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The mugulons and the trottolons.

Allora, per una serie di noiose questioni, entro oggi l’ammmore miiiiiisimo aveva da portare un documento in questura.

In altre parole, una di quelle cose che nel meraviglioso mondo moderno vanno caratterizzate dagli ashtag #pacco #attesa #coda #noiamortale #ignoranzadiffusa #nervosismo #statodemmerda #diventoterrorista #ACAB #emigroinsvizzera #questaèlultimavolta, e molti altri che potete immaginare.

Ma siccome io sono un uomo buono (ripetete con me con espressione sognante: “che buono!!!”), dico: “dai, se domani non piove e tu porti le ciampoline a scuola, io vado in questura”.

Cinquanta minuti di applausi, grazie.

Quindi stamattina mi presento in questura.

Che in questura, tu, rompi i coglioni.

Lo capisci subito, quando arrivi, e il piantone attraverso il vetro antiproiettile unto spesso tre centimetri ti chiede “ash mosh tzt ff? ngn?”

“il microfono…”

“afeff?”

“il microfono…” ripeti tu, indicando al piantone che se bofonchia rivolto verso la finestra a due metri di distanza dal microfono che tra l’altro pare quello della radio di spongebob delle mie figlie, è difficile che io capisca qualcosa.

Lui guarda il microfono con l’espressione di dire “ah! ma guarda, un microfono… popo qua sotto il vetro… minghia sto qua da due anni e non l’ho mai visto… collega… ma sto microfono, che l’hanno messo stanotte?”

poi si avvicina al microfono che pare Bono al sound check a wembley e mi dice “af… shs… gnhk…”

“il pulsante…”

“…’nguf?”

“se non schiaccia il pulsante” dico io mimando il gesto con il dito, lentamente, sia mai che lo prenda come un gesto di minaccia “prima schiaccia il pulsante e poi parli, che così io la sento”

lui si rivolge al collega, quello seduto là - sì quello seduto, che sta, nel senso che non fa, sta. Ora, voi provate: vi mettete seduti, preferibilmente in un luogo in cui la gente va, viene, parla, telefona, agisce, fa cose, e state. Senza fare nulla, con lo sguardo fisso.

E non è facile, eh. Secondo me, ci vuole allenamento, e quello là, dietro, si è allenato e parecchio.

Quindi lui il piantone si rivolge a quello seduto e insieme guardano il pulsante, stupiti. Quei burloni del ministero dell’interno entrano di notte nelle questure e installano misteriosi apparati elettronici tipo microfoni e addirittura pulsanti… che c’entrino le scie chimiche?

E infine si aprono le acque, la terra trema, le colombe bianche salgono verso il cielo ed escono i numeri del lotto, e lui schiaccia il pulsante.

“cheddevefare?”

minchia, dopo tutta ’sta fatica per sentirti, mi dovresti recitare un canto dell’inferno, cazzo…

“devo cosare la roba per la carta lucida con la copia autentica opaca”

“qui in questura?”

“nooooo!!!! Dovrei farla alla capitaneria di porto di Mazzara del Vallo, ma siccome ero di strada, mi sono fermato qui per salutare…”

“ah”

e poi la sua faccia si trasforma.

Immaginate il vostro peggior incubo: la bimba dell’esorcista, il pagliaccio assassino, quello con la sega elettrica, la strega di blair witch project, insomma quello.

La sua faccia si trasforma, incarna il mio peggior incubo e la sua enorme bocca assassina pronuncia la frase più terribile che un essere umano possa sentire in un ufficio pubblico.

“vabbè, aspetti”.

E mi apre la porta, permettendomi l’accesso al salone.

Assassini, scippatori, spacciatori, ladri di bestiame, avvocati. Il peggio dell’umanità aspetta, rassegnato, nei saloni delle questure del mondo.

E qui, qui, in questi luoghi, si comprende la grandezza, l’illuminazione, il genio di Steve Jobs.

Perché lasciate stare la musica, il futuro, la visione, il think different.

Tutte balle.

Steve era dovuto andare un giorno in questura a Palo Alto.

Posto evidentemente di merda, la questura di Palo Alto.

Dopo mezz’ora ad aspettare non facendo un cazzo, Steve ha mandato tutti affangule, è tornato alla Apple, e ha fatto lo smartphone.

Poi ha chiamato tutti e ha detto “oooooh!!!! Io tra un mese devo tornare in questura a Palo Alto”

“posto di merda”, hanno mormorato tutti gli Appli,

“e mi faranno aspettare e io devo avere per le mani questo coso pieno di giochi, cazzate, inutili stronzate che mi facciano passar il tempo e nel caso anche non accorgermi che è arrivato il mio turno”.

Perché nel salone della questura stanno tutti chini a smanettare sul cellulare.

Tranne me, che siccome sono signore, e sapùto, mi sono portato l’iPad e mi leggo il corriere.

Quando ho letto tutto il corriere, il corriere milano, il corriere roma, il corriere bologna, udine, catanzaro, trani, motori, economia, moda, arte, cucina e anche l’elenco dei centri massaggi cinesi di buccinasco, arriva uno.

“lei?”

spiego.

“aspetti”.

Gazzetta dello sport.

Poi arriva un altro.

“lei?”

Spiego.

“dieci minuti e la chiamano”

“chi?”

“loro” e fa un cenno, vago, che può significare sia quelli al primo piano, sia gli la NASA per l’esplorazione di Marte.

Dopo un’ora, ho le palle che fumano, e non per colpa dell’iPad sulla gambe.

Ne frattempo fuori si è scatenato il diluvio e io sono con la My Personal Vespetta.

C’ho sulle spalle una carogna che Magilla il Gorilla Lilla le spiccia casa.

Mi squilla il telefono.

L’ammmmmmore miiiiisimo.

“allora, come va?”

“arrrrgh grrrrfr frggggg tr&78lkjè°°#Katzo67^troja$skyfa§lur1da!!!!!!!!”

“oh, povero amore… mi sento in colpissima… prometto che mi farò perdonare!!!!!”

“trottolone mugulato con frenata all’ancora e ricamino bilaterale col botto?”

“sì amore, promesso”.

Che siamo animali semplici.

Promettici un tròttolons avèc le mùgolons, e noi aspettiamo sereni per tutta la mattina in questura, col cinese che ti guarda e pensa “cazzo lidi?”.

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