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Hippo blog » 2014 » June

Archivio di June 2014

A cappella (parte IV°).

Tuesday 17 June 2014

E insomma arriva il momento dell’intervento.

E ti dicono vabè è una roba banale, meno di un’appendicite.

E tu dici e vabè ma se sbagliano l’intervento, senza l’appendicite si vive uguale.

Anche senza il cazzo, rispondono.

Sì, il tuo però, rispondo io, bestemmiando piano.

E ti danno il camice, e tu ti spogli e lo metti.

E l’infermiere ti dice “ma le mutande può tenerle…” poi guarda la cartella, vede che operazione, e dice “ah no, lei le mutande le tolga”.

E arriva il barelliere.

Che, scoprirò poi, nella scala evolutiva ospedaliera è appena un gradino più in alto delle pantegane che scorrazzano nei sotterranei.

Il mio, di barelliere, è grosso.

Ha un tatuaggio su ogni braccio, e un altro tatuaggio che dal collo gli sale su, fino alla guancia.

Gli manca un incisivo, ed è talmente calabrese che aspira tutte le consonanti tranne la “L”.

Mentre mi spinge il letto barellato, mi chiede

- etttttthù - perché il barelliere, per contratto deve dare del tu a tutti, fosse pure il presidente della repubblica

- ettttthù che inthervhentho dhevi fa? -

- circoncisione - replico

- eccheddhè ’sta circocosa???? -

- quando ti scappellano il cazzo - gli risponde l’altro barelliere, di cui fino a quel momento avevo ignorato la presenza, completamente assorbito dal neanderthaliano.

- ahhhhhh… quhelllo… e vabbhè, che vuoi chèssssia - mi dice

- ammè e a mio fratello - aggiunge - ce lo fece mammà, in casa, da bambini, giù al paese… -

A te, a tuo fratello e agli altri tre fratelli prima di voi, penso tra me e me, quelli che, poveretti, sono poi morti di setticemia e tutti a dire òcchesfiga, a ad accendere ceri a San Gaspare.

- cheppoi - dice sorridendo con il suo buco tra gli incisivi - è perché mia mamma me l’ha fatto quando ero bambino, che poi ammè mi è venuto cosìggrosso… per te, mi sa che è un po’ tardi… -

Arrivo in sala operatoria che c’è il cambio turno degli infermieri.

Quindi, il turno smontante prende mi in consegna: tutti, infermieri, infermiere, aiuti, ferristi, portantini, amici, passanti, quello delle pizze e il pony express della DHL prendono in mano la cartella dai piedi del letto, la leggono, senza chiedere alzano il lenzuolo, scostano il camice, osservano con attenzione il cazzo mio, dicono “aha”, e rimettono a posto.

Il turno entrante, gli infermieri, le infermiere, gli aiuti, i ferristi, i portantini, i loro amici, i parenti che li hanno accompagnati al lavoro, quello che è venuto a sparecchiare dalla mensa, il geometra che sta facendo i rilievi per la ristrutturazione della sala, la donna delle pulizie e il suo figlio piccolo (oggi la scuola ha chiuso prima, l’ho portato con me al lavoro), prendono, alzano, spostano, guardano il cazzo mio e dicono “aha”.

Pure il figlio piccolo ella donna delle pulizie.

Finora, nessun dottore all’orizzonte.

Ma almeno il barelliere se ne è andato.

(segue).

Deporte.

Monday 16 June 2014

In clima mondiale, dall’intervista a un lottatore di MMA.

Nello sport, ha detto, non ci sono trucchi.

Vince chi è più bravo tecnicamente.

Se tecnicamente gli avversari si equivalgono, vince chi è preparato meglio fisicamente.

Se gli avversari, oltre che tecnicamente, si equivalgono anche come preparazione fisica, allora vince il barrio.

In che senso?

Nel senso del barrio; il quartiere, il posto da dove vieni, dove sei cresciuto.

Quando si è tutti e due bravi, e tutti e due preparati come si deve, allora alla fine vince chi viene dal posto più demmerda.

Perché a quel punto conta solo la rabbia, e la rabbia non la impari, e non la prepari.

La rabbia, te la mette dentro il posto demmerda da cui vieni, e dove non hai nessuna intenzione di tornare.

A cappella (parte III°).

Wednesday 11 June 2014

Insomma, si interviene.

Si interviene, se non si fosse capito, sul pisello mio.

L’intervento, sostanzialmente, è la circoncisione.

- secondo me, te c’hai un’amante ebrea… - mi dice l’ammmmore mio, evidenziando il suo naturale spitiro di solidarietà e amore muliebre.

Detto ciò, la circoncisione te sai più o meno di cosa si tratta.

Lo sai perché te l’hanno detto.

Ma quando guardi giù, e per la prima volta immagini di sovrapporre la ideale teoria alla nuda (eh) pratica, la cosa si fa diversa.

Guardi come amore, con affetto, con rispetto e già una punta di nostalgia, quella pelle, morbida, rugosa, un po’ anche sbirulenca, che da sempre, da quando hai contezza di te, custodisce con cura ciò che hai di più caro (no, non la playstation…).

La guardi, la accarezzi, la tiri e la ammolli. La solletichi.

Provi un immediato affetto, per quel lembo di pelle.

E ti sembra che lei, pelle, faccia gli occhi del cucciolo di foca: potresti mai uccidere un cucciolo di foca? no, rispondi. e allora come cazzo fai a farti tagliere popo la pelle del cazzo????

Ma tant’è.

L’urologo - ok, io faccio l’avvocato, mestiere dimmerda, e giù di barzellette, ha ha ha che ridere, ora basta ridere - ma tu, tu, tu, l’urologia?

De che te occupi?

Ah, io vendo macchine, io faccio il tubista, io guido i gru, io sono ingegnere, io impiegato del catasto, io medico - ah, di cosa ti occupi, occhi? recchie? ossi? - no, cazzi.

Eddai.

Detto ciò, l’urologo mi spiega l’intervento e per spiegare alza l’indice “ecco questo è il tuo pene” dice, per spiegarmi in dettaglio cosa farà

abbello, allora ttte serve l’alluce, anzi, LI alluci, al plurale…

egli non mi calcola continua ad agitare la mano intorno al suo indice eretto - ma che indice, se è eretto usa ìbbraccio… - e via, tagliamo qui, qui, qui, poi vediamo qui, se si può salviamo

come sesipuòsalviamo? bbbbello, ‘n’hai capito, qui non stiamo parlando del cazzo mio ebbasta, devi da capì, ci sono cose che sono tra di loro intimamente, indissolubilmente interconnesse.

Tipo, per esempio, un esempio a caso eh, il cazzo mio e la tua capacità deambulatoria… ecco, bravo, vedi che fimo a capisse… te fai il bravo con il cazzo mio, e vedrai che tutta andrà bene… se no, vedi di cominciare a capire come fare, a fare il lavoro tuo ma tipo Stephen Hawkings…

- e che facciamo - dice l’urologo al mio amico Sassaroli detto Sasso detto Ron detto Fon, che in quanto medico professore anfestico mi assiste nel momento del periglio - facciamo un’anestesia locale? -

- e dove gliela fai? - chiede Sasso

- sotto, nel perineo - e l’urologo simula un’iniezione protendendo il medio, con un gesto ad uncino dal basso verso l’alto che nemmeno in curva sud al quattr’azzero di Montella contro la Lazio ho visto fare così..

Io, chiudo gli occhi e mi rammarico di non aver acceso un altro cero a San Gaspare.

(continua).

A cappella (parte II°).

Tuesday 10 June 2014

Il tutto comincia qualche tempo fa, quando tra il lusco e il brusco trovo curioso che il mio prepuzio - si parla di cazzi, signora, mi scusi, lo so, a quest’ora poi, stanno anche i bambini, eh lo so, era meglio avvisare, dice - faccia un po’ più fatica ad allargarsi e permettere l’uscita del glande, soprattutto in situazione di, diciamo così, particolare entusiasmo e ottimismo.

Le possibilità sono due, mi dico: o si è ritratto il prepuzio, o si è ingrossato il glande. Ottimista per natura, opto senza indugio per la seconda a proseguo la mia vita sereno, anche con una certa baldanza, dovuta all’innegabile aumento di dimensioni del glande, convinto che di lì a poco la stessa fortunata sorte toccherà anche al resto dell’attrezzatura (vedi, mi dico, che alla fine tutti quei ceri a San Gaspare son serviti?).

Ah, ma il mondo, prosaico e aceto, è in agguato per tarpare le ali a noi, sognatori e Icari (plurale di Icaro), con le nostre ali di cera e i nostri cazzi che crescono.

Col passare del tempo, devo ammettere con me stesso la nuda (eh) verità. Esso, il glande, non si è ingrandito, anzi, si fa piccino piccino nello sforzo di passare attraverso un prepuzio sempre più stretto e refrattario alla sua (del glande) libertà.

Io sono per natura un liberale e libertario, e quindi non posso non accogliere e fare mio il grido di dolore - e che dolore - del mio glande.

Vado a farmi vedere.

Ora, perché normalmente le donne vanno da un ginecologo, invece che da una ginecologa?

Per lo stesso motivo, inconscio credo, per il quale io non ho trovato né naturale né piacevole trovare un signore di mezza età, col pizzetto e un principio di calvizie, che dopo essersi infilato un paio di guanti ha iniziato a smantrugnare il cazzo mio con la noncuranza e nonchalance con cui un un ortopedico ti controllerebbe una sospetta contusione al gomito.

Solo che èsso non era gòmito, èsso era cazzo.

Mio.

- eh -

dice Pizzetto.

- eh - rispondo io, mentre rimetto a posto tutto l’armamentario, e cerco di cancellare per sempre dalla mia memoria l’immagine del mio ammennicolo nelle zampacce di questo cortese e professionale signore di mezza età.

Che poi, c’è a chi piace farselo maneggiare da signori distinti di mezza età, e io non discuto, ognuno si fa mantrugnare il penzolame da chi gli pare. Io, però, lui non era il mio tipo.

- eh - ripete Pizzetto, sedendosi

- eh? - lo incalzo io

- lichenscleroatrofico -

- eh? -

- lichen sclero atrofico -

Ora: mi pare di aver capito che c’ho una cosa che:

1. c’ha un nome tipo muschio, licheni, sottobosco: l’idea del muschio e dei licheni nella parte alta del proprio pisello non è quanto di più divertente;

2. sclero: ecco, sclero, se si parla di pisello, non mi torna: scelro è una roba di arterie, di vene, di cervello (per quanto, nel maschio, come ben si sa, cervello e pisello son ben connessi…);

3. atrofico: AAAACCHI???? Atrofico stocazzo (appunto)! Guarda, non che uno dica Rocco o Gionòlms, ma àbbello, prima di dare dell’atrofico a stupezzecazz’, devi vederne, di fave…

No, mi spiega Pizzo, il lilchenscleroatrofico è una patologia autoimmune

LA SO!!! AUTOIMMUNE!!! LO DICEVA SEMPRE DOTTORAUS!!!!!! FICO!

Pizzo scuote la testa, e prosegue.

- …che non ha un’eziologia certa, ma può essere curata -

- Bene! Brào! - urlacchio io - cùrila!!! -

- dicevo, può essere curata farmacologicamente o chirurgicamente -

Il tempo si ferma.

Le nubi oscurano il cielo.

L’aere si resta, si tacciono le fiere.

- e? -

- e nel suo caso, ritengo che la soluzione farmacologica non avrebbe risultati -.

(segue).

A cappella (parte I°).

Monday 9 June 2014

Partiamo dalla fine.

Telefona tre volte di seguito la zia C., da lontano, sul cellulare dell’ammmmore mio.

Alla fine l’ammmmore mio risponde, preoccupata dall’insistenza dell’anziana zia.

- ciao zia, come stai? -

- bene bene cara, io bene… ma invece… sono preoccupata… -

- e come mai, zia? -

- ma come!!! Mi ha detto zia S., dell’operazione di tuo marito!!!! -

- eh sì, l’ha fatta qualche giorno fa… -

- e come sta? Come sta? E i dottori che dicono??? E’ grave? Si rimette??? -

- ma sì, zia, è stato un interventino…una cosa banale… lo fanno in tanti… -

- eh banale dici… ma adesso come fa? Gliel’hanno tolto? Ne ha solo uno???? -

- zia… in che senso… come “tolto”…? come “solo uno”… uno ne aveva… uno ne ha… non gliel’hanno tolto… perché avrebbero dovuto toglie… -

- eh ma guarda che un’operazione al rene non la fanno se non è cosa grave…. -

- …al…??? …. -

- rene!!! l’intervento al rene attuomarito!!!!!! -

- … -

- pronto? Mi senti??? -

- pene, zia… pene… con la “p”, non rene con la “r”… -

- ah ma tua zia mi aveva detto… io avevo capito… -

- al PISELLO, zia… a mio marito l’hanno operato al PISELLO…. che sempre una cosa fastidiosa è, ma tra un piccolo intervento al pene e una operazione ad un rene c’è una grossa differenza… -

- ah… ma pensa… vabbè… però… pure il pene… ma com’è? Adesso funziona? Tutt’appò??? No che se salta un rene, c’è l’altro… ma invece se non funziona più il pene… eh… -

- grazie zia, riferisco a mio marito… sarà contento che hai chiamato -

(segue).

Regalìe.

Tuesday 3 June 2014

Si chiacchiera che il regalo alle maestre delle bimbe, con altri genitori, e chi dice regaliamo una cosa, chi un’altra, chi un’altra ancora.

La discussione diventa un po’ sterile e ripetitiva finché una delle mamme sbotta “vabbè però dai, alla fine, scegliamo un regalo e basta… che poi, perché tutto ’sto sbattimento per il regalo di fine anno? Per esempio a me, a fine anno, nessuno mi fa un regalo….”

“scusa se mi permetto di puntualizzare, eh… ma tu fai il pubblico ministero… cioè, di professione, absit iniuria verbis, metti laggènte ar gabbio…. chi cazzo ti aspetti che ti faccia il regalo???”

“vabbè, era così, per dire…”.