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Archivio di June 2015

Vecchiezza.

Wednesday 17 June 2015

Che già avere male al ginocchio, un male che non passa da solo con una bella dormita, ti fa capire che non sei più quella macchina da guerra che eri.

Ma ci sono altre avvisaglie, che l’età galoppa.

Tipo che sei seduto alla scrivania, sposti cartacce, e un po’ di contorci.

Poi ti tiri su, e ti stiracchi.

A metà dello stiracchio, TRA!, una fitta secca e malidetta là, dietro, nella schiena.

Che non passa.

Ecco, farsi male alla schiena stiracchiandosi.

Non è roba che capita ai giovani.

‘rràivasi.

Tuesday 16 June 2015

- Buongiorno buongiorno, è lei il signor Hippo? -

- Sono io. Chi parla? -

- Buongiorno signor Hippo, io sono Maruella la chiamo da Sky, buongiorno -

-buongiorno -

- lei è abbonato a Kay da mille milioni di anni, vero? -

- beh, me lo dichi lei -

- in che senso? -

- nel senso che se lei è di Sky, lo sa, e quindi non le serve che glielo dichi; se invece non lo sa, allora non è di Sky, e abbiamo un problema -

- no no, signor HIppo, lo so lo so, lei è abbonato a Sky da centosette anni!!! -

- bene -

- bene davvero!! e quindi noi di Sky siamo magnanimi e le offriamo di avere un altro decoder e un’altra tessera AGGRATIS!!! Da mò!!!! Interessa? -

- Interessa, certo. Quando me li mandate? -

- Appena abbiamo completato ‘aaa proscedùra… ci vuole un minuto… le faccio alcune domande, va bene? -

- Vada -

- Lei quando e dove è nato? -

- Sono nato là, quel giorno lì -

- Giusto… e il suo codice fiscale? -

- Ma non ce l’ha già? -

- In che senso? -

- Nel senso che siccome sono abbonato da centosette anni, voi avete - o dovreste avere - tutto di me, anche il numero di scarpe e le volte che vado in bagno… -

- Sì, ma è per sicurezza… -

- sicurezza di cosa? -

- sicurezza che lei sia lei… -

- io sono io. Adesso, il problema non è che io sia io: voi avete chiamato il numero di cellulare al quale vi risulta che dovrei rispondere io; mi avete chiesto se io sono io, e io vi ho detto di sì: quindi, direi che con ragionevole certezza io sono io. Il problema , invece, è se voi siete voi -

- Cioè? -

- Cioè, ripeto: se vuoi siete Sky, avete tutti i dati, se non li avete, non siete Sky, e quindi io non vi dico ungàzzo -

- ma no, allora aspetti, prendo la pratica -

plin plin plim…

- signor Hippo, è ancora lì? -

- sì -

- ecco, il suo codice fiscale è HTG&/&GFGB%&H? -

- esatto -

- oooooh, ha visto? -

- ho visto, e ho piacere -

- ecco, adesso mi dovete dare il numero della carta di credito che usa per pagare l’abbonamento? -

- acccchì? -

- a Sky!!! -

- no, dico: a chi lo devo dare, il numero? -

- a me!! -

- stocazzo -

- scusi? -

- guardi, il numero della carta io, a lei, non lo do manco se mi infila un elettrodo su per il culo… -

- no, ma guardi, è obbligatorio… -

- obbligatorio? Obbligatorio per cosa, di grazia? -

- per la pràivasi… -

- la privacy? -

- sì, la pràivasi… -

- di chi? -

- la pràivasi sua… -

- sua di chi? -

- di lei!!! di lei signor Hippo!!! -

- scusi, e lei per tutelare la MIA privacy, mi chiede di darle il MIO numero della MIA carta di credito? Pensa se invece che tutelare la mia privacy, avesse voluto avere accesso ai miei dati personali… -

- uffa… lei rende tutto complicato!!!! -

- certo!!! sono un avvocato: lei prenda una cosa che sembra semplice semplice, e io in due minuti la rendo una cosa così complicata che le passerà la voglia di farla… -

- appunto: la saluto -

- assorreta -.

Bartali (esegesi del testo).

Thursday 11 June 2015

Premessa metodologia: bere almeno due boccali di birra oltre il limite del “no ma io durante la settimana”.

In provincia.

Tornare a Milano in macchina.

Entrare a Milano, in macchina.

Far partire, come per magia, un pezzo di Jannacci.

E anche se è giugno, all’improvviso la nèbbia, la fàbrica, Milano, el Dòm.

Bartali.

Ascoltala, Bartali.

Ascoltala, come quando hai imparato a leggere a sentire a capire - capire - l’Iliade e D’Annunzio Manzoni e Montale.

Jannacci.

A Milano. dopo mezzanotte. in macchina.

farà piacere anche un mazzo di rose, anche il profumo che fa il cellofàn, ma una birra fa gola di più, in questo giorno appiccicoso di caucciù

laddove il poeta introduce la dicotomia tra la visione romantica femminile del mondo (il mazzo di rose) e quella invece più materialistica maschia (la birra), mentre due immagini portano il lettore a comprendere più la seconda della prima, cioè il giorno appiccicoso e il cucciù che servono a rendere l’idea di un momento caldo ed assolato.

sono seduto in cima a un paracarro

e sto pensando agli affari miei

qui il poeta chiede  - ed ottiene - una improvvisa solidarietà proponendo l’immagine di un se stesso sereno, soddisfatto e autonomo, seduto e propenso al pensiero dei fatti propri.

tra una moto e l’altra c’è un silenzio

che distingue non potrei

lo sentite? il silenzio, tra una moto e l’altra

del Giro? come, “che giro?” lei, vàdia fuori, per cortesia. grazie.

quanta strada nei miei sandali

i sandali. Da tedesco. Coi calzini bianchi, o senza, ma popolari, proletari: li vedete, impolverati, un po’ vecchi, sporchi, ma ancora dignitosi?

quanta ne avrà fatta Bartali

che no, i tuoi sandali non avranno mai la strada quanta ne ha fatta Bartali, però tu per un attimo ci credi, e questa, questa è la magia dello sport, e solo tu, e Bartali, lo capite in quell’attimo

quando spunta dalla curva con

quel naso dritto

come una salita

e tutti noi immaginiamo, ognuno a modo suo, quel naso. Non possiamo farne a meno

quegli occhi alègri

da italiano in gita

e tutti noi, sorridiamo vergognandoci un po’, che li abbiamo perfettamente presenti, gli occhi allegri che fa un italiano, in gita

e i francesi che si incazzano

che le balle ancora gli girano

e qui il poeta crea una distinzione netta, precisa e invalicabile

tra chi capisce subito, immediatamente, di cosa parla (e sorride), e chi invece no; e chi siamo, noi, per fare un torto al poeta: se non lo sapete, non lo sapete: cazzi vostri.

e tu mi fai dobbiamo andare al cine

qui il poeta riprende il dialogo con l’ipotetica compagna di cui ha accennato ai primi versi, che si mostra stanca, accaldata e vuol riportare il poeta alla realità degli impegni quotidiani e banali, ma il poeta si ribella

vai al cine, vacci tu

io sto qui, e aspetto Bartali

e tu dici, dici, dici, ma quando, e se, passasse mai Bartali, un po’ come Godot, e magari appunto non arriverà mai, e tu dici, e io rispondo

za zarazzà za zaraazàs

e questo, che ci crediate o no, è il verso più importante della poesia.

E se non lo capite, allora è inutile che vi dica che poi dovete - DOVETE sentire titesenò, èlmeindiris, e poi e poi.

Solo per provare, inutilmente già lo sai, a usare quella “e”, che userai una volta nella vita,

quando

una sera

in cinque in macchina

o in un locale sui navigli

o in Brera

sentirai

“la fòrsa dell’amore”

che non è Silvano

certo, lo so

ma quelli bravi non lo fanno sapere quando tutti lo sanno.

Buon compleanno, capo, naturalmente in ritardo.

To E.J., con gratitudine, ogni anno un cininìn de poeu, che da fuori non si vede, non si capisce, perché va bèn touch, ma tùca no.


Làgggrinta.

Monday 8 June 2015

Ieri c’era il record dell’ora di Wiggins.

Io l’ho guardato, è stato una figata.

L’ho visto un po’ su eurosport, perché quando commentano il ciclismo sono più bravi, ma un po’ anche su Sky, perché c’erano Cassani e Moser, che sono ggènte che ne sanno, oltre a altri due o tre commentatori.

E a un certo punto, arriva l’ultimo quarto d’ora, e si sa che nel record dell’ora gli ultimi 15 minuti sono quelli più duri, quelli in cui il copro si ribella, ti fa male tutto etc. etc.

E allora Wiggins comincia a rallentare un po’, tira meno, è meno composto sulla bici, apre la bocca per respirare, insomma si vede che fa fatica.

Il pubblico inizia a incitarlo, grida, cori, applausi.

Il commentatore dice “ecco, adesso comincia la grìsi, adesso è dura, adesso la fatica si fa sentire, adesso è solo una questione di grinta, e dell’aiuto del pubblico”.

E gli altri che son lì a commentare e dicono “giusto” “vero” “brào” “bene”.

Moser tace.

Il commentatore gànzo allora chiede “e tu cosa ne dici, Francesco?”

E Moser, con l’accento di Trento, risponde serafico “ma che grinta, ma che pubblico… qui è solo questione di fisico: se non ne hai, non ne hai. Lui adesso ha l’acido lattico nei muscoli, e lì non c’è grinta o pubblico, c’è solo che a un certo punto i muscoli vanno sempre meno, e anche se tutti gridano, i muscoli non sentono mica…”.

Silenzio.

La retorica, làgggrinta, il pubblico: se se se, ma poi se la gamba ti pianta, ciao proprio.

Comare zuppidda*.

Monday 8 June 2015

Allora, è pieno di blogghi che laggènte raccontano che corrono come se fossero tutti Abebe Bikila (per gli under 30, diciamo Mo Farah, che l’è istèss).

Quindi, uno dovrebbe astenersi, se no poi sei come tutti gli altri che credono di essere e non sono, come quelli che fanno la gara domenica al golf club di Grattate sul Piatto e lunedì ti spiegano che Tiger Woods sbaglia lo swing.

Però poi.

Non è parlare di corsa, è parlare della ggènte che invecchiano, tipo me.

Me, che nella vita non ho mai avuto gli infortuni.

Cioè, mi sono rotto qualche osso, un gomito, dei diti, un paio di costole incrinate, ma quelli non sono infortuni, sono ossi rotti.

Invece, da qualche settimana c’ho male ai ginocchio.

Che io, quando sentivo quelli del male al ginocchio, eh dai, cosa vuoi, si stringe i denti e via.

Ma invece, il male al ginocchio è quel male che niente, tipo ieri ero uscito per una sgambata di 10 chilometri e al sesto mi son fermato, fermo, e ho camminato lento pede fino a casa, con i vecchi col carrello della spesa che mi passano sfrecciando, e io che tentavo inutilmente di mascherare la zoppia.

Niente.

Il ginocchio fa male.

Dice ma cos’hai?

Male. Dentro, sotto, dietro.

Ma il dottore cosa dice?

Quale dottore?

Non sei andato a farti vedere?

No, il dottore serve per le cose gravi, che scuote la testa e dice “eeeeeeh…”, non per un ginocchio.

Dice allora almeno sta fermo, riposo.

Ma se io riposo, màgno.

Tipo ieri, che tornato a casa dopo la corsa / camminata / zoppicamento, mi sono sparato pasta e una birra grande grande, mentre avevo in programma insalata e acqua tiepida.

Keppalle.

Magari se accendo un cero a San Gaspare protettore dei runner cialtroni, stanotte mi passa tutto.

Provare non costa nulla.

* Essa è il personaggio dei Malavoglia di Giovanni Verga, precisamente la ragazza che 'Ntoni vuole sposare. 
Padron 'Ntoni non glielo permette subito perchè deve prima sposarsi Mena, sorella di 'Ntoni. 
In realtà comare Zuppidda è la moglie di Turi Zuppiddu, e madre di Zuppidda che 'Ntoni vorrebbe sposare.

Che voi siete ignoranti, nel senso che ignorate.

Libberi penzieri.

Thursday 4 June 2015

Dice dice dice che fa caldo, e si lamenta.

Dice che laggènte che si lamentano che i rom a roma hanno messo sotto una e l’hanno ammazzata è razzismo. Ma non dice che quella ammazzata era filippina, sposata e figliata regolare in Italia, pagava le tasse, si tirava un culo così al lavoro, i figli a scuola tutti i giorni che cazzo studiate che così potrete crescere e diventare qualcuno in questo paese, e nessuno la sputava per strada, quindi razzismo stòca.

Dice che Milano è bella, ma poi vai a Londra e dice che non devi dire niente che sennò poi ti dicono abbrutto parli sempre male sputi nel piatto dove mangi. Ma Londra, sticazzi, e se il piatto dove mi fanno mangiare è rotto brutto sporco sbeccato e pisciato, io lo dico.

Dice che mi fa male la gamba. Il ginocchio. Ma dietro. Dice che ho corso troppo. Dice infiammazione. Chi lo dice? Io, lo dico, perché io sono sapùto, che conosco uno che una volta era a prendere un aperitivo con uno che aveva una sorella bona che prima, ma prima, c’aveva avuto una mezza cosa con uno che era amico di quello che aveva fatto la maratona alle Limpiadi, non quello che aveva vinto, un altro, e insomma quello aveva male al ginocchio, ma dietro, ed era infiammazione, e quindi anche io.

Dice che per guarire riposo, e io oggi mi sono riposato, giocando a squash.

Dice che la settimana prossima l’ammmmore miiiisimo e le ciampolìne saranno via, negli USA nella Spagna, e io sarò da solo, e dice che una volta avrei fatto yuhuuu!! bumba&rumba tutta la settimana,eì invece dice adesso c’ho nostalgia già mo’, che ancora stanno.

Dice si invecchia.

Dice ringiovanire ne ha visti pochini.

Dice che c’ha dei pensieri, che non si possono scrivere, ma c’ha i pensieri, dice.

Che pensieri, chiede, fatti i cazzi tuoi, risponde. E sta già meglio.