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Archivio di July 2012

Vecchio…

Thursday 26 July 2012

Ci son momenti che capisci (capeìsh? ) che sei vecchio.

Hai presente, father and son di Cat Stevens?

Non hai presente? Scuoti la testa? C’hai lo sguardo della mucca al pascolo mentre passa il frecciarossa a trecentallora? Ti fa uguale anche se ti canto l’inizio cazzo it’s not time / to make a change / just relax, take it easy? Gnènte, eh? Nel tuo inutile testone, le sinapsi restano inattive, come un impiegato del catasto il venerdì alle quattro del pomeriggio prima del week end di ferragosto?

Ecco, allora due cose, anzi fàmo tre: la prima, muori; la seconda, non andare avanti a leggere, che tanto non capiresti, e toglieresti tempo prezioso ai minipony che tanto ti stanno a cuore; terzo, muori.

Oh, bene; chiarito questo, proseguiamo.

Ecco father and son è una canzone che quando uno la canta, ‘bbriago gònfio schitarrando una chitarra scordata su una playa, gònfio di birra e presunzione in macchina di ritorno da una serataccia o anche solo in coda in tangenziale, ecco uno la canta e si identifica.

Ecco, e uno si identifica, è chiaro, col figlio, u’ figghiuzzu, il ribelle, Rusty il selvaggio (lo ammetto, questa è già più difficile…), e la parte del padre che dice ‘tatt’ buon’ ‘tatt’ zitt’ ‘tatt’accasa la canti a mezzabocca, mentre poi quando attacca il gggiòvine allora lì sì, si strilla àcchenài trài tuesplèin, còs uen’àdddu hì tèrnseueeeeeeei…*

Questo, fino a ieri.

Chè io ieri sera torno da una serata birrajola con un amigo, e la radio della màcana mette father and son, e io inizio a cantarla e… cioè… minchia… cioè mentre canto mi rendo conto che… cioè, non ci sono dubbi… minchia ecc’ha ragione il padre bell’appapà, checcazzo se ne va ’sto scemo minorenne, ’sa na sega lui d’immondo brutto aceto là fuori, nun c’hai ‘na lira in tasca e lascia giù l’iPhone che l’hai comprato coi soldi miei bell’appapà, eddove gàzzo vai, c’è freddo dice poi può pure piòve è umido, sta qui, sta quièt, sta a casa con mamma e bell’appapà, e studia, teshtadegazzo, studia.

La canzone è chiara, c’ha ragggione il papà, bell’appapà.

Minchia, la wecchiezza…

*HOW CAN I TRY TO EXPLAIN, ‘CAUSE WHEN I DO, HE TURNS AWAY, IT’S ALWAYS BEEN THE SAME, SAME OLD STORY…

Rai, vedrai.

Friday 20 July 2012

Son dall’altra parte del mondo.

Tipo che l’ammore mio va a Londra, e la chiamo che dove sono io è sera e lei mi dice son sul trenino dell’aeroporto e io dico ah già torni e lei no qui è mattina so’ appena arrivata.

Insomma, son lontano.

Ma ho una bella camera ricca in hotel, grande e fica e alla sera finimo di lavorare alle undicemmezza e allora mi faccio portar su una bistecca e mi sbarbo davanti al televisore da un milione di pollici della camera, in mutande.

Bella immagine, lo so, peccato non aver messo una foto su twitter…

Spippolando sui canali arrivo a RAIUNO, cazzo, figata, non la rai quella sgamuffa per quelli che stanno all’estero, no no, popo raiuno raiuno.

Evvai, mi doc, daje cazzo, vedrai che adesso in Italia son tipo le ottemmezza nove di sera e raiuno l’ammiraglia il symbolo dell’Italia in zè wòld cazzo vedrai spacca dibbestia vediamo daje regà fatemi godere!!! Daje che è la volta che mi convincete a pagare il canone!!!

Ecco, su RAIUNO, in prima serata, proiettata nel mondo mondiale grazie ai prodìgi della italica tènnologia, va in onda un programma

in diretta da una cappella, una cripta, un abside, insomma un angolo di chiesa

e il programma non so bene ma il titolo dev’essere una cosa a metà tra “io proprio io il grande Padre Pio” e “non è bella non è brutta ma viva sempre Madre Teresa di Calcutta”.

Insomma, un’agghiacciante sgranata di coglioni che nemmeno il più infervorato baciapile potrebbe mai non dico realizzare, ma immaginare.

Io, resisto cinque minuti, nei quali c’è anche una signora un po’ in là con anta e un po’ su di fianchi e girovita che canta una canzone dove si mescolano a casaccio in un numero enorme di volte le parole cuore, amore, speranza, vita, ora ho te, non lasciarmi mai, e viva viva sant’Eugenio.

Ma il momento che io, personalmente, ho apprezzato di più è stata l’intervista della signora, ‘taliana emigrata in àstraglia (ha detto così, juro), che ha shtata tànta ,a tànta malata, e poi i dottori della stràglia l’hanno curata e lei si è salvata e le hanno etto eh meno male signora che oggi la tecnologia e la medicina han fatto passi da gigante, ma lei NO, lei SA, che avendo nella vita sempre tanto tanto - ma tanto eh - pregato ed essendo tanto ma tanto - ma tanto tanto eh - devota alla Madonnina santa dello spartitraffico della tangenziale di Campobasso uscita Nord, non è shata aaaa’ scènza, non è stata aaaa’ tènnologgggia, ‘nculo ai medici che non gnènte: essa l’ha salvata la Madonnina santa dello spartitraffico della tangenziale di Campobasso uscita Nord, e la prova ne sia che lei sente un calore qui, vicino al cuore.

(signora, io non bestemmio mai, ma faccia come se l’avessi fatto, e quella non è la Madonnina santa, quella è che se mangiasse meno ‘nduja calabrese anche nel caffè del mattino, vedrà il calore diminuisce, cazzo)

Ecco, la rai, nel mondo.

Accanto, metaforicamente e televisimanete parlando, la BBC, la CNN, Al Jazeera, TVE e i francesi del cazzo mandavano in onda lanci spaziali, filmi in prima visione, reportages in diretta dal gabinetto del presidente Assad e altre mille meraviglie.

Come dice il mio amico Wilson, quando pagherò il canone, sarà il segno che alla fine hanno vinto loro, e che mi sono arreso.

Hasta la victoria, siempre.

Ciòvani…

Monday 16 July 2012

L’altro giorno io e il giovane praticante dottor Amareggiato siamo a Roma.

Il dottor Amareggiato, a dispetto del nome, è persona seria, preparata, affidabile e anche di compagni, cosa che mi trattiene - relativamente - dal maltrattarlo e schifarlo come meriterebbe la sua qualifica di praticante.

Andiamo ad un appuntamento nella sede della BNL. La sede della BNL dove andiamo è all’angolo con via Veneto.

Siccome il dottor Amareggiato non è che abbia bazzicato Roma spesso, gli faccio un po’ da guida e quando usciamo dalla BNL gli dico

- vedi, questa è via Veneto! -

e lui mi guarda con lo sguardo di uno che guarda l’intervallo RAI degli anni ‘70

e io - via Veneto! Dai, la dolce vita, Fellini, il Jackie ‘o, le stars, i paparazzi!!! -

lui - eh mha mmho io non l’ho mai visto quel film ho sempre detto che devo vèrlo, ma non c’ho mai tempo… -

- ma non è solo il film! Eddai! Mastroianni, i rotocalchi, le feste… no eh? -

- no… non so di cosa parli… -

- ma che te parlo a fare, chete, che te al massimo c’hai i minipony, nel cervello… a te i minipony te c’hanno invaso l’occipite e t’hanno annebbiato la comprensione del pari e dispari… va va va, trova un tassì, grande eh, che ce stiano tutti i minipony, nel bàule… -

Giovinastri, loro, la droga e i minipony…

Chiawi.

Tuesday 10 July 2012

L’altra settimana giovedì avevo 38 di febbre.

Siccome c’erano 38 gradi, stavo tipo bene, cioè ero in bolla con la temperatura esterna, ma ero anche come dentro una gigante bolla, tutto intorno a me era un po’ ovattato e sfuocato, lontano, e io vagolavo con la mia My Personal Vespetta con un senso di palese disinteresse verso le prosaiche cose del mondo.

Arrivato sotto lo studio, scendo dalla MPV, e come ogni santa volta da cinque anni, stacco le chiavi dalla MPV e le infilo nel casco.

Poi salgo in studio e sposto cartacce fino a sera.

A sera, le chiavi non stanno nel casco.

Ribalto il casco, le cartacce, le tasche, le mutande, le bestemmie, ma niente, le chiavi non ci sono.

Nannnannnannnà.

Quindi, io e i miei 38 di febbre andiamo a casa in taxi.

Il giorno dopo, e quelli dopo ancora, ri-ribalto lo studio, ma niente. Chiedo al fruttarolo che sta qui sotto, all’edicola all’angolo, a quello dei fiori, al pasticcere, ma nessuno ha notizie di chiavi.

Passano i giorni,  io continuo a venire al lavoro in bici, e ogni mattina guardo attentamente àtterra, nella - ormai vana - speranza di trovare, magia!, le chiavi popo sotto la Vespetta.

Ma gnènte.

Oggi stamattina passo anche davanti al bars che sta là ma un po’ più in là, e dai, minghia, non si sa mai, entro.

Chiedo - buongiorno buongiorno, vede lei Vespetta parcheggiata llllllà? non è che si sa mai, lei lui uno, chiavi? -

- No io qui noi no - dice la sciùra - ma… -

- …maaaaaaa? - chiedo io con la lingua penzoloni di fuori

- ma è da giovedì che sulla cancellata, popo popo accanto alla Vespetta, stanno appese in bella vista delle chiavi, non saranno mica quelle? -

- Sì!!!!! Esse sùgno!!! Gaudio! Tripudio! Quadripudio!!!!! Joya!!!! “Bella vista” sua sorella!!!! Grazie!!!!! Arrivederci!!!!! -.

Risò.

Monday 9 July 2012

- amore, che fai a questo risotto? -

- ehm sto mettendo dentro un po’ di roba per cercare di farlo riprendere un po’, di dargli un po’ di vita… -

- guarda, secondo me, daje direttamente il colpo di grazia, ha già sofferto abbastanza… -

- dici? -

- eddai, basta, non farlo soffriggere più… -.

Vicini.

Monday 2 July 2012

Incontro la vicina, intesa come condomina, che non so bene a cha piano viva, l’altro giorno.

Lei apriva il portone, io stavo inchiavardando con una catena da àncora di traghetto la mia bici ad una colonna in basalto (minchia rubamela adesso).

La mia vicina mi guarda e mi dice

- ah, ma… scusa eh… ma eri tu, quello che all’incrocio di Porta Venezia ha inseguito in bici un SUV urlando bestemmie e prendendogli a calci la portiera? -

- certo. Ha girato senza metter la freccia, non poteva girare perché era rosso ed era al telefono. E mi stava mettendo sotto -

- hai fatto bene. Peccato non l’hai ammaccato deppiù -

- ‘ooo so -.

Mare (baby boomz…)

Monday 2 July 2012

Ogni scarrafone èbbell’ammammasoia, e quindi ogni ciampolina è ciampolina appapàssuo.

Quindi non è che io pensi che le mie sian speciali - cioè sì ma no nel senso -  ma insomma ci siam capiti.

Ieri abbian portato le cinpripesse al mare, doce staranno a sbarbarsi per tutto luglio.

E le due cinpripesse non hanno alcun timore dell’acqua, che anche se non sanno nuotare van dentro come coccodrilli a caccia.

La grande, che è alta un soldino di cacio e mezzo, si addentra nell’acqua - con papà che la vìgila da vicino - e arriva fino a quando tocca che l’acqua le arriva alle spalle.

Poi si gira e dice a papà:

- papà io non vado più in avanti di così, perché ho paura di non toccare più e affogare e sparire per sempre -

e te lo spiega come se fosse la cosa più normale del mondo.