JDS, i Pad e altre quisquilie.

Di JDS non parlo, ne hanno scritto e detto tanto, stamattina, un po’ tutti.

Però una considerazione sì, dai.

Tutti hanno scritto “è famoso per aver scritto ilgiovaneholden”, e poi paginate sulla sua decisione di non comparire in pubblico, la biografia non autorizzata, la moglie, la figlia, la storia con la studentessa.

Il libro - ha scritto anche altro, ma insomma, JDS ha scritto un libro - il libro, dicevo, niente.

Spiega che è, ’sto libro, cazzo.

Spiega perchè un libro del 1951 su un ragazzino ribelle, che poi un ribelle del ‘51 oggi sarebbe da seminario, ecco spiega cazzo perchè un libro quasi generazionale, adolescenziale, giovanile, di sessant’anni fa ancora oggi ne parli con i regazzì e con i ventè e con i trentè e con i quarantè e i scinquantè e tutti dicono “eeeeeehhh, casso, quando ho letto ilgiovaneholden…” e si perdon via un secondo con lo sguardo.

Spiega, scrivi, provaci, wikipiedialo, piuttosto.

Ma viviamo nel mondo delle mutande che si vedono, e uno che potrebbe - ohi se potrebbe! - essere una star, una rockstar, ma però intelligente, invece no, e la ggènte non capiscono.

Ma lui, lui sta per i cazzi suoi (applausi commossi da parte mia).

E siccome la ggènte questa cosa, loro che venderebbero un rene per andare a far vedere il culo in televisione che così qualcuno il giorno dopo gli chiede l’autografo e quando vanno in discoteca entrano dall’entrata vip, ecco, loro, quando muore JDS, scrivono pagine sulla sua decisione di farsi i cazzi propri.

Che poi, la cosa che li lascia davvero basìti, è che lui i cazzi propri se li faceva davvero, con rabbia.

Che non dici è che è uno “riservato”, ma poi, ogni tot, un’intervsitina con giornalista gggiusto, du’ foto rubate ma nemmeno tanto di straforo, un’apparizione ogni due tre anni in un’occasione molto chic, molto di livello, molto intellettuale, che per loro questo sarebbe il modo giusto di essere “riservati”.

JDS, i cazzi suoi, per sessant’anni, e con protervia.

E non lo capiscono, e il libro, come non ci fosse, non conta.

Bhe, se non l’avete mai fatto, ’scolta un cretino, leggilo.

Se invece l’hai letto, qui trovi una cosa molto bella e poetica e dolce, anche come ricordo per JDS, e se l’hai letto davvero la capisci anche e sorridi, come ho fatto io quando l’ho vista (un modo elegante per dire che l’idea, purtroppo, non è mia).

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IPad.

Ieri per curiosità ho fatto una prova.

Quante cose avrei fatto usando le dita sullo schermo, invece che con il mouse.

Dopo dieci minuti, lo schermo era tutto unto di zampate, e io guardavo il mouse con un misto di fastidio e - già - nostalgia, per qualcosa che c’è ancora, ma fa già parte del passato (già mi sento, tra qualche anno: “uè sbarbato, fa minga tanto il fenomeno che quando ho cominciato io c’avevamo da far tutto con il mouse, mica quella cosa semplice da fighetti con le dita che fate voi oggi!”).

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