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Archivio di January 2012

Dice marescià…

Tuesday 31 January 2012

Dice “Marescià… minghia marescià… eccecchazo marescià… sò du’ piantine so’… minghia marescià… è uso personale minghia personalissimo… marescià… è che soffro di sciatica e la uso a scopo medico marescià… manco posso piegarmi a raccoglierla marescià… marescià me ne faccio una alla settimana la sera pe’ dormì marescià… contro l’inappetenza… minghia merscià veramente per du’ pianticelle cazzo… ma perchè non ve la prendete con i criminali veri invece che rovinare a un povero onesto lavoratore che si coltiva du’ piante che poi meglio che andare a comprare in mezzo alla strada… eh marescià… che famo, chiudiamo un occhio? Vuole un assaggino, marescià? No, eh?”.

Mvd6190589

Mingalabbhà (come dicono loro là…).

Thursday 26 January 2012

La ricetta del mese: l’amatriscièn au contrair (l’amatriciana al contrario).

Thursday 26 January 2012

Cari appassionati di culinarìa, benvenuti al nostro mensile appuntamento con  la ricetta del mese.

Questo mese presentiamo la nota amatriscièn au contrair, o, come la chiamano dalle nostre parti, l’amatriciana al contrario.

Preparazione.

Per la riuscita della ricetta è assolutamente indispensabile aver la moglie in giro per il mondo, Londra per esempio nel nostro caso è andata benissimo.

Tornate a casa la sera, avendo lavorato - chi più chi meno - ed avendo mangiato un’insalata condita male almeno otto ore prima.

Fatevi accogliere dalle vostre figlie che vi monopolizzeranno per almeno un paio d’ore quando, tra blandizie, minacce, corruzioni e trucchi imparati nei casinò di Las Vegas finalmente riuscirete a metterle a letto e farle addormentare (in caso di mancanza di figlie, vanno bene anche figli maschi, cani, cavalli, criceti, vicini rancorosi o ispettori dell’agenzia dell’entrate, basta che vi tengano impegnati per almeno due ore senza nemmeno il tempo per un bicchiere d’acqua).

A questo punto, dopo aver sviluppato una fame per la quale un bove ripieno di cinghiale farcito al fagiano in crosta di pancetta e ricoperto di brasato potrebbe farvi da aperitivo, appropinquatevi al frigo.

Scoprite nel frigo una salsa al pomodoro bell’eppronta da ieri, e mandate un grato pensiero d’amore alla vostra moglie, fingendo di ignorare che la salsa era per le bimbe e non per voi.

Mettete su l’acqua e la salsa a scaldare, in una padella.

Stappatevi un becks per celebrare e, con un tozzo di pansecco, assaggiate la salsa.

Notate che la salsa - in quanto in origine destinata alle bimbe - sa di poco più di una beatissima minchia, e decidete immantinentemente di porvi rimedio.

Riaprite il frigo.

Stappate una seconda becks e, poichè siete a digiuno ormai da otto ore, non fatevi remore di intonare ad alta voce cori a caso, tipo “checcefrega del cileno noi c’avemotottigò”, mentre ragionate sul il modo di dare un senso alla salsa, che nel frattempo frigge nella padella così, a spregio.

Trovate della pancetta ed esclamate “olè!!!! Amatriciana!!!!

Tagliate la pancetta e buttatela direttamente così com’è dentro la salsa, “che si insaporisce il tutto”.

Cercate le cipolle.

NON trovate le cipolle, in quanto al posto delle cipolle ci sono delle patate.

Riflettete per un attimo se le patate tagliate fiiiiiiiiini e a tocchetti possano fare le veci delle cipolle nella amatriciana, e decidete - saggiamente - “anche no”.

Telefonate a vostra moglie.

Assicuratevi che vostra moglie non risponda.

Per dare un senso all’attesa che l’acqua bòlla, buttate peperoncino a manate nella salsa.

Mentre aspettate di richiamare vostra moglie, per far passare il tempo, stappatevi una terza becks.

Ritelefonate a vostra moglie.

Fatevi rispondere e dire che le cipolle sono al loro posto, accanto alle patate (e vabbè cazzo se però mi nascondete le cose…).

Tagliate una cipolla e tritatela.

Per evitare che vi lacrimino gli occhi, attaccate una quarta becks: gli occhi lacrimeranno uguale, ma ormai voi sarete così gònfi di birra che non ve ne accorgerete.

Aggiungete la cipolla alla salsa (bruciacchiata), alla pancetta (cruda) e al peperoncino (troppo), buttate olio a caso (”che amalgama”) e fate soffriggere, finchè gli schizzi non raggiungono la cappa di aspirazione.

Nel frattempo scolate i 400 e ròtti grammi di pasta che vi siete messi giù, e buttate la pasta con un po’ d’acqua di cottura nella padella della salsa (a che serve l’acqua di cottura? A niente, è che l’avere scolata male perchè i manici della pentola scottavano), fate debordare almeno un terzo della pasta fuori dalla padella e bestemmiate qualche divinità a vostro piacimento.

Fate saltare il tutto a fuoco vivo, e impiattate.

Ricoprite il tutto di ampie manate di grana grattugiato grosso, e assaggiate.

Nella (remota…) eventualità che la pasta appaia eccessivamente piccante, non disperate! Abitualmente le becks vengono in confezioni da sei.

Buon appetito e al mese prossimo con una nuova e entusiasmante ricetta!!!!

Pìcciarz.

Thursday 19 January 2012

Io mentre ero a fare il viaggio io ho fatto delle foto che adesso che le vedo fanno impennare la fava tanto son belle, io, altro che voi.

Educhèscional!!!!

Tuesday 17 January 2012

Sotto casa, stamattina, nevischiava, e tirava un vento gelido e òstico, l’umidore saliva dall’asfalto attraverso strati e strati di calze e scarpe, l’aria diaccia la faceva da padrona anche contro i guanti da montagna e le recchie erano diventate insensibili dopo un minuto, mentre il naso roso gocciolava come un rubinetto.

In questo, io e l’ammmmmore mio usciamo di casa, chiappiamo le bici e ci piazziamo sopra due fagottigònfi e tònfi, che sotto strati e strati e strati di lana, pile, cachemere, altra lana e altro pile ci sono le due cinpripesse.

Allora si affaccia al portone il padrone del negozio sotto casa, che a vedere le due piccole sul punto di essere scarrozzate in bici con questo freddo becco e la neve che cade, sorride e dice:

- uè, altro che Montessori, queste due qui vengon tirate su col metodo Messner!!!! -