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Hippo blog » 2011 » November

Archivio di November 2011

Bèla tùsa.

Tuesday 29 November 2011

Io e l’ammmmmmmmore mio dobbiamo uscire.

Andiamo con la My Personal Vespetta vero? Mi dice lei.

Maccerto, rispondo io.

Ci si veste ci si barda ci si e ci si risi, e si va.

Via, come sfreccia la mMy Personal Vespetta nel traffico parco del tardo pomeriggio, “fàffreddo vero?” mi dice l’ammmmmmmore mio “mha oggi meno” rispondo io “io ciòffffreddo” risponde lei.

E la My Personal Vespetta sbisciula e sbigola tra le macchine.

Semaforo rosso.

Mi fermo.

Guardo verso destra, dove c’è una vetrina che ci si specchia dentro.

Io mi guardo, anzi ci guardo.

L’ammmmmore mio si guarda, anzi ci guarda anche lei.

- Amore, hai visto? - domando io

- Che cosa? -

- Ti sei guardata nello specchio nella vetrina? -

- Sì hai visto, guardavo che forse questo giubbotto è troppo corto e mi entra l’aria nella schiena -

- Vero. E poi? -

- E poi… ah già che questo taglio che ho fatto l’altra settimana non mi convince per niente -

- No? -

- No… -

- Eccome mai riesci a distinguere il taglio mentre filiamo come due spie sulla My Personal Vespetta? -

- … -

- … -

- …il casco… -

- Eggià -

- Vabbè, tiro su il cappuccio -

E via, che siam  stanchi tutt’eddue, e si vede.

…tchà pum tchàtchà spem tchà tzzzzzzz tchàchà tzzzzzzzz…

Wednesday 23 November 2011

Un giorno Chet Baker licenziò il suo batterista (era in tour con il “trio”, tromba, basso e batteria) gridando che lui il tempo l’aveva dentro e non aveva bisogno di uno, dietro le spalle, che gli facesse pum! pum! pum! per restare a ritmo.

Ma lui era Chet, e non c’è tempo e modo di parlare di Chet, oggi, perchè oggi ieri è morto Paul Motian, voi direte ecchiccazz’è Pòmmoscian, lo so lo so che lo direte.

Pòmmoscian è uno che di mestiere ha fatto pum! pum! pum! dietro le spalle dei jazzisti per oltre sessant’anni, ma siccome invece che pum! pum! pum! era capace di fare tzch tazn tazn tapr tatach tztz tatz, e anche molto bene, ha suonato con tutti (ma tutti tutti, eh, andate su youtube e dite “sticazzi!”, per piacere, quando vedete con chi è che ha suonato) e poi si è fatto le sue band, chè la gente andavano a sentire lui, il batterista, perchè era bravo.

Ma era bravo? In che senso?

Nel senso che voi che Lady Gaga ma vabbè, era bravo così.

Ah, il jazz…

‘azzzzz…

Tuesday 22 November 2011

Amichimii.

Monday 21 November 2011

15163Non so, sarà la luce, saranno ìbbicicletti, saranno le facce, sarà il cappotto del Lillo (quello di spalle a sinistra), sarà che io mi ero appena sposato e stavo su un trams bello caldo e loro no, sarà che èremo tutti già gonfi ohi se gonfi ohi se gonfi, ma a me piace parecchio, questa foto, sissì parecchio.

Asagadà!

Thursday 17 November 2011

Asagadà!

Eh?

Puppaaaaaaaaaa!!!!!! Uno a zero per me.

L’uomo furbo esce di casa, al mattino.

Cammina cammina cammina veloce fino alla sua My Personal Vespetta, parcheggiata un isolato dillà.

Sale sulla MPV, la accende, si barda casco sciarpa guanti, e va.

Fa tre isolati, uno dei quali percorrendo al contrario la strada fatta appiedi, si ferma.

Parcheggia la MPV, si sbarda di casco, sciarpa, guanti.

Entra in un garage a pagamento, saluta il custode, scende le scale.

Slega la sua bici, si ribarda, la sàle, la pedala fin fuori, saluta il custode.

Infila in contromano quattro strade e tre incroci, fino a ritrovarsi proprio sotto casa, da cui è uscito almeno 15  minuti prima.

Che pirla, direte voi.

Eh, ma vive a Milano, rispondo io.

Cèggènte.

Tuesday 15 November 2011

Cèggènte che alle due di notte “oh! La festa è finita! Iatevenn’ fuori dai maroni!!!!”.

Cèggènte che hanno fumato le canne con i camerieri del catering.

Cèggènte che sono caduti in bicicletta dopo essersi bevuti due stravecchi.

Cèggènte che sono finiti alla chiesa sbagliata.

Cèggènte che si sono ingozzati come bufali al tavolo dei formaggi e poi un colpo d’aria e son crollati a terra (e la moglie li ha cazziati mentre rantolavano a terra).

Cèggènte che ha avuto un shock anafilattico e si è gonfiata tutta come una zampogna ed è andata via in ambulanza.

Cèggènte che si sono piazzati fuori la porta delle cucine e intercettavano i camerieri con i vassoi di minihamburger finchè la responsabile del catering gli ha detto “adesso basta signorina li faccia assggiare anche agli altri!”.

Cèggènte che a chiunque incontrasse sussurrava “la zuppa di lenticchie è da 10, da 10…”.

Cèggènte che per mezz’ora non hanno staccato gli occhi dalle tette della Frà che ballava scatenata (e le sue tette ballavano con lei).

Cèggènte che hanno ‘chiappato almeno 10 bicchieri di passito.

Cèggènte che è inciampata più volta cadendo e rialzandosi facendo hop! con la gambetta come Alberto Sordi.

Cèggènte che sono andati via presto, “sennò qui finisce male”.

Cèggènte che “dopo la mezzanotte non mi ricordo niente… è stato bello?”.

Cèggènte che il giorno dopo l’unica parola che ha pronunciato fino alle 2 del pomeriggio è stata “acidità”.

Cèggènte che “uhè c’è figa stasera eh”.

Cèggènte che ma davvero avete pensato a tutto da soli?.

Cèggènte che hanno preso il taxi per andare all’albergo, dall’altra parte della piazza.

Cèggènte che hanno tentato di sedurre il Deejay Focaccia.

Cèggènte che hanno finito il guanciale che andava con la polenta “lasci perdere la pulenda, mi dii due porzioni di guanciale grazie caro grazie”.

Cèggènte che hanno spiegato ai tedeschi le patate viola arrosto, in inglese.

Cèggènte che “cazzo ma davvero quell’incredibile pezzo di gnocco è gay?????” “eh sì” “ma nemmeno un po’ etero? Magari solo per stasera…?”.

Cèggènte che si sono travestiti da Elvis e hanno ballato.

Cèggènte che hanno guardato le foto nei televisori tutta sera e solo dopo tre ore hanno capito che erano le stesse 50 foto che giravano in loop.

Poi, cèggènte che si sono sposati, ed è stata proprio una bella festa.

- 4.

Tuesday 8 November 2011

Allora, com’è, preoccupato, le robe, l’organizzazione, i cani, i cavalli, i criceti, il vino l’acqua la musica il dessert l’antani e il budellodituma’, com’è?

Felice, molto più di quanto avrei pensato quando ci pensavo.

Sì ma i fiori, la musica, i parcheggi, le previsione del tempo, l’ascensore, il guardaroba, le scarpe la cintura la cravatta, il fotografo le luci la riproduzione di San Pipone Martire e Gommista in marzapane come bomboniera, com’è?

Felice, di una felicità calda e piccola e profonda.

Sì ma il libretto, gli ìscherzi degli amici, il menu vegetariano, il tavolo per i bambini, laggràppa, la listanozze, l’acqua gassata a gagganella, i lupini in salsa di lupo crudo, il lupo cotto in salsa di brugola, com’è?

Felice, con le mani in tasca e lo sguardo in su, la testona piegata di lato, un sorrisino appena ccennato, e il telefono che squilla e io che me ne fotto, manco guardo, chè ho cose più importanti, io, tipo essere felice, io.

Achtung minen.

Monday 7 November 2011

Un ragazzino di 12 anni, mentre tornava a casa dall’oratorio - non un pusher, un punkabbestia, uno che andava al rave, uno di una babygang, non uno che scippa i rolex, non un ultras della Ternana in trasferta, non un rumeno del camponomadi con la refurtiva nelle mutande, non uno scartato ai provini di X Factor

apro parentesi. No, perchè a leggere i giornali e internet e vedere i tiggì sembra che i regazzini siano tutti come questi che ho detto.

E invece, cazzo, a Milano, c’era ’sto ragazzino di 12 anni che, in bici, era andato all’oratorio, a 500 metri da casa, e alle sei di sera, non alle tre del mattino, con la sua bici se ne tornava a casa. Sì, come te quando avevi 12 anni. Che sembra non si usi più, oggi, e invece c’è ancora, la gente normale. Che uno non si rende conto, ma invece c’è.

Vabbè, chiusa parentesi.

c’è un ragazzino di 12 anni che in centro a Milano, mentre torna a casa dall’oratorio con la sua bicicletta, da una macchina parcheggiata in divieto di sosta una apre di colpo la portiera, senza guardare.

Il ragazzino non si capisce bene se sterza di botto per evitare la portiera o se invece la portiera lo prende e lo sposta.

Sotto il tram, che sta passando.

Il ragazzino muore.

E io che pedalo, in questa città, lo vorrei dire al sindaco, p a chi per lui, che siamo a Milano, Italia, che per le bicicliette rispetto al resto del mondo è come dire non so, ma per dire che a Amsterdam, a Copenhagen, anche a Londra, va, insomma nel mondo civile te tracci una bella riga gialla aterra e dici di qua le auto, di qua le bici, e la gente e le macchine morissero domani se sgarrano.

Là.

Qua, la riga gialla è parcheggio, quattro frecce, tanto devo girare tra cento metri e allora m’infilo, vabbè bici motorini moto harleydavidson piaggio a tre ruote sulky siam tutti uguali, e poi, in ogni caso, la gente non lo sanno, non sono abituati, non considerano che la bicicletta la gente cade.

Il muretto, sindaco assessore, un bel muretto, alto, che manco i SUV, e multe, multe, carriattrezzi, ganasce, sputi, schiaffi e calcinculo, questo capiscono, capiamo noi in questo paese di piccoli camorristi tutti quanti, nessuno eslcuso.

Che magari il ragazzino non sarebbe cambiato niente, certo, ma almeno non pensi “poteva succedere a me” e non è certo un caso.

Azz.

Fàinans.

Thursday 3 November 2011

- E te, te che ti occupi di finanza, come la vedi la situazione dell’Italia??? -

- Ma guarda, per me siam messi così male che l’unica soluzione è che in Italia venga introdotta la dracma -.

(lib trat da spinz).

Le luci gialle e i tuoi cortei.

Thursday 3 November 2011

Mi sa che lo scrivo ogni anno, di questi giorni.

Ma domenica sera eravamo al parco ed erano le sei seiemmezza.

Il parco era giallo e verde e arancione d’autunno, l’aria umida e ferma che uno che la sa lunga dice “eh oggi fuori dalla tangenziale c’hanno la prima nebbia della stagione” e ripensa a quando abitava fuori dalla tangenziale, e c’era la nebbia e guidavi piano, la sera, tutto buio la nebbia, e la musica appalla, e aprivi il finestrino, che la musica appalla e l’odore della prima nebbia dell’anno.

Era presto ma era già notte scura e le luci era arancioni e le macchine umide e le luci gialle e le luci delle macchine si riflettevano sull’asfalto nero.

La gente correva, le prime sciarpe legate al collo i primi guanti i bimbi sui passeggini imbacuccati gònfi tònfi di vestiti, gli scooter con le copertine gli scaldamani i caschi integrali.

E ho ripensato a quella canzone, sempre quella, tutti gli anni in ’sto periodo, chettedevodì, sò vecchio e ripetitivo, quella che dice mi piacciono i tuoi quadri antichi, le luci gialle e i tuoi cortei, oh, Milano, sono contento che ci sei.