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Hippo blog » Blog Archive » La Suìssera.

La Suìssera.

Invecchiando si fanno cosa che uno doveva checcazzo, ma come si fa?, solo qualche anno prima.

Una di queste è il fondo, inteso come sci, non come fondo di cottura (che poi, pure quello, una volta, intendo prima di masterchef…).

E insomma questo per dire che questi tre giorni di carnevale ambrosiano che siamo andati in montagna, al pomeriggio, dopo aver accudito e custodito l’ammmmmore miiiissimo e le due ciampoline sulle piste di sci, salutavo ciaocareciao, e andavo a fare fondo.

Sì, proprio così: vestito come un pagliaccio aderente, il classico cappellino da impiegato bresciano, occhialini, scarpette tipo ballerino e quegli sci leggeri, lunghi lunghi, senza lamine che appena li metti su cominciano sgusciare di qua e di là che paiono anguille in fuga.

E insomma vado, avant’andrè, e la cosa preoccupante è che mi diverto, mi ricordo quelle due tre dritte che il maestro mi aveva dato l’anno prima, e insomma vado.

Vado, finché prima del ponticello, passo felice e veloce come un gatto morto (da tempo) davanti a una baracchetta, una cabinotta, un manufatto insomma, di dimensioni parecchio contenute, un vetro e una porticina.

Al mio approssimarsi, la porticina si apre e invece di uscire Hansel e Gretel, ne esce una sciùra imbacuccata in una tuta da neve con tutti i colori giusti, e la scritte giuste, che uno dice questa qui non è una sciura normale, è una sciura ufficiale.

L’ufficiale mi ferma - cioè, io ero già fermo, solo che mi agitavo cercando di muovermi - e mi dice cortese e sorridente

- ein zwei arbeit macht frei verboten achtung bayern munchen shalke 04? -

io sorrido di rimando, e rispondo - sorry, I no spìk tèdesk, scè spìk italian, english, spanish, èn pù de fransè, ànc, quand sèrv… -

L’ufficiale cambia improvvisamente faccia. Da gentile e cortese signora tipo nonna di paese, si trasforma in una inflessibile rappresentante dell’ordine e della legalità teutonica.

-ah… - dice, tra i denti - italianen… -

- ya! - sorrido io, mentre penso a come posso smuoverla da quella che sembra l’intenzione inequivocabile di annettersi l’Austria o invadere la Polonia, così, per non perdere l’abitudine.

- tu afère piglietten? - ora, lo so che sembra che li prendiamo per il culo e i dialoghi siano copiati dalle strisce delle sturmtruppen, ma la verità è che parlano avvero così.

- piglietten? - chiedo io, tentando di entrare nelle sue simpatie

- ya! Per antàre su pìsten di fonde serve piglietten di abbonamento… tu ha? -

- no… nein… scusi… io non sapevo… -

Lei mi guarda.

Ma non mi guarda normale, no.

In quello sguardo c’è tutto un discorso, lungo e articolato.

Eccolo qua, l’ennesimo italiano, con il suo baffo nero (guardi, mi sono fatto la barba ieri, magari è appena cresciuta ma… ok ok, mi scusi), che invece che stare a casa a suonare il suo mandolino (chitarra… una fenders tratocaster…. made in mexico, non in USA, perché il prezzo… ok ok, mi scusi, di nuovo…) mentre aspetta che forno di pizza è caldo (ma guardi stasera noi si pensava a dei roesti… piatto grigionese… ok, scusi ancora…) viene qui e pensa di andare sulle nostre piste per fare il nostro fondo sulla nostra neve con i nostri sci (sì ma li ho affittati e pagati… va beh ok) e nein pagare…

Io, sopraffatto dal discorso implicito nell sguardo, mi faccio coraggio

- mi scusi, non sapevo..comunque dove si fa il biglietto? -

- QUI. DA ME - rispende il feldmaresciallo

- oh bene, che colpo di cùlen… quant’è? Che pago e siamo a posto… -

- otto franchi -

- …ooooottofraaaanchi…. ecco, aspetti… ecco lei… no… è che… sa, il portafoglio…. pesava… l’ho… lasciato… a casa… -

- quindi lei nein paga… -

- no ma… domani… domani vengo ancora e… guardi… sicuro… passo e pago… -

Lei mi guarda.

Lo sguardo dice guarda il povero italiano, morto di famen, si è venduto il mandolino, non ha i soldi per la legna del forno per la pizza, si è anche dovuto tagliare il baffo nero… e viene qui a fare fondo senza pagare…

- ya ya - mi dice, severa - fa pène. Sicura, sicura proprio tu fiène domani… ya ya… io sicura… tu va, va, italianen, e saluta me tuo baffo nero… -

Ora.

Io sono buono e caro, ma mentre mi agitavo come un polpo su uno scoglio nel tentativo di allontanarmi sulla pista da fondo, mi sono etto che minchia, cascasse il mondo, ma io domani passo, ohi se passo, e i suoi otto franchi glieli do e se me ne da due di resto le dico “li tenga lei, buonadonna, e si beva un caffè (dimmerda) alla mia salute…”.

Quindi l’indomani, cascasse il mondo, vado.

Che sia una giornata bellissima, calda ma fredda, limpida ma asciutta, non conta troppo. Vado.

Arranco sino alla capanna della Zia Rottermeier, mi fermo, aspetto, la chiamo.

Arriva.

- si ricorda di me? -

- neeeeein… - troia. Mi hai riconosciuto subito, ma i dici neeeeeeein. Muori.

- sono quello di ieri… che non aveva i soldi dietro per pagare… -

- ah, ya, ora io ricorda… ya, l’italianen… -

- limegli’piccion’esòreta… - rispondo io, sorridendo

- bitte? -

- no, niente, dicevo, sono proprio io… ecco, qua… ecco gli otto franchi di ieri… e gli otto per oggi… -

- ahhhh - dice, con gli occhi della mucca che guarda il trattore - tu è fenùto???? -

- certo - rispondo io con nonchalance - gliel’avvedo etto, no? -

- ciùsto, ciùsto… allora facciamo così… siccome tu è fenùto,  tu paga solo oggi, ieri nein paga, che onestà va premiata… -

E niente.

Vincono loro, sempre, sappiatelo.

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