook, trova il tipico “persone che potresti conoscere” e, dopo un vecchio compagno delle medie che sembra avere ingoiato un cocomero, la seconda persona che Facebook gli proporne come possibile contatto altri non è che un sorridente Vidal, lo spacciatore.

E mentre Nif discuteva con noi se si possa essere amici su Facebook del proprio pusher, o se invece non sia meglio tenere un rapporto più distaccato e professionale (”no, niente amicizia su Facebook, al massimo lo metti tra i contatti linkedin, che riguarda i rapporti di lavoro…” chiosa il saggio Wilson), io mi domando: ma Facebook, i cazzi propri, mai?

Vecchiezza.

17 June 2015

Che già avere male al ginocchio, un male che non passa da solo con una bella dormita, ti fa capire che non sei più quella macchina da guerra che eri.

Ma ci sono altre avvisaglie, che l’età galoppa.

Tipo che sei seduto alla scrivania, sposti cartacce, e un po’ di contorci.

Poi ti tiri su, e ti stiracchi.

A metà dello stiracchio, TRA!, una fitta secca e malidetta là, dietro, nella schiena.

Che non passa.

Ecco, farsi male alla schiena stiracchiandosi.

Non è roba che capita ai giovani.

‘rràivasi.

16 June 2015

- Buongiorno buongiorno, è lei il signor Hippo? -

- Sono io. Chi parla? -

- Buongiorno signor Hippo, io sono Maruella la chiamo da Sky, buongiorno -

-buongiorno -

- lei è abbonato a Kay da mille milioni di anni, vero? -

- beh, me lo dichi lei -

- in che senso? -

- nel senso che se lei è di Sky, lo sa, e quindi non le serve che glielo dichi; se invece non lo sa, allora non è di Sky, e abbiamo un problema -

- no no, signor HIppo, lo so lo so, lei è abbonato a Sky da centosette anni!!! -

- bene -

- bene davvero!! e quindi noi di Sky siamo magnanimi e le offriamo di avere un altro decoder e un’altra tessera AGGRATIS!!! Da mò!!!! Interessa? -

- Interessa, certo. Quando me li mandate? -

- Appena abbiamo completato ‘aaa proscedùra… ci vuole un minuto… le faccio alcune domande, va bene? -

- Vada -

- Lei quando e dove è nato? -

- Sono nato là, quel giorno lì -

- Giusto… e il suo codice fiscale? -

- Ma non ce l’ha già? -

- In che senso? -

- Nel senso che siccome sono abbonato da centosette anni, voi avete - o dovreste avere - tutto di me, anche il numero di scarpe e le volte che vado in bagno… -

- Sì, ma è per sicurezza… -

- sicurezza di cosa? -

- sicurezza che lei sia lei… -

- io sono io. Adesso, il problema non è che io sia io: voi avete chiamato il numero di cellulare al quale vi risulta che dovrei rispondere io; mi avete chiesto se io sono io, e io vi ho detto di sì: quindi, direi che con ragionevole certezza io sono io. Il problema , invece, è se voi siete voi -

- Cioè? -

- Cioè, ripeto: se vuoi siete Sky, avete tutti i dati, se non li avete, non siete Sky, e quindi io non vi dico ungàzzo -

- ma no, allora aspetti, prendo la pratica -

plin plin plim…

- signor Hippo, è ancora lì? -

- sì -

- ecco, il suo codice fiscale è HTG&/&GFGB%&H? -

- esatto -

- oooooh, ha visto? -

- ho visto, e ho piacere -

- ecco, adesso mi dovete dare il numero della carta di credito che usa per pagare l’abbonamento? -

- acccchì? -

- a Sky!!! -

- no, dico: a chi lo devo dare, il numero? -

- a me!! -

- stocazzo -

- scusi? -

- guardi, il numero della carta io, a lei, non lo do manco se mi infila un elettrodo su per il culo… -

- no, ma guardi, è obbligatorio… -

- obbligatorio? Obbligatorio per cosa, di grazia? -

- per la pràivasi… -

- la privacy? -

- sì, la pràivasi… -

- di chi? -

- la pràivasi sua… -

- sua di chi? -

- di lei!!! di lei signor Hippo!!! -

- scusi, e lei per tutelare la MIA privacy, mi chiede di darle il MIO numero della MIA carta di credito? Pensa se invece che tutelare la mia privacy, avesse voluto avere accesso ai miei dati personali… -

- uffa… lei rende tutto complicato!!!! -

- certo!!! sono un avvocato: lei prenda una cosa che sembra semplice semplice, e io in due minuti la rendo una cosa così complicata che le passerà la voglia di farla… -

- appunto: la saluto -

- assorreta -.

Bartali (esegesi del testo).

11 June 2015

Premessa metodologia: bere almeno due boccali di birra oltre il limite del “no ma io durante la settimana”.

In provincia.

Tornare a Milano in macchina.

Entrare a Milano, in macchina.

Far partire, come per magia, un pezzo di Jannacci.

E anche se è giugno, all’improvviso la nèbbia, la fàbrica, Milano, el Dòm.

Bartali.

Ascoltala, Bartali.

Ascoltala, come quando hai imparato a leggere a sentire a capire - capire - l’Iliade e D’Annunzio Manzoni e Montale.

Jannacci.

A Milano. dopo mezzanotte. in macchina.

farà piacere anche un mazzo di rose, anche il profumo che fa il cellofàn, ma una birra fa gola di più, in questo giorno appiccicoso di caucciù

laddove il poeta introduce la dicotomia tra la visione romantica femminile del mondo (il mazzo di rose) e quella invece più materialistica maschia (la birra), mentre due immagini portano il lettore a comprendere più la seconda della prima, cioè il giorno appiccicoso e il cucciù che servono a rendere l’idea di un momento caldo ed assolato.

sono seduto in cima a un paracarro

e sto pensando agli affari miei

qui il poeta chiede  - ed ottiene - una improvvisa solidarietà proponendo l’immagine di un se stesso sereno, soddisfatto e autonomo, seduto e propenso al pensiero dei fatti propri.

tra una moto e l’altra c’è un silenzio

che distingue non potrei

lo sentite? il silenzio, tra una moto e l’altra

del Giro? come, “che giro?” lei, vàdia fuori, per cortesia. grazie.

quanta strada nei miei sandali

i sandali. Da tedesco. Coi calzini bianchi, o senza, ma popolari, proletari: li vedete, impolverati, un po’ vecchi, sporchi, ma ancora dignitosi?

quanta ne avrà fatta Bartali

che no, i tuoi sandali non avranno mai la strada quanta ne ha fatta Bartali, però tu per un attimo ci credi, e questa, questa è la magia dello sport, e solo tu, e Bartali, lo capite in quell’attimo

quando spunta dalla curva con

quel naso dritto

come una salita

e tutti noi immaginiamo, ognuno a modo suo, quel naso. Non possiamo farne a meno

quegli occhi alègri

da italiano in gita

e tutti noi, sorridiamo vergognandoci un po’, che li abbiamo perfettamente presenti, gli occhi allegri che fa un italiano, in gita

e i francesi che si incazzano

che le balle ancora gli girano

e qui il poeta crea una distinzione netta, precisa e invalicabile

tra chi capisce subito, immediatamente, di cosa parla (e sorride), e chi invece no; e chi siamo, noi, per fare un torto al poeta: se non lo sapete, non lo sapete: cazzi vostri.

e tu mi fai dobbiamo andare al cine

qui il poeta riprende il dialogo con l’ipotetica compagna di cui ha accennato ai primi versi, che si mostra stanca, accaldata e vuol riportare il poeta alla realità degli impegni quotidiani e banali, ma il poeta si ribella

vai al cine, vacci tu

io sto qui, e aspetto Bartali

e tu dici, dici, dici, ma quando, e se, passasse mai Bartali, un po’ come Godot, e magari appunto non arriverà mai, e tu dici, e io rispondo

za zarazzà za zaraazàs

e questo, che ci crediate o no, è il verso più importante della poesia.

E se non lo capite, allora è inutile che vi dica che poi dovete - DOVETE sentire titesenò, èlmeindiris, e poi e poi.

Solo per provare, inutilmente già lo sai, a usare quella “e”, che userai una volta nella vita,

quando

una sera

in cinque in macchina

o in un locale sui navigli

o in Brera

sentirai

“la fòrsa dell’amore”

che non è Silvano

certo, lo so

ma quelli bravi non lo fanno sapere quando tutti lo sanno.

Buon compleanno, capo, naturalmente in ritardo.

To E.J., con gratitudine, ogni anno un cininìn de poeu, che da fuori non si vede, non si capisce, perché va bèn touch, ma tùca no.


Làgggrinta.

8 June 2015

Ieri c’era il record dell’ora di Wiggins.

Io l’ho guardato, è stato una figata.

L’ho visto un po’ su eurosport, perché quando commentano il ciclismo sono più bravi, ma un po’ anche su Sky, perché c’erano Cassani e Moser, che sono ggènte che ne sanno, oltre a altri due o tre commentatori.

E a un certo punto, arriva l’ultimo quarto d’ora, e si sa che nel record dell’ora gli ultimi 15 minuti sono quelli più duri, quelli in cui il copro si ribella, ti fa male tutto etc. etc.

E allora Wiggins comincia a rallentare un po’, tira meno, è meno composto sulla bici, apre la bocca per respirare, insomma si vede che fa fatica.

Il pubblico inizia a incitarlo, grida, cori, applausi.

Il commentatore dice “ecco, adesso comincia la grìsi, adesso è dura, adesso la fatica si fa sentire, adesso è solo una questione di grinta, e dell’aiuto del pubblico”.

E gli altri che son lì a commentare e dicono “giusto” “vero” “brào” “bene”.

Moser tace.

Il commentatore gànzo allora chiede “e tu cosa ne dici, Francesco?”

E Moser, con l’accento di Trento, risponde serafico “ma che grinta, ma che pubblico… qui è solo questione di fisico: se non ne hai, non ne hai. Lui adesso ha l’acido lattico nei muscoli, e lì non c’è grinta o pubblico, c’è solo che a un certo punto i muscoli vanno sempre meno, e anche se tutti gridano, i muscoli non sentono mica…”.

Silenzio.

La retorica, làgggrinta, il pubblico: se se se, ma poi se la gamba ti pianta, ciao proprio.

Comare zuppidda*.

8 June 2015

Allora, è pieno di blogghi che laggènte raccontano che corrono come se fossero tutti Abebe Bikila (per gli under 30, diciamo Mo Farah, che l’è istèss).

Quindi, uno dovrebbe astenersi, se no poi sei come tutti gli altri che credono di essere e non sono, come quelli che fanno la gara domenica al golf club di Grattate sul Piatto e lunedì ti spiegano che Tiger Woods sbaglia lo swing.

Però poi.

Non è parlare di corsa, è parlare della ggènte che invecchiano, tipo me.

Me, che nella vita non ho mai avuto gli infortuni.

Cioè, mi sono rotto qualche osso, un gomito, dei diti, un paio di costole incrinate, ma quelli non sono infortuni, sono ossi rotti.

Invece, da qualche settimana c’ho male ai ginocchio.

Che io, quando sentivo quelli del male al ginocchio, eh dai, cosa vuoi, si stringe i denti e via.

Ma invece, il male al ginocchio è quel male che niente, tipo ieri ero uscito per una sgambata di 10 chilometri e al sesto mi son fermato, fermo, e ho camminato lento pede fino a casa, con i vecchi col carrello della spesa che mi passano sfrecciando, e io che tentavo inutilmente di mascherare la zoppia.

Niente.

Il ginocchio fa male.

Dice ma cos’hai?

Male. Dentro, sotto, dietro.

Ma il dottore cosa dice?

Quale dottore?

Non sei andato a farti vedere?

No, il dottore serve per le cose gravi, che scuote la testa e dice “eeeeeeh…”, non per un ginocchio.

Dice allora almeno sta fermo, riposo.

Ma se io riposo, màgno.

Tipo ieri, che tornato a casa dopo la corsa / camminata / zoppicamento, mi sono sparato pasta e una birra grande grande, mentre avevo in programma insalata e acqua tiepida.

Keppalle.

Magari se accendo un cero a San Gaspare protettore dei runner cialtroni, stanotte mi passa tutto.

Provare non costa nulla.

* Essa è il personaggio dei Malavoglia di Giovanni Verga, precisamente la ragazza che 'Ntoni vuole sposare. 
Padron 'Ntoni non glielo permette subito perchè deve prima sposarsi Mena, sorella di 'Ntoni. 
In realtà comare Zuppidda è la moglie di Turi Zuppiddu, e madre di Zuppidda che 'Ntoni vorrebbe sposare.

Che voi siete ignoranti, nel senso che ignorate.

Libberi penzieri.

4 June 2015

Dice dice dice che fa caldo, e si lamenta.

Dice che laggènte che si lamentano che i rom a roma hanno messo sotto una e l’hanno ammazzata è razzismo. Ma non dice che quella ammazzata era filippina, sposata e figliata regolare in Italia, pagava le tasse, si tirava un culo così al lavoro, i figli a scuola tutti i giorni che cazzo studiate che così potrete crescere e diventare qualcuno in questo paese, e nessuno la sputava per strada, quindi razzismo stòca.

Dice che Milano è bella, ma poi vai a Londra e dice che non devi dire niente che sennò poi ti dicono abbrutto parli sempre male sputi nel piatto dove mangi. Ma Londra, sticazzi, e se il piatto dove mi fanno mangiare è rotto brutto sporco sbeccato e pisciato, io lo dico.

Dice che mi fa male la gamba. Il ginocchio. Ma dietro. Dice che ho corso troppo. Dice infiammazione. Chi lo dice? Io, lo dico, perché io sono sapùto, che conosco uno che una volta era a prendere un aperitivo con uno che aveva una sorella bona che prima, ma prima, c’aveva avuto una mezza cosa con uno che era amico di quello che aveva fatto la maratona alle Limpiadi, non quello che aveva vinto, un altro, e insomma quello aveva male al ginocchio, ma dietro, ed era infiammazione, e quindi anche io.

Dice che per guarire riposo, e io oggi mi sono riposato, giocando a squash.

Dice che la settimana prossima l’ammmmore miiiisimo e le ciampolìne saranno via, negli USA nella Spagna, e io sarò da solo, e dice che una volta avrei fatto yuhuuu!! bumba&rumba tutta la settimana,eì invece dice adesso c’ho nostalgia già mo’, che ancora stanno.

Dice si invecchia.

Dice ringiovanire ne ha visti pochini.

Dice che c’ha dei pensieri, che non si possono scrivere, ma c’ha i pensieri, dice.

Che pensieri, chiede, fatti i cazzi tuoi, risponde. E sta già meglio.

M’insorge un gubbio…

19 May 2015

No, che l’esperienza di uscire di casa e guardare il palo a cui avevi assicurato la bicicletta la sera prima, e trovare solo il palo, l’ho già provata.

Quindi stamattina, quando è successo, mi ha fatto male, sì, ma complice che c’era la mia ciampolina piccola che vuoi mica insegnarle le bestemmie in urdu a quest’età, vuoi che alla fine uno dopo quasi due anni con la stessa bici, a Milano, sai che c’è, t’è andata anche di lusso, vuoi che appunto me l’avevano già fatto più di una volta, m’ha fatto male, ma insomma.

Però.

Però mentre mi avvicinavo al palo - che poi, checcazzo ti avvicini? Cazzo guardi? Cioè, speri che la bici sia, tipo, nascosta DIETRO il palo? O che, magari, avvicinandoti, scopri che uè, figa, era proprio qui ma da là, cioè due passi indietro, non si vedeva… - ecco appunto, mentre mi avvicinavo al palo proprio con quello sguardo lì, noto.

Noto che al palo è fissato il catenùn de fèr.

Il catenùn de fèr è la catenazza in kryptonite, acciaio temperato, uranio impoverito e aglio benedetto con la quale da ormai quasi due anni lego la mia bici.

Di solito, per esperienza, quando ti scavallano la bici, pònno succedere due cose: uno, ti scavallano anche la catena, che quindi se ne va insieme alla bici.

Che in quel caso, ti viene il sospetto dell’insider job, cioè, come quando fanno la ràpa in banca o nella gioelleria e vien fuori che c’era il complice, la talpa, spesso è proprio la guardia che si è venduta, l’infame dimmerda, ecco, quando scompare anche la catena, tu ti immagini la catena in Messico, sulla spiaggia, con occhiali da sole, una caipirinha gelata, e lo sguardo che dice “oh, come te l’ho buttato al culo”.

Oppure, la catena essa giace rotta, sfatta, sfangata, sdrumata, vinta, sconfitta, spezzata, disarticolata, buttata senza rispetto a terra lì, accanto al luogo da cui è stata scardinata e si è sacrificata, invano, per salvare la tua bici.

Ecco, di solito.

Invece, stamattina.

Vado al palo, e al palo c’è il catenùn de fèr.

Fissato bello stretto, preciso.

Senza un graffio.

Dubbio, atroce dubbio.

Che ieri sera, arrivando a casa stanco, accaldato, abbrasato, ammortato di fatica e àstio nei confronti del mondo mondiale, per caso io abbia legato la catena al palo, convinto di aver “preso dentro” anche la bici, e poi invece è passato tipo uno, e ha visto che la bici non era legata ma solo appoggiata al catenùn e ha detto “vàchepirla” e ha pensato bene di ingallarmela?

Mi darei le martellate sui diti, dalla rabbia, mi darei…

Pushers.

18 May 2015

Hippo - …e quindi, cos’hai? -

- guarda… così, per cominciare potresti provare questa… -

- com’è? -

- allora, questa è ‘na bomba… ti da subito una botta, secca, ti porta su… -

- bene! -

- però dura poco, dopo venti minuti sei daccapo… -

- eh ma a me venti minuti non bastano… -

- allora prendi anche questa… è più lenta, vien su piano piano… la senti meno, ma ti aiuta a mantenere un livello abbastanza alto, soprattutto quando senti che cominci a calare… -

- ok, la prendo -

- e poi ti farei provare anche questa… la prendi un’ora, quaranta minuti prima… ti rilassa, ti mette a posto, e anche alla fine, ti aiuta a non stare troppo male… -

- presa! Presa anche questa!!!! -

- ok, allora ti faccio una bustina… -

- grazie… quanto ti devo? -

-mha, dammi cinque euro per l’ultima… le altre oggi sono omaggio… provale… se ti piacciono, poi torni, e me ne prendi ancora… -

- grazie fratello… -

- sciào capo sciào -

No, che si invecchia.

Tipo, che questo dialogo, una volta uno immaginava che avrebbe avuto al parchètto, nascosti dai cespugli, con un nordafricano circospetto e fintamente sorridente.

E invece oggi lo fai con un cialtrone di un negozio, al quale hai chiesto aiuto per non piantarti e stare male quando corri al caldo per venti chilometri, e lui ti propone integratori a base di glucosio…

Zè còccolon (il coccolone).

12 May 2015

Premessa metodologica, che poi metodologica non è ma fa fico scriverlo.

A me quelli che scrivono di corsa mi stanno sui maroni.

Non di corsa nel senso della fretta, ma della corsa in se stessa, come jogging, running, insomma correre.

Perché ho una certa deformazione sullo sport fatto e raccontato, tipo che se giochi a calcetto il giovedì sera, con una banda di ultraquarantenni panciuti e rattoppati di bende, cerotti anestetizzanti e pancere contenitive, non è che mi puoi tirare una pippa immonda che manco se avessi giocato la finale di Champions’ del triplete di Mourinho.

Ecchèccà.

Premesso questo, io corro.

(Applausi, cori da stadio, groupies che lanciano reggiseni, gay che fanno coming out, richiesta di diretta da Sky Sport).

Domenica ho corso.

Da solo, come Remì, come sempre.

Lungo il naviglio della Martesana (che è una figata, magari un giorno ve ne parlo).

Parto e all’andata va tutto bene, tengo un ritmo basso perché ho in programma una bella sgambata lunga.

Sono vestito leggero, panta e canotta tènnica, e mentre corro guardo con superiore superiorità tutti quei pagliacci dilettanti barboni (cazzo, vai da decathlon, con dieci iuri prendi una borsata di roba da corsa) che corrono con la maglietta di cotone con scritto sopra “nike”, che dopo cinque minuti è imbevuta di sudore, graffia i capezzoli (adòòòro…), pesa dieci chili e appena s’alza ‘na mezza gianna de vento diventa ghiaccia gelata.

Insomma vado, arrivo al punto di ritorno, giro e ritorno.

Domenica, aMilano, c’erano tipo cento gradi; ma almeno umidi.

Dopo tipo ottanta mesi di freddo.

Ecco, dopo 18 chilometri, all’improvviso mi imballo, m’affatico, mi rallento.

Ecco, mi dico, come nella maratona dìcheno che al trentacinquesimo chilometro c’hai la crisi, io nella mia personalissima mezza maratona più un pezzetto (cioè l’obbiettivo era fare 22 chilometri, 800 metri in più della mezza fatta due settimane prima) c’ho la crisi al diciotto, adesso tengo duro e poi passa.

Passa, passa.

Passa un cazzo.

Il robo del telefono mi dice che rallento, rallento, rallento sempre di più.

Mi passano cani, cavalli, criceti. Signori di mezza età con la pancetta. Sciùre che fingono di correre ma invece camminano chiacchierando. Un dopolavoro ferroviario di pensionati. Dei sindacalisti di ritorno dalla manifestazione con striscioni e bandiere rosse. Uno zoppo. Due bimbi cinesi. Un banglo (cioè del Bangladesh) che prova a vendermi un cappello buffo. La processione di Sant’Eufemio.

A questo punto mollo. Mi fermo, e cammino l’ultimo chilometroemezzo.

Arrivo alla MPVespetta, e poi tipo in trance arrivo a casa, mi schieno sul divano, muoio per una mezz’ora, risorgo, bevo, vomito, ri-mouio, rivomito, ri-ri-muoio, ansimo, mangio una mela, mi riprendo, e finisco in catalessi sul letto fino all’indomani.

Ecco.

Era solo per dirvi, è arrivato il caldo, cazzo.

Prima di fare i pìrli, domandatevi perché quando laggènte corrono le maratone, ma anche le mezze, ma anche i 10 chilometri, si portano le barrette da mangiare e ogni cinque chilometri ci sono che puoi prendere da bere.

Faccaldo.

àfro.

8 May 2015

- ciao amore miiiiisimo e belìzzimo… come stai? -

- io bene, tu? -

- bene, grazie. Anzi guarda, sono proprio soddisfatto che mi sono fatto mettere il cestino sulla bicicletta… -

- come il cestino? -

- davanti, attaccato al manubrio… -

- che cestino? -

- di vimini, molto elegante, svasato, scuro che richiama la nuance della bici, discreto ma con una certa personalità, profilato chiaro che lo slancia, fissato con due piccole barre di metallo… le volevo brunite ma le avevano solo nere… ma insomma me le sono fatte andare bene… che ne dici? -

- ma sì… poi alla fine… noi viviamo in un quartiere notoriamente gay friendly… -

Organization.

6 May 2015

Alla cenadilavoro di ieri sera a un certo punto alcuni si alzano per andare a fumare.

Io non fumo, ma mi alzo lo stesso.

Ci troviamo in quattro o cinque, a chiacchierare, e tra gli altri c’è Drago, serbo di Serbia, una cinquantina d’anni abbondanti, fisico possente, sguardo da lupo slavo, accento serbo e faccia da guerra nei Balcani.

Mi offre una slivoviz, intesa come grappa serba “mica còmo quèle cose legère che fate voi qui in Talia…“.

Io ringrazio, sorridente e cortese, ma rifiuto “sai, devo guidare…

Drago mi guarda, scuotendo la testa incredulo: “ma còmo, tu no ha autista? Tu no ha autista giovane bèla venticinque àni  che te aspèta in màchina???

Eh, rispondo imbarazzato… no… non ce l’ho l’autista giovane bella e di venticinque anni che mi aspetta in macchina…

Drago scuote la testa, sconsolato: “tu è davèro organizato malìsimo…“.

Foggettabautì.

22 April 2015

- pronto? -

- sì, pronto… dottor Pagliacci? -

- sì, sono io, chi parla? -

- sono l’avvocato… -

- avvocato carissimo!!!! Come sta? tutto bene?… ma lei mi trascura… lei si dimentica di me… -

- ma no, lei è sempre nei miei pensieri, dottore… è che non voglio disturbarla se non ci sono novità… -

- ma lei non disturba mai… anche io la penso spesso, carissimo avvocato Franco… -

- grazie… ma io mi chiamo Paolo… -

- ecco vede, appunto, io la penso sempre, caro Franco -

- Paolo -

- chi? -

- io, l’avvocato… -

- Franco! -

- appunto… ecco, appunto, le volevo dire… -.

Er Messi de noantri.

17 April 2015

- oh, e com’è ’sto portiere? Buono? -
- mha, non è male, solo forse un po’ troppo vecchio… -
- come “troppo”? in che senso? -
- ma guarda, per farti capire… è così vecchio che quando gli tirano il pallone, invece che “mia!” grida “guardate che ve la buco!!!“… -.

Amicobbello (che non è amico fragile…).

15 April 2015

Io ho l’Amicobbello.

L’Amicobbello, che ha diciamo una quarantina, è bello.

Ma non che uno dice èbbello, no, èbbello che oltre ad essere bello, èbbello che piace alle donne.

E tutti a dire eh ma dai ma no ma insomma oddio a me nemmeno piace.

Ma io quando ero gggiovine e viveurs sono uscito con Amicobbello, e vi dico a me non è mai capitato, come nei filmi, che il cameriere della pizzeria venga e ci desse un foglietto “questo viene da quelle due ragazze in quel tavolo, sono i loro numeri di cellulare” e con lui è sempre, ma sempre eh, oh, ah, così.

Ecco, come il miele per le mosche.

Che poi, Amicobbello è da un po’ ben fidanzato, serio, fedele.

Oggi, Gino mi vede e mi saluta, si siede, sbuffa, si sventola, guarda in giro, risbuffa, scuote la testa e dice

- guarda, ma come oggi sono contento di non essere Amicobbello -

- e perché? -

- perché, caro il mio ciccio, con tutta la gnàgna che è saltata fuori mezza nuda per la città, per me resistere è già difficile, pensa ad essere come Amicobbello… -.

Eh son problemi.

…noi piloti…

1 April 2015

Il regalo è un sabato a Monza, a girare con una Ferrari 458 e una Lamborghini Gallardo.

Due giri per ciascuna.

Arrivi, buongiorno buongiorno, vada di qua giri di là, e parcheggi dietro ai box, proprio là dove quando c’è il GP ci sono i camions dei team e i motorhome.

Che spegni, parcheggi, scendi, e senti dai box “vraaaaaoooooaaaaaaaammmmmm” e dici abbè, sò arrrivato.

Entri nel box, buongiorno buonasera, ti danno un pass, perché, insomma, essere in un circuito e avere un pass al collo è metà del divertimento, non conta se poi non c’è nessun altro, cioè se tutti - ma popo popo tutti - hanno al collo lo stesso pass tuo, insomma, c’hai il pass e sei dentro a Monza, pit lane, pass al collo, per me stàmo pure apposto così.

Briefing. Che c’è uno sbarbato, di quelli che hanno l’età che dici ma questo ce l’ha già la patente? e si presenta “io sono un pilota” eh già ciccio, allora io una volta ho vinto a space invaders e mica dico in giro che guido lo Shuttle, ma vabbè.

Iosonopilota si mette lì e pretende di spiegare a noi - a me!!! - come si guida una macchina: ciccio, io ho fatto Milano - Ascoli Piceno in giornata (a ottobre!!!), e una volta quando ancora non c’era il tutor sulla A8 ho toccato i 198 all’ora… che me vuoi spiegà a me?

Ma insomma Iosonopilota spiega, spiega tutta una roba su come si spostano i pesi e i carichi in una macchina in fase di frenata, accelerazione, curva, su come vanno impostate le curve in frenata e accelerazione… ma io a questo punto naturalmente trovo tutto parecchio noioso e inutile e mentre lui ciaccia io metto la testa in modalità “annuisci ogni trenta secondi con espressione interessata” mentre penso allegramente ai cazzi miei, che forse è arrivata la primavera, che stasera mi faccio una pizza, che a Pasqua andrei a farmi l’ultima sciata…

mi risveglio un attimo quando dice “570 cavalli sulla Ferrari, 560 circa per la Lambo”, apperò, mi dico, poi spiega una cosa tènnica del cambio, che il ferrarino c’ha tipo due frizioni che frizionano insieme e quindi quando cambi sembra che non cambi, mentre la Lambo ha un cambio tradizionale quando sale la marcia si sente il “kick”: abbello, penso, guarda che io guidavo una Micra con cambio automatico… quella sì che dava il kick…

Vabbè, finito il briefing, tutti schisciàti su un ducato nove posti e via, in pista a Monza.

A guidare il ducato un altro sbarbato evidentemente minorenne che secondo me non ha nemmeno l’età per un 125.

Sbarbato guida il ducato come se fosse una McLaren e alla prima variante fa fischiare le gomme pesta giù un frenatone mette il carrozzone di traverso e spiega, sereno, come andrebbe impostata la curva.

“Esattamente nel modo opposto a come l’hai fatta tu”, penso io, ma saggiamente taccio.

Finito il giroducato, si fa avanti un altro capo pagliaccio vestito da capo pagliaccio.

Perché non l’ho detto, ma gli sbarbati minorenni sono anche tutti vestiti da capi pagliacci, con giacche rosse impestate di logo di sponsor tipo Formula 1, e siccome loro sono molto ganzi vestiti da capi pagliacci, tutti noi clienti siamo molto invidiosi delle giacche pagliacce.

Capopagliaccio prende un elenco e chiama “Guidobaldo Busdazzoni, sulla Ferrari blu”

il signor Bustazzoni, anzi i signori Bustazzoni (Guidobaldo Bustazzoni e la sua pancia, che a occhio e croce pesa più o meno quando il resto del suo corpo… a Bustazzò, ma che te sei magnato, Bud Spencer???) nicchiano

“… quellabbbblù??? Non posso fare con quellarrrossa???”

Capopagliaccio non fa una piega (quante deve averne viste, in questi anni di pagliaccismo….) e risponde “ok, allora ti metto in lista per la rossa… per la blu allora… Hippo? A te va bene la blu, o vuoi anche tu la rossa?”

“presa la blu”

“vàila, allora”

“vàdolo”

Arrivo alla Ferrari 458 blu

se vi domandate come sia una 458 blu, ecco èssa è così

4581

e oltre ad essere mooooolto ganza costa tipo due o trecentomila sacchi.

Salirci non è facile, che in realtà più che “salire” uno dovrebbe dire “scendere”, perché è talmente bassa che prima ti inginocchi, poi ti sdrai e poi finalmente ti infili dentro.

Dentro nel sedile del passeggero c’è l’ennesimo ragazzino (ma che, oggi non c’è scuola? manifestazione? sciopero per salvare le balene del mar Caspio? Colazione al bar e cannetta al parco di Monza, e vi siete infilati de straforo all’autodromo???)  che mi stringe la mano e si presenta “ciao, io sono il pilota” (eddaje…) “e ti darò le indicazioni delle staccate, delle traiettorie e delle uscite”.

E niente, poi metti la prima  (”piano col gas, che ha l’acceleratore sensibile…”), esci dai box stando sotto i 60 all’ora, poi esci, “vado?”, chiedi “vai, schiaccia, tira pure fino alla terza”, dice il bamboccione e tu affondi il piede

e niente

qualcosa di grosso, ma non grosso, aiutatemi a dire GROSSO, ecco, GROOOOSSO all’improvviso si sveglia dietro di te.

Ma dietro non come dire laggiù in fondo: dietro nel senso come dire attaccato coi denti al culo tuo, ecco si veglia e spinge, che dici quando ti dicono che la trazione anteriore “tira” e quella posteriore “spinge” e tu non l’avevi mai capita, e invece adesso aaaaaah ecco

e poi pèm! la seconda e poi pèm! la terza e all’improvviso tutto chiaro com’era la storia delle due frizioni che lavorano in contemporanea, e cazzo, praticamente la macchina non cambia, cioè tu cambi marcia ma la macchina sembra avere una unica, continua, infinita marcia che sale, sale sale

poi la variante e freni e poi via “adesso adesso affonda!!!” e tu affondi e la macchina vola e spinge e c’è la curva e minchia tu stai per rallentare staccare frenare e lui sereno dice “prendi la corda che questa la facciamo tutta in accelerazione… adesso metti la quarta…”

e via a tutta e vai veloce come non ti sembra di essere mai andato, la macchina è bassa e attaccata a terra, arrivi alla staccata (che voi nella vita avete frenato, io a Monza ho staccato, che, credetemi, è ‘nantra cosa…) alla variante della Roggia,

“portala dentro frenando… guidalacon un filo di gas fino a metà della seconda curva… appena la curva inizia a mollare GIU’ TUTTO!!! daidaidai che arriviamo alla Ascari sparati!!!”

e giù tutto e la curva del Serraglio che non è quasi nemmeno una curva ma tu sei lì a manetta che picchi dentro le marce e quella cosa grossa di dietro urla GROOOOOO!!!! e poi GRAAAAAAAA!!!!!!!! nelle tue orecchie e sei così basso che non vedi un cazzo oltre la curva e fai per alzare il piede perché ti caghi sotto e lui dice “tieni giù tieni giù tieni giù”

e la variante Ascari “qui puoi anche salire sul cordolo, vai!”

e la Parabolica

e poi il rettilineo, e sapete ‘na sega voi dic osa vuol dire arrivare alla staccata a 270 all’ora, e sapere che sta per ricominciare tutto da capo, ma stavolta, però, di più.

***

La domenica mattina, davanti al GP, l’ammmmmore miiissimo mi guarda e chiede: “come mai guardi l’automobilismo?”

“mha, sai… per solidarietà… tra noi piloti della Ferrari…”.

Tragedy.

27 March 2015

Allora, faccio un discorso serio.

La domanda è: come si reagisce davanti alle tragedie, piccole o grandi che siano?

Ognuno reagisce a modo proprio, si dice, e va bene.

Però, è anche vero che spesso reagiamo come “si deve”, cioè, come ci si aspetta che reagiamo.

Mi spiego.

Io, di fronte alla tragedia, mi trovo sempre a vederne il lato non dico comico, ma forse buffo, ridicolo, paradossale. Sarà, mi dico, anche un modo per esorcizzare la situazione.

Solo che, come dire, un conto è vederlo, il lato buffo, e un conto è dirlo.

Tipo ieri, che sento al telefono il signor Benvenuto, piuttosto in là con gli anni, con il quale ho lavorato per molto tempo, da sempre un po’ malconcio, pieno di malanni piccoli e grandi.

- allora, Benvenuto, quanto tempo! Come stai? -

- mah bene… oddio, benino… -

- bene o benino? -

- mha, insomma, sono sempre pieno di problemi… -

- vabbè, ma ti conosco da quindici anni e sei sempre stato pieno di problemi… eddai!!!! -

- eh, ma adesso m’hanno trovato pure il Parkinson… -

- ma non ti preoccupare, vedrai che nessuno s’accorgerà della differenza… hahahaha!!! -

Ecco.

Che dire, stavo meglio a tenermela per me?

Ottimizzazione fiscale.

27 March 2015

- buongiorno segretaria del capo! -

- ciao Hippo! -

- senti, quando arriva il capo, che devo chiedergli una cosa su un contratto di trasformazione della fuffa in blinda con opzione di rumentazione analettica e risoluzione condizionata ad aria compressa sotto sale? -

- oggi non viene, in agenda ha segnato tutto il giorno “convegno sugli ultimi sviluppi delle strategie di ottimizzazione fiscale alla luce delle nuove direttive UE” -

- ah… e cioè? -

- cioè, si è preso il venerdì di ferie -

- eh, l’ottimizzazione fiscale, in primavera, chiama… -.

Goin’ vertical.

26 March 2015

Càpita.

Non sempre, per fortuna, ma càpita.

Tipo qualche giorno fa, per esempio.

Che guardi l’agenda del giorno dopo e dici:

“ore 9.00: riunione con rompicoglioni”

“ore 10.00: conference call con rompicoglioni”

“ore 11.00: riunione presso studio del Dott. Rompicoglioni”

“ore 12.30: pranzo con avv. Rompicoglioni”

“ore 15.00: telefonata con rompicoglioni”

“ore 16.00: presentazione del progetto di un rompicoglioni”

“ore 17.30: riunione in azienda con legale interno noto rompicoglioni”

“ore 19.00: videoconference con sudamericano rompicoglioni”.

Bene, domani ho una bella verticale di rompimento di coglioni.

L’importante è sàrlo prima.

Precisi.

20 March 2015

- …e oggi è primavera, caro il mio vecchio amico -

- eh lo so -

- e quindi….? -

- …non so… e quindi? -

- maccome!!!!! E quindi da oggi è lecito, permesso e aggiungerei quasi doveroso essere allupati, arrapati, ingazzuriti e preda di una generica ed irrefrenabile voja dde scopà… -

- guarda, non per incrinare le tue granitiche certezze, ma io, pure ieri, ieri l’altro, ma pure un mese o due fa, non per mancare di rispetto alla primavera eh, ma insomma io già prima… -

- no no, ciccio, no, c’è una grossa differenza: io so perfettamente che tu pure prima ti saresti ingroppato alla bersagliera più o meno qualsiasi essere di sesso femminile relativamente senziente, ma quello, prima, lo pensavi in maniera subdola, nascosta, quasi imbarazzata; mò, invece, tu vedi una, tipo quàlla -

- quàla? -

- quàlla! -

- ah quàllallà -

- ecchè, è arrivato l’ISIS? -

- scusa… dicevi quella? -

- esatto, quella, con la gonnella e la scarpetta e la giacchetta… -

- eh -

- ecco, tu da mò, quando la guardi, puoi legittimamente dire “minghia” e dice nessun essere maschio nel raggio di cento chilometri (abbondanti) avrà nulla da obbiettare -

- grazie, ero preoccupato e adesso sono molto più sereno -

- è sempre un piacere esserti utile -

- oh, guarda quella… -

- minghia… -.

Musìk.

11 March 2015

Io e l’ammmmorissssimo mio abbiamo gusti diversi in fatto di musica.

Lei è più tradizionale, io sono a modo mio onnivoro, vado a periodi ma ho anche delle passioni che lei non sempre condivide. Però quando le propongo qualcosa, non dice mai di no.

Così le mando un sms e le chiedo - ammmmmore miiiissssssimo, ad aprile andiamo a un concerto al bue note? -

e lei mi risponde - va bene!!! chi suona? -

- Richard Galliano -

- ok… -

- lo conosci? -

- no… ma conosco te… capace che mi porti a sentire uno che suona la cornamusa…. -

- …fuochino… -

Pablo y yo (baby booooomz….).

10 March 2015

- …e Pablo Picasso imparò a disegnare prima ancora di parlare… per esempio, raccontano che per chiedere una frittella, disegnasse una spirale… -

- davvero? -

- davvero, amori miei, piccole ciampoline mie. Lo dice il libro che stiamo leggendo su Picasso… -

- leggi leggi ancora leggi! -

- …e addirittura, la prima parola che Picasso pronunciò fu “piz”, che stava per “làpiz”, la parola spagnola per dire “matita” -

- e perché è strano? -

- bhe topolina mia, perché qual è la prima parola che un bambino di solito impara a dire? -

- “mamma”!!! -

- esatto… -

- ma allora anche io sono come Picasso! -

- ah sì? E perché? -

- perché la mia prima parola non è stata “mamma”… -

- ah no? E qual è stata? -

- è stata “NNNNNNNNNNNNNNNNNNO!”… me lo dite sempre anche voi… -

- tienes razòn, mi pequena Picassita… -.

Vimodrone.

9 March 2015

Che inizi a correre, novello Forrest, e la gamba gira, il fiato fiata, il sole lento scruta l’orizzonte ma dice, tra se’ e se’, che oggi non ha ancora voglia di andar via, e resta su un po’ di più di quanto tu avresti immaginato, primo minuscolo indizio di primavera.

La musica nelle recchie fa il suo onesto lavoro, che è quello di non farti pensare che stai correndo (”…’zzzzo corri? Con tutto quello che hai da fare???”).

E il naviglio della Martesana che ha una ciclabile che dice che arriva “ai laghi” (quali laghi? Quelli ini Isvizzera? Ini Iscozia? Ini Irlanda? O solo quelli in Lombardia???), e tu la prendi, la ciclabile, perché se è ciclabile essa non è per sua natura automobilabile, e lo so che in un paese civile basterebbe un cartello, ma siccome qui siamo qui, c’è un paletto di ghisa & acciaio piantato nel mezzo che non si può passare con la macchina, e quindi si corre e si pedala.

E corri, lento come il facocero spiaggiato che sei, ma corri.

Passi sotto un sottopasso (ci passassi sopra sarebbe un soprappasso), e scopri che è viale Monza, poi via, a sinistra, e all’improvviso è periferia, un poco sudicia un poco bistrattata un poco odore di inceneritore (o si chiamano termovalorizzatori, adesso?), e poi un sottopasso lungo e quella sopra è la tangenziale (la tangenziale????? Ma io in macchina ci vogliono tre quarti d’ora ad arrivare in tangenziale… qui qualcuno mi sfugge qualcosa…), e poi un ponticello sgangherato di ferro, sopra un  fiume (…’zzo ci fa un fiume in centro a Milano? Il Lambro? Ma non era esodato? O esondato, non è uguale?).

Passi sopra il Lambro, mentre gabbiani (gabbiani????), nutrie grandi come pitbull, corvi e colombe bianche (evìva ir Papaaaaaaa…!!!) razzolano sulle rive.

La ciclabile prosegue, e via Cologno Monzese che esiste, non è solo una roba che dicono in televisione, e via, lungo il naviglio, fino a un parco lungo, largo, dritto, che è Vimodrone, e il sole avvisa oh, io mo’ s’è fatta na certa, io andrei, e di malavoglia, giri e torni indietro, poi guardi il cos dell’iPhone, quello della corsa, e vedi che sì, sei arrivato a Vimodrone, e ritorno.

Che non è come andare a piedi in Tibet, ms insomma, ha un suo che di esotico.

Il Presidente.

3 March 2015

L’avvocato Contento Unsacco è stato in riunione nella sede della multinazionale “Multi Nazionale”, con sede fuori Milano.

Pur essendo una multinazionale, la Multi Nazionale è - come dicono quelli fichi - una family company, cioè ghe xè un paròn, che xè in modo più o meno chiaro e definito - a questo servono gli avvocati - anche il proprietario e, incidentalmente, il presidente della Multi Nazionale.

Insomma, ilcapo.

Contento Unsacco torna e il capo dello studio qui gli chiede - com’è andata la riunione alla Multi Nazionale? -

- bene bene - risponde Unsacco - c’erano i legal interni, abbiamo fatto una conference con l’Abissinia, abbiamo esaminato il contratto Antani / Tarapioca e modificato le clausole dell’accordo Puppafava -

- bene, e poi? Avete anche esaminato quel casino con la risoluzione del contratto con la Ladri & Furbastri Ltd.? -

- sì… cioè… ne stavamo parlando, quando è entrato in riunione anche il Presidente… -

- ah… -

- e niente, il Presidente ha detto che vuole vedere tutti quanti in una riunione apposta, quindi il dottor Pagliacci, il dottor Pupazzi, l’avvocato Camorra e naturalmente te e me -

- ah bene - conferma il capo studio - allora sento la mia segretaria che controlli la mia agenda e vedo quando sono disp… -

- no, guarda… il Presidente ha detto che la data, il luogo e l’ora le decide lui, e che esserci o non esserci sono, testuali parole, “cazzi nostri” -

D’altronde, lui è Presidente voi, come diceva il Marchese del Grillo, non siete un cazzo.

Tempus fugit.

2 March 2015

- ‘azz… è già marzo… me pare ieri che non era nemmeno Natale… -

- eh vabbè, ma febbraio sono 28 giorni, passa via in un attimo… -

Oh, ciccio, non so a te, ma a me febbraio mi è pesato come un’incudine rovente poggiata sui coglioni…

#laggèntesonostrani.