Prende piede.
L’avv. Foconi si è preso il venerdì libero.
Quindi stamattina ha caricato la famiglia (moglie, neonata di tre mesi, figlio di cinque anni e figlia di sette) sulla sua capiente station wagon e si è diretto verso la campagna di Pavia, dove la sua famiglia possiede una casetta.
Al casello, infila veloce il telepass.
Il telepass è scarico.
Inchioda.
La ggèente, dietro, suonano e fischiano e sputeno e insulteno.
Lui si scusa, la neonata piange, la moglie brontola, i bimbi litigheno, mette le quattro frecce retomarcia scusi scusi c’ha ragggione sì mi scusi zitticazzo! e fermichenonvedounaminchia! ma amore che linguaggio davanti alle creature!
Passa il casello, paga.
Fa cento metri.
FROP FROP FROP.
Gomma bucata.
Mette la pettorina arancione.
Non è impermeabile.
Non ha nulla di impermeabile.
Piove. Molto.
Cambia la gomma.
Si bagna.
La neonata piange.
La moglie brontola.
I bimbi litigano.
La gomma è sporca, il fango e la morchia gli si infilano lungo le maniche della camicia.
Mentre è chinato sulla ruota, il pantalone si allarga la maglia si alza e un rivolo di pioggia si infila nelle mutande.
Foconi si arrende, e continua a lavorare sulla ruota mentre il rivolo, ormai a carattere torrentizio, gli inonda la mutanda.
Finisce il lavoro.
Sta per rientrare in macchina, quando si rende conto che dovrà sedersi sulle mutande fradicie sino all’arrivo.
Ha la tentazione di togliersi le mutande, e scagliarle lontano, come se fosse al quarto piano.
E si rende conto che sarebbe bellissimo.