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Hippo blog » 2013 » April

Archivio di April 2013

Tàcce.

Monday 29 April 2013

Spippolavo e ho trovato una cosa, che ha detto Obama ricordando la Tatcher, ha detto “ha insegnato alle nostre figlie che non c’è soffitto di cristallo che non possa essere rotto“.

Che - per chi ha bigiato le lezioni quando insegnavano a interpretare il testo - vuol dire che una donna, non topa, anzi bruttina, non simpatica, anzi, popo popo stronza, una donna, indipendentemente da tutto questo, è diventata primo ministro in una potenza mondiale, dove il primo ministro è quello che comanda, e non ha fatto le foto in costume, ma ha governato.

Da papà di bimbe, ho trovato commovente, quella cosa detta da Obama, che già che c’è, è un nero ed è presidente, e ha due figlie femmine.

Elmemilàn.

Friday 26 April 2013

25 aprile, due passi con la famiglia tra centro, parco e dintorni di casa.

(nota per il lettore: le mie frasi vanno lette con accento “zampétti”).

L’ammmmmore mio - però la città si è svuotata per il pinte, vero? -

Io - davvero… a Milano in questo ponte sono rimasti solo gli animali… -

- In che senso? -

- Nel senso dell’animale… -

- E noi? Guarda che siamo rimasti a Milano anche noi… -

- Ma noi siamo l’eccezione -

- L’eccezione? Che conferma la regola? -

- No, noi siamo l’eccezione che conferma l’animale… -.

I professionisti.

Monday 22 April 2013

Un professionista, uno serio, uno che fa una cosa ma la fa bene bene bene, non si inventa dall’oggi al domani.

Un professionista, lo vedi da come affronta e supera, con nonchalance, quelli che per te sarebbero ostacoli insormontabili.

Tipo il mio amico Sereno.

Sereno è uno che tromba.

Ma tromba tanto, in maniera varia e articolata, in quel mondo molto milanese in cui la gggènte trombano e sono tutti molto fichi e le ragazze sono tutte molto fiche e si ritrovano nei locali molto fichi etc. Insomma, avete capito.

Sereno, è uno che tromba serio, con metodo e passione da anni.

Sereno racconta stamattina, davanti alla solita tazzina di caffè di plastica (sia la tazzina sia il caffè), che “ieri sono andato a ciulare una che abita fuori milano”

ma chi? chiede l’amico, la Ronalda?

“sì, lei”

ma non avevi detto che è una spaccamaroni di primissima categoria?

“sì, ma a ciularla è una ciulata da dieci”

eh, ho capito, ma se per ciularla, prima e dopo devi pipparti una spaccamaroni, può essere brava finchè vuoi ma…

“c’hai ragione, infatti mi son giocato il jolly della festa a sorpresa”.

E qui, Sereno spiega il colpo della festa a sorpresa.

La premessa è che, quando devi ciulare una ma questa è una che se inizia a parlare ti asciuga ogni poesia o maialeria, devi avere un motivo i - nec - ce - pi - bi - le per dirle guarda non c’ho tempo, faccia subito roba perchè poi devo andare.

Ma non è che una ragazza la fai su dicendo “devo andare”, eh, ciccio, queste son fùrrrrbe, vengon su a pane e centovetrine, ti mettono all’angolo come niente.

E quindi?

Quindi, spiega Sereno, le ho detto che dovevamo fare subito perchè alla sera avevo una festa.

Abbello, e che scusa è? Anzi, la cinghiala ti mette alla prova, ti dice reshta cumm’è ancora ‘nu po’, tanto anche se arrivi una o die ore in ritardo, vorrai mica paragonare la puntualità ad una festa con lo stare con me, no????

E qui, il genio. Anzi, il jenio.

La festa, non è festa semplice.

Eh, la festa, è “festaasorpresa”: guarda, cara, mi spiace ohi se mi spiace mi spiace come chiudermi un mignolo nella portiera, tipo, ma vedi è il compleanno di un mio amico - che popo popo per caso non conosci e popo popo popo popo per caso non conoscerai mai… - e la sua fidanzata gli ha organizzato una festa a sorpresa, cioè lui arriva a casa come sempre e noi “SORPRESA!!!!!!” e gli battiamo le mani e lui è contento e facciamo peeeeeeeeèèèèè con i trumbetti di carta…

…capisci, cara, DEVO essere lì puntuale, se no si perdere il senso, si perde il motivo, non posso mica arrivare alla festa a sorpresa dopo la sorpresa, no?, ecco, cara, vedi, capisci, quindi, togliti le mutande, che ti devo parlare.

Minchia, la festa a sorpresa.

Il professionista, e tutti gli altri miseri dilettanti.

Per i miei amici nèrdi e tènnici… lo voglio, sapetelo!

Thursday 18 April 2013

Dove si compra? Quanto costa? Come s’appiccia? Eh? Eh? Eh?

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Tu sei più forte di loro (baby booooomz…).

Monday 15 April 2013

Stamattina ho preparato le cinpripesse da solo chè l’ammmmmmore mio c’aveva i mmerigani e si sa come sono i mmerigani, i mmerigani cominciano presto e vogliono tutto acchittato ancora prima.

Quindi l’ammmore mio esce all’alba, e io mi smazzo le due ciampoline.

Che va bene, alla fine.

Cioè, loro - che hano le antenne, hanno - hanno capito che non era cosa, di fare i soliti capricci / resistenza passiva / occupy the bagno / vogliolamagliettagialla non questabianca, no, sono state brave brave, che alle nove e venti ero già nell’ascensore dello studio, record stagionale.

Certo, le ho portate con la bici dell’ammmmore mio, quindi non deve essere stato male vedere un signore, di una certa età, vestito pupazzato con giacca cravatta panta e scarpa lucida, pedalare in salita su una bici da donna con la sella altezza strusciamutandainterra e conseguenti ginocchi che arrivano al mento ad ogni pedalata.

Che poi, la bici dell’ammmmore mio è fornita di seggiolino posteriore, su cui si accomoda la cinpripa grande, e seggiolino anteriore, fissato al manubrio, su cui si asside la cinpripa piccola.

Il seggiolino anteriore, è tarato sull’altezza dell’mmmmore mio, mentre io, tra la sella colbaricentrobassofaccioicurvistretti e i ginocchi in alto, ogni pedalata lo stinco mi sbatte secco TIN! contro l’imbullonatura del seggiolino, quindi l’immagine era la seguente.

Signore, di una certa età, che arranca in salita.

Dietro, un bimba che grida “dai papà!!!” e lo scalcia sulla schiena, convinta che “se ti spingo vai più forte”, ecchè je dici de no?

Davanti, una bimba che si agita aggrappata al manubrio, che “se ti tiro vai più forte!!!”, ecchè je dici di no a lei?

Quindi, la bici sbanda pericolosamente e procede a strappi che manco sul Mortirolo.

Ad ogni pedalata, i ginocchi arrivano al mento.

Prima che i ginocchi arrivino al mento, gli stinchi picchiano con un rumore secco STONK! contro i bulloni alla base del seggiolino.

Ogni STONK!, un “òccatroi…” “cosa dici papòne?” “no dicevo oh, che gioia..”.

Un bello spettacolo, non c’è che dire.

Ma non volevo raccontare di questo.

Volevo raccontare di prima.

Dopo la colazione, prima di avviare il turbine del bagno cacca pipì lavadenti lavamuso toglipigiama mettivestiti, io e la cinpripa grande ci siamo messi sul divano, a guardare un minuto di tiggì.

Sul tiggì fanno vedere quelli che fanno il triahtlon.

Belli, tirati, fisicati, muscolati, triatleti, insomma.

“Ma papà” mi chiede la ciampolina “ma tu sei più forte di loro vero?”

“oddio, amore mio piccolo e specialissimo, loro sono molto forti, non lo so se io sia davvero più forte di loro…”

“ma papà!!! Certo che sei più forte!!! Non vedi quei signori come sono tutti magri… tu non sei così magro!!! Tu sei MOLTO più grosso di loro… quindi sei più forte”.

Ora, lo so che confrontarsi con triatleti professionisti non è l’ideale per un avvocato di mezza età, ma se avevo un dubbio che fosse ora di riprendere in mano la dieta…

Due post in uno, che la ggènte sono pigri.

Wednesday 10 April 2013

Dio stramaledica gli inglesi.

Dici perchè gli inglesi sono fichi?

Perchè la Thatcher nel 1988 disse “un uomo scala l’Everest per se stesso, forse, ma arrivato in cima pianta la bandiera del suo paese“.

***

Vabbè, fa piangere.

Vabbè è retorico e noi ‘taliani ste cose non le guardiamo non le facciamo perché noi rifuggiamo la retorica e siamo molto fichi.

O forse siamo solo shtronzi, che se queste cose le fai sincero, si vede, mentre noi le facciamo perchè laggggènte devono sapere.

Insomma, il piccolo è malato di tumore al cervello, ne ha per poco, è un grande tifoso e un giorno ha detto che peccato, mi sa che non riuscirò mai a diventare un giocatore di football e segnare un touchdown per la mia squadra.

La sua squadra l’ha saputo.

Ora basta piangere.

Di nuovo tutti shtronzi.

Fashion (baby booooomz…).

Wednesday 10 April 2013

Stamattina la cinpripessa grande (la meno piccola, diciamo…) si è messa i pantaloni nuovi che papassùo le ha comprato a Londra - l’ho già detto che in fondo in fondo papassùo è una vecchia zia stilista fallita che nel negozio schecca  ”naaaaaa!!! Ma questi sono un à mo rrre, non possiamo non prenderli!!!” e poi sussurra al commesso “schiùsmi bell’umètt, there is not the ìstess mòdel for men…? No, eh?? And for uòman, ma big, che is good for me… cazzo ridi????” - ecco la cinpripa ha messo questi

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insieme ad una maglietta rosa molto gànza e un paio di sneakers ganze uguale.

Si è messa davanti allo specchio, ha buttato in fiori l’anca, ha appoggiato una mano sul fianco, ha alzato l’altra a pugnetto tipo nont’ooovèdeMichaelJacksonlamattina, e ha gridato “FASHION FASHION NATION!!!!”.

No, dico. Anzi, no, non dico… mi preoccupo, e basta.

Jannacci (2).

Wednesday 3 April 2013

Sul corriere di oggi c’è un bellissimo articolo di Renato Pozzetto, che ricorda Jannacci.

Facevano uno spettacolo.

Lo spettacolo iniziava con Jannacci che usciva da un sacco, incontrava Pozzetto, gli chiedeva “buongiorno! Lei sa come si arriva a Rogoredo?“, e alla risposta negativa di Pozzetto, Jannacci partiva con la canzone “Andava a Rogoredo”.

Pozzetto ricorda che però Jannacci, ogni volta, cambiava la battuta e invece che chiedere “buongiorno! Lei sa come si arriva a Rogoredo“, faceva sempre una domanda diversa, da ”buongiorno! Lei conosce per caso un certo Egidio?“ a “buongiorno! mi vien da vomitare…“, fino al “buongiorno! Lei si intende di plexiglass?“.

Ecco, al  ”buongiorno! Lei si intende di plexiglass?“, ho capito perchè mi è sempre piaciuto, Jannacci.

Perché non ci vedo niente di strano, nel cominciare uno spettacolo e cambiare la battuta iniziale da ”buongiorno! Lei sa come si arriva a Rogoredo” a ”buongiorno! Lei si intende di plexiglass?“.

Jannacci.

Tuesday 2 April 2013

Ma è possibile che con tutte le canzoni, le poesie, le cose struggenti e meravigliose e uniche e grandissime che Jannacci ha fatto, io sia tre giorni che sento solo, in loop, in cento versioni diverse, Silvano (nonvalevole-cioccioli)?????????

Il testo, prègno di significati e non scevro di riferimenti storico - metafisici, recita:

E vun, e dù, e vun dù trì, e il titolo è

Amami, amami, stringimi, sgonfia
e amami, sdentami, stracciami, applicami
e dopo stringimi, dammi l’ebrezza dei tendini
prendimi, con le tue labbra accarezzami.
Rino, non riconosco gli aneddoti
e schiodami, spostami tutte le efelidi
aprimi, picchiami solo negli angoli,
brivido, no non distinguo più i datteri.

Silvano nonvalevole ciccioli
Silvano mi hai lasciato sporcandomi
e la gira la gira la ruota la gira
e la gira la gira la ruota la gira
e la storia dei nostri impossibili amori continua anche senza di te.

E amami, amami, stringimi, sgonfiami
e allora amami, sdentami, stracciami, applicami
e stringimi, dammi l’ebrezza dei tendini
prendimi, con le tue labbra fracassami.


Rino, sfodera scuse plausibili,
girati, scaccia il bisogno del passero,
lurido, soffiati il naso col pettine,
Everest, sei la mia vetta incredibile.

Silvano, nonvalevole ciccioli
Silvano mi hai lasciato sporcandomi
e la gira la gira la ruota la gira
e la gira la gira la ruota la gira
e la storia del nostro impossibile amore
continua anche senza di te.

Jannacci raccontò in un concerto che il nonvalevole è tutto attaccato perchè la storia vuole che il padre di Silvano, il signor Ciccioli, voleva dare al figlio un secondo nome, dopo Silvano, ma il nome non fu accettato dall’ufficio anagrafe e quindi al poso del secondo nome venne indicato “non valevole”; ma per errore, chi trascrisse il nome del neonato Silvano Cioccioli nei registri del Comune, ricopiò pedissequamente quanto riportato dall’ufficio e quindi il piccolo si chiamò Silvano Nonvalevole Ciccioli.

Tanta roba.

Poi non dite che non ve l’ho detto…

Tuesday 2 April 2013

Domenica, Santa Pasqua, chiesa.

Il prete comincia, poi dopo qualche minuto si ferma.

- Ah, scusate… mi scuso ma anticipo che oggi buona parte della liturgia sarà cantata… d’altronde, se non facciamo la messa cantata a Pasqua… -

La messa cantata.

Quella che un “amen” - che si dice, anche, tipo è un modo di dire, “è finito in un amen”, per dire una cosa breve -ecco la messa cantata quella che un “amen” diventa “a aaaha aaaahaaaaha meheeeeeeeeeeeeeennnn” (con “eheeeeeennnnnn” che va lentissimamente a sfumare…).

La messa cantata.

Cazzo.

Però, rispetto per il prete, tipo oh io ve l’ho detto, oggi me la canto e me la suono tutta, mi càpita a Natale e Pasqua, io ve l’ho detto, se non vi va bene, ciao.

Amen.

(Per fortuna, le cinpripesse hanno una autonomia di messa di 35 minuti…).