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Hippo blog » 2011 » September

Archivio di September 2011

La vecchia pompa.

Thursday 29 September 2011

Dice che l’avvocato Bernacchi ha avuto, ier sera, un coccolone.

Dice che con gli amici ci siamo recati al capezzale, così, per vedere come andavano le cose.

Dice che stamattina dice tutt’apposto, ma ier sera sembrava una roba seria, mica da ridere.

Dice siamo persone serie responsabili e sensibili.

Ecco una breve e lacunosa raccolta delle parole espresse dagli amichi nel momento del bisogno e della tragedia.

- Il rolex lo prendo io, oooh l’ho detto per primo, non rompete poi il cazzo eh, io l’ho detto per primo siete tutti testimoni. E anche la telecamera con il DVD, eh, che tanto son l’unico che saprebbe usarla.

- Oh lui da avvocato mi ha sempre aiutato quando ho avuto bisogno, quindi ragazzi, mi raccomando, state tranquilli e ricordatevi che io di mestiere faccio tombe.

- “Oh Sasso, tu che sei medico professore, come la vedi, cosa è successo, che c’ha?????” “Non gli regge la pompa”.

- Ma se muore non è che devo rinviare il matrimonio mio tra un mese, vero?

- “Chiama Cioccio, diglielo” “Ma Cioccio è a Parigi poi si preoccupa e si sente in colpa di non esser qui” “appunto” “ah già giusto chiamo chiamo”.

- Certo anche lui, che roba, venire a star male in un prontosoccorso che è pien di nègher…

- “E lui cosa ha detto alla cardiologa?” “Le ha detto una roba tipo… eh ma io sconto una decina d’anni dissoluti… lei lo sa, dottoressa, si vede… droga e puttane…“.

Amichi, eh.

Smile…

Tuesday 27 September 2011

Da spinoza.

Un immigrato clandestino: “Mi sembra di essere prigioniero”. Tranquillo: un giorno sarai in regola e ti sembrerà di essere libero.

Hai tutte le qualità…

Tuesday 27 September 2011

Dai verbali degli interrogatori di una delle tante ragazze trombate da Silvio.

Lui che mi diceva “veramente Chiara, sei una bella scoperta, perché, insomma, sei una ragazza molto, si vede sei una ragazza trasparente, sei una ragazza vera, sei intelligente sei una bellissima ragazza“.

Poi mi ha detto “è molto bello anche il tuo culo“.

Un genio.

Dolores de pànza (criptica, solo per veri amatori).

Monday 26 September 2011

Hippo - Aaaaaaah come stòmmale c’ho male alla pancia -

Buby - Aaaaaaaaah anch’io anch’io stòmmale c’ho male alla pancia -

- Ma io càco sciolterrimo -

- Io caco scioltissimo -

- Ma io ho mal di stòmmeco -

- Io allo stòmmeco ho anche le fitte -

- Anche io! -

- Anche tu? -

- Sì! Anzi… aaaaaargh… proprio adesso… aaaaargh… eccola… lafitta… -

- Lafitta? -

- Aaaaargh… lafitt… lafitt… -

- Ah lafitt… -

- Tambay [pron. tam-bé]???? -

- Arnoux [ar-nù]??? -

- Eh, vabbè, ma Lafitte, Lafitte… -

- Eh, Lafitte… quanti ricordi… -

3298.

Ein, zwei, drei & iamm’ià.

Monday 26 September 2011

Ci sono poche cose al mondo che ti fan sentire un terone che viene da un paese del terzo mondo ricidolo fallito da barzelletta e schifoso e sporco e lurido e impregnato di orribilezze e schifìo e minchia, come passare un fine settimana partendo da Malpensa e transitando a vario titolo negli aeroporti della mitteleuropa.

Maledetten.

Ammaradona…!!!

Tuesday 20 September 2011

Nell’NBA - come cos’è l’NBA? Vadia, vadia via signora vadia al mercato che stanno le offerte sui peperoni vadia non stii qui che da noia - nell’NBA c’è lo sciopero, e i giocatori dicono che invece che star a far ballare le scimmie - attività peraltro meritevolissima - o a smacchiare i leopardi, han detto cià dai che andiamo a giocare in Europa finchè qui non si mettono d’accordo.

Dice, dice che Còbibràian potrebbe giocare a Bologna, che gli danno 800mila euri a partita.

Io, io ci vado, a vederlo, che si sappilo, dove è che vendono i biglietti?

Baby boomz.

Tuesday 20 September 2011

E’ un periodo che alla cinpripessa grande piacciono le storie.

Ma non le piacciono più le storie itreporcellini, cappuccettorosso, biancaneve e compagnia, nonnò, lei vuole le storie di vita vissuta.

Tipo che vede un camion che sta scaricando i frighi, per esempio,e  ti chiede cos’è quello? e tu le spieghi vedi amorebell’appapàBELLASEI! dicevo vedi in quel bar hanno deciso di cambiare i frighi e li hanno comprati e adesso quei signori grossi sudati e che dicono ECCHE LINGUAGGIO CI STANNO I PICCIRIDDI!!!! e che dicono delle parole che tu non dovresti sentire li scaricano li portano dentro il barre e li montano e poi portano via i frighi vecchi vedi? bello eh?

E lei dopo due minuti, ti dice “mi racconti una storia?” “certo bell’appapà tuo, che storia vuoi? I tre porcellini?” “No! Voglio la storia dei signori che porteno i frighi!” e tu gliela ri-racconti, con frighi, barre e bestemmie edulcorate e tutto.

Il problema sorge che alla piccola le hanno raccontato “storie” anche altri, e lei alla sera ti dice “mi racconti la storia di quello che mangiava il grano?”

“eeeeeehh.. amore di papattùo, che storia è?”

“è la storia di quello che mangiava il grano, me l’ha raccontata la nonna l’altra settimana”

“piccolo grande amore - elunghecorseffannateincontroastellecaduuuuute… - dicevo amore mio io non la so, la storia di quello che mangiava il grano”

“raccontamela”

“e non la so, posso raccontarti quella dei treporcellini”

“NO! Voglio la storia di quello che pagava!”

“Ma NON LA SO!”

“MA me la puoi raccontare lo stesso… è facile…”

“è facile?”

“Sì inizia così: c’era una volta, in un paese lontano lontano…”

“Eh! Eh! Ecco… che c’era?”

“Adesso continua tu, adesso puoi continuare, anche se non la sai”.

Semantica.

Friday 16 September 2011

Gli avvocati del Silvio: le notti con le escort erano solo “serate conviviali”.

Seeeeee, e quando io e l’amichi miii andavamo a fare il puttan tour, erano solo “scampagnate ricreative”…

Loro e noi.

Thursday 15 September 2011

Loro lui* deve avere la medaglia d’oro che gli consegneranno alla Casa Bianca per il servizio in Afghanistan come marine e gli chiedono ha qualche richiesta particolare? (perchè a uno che prende la medaglia d’oro gli si chiede se ha qualche richiesta particolare).

E lui risponde bhe mi piacerebbe far due chiacchiere col pres, davanti a una bivva, magari.

Ti dici, e da noiE Eh e da noi, da noi a parte che le medaglie le danno ai morti, altrimenti nel cortile della caserma cià tieni tieni cià caro vai bello vai che poi devi spazzare la cucina, vai caro vai, dici se quello diceva voglio far due parole con presidente magari davanti a una bivva eeeeeeeeehhh ti dicevano eccheccazzo eeeeeeeehhh e magari una fetta di culo olio e limone no?, ecchicazzo ti credi, qui la ggènte c’hanno da lavorare, qui, la gggènte, qui.

Mica come là.

Là, dove le cose le fanno così.

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* Lui, se vi interessa sapere “pecchè a lui danno la medaglia d’oro e a me no??”, lui:

For conspicuous gallantry and intrepidity at the repeated risk of his life above and beyond the call of duty as a member of Marine Embedded Training Team 2-8, Regional Corps Advisory Command 3-7, in Kunar Province, Afghanistan, on 8 September 2009. When the forward element of his combat team began to be hit by intense fire from roughly 50 Taliban insurgents dug-in and concealed on the slopes above Ganjgal village, Corporal Meyer mounted a gun-truck, enlisted a fellow Marine to drive, and raced to attack the ambushers and aid the trapped Marines and Afghan soldiers. During a six hour fire fight, Corporal Meyer single-handedly turned the tide of the battle, saved 36 Marines and soldiers and recovered the bodies of his fallen brothers. Four separate times he fought the kilometer up into the heart of a deadly U-shaped ambush. During the fight he killed at least eight Taliban, personally evacuated 12 friendly wounded, and provided cover for another 24 Marines and soldiers to escape likely death at the hands of a numerically superior and determined foe. On his first foray his lone vehicle drew machine gun, mortar, rocket grenade and small arms fire while he rescued five wounded soldiers. His second attack disrupted the enemy’s ambush and he evacuated four more wounded Marines. Switching to another gun-truck because his was too damaged they again sped in for a third time, and as turret gunner killed several Taliban attackers at point blank range and suppressed enemy fire so 24 Marines and soldiers could break-out. Despite being wounded, he made a fourth attack with three others to search for missing team members. Nearly surrounded and under heavy fire he dismounted the vehicle and searched house to house to recover the bodies of his fallen team members. By his extraordinary heroism, presence of mind amidst chaos and death, and unselfish devotion to his comrades in the face of great danger, Corporal Meyer reflected great credit upon himself and upheld the highest traditions of the Marine Corps and the United States Naval Service.


Noi, voi, loro, lui.

Friday 9 September 2011

A Londra, con un po’ di gente tra cui Gualtiero.

Gualtiero c’avrà 45 anni, è un professionista, ed è, diciamo, di Posillipo, o un posto di quelli lì.

La segretaria ha prenotato l’albergo per Gualtiero, ma ha fatto una cazzata.

Per 98 sterle a notte, l’albergo si rivela in realtà un ostello, pieno di ragazzi, scout, scuole e interrails.

Gualtiero dice “eccheccazzo”, attraversa la strada ed entra in un bell’albergo, questo sì vero, quattro stelle.

Saran le dieci diec’emmezzo di sera.

- Uè! - saluta Gualtiero

- good evening sir, how may I help you? - chiede il concierge

- uè, buonasera, quanto costa una camera qua? -

- Oh it is 299,99 per night, sir -

- Alla fazz’ooocazz’… sènt’, sènt’, maaaaa… che stai tu solo mo’? -

- Yes sir, I am the night concierge and I am alone -

- vabbuò… e comme ti chiami, uagliò? -

- I am Sam, sir -

- aaaaahhhh… eeeeee… sèm… arùnn’ vièn’? -

- I am from south India, sir -

- ooooooh, ebbrav’assèmmm’… sent’ammè sènt’, mo’ tra me e te, ammè per dormire ccà nun me serve ricevuta, registrazion’, cartacce della mappin’essorrete, dcumenti e cazzate varie. Capìsh? -

- Yes sir -

- Ooooooooh… bene bene, vist’ che capìsh, mo’, se io ti pago attè, in contanti, mo’ che non sta nisciùn’, e non mi serve nu cazz’ e ricevuta nè niente, quanto costa ora la camera? -

- It’s 50 sterle per night, sir -

- Ebbrav’assèm! -

- But you pay cash, not credit card, sir, is it correct? -

- Sèm, Sèm, bell’eppapà, guarda, te fazz’ vedè o’ document’mio, guarda: che c’è scritto qui, dove dice “luogo di nascita”? -

- Mmmmmh… it is “Napoli”? -

- E cà, dove dice “residenza”, che c’è scritto? -

- Mmmmmmhh… it’s “Napoli” again, isn’t it? -

- Ecco, allora, Sèm, non famm’ cchiù domand’ dooo’cazz’, dammi le chiavi mie e vatt’accòcc! -

Io, io avrei detto “eh un po’ caro”, avrei cacato regolare le mie 299,99 sterle pernàit, e avrei bestemmiato tutte e due le notti pensando a come fare per farmele rimborsare, almeno in parte, da un qualche cliente.

‘azz.

Lòndry.

Friday 9 September 2011

La cinpripessa grande, stamattina mi dice (la cinpripessa piccola non dice ancora, cioè dice cose ma dice attatatfrattatrappataccartatallalla): “dov’è la mamma?”.

E io: “amore bellissimo, la mamma si è alzata presto presto, è andata all’aeroporto, ha preso un aereo ed è andata a Londra per lavoro, ma stasera torna a casa”

“E perchè” - mia figlia sta entrando nel periodo dei perchè… - “e perchè la mamma è andata a Lòndri per lavoro?”

“No amore bell’appapà, LONDRA, non Lòndri”

“No, Lòndri”

“No, LON - DRA, non Lòndri”

“NOOOOO!!!! Lòndri!!!!!!!!”

“Lòndri, amore mio, Lòndri, ecc’hai ragggione, Lòndri, minchia appapà che non si ricordava bbbene…”

D’altronde, se i sex pistol cantavano pronunciando anarcàia in zè iùccheia, e han venduto zilioni di dischi, mia figlia può chiamarla Lòndri quanto vuole, perchè sua è la terra, e tutto ciò che è in essa.*

Fòrties o giù di lì.

Thursday 8 September 2011

Che vai ad un matrimonio, che son tutti più o meno coetanei, ggènte che non conosci o conosci poco, ma insomma diciamo che il livello culturale era quello, mio, per dire.

Dopo la cerimonia arrivi lì, dove c’è il ricevimento l’aperitivo, all’aperto, sotto i salici, figata, tutto molto bello e messo bene.

Mentre tutti aspettano gli sposi, te vaguli tra i tavoli sull’erba e senti che sotto la musica c’è sergiocaputo “uh bella questa” e poi ancora sergiocaputo e poi di nuovo sergiocaputo insomma è una compilation di sergiocaputo e messa su bene, con i bassi giusti le casse gànze il volume nè basso nè alto, sergiocaputo sembra davvero una roba strafiga, credetemi, a metà tra buddhabar, jazz, un po’ di caciaroneria e de gregori.

E mentre cammini cazzeggi bevucchi lo spumantino, guardi e vedi che come te laggènte, uomini in cravatta e donne eleganti, tutti a mezza bocca canticchiano sergiocaputo, e quando vedono che li guardi ti guardano e quando vedono che anche tu canticchi, sorridono.

Ma voi, ai tempi di sergiocaputo, voi le bananarama, e quindi chevvelodicoaffà.

Pajura.

Wednesday 7 September 2011

Storia vera, eh.

Il Galbusera l’è un sciur de Milan, che si è fatto un mazzo inscì tutta la vita e ha guadagnato i suoi bei soldini.

Da diciamo quattro cinque anni il Galbusera vive all’estero, dove lavora, ma torna a Milano abbastanza spesso.

Il Galbusera ha una casa in montagna e decide che insomma cià dai mi compro la macchina quattroperquattro per andar su che c’ho un’età e metter le catene appena vengon giù due fiocchi di neve è uno spaccamento di maroni.

Il Galbusera, ha fatto i danèè, e dice cazzo alla mia età - diciamo che ha superato i sessanta… - voglio fare un po’ il pirla, dice, e si compra il Porsche Cayenne. Che pirla, direte voi. Anche cazzi suoi, dico io.

Il Galbusera, due settimane fa è in giro per Milano, bèl cuntènt sul suo Cayenne.

Uno attraversa sulle strisce, il Galbusera si ferma per farlo passare.

Il tipo a metà attraversamento si ferma, alza le mani, tira fuori il portafoglio dalla tasca e comincia ad agitarlo verso il Galbusera, gridando come un matto “guarda, stronzo, guarda, io non c’ho un euro e tu vai in giro con il Cayenne, guarda!!!”.

L’altro ieri il Galbusera è in giro per Milano, ancora, sempre con il suo Cayenne.

Al semaforo lo affianca uno in scooter, gli picchia sul vetro e quando il Galbusera abbassa un po’ il finsetrino il tipo urla, con le vene del collo gonfie e gli occhi di fuori “paga le tasse ladro pezzo di merda paga le tasse invece di comprare il Cayenne paga le tasse ladro schifoso!!!!”, e sgomma via.

Io ve dico adesso, poi non dite non ve l’avevo detto eh.

Qui, tra poco, la gente ricominciano a sparare, e quelli come voi siete dalla parte sbagliata della canna delle pistole.

The social game.

Monday 5 September 2011

E’ il gioco più facile del mondo, e anche quello più in voga nelle serate d’estate, dopo qualche bivva, un po’ di vino, cibo buòn’, caffè, ammazzacaffè, musica in sottofondo e cravatte allentate.

Ci si sbraga, e tra ggènte di un certo livello - e tuccheffai lavoro in una mèrcianbènk, io consulenza, io avvocà, io commercialì, io imprenditò e via dicendo - si arriva al “e dove è che lavori?”.

Ah io a Milano e tu ah io a Roma ma sono a Milano die tre giorni a settimana tu? io ho la sede a Vergate sul Membro e sono a Milano tutti i mercoledì e tu? a noi siamo a Infrattate di Meno ma la sede operativa è a Milano…

E allora scatta: ah Milano chebbrutta ah Milano checcasino ah Milano checcara ah Milano lagggènte ah Milano il ciàffico ah Milano il caldo il freddo piove nevica ah Milano la Malpensa.

E si va avanti per una mezz’ora; io, ormai, ho il pilota automatico, cioè mi metto lì e posso parlar male di Milano per un’ora e più, e anzi ormai sono a Milano da un bel po’ d’annetti e quindi posso anche dire “eh una volta non era così, Milano, ma ormai…”.

E tutti a concordare con me che eh la gambàgna eh la provìngia eh il sudde eh ooo’mar’ eh oooo’pìsce fresco eh vuoi mettere poter andare appiedi a prendere il trafutièll’ fresco mica come ammilano e tutti a dire eh o’ trafutiell’ fresco eh.

E a questo punto l’ammmmore mio di solito jè parte la vena.

Che l’ammmmore mio essa è immigrante, parecchio immigrante, e vien da un posto che o’sol’, o’mar’, o’pisce, aaaa’gggènte col sorriso, i fratuitiell’ freschi, ecchebbello che cisiconosceattutti e laggènte ti salutano per strada.

Quindi da lei uno si aspetta eh bhe ammè lo dite che io al mattino sullo specchio teng’ a’ foto d’ooo paìse e tutte le mattine accendo un cero alla Madonnina del Cantuccino  col Vinsanto chè mi faccia la grazia di tornare presto a o’ paìse.

E invece no.

Lei, intemerata, dice: “a me Milano piace e ci vivo di parecchio bene”.

Vabbè amò, la guardo io, ma allora a questo punto tanto valeva scorreggiare umido, se volevi farti schifare da tutti…

Che certe cose, semplicemente, non si dicono; si pensano, magari; si fanno, a casa, di nascosto, zitt’ zitt’ che i vicini ascolteno, ma MAI si dicono, che chissà la ggènte, cosa penseno.

E lei che a questo punto un po’ ci piace, dare noia: che poi a me i fatufiell’ freschi fan cagare mi han sempre fatto cagare e poi io a Milano ci vivo ci lavoro a me Milano mi da da mangiare bere vivere e divertirmi e ci son posti peggiori che dopo un mese che ci vivi la natura ti ha fatto venire le bolle al culo e i vicini li ammazzeresti con la zappa e il bar del paese non ne puoi più e il cinema fa solo Vacanzedinatale.

E tutti dicono eh bhe ah bhe eh bhe ah bhe e poi cominciano a parlare di Milan Inter e San Siro, e si scopre che c’han tutti l’abbonamento e nel week end in gambàgn ci mandano la moglie e i figli piccoli, e loro ape, cena con gli amici, brunch la domenica mattina e alla sera a San Siro, che quest’anno gli facciamo un culo così a tutti.

El mè Milàn…