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Hippo blog » 2013 » May

Archivio di May 2013

Lympic.

Friday 31 May 2013

Dice la gazzetta che per le Limpiadi del 2020 ci sono in lizza tre sport che potrebbero essere ammessi.

La lotta, che è stata appena esclusa, il softball (baseball femminile) e… LO SQUASH!!!!!

Oggi abbiamo giocato io e il Perfido Buby e abbiamo deciso che secondo noi, se mettiamo giù un progettino, un programma di allenamento, una dieta bilanciata di fibre e carboidrati, bevendo molto che spurga, un paio di lezioni ogni mese e qualche corsetta nel fine settimana, ce la facciamo.

Abbiamo sette anni, per prepararci.

Fai sei, che l’ultimo dovremo utilizzarlo per qualificarci…

Il sogno lìmpico, che diventa all’improvviso realtà…

Kalìnka…

Thursday 30 May 2013

Vengo dal paese dei lupi e degli orsi.

Sono a cena con questi due, due dalla fazzabbrutta e lo sguardocattivo e il sorrisochenonridodavvero.

Si beve e si ride e si scherza e uno mi dice “sei stanco?” e io “eh un po’ stamattina mi sono alzato presto” e lui mi dice “è sempre un problema alzarsi presto al mattino vero?” e io “eh sì“.

Allora lui mi guarda e mi dice qui da noi c’è un detto, dice “il lupo deve alzarsi e camminare, perchè il lupo, se non cammina, non mangia; amico mio, se vuoi essere lupo, devi sapere che allora ti devi alzare e devi camminare, tutti i giorni“.

Ahhhuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuhhhhhhhh….

***

Minchia oh ma guarda che Shlafo ogni volta che gli chiedi di fare qualcosa, anche se è il suo lavoro, ti guarda con una faccia, sbuffa, alza gli occhi al cielo… eccheccazzo, ma gli fa così fatica lavorare???

Guarda, io a Shlafo l’ho capito da mo’, lui è uno di quelli che resiste più tempo sott’acqua che a lavorare…

Mèttete comodo…

Friday 24 May 2013

Ieri è stata una di quelle giornate.

Che alla sera c’hai i piedi come due zampogne, gli occhi pesti, l’ascella morta (male) e i coglioni come due pesci palla (da gonfi).

Ieri prendo il treno delle sette per Roma quindi sveglia alle sei, in viaggio non dormo quasi per una serie di rotture di coglioni in sequenza, poi da quando arrivo a Roma (dove giustamente piove abbestia) è uno sbattone unico e infinito, in giro come una trottola, taxi, riunioni, telefoni, mail, fax, cacachezzi, tanti cacachezzi.

Il tutto condito che a mezzogiorno mi raggiunge Gomito (così detto perchè alla domanda “e com’è?” la risposta è stata “guarda, tra lui e un gomito nel culo, scelgo il gomito”), che passa con me tutto il giorno.

Minchia, Gomito.

Gomito, che tra l’altro è uno di quelli che ti spiegano. Cosa, ti spiegano?

Non è importante, lui spiega.

Piove? Ti spiega perché.

La Roma ha perso? Spiega al tassista perchè.

Ti scappa la pipì? Ti spiega come, dove e quanta farne.

Minchia, Gomito.

Alle sette di sera, di corsa, arriviamo ridotti come làmmerda alla stazione, per prendere un comodo e allegro treno che dovrebbe lasciarci a Milano (dove mi dicono abbia cominciato a piovere, che io sono in stazione con la bici…) alle dieci.

Tremo, all’idea di tre ore di treno con Gomito, dopo la giornata infernale che ho avuto.

Che posto abbiamo? chiedo a Gomito.

Carrozza 6, posto 4A, mi risponde.

Io prendo il mio biglietto… ma… ma… io ho carrozza 3, posto 2C!!!!

La segretaria che ha fatto i biglietti ha preso due posti in due carrozze separate, ah, perchè li ha presi tipo con le miglia accumulate nei viagi precedenti e quindi come fosse antani dell’omaggio con la tarapioca del posto assegnato alla mandolina…

Vabbè, gli dico, Gomito, andiamo ai nostri posti poi vediamo.

Minchia.

Posto nel salottino del Frecciarossa, da solo.

Un sogno.

bi bip, bi bip: messaggio di Gomito: “qui da me è pieno di posti liberi”.

Risposta mia “bene, mettiti comodo e riposati”.

La giornata si è salvata all’ultimo…

Fùbbol.

Tuesday 21 May 2013

Il bimbo è meraviglioso.
Soprattutto quando, dopo aver fatto goal, prima si spaventa un po’ per il boato e poi, da bravo piccolo tarro inglese, alza le mani al cielo.
Alla fine, il coro dei tifosi dice “sign him up, sign him up, sign him up”, che sarebbe una specie di “ingaggiatelo!!!”.

Prestìgi.

Tuesday 21 May 2013

Nel mondo degli avvocati ci sono due, tre, quattro studi che sono “quelli là”.

Quelli fichi.

Quelli che fan le cose fiche, che fan le parcelle da milioni di euri, che sono in seicento nella sede di Milano, trecento a Roma ma poi New York, Shangai, Londra, Rossano Calabro.

Insomma, abbiamo una causa contro uno che lo difende lo Studioficoitaliano per eccellenza.

Sì, quello. Se siete avvocati e vi è venuto in mente uno studio, subito, ecco, sì, loro.

Insomma loro, che assistono il caro signor Papozzi, ci fanno causa al nostro cliente Signor Rupf, perchè un contratto firmato non firmato modificato scritto riletto detto la mail le trattative l’antani con la rincorsa.

Noi rispondiamo e scriviamo che ci spiace, ma non dovevi fare causa al Signor Rupf, ma alla sua società, la Rupf Entertainment, Mugolons & Serramenti Ltd.

Oggi depositano la loro replica (cioè, rispondono) gli avvocati dello Studioficoitalianopereccellenza.

E rispondono scrivendo “è evidente che il signor Papozzi ha tutti i motivi per fare causa al Signor Rupf: infatti, non si vede per quale motivo una persona importante come Papozzi, oltretutto assistito da due avvocati, faccia causa a qualcuno se non ha un valido motivo per fargli causa” (parafraso, ma appena appena).

E invocano anche l’articolo 88 del codice di procedura, che per voi che per lavoro fumate le sigarette elettroniche per vedere l’effetto che fa, dice che “le parti e i loro difensori hanno il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità” e che in caso contrario il giudice deve segnalare il caso alle autorità disciplinari competenti.

Traduco, per voi rinciucciti di playstation.

Loro mi fanno causa.

Io rispondo che non sono io, quello a cui dovevano fare causa.

Loro si offendono e dicono certo che sei tu, se no perchè mai ti avrei fatto causa? e segnalano il nostro comportamento scorretto al giudice, perchè ne informi gli uffici competenti.

Competenti, loro, gli uffici.

In (competenti), quelli Studioitalianoficoperccellenza.

Mi piacerebbe esserci, alla prossima udienza.

Nìgga.

Tuesday 21 May 2013

Sul razzismo e Balotelli la cosa più bella e condivisibile l’ho letta oggi di uno che dice “sarei curioso di vedere quanti di quelli che insultano Balotelli per il colore della sua pelle avrebbero il coraggio di ripetere le stesse cose faccia a faccia con Mario, da soli“.

Solidarietà.

Monday 20 May 2013

Stamattina si va a lavorare in bicicletta, e prima si monta la ciampolina sulla bici e la si porta a scuola.

Prima di salirla sul seggiolo della bici, il seggiolo medesimo viene scosso, ribaltato, agitato, asciugato, phonato spazzolato, che minchia è due settimane che piove, il seggiolo è fradicio.

Salita e seduta la bimba - amore, è tutto a posto? è asciutto il seggiolo? - salto in sella.

Spolsh.

Dici, ma se piove da tre settimane, cosa ti fa credere che il seggiolo sia completamente fradicio, mentre per una congiuntura astrale favorevole la sella della bici sia rimasta asciutta?

Insomma, ho il fondo dei panta come se mi fosse venuto un attacco di sciolta. No bello.

Porto la ciampolina a scuola, ciao amore mio ciao ciao, risalgo sulla bici (ri-splosh) e mi avvio, Nibali di pianura, infilando la ciclabile e scampanellando con furia a quelli più lenti di me, cioè a tutti.

Mentre sorpasso tre lentoni, per avere più abbrivio scalo tre marce track track tratrack! mi alzo sui pedali, spingo, scarto, e il pedale gira a vuoto.

La catena, caduta.

Bella l’immagine, di un signore di una certa età, chino sulla b bicicletta, sudato pezzato, che ogni volta che si pia a più di 30 gradi si vede che si è cagato addosso, mentre cerca di rimettere su la catena evitando che gli ingranaggi del cambio gli si aggroviglino con la cravatta.

Dopo vari tentativi, risalgo il bici e con le mano ridotte nammerda, faccio tre pedalate fino al semaforo.

Lì, uno, elegante, panta giacca cravatta, cioè uno come me, diciamo, senza nemmeno dirmi niente, tira fuori dalla tasca due fazzoletti di carta e me li porge, per poi ripedalare via nel traffico della mattina.

Milano, lunedì, solidarietà ciclistica.

Grazie, grazie…

Friday 17 May 2013

Daje torto.

Thursday 16 May 2013

Oggi il rettore - magnifico, sa va san dir - ci diceva che ingegneria tira dibbestia, cacceno via la gente.

Economia, cala, ma tiene botta.

Giurisprudenza, aaaaatraggedia, la peste secca, le cavallette, nelle aule del primo anno si sente l’eco, i docenti entrano solo vedono due studenti in tutta l’aula, seduti in fondo, e tutti contenti i docenti iniziano la lezione “no prof scusi, noi eravamo venuti qui per trombare, sa, questa aula è sempre vuota…”.

E dici ma com’è, che ai tempi miei facevano abbiamo fatto i test i pre-test gli anti-test e anche gli anal-test, per essere ammessi (”ammessi”, e ringraziare che t’ha detto culo) a studiare legge in aule sovraffollate, alla Statale tipo diritto privato lo facevano al cinema, gli esami duravano tre giorni, con batterie di assistenti schierati, attese di giorni, calca accalcata accaldata fuori dalle aule, professori che che darti la tesi “guardi prima di tre anni non c’ho un buco libero”.

Eccheccazzo?

Ma oggi, un ragazzo che vede gli avvocati, cosa vede?

Cosa vedevo, io?

Signori eleganti, in giacca e cravatta, benestanti, con un lavoro interessante, rispettati “buongiorno avvocato” “arrivederla avvocato”, la gente che se dicevi “ti faccio scrivere dall’avvocato” si cacavano, ohi se si cacavano, gli studi con le sale riunioni, le udienze in toga, il tribunale, i giudici.

Oggi, cosa vede?

Un mare di mezzi morti di fame, che si arrabatta per arrivare a fine mese, un generale diffuso disprezzo, che fai penale? è colpa tua, Berlusconi è colpa tua e di quelli come te, se il negro è in giro col piccone è perchè uno di quelli come te l’ha tirato fuori, la prescrizione è colpa tua, che sfrutti le pieghe della legge per tener in giro in malandrini, a che fai civile? ecco aiuti la gente a non pagare le tasse, ma com’è che per avere i miei soldi ci vogliono due anni, avvocà lei non mi segue, pagare? che pagare?, facciamo così, se vinciamo, la pago, se perdiamo, mi da i soldi lei, ci sta avvocà, che qua fuori sta la fila di avvocati, che per un tozzo di pane mi fanno anche la foca con la palla in equilibrio sul naso… ma bene eh, che pare ‘na foca vera, venga lei da me, sì a Vergate sul Membro, venga alle 9.00, io arriverò alle 11.00 ma lei mi aspetti, io venire da lei in studio? e perché? chiccazzo è lei? un fornitore? un cliente? labbanca? mi fa un pompino? No? e allora da lei non vengo, venga lei, e mi raccomando, porti un regalino per mia moglie, che ci tiene, e ricordi sta la fila, fuori, che fanno la foca col regalino sul naso.

Questo, vedeno.

E vedeno bene.

Ingegneria.

O anche falegnameria. Sempre meglio che avvocato.

In gratefull memory.

Wednesday 15 May 2013

Quelli che se chiamano e non rispondi, richiamano.

Quelli che vanno in vacanza, ma non sanno come fare, con tutto quello che hanno da fare.

Quelli che vi lamentate ma l’Italia non è peggio degli altri paesi.

Quelli che si lamentano, si lamentano, si lamentano.

Quelli che parlano sempre loro e un minuto prima di salutarti ti dicono “a proposito, e tu?”.

Quelli che c’è un limite a tutto.

Quelli che una volta non eri così.

Quelli che “sto invecchiando”.

Quelli che ti mandano le mail e poi ti telefonano per sapere se l’hai ricevuta.

Quelli che quando mandi la mail non ti rispondono per dirti che l’hanno ricevuta e ti obbligano a chiamarli.

Quelli che non capiscono.

Quelli che se possono sbagliare il modo, il momento, il tono e anche le parole, tutto insieme, che ci vuole del talento eh, ce la fanno senza fatica.

Quelli che e dilla ‘na cazzata ogni tanto.

Quelli che sanno fare le cose, bene.

Quelli che è colpa di Berlusconi.

Quelli che l’Inter.

Quelli che ma stai a casa che guarda che è pericoloso.

Quelli che passo solo un minuto in ufficio non la disturbo devo dirle solo una cosa.

Quelli che al telefono “per quella cosa… ho parlato con l’amico… non l’amico-amico… l’altro, quello della seggiola… ha detto che ci pensa quello che sai… prima però deve sistemare quella storia con il… come posso dirtelo… capisci… hai capito no… la cosa della macchina ma NO la macchina… a Milano, vicino a Milano, ma non in centro… dove sta quello… oh ma hai capito??”.

Quelli che eh ma noi di Napoli.

Quelli che fanno tre figli, una maratona al mese, giocano a tennis tutte le settimane, hanno finito il corso di sommelier, nel week end cucino io che mi rilassa, d’inverno sciano tutti i fine settimana e stanno studiando il clavicembalo tre sere a settimana, viene il maestro a casa.

Quelli che macchittelofaffare.

Quelli che se io ero te, altroché.

Quelli che ah ma tu il sabato non lavori?

Quelli che sei stanco? Come mai?

Quelli che sentono solo la musica anni 80, perchè sanno già le canzoni.

Quelli che non ho sky, guardo pochissimo la televisione.

Quelli che ma leggi queste cazzate?

Quelli che sono pesanti, e sono tanti.

Preciso.

Wednesday 15 May 2013

L’ammmmmore mio è a Londra, le ciampoline sono in Spagna, io sono a casa da solo come un cacozzo.

L’unica cosa buona dell’essere a casa solo come un cacozzo, è che al mattino posso traquillamente dormire fin diciamo le ottunquarto anche ottemmezza va, e arrivo lo stesos bello preciso in studio.

Ieri sera vado a letto, telefonata di buonanotte all’ammmmmore mio e attacco l’iphone alla presa, che c’ha ormai tipo il 3 percento di batteria. Verifico che la sveglia sia alle ottounquarto, e SBAM!!! passa uno di soppiatto e mi chiava un colpo di mattone sulla nuca, e io entro in un meraviglioso stato di morte apparente.

Stamattina, chebbello penso, nessun pianto, vomito, febbre, incubo, sete, orsacchiotto perso o “nonhossssonno” da gestire, e nemmeno l’ammmore mio che si sveglia prima e va in bagno… ah, mi sembra di aver dormito una vita… mischia… e non è ancora suonata la sveglia… che ore sono?

Iphone… iphone, iphone, perchè non parli? Perchè non ti appicci neppure? Perchè se io schiaccio tutti i tastini (”tutti”… so’ due…) non favelli ma manco fai una lucina????

Ah, dici che ieri sera, dici ho attaccato il caricatore alla presa quella che non fai clic! sull’interruttore sopra il comodino, non fùnge? Dici, eh? E quindi l’iphone è morto pure lui, come me?

Ahhhh… e quindi che ore sono?

Le noveeunquarto????????????

Azz, e naturalmente questa congiunzione astrale di sfiga succede popo popo quando sono da solo, succede…

Cobluraschi.

Tuesday 7 May 2013

Morlacchi la crema con la brioche del mattino, o la preferisci mentata di fretta per la fune, se fa freddo?

PUPPAAAAAAAAAA!!!!

(No, è che non c’ho tempo di scrivere cose lunghe…).

Multi.

Friday 3 May 2013

Viviamo a Milano viviamo in una città multiculturale multietnica.

No ma no, dici?

Vai Franco, vai, in questura, il lunedì mattina.

Vai.