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Hippo blog » 2012 » March

Archivio di March 2012

In the good sense.

Wednesday 28 March 2012

- Perchè vede, avvocato, loro sono una mafia -

- Capisco, capisco -

- No, una mafia nel senso buono, eh -

- Ah, “mafia” nel senso buono? -

- Sì sì nel senso buono -

Làzzara?

Tuesday 27 March 2012

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E pòra donna, e quanto ti ha fatto incazzare che la ammazzi ogni due giorni????

Cannes.

Tuesday 27 March 2012

No, che mi è capitato di passarci su internet e ogni volta mi fermo e rido come un sièmo… quando poi si passa la mano sulla fàzza dal nervoso lo trovo geniale.

Còmodo (babyboomz).

Tuesday 27 March 2012

Iersera la cinpripessa grande - 3 anni - prima è andata a nanna regolarmente, con anche la storia della Paperotta Sederotta (siete curiosi, ehh?????), il bacio della buona notte e la carezza sui capelli.

Poi però si è alzata, si è presentata in sala dritta come un fuso e ha detto “ma io ho fame”.

Allora l’abbiamo presa sul divano e mentre la coccolavamo le abbiam dato un po’ di mela da mangiare.

Intanto avevo messo su un po’ di musica (Keith Jarret e Charlie Haden, che l’imprinting è importante…) e la televisione andava con un discovery channel qualsiasi, senza audio.

A un certo punto passano diversi animali, e io e la mamma a dire “guarda! L’orso bianco! E adesso il lupo!! E adesso la volpe!! Guarda bello il coccodrillo!!!”

e a un certo punto “guarda! Questo strano lucertolone ha un nome strano, si chiama va - ra - no!!! Strano eh???”

e lei, serenissima “Certo!!! E’ il varano di Comòdo, non lo sai????”.

Piccole pesti moderne…

Quelli che ti hanno.

Monday 26 March 2012

Mia moglie l’ammmmmore mio conosce uno.

Questo uno le dice “ma tuo marito fa l’avvocato qua là su e giù?”

“sì”

“con lo studio lì e là e avanti e dietro?”

“sì”

“e ogni tanto fanno degli stage che tiene uno stagista per tre mesi a imparare a spostare cartacce come fa lui?”

“sì ogni tanto lo fanno, credo, perchè?”

“eh perchè anni fa una amica di mia moglie ha fatto lo stage con lui e lui l’ha trombata”.

Ora.

Che si sappia.

Io non ho trombato stagiste. Nè praticanti. Nè loro amiche, cugine, conoscenti, passanti, tenenti. No no, davvero. Non avrei remore ad ammetterlo - ho trombato roba ben urènda, e lo confesso candidamente - ma invece na.

Mi chiama una commercialista, da vicino a Varese.

Facciamo un contratto per uno.

“Ma te, Hippo, hai fatto le suole lì e là e avanti e indietro?”

“Sì, le scuole e il liceo sì, poi l’università invece no, quella l’ho fatta là, perchè?”

“eh perchè ieri parlavo con uno che ha fatto le tue stesse scuole e ha detto che te, ai tempi delle scuole, ne hai combinate, eh, furbacchione…”.

No.

Guarda, ai tempi dell’università, e dopo, ohi!, che molte nemmeno me le ricordo, e meno male che già mi vergogno di quel che ricordo, vedi te.

Ma al liceo ero a metà tra un romantico acciuffone, del tipo “mi si nota di più se non vengo o se vengo e resto lì, sospirando a guardar fuori dalla finestra?”, non bevevo, non fumavo, non scopavo, se non l’ultimo anno, e anche lì solo, poco e male con la mia fidanzatina.

Guarda, al liceo io ero ‘na palla, noioso, ma almeno arrogante e presuntuoso di inutile presunta sensibilità.

Vedi te.

***

Insomma, regà: su di me ce n’è, da raccontare, non stiamo a inventare fregnacce, plìs.

Astrò.

Friday 23 March 2012

Io e l’avvocato Faccini sediamo in sala riunioni, con carte cartine cartacce sparse sul grande tavolo di legno, e tra noi è posto il “ragno”, cioè quel robo che si usa per parlare in viva voce al telefono quando si è in tanti.

Siamo in conference, e dall’altra parte c’è una che ci spiega come fare il nostro lavoro, come avremmo dovuto farlo e come dovremmo farlo in futuro, pur non essendo avvocato, nè laureata in legge, nè in nessun altra materia tecnica, nè almeno un pochino gnocca.

Lei parla parla parla e noi, siccome la conosciamo, diciamo solo “eh sì” “ah già” e quando ci fa notare - spesso - che gran cialtroni incompetenti siamo, noi noi replichiamo “eh ma sai” “hai ragione possiamo cambiare subito questa parte” “no è che noi la vediamo da un’altra prospettiva ma va bene anche come dici tu”, perchè alla fine se il nostro cliente firma il contratto, lui prende una paccata di danari e noi un piccolo pacchettino ma noi sèmo ggénte che s’accontentano.

Quindi quella al telefono va avanti a ciarlare ancora per un po’, poi alla fine dice che ci manda la versione “aggiustata e sistemata” via mail, scherziamo ancora un po’ insieme hahahah ehehehehe ihihihi hahahahae poi ciao ciao allora manda la mail sì la mando hahahahah ciao.

Mettiamo giù.

Silenzio.

Io controllo che la lucina del microfono sia effettivamente spenta.

Faccini prova “pronto? Pronto?? Ci sei ancora???”.

Silenzio.

Io e Faccini ci guardiamo.

Silenzio.

PUTTANABALDRACCATROIAINFAMESCHIFOSAMAIALAMORISSIDOMANI IGNORANTECAPRAMALIDETTAANALFABETA STUPIDASCIMMIAVACCAZOPPA PTU’PTU’PTU’SCHIFASCHIFASCHIFA!!!!!!!!!

- Ahhhh, ora va meglio -

- Sì sì meglio meglio -

Vabbè io ho una chiamata da fare, io devo rispondere a una mail il memo della telefonata lo faccio io ciao caro ciao.

Dettagli.

Friday 23 March 2012

Tornando da Torino - chè a Torino se si va, si torna, questa è la regola, ci mancherebbe anche che uno ci restasse, a Torino - in treno faceva caldo. No calduccio, tipeido, così così, no, caldo.

E io mi perdo nella mia musica iPodda e nei dettagli.

Scalzo.

Panta leggero, lino ma anche cotone. Colorato, bianco, lilla, giallino, a righe, azzurro chiaro, rosa. Colorato e chiaro. Vecchio, un po’ stanco in vita e sui ginocchi, lungo che scalzo l’orlo tocca a terra.

Ma siccome terra è terra e non asfalto città putre caccacane oliomacchina pisciagatto, si sporca l’orlo del patna chiaro colorato vecchio ma è uno sporcarsi diverso.

Capelli ruffi, ma ruffi non per il casco ma per il vento e il sole e il caldo la doccia fatta l’altro ieri, ecchè.

Orologio d’acciaio che il cinturino si calda al sole.

Musica, da qualche parte, che si sentono i bassi.

Un libro appoggiato lì e il vento che sfoglia le pagine e perde il segno.

Odori e profumi, campagna e mare, aglio e cipolle, frutta.

Occhiali da sole vecchi e fuori moda.

Rumore di moka sul fuoco, tazzine da caffè.

Innaffiare.

Dettagli.

Tènnici.

Thursday 22 March 2012

Ero su youtube e volevo vedere un video.

Ma il video non si carica.

Poi vien fuori questo:

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Devo dirvi che adoro le scimmie ben addestrate, e soprattutto l’avvertenza di riferire loro il testo allegato, se le si incontrasse…

iPoddismi.

Wednesday 21 March 2012

Che sia primavera e sia calduccio e la ggènte c’han voglia di cazzeggiare lo si capisce dal mio iPod iPhone.

Che io c’ho una walanga di musica sul mio computer, ma una playlist che si sincronizza con iPod iPhone che è quella che c’ha la musica che mi piace sentire quando sono in giro, my personal vespetta, treno, trams, autos, biciclettas.

Oggi filavo come una spia sulla MPV nel traffico del primo pomeriggio milanese, c’era calduccio senza guanti gente con le maniche corte e finestrini aperti.

E io schiaccio play.

Jazz, Charlie Haden. Minchia pèso, next.

Leonard Cohen. Next. Madaleine Peyreux. Next. Edda. Next. Eddie Vedder. Next, Musica Nuda, Next, Jhonny Cash, Next, Le Luci Della Centrale Elettrica, Next, Keith Jarret, Next, Lucinda Williams, Next, Mercedes Sosa, Next, John Coltrane, Next…

Minchia, se la mia musica è troppo invernale e trishta per il tempo che fa, vuol dire che è quasi primavera (e ora di cambiare playlist…).

Tùnnel.

Tuesday 20 March 2012

Hippo - Domani è primavera, e domenica prossima ci allungano il sole di un’ora al pomeriggio! -

Amico Foconi - Grande!!! Guarda, quando si allungano le giornate così, vedo, laggiù, l’ombrellone in fondo al tunnel… -.

Pearls to the porks (chevvelodicoaffare).

Tuesday 20 March 2012

Primavera. Domani, o oggi per la storia degli equinozi.

Per voi, che non ve lo meritate, la poesia “Sono nata il 21 a primavera”, di Alda Merini.

Poi, la canta Milva.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Guns n’ roses.

Thursday 15 March 2012

- Picchè capìsh avvocà -

- Che? -

- No digevo, capìsh, avvocà -

Capisco, signora, capisco, che ’stinfamone vi deve un mucchio di soldi, vi deve, e siccome è furbo e questo è un paese di m****a, voi sti soldi con tutto quello che posso farci io come avvocà non li prenderete mai.

- Eqquindi avvocà? -

- Eh cara signora come le ho già spiegato tante (ma tante eh) volte, questo è un infame, nullatenente, faribbutto e figlio d’androcchia, che lavora solo al nero e vive in una casa formalmente di proprietà di un parente che vive in Canadà, quindi riprendere i soldi è un casino -

- Avvocà, aqquesto l’unica soluzione è una bella sparata di lupara, e almeno ci leviamo u’ penziero e a’ suddisfazioni -

- Eh eh eh cara signora cara lei ma no guardi non è il caso eh eh eh -

- Avvocà, ma u’ sapite come addiceva mia mamma? Che era una che sapeva stare al mondo? -

- No come diceva? -

- Diceva accussì “quando a uno finisce sparato, l’unica cosa da fare è non chiedere nu cazzo” -

- Ah… -

- Eqquindi se noi, lo dico peddìììri ah, aqquello lo spariamo di lupara, lei stia tranquillo che la gente non chiedono un cazzo, e stiamo tutti tranquilli e soddisfatti, pure lei -

- Io???? -

- Lei lei, pure lei, pìcchè lei chiederebbe quaccheccòsa se aqquello finisse sparato di lupara? -

- Chi? Io? Noooooo!!!! Io non chiedo nulla, MAI, a nessuno, pensi io il caffè faccio il gesto, se il barista capisce, bene, se non capisce, esco, piuttosto che chiedere… -

- Ibbravo l’avvocà, ca pure àllui sa stare al mònto… -.

Tudù (babyboomz).

Wednesday 14 March 2012

Premessa metodologica: post che capiscono solo i genitori. Astenersi perditempo.

Le cinpripesse vanno, ma mi tocco i maroni con tre mani perchè minghia lascia stare, vanno in Spagna una settimana.

E a me mi è partito il tudù, che saremo io e l’ammmmmore mio da soli per una settimana.

1. Quella roba lì, ma come, dove, quando e quanto ci pare a noi, che ti pare poco.

2. Cinema. No, non solo cinema, cinema nel senso che prima si esce, si prende un ape, poi si va al cinema, poi si esce, poi si va alla pizza, con calma, senza la babysitter/tassametro a tariffa notturna festiva.

3. Musica. Sul divano, con un libro, una copertina leggera, un libro, un bicchiere di vino.

4. Shopping; chi non è mai entrato in un negozio con due pargoli/e al seguito provando a “vediamo se c’è qualcosa che mi piaccia che magari lo provo” , non può capire.

5. Lavorare. “Amore, stasera arrivo tardi finisco una cosa, sarò a casa per le nove” “tranquilla/o, preparo due spaghi e ti metto in fresco un aperitivo veloce”.

6. Nel week end, dormire.

7. Giocare alla Playstation, ma non dalle 23,35 alle 23.58, no no, giocare.

8. Correre, fare attività fisica, anche solo un pomeriggio.

9. Vedere mostre, ce n’è un paio che mi piacerebbe parecchio.

10. Passare tutto il tempo a guardare le foto e i filmi delle bimbe, e farsi venire gli occhi lucidi dalla nostalgia.

Anarchèia in zè iucchèia.

Wednesday 14 March 2012

Come diceva una mia amica, in Italia e forze dell’ordine sono in costante abuso o omissione.

Stamattina, per esempio.

Io e l’ammmmore mio andiamo al commissariato di zona.

Dobbiam fare le cartacce.

Chè nel vostro paese un padre e una madre non possono affidare i loro figli minori a un parente perchè li porti all’estero, tipo in Spagna ma anche in Svizzera, semplicemente dando il pargolo con una valigia di vesititi, il pupazzo preferito, bavaglie, scatola di biscotti e un bacio sulla fronte.

Na na na.

In Italia, è lo Stato che decide se tu puoi dare tuo figlio a un’altra persona per portarlo all’estero.

E lo decide tramite il “funzionario dirigente”, figura mitica e mistica e paleontologica, che dicheno si aggiri furtiva nei gommissariati, comparendo e scomparendo a cazzo suo (”o’ diriggente funzionario oggi non sta, domani forse, ma dipende, devo chiedere, perchè è ìss’ che deve mettere a’ firma, chè senza a’ firma e’ guagliongelle nun pòzzeno espatrià”).

Quindi l’altro ieri siamo andati al gommissariato, ma non stavano tutt’eddocumenta, mancano le foticopie, e io - ingenuo! - chiedo ma senta non è che posso fare un permessone che i nonni si porteno le nipoti in Spagna che valga per tutto l’anno hahahahahaha dice lui, sympatico suo marito signora NO!, un permesso in sei copie autentiche con bollo controbollo e a’firma del dirigggente funzionario ogni volta, cazzi tuoi se nella vita, tipo, lavori e questa roba ti fa perdere delle giornate, noi siamo lo Stato, mica merda (cioè, spetta, fammi pensare… no, meglio se mi fermo qui).

Siccome quindi ieri non stavano tuttaddogumenta, oggi stamattina torniamo con tuttadogumenda.

Sotto il gommissariato.

Lego la bici a un palo.

- Auì auè auì auò!!! -

- che è? -

- Auì auè auì auò!!! Digo allèi, auì auè auì auò!!! -

- scusi, non parlo straniero, do you speak english? E, soprattutto, dove cazzo sei?-

- Shtò guassù! -

Alzo gli occhi e dalla finestra del gommissariato, come una principessa nella torre, si affaccio oooo’appuntat’ piantone pulizziotto.

- Dica cortese rappresentante dello Stato nonchè tutore dell’ordine e della pubblica sicurezza e responsabile dell’applicazione delle elementari regole del diritto, dica pure -

- Auì auè auì auò!!! Non si puote parcheggiare abbigigletta là -

- E perchè no? -

- Perchè o’ palo shtà in front’ alle màcane di servizio -

- Eh -

- Eqquinda non si puote -

- Scusi eh, se sono così poco urbano da interloquire con lei sulla questione, ma non capisco il problema se le macchine di servizio stanno nel parcheggio e io lego la mia bici ad un palo sul marciapiedi -

- N’n zè puot’!!!!!!!!! -

- Guardi, colgo la sua logica stringente e la accetterei di buon grado, ma sa, la mia formazione classica, con chiare influenze platoniche ed aristoteliche, mi porta a discutere la fondatezza intrinseca dell’affermazione, invece che subirne la granitica ma purtuttavia apparente logica: quindi le ripeto, perchè non si può? -

Pausa.

Silenzio.

La telecamera, a questo punto, stacca l’inquadratura dalla mia faccia e, con un simbolismo forse troppo semplicistico ma certamente d’effetto, inquadra la sudicia scritta “polizia” sulla porta, salendo lenta lungo il cornicione grigio e crepato, seguendo un vecchio filo della luce attaccato al muro con dei chiodi, fino ad arrivare alla finestra, per fermarsi sull’inquadratura del piantone, che in superslowmotion scuote la testa in senso circolare antiorario, come per prendere la rincorsa, prende fiato con un rumore che sembra quello di un canotto quando si gonfia, e poi, di nuovo a velocità normale:

- n’n zi pout’ pecchè lo digo io -

Ora, se fosse stato per me, le mie figlie sarebbero state portate in una comunità, io sarei a San Vittore a farmi imbelinare il culo dai magrebini dopo aver passato qualche piacevole oretta nelle camere di sicurezza del gommissariato, ma siccome c’è la provvidenza, essa provvidenza ha preso le sembianze dell’ammmmmore mio che mi ha chiappato per il lobo della recchia e mi ha trascinato via, a legare la bici a un palo, dieci metri in là.

Però, poi uno dice le P38.

Ricco, dentro.

Monday 12 March 2012

Hippo - Eh bbbbello ’sto computer, minghia bbbello -

Fab - e perchè non te lo accatti? -

- eh, so’ soldi, so’, la recessione, il tagliando alla màcana, Monti, Tremonti, le figlie femmine, la festa della donna, iTunes, la benzina sta a 2 leuri il litro, le sigarette aumentano -

- ma tu non fumi! -

- no ma per solidarietà -

- ah giusto -

- dicevo le sigarette, lo spritz con l’aperol -

- eh bhe quello -

- eh appunto, il nuovo SSX per la Xbox, i libri su amazon sui mercenari sudafricani durante la guerra in Sierra Leone, l’Area C, due bòzze di vermentino da tenere in freso -

- vabbè ho capito quindi? -

- quindi diciamo che non è il momento dai -

- davvero, guarda, se la persona ricca più povera che conosca -

- minghia hai detto bello fratè -.

Fàico, veri fàico.

Monday 12 March 2012

Lezione.

O, meglio, ciaccionismo ingigantito potenziato turbocompresso bifasico peritoneale.

In altre parole, quello che mi càpita talvolta di fare in qualche consesso più o meno urbano che mi chiedono di parlare e spiegare le cose di cui mi occupo.

Abitualmente questi lieti eventi si svolgono nelle sale di qualche Rotary di periferia, la sera del martedì più freddo nebbioso e schifo di febbraio, quando a sentirti ci sono quattro coppie piuttosto in là con gli anni, il marito gònfio e ammazzato dal vino amaro grappa che si è scannato nella cena che precede l’intervento (cioè io che parlo, non roba di dottori), che rònfa già al mio “buonasera, grazie dell’invito”, e la moglie che non ascolta una emerita bega svizzera, per tutto il tempo, perchè lei è venuta solo perchè ha una nipote che guardi adesso fa la terza media ma è taaaaanto interessata al ciaccionismo, e secondo me è taaaaanto intelligente guardi ce la mando per un colloquio? guardi cara signora grazie cara grazie mi chiami a questo numero se risponde tale Darko Yozoviç detto “o’ zingaro dei quartieri spagnoli” lei non esiti gli diiii tutto, soprattutto l’indirizzo suo di casa ed il codice dell’antifurto.

Ma talvolta, di solito quando Nettuno entra tra i bastioni di Orione e i raggi gamma balenano al confine dei Tannhauser - quindi non così spesso, diciamo - vengo chiamato a ciaccionare anche all’università.

Che uno si immagina e trema e dice uuuuuh ci saranno i proessò chissà quanto ne sanno i proessò e io che je digo, che parlo per ultimo e prima di me i proessò.

Però anche curioso, che leggo i titoli di quello che devono dire i proessò e mi dico minghia bella zio vedi che magari imparo quaccheccosa pure io.

Poi però i proessò iniziano e ti rendi conto che nemmeno hanno preparato due parole per la lezione, cioè raccontano, sostanzialmente, e scusate la terminologia tecnico-giuridica, una marea di cazzate vaghe e indefinite.

Ora ho una giustificazione in più per aver dormito per tutti gli anni dell’università, cioè non era solo colpa della mia fidanzata di allora (detta la pallalcazzo aka fingerintheass aka simpatica come una rettoscopia), ma anche dei proessò, che non è che si ammazzassero a insegnare. Colpa loro, tiè.

Ma non volevo parlare di questo.

Volevo dire che io mi son preparato la mia lessione con le slides in keynote, che è tipo power point ma per mac e quindi parecchio più fico.

Prima di ma, parlano il primo proessò, che non ha le slides e legge da un foglio i testi degli articoli di legge, puoi capire l’allegria e come è facile seguire la lezione, che dopo trenta secondi gli studenti lo appiccerebbero per le pallacce rugose fuori dall’aula magna.

Poi tocca al secondo proessò, che attacca un pc vecchio come mi’ nonna e proietta ben tre slides: la prima con il suo nome e cognome - no, “esticazzi” sotto non c’era scritto, se ve lo state chiedendo -, la seconda con il titolo dell’intervento e la terza “grazie e arrivederci”.

Almeno non ha la facciadimerda da dire “chi vuole le slides le può chiedere in segreteria”.

Poi tocca a mu.

Mu mi alzo, e spiego che proietteremo alcune slides con pagine di contratti appositamente scannerizzate ed evidenziate per discutere insieme di come ciaccionare al meglio quei tipi di contratti.

Poi prendo l’iPhone, lo attacco a proiettore e swif!, sfioro col dito e a parte la presentazione.

Dall’iPhone.

Oooooooooh, stupefycio & marawiglia.

I proessò mi guardano come il se fossi ET con il dito che si illumìna (citazione per over 30…), e gli studenti fanno la hola, e alla fine uno venne anche a complimentarsi, disse lei ha detto nu mucchi’ee cazzate tanto quanto gli altri, ma almeno la presentazione con l’iPhone ci ha tenuti svegli per quasi un minuto.

E so’ soddisfazioni, so’.

PS: naturalmente senza il Fab io avrei fatto la lezione appiccicando alla parete dei fogli di giornale con delle robe scritte sopra a mano col pennarello grosso…

Politics.

Tuesday 6 March 2012

Allora, io ho un amico che per comodità chiameremo Gino.

Gino c’ha più o meno la mia età, ha una storia professionale e accademica di buon livello, e da qualche anno ha un ruolo apicale in un’azienda molto radicata in una certa città italiana.

La gente, in questa città italiana, ormai conosce Gino e lo apprezza, come manager ma anche come persona seria e affidabile, in generale.

Qualche tempo fa in quella città si tengono, si son tenuto o si terranno le elezioni per il sindaco.

Una delle due o tre più importanti compagini politiche nazionali chiama Gino e gli chiede “sor Gino, lei ci piacerebbe candidarsi a fare il sindaco?? Noi abbiam fatto delle indagini e sondaggi e crediamo che lei potrebbe essere eletto”.

Gino chiede di pensarci. Va a casa, si mette a letto, ci pensa.

Il giorno dopo Gino li vede e gli dice “ragazzi ma vedete, io non lo so fare, il sindaco, e non son mica sicuro di riuscire a farlo bene”

e loro “macchettefrega, l’importante sono le elezioni, intanto facciamole, le vinciamo, andiamo in culo a tutti gli altri e poi, quando sei sindaco e noi assessori vice aiutanti dirigenti camorristi camionisti buttafuori puttanieri fumatori canari magiari mignotte coccobello zampognari frascatari fondatori ficabbella pupazzari ministeri direttori ferrovieri e amici suoi”,

han detto, “allora dopo ci pensi, se sei in grado di fare il sindaco, chetteledicoaffare”.

Gino è tornato a casa, si è messo davanti allo specchio, quello del bagno, si è guardato negli occhi per un po’, si è detto “signor Sindaco Gino”, e suonava bene, si è messo una sciarpa di traverso, come una fascia tricolore, e gli stava a pennello, ha fatto il gesto zac zac! con le mani, come per tagliare il nastro all’inaugurazione del teatro della tangenziale della metropolitana, e gli veniva alla grande.

Poi si è guardato ancora un po’, in faccia, e ha visto la sua faccia, quella come la tua, la vostra, la mia, la nostra.

Ha chiamato, ha detto “facciamo anche di no”, ed è andato a letto, che al mattino si doveva svegliare presto, per andare a lavorare.

Bravo, Gino.

Due, non tre, quattro o cinque, due.

Tuesday 6 March 2012

I cantanti e le canzoni.

Thursday 1 March 2012

E’ morto Lucio Dalla.

E questo mi fa riflettere sui cantanti e, in generale, sugli artisti.

Loro sono persone, normali, spesso anzi per il loro essere “artisti”, anche diverse e peggiori, delle persone normali.

E è sempre difficile tenere separati la persona, e quello che fa, quando fa arte.

Poi, però, la parte arte, se è bella davvero, resta e ti si attacca, mentre la persona va via, con la sua vita normale, nelle sue bellezze e bruttezze.

Insomma, è morto Lucio Dalla e quello che intendo lo si spiega, molto meglio di quanto abbia fatto io, qui:

Tra Platone e Aristotele.

Thursday 1 March 2012

E pure ’sto febbraio, se lo semo levato da ‘e palle.