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Hippo blog » Blog Archive » Run baby run.

Run baby run.

Mi chiede la ciampolina quella piccola “ma papone ma perché ti svegli presto presto?”

“per andare ad allenarmi amore mio bell’appapà”

“e che allenamento fai?”

“corro”

“e perché ti alleni a correre?”

“perché papone, come è tipico quando arriva la mezza età, si è un po’ rincoglionito e si è iscritto a una maratona… e perciò deve allenarsi”

“giusto! Se no fai come quello che ha inventato la maratona, che è arrivato in fondo ed è morto”

“grazie, bell’appapà… lo prendo come un incoraggiamento…”

Insomma, siamo iscritti a una maratona.

Siamo, nel senso io e un intero baule di “chiccazzomelofafare?” che mi porto dietro.

L’iscrizione è necessaria, perché così ho speso dei soldi e ho un obiettivo e quindi seguo il programma di preparazione.

Se no, al terzo allenamento butterei tutto in vacca.

Il primo allenamento è andato bene.

Lunedì mattina, venti gradi, sono uscito alle seiemmezza, ho visto l’alba con il primo sole che lentamente ha spazzato via quella romantica foschia della Milano d’autunno, e io correvo sereno con una musica evocativa nelle orecchie.

Facile, mi sono detto, è una passeggiata di salute, praticamente non me ne accorgo neanche.

Poi è venuto il secondo allenamento.

Stamattina.

La tabella prevede un’ora, a passo medio lento.

Per correre un’ora, tornare, fare colazione e portare a ciampolina quella grande a scuola in tempo, mi sono svegliato alle sei e sono uscito alle seiedieci.

Stamattina, alle seiedieci, c’era buio. Ma buio, no appena chiaro, no l’aurora, no, un cazzo: era notte, piena.

Però, almeno, pioveva. Ma per fortuna, forte. Ma quantomeno, di lato, perché grazie a Dio c’era il vento. Almeno, però, c’erano tante belle pozzanghe (plurale di pozzanga) dove le macchine alzavano delle belle onde di palta.

Io davanti a casetta c’ho un parco. Parchetto, però siccome  è Milano, non ci si lamenta eh.

Però il periplo del parco è tipo che ci metto sei sette minuti, e correre un’ora vuol dire fare i giri intorno come un criceto. In più, ogni cinque minuti passi a duecento metri da casa, che è una tentazione bella bastarda.

Quindi siccome io conosco il mio pollo, cioè me, il percorso dell’ora di allenamento mi porta per mezz’ora lontano, e per un’altra mezz’ora indietro.

Ma piove, fa freddo, è buio.

In giro, i camions di quellis che raccolgonos i rifiutis, gli automobilisti incazzati dietro i camions, i farabutti  e qualche scemo come me.

Siamo tutti vestiti uguali, giallo flou, arancione, verde finocchio perso.

Ci incrociamo e ci guardiamo, e ci allontaniamo l’uno dall’altra pensando “che imbecille quello là, con ’sto tempo, a quest’ora… ma chi glielo fa fare? Ma non ce l’ha una casa, una famiglia…”.

Poi però smette di piovere, resta nell’aria una nebbiolina leggera, aprono i bar e le luci si accendono, e Milano sembra non dico bella, sia chiaro, ma sembra Milano, e quasi son contento di essere qui, fuori, bagnato, sudato, con i piedi zuppi, le gambe che fanno male e il ginocchio che fa gnacagnào! a ogni passo.

E mi dico adesso, adesso che mancano quindici minuti alla fine e sono sulla strada del ritorno e sono sotto il tempo previsto e posso rallentare un po’, adesso mi godo questo quarto d’ora, mi godo l’alba, la città che si sveglia, la mia musica, i tram che sbucano nella foschia, le luci rosse e gialle in cima ai grattacieli, mi godo l’aroma di caffè che esce da questo bar…

…mmm… senti… mmmmmhmmm… buono… profumo di caffè… mmm… grogroglogrpglò…

Come “grogroglogrpglò”? Non era “mmmmmm”?

Grogroglogrpglò, gli, sgorgoglò.

GLO.

Sudorino freddo, che parte dalla nuca  scende lungo la schiena.

Strizzone di pancia.

Contrazione addominale tipo parto.

Checcazzohomangiato ieri sera? Ah, un po’ di formaggio, tanta frutta e molti di quei così tipo cracker ma che sanno di cartone compresso che sono ricchi di fibre… ah… le fibre… qual è quella cosa che dicono sul corriere salute delle fibre? Che effetto hanno…? Cos’è che aiutano… la pe… la per… ah, sì… la peristalsi…

Cazzo.

Mé càghi ‘doss…

E niente, immaginate Pietro Mennea e Mo Farah travestiti da Bolt che scattano in volata, ginocchia alte, falcata poderosa e spinta di polpaccio.

Con però una curiosa rigidità addominale e una strana smorfia in volto.

E niente, ce l’ho fatta, certo ho avuto il culo che la vicina non stava aspettando l’ascensore quando son uscito sul pianerottolo in mutande, con in mano scarpe pantaloni e giacca gridando “apritelaporta!” verso casa mia.

Però, a parte questo, bene.

Venerdì ancora, magari mi sveglio cinque minuti prima e faccio una sosta in bagno, pensando alla Marcuzzi, e non per scopi onanistici.

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