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Archivio di November 2014

Deacadàns.

Wednesday 26 November 2014

Ieri ero in un aeroporto del nordeuropea - a questo punto, pregasi attivare la funzione automatica “il nordeuropa la pulizia l’educazione i servizi gli aeroporti i tassisti che parlano inglese mejo de me, da noi invece ahò“, ad libitum - e avevo il volo di ritorno alle ottemmezzo di sera.

Che l’avevo preso alle ottemmezzo di sera perché la riunione era fissata alle tre e io non sapevo quanto sarebbe durata e quindi mi ero messo bello sciallo largo il ritorno.

Ma la riunione finisce presto e alle quattro e io arrivo all’aeroporto e vedo che c’è un volo alle cinque.

Taaaaac.

Quindi mi appropinquo al desk della KLM e chiedo se c’è posto, c’è posto, mi dice il cortesesignore.

Chiedo se posso anticipare la partenza, mi chiede il mio nome, spippola sul computer e dice che sì, ho la tariffa “gànzoman”, che permette di anticipare.

Anticipiamo! Urlacchio, felice.

Mi da il biglietto?

Eccolo il biglietto: siccome io sono figo & moderno (no, non nel senso di frocio ma in quello tennologico), ecco il biglietto in formato digitalz sul mio iphonz seiz.

Mentre il cortese signore trabatta sul suo computer per cambiarmi il volo, mi dice che l’operazione è laboriosa - why? - chiedo io, sorridendo

- I don’t know… I don’t understand what happened with this ticket… -

- may esser bicòs I meid the bìgliet with Alitalia (mortaccitheir), and Alitalia does not capìsh one dry dick? - domando, e lui annuisce, smadonnando, e io capisco e lo lascio al suo smadonnare, che se avete mai sentito parlare un olandese, già a declamare una poesia sembra un trattore Lamborghini testafredda con tre cilindri imballati, potete immaginare quanto sia aulico e gentile un olandese che smadonna.

Quindi, mi estranio.

E mentre lui smadonna, io mi preparo al mio volo, che avrò molto poco tempo per passare i controlli.

Quindi, verifico se ho tutto: portafoglio - c’è -, passaporto - c’è -, cartella del lavoro - c’è -, con dentro appunti della riunione, agenda, ipad.

C’è tutto.

Chiavi di casa, in tasca?

Ci sono.

Sciarpa, che mi ero tolto in taxi?

C’è, piegata nella cartella del lavoro.

Montblanc fica per prendere appunti?

C’è, nella tasca della giacca.

C’è tutto.

Nella tasca sinistra, le cuffie dell’iphone.

Bene.

Anzi, guarda, mentre aspetto che the kind man finisca la sua (giusta) battaglia gutturale contro Alitalia e tutti gli Alitaliani, mi sparo un po’ di musica della mia playlist “‘zzoguardi?“, quella con le canzoni romantiche.

Metto le cuffie nelle recchie, infilo la mano nella tasca della giacca, c’è la montblanc, non c’è l’iphone.

Altra tasca.

Nada.

Tsca 1, tasca 2, tasca 3 del cappotto.

Gna gna gna: nada.

PANIC LEVEL: increasing.

Tasche dietro dei panta, nada.

Rifacciamo il giro,  completo.

Ciccia.

Appoggio la cartella del lavoro sul desk della KLM; svuoto, con metodo e calma: agenda, ipad, blocco per gli appunti, altre carabattole.

La ribalto, la scòtolo.

Ungazzo.

Nada.

PANIC LEVEL: AAAAAAAARGH!!!!!!

Sudore.

Bestemmia.

Vene ingrossate, astio nei confronti del mondo.

Terzo giro, d nuovo tasche taschine taschette.

Una bella fava di nulla.

Cazzo.

Allora l’ho lasciato là dove eravamo a fare la riunione.

Cazzo cazzo cazzo ammè cazzo quanto sono coglione stupido asino coglione cazzone malidetto me.

- eeeergh… sorry… géntle sìgnor… -

- yes? -

- I have uàn problems… no pòz anticipèr zè flight… sorry…  I nìd to go… back… riunion office… let it be, lassa stà… it’s that me that sòn a big teston of minghia… sorry… gùbbai… I have to go… very very veloc… -

- oh, I’m very sorry sir… anyway, here’s your iphone with the electronic ticket… -

- oh… ah… eheheh… -

- sir? -

- ah, look, my iphone… it’s sèmper stèto here… you hàvev it… cèrt, I gave it to you, before… -

- yes sir, for the e-ticket -

- eh yes, giàs… well… arithinking better… aripensandoci mejo… you know what… who give a shit of the meeting office… I take the flight of scìnqe… go àvant with the change, thank you… gracias… mercì… spassiba… come cazzo si dice grazie in olandese… grfrghhhgrtdr??? -

- you’re welcome, sir… -

Si invecchia.

Male, eh.

Ciapanò.

Tuesday 11 November 2014

Che il pugilato è uno sport.

Dice “ma va?”, dico no, ciccio, è uno sport nel senso dello sport che va in televisione, è uno sport nel senso che tu ti guardi, davanti allo specchio, o mentre fai il sacco e ti dici apperò, son passati gli annetti ma ancora je l’ammollo.

Poi ti alleni, e magari rispetto a tre mesi fa sei un po’ più tonico, e dentro di te dici vedi però eh.

Poi però è uno sport.

Che ieri sera il maestro dice facciamo un po’ di tecnica.

Quindi a coppie, e dice iniziamo con ua combinazione semplice, facile facile, base.

Chi attacca porta un diretto al viso, l’avversario para di destro, risponde con un diretto sinistro.

L’attaccante schiva all’indietro, e rientra con un diretto destro seguito da un gancio sinistro.

L’avversario, sul gancio sinistro, può parare e rispondere con un diretto sinistro o, a sua scelta, schivare passando sotto al colpo e rientrare con una combinazione diretto destro gancio sinistro.

Il maestro prende uno, fa vedere un paio di volte la combinazione, veloce, leggera, ritmata, pam! pam! pam! e dice “è la prima lezione che riprendiamo la tecnica, quest’anno quindi iniziamo con questa che è semplice e leggera”.

Io prendo un compagno, e comincio.

Ma c’è un problema.

Credo che il problema sia il demone Pazuzu.

Pazuzu è un noto demone assiro, che si impossessa del corpo degli uomini per periodo di tempo molto brevi, tipo dieci minuti un quarto d’ora al massimo, poi - giustamente - si rompe i maroni e se ne va.

Però, in quei dieci quindici minuti, Pazuzu non fa vomitare verde, bestemmiare in aramaico o girare la testa di 360 gradi, no.

Pazuzu, per quei dieci minuti, trasforma la persona del cui corpo prende possesso in quello che gli esorcisti chiamano “ridicolo ciccione vecchio e lento”.

Càpita, li avrete visti anche voi, quelli posseduti da Pazuzu: sui campi da calcetto, per esempio, dove sembrano birilli informi con i giovinastri che gli girano intorno e questi si affannano, sbuffano, ansimano, e tra un anf e un coff bofonchiano, piegati e com le mani sulle ginocchia, “però strano… anf… una volta… anf… il pallone… anf… era meno veloce…”.

O sul campo da tennis, dove la partita si gioca tra uno che tira la palla, e un altro, preda di Pazuzu, che cerca di acchiapparla, ma non ci arriva mai, e ogni volta, guarda perplesso la racchetta, pensando “ma non è che con l’umido, si è accorciato il manico?”.

Oppure, in una lurida palestra di pugilato, dove Pazuzu si diverte a mettersi nel corpo di un signore di mezza età, che corre dietro ad un regazzino saltellante, cercando di colpirlo con diretti che partono, e nel tempo che ci mettono ad arrivare a destinazione “aho, e aprimolo un vagone - ristorante, che sinnò su ’sto diretto laggènte ce more de fame…”, e il regazzino manco para, manco schiva, nel tempo che tu ci metti a tirare il colpo, lui è già scivolato via, ti ha appoggiato un gancio sull’orecchio - piano, perché è persona educata - è andato a bere, si è sistemato i pantaloncini ed è tornato in posizione. E tu sei ancora lì che aspetti che il tuo primo diretto arrivi a destinazione.

Malidetto Pazuzu.

La boxe è uno sport.

Bellissimo, tra l’altro.

Vabbè ma allora ditelo…

Friday 7 November 2014

No, dico.

Il corriere.it titola così:

schermata-2014-11-07-alle-113047

Ma sono solo io, che ci vedo un sottotesto un po’ razzista???