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Archivio di June 2013

àcconto (it’s not my country).

Thursday 27 June 2013

Il vostro paese vi chiede un acconto sulle tasse che pagherete il prossimo anno.

Dice perché?

Perchè sì, risponde il tuo paese, che mi servono i soldi e ormai sono anni e anni e anni che ormai ti chiedo di anticiparmi un po’ delle tasse dell’anno prossimo, dammi un po’ d’ossigeno, è un periodaccio, ti dice il tuo paese, e te dici vabbè, dai, ti capisco - cioè non ti capisco, ma vabbè…- ti capisco, cià dai tieni un po’ di soldi, mi raccomando non berteli tutti, poi facciamo i conto e me li scali da quelli che ti devo.

Il vostro governo, quest’anno, ha detto che l’acconto - l’acconto, eh - sulle prossime tasse è del 110% (CENTODIECIPERCENTO).

Ma solo a me c’è quaccheccosa che non torna?

Ma solo a me non capisco bene?

Ma solo a me io forse all’università i corsi di economia politica I e II ero al bar a prendere il cappuccino o nei chiostri a tampinare le belle gnocche del primo anno, e quindi magara non mi torna?

Ma solo io, la Svizzera e la Sicilia?

Ma solo io, la bestemmia?

Quincy.

Friday 21 June 2013

Omero maestro di eloquenza

E questo è facile.

Sed nunc genera ipsa lectionum, quae praecipue convenire intendentibus ut oratores fiant existimem, persequor.

Ma ora perseguiterò i generi letterari che ritengo opportuno che siano conosciuti da chi vuol fare l’oratore.

Giusto: così imparano, i generi letterari, non gli darò scampo.

Igitur, ut Aratus ab Iove incipiendum putat, ita nos rite coepturi ab Homero videmur.

Quindi - igitur è quindi, da sempre - così come Giove pensa che si debba iniziare con un campo Arato - è evidentemente maiuscolo perchè tiene dentro sottinteso “campo”, quindi si gonfia, quindi maiuscolo: son sottigliezze, che fanno la differenza - così noi andiamo - ita è andare, non Italia… minchia qui è difficile, qui fa una strage di quelli che la càzzano… - da Omero, a vedere. Eccerto, anzi c’è pure l’ironia, tipica di Quintiliano, andare a vedere Omero, che come tutti sanno era cieco; ahahah, vecchio buffone, il Quinty.

Hic enim, quem ad modum ex Oceano dicit ipse amnium fontiumque cursus initium capere, omnibus eloquentiae partibus exemplum et ortum dedit.

Infatti qui, proprio come dice lui - ipse dicit, si sa - dall’Oceano originano fonti e sorgenti, egli - Omero -  diede a tutti esempio di parti di eloquenza. Taaaac.

Hunc nemo in magnis rebus sublimitate, in parvis proprietate superaverit. Idem laetus ac pressus, iucundus et gravis, tum copia tum brevitate mirabilis, nec poetica modo, sed oratoria virtute eminentissimus.

A lui nessuno lo superò nella sublimità nelle cose grandi, nelle piccole con proprietà. Minchia Omero, insuperabile… tipo la pubblicità del tonno… minchia Omero.

Nam ut de laudibus, exhortationibus, consolationibus taceam, nonne vel nonus liber, quo missa ad Achillem legatio continetur, vel in primo inter duces illa contentio, vel dictae in secundo sententiae, omnis litium atque consiliorum explicant artes?

Minchia questa è lunga. Minchia quando è lunga, la regola è solo una, con il latino: comincia dal fondo e risali, tipo salmone con la corrente. Daje.

Infatti - nam è infatti - infatti  affinché si taccia delle lodi, delle lodi e delle consolazioni, nonna o nonno libero - minchia cazzo c’entrano nonna e nonno??? nonne vel nonus liber… esso è tranello, vedrai qualcuno ci casca e scrive Nonno Libero maiuscolo tipo Lino Banfi, ma invece è una metafora, nonna e nonno intende gli antenati, a me non me la fa… - che contenne la messa ad Achille legato - Achille è stato legato, me lo ricordo, tipo prigioniero, lo racconta l’Iliade, ora la messa è più complicata, poi capiamo, tanto ai tempi di Quintiliano c’era già i Cattolici no? - o primo tra i duci quella è contenuta, o una sentenza detta in un secondo, le arti spiegano tutto, le liti e anche i consigli? Mi sembra chiaro. Poi la limiamo, mettiamo in bolla i tempi dei verbi e vediamo, ma scorre, precisa.

Adfectus quidem, vel illos mites vel hos concitatos, nemo erit tam indoctus, qui non in sua potestate hunc auctorem habuisse fateatur.

E non c’è nessuno così ignorante - minchia che culo, questa stava bella sul vocabolario, minchia che goduria - o di quelli miti o di quelli concitati, che questo autore non avesse in suo potere questi effetti. Cioè dice che nessuno dubita che Omero sia un capo. Taaaac.

Age vero, non utriusque operis ingressu in paucissimis versibus legem prohoemiorum non dico servavit, sed constituit?

E non è vero - minchia come godo quando trovo la frase idiomatica sul vocabolario… - che non solo all’ingresso delle sue opere in pochissimi versi la leggi dei proemi non dico che ha conservato, ma ha costituito? E’ vero, è vero…

Nam et benivolum auditorem invocatione dearum, quas praesidere vatibus creditum est, et intentum proposita rerum magnitudine et docilem summa celeriter comprensa facit.

Infatti e una benevola invocazione alle deee, che si crede che presiedano ai vati, e una proposta di intenti delle cose con grandezza e docile una somma compresa fa velocemente. Cioè, fa una invocazione alle dee tipo “cantami o diva” etc. etc. e poi ha fatto il grano docilmente e velocemente, in quanto infati Omero è sempre stato un capo, anche nel fare il grano, e Quintiliano lo sa e anche un po’ rosica.

Narrare vero quis brevius quam qui mortem nuntiat Patrocli, quis significantius potest quam qui Curetum Aetolorumque proelium exponit?

Chi brevemente davvero più che chi annuncia la morte di Patroclo, che più significativo può che colui che Cureto e Etolo espone nel proemio?

Ora, detto che Cureto e Etolo io non so chi siano, ma ’sti cazzo di greci e latini si impestarono di dei, dee, mezzi dei, semidei, figli di dei, amici di dei, mezzi uomini, mezzi tori, mezzi sticazzi, saranno due di quelli, minchia, il proemio è da sempre saputo che è il pezzo forte di Omero, e quindi taaaac.

Mi sembra precisa. Ora sistemo i verbi e la mando al corriere.it, che secondo me la mettono come traduzione ufficiali.

Cazzo, dopo tanti anni, ancora je l’ammollo…

Al classico c’è Quintiliano.

Thursday 20 June 2013

Dice che al classico quest’anno c’è Quintiliano.

Non vedo l’ora.

Il buon, vecchio, caro, immarcescibile Quintiliano… come dimenticarlo? Il grande, memorabile Antonio Ruberto Gustao da Silva Soresinha, detto “O’ Quitiliano” per le sue note origini della favela di Quintillia, alla periferia di Guaranà, nel Mato Grosso, che esordì con una doppietta a soli 17 anni nel Cruzeiro, anche se poi i suoi anni migliori li ha vissuti nel Sao Paolo del maestro Tabarez, che lo trasformò in seconda punta di movimento sfruttando la meglio la sua propensione agli inserimenti da sinistra, anche se era un mancino naturale… come “guarda che ti confondi”????

Il quadro con le gambe (baby boomz…).

Tuesday 4 June 2013

Allora la sera le mie ciampoline non s’accontentano di una storia normale, tipo labbelladdormentata, biancaneve o cenerentola, no, loro vogliono “unastorianuova” tutte le sere.

E mica te la puoi inventare tu, nannannannà, la storia la scelgono loro.

Ieri sera che storia volete? Vogliamo… vogliamo… vogliamo… la storia quadro con le gambe!!!

Il quadro con le gambe?????

Sì sì sì sì!!!

Vabbè, il quadro con le gambe.

Qui la faccio breve, una sinossi, diciamo.

C’è un signore molto ricco che costruisce un museo ma nessuno è interessato ai quadri che espone.

Allora va dal mago - quale mago? adesso non rompete la uàllera, nelle storie c’è sempre un mago che risolve ogni intoppo narrativo, il deus ex machina della favolistica mondiale, prova te a uscire da una storia, in piena digestione post cena, senza l’intervento risolutore di un mago… - dicevo va dal mago e il mago gli dice portami la cornice più bella che hai.

Allora il signore porta al mago una cornice bellissima, così bella che non aveva mai trovato un quadro abbastanza bello a metterci dentro.

Il giorno dopo il mago gli restituisce la cornice, vuota come prima e, alle perplessità del signore, replica dicendogli di appendere la cornice nel museo e aspettare.

Il signore fa come detto dal mago e alla sera la cornice si stacca dalla parete, e con due piccole gambe cammina per il paese.

La gente, stupita, segue la cornice che arriva sull’argine del fiume e si ferma, rivolta verso il tramonto.

Così tutti si fermano e guardano un tramonto bellissimo, riflesso nell’acqua mossa del fiume, incorniciato dalla cornice, e si rendono conto che non avevano mai prestato attenzione a una cosa così bella come quel tramonto, finchè non era stata racchiusa dalla cornice.

Il giorno dopo, la cornice sale un sentiero e incornicia un piccolo cerbiatto appena nato, e tutti si commuovono per la bellezza e ancora si stupiscono di come non la avessero mai notata prima.

Il gorno dopo ancora, la pioggia battente che schizza sulle pozzanghere, poi gli uccelli in volo all’alba, e così via.

Finchè la gente si incuriosì, andò nel museo per vedere gli altri quadri e si appassionò ai quadri e alle loro storie, e finalmente il museo fu pieno di gente e il signore fu molto felice.

E vissero tutti per sempre felici e contenti.

Tenendo presente che la versione “favola” era di molto condita con magie, storie, bambini, frizzi lazzi e mazzi, mi sembrava di aver portato a casa un signor risultato.

Allora buonanotte amori miei, ciao piccole, io vado…

NO PAPA’!!!!!!

Come no?

No, hai sbagliato storia!!!!

Inghessenso, shcùs?

Noi avevamo chiesto la storia del QUADRO con le gambe, ma tu hai raccontato quella della CORNICE.

E’ una storia diversa.

QUINDI adesso ci racconti quella del quadro con le gambe.

Scusate, ma se non era quella giusta, non potevate dirlo subito?

No. Perchè dopo che era iniziata volevamo lo stesso sapere come andava a finire…. adesso racconta quella giusta, però…