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Archivio di December 2011

Dress code.

Thursday 22 December 2011

- E ricordati che domani c’è la recita alla scuola materna molto fica e in centro della cinpripessa!!! -

- Certo ammmmmmmore mio, come potrei dimenticarlo? -

- Ah e guarda che le maestre hanno avvisato i genitori che devono venire vestiti eleganti -

- …stai scherzando, vero? -

- No guarda non me lo dire ammè che sono incazzata come una puma, checcazzo vuol dire venite eleganti… ma come si permettono… ma… perchè sorridi? -

- No… è che… seguimi… mi segui? -

- Ho già paura, ma ti seguo, ti -

- Mi confermi che proprio noi ‘taliani, popolo di santi, navigatori e poeti, abbiamo dimostrato al mondo che l’eleganza è intrinseca, libera da stereotipi e convenzioni? -

- …sa… -

- …e che l’eleganza, anzi l’essenza essenziale dell’eleganza, è nel sentirsi elegante? -

- …sa… -

- …e che quindi uno è elegante se E’ LUI PER PRIMO A SENTIRSI ELEGANTE??????? -

- …in un certo senso… -

- …aaaaaaaaanf… -

- Amore, perchè mugùli di piacere??????? -

- …aaaaaaaaaaanf… gli infraditi… aaaaaaanf… con le calze… a losanghe verdi e gli elefantini cremisi… aaaaaaaaaaanf… i pinocchietti comprati a Formentera… aaaaaaaaaanf… la cìnta quella azzurra di gomma… la canotta… òddio tenetemi la canotta… anzi no la cammmmicia quella hawaiana… anzi no… la cravatta quella con il pianoforte che se lo schiacci suona perelisa… anzi no… aaaaaaaanf… ètroppobbbbello…. nonc e la faccio… -

- Piantala di fare il buffone e mettiti il completo grigio da avvocato e muoviti, che è tardi -

Esse, le donne, spesso non vedono le straordinarie opportunità che la vita ci offre…

Stàngo…

Wednesday 21 December 2011

So’ stàngo.

Ma stàngo di una stanghezza stànga.

Stàngo che stanotte - giuro - ho sognato che ero stàngo.

Un sapone alla volta (once upon a time).

Friday 16 December 2011

Allora si va via tra più o meno poco, in viaggio di nozze.

Come “mo’”? Sì, mo’, mo’, a un mesemmezzo dal matrimonio, sì sì.

E siccome “ma quando partite?” “eeeeeeehh… manca una vita, manca”, finchè “ma quando partite” “eeeeeeeeehh… manca una vita, manca… mancano… spè… MANCANO 11 GIORNI!!!!!!!!!”.

Payura, telole e vaccapviccio.

Mancano 11 giorni - tra i quali Natale e Santostefano, mica pizza e fichi - e noi non si è fatto UNCAZZODINULLA.

Allora mi attivo e almeno spippolo un po’ su internet per capire dove cazzo andiamo e come stiamo messi.

Bhe.

Sappiate che stiamo messi in un paese, che gireremo abbastanza il lungo e piuttosto ampiamente in largo, dove non funziano i cellulari.

Ma non è che dici non prendono bene, ti conviene comprare un cellulare di una rete locale perchè senò, no no.

Semplicemente, non esiste una rete per i cellulari.

Nada. Nisba. Nix. Nein.

E internet? Internet nell’hotel della capitale, con un modem sportster a 18.800, quando va ma sostanzialmente non va, nel resto del paese internet còlca.

E quindi?

E quindi, come dire, mi tufferò nel medioevo, o nel 1995, che per quanto riguarda le comunicazioni  è lo stesso.

Ma riuscite anche solo a immaginarlo, stare 15 giorni senza cellulare e senza mail non perchè lo vuoi tu, no, ma perchè nun ce so’.

Chissà, magari si riesce davvero a sopravvivere…

Sòggiorni.

Thursday 15 December 2011

Sòggiorni (no sòggiorni nel senso di salotto, sòggiorni nel senso che sòggiorni, nel senso di giorni) dicevo sòggiorni duri, incasinati, di corse e rincorse, il lavoro che non molla un menuto, la stanchezza s’accrònica, fa un cazzo di freddo, la sera bevi un mezzo bicèr di rosso con lo spago e il mattino dopo ti senti come se avessi svaligiato la distilleria della GlenGrant.

Sòggiorni duri, in poche parole.

Per esempio, l’altro giorno.

L’altro giorno io mi sveglio presto chè devo andare a Bologna.

Svegliarsi presto non è tanto lo svegliarsi presto, è che lascio l’ammmmmore mio da sola a spupazzarsi la mattina con le due piccole cinpripesse che però esse al mattino di travestono in belve assetate di sangue che peggio di un branchio di quali sono pronte a sfruttare qualsiasi tuo cedimento o debolezza per farti far tardi e in generale mandare a mignotte la giornata o, almeno, la mattina.

Pertanto, mentre io me la ronfavo allegramente sul frecciarouge, l’ammmmmmore mio si sveglia, prepara i latti, sveglia le ciàmpoline, e un po’ blandendo un po’ gridando le pronta e riesce ad uscire di casa giusto in tempo, con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia.

L’ammmmore mio mette le due pargole sulla bici, la grande (…) sul seggiolino davanti quello attaccato al manubrio, la piccola sul seggiolo dietro, e parte, via, pedalando nella feroce jungla  d’asfalto.

Sfreccia talmente weloce che giunge davanti alla scuola della piccola grande che mancano cinque minuti cinque all’apertura, che siccome Milano è Milano mica siam qui a far ballare le scimmie e aiutare la gente, te sei fuori, al freddo gielo con due bimbe fredde giele, e da dietro la porta di vetri ci sono tre bidelle e quattro maestre che ti guardano, al calduccio, ma minchia piuttosto che aprire “venghi siora venghi dentro con le pargole che sennò prendeno freddo” piuttosto si tagliano una falange che gli fa meno dispiacere che aiutarti, a Milano.

La scuola è in the middle of un parco, figata, davvero, e siccome nella notte ha piovuto, l’ammmmore mio da brava mamma ha messo alle piccole trampoline gli stivali quelli di gomma.

Insomma la situazione è questa:

- c’è da aspettare cinque minuti prima che la scuola apra;

- è piovuto e la mamma ha parcheggiato la bici proprio accanto ad un pozzangherone fresco fresco di pioggia;

- le bimbe hanno gli stivali di gomma colorati nuovi nuovi mai provati.

“Bimbe, volete provare gli stivali nuovi nel pozzangherone???????”

“Sìììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!!!!”.

Allora l’ammmmmore mio scende dalla bici e con una torsione con una mano tiene fermo il manubrio, con l’altra slaccia la cintura che fissa la piccola grande al seggiolo, con l’altra la tira su e con la quarta mano posa direttamente la bimba nel pozzangherone.

La bimba strilla di gioia a fa splash splash! con gli stivaletti di gomma.

La mamma con una nuova e più ardita torsione acchiappa la piccola piccola, le slaccia le cinture di sicurezza dal seggiolo,la prende su e mentre guarda e grida alla piccola grande “frema! Piano! Non schizzare troppo! Guarda che ti sporchi!!!” posa anche la piccola piccola nel pozzangherone.

Ma la piccola piccola non ride, non canta, non strilla felice, non.

La piccola piccola si pianta, secca, rigida.

Poi inizia a strillare piangendo disparata.

“Cosa c’è, amore????”

“Màma” dice allora la piccola grande “lei piange perchè ha uno stivaletto solo”.

L’ammmmmmore mio abbassa lentamente gli occhi e SOLO ALLORA nota che la piccola piccola ha perso, probabilmente nel tragitto in bici, uno stivaletto e che adesso se ne sta piantata nel mezzo di un gelido pozzangherone, in una diaccia e grigia mattina di dicembre milanese, con un piede coperto da una semplice calza, completamente inzuppata.

Siamo un po’ stanchi e tirati, in questo fine di anno, questa è la morale della storia.

PS: prima che chiamiate i servizi sociali, la piccola piccola sta bene, nel suo armadietto a scuola c’è un cambio di vestiti pronto proprio per le emergenze, e alla sera l’abbiamo mangiata di baci&coccole, come è giusto che sia.

Desànn…

Monday 5 December 2011

Dice che erano cinque anni fa, che son pochi, se li guardi da destra, parecchi, se li guardi da sinistra, o viceversa.

Vediamo, cinque anni fa non c’era l’ammmmore mio che diventerà mia moglie, non c’erano le due cinpripesse, io uscivo da una storia di tre anni con una tipa e un giorno con Buby dicemmo “cazzo fàmilo!!!!” e affidammo una svergognata quantità di denaro ad un gruppo di loschi figuri che ci fecero andare in Afffrica, con delle moto, e io e Buby ci pippammo diverse svariate migliaiate di chilometri per mezzo continente, vedendo gggènte facendo cose che non è che sia stato niente di che, ma neanche la Corsica in primavera.

Eh, ho detto a Buby qualche giorno fa, eh, mi ha risposto lui.

Discorsoni.

Eh, gli ho ridetto. Eh, ha ri-risposto lui.

Maaaaaaaaaaaaa… - gli ho detto io - quanti anni è che siam stati in Affffrica, io e te con le moto?

Eh - ha risposto lui - son cinque anni quest’anno.

Allora tra cinque anni son dieci????

Lui ha tirato fuori il telefonino, ha fatto due conti con la calcolatrice ed ha detto che sì, se quest’anno son passati cinque anni, tra altri cinque anni ne saran passati dieci.

Vabè - gli ho detto io - allora per il decennale si rifa, no?

Buby non si è mosso.

E’ rimasto lì, fermo, come un cane da caccia, quando punta, lo sguardo perso, lontano.

Poi si è ripreso, ha allungato il collo e ha ululato AAAAHHUUUUUUUUUUUUUUUUU!!!!!!!!!

Mi sembra che tu sia d’accordo, gli ho detto.

Però però però - ha aggiunto subito - questa volta lo facciamo pericazzinostri!!!! Da soli!!! Senza altri cacachezzi, ci carichiamo donne mogli findazate sulle moto, e poi chiediamo al Professional Wilson di venir giù anche lui con la Rangerover che ci fa da scopa se si piantano le moto e ci porta i valigi e le donne se son stanche e e e e e e e eeeeeeee…

E mille altre eeeeee, che mancan cinque anni, cazzo siam sotto, l’organizzazione è già in ritardo su tutto.

Ah, a proposito, le iscrizioni sono aperte…

Cinque anni fa, il Buby era così, non so se mi sono spiegato…

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Macchè, dàvero?

Monday 5 December 2011

No è che l’altra sera eran le nove di un sabato sera e io vestito come un avvocato/pinguino giacca cravatta, ero in Corso Como.

Corso Como a Milano è dove sta la rumba, laggente fica, le discoteche i locali gggiusti e le serate uèlla.

Corso Como, insomma, dai.

Io ero lì perchè alle novemmezza avevo un appuntamento con un cliente; lo so, lascia stare, c’è chi l’appuntamento con i clienti lo fa negli uffici di Mediobanca, e chi in Corso Como, chettedevo dì.

Parcheggio la My Personal Vespetta e mi incammino; dopo 10 metri, all’angolo con Corso Como, un nègher mi fa ceno mi chiama e mi dice “oh, capo, egyure gtasUV vgtauy gnàgna????”.

Io non lo sento non capisco bene ma penso voglia due euri per il parcheggio o vendermi una carabbbattola e lo saluto no grazie ciao caro ciao.

Venti metri, e un altro nègher “ehi capo cerchi?”. Io rallento, sto per dirgli sì caro cerco il Dottor Briscolotti ma tu come fai a sap… aaaaaaaaaaspè aaaaaaaaaaspè aaaaaaaaaaapè!!!! Hocccccccapito!!!! Aaaaaaaaahhhhhhh!!! Tu e l’ammmmico tuo aaaaaaaaaaaahhhhh hocccccapito hòcca, ahhhhhhhh tu e lui hahahah fate smazzate vendete imprenditori import export e cessione al dettaglio aaaaaaaaaaaahhhhhh ah no scusa grazie no non interessa grazie ciao caro cià cià cià.

Faccio altri trenta metri e un terzo nègher “ehi mister serve qualcosa per stasera???”.

Allora.

OOOOOOOOOOH.

Maccheccazzo di faccia c’ho, che tutti i pusher a me mi corrono incontro???????

Mavaffanculo, va.

Che poi, la sbirraglia, dove cazzo sta, o no?

Paese dimmerda.

Parlare bene e rUzzolare male…

Friday 2 December 2011

Hippo - Uè! -

Manovale & Gentiluomo - Hola -

- com’è? -

- bene e tu? -

- io sono in macchina, sulla A4, di ritorno da Inculailupi sul Monte -

- e cosa sei andato a fare là? -

- ho fatto una lezione post universitaria sul lavoro -

- tu? -

- io io, a parlare di lavoro. Incredibile vero? -

- no no, anzi. Tu, se c’è da parlare di lavoro sei bravissimo. Mi ricordi quel mio manovale, che era capace di parlarti del lavoro che gli chiedevi di fare per delle ore, sapeva tutto, era preparatissimo, e poi spiegava benissimo, dettagliato, preciso, esauriente ma conciso… -

- ah, e come sta? -

- cazzo ne so? L’ho licenziato dopo due giorni, parlava, parlava, parlava, ma non produceva un cazzo -

- ah -

- una specie di avvocato, ma nell’edilizia… -.