Le cose buone.
Il valore ed il sapore delle cose cambiano, in rapporto alla situazione contingente.
Per esempio.
Ieri io me medesimo stesso sottoscritto ero a Roma per lavoro, eh lo so lo so checcivoletefare, e insomma il lavoro e salto il pranzo.
Arrivo a Fiumiscìno alle quattremmezza con una fame che avrei sbranato un capodoglio, che stavo dalle sette del mattino con una fetta biscottata e quattro caffè.
Il mio volo parte dopo un’oretta, quindi bel bello mi reco nell’enoteca che c’è a Fiumiscìno, settore partenze nazionali, mi assetto papale, mi spalanco il giornale e mi ordino un bel piatto misto salumi & formaggi e una bicchierata di vino bianco, eccheccazzo.
Il piatto è bbono, il vino così così, senza infamia e senza lode.
Popo mentre son lì che mi struggo se iniziare con la mozzarellina o con il salame tartufato, arriva una telefonata all’enoteca e il tipo dice “sì sì vabbè vabbè”, mette giù e riferisce agli altri lavoranti dietro il banco:
“regà, da mò fino alle dièsci di domani sera è in vigore il divieto di vendita di alcolici in tutti i locali pubblici causa finale di Scèmpionzlìg”
e aggiunge
“quindi mette via tutte le bottiglie di vino, e andate a fare scorta di acqua minerale”.
Ha appena finito che si siede uno, di fianco a me.
Vestito con arroganza, con orologio arrogante, scarpe arroganti, telefonino arrogante, valigetta arrogante con dentro documenti che non vedo ma che sono sicuramente arroganti.
Ordina - con arroganza - un piatto di roba da mangiare, che gli vien subito messo davanti, e un bicchiere di vino.
L’omino gli dice eh dottò e spiega nun se po’ divieto alcolici finale coppacampioni ordinanza sempre forzamaggicaroma, lei capisce.
Lui arrogantemente questiona (ma cosa c’entra, e ma io, e ma qui siamo al terminal partenze nazionali, e ma insomma, ma povera Italia, maledetti comunisti etc.) e l’omino eh c’ha raggggione dottò però dicheno dennò eh.
Arrogans sbuffa, si rassegna, ordina una minerale, poi si gira e mi nota.
E chiede, con l’arroganza che trasuma fuori dal colletto “ma allora perchè LUI” mi indica con il dito, come si farebbe con una bestia rara dello zoo “perchè LUI ha il vino?????”
e l’omino “eh dottò ma il dottò” il secondo dottò sono io, in quanto vestito in giaccacravatta “il dottò ha ordinato popo popo prima dell’ordine di smettere la vendita de arcòlisci”.
E arrogant man tace.
Ma rosica, ohi se rosica.
Io giro la pagina del mio giornale, mi concentro apposta su una notizia inutile, tipo che a Matera hanno deciso di chiudere alle auto una via del centro storico, e con nonscialàns allungo una mano, càrpio il mio bicchiere di bianco, e me lo sparo nel gargarozzo, facendo un bel rumore di godimento GLU GLU GLU.
Poi faccio “aaaaaaaaahhhhhh”, agito il bicchiere per far respirare il vino rimasto, lo annuso ben bene, e me lo finisco facendo SLAP SLAP con la lingua sul palato.
Conto, grazie.
“tutto bbbène, dottò?”
“benissimo, guardi, grazie. Le dirò, anche il vino… all’inizio non mi diceva molto, poi invece, non so perchè, ha preso tutto un altro gusto…”.
Ho anche lasciato mezz’euro di mancia, che quando le cose son belle, van pagate.