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Hippo blog » 2016 » February

Archivio di February 2016

Ognuno è il coglione di qualcun altro.

Thursday 25 February 2016

La scena è la seguente.

Le sei del mattino, di febbraio.

E’ buio, ma buio buio, che l’alba arriva verso le sette.

Faffreddo, il freddo della notte.

Piove. Non forte, ma è innegabile che piova.

Tu esci a correre.

Dopo qualche minuti sei nel parco, e corri.

Non sei solo.

Ogni tanto, illuminata fugacemente da un lampione, intravedi una figura umana.

La figura umana è sempre e solo di due tipi.

O è uno che corre, come te.

O è uno che piscia il cane.

Quello che noto è lo sguardo.

Quando incroci uno che corre - che sia il nuovo Mo Farah, che va duecento all’ora, tutto vestito tènnico e di tipo vent’anni, o uno di sessant’anni che arranca lento con le superga e il Kway anni ‘70 - su abbozzi un sorriso, magari fai un cenno con la mano, e pensi “daje, cazzo, fratè”.

Quando incroci uno che piscia il cane - che sia un signore di mezz’età con il giubbone sopra il pigiama e l’ombrello sciàbalo o le due ragazzine anche carucce in tuta rosa - scuoti la testa e pensi “minchia bello il cane eh, ma che vitademmerda che vi fate…”.

Poi, naturalmente, vedi che quelli che pisciano i cani, mentre i cani appunta se la pisciano, fanno un gruppetto, si fumano la prima sigaretta, chiacchierano e, guardando te che passi correndo, hanno quello sguardo tipo “ma quanto sei ‘mbeciclle a correre sotto la pioggia alle sei el mattino a febbraio???”, e tu pensi “saretefurbivoi”, e dentro di te c’è tutto il dialogo e la discussione e i pro e i contro.

Finchè incrocio uno, in bicicletta, vestito bello reciso pettinato, che pedala smadonnando alle sei del mattino verso il lavoro, e guardando gli uni, corridori, e gli altri, pisciatori di cànidi, scuote la testa pensando “guarda te che io darei la palla sinistra per poter stare a letto e questi decerebrati che invece si impongono di essere qui fuori a quest’ora…”

E questo mette ‘accordo tutti, che dicono che c’haraggione, c’ha.

La Suìssera.

Monday 15 February 2016

Invecchiando si fanno cosa che uno doveva checcazzo, ma come si fa?, solo qualche anno prima.

Una di queste è il fondo, inteso come sci, non come fondo di cottura (che poi, pure quello, una volta, intendo prima di masterchef…).

E insomma questo per dire che questi tre giorni di carnevale ambrosiano che siamo andati in montagna, al pomeriggio, dopo aver accudito e custodito l’ammmmmore miiiissimo e le due ciampoline sulle piste di sci, salutavo ciaocareciao, e andavo a fare fondo.

Sì, proprio così: vestito come un pagliaccio aderente, il classico cappellino da impiegato bresciano, occhialini, scarpette tipo ballerino e quegli sci leggeri, lunghi lunghi, senza lamine che appena li metti su cominciano sgusciare di qua e di là che paiono anguille in fuga.

E insomma vado, avant’andrè, e la cosa preoccupante è che mi diverto, mi ricordo quelle due tre dritte che il maestro mi aveva dato l’anno prima, e insomma vado.

Vado, finché prima del ponticello, passo felice e veloce come un gatto morto (da tempo) davanti a una baracchetta, una cabinotta, un manufatto insomma, di dimensioni parecchio contenute, un vetro e una porticina.

Al mio approssimarsi, la porticina si apre e invece di uscire Hansel e Gretel, ne esce una sciùra imbacuccata in una tuta da neve con tutti i colori giusti, e la scritte giuste, che uno dice questa qui non è una sciura normale, è una sciura ufficiale.

L’ufficiale mi ferma - cioè, io ero già fermo, solo che mi agitavo cercando di muovermi - e mi dice cortese e sorridente

- ein zwei arbeit macht frei verboten achtung bayern munchen shalke 04? -

io sorrido di rimando, e rispondo - sorry, I no spìk tèdesk, scè spìk italian, english, spanish, èn pù de fransè, ànc, quand sèrv… -

L’ufficiale cambia improvvisamente faccia. Da gentile e cortese signora tipo nonna di paese, si trasforma in una inflessibile rappresentante dell’ordine e della legalità teutonica.

-ah… - dice, tra i denti - italianen… -

- ya! - sorrido io, mentre penso a come posso smuoverla da quella che sembra l’intenzione inequivocabile di annettersi l’Austria o invadere la Polonia, così, per non perdere l’abitudine.

- tu afère piglietten? - ora, lo so che sembra che li prendiamo per il culo e i dialoghi siano copiati dalle strisce delle sturmtruppen, ma la verità è che parlano avvero così.

- piglietten? - chiedo io, tentando di entrare nelle sue simpatie

- ya! Per antàre su pìsten di fonde serve piglietten di abbonamento… tu ha? -

- no… nein… scusi… io non sapevo… -

Lei mi guarda.

Ma non mi guarda normale, no.

In quello sguardo c’è tutto un discorso, lungo e articolato.

Eccolo qua, l’ennesimo italiano, con il suo baffo nero (guardi, mi sono fatto la barba ieri, magari è appena cresciuta ma… ok ok, mi scusi), che invece che stare a casa a suonare il suo mandolino (chitarra… una fenders tratocaster…. made in mexico, non in USA, perché il prezzo… ok ok, mi scusi, di nuovo…) mentre aspetta che forno di pizza è caldo (ma guardi stasera noi si pensava a dei roesti… piatto grigionese… ok, scusi ancora…) viene qui e pensa di andare sulle nostre piste per fare il nostro fondo sulla nostra neve con i nostri sci (sì ma li ho affittati e pagati… va beh ok) e nein pagare…

Io, sopraffatto dal discorso implicito nell sguardo, mi faccio coraggio

- mi scusi, non sapevo..comunque dove si fa il biglietto? -

- QUI. DA ME - rispende il feldmaresciallo

- oh bene, che colpo di cùlen… quant’è? Che pago e siamo a posto… -

- otto franchi -

- …ooooottofraaaanchi…. ecco, aspetti… ecco lei… no… è che… sa, il portafoglio…. pesava… l’ho… lasciato… a casa… -

- quindi lei nein paga… -

- no ma… domani… domani vengo ancora e… guardi… sicuro… passo e pago… -

Lei mi guarda.

Lo sguardo dice guarda il povero italiano, morto di famen, si è venduto il mandolino, non ha i soldi per la legna del forno per la pizza, si è anche dovuto tagliare il baffo nero… e viene qui a fare fondo senza pagare…

- ya ya - mi dice, severa - fa pène. Sicura, sicura proprio tu fiène domani… ya ya… io sicura… tu va, va, italianen, e saluta me tuo baffo nero… -

Ora.

Io sono buono e caro, ma mentre mi agitavo come un polpo su uno scoglio nel tentativo di allontanarmi sulla pista da fondo, mi sono etto che minchia, cascasse il mondo, ma io domani passo, ohi se passo, e i suoi otto franchi glieli do e se me ne da due di resto le dico “li tenga lei, buonadonna, e si beva un caffè (dimmerda) alla mia salute…”.

Quindi l’indomani, cascasse il mondo, vado.

Che sia una giornata bellissima, calda ma fredda, limpida ma asciutta, non conta troppo. Vado.

Arranco sino alla capanna della Zia Rottermeier, mi fermo, aspetto, la chiamo.

Arriva.

- si ricorda di me? -

- neeeeein… - troia. Mi hai riconosciuto subito, ma i dici neeeeeeein. Muori.

- sono quello di ieri… che non aveva i soldi dietro per pagare… -

- ah, ya, ora io ricorda… ya, l’italianen… -

- limegli’piccion’esòreta… - rispondo io, sorridendo

- bitte? -

- no, niente, dicevo, sono proprio io… ecco, qua… ecco gli otto franchi di ieri… e gli otto per oggi… -

- ahhhh - dice, con gli occhi della mucca che guarda il trattore - tu è fenùto???? -

- certo - rispondo io con nonchalance - gliel’avvedo etto, no? -

- ciùsto, ciùsto… allora facciamo così… siccome tu è fenùto,  tu paga solo oggi, ieri nein paga, che onestà va premiata… -

E niente.

Vincono loro, sempre, sappiatelo.

Nonsìfa.

Tuesday 2 February 2016

Non si fa, che il Clientone telefona e parla con l’avvocato Altra e dice “ah a proposito… l’avvocato Hippo mi ha fatto quel piacere là così e cosà ed è stato gentilissimo e davvero non so come ringraziare…”

Quindi il Clientone le chiede “magari potrei fargli un regalo… che cosa potrebbe piacere all’avvocato Hippo?”

E la collega Altra mi chiede “ma se il Clientone volesse farti un regalo…?”

e io rispondo “àbbustacoisoldi, no?????”

“eh ma lo sai com’è il Clientone che magari pensa che labbusta sia volgare…”

“…sì, lo so… com’è poi che son sempre e solo i ricchi, che pensano che i soldi siano volgari… vabbè, ma allora? Un assegno? Un bonifico? Un’oncia d’oro?”

“…naaa…”

“a allora nun zò…”

“ma te non suoni la chitarra?”

“suonare… oddio… la grattugio… anche se son migliorato eh… quando suono non vengono più i cani randagi ad ululare sotto il balcone né si radunano i corvi sul tetto… adesso quando suono arrivano solo i gatti in calore che si azzuffano e ogni tanto qualcuno chiama l’ente protezione animali dicendo che c’è un gruppo di satanisti che tortura delle galline… ma a parte questo sì, ancora suono… perchè”

“e allora perché non ‘ngi chiedi una chitarra???”

Ora.

Mettere un cialtrone chitarrante di fronte alla prospettiva di 1) avere una chitarra aggratisse, e 2) di poter giustificare il nuovo inutile ingombro in casa alla propria consorte (ma per suonare - male -  ”omareneroomarenè” una volta al mese, chettenefai di quattro chitarre??????) rispondendo serafico “eh ma è un regalo…”, è come accendere un sigaro in un deposito di fuochi artificiali.

Quindi io passo la serata a spippolare tra i miei sogni proibiti, fino a uscirmene con una durissima top three di chitarre di costo modesto, contenuto e infine abnorme, ciascuna delle tre bellissima e desiderabilissima ed inutilissima e, pertanto, perfetta.

Stamattina faccio cadere all’avvocato l’Altra, così, opassàn “ah, poi c’ho fatto un minuto di pensiero… magari una chitarra sarebbe un’idea facile, per non far fare troppi sbattimenti al Clientone…”
e lei risponde “ah a poi l’ho sentito e lui pensava a un loro prodotto, a tua scelta…”

Ora.

Il Clientone fa piatti & posate.

Oh, bellissimi, eh, alcuni anche costosi come la merda ed eleganti come manco la regina Elisabetta, non si discute.

Però, quando tu te se i fatto il film che finalmente ti fai la chitarra del Boss, non come la sua, la sua popo, che te la porta a casa lui e si inchina tipo giapponese e ti dice “solo tu sei il suo degno possessore” , e invece sapere che suonerà un equadoreno sovrappeso sudato in una tuta blu troppo stretta e ti consegnerà un servizio da brodo per dodici, non è la stessa cosa, sàtelo.