Mundialito.
E’ un fatto generazionale, puro e semplice.
A un amico chiedo “che hai fatto nel week end?” e lui risponde sono stato al mare con laddònna.
Ah dico io, bel tempo, sì?, e fatto il bagno?.
E lui risponde no, siam stati chiusi in casa tutto il tempo.
E io sorridendo furbetto e dandogli di gòmito “ah, vecchia trivella, hai fatto il mundialito, eh!?!”.
E lui sorride, un po’ imbarazzato, e dice “eeehhhh…”.
Ecco, il mundialito.
Roba che sa di Milan di Giussy Farina e Ray “rasoio” Wilkins, di Inter di Beccalossi, di squadre sudamericane tipo River Plate con la maglia bianca e la striscia rossa de sbiès, che fino ad allora l’avevi vista solo sugli omìni del subbuteo.
Mìnchia, il mundialito.
Bei tempi, il mundialito.
Che quelli ggiòvini, quando trombano come bbèschie tutto il fine settimana, al massimo, possono dire di aver fatto “il Birra Moretti” che, converrete, non è la stessa cosa.