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Hippo blog » 2012 » September

Archivio di September 2012

Una cazzata al giorno.

Friday 28 September 2012

Insomma in tv c’è tanto sport.

Tutto lo sport.

Pure su la RAI, anche se ormai il calcio gli resta i preliminari della coppa Italia.

Ma la RAI dice che il pugilato non può andare in prima serata, perchè è diseducativo.

Il pugilato.

Rambo, no. Lui può andare in prima serata.

CSI, i vampiri, Sgarbi che grida “frocio capra coglione deficiente” sì.

Il pugilato no, è diseducativo.

Perchè è violento.

Mica come il calcio, dove se menano e schiaffano e sputeno e mandeno affangàla in primo piano.

Mica come il rugby, dove lo scopo del gioco è dare testate gomitate ginocchiate strappare maglie calpestare asfaltare un avversario.

Dice che dice?, ma il rugby è pieno di valori del rispetto dello sport dell’etica.

Ora ti dico del pugilato.

Se guardi il pugilato, vedi che alla fine del match due che si sono picchiati come fabbri si abbracciano. Poi, vanno all’angolo dell’avversario e salutano l’allenatore e i secondi dell’avversario, i quali gli stringono la mano, gli danno una pacca sulla spalla e gli fanno, sempre e comunque, i complimenti.

Perchè quello è lo sport, il rispetto per chi, forte o debole, grasso o magro, vecchio o giovane, ha il coraggio di salire sul ring, e salire sul ring ci vuol coraggio, “è diverso parlare di tori ed entrare nell’arena” (antico proverbio spagnolo), e oggi il pugilato se combatti per un titolo europeo ti danno 30.000,00 euri, mica ci diventi ricco.

Ma la RAI, il pugilato no perchè è diseducativo.

No, ciccio, sei tu che non sai educare: è compito tuo, spiegare a chi guarda che quello che vede non sono due tamarri che si picchiano fuori dalla discoteca, come il rugby non sono un paio di decine di energumeni ubriachi che si danno testate in un prato, come il calcio non sono ventidue metrosexual che si buttano a terra gridando “ahia” ogni volta che uno gli ruba il pallone.

Ma spiegare, educare, far capire è difficile. Costa fatica. Devi prima educare e spiegare a chi deve educare e spiegare. ‘fanculo, c’avemo artro da fa’.

Noi il pugilato non lo trasmettiamo, al posto suo un bel gran premio di formula uno, che lì sì, che si educano i giovani a… a spetta… no dicevo quelli che vanno a trecent’allora e si scontrano e sorpassano e incidentano e sbattono… ah, ma dici che siccome han tolto la pubblicità delle sigarette dalle macchine, allora educhèno?

Viva il pugilato, viva lo sport, il rispetto, la fatica, il darsi il “5″ dopo un round ringraziando l’avversario per aver accettato di combattere con te e fargli i complimenti per averlo fatto bene, abbasso la RAI e in generale questa iTaglia, ipocrita, pseudocattolica e pigra, di cui è lo specchio.

Colli (rubata).

Wednesday 26 September 2012

- Come va come va come stai come state? -

- E’ n’intasamento improvviso e inestricabile. Per ragioni sempre rubricabili alla voce “vita”, siamo colli di bottiglia di noi stessi e nun je se la fa a regge il ritmo -.

Rubata, para para da facebook, ma bbbella, e verissima, in ’sti giorni.

Toro (baby boomz…).

Tuesday 25 September 2012

Allora uscire le figlie al mattino è un’attività molto complessa, che richiede misura e precisione nel dosare coccole, lusinghe, losanghe, minacce, micce, tempi morti e accelerazioni improvvise.

E’ poi indispensabile non abbassare la guardia, mai, soprattutto quando credi ormai di avercela fatta.

Tipo quando sei lì, davanti all’ascensore e la cinpripessa piccola grida - ASCENSOOOOOOOREEEEEEE!!!! - con tutta la forza dei suoi piccoli polmoncini ma vi assicuro che con la tromba delle scala a far da cassa di risonanza esso rimbomba, ohi se rimbomba.

Vabbè dici fàmo finta di niente che i condomini tanto già ci odieno e disprezzeno e quindi che muoieno, e andiamo via in fretta.

Ecco lì dici quando arriva l’ascensore ecco ce l’abbiamo fatta e tua moglie l’ammmmore tuo sta a chiudere la porta la cinpripessa quella grande (sì grande, che poi è alta un soldo di cacio e un cicciobello sdraiato…) ti guarda con gli occhioni umidi - umidi perchè dieci secondi prima l’hai cazziata “dai amore dai dai presto che è tardi muoviti còri ‘nnnamo dai amore ALOORA! EDDAI ESCI USCI DA ‘STA PORTA!!!” e lei ha piagnucolato e adesso ti guarda con gli occhioni umidi e dice

“ma solo per oggi, posso portare a scuola un gioco?”

e tu lo sai che la risposta è “no”, che tanto a scuola il gioco non lo userà mai se lo dimenticherà nel momento stesso in cui varca la porta della classe e le maestre ti guarderanno attè con riprovazione “eh ma lo abbiamo detto più volte alle riunioni coi genitori SI’ QUANDO DI SOLITO LEI DORME O GIOCA CON L’IPHONE O TUTT’EDDUE INSIEME che non si devono portare i giochi da casa a scuola è diseducativo”

ma siccome lei ha gli occhi umidi e ha detto “solo per oggi” e alla fine lei è figlia tua e quelle orride scimmie che sono i suoi compagni di scuola tu sei convinto che si portino pure er pupazzo de batman a grandezza naturale con robin che impenna in seconda con la batmoto e nessuno gli dice niente, tu dici “sì amore mio corri in camera e prendi un gioco”

e lei felice - e qui ci sta una digressione su cosa sia la felicità, cioè la bellezza di una persona la cui felicità è pura e diretta e indipendente dal valore del motivo oggettivo, il bambino è felice e basta e tu hai il potere di renderlo felice, vabbè - corre in camera e torna con una piccola mucca in plastica

- ma non ho trovato il toro papà mi crechi il toro? -

e papà va in camera e cerca il toro.

Ora vi chiedo, da uno a cento, quante possibilità ci sono che papà, giacca cravatta pezzato accaldato con borsa del lavoro in una mano giubbotto sottobraccio sciarpa buffacaldo al collo e bestemmia a fior di pelle, quante possibilità ci sono che trovi il toro?

esatto

quindi papà non trova il toro

quindi ci va mamma

ma nemmeno mamma trova il toro (aaaaahhhh, ehhhhh, ecccheccazzo, vabbè tutto però eh aaaaaaah vedi che manco tu ooo’ trovi il toro, aaaahhh)

ma mamma saggia invece del toro porta il kudù

Ora, vediamo in dettaglio:

esso è toro:

toro

Esso è kudù:

kudu

ora voi dite vabbè la bimba è piccola ma minchia come fai a pensare di gabbarla propinandole un kudù al posto del toro

e invece la mamma lei è fùbba come vòppe e mentre la bimba si trova in mano il kudù e lo guarda e lo rigira e lo riguarda - chiedendosi “ma che se fuma la mi’ mamma, che le ho chiesto il toro e mi porta il kudù?” - la mamma suddetta ha già chiuso la porta, infilato l’intera famiglia in ascensore e quando la piccola grande finalmente alza il musetto e con aria contrariata dice “ma questo NON E’ IL TORO!!!!” è troppo tardi

e papà ride e dice “a’bbella mamma t’ha bèffata a’bbella mamma t’ha lasciata tre rotonde indietro cor kudù” e lei non capisce e con questo ulteriore stratagemma siamo ormai fuori e la ciclica diatriba su chi porta in bicicletta chi ha preso il sopravvento sul toro - kudù.

EPILOGO

scuola, ciao amore mio belìzzimo ciao piccola dai un bacio appapà

- ciao papà. Tieni, questo non è il toro e io non lo voglio. Portalo tu in ufficio. Ma mi raccomando, NON DIMENTICARLO E RIPORTALO STASERA A CASA -

kudu31

Ecco il kudù che fa la guarda alla procedura civile, in attesa di tornare a casa e farsi dimenticare dopo un nanosecondo, come è giusto che sia.

Spraticanshgi.

Thursday 20 September 2012

Passa a trovarmi la ggiòvine Felicia, fortunella che ebbe la sorte di fare la praticante nel meravilllioso studio ed in particolare ebbe popo popo il culo - oh! che culo! - di fare la praticante ammè.

La praticante Felicia venne poi cortesemente allontanata grazie cara grazie, perchè non è che fosse.. come dire… brillantissima, nonnò, popo brillantissima, no, diciamo.

La giovane non brillantissima Felicia inoltre è rimasta così impressa nel mio affollato cervellino che ieri quando telefonò e disse di avvisarmi che sarebbe passata oggi  per robe di cartacce, io chiesi:

- ma chicazz’è? -

e la segretaria rispose - Felicia!!! -

e io risposi - ah, Felicia!!! Cazzo, Felicia!!! LA cara, vecchia, immarcescibile Felicia!!!!… e chicazz’è, Felicia? -

- non ti ricordi? E’ stata praticante tua per un due o tre mesi, un anno fa -

- ma va?????? Non mi ricordo popo. Sei sicura? -

- ma sì ma dai ma sì ma sì è quella che stava nella stanza laggiù ricordi?-

- popo peggnènte -

- quella con la vocina flebile flebile -

- popo peggnènte -

- quella che veniva in bicicletta… -

- popo peggnènte -

- ma sì dai quella che quando ti sei incazzato l’hai fatta piangere… -

- ah bhe allora sì che se la ricorda… hahaha - interviene la segretaria l’altra

- in che senso??? - chiedo io

- nel senso che tu le hai fatte piangere tutte, quelle che hanno lavorato con te… -

- io???? -

- tu tu -

- io io??? -

- sì tu ùrili, sbràtili, sbùffili e grìdili, con le praticanti… -

- vabbè ma èreno tutte capre, èreno -

- sì certo, ma le hai fatte piangere lo stesso, porèlle caprèlle… -

- se se però quando piàngeno voi dite tra di voi “evvai che anche questa capra forse si leva dalle balle”… -

- sì certo però porèlle le caprèlle… -

E insomma oggi arriva la praticante dottoressa Felicia e chiede le sue cartacce che devo firmare che lei è stata capra qui da noi per un qualche mese, e io firmo che ella caprò qui da noi, e caprò come mia praticante per un po’, poi l’accompagno alla porta

- e come va adesso il lavoro? -

- ah guarda sto da Barozzi Pupazzi Garuffi & partners -

- ah complimenti, ma sono uno studio di diritto tributario, vero? E come ti trovi? -

- così… il diritto tributario è un po’ noioso… poi la materia è complicata… ci sono quegli articoli che escono sul Sole24ore… sono così complicati… si deve leggerli almeno tre volte, per capirci qualcosa!!! -

- eh, due o tre volte, magara anche quattro o cinque, e inutilmente, aggiungerei… -

- in che senso? -

- nel senso che ma  grazie!!!! Grazie di essere passata e ciao cara ciao e torna spesso a trovarci… -

- oh sì certo che vengo -

- …che le ragazze qui  hanno sempre voglia di farsi quattro risate -

- in che senso…? -

- …e mi raccomando, cara, MI RACCOMANDO, MI - RAC - CO - MAN - DO, non dire in giro che hai fatto la pratica qui… -

- hahahaha sei sempre così simpatico!!!! Pensa che io invece lo dico a tutti quelli che conosco!!!! -

- puttanazzaschifosamajalavaccacciatroja… hahaha, bene brava ciao cara ciaociao… -.

Entropia (ve li meritate, quelli che sbagliano i congiuntivi).

Wednesday 19 September 2012

Chi è che è morto?

Roversi? Chi, quello di Susy Blady, turistipercaso? No?

Un parente suo, allora? No?

Roberto, Roversi, dici… no, non mi sembra… ah dici che ha scritto i testi di Dalla, inteso come Lucio Dalla, e degli Stadio, intesi come Stadio?

Ah, tipo Battistimogòl…?

Come, “tipo ma non popo popo popo uguale”..?

Dov’è che dici che devo leggere???

Qui?

Ah, e dici che quando dice

Qualche classico del Novecento e quelli dei miei vecchi amici: Vittorini, Bassani, Calvino, Volponi… Mi sono necessari per leggere tutto il resto, sono come un machete nella foresta tropicale

dici è fico? Ma sicuro, che è fico?

No, perchè a me me pare che parla di libri, cioè, vabbè, i libri, ma vuoi mette, tipo, internet?

Guns (baby boomz…).

Wednesday 19 September 2012

Obama è stato ospite da Letterman.

Letterman gli dice “Capo, ho visto le foto delle tue figlie, sono cresciute eh??”

E Obama “eh sì, sono davvero cresciute..”

“e non ti preoccupa?”

“sì, mi preoccupa molto, ma mi consolo pensando che sono sempre circondate da un gruppo di uomini armati..”

“…il sogno di ogni padre…” conclude Letterman.

Fùbbal.

Monday 17 September 2012

Quando superi i quarant’anni, e ti ritrovi su un campo da calcio, dopo la prima mezz’ora ogni sporgenza della recinzione ti sembra un chiodo a cui appendere le scarpe…

Perché, vi sarete chiesti, i calciatori, quelli bravi eh, quelli veri, smettono? Perchè i calciatori, smettono a trenta, trentadue, trentaquattro anni, magari continuano in serie C, magari vanno all’estero, ma in sostanza, smettono.

E tu, che fai sport eh, corri la tua corsetta, e ti cronometri e dici “però, oggi 15 secondi meno di ieri e un minuto netto meno dell’anno scorso, sui dieci chilometri!”, ti domandi ma perché, perchè il calciatore smette, chè io, che son più vecchio di lui, vado ancora come una zèlla?

Bhe, ti dici, sarà l’usura, lo stress, la stanchezza, gli infortuni, ti dici.

Poi, un pomeriggio, ti ritrovi in campo, per motivi troppo lunghi da spiegare, a sei sette anni da quando avevi deciso “abbashta, col calcio, abbashta”.

E lì, lì, su quel rettangolo verde sintetico, dopo i primi tre minuti, lì tu finalmente capìsh.

Capisci che finchè l’avversario sei tu, finchè ti misuri con il te stesso della settimana scorsa, finchè giochi a tennis con l’amichetto tuo da vent’anni, finchè vai a correre la sera con tua moglie, non ti rendi conto, chè siam tutti sulla stessa barca, più o meno.

Ma l’avversario, quello che corre, e tu ti dici ma io una volta a questo qua lo anticipavo, e se mi prendeva la palla TRA!, je davo ‘na bbotta che lo ribaltavo, ieri ti prende la palla e tu FUF!, fai per dargli ‘na bbotta, e chiappi solo aria, che lui si è già involtao, un metro e mezzo in là, verso la porta, e tu ti pieghi e ti appoggi ai ginocchi e dici “PES”, dai che tra un mese esce PES, e lì, lì sì che faccio ancora la differenza, sull’Xbox, lì sì.

Che poi, manco a PES.

Tomorrow (baby booms…).

Monday 17 September 2012

- Ma domani che giorno è papà? -

- Eh ammmore mio bell’appapà, domani è lunedì -

- ma io non voglio che sia lunedì!!!! -

- eh ami tèl dìset amore mi bellissimo e speciale, ma domani è lunedì… -

NO!!! Io voglio che tutti i giorni che vengono dopo la nanna siano sabato e domenica, ecco  -.

Sottili differenze epistemologiche.

Friday 14 September 2012

Tra l’abituale “non c’ho voglia di fare un cazzo” e l’odierno “c’ho voglia di non fare un cazzo”, la differenza sembra solo formale, ma in realtà è sostanziale.

Majali scorreggioni e non.

Thursday 13 September 2012

Senza farlo apposta, ieri sera - dopo che avevo scritto il post sulla favola del maiale scoreggione - le bimbe cinpripesse mi ha chiesto di nuovo la favola del maiale scoreggione.

E io, ubbidiente, ho ubbidito.

Chè quando è un gioco delle parti, tu fino a un attimo prima comandi tu e ordini càmbiti vèstiti laviti pigiamiti allettati, e loro fingono resistenza ma fanno, e sanno che in quel momento, tu capo e loro ubbidiscono.

Poi, appena messe a letto, i ruoli si invertono, loro càpe, e tu ubbidisci, quindi chiedono acqua, luce, più luce, meno luce, lenzuolo, ciucci o, pupazzi, e storia.

E tu, storia.

Ieri sera, maiale scoreggione.

Finita la storia, loro esse erano sveglie come grilli, e un’altra storia papone un’altra storia.

Ma me mo mi mu, tanto lo sanno, quindi vabbè, si capìtola, un’altra storia.

Che storia volete appapà, belle appapà?

- La tòria del maiale scoreggione!!!!! -

- Ma ve l’ho appena raccontata! -

- Ma quètta vòtta il maiale non coreggia, e vojamo anche il lupo buono, no cattivo!!! -

- Ma  è una storia diversa… -

- No!!! Vojamo la stessa tòria, solo senza coregge e con solo un lupo buono… dai dai racconta racconta bla bla bla* -

No, dico, altro che gli sceneggiatori di Hollywood…

* Le mie cinpripesse, quando dicono che devo raccontare una storia o qualsiasi cosa, mi dicono proprio così, “racconta papà, blablabla, blablabla, blablabla!!!!!”.

The big farting pig tale (la storia del majale scoreggione).

Wednesday 12 September 2012

Dice la sera racconti una storia alle cinpripesse per farle addormentare.

Ma le mie figlie, siccome figlie mie, mica s’accontentano delle storie classiche, Cenerentole, Belle addormentate nel bosco e dintorni, bianchenevi, Peter Pan e Peter Tosh, no.

Loro, vogliono una storia nuova ogni sera. E mica la puoi scegliere tu, la storia,: loro ti dicono “la storia del cane con la coda tagliata!” “la storia del drago buono con l’uovo di pelliccia” “la storia del lupo cattivo che poi diventa una rana”, e tu inventi, lì per lì, su due piedi (o sdraiato sul letto…).

Ma c’è una storia che ha avuto un discreto successo, e son già tre quattro volte che mi viene richiesta; a futura memoria - e per farvi capire come stàmo messi… - la condivido qui.

LA STORIA DEL MAIALE SCOREGGIONE.

C’era una volta, tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, una fattoria.

Era una fattoria bellissima, piena di animali.

C’erano le mucche, le galline e il gallo, due cavalli, un asino, le pecore, un cane, due gatti, una famiglia di topolini e un maiale.

Tutte le sere, dopo aver passato la giornata a lavorare, gli animali si trovavano nella stalla, si sedevano in cerchio e, una sera ciascuno, si mettevano nel mezzo e raccontavano una storia.

Una sera, finalmente, venne il turno del maiale.

Il maiale era molto emozionato.

Zampettò fino al centro del cerchio  degli animali, si schiarì la voce “ehm ehm” e cominciò:

- c’era una volta, tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, una principessa che -

PROOOOOOT!!!!

Al maiale scappò una fragorosa scoreggia.

Il maiale diventò tutto rosso, ma fece finta di niente, e continuò:

- …e la principessa viveva in un castello con suo padre, il re, e un vecchio mago, che un giorno -

PROOEEEEPTPTPTPTPT!!!!!

Un’altra scoreggia, ancora più lunga e rumorosa dell’altra.

- eeeeehm… scusate… - disse il maiale, e continuò.

- un giorno il vecchio mago chiamò la principessa nella torre più alta del castello, dove custodiva uno scrigno vecchio di mille anni. Le mostrò una chiave e le disse -

PROPOPROPROTOTOPOPREPROPERPREPROOOOOOOOOOOOOOOOOOT! PROT! PROT! PRRRRRRRRRRRRRRRROT!!!!

Al maiale scappò una lunga, rumorosa e rimbombante serie di scoregge.

- …e prima di dare la chiave alla principessa il mago disse… - provò a continuare il maiale, ma all’improvviso la stalla si riempì della puzza delle scoregge del maiale, ed era una puzza così puzzolente, puzzosa e puzzigliona che tutti gli animali fuggirono, spalancando le porte e le finestre.

Il maiale, rimasto solo nella stalla, si guardò intorno, pianse un pochino e poi se ne andò a dormire.

La sera dopo, alla solita ora, il maiale arrivò alla stalla, ma trovò la porta chiusa.

Bussò, e da dentro aprirono uno spiraglio.

- cosa vuoi? - chiesero.

- voglio entrare a sentire la storia, come sempre -rispose il maiale.

- ci spiace, ma le tue scoregge sono trooooooppo puzzolenti, non possiamo farti entrare - dissero, e lo chiusero fuori.

E da quella sera, il maiale non venne più fatto entrare nella stalla, e lui era sempre più triste, anche perchè sembrava che le storie fossero sempre più belle.

- che bella la storia di ieri sera del cavallo, con le fate, gli orchi, gli gnomi e il mago baffone!!! - diceva una gallina, passeggiando con la pecorella

- e quella dell’altra sera, del gallo? Ah, la storia del principe che attraversa il deserto di spine fatate per liberare la fanciulla rapita dal brigante mangiatore di tuoni mi è piaciuta moltissimo!!! - rispondeva la pecorella

- e stasera tocca al cane raccontare la sua storia! - interveniva un topolino - mi ha detto che racconterà una storia nuova, con maghi, ragni fatati, battaglie di lune e stelle infiammate, principesse rapite, principi guerrieri e gatti volanti!!!! -

- oooooh - sospiravano la gallina e la pecorella - non vediamo l’ora che arrivi stasera!! -

Il maiale non ne poteva più, voleva anche lui sentire la storia del cane!

Decise quindi che alla sera, quando tutti fossero stati nella stalla, si sarebbe appostato sotto la finestra, e avrebbe appoggiato l’orecchio alle assi di legno, là dove c’era un buchino, così che avrebbe potuto ascoltare anche lui la storia.

Arrivò la sera, e mentre calava il buio, gli animali raggiunsero la stalla e ci si chiusero dentro.

Ma in quel momento, dalla foresta, uscì un grande, grosso e nero lupo cattivo, che vedendo che tutti gli animali della fattoria entravano nella stalla, disse tra se’ e se’

- che fortuna! Tutti quegli animali in un posto solo! Mi sa che stasera mi farò una bella scorpacciata!! Aspetterò che abbiano chiuso le porte, poi salterò dentro da quella finestra e li mangerò tutti, uno dopo l’altro… mi sa che comincerò con una o due galline, per stimolare l’appetito, poi una bella mucca cicicottella, la zampa di una cavallo, magari due pecorelle, poi il gatto e i topolini alla fine, per riempire ben bene il mio pancione… -

E si nascose dietro una albero, ad aspettare che arrivasse il buio.

Nel frattempo, anche il maiale stava spettando il buio e, quando finalmente calò la notte, quatto quatto si sdraiò proprio sotto la finestra, a pancia in su, appoggiando l’orecchio alle assi della stalla, là dove c’era un buchino attraverso il quale avrebbe potuto sentire la storia.

Poco dopo, il lupo sgattaiolò fuori dal suo nascondiglio e disse

- bene bene, è proprio il momento adatto. E’ tutto buio e scuro, e si vede solo la finestra illuminata. Adesso prenderò una bella rincorsa, arriverò davanti alla finestra, salterò su quel sacco di patate che c’è  sotto e balzerò dentro la stalla… mmmmmh, ho già l’acquolina in bocca!!! -

Detto fatto, il lupo prese una lunga rincorsa, correndo giù dalla foresta, nel buio verso la finestra.

Quando arrivò sotto la finestra fece HOP! saltando con tutte e quattro le sue zampone sul sacco di patate…

Ma quello che, al buio, il lupaccio aveva scambiate per un sacco di patate non era un sacco di patate, era il maiale sdraiato a terra, fermo e zitto, con l’orecchio appoggiato al muro per ascoltare la storia!

Quando il lupo gli saltò sulla pancia, al maiale…

PROPORPOPOPORRRRRRRROOOOOOOPRRRREEEEEEEETTTTPROROOOOPOPOOOORPOPO PROT PRREEEETT PROOOROOOROOOT PRRRRFRFRFRFRFFRFRRF!

…al maiale scappo la scoreggia più forte, lunga, rumorosa e puzzolente del mondo.

Il lupo gridò di spavento, cadde per terra e fece per rialzarsi ma…

COF!! COFCOF!! COFCOFCOF!!!

la puzza era così forte, che il lupo non riusciva a nemmeno a respirare, e tossiva e non riusciva a stare in piedi.

Nel frattempo, gli altri animali, sentito il frastuono, uscirono dalla stalla e appena videro il lupaccio per terra capirono cos’era successo e gli saltarono addosso.

Un calcio dal cavallo, un morso dal cane, un graffio dal gatto, il gallo che lo beccava sulla testa, le galline che gli beccavano le zampe, le pecorelle che gli davano le testate e i topolini che gli saltavano sulla schiena… povero lupo, tra la puzza e tutte le botte che stava prendendo, si spaventò moltissimo.

Il lupo alla fine riuscì a liberarsi, e scappò via.

E disse a tutti gli altri lupi di stare lontano da quella fattoria! perchè c’era un mostro a far la guardia, che prima ti stordiva con una puzza terribile, e poi mordeva, scalciava e graffiava.

E così, nessun  lupo provò mai più a mangiare gli animali della fattoria.

E gli animali, per ringraziare il maiale di averli salvati, costruirono una porticina nella stalla, dove il maiale poteva entrare con la testa e le zampe davanti, per ascoltare le storie, lasciando fuori il sederotto, così da poter fare tutte le scoregge che avesse voluto.

E vissero per sempre felici e contenti.

***

Certo, manca il fatto che il papà, bell’appapà, quando la racconta, con la bocca fa il rumore delle scoregge del maiale che lo sentono anche in provincia di Varese…

Sàssin ròn (something wrong).

Monday 10 September 2012

Cè qualcosa di sbagliato.

Stamattina in ascensore - no, così è troppo semplice, rifàmo.

Stamattina, dopo aver svegliato le bimbe che una non si voleva svegliare e ha pianto l’altra si è svegliata ma non voleva andare a scuola e ha pianto, averle messe a sedere per la colazione ma abbiamo lasciato i biberon in montagna quindi colazione con la tazza e han pianto, quindi han voluto le cannucce per  bere il latte e han fatto blobloblò le bolle e papà si è arrabbiato e han pianto, poi in bagno ma non volevano lavarsi e han pianto, poi le calze le scarpe pettinale vestile imbòllale, ecco stamattina dopo tutto ciò, in ascensore

l’ammmmmore mio mi dice “allora tu stasera parti per Roma”

e io “sì rientro domani verso le otto di sera”

“invece allora io parto per Londra domani pomeriggio e rientro giovedì mattina”

“ok”

“ma riparto venerdì per Stoccolma e rientro sabato sera”

“preciso. Io invece domenica mattina esco presto di casa - che c’è il blocco - e vado a fare il torneo di calcetto benefico”

“ok”

“quindi… se non sbaglio i calcoli… noi questa settimana riusciamo a vederci giovedì sera per cena, se non mi confermano la cena col cliente cacachezzo, e domenica sera”

“esatto”

C’è qualcosa di sbagliato.

Ma male. Male. Male.

Friday 7 September 2012

L’ho capito da qualche mese.

Io, e l’ammmmore mio, facciamo questa vita che è la vita di due che hanno due bimbe cinpripesse piccole, due lavori un po’ così ma insomma non dalle nove alle sei, e una marea di casini - piccoli, eh - che però uno sull’altro a guardarli da sotto, sembrano sempre un’enorme e incombente montagna di merda.

Quindi, si esce poco. Popo poco. Quasi mai. Diciamo una, due volte al mese.

E ormai, avendoci noi una certa, se si esce non è discoteca bumba & rumba, nonnò, si esce a cena.

Come i vecchi, dici? Ebbè, diciamolo, come i vecchi.

Quindi uscendo poco e stanchi, e andando quando si esce a cena, ecco che uno dice minchia esco poco, sò stango, c’ho li cazzi, menomale che mangio bene.

E invece no.

Com’è, come non è, cazzo, la gggènte ti fanno mangiare male, perchè cucinano male, nei ristoranti.

Non così così, non il mio era buono il tuo no il mio no, non bhe dai originale, no no.

Popo popo demmerda.

E io mi dico c’ho na certa, esco poco, eccheccazzo potrò dire guarda però alla fine aaaaamo mangiato bene, no, male, male male.

Ma se non sai cucinare, ma perchè apri un ristorante?

Dici ma qui si paga poco, dici? Ebbè allora scrivilo, cazzo, sul menu, oooooh qui si paga poco e si mangia dimmmerda, e uno lo sa che dice minchia fa cagare ma almeno è economico, e ci vai non per mangiare ma per sentirti uno che risparmia, che c’è a chi piace.

Sinnò, cazzo, non cucinare. Non aprire un ristorante. E, soprattutto, non venire a chiedere “tutto bene?”, perchè cazzo, allora te le cerchi, te le.

Che son tre quattro mesi che esco, e mangio male.

Veramente male.

Ma male, male male.

Come dici, che però si impegnano?

Eh, faceva schifo lo stesso.

Der Kièsen.

Tuesday 4 September 2012

No la Chiesa te puoi dirne di tutte e di più, e probabilmente hai ragione e te ne avanza anche.

Però la Chiesa, come istituzione, una cosa la sa fare. Farsi obbedire.

No che dice suggerisce, consiglia, àuspica. No, questo quando in realtà non gliene frega molto.

Ma quando son cose che la toccano da vicino, la Chiesa non suggerisce, non chiede, non consiglia, non àuspica, non jespica.

La Chiesa ordina.

E la gente di Chiesa, obbediscono.

Ieri il funerale solenne in Duomo di Carlo Maria Martini.

Cinquanta cento mille mila persone, dèntar e foera del Dòm.

Prima dell’inizio della cerimonia, dall’altare uno col microfono dice “prima, durante e dopo la cerimonia è assolutamente vietato applaudire. Tutte le esequie, tranne quando espressamente previsto dal cerimoniale, dovranno essere seguite nel più rigoroso silenzio“.

E così fu.

Voi sapete quanto io combatta ormai da anni contro gli applausi ai funerali o durante le commemorazioni, e quanto la ritenga una battaglia persa in quanto il cialtronismo, la camurrìa, Piedigrotta, unbellapllausoallasignora, battiamoci le mani da soli, posso mandare un saluto, all toghether now!!!, su le mani e altre ciaccionate facciano ormai parte dell’italico costume.

Ma siccome la Chiesa dell’italico costume - giustamente - se ne sbatte, ieri silenzio.

Dice che in realtà un piccolo applauso c’è stato, quanto nel saluto di Tettamanti è passata un’ombra di umanità e amicizia, tra l’incenso, il te deum, le litanie e i gloria.

Ma è durata poco, come un battito d’ali, come un soffio di vento, come il rogo di un eretico.

Uèlcom…

Monday 3 September 2012

Tornando c’è traffico e i lavori in corso che bloccano la strada.

Piove, fa freddo, i vetri s’appannano e le panne s’avvetrano.

La pizzeria prima non ti cagheno, che sei lì in piedi.

Poi ti fan sedere in un tavolo che deve ancora essere sparecchiato.

Poi chiedi dov’è il bagno e un cameriere dal colore e la stazza -e la padronanza dell’italiano - di Michael Jordan ti dice “sì però andate uno alla volta sennò magari dan via il tavolo”.

Poi appena ti siedi apri il menu arriva uno “vi spiace spostarvi in un tavolo da due questo è da quattro?” sì mi spiace cazzo ma vabbè.

Poi appena hai finito la pizza e stai pensando daje magara mi concedo un dolcetto che è domenica sera butti fuori l’occhio minchia i vigili e siccome hai parcheggiato nell’unico posto che c’era ma è sosta vietata scappi di corsa due pizze una birra un’acqua trenta iuri grazie.

Poi non c’è parcheggio sotto casa stanno le macchine impennate contro gli alberi cazzo e giri giri giri e alla fine parcheggi anche tu impennato contro un albero.

Arrivi in casa e la Roma sta a dà tre pere all’Inter.

Minchia, Milano, come sa darti il bentornato lei…