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Hippo blog » 2013 » October

Archivio di October 2013

Sex and the amazon.

Wednesday 30 October 2013

Caro signor Amazon,

mi scusi il tono amichevole di questa lettera, ma.

Premetto che a me, ormai da un po’ di anni, interessano dei libri “strani”, ma proprio perché lettore di libri strani io sono un suo affezionato e felice cliente.

Infatti,  fino a tipo cinque ani fa io quei libri li compravo dall’estero, spendevo una fucilata tra prezzo e spese di spedizione, i libri arrivavano dopo un mese e ogni tanto erano anche brutti, e lì i maroni mi giravano a paletta.

Oggi con Amazon è molto meglio, i libri in formato digitale costano poco, soprattutto quelli un po’ di nicchia, come quelli che compro io; poi, li scarico subito sul mio iPad, ci sono le recensioni che aiutano a farsi un’idea e i ogni caso, alla fine, se fan cagare sono pochi euri.

E poi, c’è quella cosa che io adoro, è la riga in basso che ti dice “altri che hanno comprato questo libro hanno comprato anche”, e lì è fico perché trovi altri libri più o meno simili a quello che hai cercato.

Però, signor Amazon, la avviso che c’è un problema:

o la gente non capisce una beta verza di quello che compra, che può essere, eh; o lei e i suoi tènnnnici mi prendete - lievissimamente  - per il culo.

Spiego.

Oggi ho cercato su amazon.com un libro che si intitola “the huguenot galley-slave; autobiography of a French protestant condemned to the galleys for the shake of his religion“, che è l’autobiografia di un ugonotto (protestante francese) che nel ‘700 venne condannato a vita a fare lo schiavo sulle galere, cioè sulle navi da guerra.

Dici maccheccazzo leggi? eh lo so lo so, lassa fare.

Insomma vado sul suo sito, signor Amazon, e dopo che ho preso il libro il sito mi dice “altri che hanno comprato questo libro hanno comprato anche questi altri libri”.

E io guardo cosa hanno comprato gli altri che hanno comprato lo stesso libro mio, speranzoso di trovare altri libri simili a quello che ho preso.

Ma.

Signor Amazon.

Secondo lei, è possibile che tutti quelli che si sono comprati l’autobiografia di un ugonotto condannato a fare il rematore su una galera francese nel ‘700 (quindi non esattamente cinquanta sfumature di grigio, diciamo…), abbiano comodato anche:

questo

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questo

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questo

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o questo

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e altri, molti altri simili?

Certo, chi sono io per dubitare che gli appassionati di autobiografie di ugonotti e in generale di storia navale medioevale non condividano anche una certa propensione al sesso sadomaso, con giovani fanciulle sottomesse ai sordidi desideri del padrone di turno?

Però, mi permetta di dubitare della veridicità del suo “chi ha comprato il libro che hai appena acquistato, ha comprato anche”, signor Amazon.

Tuttavia, siccome io ho molta fiducia in lei, signor Amazon, solo per verificare l’affidabilità del suo sistema, mi sa che uno o due dei titoli suggeriti, me li compro… solo per una questione scientifica, sia chiaro.

Quel tragico momento.

Wednesday 30 October 2013

Quel tragico momento, che almeno una volta nella vita di ogni uomo, o almeno di ogni uomo che va e torna dal lavoro, vestito più o meno come un pinguino pagliaccio, in bicicletta.

Quel tragico momento quando sei seduto alla tua seggiola, e senti che il “pacchio”, l’ambaradan, il penzolàme, l’ingombro, insomma quel misto di robe che hai là sotto, si è un po’ aggrovigliato e ha bisogno di una sistemata.

Quel tragico momento in cui la sistemata consiste nel brancare una manata che parte da sotto, diciamo zona perineo, più o meno tutto quel che c’è, pantalone, mutanda, maroni, pisello e altre robe che potrebbero esser da quelle parti più o meno per caso, e dare una bella raddrizzata, unendo un moto dall’alto in basso fatto con le dita della mano a “cucchiara” e una pressione verso il basso da fare con il polso, per chiudere con un finale destra - sinistra sinistra - destra che rimette tutto in bolla e magari arieggia anche un po’. Vabbè, se siete òmini avete capito, se siete donne non capite, oddio non so che con le tette succeda qualcosa di simile, ma insomma.

Quel tragico momento in cui, non appena brànchi come dicevo la parte sotto, invece che una sàlda e maschia manata di stoffa di panta sotto cui senti guizzare la possènza virile, noti che la stoffa è fiiiiiiiiiina, consunta, leggera leggera. A quel punto, con la cautela dovuta sia alla delicatezza intrinseca richiesta dall’ambiente, sia alla consapevolezza del momento tragico, con un dito indaghi cauto, e

quel tragico comento, in cui trovi il

buco

NON QUELLO, l’altro: quello nel pantalone.

Un buco. Piccolo, ma buco. Nascosto, ma buco. Nel panta. Là, proprio nel punto in cui, lo sai, il panta incontra la sella della bici. Ed è in quel momento, che capisci per la prima volta la tragica veridicità del detto “struscio di coscia, stoffa non lascia”.

E’ quello, il tragico momento in cui capisci, con certezza, che ormai il tuo completo preferito è destinato a diventare uno povero spezzato, e che una giacca bellissima, splendente ed elegantissima con il suo panta, resterà ormai sola triste, incompleta come un martini senza oliva, inutile come una birra senz’alcol, ingombrante come un amplificatore senza chitarra.

Quel tragico momento, che ho vissuto io, stamattina.

Adesso, la domanda.

Ma si potrebbe dire che è chic, blasé, tipicamente understatement (e naturalmente cripto gay), mettere delle toppe nel cavallo del panta?

O è invece solo da barboni?

Lou Reed.

Monday 28 October 2013

Io mi ricordo di quelli da cui ho imparato qualcosa.

Qualcosa che adesso poi con gli anni l’esperienza il tempo sembra banale, ma in quel momento è un momento che hai imparato qualcosa.

Per la musica, per esempio, io mi ricordo che Guccini che quando l’ho sentito ho detto ma come non canta non rulla non c’ha il ritornello non fa oooho oho ohooo per fare il coretto, racconta robe tristi e non parla d’amore e struggimenti, e poi da lì tutti tanti altri, ma Guccini, da ragazzo, il primo.

I Pink Floyd, anche, che come un disco un intero LP che due canzoni - canzoni, poi… - che riempiono una facciata, e le chitarre che suonano e farsi un viaggio dentro i PInk Floyd, che magari oggi c’è anche altro e meno, non dico di no, ma a quindic’anni…

E tanti altri.

E Lou Reed, che lo conoscevo già, per carità, ma all’inizio degli 2000 esce un live e nelle note di copertina lui spiega che “cazzo, ho trovato sta chitarra fichissima, l’ho suonata un po’ e suonava un suono che scànsati, e allora ho deciso di fare un tour, e poi un disco del live del tour, per risuonare le mie cose con quella chitarra e qual suono”.

Lou Reed, per me, anche pochi ani fa, è quello che mi ha spiegato il “suono”.

E tante altre cose, che però quelle le leggete sui giornali.

UPDATE

Ecco, il disco è del ‘97, altro che, ma le cose che mi ricordavo sono proprio quelle.

…e poi ho scoperto che potevo infilare il jack della chitarra direttamente in un amplificatore e avere il suono che avevo sempre voluto: purezza amplificata. La cosa divertente al riguardo è che il tipo che ha costruito questo amplificatore ha detto di essersi ispirato al suono di un mio disco per ottenere quel risultato - vediamo, credo che si trattasse di “Magic and loss”. Inoltre ho ricevuto questa incredibile chitarra acustica e ancora mi ricordo la prima volta in cui l’ho collegata all’amplificatore nella mia sala prove - aveva un suono incredibile - e ho pensato: “Bene, voglio che tutto quello che faccio abbia questo suono”. Per molti versi si è trattato solo di fortuna. Molte chitarre acustiche, una volta amplificate, finiscono per avere un suono orribile. Voglio dire veramente orribile. Ma l’uomo che ha costruito la chitarra sapeva bene che amplificatore usare e così l’ho chiamato, perché volevo usare questa chitarra per lo show di Londra. Era bellissimo ascoltarla attraverso l’amplificatore, non avevo mai ascoltato un suono del genere. Poi il mio amico Pete Cornish ha costruito per me un feedbuicker - una scatolina magica che elimina il feedback - la croce di tutti i chitarristi acustici. La notte del concerto, quando siamo saliti sul palco, ero molto carico. Avevo una chitarra acustica che suonava come diamanti, con un suono che nessuno aveva mai ascoltato prima. Avevo un suono e sapevo che volevo dividerlo con gli altri del gruppo…“.

B movie.

Wednesday 23 October 2013

Luno - guarda, la storia della tua relazione clandestina diventa in modo preoccupante sempre più simile a un film francese… -

Laltro - eh dai… -

- No, dico sul serio. Quindi ascolta il mio consiglio: troncala adesso finchè sei ancora in tempo, prima che lei ti scopra, si incazzi come un alligatore e trasformi il tuo bel film francese in un Bmovie messicano in stile Tarantino… -.

Come uccidere un avvocato in 10 mosse 10 (le altre 5).

Monday 21 October 2013

6. Leggete tutto quello che vi manda.

L’avvocato è obbligato a farvi leggere tutto quello che scrive per la vostra pratica.

E’ obbligato a farvelo leggere prima, e a tenere conto dei vostri suggerimenti.

Di solito, il cliente si annoia dopo tre righe a leggere quelle lunghe e sbrodolose paginate di fuffa avvocatesca, e si limita a leggere quella mezza pagina che l’avvocato gli ha - furbescamente - indicato (il resto sono technicalities, la parte che ti interessa è la fine di pagina venti… ).

Voi, invece, leggete tutto.

Poi, chiedete spiegazioni, e chiedete che ve le dia con parole semplici.

L’avvocato odia spiegare in “parole semplici” concetti che per lui e gli altri della sua ghènga sono banali, ma per voi esseri umani non hanno alcun senso compiuto.

Così facendo, costringerete l’avvocato a perdere del tempo a riscrivere con altre parole una cosa che ha già scritto in avvocatese.

L’avvocato percepirà tutto questo come una “perdita di tempo”, cioè il più orribile peccato nel mondo degli avvocati, tanto più che tutto ciò sarà perfettamente inutile in quanto, per lui, voi “non capirete una beata minchia lo stesso”.

7. Pretendete modifiche (nella forma).

Dopo che avrete letto tutto, e avrete ottenuto le spiegazioni, chiedete che l’avvocato cambi quello che ha scritto.

Fate tante piccole e inutili osservazioni alla forma, tipo “ma invece che a capo, qui non potremmo mettere un punto e virgola? Mi sembra che così il discorso scorrerebbe molto meglio“.

Gli avvocati sono convinti di scrivere benissimo.

Lo so, chiunque abbia mai letto una cosa qualunque, anche la lista della spesa, scritta da un avvocato è perfettamente consapevole di come scrivano male, male, male gli avvocati.

Chiunque, tranne loro.

Chiedere di cambiare una virgola, spostare una coordinata, sostituire un avverbio in un un atto, una lettera o un contratto scritti da un avvocato è, nella sua percezione, come chiedere a Dante di cambiare i versi della Divina Commedia.

Con in più, la perdita di tempo.

8. Pretendete delle modifiche (nella sostanza).

Chiedete poi all’avvocato di fare dei cambiamenti anche nel senso e nella sostanza, buttando lì termini giuridici a caso che risalgono alla vostra tardo adolescenziale passione per la serie di Hally Mcbeal o Avvocati a Los Angeles.

Tipo “ma perchè non chiediamo che non venga concessa la cauzione?” o “ma perchè diamo i nomi dei testimoni? Teniamoli segreti e li facciamo comparire a sorpresa all’udienza!!!“, oppure “ma nel contratto perchè non ha scritto che loro non potranno mai farci causa?” e via così.

L’avvocato dovrà pazientemente spiegarvi che quelle che avete detto sono cazzate grandi come il Pirellone, ma lo dovrà fare senza arrabbiarsi, e spiegando concetti per lui assolutamente banali a voi, che lo guarderete con occhio dubbioso chiedendo ogni tanto “ma è sicuro? No perchè l’altro avvocato…” (vedi punto 1).

Alla fine, quando ve lo avrà spiegato dieci volte, dite con aria di sufficienza “va bene va bene va bene, poi però se le cose vanno male sia chiaro che io non ero d’accordo eh” e chiedete, prima di uscire “a proposito, mi mette tutto quello che mi ha detto per iscritto?“.

9. Non rispondete.

Se l’avvocato vi cerca, è perchè ha davvero bisogno di qualcosa da voi.

Poichè infatti voi non capite una seppia, e tutto quello che potete dire o pensare non serve a nulla per lo sviluppo della vostra pratica, se l’avvocato vi cerca lui è perchè davvero, davvero, davvero non ne può fare a meno.

Voi, non fatevi trovare.

Aspettate che il tono dei messaggi dell’avvocato passi dal “Egregio Dottore, mi duole disturbarla” al “Caro signore, mi scuso per l’insistenza” al “Mi duole insistere ma è davvero urgente” al “dove cazzo sei maledetto  pezzo di fango?????“.

A questo punto ricomparite e alle sue rimostranze rispondete serafici “ma guardi che avevo un impegno di lavoro… sa, io se non concludo non vengo pagato, mica come certe professioni che sia che si vinca sia che si perda vogliono i soldi lo stesso…“.

10. Non pagatelo.

L’avvocato acceterà tutto quanto sopra, e molto, molto - MOLTO - di più e di peggio, se lo pagate.

Davvero.

Giuro.

Quindi, non pagatelo o, se proprio dovete, pagatelo tardi, male, a pezzi e in ritardo.

E chiudete sbuffando ad alta voce che, alla fine, non dovreste pagare nulla visto che poi avete fatto tutto voi.

Come uccidere un avvocato in 10 mosse 10 (prima parte).

Wednesday 16 October 2013

Da qui

http://waltermeregalli.wordpress.com/2013/06/18/1583/

ho rubato l’idea.

Sentitevi liberi di applicare il principio al vostro lavoro.

NB: a tutto ciò che segue, è naturalmente indispensabile aver premesso la frase magica. No, non sim sala bim, nè apriti sesamo, nè abracadabra.

No, la frase magica è “avvocato, prima di cominciare, mi raccomando, mi mandi oggi stesso la fattura per il fondo spese, che io non voglio avere nessuno che lavora senza aver preso i soldi“: con questa frase, voi potrete fare ciò che volete dell’avvocato, e lui sorriderà, sorriderà, sorriderà.

1. Fate subito capire che avete già sentito altri avvocati per lo stesso problema.

Gli avvocati sono competitivi. Li addestrano così all’università. Voi non lo sapete, ma agli studenti in legge  i professori non li interrogano: buttano una decina di foglietti con su scritto dei voti a caso, dal 18 al 30 e lode, e stanno a guardare mentre gli aspiranti avvocati si sbranano tra di loro.

Quelli che sopravvivono, e si presentano con il foglietto in mano, vengono fatti accoppiare tra loro per esaltare nella specie l’aggressività e la competitività.

Quindi dite al vostro avvocato “ne ho già parlato con un suo collega, bravissimo, ma sono venuto da lei per fare un piacere a un amico…“.

L’avvocato digrignerà i denti, comincerà a sudare e passerà metà della riunione a sbirciare tra i documenti della cartellina che avrete davanti a voi semiaperta, tentando di leggere la carta intestata del collega.

Attenzione, non mettete nella cartellina nessuna carta intestata di nessun avvocato, altrimenti l’avvocato reagirà nel solito modo, che insegnano alla seconda lezione del primo anno della facoltà di legge: “ah, ma è quello là… lo conosco… l’ho avuto come controparte in una pratica.. è un coglione, non capisce un cazzo“.

E ogni volta che l’avvocato dirà qualcosa, voi bofonchiate “ma… l’altro avvocato, lui mi aveva detto tutta un’altra cosa… mhz… vedremo…“, e sbirciate un foglio a caso nella famosa cartellina, fate un segno su una pagina a caso della cartellina, chiudetela e sospirate.

L’avvocato avrà un blocco gastroenterico, ma non ve lo farà vedere.

2. Documenti.

Non date nessun documento all’avvocato.

Lui vive, per avere i documenti.

Lui è come un dottore:  tutto quello che gli raccontate, sono cazzate: infatti, voi non capite un cazzo.

Come un medico, che guarda solo i risultati delle analisi e non ascolta nulla di quello che gli raccontate dei vostri dolori etc., all’avvocato non interessa un beato cazzo di tutto quello che voi dite, raccontate, avete fatto, detto, pensato, letto.

Voi non capite un cazzo, voi non contate un cazzo, voi fate solo casini.

Lui vuole solo i documenti. Voi, non dateglieli.

Così facendo, lo obbligherete a perdere del tempo ad ascoltarvi.

Questo lo manderà in bestia.

3. Documenti (2)

Alla fine, quando capirete che l’avvocato è in crisi di astinenza da documenti, sta a ròta, sbava e ha tremori diffusi, dategli i documenti.

Ma solo alcuni. Non tutti.

Ditegli qualcosa tipo “poi ce ne sono altri, che dicono delle cose diverse e contraddicono quello che c’è scritto in questi qui, poi glieli faccio avere“.

Quelli che gli date, siano in disordine.

L’avvocato odia con tutto se stesso i documenti in disordine. Lui dedicherà il tempo suo e quello di un povero praticante a mettere in ordine di tempo i documenti. Quindi, ogni volta dategli un po’ di documenti a caso, che lui dovrà infilare nell’ordine giusto nel fascicolo.

Quelli che gli date, dateglieli solo dopo averli fotocopiati o scannerizzati male.

Sbiaditi, di traverso, tagliati. Saltate qualche pagina ogni tanto.

Saprete di aver raggiunto lo scopo quando il praticante che assiste alla riunione si pugnalerà con una BIC quando vi vedrà tirare fuori l’ennesimo plico di carte dicendo “ah poi ho trovato anche questi… non riguardano tutti la nostra pratica… quelli che non c’entrano li butti pure… ah poi in ufficio ne ho altri, ma siccome erano troppi glieli porto la prossima volta“.

4. Mail.

Mandate mail.

Tante mail. Lunghe. Scritte piccole. Ripetete spesso, nelle mail, lo stesso concetto.

Fate domande, nelle mail.

Domande banali, tipo chiedete come mai non avete ancora ricevuto il documento, come mai l’avvocato non vi ha chiamato, come mai non vi ha fissato la riunione, mettendo in copia chiunque, colleghi, segretarie, praticanti, capi, altri clienti, amici comuni.

Ma fate anche domande del cazzo, ma più o meno tecniche, a cui l’avvocato non possa rispondere “sì” o “no”: obbligatelo a scrivere delle cose per lui banali, noiose e inutili ma che hanno a che fare con la pratica, e obbligatelo a prendere una posizione precisa, a favore o contro una determinata scelta, così che l’avvocato abbia sempre paura di avere scritto una cazzata.

Perchè gli avvocati a voce vi diranno qualsiasi cosa, tronfi e sicuri di se’, ma nella notte, gli avvocati tremano al ricordo di qualsiasi cosa che abbiano messo per iscritto.

5. Telefonate.

Telefonate. Ripetutamente.

Per chiedere conferma, per farvi spiegare, per raccontare.

L’avvocato ha - sempre - qualcosa d’altro da fare. La telefonata, perciò, gli rompe i coglioni.

Attenzione, però: alcuni avvocati si fanno pagare a tempo, quindi ad alcuni di loro la telefonata non darà - troppo - fastidio perchè faranno partire il cronometro.

Fregàteli con un semplice accorgimento.

Metteteli in viva voce, e ditegli che c’è con voi tizio o caio che ascolta.

Poi iniziate a ciarlare, e alternate senza senso nè soluzione di continuità discorsi sulla pratica che l’avvocato sta seguendo per voi a chiacchiere inutili, futili e senza costrutto sul tempo, sulla famiglia, sulla politica; chiedete all’avvocato se abbia mai fatto parapendio, come stanno i suoi figli o che ne pensa della difesa del Milan.

L’avvocato non potrà caricare i minuti della telefonata in cui non parlerà di lavoro, e passerà il tempo a spegnere e accendere il cronometro bestemmiando l’anno santo.

Non potrà nemmeno imbrogliare e caricare tutta la telefonata, perchè sa che voi avete un testimone che - nella mente malata dell’avvocato - potrà venire davanti al giudice a dire “l’ho sentita io con le mie orecchie quella telefonata, su mezz’ora di telefonata hanno parlato ventotto minuti di vacanze e figa“.

Lo so, lo so, voi non ci credete: ma l’avvocato le pensa  davvero, queste cose qui. Quindi, funziona.

Se telefonerete con costanza e applicando questo metodo, al vedere il vostro numero l’avvocato avrà sbalzi di pressione, alopecia istantanea, colite e emiparesi.

Son soddisfazioni.

(segue).

#alvarovitali.

Friday 11 October 2013

- …e quindi, dottore, voi di cosa vi occupate? -

- pompe -

- pompe? -

- ah sì avvocato, noi facciamo pompe -

- pompe -

- sì. Da anni, eh. Sono almeno trent’anni che facciamo pompe. Perchè sa, avvocato, uno non è che impara a far pompe così su due piedi -

- eh no -

- no no, proprio no. Che poi, oggi, è pieno di gente che s’inventa, s’improvvisa, si butta a far pompe… -

- pieno… eh ma con la crisi… -

- ma vede, avvocato caro, far le pompe non è come altre attività, che alla fine se sei bravo, vien fuori… se fai pompe, l’esperienza conta più di tutto. Se hai fatto pompe, pompe e ancora pompe, negli anni ‘80, che sembrava che si potessero solo fare le pompe usa e getta, e  poi nei ‘90, che le pompe dovevano essere fatte su misura, e poi negli anni 2000, che le pompe devi per forza farle durare il più possibile… -

- eh per forza… quando una pompa la fai durare… -

- ecco, solo se hai fatto tutti questi tipi di pompe, e sempre con impegno e professionalità, il cliente è soddisfatto -

- e torna -

- esatto!! Bravo avvocato! E non bisogna essere schizzinosi -

- ah no!!! Se fai le pompe, non puoi fare lo schizzinoso… -

- no anzi, cioè se viene uno e ti chiede se gli fai una anche una sola pompa, tu lo devi trattare esattamente come il cliente che son vent’anni che gli fai pompe, decine di pompe, centinaia di pompe -

- pompe a gagganèlla… -

- che  poi, ormai, anche nelle pompe il mercato è cambiato… prima, era il cliente che, sapendo che siamo i migliori a fare un certo tipo di pompe, veniva da noi… oggi, invece, devi essere aggressivo, appena hai anche solo il sospetto che ci sia qualcuno che ha bisogno di una pompa… ZAC! tu arrivi e gliela fai -

- zac… -

- e soprattutto, la cosa che oggi fa la differenza, è essere capaci di fare le pompe su misura, secondo le specifiche esigenze del cliente -

- ah, su questo sono d’accordo con lei! -

- che poi, anche lì l’esperienza è decisiva: che il cliente magari ti chiede una pompa o due fatte in un certo modo, e tu lì ZAC! devi essere bravo a offrire al cliente una pompa ancora diversa, che magari lui non sa nemmeno che si possono fare, quelle pompe fatte così, ma poi, quando il lavoro è finito, ti ringrazia, paga, e torna anche -

- eh, quando la pompa è fatta bene… -

- che adesso alcuni le pompe se le fanno fare all’estero -

- eh, ho un paio di amici, che una volta ogni mese, mesee’mmezzo, prendono e vanno… -

- ma lo lasci dire a me, che mi occupo di pompe da trent’anni… la manualità, la tecnica, tutto il lavoro che c’è dietro… altro che Cina! Altro che Romania!!! Le pompe, come le facciamo noi in Italia… che poi, avvocato, è chiaro che la mano d’opera anche noi la prendiamo anche dall’estero… a fare le pompe per noi abbiamo gente che viene dall’Africa, dall’Albania, dalle Filippine… -

- eh ma infatti, per esempio in zona via Cenisio…-

- anzi, le dico di più… spesso queste persone vengono da noi, imparano a fare le pompe qui da noi, e poi ZAC!, arrivano i tedeschi, gli americani ma anche i giapponesi, pagano (perchè pagano dei prezzi che noi non possiamo nemmeno immaginare…) e via, portan via la gente da loro e si fan fare le pompe come questi hanno imparato qui… -

Aho, tutta la riunione così, e non ho riso nemmeno una volta.

Sto diventando bravo…

Uìua l’itaglia.

Wednesday 9 October 2013

Allora, tale De Luca è contemporaneamente viceministro alle infrastrutture e ai trasporti, e sindaco di Salerno.

Siccome c’è una legge - una legge - che vieta espressamente di ricoprire contestualmente due incarichi come questi, e De Luca non si è mai dimesso nè dall’uno nè dall’altro, l’antitrust ha avviato un procedimento nei suoi confronti.

Intervistato su questi fati, il buon De Luca spiega la sua decisione di non dimettersi sostenendo che “la norma è assurda, in Francia fanno i presidenti del Consiglio e i sindaci. Serve a non perdere il contatto con la realtà, a non perdere la testa“.

Riflettete.

Un sindaco, nonchè viceministro, vi dice che siccome lui una legge la ritiene “assurda”, ah bhe allora lui non la rispetta.

Pensateci, ogni volta che siete fermi al semaforo e pensate “minchia ma’ sto semaforo messo qua è una assurdità”; De Luca, lui passerebbe col rosso.

Sindaco, e viceministro.

Viva l’Ungheria.

Wednesday 9 October 2013

E gli mmmerigani, dopo un presidente di colore, adesso mettono una donna a dirigere la Federal Bank.

E mandano i SEAL a spicciare i terroristi in giro per il mondo, senza farsi troppe seghe mentali.

Eh lo so, sarà fazìsta, cieco orbo giudaico pluto massonico cospiratore, ma a me i mmmerigani piacciono.

Altro che curve chiuse… Appello alla FIGC.

Wednesday 9 October 2013

L’approccio costruttivo.

Tuesday 8 October 2013

I tifosi del Milan hanno cantato dei cori razzisti contro i napoletani.

Per punizione, la prossima partita del Milan si giocherà a porte chiuse.

Giusto.

In Inghilterra per far godere il calcio a decine di migliaia di persone, tengono i razzisti e i violenti fuori dagli stadi.

Da noi, per tenere i razzisti e i violenti fuori dagli stadi, chiudono gli stadi.

E tutti a dire ègggggggggiusto.

Papà, ma noi che abbiamo pagato l’abbonamento al terzo anello rosso e tu hai detto alla mamma che quest’anno per l’anniversario non la portavi via tre giorni, perchè io ti avevo chiesto di venire con me tutte le domeniche a veder il mio Milan, papà ma noi possiamo andare, domenica?

No, noi domenica non possiamo andare allo stadio, piccolo mio, così gli ultras cattivi e razzisti imparano.

Però sai cosa, ce la guardiamo in televisione…

Eh ma chél lì.

Tuesday 8 October 2013

Hippo - …e a proposito, dottore, io aspettavo la chiamata di Abdhullà, quel suo amico per qurlla pratica da fare all’estero… -

lui - Non l’ha chiamata, avvocato? -

- No, niente -

- Eh, ma sa, alla fine, chél lì l’è negher.. -

- Ah, già -

- Eh bhe -.

Nimby.

Tuesday 8 October 2013

Ora, io odio Alitalia e tutti gli Alitaliani.

Li odio profondamente da anni, e non per quello che fanno o non fanno, ma per come lo fanno.

Spiego, breve.

Anche i tedeschi (Lufthansa), gli inglesi (British), i francesi (Air France) e tutti gli altri, nella storia, mi hanno cancellato voli, fatto perdere coincidenze, smarrito valigie, fatto pagare penali per un chilo di troppo nel bagaglio, bidonato con l’overbooking e in generale fato incazzare come un lupo grigio.

Quindi io odio Alitalia non perchè quel giorno han fatto quella cosa.

No.

Lo odio perché quando non mi hanno perso la valigia, quando non mi hanno fatto perdere la coincidenza, cancellato  il volo, messo in overbooking, fatto pagare penali - truffa ect., cioè quando le cose vanno “normali”, gli altri sono mediamente… gentili? cortesi? professionali? seri? sorridenti? disponibili? educati? non so, scegliete voi. Nella mia esperienza, l’Alitalia sono la rappresentazione concreta di quella che è la “romanella”, cioè quel fenomeno tipicamente nostrano per cui tizio e caio sono lì a fare quel lavoro perchè “c’avevo ‘n’ amico che je doveva un favore er sottosegretario e m’ha messo qqqua, mo’ sto qua pe’ n’anno poi me metto in malattia e ner frattèmpo vedemo se me pozzo spostà agli uffici scèntrali…”.

Ok, non è sempre così nè vale per tutti, però, siamo d’accordo che ALitalia la sensazione è - di solito - quella “ahò c’è ‘naltro rompicojoni che vòle salì sull’aero nostro… mortacci sua quanto me ‘nfastidischeno… ma nun se ne pònno sta a casa loro?”.

Ecco, premesso questo.

Io in sti giorni sto a ròta con le notizie sul salvataggio dell’Alitalia.

Spulcio, leggo, confronto.

Mi affido a Letta, ai saggi, ad Air France, alle Ferrovie, alla Cassa Depositi e Prestiti, a Berlusconi e a San Gennaro.

Alitalia nun po’ fallì!!!!

Alitalia deve vìve!!!

Daje Alità!!!!! Nun mollà!!!!

Almeno fino al 12 novembre.

Che io il 12 torno dai miei 4 giorni via che il volo l’ho preso con i punti millemiglia, cazzo.

E ho anche già pagati gli alberghi, ricazzo.

Alitalia alè alè, Alitalia alè alè!!!!!

Poi, il 13, ahò, lo chiudiamo ’sto baraccone mangiasoldi de morti de fame?????????

Un òbbi.

Monday 7 October 2013

No perchè, diciamolo, l’immagine del giovanile professionista milanese, tra i quaranta e i cinquanta, è quella di uno che a un certo punto può rallentare, che non vuol dire smettere, ma ormai punta sulla qualità, più che sulla quantità.

E la qualità gli da, da una parte, un migliore ritorno economico e dall’altra un po’ più di tempo libero.

Quindi il professionista, nell’immaginario, lavora, ma ha anche il tempo per dedicarsi alla famiglia e ai suoi molteplici hobby.

Egli infatti fa sport, nel senso che frequenta abitualmente la palestra, per tenersi in forma.

Ma almeno una o due volte la settimana corre, per dieci quindici chilometri.

Nuota, almeno una volta la settimana, in piscina. Meglio al mattino.

D0inverno scia, d’estate fa surf o va a vela.

Tranne i due mesi pi freddi, gioca a golf. E prende lezioni, perchè col passare degli anni, la forza deve lasciare il posto alla qualità dello swing.

Va a teatro, alternando robe classiche, tipo Scala, a qualche scelta più popolare, ma non si fa mancare il Piccolo Teatro Studio, per non perdere contatto con le avanguardie.

I concerti, non devono mancare, dal jazz al Blue Note, al Carroponte per qualche cantautore.

Non perde una mostra.

Seleziona i ristoranti, prechè li ha provati tutti.

Ha smesso di fare gli aperitivi nei locali, troppo rumore, brutta gente, ragazzini; meglio organizzare a casa, con qualche amico, una decina, e poi improvvisare una gara stile masterchef, magari a squadre.

Siccome non deve più far finta di essere adulto, può di nuovo divertirsi con i passatempi da ragazzino, quindi Xbox, ma si è imposto di comprare un gioco nuovo ogni due mesi, non di più.

Accompagna i figli a lezione di canto, piano, calcio, danza, musica, recitazione. Non si perde un saggio o una partita.

Quest’anno ha deciso di imparare il sax, e una volta a settimana va al conservatorio, dove ha trovatoun maestro bra - vis - si - mo.

E’ un po’ indietro col restauro di quella vecchia porsche che ha comprato a un’asta in Francia dieci anni fa, ma solo perchè quando lui e i suoi amici si trovano all’officina che hanno affittato passano la sera a cazzeggiare invece che a lavorare sullo spinterogeno.

Il viaggio alle Maldive è andato bene, ci voleva proprio, ma non vede l’ora di fare quel week end lungo con sua moglie in Bretagna, in quel boutique hotel, e se pioverà sarà ancora più romantico.

Peccato che piova, perchè la moto nuova dovrebbe essere fatta girare un po’, prima dell’inverno.

Ma il corso di fotografia artistica lo ha preso proprio bene, e quindi ha dovuto sacrificare un po’ del suo tempo.

***

Magari smetto di pensarci, che ne dite.

Rubata.

Monday 7 October 2013

In questa Milano autunnale, con il cielo “grigio Armani”…

#soloamilano.

Slàuti.

Friday 4 October 2013

No che io quando scrivo le mail o le lettere alla fine quando scrivo “cordiali saluti” due volte su tre scrivo “slauti” invece che “saluti” e devo cancellare e correggere.

Son problemi.

Ma devono essere problemi seri, perché ultimamente  che scrivo molto in inglese ecco invece che “kind regards” alla fine mi viene sempre “kind regrads”, che è la versione british degli slauti.

Me devo preoccupà???

Eugenio

Friday 4 October 2013

E’ un genio (rubata da un blogghe).

- Credo che io te dovremmo fare sesso -

- Non credi che potresti essere un po’ più sensibile? -

- Credo che io te dovremmo fare sesso, il mare -.

A due a due.

Thursday 3 October 2013

Bubi, appena saliamo sulla moto - ho le gomme sgonfie -

Io - ho i coglioni girati -

- Bene. Allora possiamo andare -.

Serietà.

Thursday 3 October 2013

Non scrivo più nulla di serio.

E’ vero.

E’ che è sempre più difficile essere seri e non avere l’impressione di essere anche scontati, retorici, strumentalmente profondi.

Sarà che invecchio, ma il sorriso, l’ironia e la cazzata mi sembrano oggi l’unico linguaggio che abbia una semplice piccola dignità indipendentemente “mi si  nota di più”.

Però.

Però stamattina in bici l’aria era fredda e il cielo era grigio.

La gente correva e sentivi quasi i pensieri della gente correre veloci due passi avanti a loro.

L’aria era elettrica di motori telefoni postumi di un ieri sera di qualcuno saluti frettolosi a bimbi lasciati a scuola e musica nelle orecchie a non sentire quel piccolo senso di colpa che occupa il cuore ad ogni  ciao amore ci vediamo stasera.

La musica che suona in sottofondo è quella dell’autunno che è arrivato, ma io lo guardo con gli occhi stretti stretti, già lo so che sono in caccia, tra tutti i da fare e le cose e gli impegni e le ore di sonno da recuperare lo so che sono già in caccia di quei piccoli momenti che fanno diventare bello anche l’autunno, e sono bastardi, che non è come l’estate la primavera o la neve dell’inverno no l’autunno lui o li trovi li cerchi uno a uno i piccoli momenti o se no non li vedrai mai e allora sì, l’autunno è lungo e grigio.

Sabato e domenica piove.

Io farò la polenta.

Perchè è autunno, piove. E io faccio la polenta.

A Milano.

Io.

Serio.

C’è ancora speranza.

Wednesday 2 October 2013

In questo tempo bue (che dovrebbe essere la versione singolare di “in questi tempi bui”, ma non mi sembra che sia uguaglio… mha!) si deve cercare di cogliere ogni piccolo segnale e leggerlo come un messaggio di speranza.

Tu, signorina.

Tu, sui trentacinque.

Tu, vestita carina ma semplice, truccata carina ma semplice, chic ma senza impegno, con gli occhiali ma senza la montaturagggrossa.

Tu, giovane donna milanese, insomma.

Che sfrecci sul marciapiede con la tua bicicletta, bicicletta un po’ scasciata, un po’ blasè, un po’ fanè, un po’ cheap ma chic.

Bicicletta milanese, insomma.

Tu che sfrecci e hai gli auricolari bianchi dell’iPhone.

Tu che mi passi accanto e senza vedermi canti, e credi di cantare a bassa voce ma siccome hai gli auricolari bianchi dell’iPhone invece canti a voce alta.

E canti “semmilasci nonvaaaaale, semmilasci nonvaaaaale…  tutto il nostro passato, in quella valigia, non ci puòsssstare…”.

Tu che continui a pedalare, senza accorgerti che ti ho sentita, senza vedere la mia espressione.

E io mi allontano, le mani nel pantagrigio, la cravatta svolazzata e il telefono che squilla, che penso “c’è ancora speranza”.

Ol’ songs.

Tuesday 1 October 2013

Ascolto in sottofondo vecchie canzoni, che non sentivo più da tanto che oggi il jazz il fusion il drum&bass i cantanti di nicchia.

Vecchie canzoni che non sentivo più perchè mi avevano annoiato.

Vecchie canzoni che partono senza avvisare dallo shuffle.

Vecchie canzoni che sai a memoria e non fai fatica a seguire e non devi decidere se sono belle perchè non sono nè belle nè no, sono tue.

Vecchie canzoni che mentre suonano te le infili senza far fatica, come una maglietta in fondo all’armadio, che ti metti senza pensare per fare un lavoro in casa, e poi passi davanti allo specchio, e sei tu. Vent’anni fa.