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Hippo blog » 2015 » September

Archivio di September 2015

The mugulons and the trottolons.

Wednesday 23 September 2015

Allora, per una serie di noiose questioni, entro oggi l’ammmore miiiiiisimo aveva da portare un documento in questura.

In altre parole, una di quelle cose che nel meraviglioso mondo moderno vanno caratterizzate dagli ashtag #pacco #attesa #coda #noiamortale #ignoranzadiffusa #nervosismo #statodemmerda #diventoterrorista #ACAB #emigroinsvizzera #questaèlultimavolta, e molti altri che potete immaginare.

Ma siccome io sono un uomo buono (ripetete con me con espressione sognante: “che buono!!!”), dico: “dai, se domani non piove e tu porti le ciampoline a scuola, io vado in questura”.

Cinquanta minuti di applausi, grazie.

Quindi stamattina mi presento in questura.

Che in questura, tu, rompi i coglioni.

Lo capisci subito, quando arrivi, e il piantone attraverso il vetro antiproiettile unto spesso tre centimetri ti chiede “ash mosh tzt ff? ngn?”

“il microfono…”

“afeff?”

“il microfono…” ripeti tu, indicando al piantone che se bofonchia rivolto verso la finestra a due metri di distanza dal microfono che tra l’altro pare quello della radio di spongebob delle mie figlie, è difficile che io capisca qualcosa.

Lui guarda il microfono con l’espressione di dire “ah! ma guarda, un microfono… popo qua sotto il vetro… minghia sto qua da due anni e non l’ho mai visto… collega… ma sto microfono, che l’hanno messo stanotte?”

poi si avvicina al microfono che pare Bono al sound check a wembley e mi dice “af… shs… gnhk…”

“il pulsante…”

“…’nguf?”

“se non schiaccia il pulsante” dico io mimando il gesto con il dito, lentamente, sia mai che lo prenda come un gesto di minaccia “prima schiaccia il pulsante e poi parli, che così io la sento”

lui si rivolge al collega, quello seduto là - sì quello seduto, che sta, nel senso che non fa, sta. Ora, voi provate: vi mettete seduti, preferibilmente in un luogo in cui la gente va, viene, parla, telefona, agisce, fa cose, e state. Senza fare nulla, con lo sguardo fisso.

E non è facile, eh. Secondo me, ci vuole allenamento, e quello là, dietro, si è allenato e parecchio.

Quindi lui il piantone si rivolge a quello seduto e insieme guardano il pulsante, stupiti. Quei burloni del ministero dell’interno entrano di notte nelle questure e installano misteriosi apparati elettronici tipo microfoni e addirittura pulsanti… che c’entrino le scie chimiche?

E infine si aprono le acque, la terra trema, le colombe bianche salgono verso il cielo ed escono i numeri del lotto, e lui schiaccia il pulsante.

“cheddevefare?”

minchia, dopo tutta ’sta fatica per sentirti, mi dovresti recitare un canto dell’inferno, cazzo…

“devo cosare la roba per la carta lucida con la copia autentica opaca”

“qui in questura?”

“nooooo!!!! Dovrei farla alla capitaneria di porto di Mazzara del Vallo, ma siccome ero di strada, mi sono fermato qui per salutare…”

“ah”

e poi la sua faccia si trasforma.

Immaginate il vostro peggior incubo: la bimba dell’esorcista, il pagliaccio assassino, quello con la sega elettrica, la strega di blair witch project, insomma quello.

La sua faccia si trasforma, incarna il mio peggior incubo e la sua enorme bocca assassina pronuncia la frase più terribile che un essere umano possa sentire in un ufficio pubblico.

“vabbè, aspetti”.

E mi apre la porta, permettendomi l’accesso al salone.

Assassini, scippatori, spacciatori, ladri di bestiame, avvocati. Il peggio dell’umanità aspetta, rassegnato, nei saloni delle questure del mondo.

E qui, qui, in questi luoghi, si comprende la grandezza, l’illuminazione, il genio di Steve Jobs.

Perché lasciate stare la musica, il futuro, la visione, il think different.

Tutte balle.

Steve era dovuto andare un giorno in questura a Palo Alto.

Posto evidentemente di merda, la questura di Palo Alto.

Dopo mezz’ora ad aspettare non facendo un cazzo, Steve ha mandato tutti affangule, è tornato alla Apple, e ha fatto lo smartphone.

Poi ha chiamato tutti e ha detto “oooooh!!!! Io tra un mese devo tornare in questura a Palo Alto”

“posto di merda”, hanno mormorato tutti gli Appli,

“e mi faranno aspettare e io devo avere per le mani questo coso pieno di giochi, cazzate, inutili stronzate che mi facciano passar il tempo e nel caso anche non accorgermi che è arrivato il mio turno”.

Perché nel salone della questura stanno tutti chini a smanettare sul cellulare.

Tranne me, che siccome sono signore, e sapùto, mi sono portato l’iPad e mi leggo il corriere.

Quando ho letto tutto il corriere, il corriere milano, il corriere roma, il corriere bologna, udine, catanzaro, trani, motori, economia, moda, arte, cucina e anche l’elenco dei centri massaggi cinesi di buccinasco, arriva uno.

“lei?”

spiego.

“aspetti”.

Gazzetta dello sport.

Poi arriva un altro.

“lei?”

Spiego.

“dieci minuti e la chiamano”

“chi?”

“loro” e fa un cenno, vago, che può significare sia quelli al primo piano, sia gli la NASA per l’esplorazione di Marte.

Dopo un’ora, ho le palle che fumano, e non per colpa dell’iPad sulla gambe.

Ne frattempo fuori si è scatenato il diluvio e io sono con la My Personal Vespetta.

C’ho sulle spalle una carogna che Magilla il Gorilla Lilla le spiccia casa.

Mi squilla il telefono.

L’ammmmmmore miiiiisimo.

“allora, come va?”

“arrrrgh grrrrfr frggggg tr&78lkjè°°#Katzo67^troja$skyfa§lur1da!!!!!!!!”

“oh, povero amore… mi sento in colpissima… prometto che mi farò perdonare!!!!!”

“trottolone mugulato con frenata all’ancora e ricamino bilaterale col botto?”

“sì amore, promesso”.

Che siamo animali semplici.

Promettici un tròttolons avèc le mùgolons, e noi aspettiamo sereni per tutta la mattina in questura, col cinese che ti guarda e pensa “cazzo lidi?”.

Per un piccolo, singolo, brevissimo momento.

Thursday 17 September 2015

Oggi per motivi che sono anche un po’ cazzi miei invece che sfrecciare per la città sulla MPV o a bordo del mio velocHIPPede pedalando veloce come Armstrong ai tempi gonfi, ho preso un trams.

Prendere il trams, a Milano, è una figata, ma ha una controindicazione. Il biglietto.

Perché il problema non è pagare il biglietto: i trasporti pubblici, a Milano, funzionano - sì lo so new york amsterdam londra parigi amburgo madrid lo so lo so èddai - e uno quindi paga il biglietto non dico volentieri, quello mai, ma insomma paghi e hai un servizio quasi dignitoso, perciò occhei.

IL problema è acquistare il biglietto. Eh sì, perché tu sei lì, a venti metri dalla fermata del trams. Il coso elettronico dice che il trams arriva tra quattro minuti - sì, nelle fermate spesso c’è il coso elettronico e spesso ci piglia, anche, a dirti quanto manca - e intorno tipo nel raggio di cento metri alla fermata ci sono tre edicole, due tabaccai e tre pusher.

Tralasciando i pusher, ti rechi dai giornalai e tabaccai chiedendo di acquistare un biglietto: e tutti ti dicono “non li ho”.

Quindi dovresti andare alla fermata della metropolitana, scendere le scale, arrivare alla macchinetta, cacciare dentro gli euri, farteli sputare fuori, dare un calcio secco allo spigolo della macchinetta, che a questo punto si rassegna e accetta i tuoi euri, schiacciare cento pulsanti e alla fine ritirare il biglietto, litigare con lo zingo che ti chiede i soldi, risalire le scale e vedere il trams che si allontana, beffardo.

Ma io, oggi, memore (migi*) di un articolo che lèssi (torna a casa!) tempo fa, accendo il mio iPhone.

Vado su App Store.

Scàrrrrico l’app ATM Milano Official (ma perché “offical”?, sta pure quella tarocca cinese, che la scàrrrichi dal Paolo Sarpi Store?).

Clicco “acquistabiglietti”.

Acquisto biglietti.

Uso il mio account paypal.

In tre minuti, ma pure quattro, ho sul mio iPhone il biglietto, che poi il QRcode sul trams lo legge la macchinetta dei biglietti e ciao.

No, dico.

Ho comprato il biglietto per la un trams/metros/bussis di Milano con l’iPhone.

E. Ha. Funzionato.

Lo so, lo so, che voi di newyork londra parigi madrid barcellona amsterdam monaco stoccolma berlino mi direte “embè?”, ma io sono qui, qui dove per arrivarci, da newyork londra parigi madrid barcellona amsterdam monaco stoccolma berlino, dovete prima passare quel cartello con scritto su “benvenuti in Italia”, e quando qui mi imbatto in una cosa, anche piccola eh, come questa qui, non riesco a non guardarmi intorno e chiedere “dov’è l’errore?”.

E per un piccolo, singolo, brevissimo momento, senza farmi vedere da nessuno, per carità, mi viene da sorridere (ma mi trattengo, è chiaro).

#aMilano.

*Memore (migi) è un elegantissimo giuoco di parole dedicato agli over 40.

Tasso Masso Rasso (Casso): someliè.

Thursday 17 September 2015

Ieri sera siamo a cena fuori con l’esimio dott. Crauti, in un ristorante milanesemente fighetto, presuntamente argentino, famosamente per la carne.

La premessa è che prima abbiamo provato a prenotare in un altro posto, e ci han detto “spiace, è tutto completo, dovevate chiamare qualche giorno prima”, mentre l’ì dove siamo hanno detto “forse un tavolo ce l’abbiamo ma non prima delle novemmezzadieci”.

E sticazzi. Nel senso che non sono posti dove regalano il cibo, anzi. Ma la crisi? La Grecia? L’euro? Il dollaro? I sindacati? E la sinistra, la sinistra che dice? E gli ecologisti? Mha.

Detto questo, ordiniamo la nostra bella e buona ciccia, e poi dico a Crauto il vino sceglierlo tu.

Lui dopo aver mantrugnato nella lista per un po’ mi dice “ma un toscano, va bene?” “va bene” e poi mi dice un nome di un vino tipo Masso Basso Lasso Tasso Masso Casso, insomma un nome che io più o meno ho già sentito e tipo non dico conosco ma quasi, e gli dico “ok”, anche perché so che Crauto è godereccio ma genericamente attento a non spendere più del lecito.

Quando arriva il vino (dopo un bel po’, perché, spiega il cameriere “non lo trovavamo”, e già qui avremmo dovuto farci qualche domanda), lo assaggiamo lo beviamo e sia io sia Crauto pensiamo “minchia buono!!!!!”, perché effettivamente ra minchia proprio buono.

Trallallà trallallà, la serata va, si ride si scherza si mangia si beve, il vino finisce, che in quattro si fa presto, Cauto dice “ne ordiniamo un’altra?” e noi “ma no, infrasettimanale già bere è un’eccezione, non si dovrebbe, non esageriamo” e quindi vabbè.

Al momento del conto, buonasera buonasera, io e Crauto ci guardiamo e sticazzi.

Strano.

Cioè, abbiamo preso tutti più o meno le stesse cose, abbiamo tutti visto quanto costavano i piatti sul menù… dai nostri conti fatti a spanne c’è un 150 sacchi in più… fammi vedere.

Vino: 150 euri.

Crauto, dico, ma checcazzo di vino hai preso?

Mha, risponde lui, mi sembrava che costasse meno… si alza, prende una carta dei vini appoggiata su un tavolo vicino… ahaaahhhhh… ehhhhhhhhh… oooohhhhh…. dice.

Aaa eee ooo cosa??? Chiedo io.

No…. è che il “Tasso Masso Basso Lasso Casso” costa effettivamente 150 euri… quello che volevo io si chiama “Tasso Masso Basso Lasso Casso delle Terre Alte di Sotto e Non di Sopra“… mi sa che non avendo specificato che volevo quello delle terre Alte di Sotto Non di Sopra, che costa 28 euri…

Ah.

Quindi colpa nostra. Non possiamo nemmeno protestare.

Però bòno.

Però a saperlo, lo bevevo meglio. Cioè, con più rispetto. Cioè, come dire, sarebbe stato più bòno, a saperlo.

Parabola.

Wednesday 16 September 2015

La parabola in questione non è di quelle del Vangelo.

E’ quella, più prosaica, che permette di vedere Sky.

Siccome quando mi sono trasferito nella casa di adesso volevo mettere la parabola sul tetto ma l’amministratore mi aveva detto “eh ma oh eh poi lui loro l’assemblea i condòmini di condomìni le regole il regolamento mia sorella sua sorella a casa tutti bene grazie e il tempo eh non ci sono più le mezze stagioni la copertura le spese sua sorella sempre lei? sì sempre sua sorella oh eh ah”, e altre amenità del genere, io, in modo el tutto illegale e surrettizio - d’altronde essendo avvocato, chi più di me è legittimato a fare ìccosi non legali? - ho astutamente e artatamente attaccato la parabola al muro del balcone, che da sotto non si vede e i condòmini non mi devono cacarelamminchia.

Tuttavia, il condominio mio quest’anno, per non farsi mancare nulla, ha deciso di rifare il tetto, e per rifare il tetto hanno tirato su un bel ponteggio, da giù nella strada fino su.

Apro parentesi.

Qualche anno fa, un mio amico era con un suo giovano aiutante, quando videro un ponteggio appena messo su davanti a un palazzo. Sul ponteggio campeggiava un cartello con scritto “Attenzione: ponteggio protetto da antifurto”: il giovanotto, con aria sapùta, guarda l’amico mio e condivide la seguente riflessione: “minghia, guarda che spreco… hanno messo l’antifurto sul ponteggio… e chi minghia se lo rubbba, un ponteggio????”.

Chiudo parentesi.

Il ponteggio appena messo sta popo popo di fronte al balcone mio. Già sarebbe seccante che mentre giro per casa nella mia abituale tenuta in mutande, calze di cotone abbassate a mezzo polpaccio e maglietta celebrativa della Juve Campione 2006 un operaio albaneso o rumeneso o ‘rocchino o genericamente nègher mi guardi dentro, ma la cosa peggiore è che la presenza del ponteggio impedisce alla parabola di accedere alle trasmissione Sky.

Quindi, da una settimana, sono senza Sky. Ma io non ho mai attaccato la TV all’antenna normale, quella dei poveri, insomma, e quindi sono popo senza televisione in casa.

Il che, finché non ti capita, non ti rendi conto.

Niente cartoni per le bambine.

Niente telegiornali.

Niente partite di calcio, basket, golf, formula 1, motoGP, ciclismo.

Niente film, niente serie TV, niente  masterchef o Xfactor.

Niente documentari in HD sulla riproduzione del dugongo, niente reportage sulla ristrutturazione della casa di campagna della famiglia Brown, niente cialtroni dispersi nella giungla in mutande.

Niente di niente di niente.

E però ci si abitua, la bambine trovi qualcosa sull’iPad, tu e l’ammmmmore tuo leggete, io strimpello la chitarra, e si va a letto presto.

E, non ultima né trascurabile conseguenza, la vita sessuale della coppia ne trae un consistente beneficio. Eh, sì. Oh, sì sì. Ah, sì sì sì.

Ecco, stamattina vien l’antennista.

Che spippola e dice vedi - vedi tua sorella, a me mi dai del voi e se popo vuoi che ci sia della confidenza invece che Maestro puoi limitarti a chiamarmi Egregerrimo - vedi che tu non vedi i programmi in HD ma invece gli altri, quelli non in HD, stanno.

Quindi, per ora vedi tutto, con una qualità tipo anni ‘70 ma vedi tutto.

Poi settimana prossima tiriamo giù il cavo delle centraline della diffusione della spaziatura di sua sorella - sempre lei? sì sì sua sorella, grazie prego - e vediamo di mettere tutto a posto.

Grazie, prego.

Così io da stasera rihò - riavrei - tutto il mio Sky.

Che il mio cervello esulta e festeggia.

Ma si sa che l’uomo ragiona col cervello solo fintantoché esso cervello non entra in conflitto con esso CAPO, inteso come l’altro cervello, quello sotto, quello grosso (che poi, grosso…), insomma lui.

E lui mi chiede oh, ma sei suo di barattare la replica di Xfactor, il documentario sulle abilità predatorie del pipistrello nano delle Comore, l’anticipo di Serie B e l’ultimo film di con Ficarra e Picone, con una bella, sana, rapida ma nemmeno poi tanto, gnàgnàgnàgnà???????

E io, magari, diciamo che un’altra settimana senza Sky ce la si fa, dai…

Gli altri sport.

Thursday 10 September 2015

Lungi da me difendere il calcio.

Cioè, a me il calcio piace e lo trovo un gioco bellissimo, da giocare e da guardare.

Lo trovo, poi, immensamente democratico, perché non ci sono preclusioni fisiche, altezza, peso, velocità etc., cioè, oggi i tre più forti del mondo sono un nano bastardo (Messi), un normal metrosexual (Ronaldo) e un gigante cattivo (Ibra), quindi chiunque può sognare di diventare un giocatore di calcio di quelli forti.

Invece, se avete mai incontrato dal vivo un giocatore di basket, di rugby o, peggio ancora, uno di football americano, sapete che se non avete un fisico speciale, non potrete diventare un professionista di quello sport lì (lo so lo so ci sono le eccezioni, quello dell’NBA di 1,80, il rugbista normale e il corner back dell’NFL di 1,75; ma sono, appunto, eccezioni: persone con un talento così grande da compensare l’evidente gap fisico; ma un talento normale non supera quel gap).

Ecco, ieri ci sono stati quelli del basket che hanno battuto la Germania, e sono stati fichissimi

Bene, bravi, daje.

Però poi leggo “ecco, questo è lo sport vero”, “ecco i veri valori” “viva lo sport della passione e del cuore”, con un sottotetto sottinteso sotteso che rimanda a un “altro che il calcio”.

Ora, va bene tutto.

Ma questa nazionale di basket, finalmente, vince e gioca bene perché ha dei giocatori di talento, tre su cinque, che giocano nell’NBA.

In America.

Dove hanno inventato lo sport professionistico, gli sponsor, gli atleti come “marchio”, e in generale lo sport come macchina da e per soldi.

Poi, oh, daje, eh.

foto.

Thursday 3 September 2015

cosa vuoi dire

che non abbiano già detto

che non abbiano pensato

guardando quel corpo

addormentato sulla sabbia

cosa vuoi fare

a parte cercare di non farti vedere

mentre piangi

schiacciato tra i due estremi

l’enormità della cattiveria degli uomini

e l’enormità ella cattiveria che ho dentro

che se potessi prenderei io il fucile

cosa vuoi fare

se ti vergogni anche di pregare

cosa puoi dire

che quando pensavi di non poter stare peggio di così

hai letto che il papà si è salvato

e se in quel corpo addormentato hai visto mille volte

la parte più profonda del tuo cuore

per il dolore del papà

non riesci più a far finta di non stare piangendo.

Good moods…

Wednesday 2 September 2015

- buongiorno, come va? -

- sono grassissimo… -