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Hippo blog » 2012 » October

Archivio di October 2012

Riferimenti culturali.

Wednesday 31 October 2012

Stanotte è la notte del Grande Cocomero!!!!!!!!!!!!

E chi non la capiscono, che vadino tutti a una festa di Halloween…

(O era a Natale…?).

UPDATE: no no, è stanotte…

cocomero1

Invecchiare (o diventare grandi, a piacere).

Wednesday 31 October 2012

Che vai col cliente a fare una cosa, la fai.

Alla fine lui il cliente ti dice “grande, grandissimo risultato”.

E poi altri ti dicono “ho parlato con lui, era gasatissimo per il risultato”.

E te?

Te, te una volta saresti stato gasatissimo pure te, per quel risultato.

Ma te, te c’hai questa cosa tipo un tarlo, che ti dici “sì però magari si poteva fare ancora meglio”, e hai il sospetto che se avessi avuto un po’ di tempo in più, se avessi potuto approfondire quell’aspetto là, se avessi verificato anche quell’altra cosa, cazzo, forse, ma forse, forse si poteva anche fare meglio e avere un risultato anche migliore.

Forse.

Ma questo forse, ti manda un po’ all’amaro il piacere di un bel risultato, e magari è questo, che ti fa andare avanti, in questo lavoraccio mondo cano.

The elephant arrabbiato (baby tales).

Wednesday 24 October 2012

C’era una volta, tanto tempo fa, in Africa, un villaggio.

Nel villaggio vivevano gli uomini, che erano i guerrieri.

Le donne, che si occupavano delle capanne, di cucinare e degli animali.

E poi c’erano i bambini.

I bambini del villaggio erano felici e sempre contenti, perchè si svegliavano al mattino, facevano colazione e via!, correvano a giocare, e nessuno li vedeva sino a sera.

Giocavano nella savana, a nascondersi nell’erba alta come i leoni; giocavano nella foresta, scalando gli alberi e dondolandosi dalle liane come le scimmie; giocavano al fiume e alle pozze, tuffandosi come pesci e nuotando come gli ippopotami.

La vita del villaggio proseguiva tranquilla.

Ma un brutto giorno, i bambini - che erano a giocare nel bosco - sentirono dei rumori, degli urli, dei ruggiti terribili.

E poi, il silenzio.

I bambini tornarono di corsa al villaggio e - orrore!!! - il villaggio era stato distrutto, le capanne abbattute, le tende bruciate, gli animali fuggiti, piatti bicchieri e pentole fatti a pezzi.

- cos’è sucesso? - chiesero i piccoli

- oh, piccoli! - disse una mamma piangendo - un enorme elefante furioso ha attaccato il villaggio! I nostri guerrieri hanno combattuto l’elefante con le lance e le frecce, con grande coraggio, ma la pelle dell’elefante era così dura che frecce e lance rimbalzavano senza nemmeno scalfirlo!! -

- oooooh - dissero i piccoli

- e allora siamo tutti fuggiti nella foresta, e l’elefante ha calpestato le capanne, buttato con le zanne il fuoco sulle tende che sono bruciate, terrorizzato gli animali che sono scappati e schiacciato e distrutto tutto il resto!!! -

- ma adesso ricostruiremo tutto vero? - chiesero i bambini

- oh no, piccoli - pianse la mamma - l’elefante è ancora nella foresta, e se ricostruissimo tutto, lui tornerebbe e distruggerebbe tutto di nuovo… dovremo prendere le poche cose che non sono rotte e andarcene per sempre, abbandonando il villaggio!!! -

Alla sera, dopo cena, i bambini si ritrovarono in segreto.

- Non possiamo andarcene! Questo è il nostro villaggio! Dobbiamo fare qualcosa! - disse Muzinguri, il più grande dei bimbi

- ma cosa possiamo fare noi, se nemmeno i nostri guerrieri hanno potuto scalfire l’elefante? - gli risposero gli altri piccoli

- ogni animale, come ogni uomo, ha un punto debole- rispose Muzinguri - tutto sta a a trovarlo. Domani mattina seguiremo l’elefante e scopriremo il suo punto debole -

Il mattino dopo, i bambini lasciarono il villaggio e andarono nel bosco. Si dipinsero la faccia di verde, per mimetizzarsi, e infilarono delle foglie tra i capelli.

Trovarono subito le impronte dell’enorme elefante, e le seguirono finchè non lo videro, e stando attenti a non farsi scoprire lo osservarono.

Era davvero enorme!!

Le sue zampe erano grandi come automobili, era alto come due case, le sue zanne erano lunghe come pali del telefono e la sua proboscide sradicava gli alberi più grandi senza fatica.

I bambini lo seguirono tutto il giorno, ma non scoprirono nulla.

Erano stanchi e scoraggiati, e stavano per andarsene, quando una piccola ape si posò sul punto più alto della alta schiena dell’enorme elefante.

La piccola ape estrasse il pungiglione e punse l’elefante.

La pelle dell’elefante, così dura e spessa da aver respinto le lance e le frecce dei guerrieri, avrebbe dovuto rompere il pungiglione, ma…

AAAAARGH!!!!!

L’elefante urlò disperato dal dolore, e si sfregò la schiena contro un albero, piangendo, finchè il pungiglione non uscì.

- Avete visto!!!! - chiese Muzinguri - dobbiamo scoprire cos’è successo!!! -

Allora Binghini, il più piccolo dei bambini, si arrampicò su un albero e, mentre l’elefante passava lì sotto, si lasciò cadere sulla schiena dell’elefante.

Binghini era così piccolo e leggero che l’elefante sentì appena che qualcosa era caduto sulla sua schiena, ma pensò che fosse un frutto o una noce di cocco, e non se ne curò.

Bnghini si arrampicò fin sul punto più alto della schiena dell’elefante, là dove l’ape aveva infilato il pungiglione.

Poi, quando l’elefante passò sotto un altro albero, Binghini si aggrappò a una liana che i suoi amici gli avevano fatto penzolare davanti, e scese dalla schiena dell’elefante.

- Allora??? - chiesero i bambini

- Allora - rispose Binghini - lassù, proprio sul punto più alto della alta schiena dell’elefante, c’è un punto, grande come una moneta piccola piccola, dove la pelle dell’elefante, invece che esser grossa e spessa e dura, è rosa, morbida e sottile come la pelle delle guance di un bambino!!! -

- Ecco il punto debole dell’elefante!! - urlò Muzinguri - se gli ha fatto tanto male il pungiglione di una piccola ape, pensate cosa potrebbe fargli una lancia!!!! -

ed espose il suo piano.

Il giorno dopo, i bambini si appostarono sugli alberi che erano lungo il sentiero che l’elefante percorreva tutte le mattine per andare a bere alla pozza d’acqua.

Man mano che l’elefante percorreva il sentiero, uno alla volta plop! plop! plop!, i bambini si lasciarono cadere sulla schiena dell’elefante.

L’ultimo fu Muzinguri, che teneva in mano una lancia.

L’elefante sentì qualcosa che gli cadeva sulla schiena, ma pensò “quante noci di cocco che cadono oggi!”, e non se ne curò.

Quando l’elefante arrivò alla pozza, si chinò per riempire la sua proboscide, e così facendo rese visibile in punto della schiena in cui la pelle non era dura e spessa, ma rosa e morbida.

Muzinguri si arrampicò, prese la lancia con due mani e con tutta la sua forza

ZAC!!!!

la infilò nel punto morbido della pelle della schiena dell’elefante.

AAAAAAAAARRRRGHHH!!!!!

urlò l’elefante, e si gettò di schiena nell’acqua. Ma i bimbi furono velocissimi e si tuffarono nell’acqua, evitando così di farsi schiacciare.

L’elefante si grattò, si sfregò, urlò e piase, saltò e corse, ma la lancia affondò sempre più nella sua schiena.

Quando finalmente l’elefante si fermò e, stanco e dolorante, si appoggiò a una roccia piangendo, Muzinguri uscì dalla foresta

- oh, piccolo bimbo, ti prego !! - disse l’elefante - ti prego, sali sulla mia schiena e tirami via quella cosa terribile che mi fa tanto tanto male… farò qualsiasi cosa!!! -

- No!!! - rispose Muzinguri - sono stato io a infilzarti, elefante cattivo, per punirti di aver distrutto il mio villaggio!!! Perchè l’hai distrutto????-

- Oh bimbo, mi spiace!! Non volevo distruggere il tuo villaggio!! Volevo solo giocare!!! Volevo giocare col fuoco, ma si sono incendiate le tende… volevo giocare a nascondermi, ma quando ho provato a entrare nelle capanne si sono rotte… volevo giocare coi vostri animali, ma quando mi hanno visto si sono spaventati e sono fuggiti… volevo giocare a cucinare con i vostri piatti e le vostre pentole, ma sono così grosso che ogni volta che ne toccavo una si rompeva… io volevo solo giocare!!! -

- perchè, non hai nessuno con cui giocare? - chiese Muzinguri

- no, sono troppo grosse o, e tutti hanno paura di me… -

Allora Muzinguri salì sulla schiena dell’elefante, e gli tirò fuori la lancia.

Poi, Muzinguri chiamò tutti i bimbi, che salirono sulla schiena dell’elefante e andarono fino al villaggio.

- L’elefante!!!! Aiuto!!! - gridarono tutti al voltaggio, vedendolo arrivare - è venuto a distruggere il villaggio un’altra volta!!!! -

- No! Fermi!! - disse Muzinguri - non è cattivo, è un elefante buono, vuole solo giocare! -

E l’elefante si mise a lavorare, e con la proboscide tagliò dei rami con cui ricostruì le capanne, con le zanne scavò un ruscello che portò l’acqua fino al villaggio e con le zampe battè un sentiero fino ai campi.

Tutti erano felici, ma soprattutto era felice l’elefante, perché da quel giorno tutte le mattine si presentava al villaggio, aspettando che i suoi piccoli amici finissero la colazione per andare a giocare con loro, e mentre aspettava aiutava gli uomini e le donne nei lavori più faticosi.

Da quel giorno, il villaggio si chiamò “il villaggio del grande elefante buono”, vissero tutti per sempre felici e contenti.

Quando parla o’ Presidente, tutti si tacciono…

Tuesday 23 October 2012

Repubblica.it:

“Napolitano, no a passi indietro sul rigore”.

Attendonsi con ansia esternazioni sul no alla finta sui calci d’angolo, sul forse alla richiesta “arbitro fischia lei?” sulle punizioni a due, sul sì al fuorigioco passivo e una presa di posizione ferma e intransigente sul rosso diretto per fallo da dietro.

LP.

Friday 19 October 2012

Qui e là, di fretta.

Cose da fare, sempre nuove, che sembrano importanti e poi dopo una settimana non ti ricordi nemmeno quand’era cos’era chi era, che era così importante.

Corri dietro alla musica che non hai tempo di sentire, alla birra che non hai tempo di gustare, alla gente che non hai tempo di gentare, all’amore che non hai tempo di.

Che c’è chi sta peggio, e ci si lamenta perchè è lecito, lamentarsi, sempre ringraziando, eh, del gran culo che ci s’ha.

Fùd.

Thursday 18 October 2012

La premessa è una considerazione oggettiva.

Invecchiando, e avendo sostanzialmente accannato ogni attività fisica degna di questo nome, c’ho oramai il metabolismo di una prius.

Nel senso che non è che solo non consumo una minchia - potrei campare con una fetta biscottata integrale al mattino, un pomodoro scondito a pranzo e un’insalata la sera - ma addirittura mi ricarico, cioè se magno anche solo una mezza bistecca o bevo un birrino - ora: un birrino e una bistecca peseranno, in tutto, meno di un chilo, ecco allora com’è che al mattino dopo peso un chilo e otto in più???? - mi scatta l’effetto orso marsicano pronto per il letargo, bello pieno di riserve di grasso.

Premesso ciò, è un periodo che c’ho na fame che magnerei come un bùbalo, anzi, magnerei durettamente un bùbalo, ripieno di fagiani, lardellati mi raccomando, farciti al lupo di montagna e ricoperti di glassa, pancetta, miele, ginepro, salsa cacciatora e topi morti, saltati nell’olio e aglio (l’aglio per ammorbidire il sapore dei topi morti).

Questo, come antipasto.

Your country.

Thursday 18 October 2012

Ma nel vostro paese, in Europa, nell’Europa quella normale quindi in Inghilterra, Germania Francia Austria Spagna Portogallo, Svezia Norvegia, Scozia Irlanda Galles, Polonia, Ungheria, insomma quell’Europa lì che noi ‘taliani quando diciamo “siamo in ùropa” pensiamo a questa cosa qui, e non alla Romania o alla Banìa o alla Cecenìa, insoma.

Ecco, in questa ùropa qui, c’è una città che uno va in giro in macchina e siccome va in giro con la stessa macchina di un spacciatore gli sparano 14 colpi a distanza ravvicinata e lo ammazzano, e nessuno vede niente?

In questa ùropa, c’è una città - una città, non una regione o uno stato, no: una città - dove ci sono stati 160 (centosessanta, aiutatemi a dire: CENTOSESSANTA) morti ammazzati “che non c’entravano niente”.

No perchè i mortammazzati sono molti, molti - aiutatemi a dire: MOOOLTI - di più, ma i molti di più loro, come dire, “c’entravano” e quindi, vabbè, come dire, eccheccazzo, c’entravano, no?, ci siamo capiti, dicono

ma invece centossessanta mortammazzati che non c’entravano e passavano di lì e assomigliavano a uno che invece c’entrava o avevano la macchina come uno che c’entrava o erano insieme per caso a uno che c’entrava o niente, manco si sa perchè, ma sono mortammazzati anche se non c’entravano niente.

Centosessanta, come dire, diciamo ti ricordi tu al liceo, che al liceo una classe era di quindici - venti persone, ecco tutte le otto classi, per tre sezioni la A la B e la C, tutti i cinque anni di liceo, tutti - aiutami a dire: TUTTI - mortammazzati anche se non c’entravano niente.

Centosessanta mortammazzati per strada, mentre andavano a lavorare a cena e scopare a prendere i figli e vedere un film, mortammazzati.

Ma in ùropa, quell’ùropa lì, ce l’hanno, Napoli?

Good nite (baby boomz…).

Wednesday 17 October 2012

Alla sera si da la buonanotte alle cinpripesse.

- e chi sono le bimbe più belle del mondo? -

- noooooi!!!! -

rispondono in coro.

- E chi sono le bimbe preferite di mamma e papà? -

- nooooooooi!!!! -

- e chi sono le bimbe più simpatiche del mondo? -

- noooooooi!!! -

- e chi sono le bimbe che faranno una nanna lunga lunga? -

- nooooooooooi!!!! -

A questo punto, la cinpripessa piccola, che era stata ampiamente cazziata a cena e addopocena perchè faceva capricci capriccetti a capriccini, mi guarda, sorride e mi dice:

- e chi è  la bima più capricciosa del mondo? -

- già - rispondo io - chi è la bambina più capricciosa del mondo? -

- iiiiiiiiiiiiioooooooooo!!!! -

mi risponde ridendo, e facendo “hehehehehehe” si gira, mette la testa sul cuscino e si addormenta felice.

Fuorchè qui.

Monday 15 October 2012

Che oggi, potrei senza fatica snocciolare almeno una cinquantina di posti in cui vorrei essere, invece che qui.

Aspè aspè.

Tuesday 9 October 2012

Sono al telefono con l’esimio collega Wilson, quando lui mi dice:

- aspè aspè che c’ho uno sconosciuto che mi chiama sull’altra linea… -

- e tu da quando rispondi agli sconosciuti????? -

- cazzo, da quando un devo più soldi a nessuno!!!! E’ una soddisfazione!!! Mo’ fammi rispondere, che non so quanto dura e quando mi ricapita… -.

Kòlla Wànga.

Thursday 4 October 2012

Allora, la signora di mezz’età cliente anche pure importante dello studio, tu vai da lei e dopo la riunione in consiglio il coniglio il capodoglio e l’assemblea, lei saluta gli altri e ti dice “avvocato dovrei parlarle di una cosa personale ha un minuto?”

“certo, dottoressa”

E insomma la signora mi dice lei che ha tanti contatti e conoscenze, avvocà, non è che mi da una mano a trovare un lavoro per mia figlia?

La figlia, io la conobbi anni fa, ha poco meno di quarant’anni ed è anche una bella donna, con zìnne e naso rifatti, ma ognuno ha i suoi problemi, e parla cinque lingue ed è laureata a londra in economia e lavora da dieci anni a vienna per la multinazionale Spritz&prosecc Ltd., ma insomma mi ha sempre dato l’idea che nella vita non ha mai fatto un cazzo.

Magari sbaglio, eh. Ma magari no.

“Bhe senti, ma perchè la tua figliuola è andata via dalla multinazionale?”

“Eh non vedeva più possibilità di crescita professionale e personale”

“Ah. Eeeeee… così per avere un’idea… quanto guadagnava alla multinazionale??”

“Ecco, lei le davano seimila euri netti al mese, più i bonus naturalmente, più le spese di viaggio quando girava per l’Europa”

“Stigàzzi”

“Scusi?”

“No, dicevo, e cosa faceva, come ruolo?”

“Mha, lei faceva… tipo… marketing, ecco, marketing e coordinava i progetti e sviluppava le proposte e interagiva con i prodotti e definiva le strategie”

“In altre parole, antani 2.0?”

“Scusi?”

“E la ragazzuola, vorrebbe venire a lavorare in Italia, mantenendo il livello di reddito che aveva alla multinazionale”

“Sì, bhe, magari aumentando un po’”

“ebbè d’altronde pure il presciutto è aumentato”

“cioè?”

“làssssci stare… e cosa vorrebbe fare la pùlzella, in Italia, per seimila euri netti al mese ma meglio un po’ di più che siam mica qui a fare i puzzoni, più bonus e spese viaggi e cazzi?”

“Ah lei è bravissima a coordinare, io la vedrei come capo di due o tre team in un gruppo o un’azienda e lei che gestisce e coordina tutte le loro attività e progetti, ma rimanendo concentrata sul marketing, che è quello che sa fare meglio”

“guardi, cara, chiedo in giro. Ma son sicuro - sicuro eh - che faranno a cazzotti, per accaparrarsela…”

“a proposito…”

“dica”

“è anche tanto sola, pòrella… non ha qualche amico avvocato commercialista o notaio, anzi, soprattutto notaio, imprenditore, pilota di formula uno nonchè bellissimo potentissimo fichissimo e col cazzo grosso, che le possiamo presentare?”

“Bhe, signora, ma non sarebbe l’ideale trovare un imprenditore o un amministratore delegato di una grande azienda, che possa assumere sua figlia e anche inziéme innamorarsi e sposarla???”

“avvocato, lei è un tesoro!!!”

“lo so… a proposito, le lascio la nota per l’assistenza dello studio…”.

E’ un brutto mondo, e la ggènte gli piace pure.

PS: il titolo è che, a un certo punto, io pensavo che “a tua figlia le farebbero bene le bòtte in testa, ma tante, sècche, date di taglio, kòlla wànga”.

Pato.

Tuesday 2 October 2012

Tre settimane or sono (scrivo or sono non per velleità artistiche, ma perché il “fa” di “tre settimane fa” non so mai se vada scritto a secco, con l’accento fà o con l’apostrofo fa’; ogni volta mi ci incapponisco, lo vado a cercare, dico aggià cazzo è vero, e poi me lo dimentico in un manosecondo, quindi or sono) tre settimane or sono giuocando a squash ho sentito un muscolo tirare (e siccome invece ESSO il pyngone the pyngon non è muscolo ma corpo cavernoso, non c’è spazio per battutacce).

Il tiramento s’è fatto molto più consistente fastidioso e ahi! doloroso nel giro di un paio di scambi, e mi son fermato.

Da allora, sto fermo tre quattro cinque giorni, mi pare che vada tutto bene, saltello, zompetto, zampetto, faccio hop! hop! hop! gli scattini da fermo e in diagonale, e va tutto bene.

Vado, entro in campo, faccio due tre games e taaaaac!, ecco che risento tirare.

Mi ammaloro, guarisco, mi riammaloro, me paro di star bene, poi invece mi riammaloro, non ne esco.

Qualcuno conosce il medico di Pato?