Càpita.
E’ un mondo difficile e incomprensibbole, oltre che bastardo.
In quanto incomprensibbole, càpita che in questo mondo il vostro eroe, malgrado la sua indomita cialtroneria e ignoranza assoluta e ridondante (nel senso che non so un cazzo di un argomento, ma so un cazzo meno anche di tutto il resto), esso sia richiesto di parlare, spiegare, discettare e genericamente insegnare, di norma a gente che ne sanno ohi! ben parecchio più di lui.
Càpita, l’ho detto, ed è incomprensibbole.
E di cosa discetti, chiederanno i miei piccoli lettori?
Ma di stracazzidimare conditi con riserva di pregiudizio olistico, è chiaro.
Chiarito ciò, ecco che alcuni mesi or sono il Professore, esso sì, esperto, studiato, preparatissimo e anafestico mi chiede se volessi mai discettare con lui e la dilui assistente in un convegno, a fronte di platea di centinài e centinài di superesperti.
Certochesì, risposi io.
Poi, come è giusto, dimenticai il tutto per mesi, sino alla sera prima del convegno.
Quando, pressato dall’urgenza e dall’ignoransa crassa (tutto con la “s”), decisi di mascherare la cialtroneria e il vuoto pneumatico della mia conoscenza con una presentazione in Keynote* molto fica, con slides che vanno, vengono, si sovrappongono, tornano, torniscono, suonano, musicano, pupazzano e in generale distràono l’uditorio dalle cazzate che dico.
E la sera prima del convengo, invio tutto all’assistente del Pro’essò, che lei tiene tutti gli atti e i carabatti dei convegni.
Convegno.
Il Pro’essò fa la sua spiega, bella seria precisa puntuale cazzuta tènnica.
Poi, tocca all’assistente.
Lei, attacca il pc e parte con la prima di 60 (sessantacazzo!) slides in powerpoint.
Nelle quali ha pedissequamente (no, dico, “pedissequamente”…) riportato articoli di legge e sentenze.
E lei, con voce monocorde e un po’ nasale, insomma immagina Topo Gigio al microfono, legge: “…e l’articolo 5 recita: è sanzionato con la squalifica di 5 anni colui che commetta l’illecito di cui all’articolo 3, mentre la sanzione raddoppiata nel caso in cui…”.
Dopo 25 minuti, gli astanti si dividono in quelli che si sono impiccati subito, quelli che c’han provato ad ascoltare e quindi adesso ronfano della grossa, e i furbi che hanno acceso l’iPad e tirano al record di Angry Birds o di Asphalt 2 HD.
Insomma alla slide numero 37 la abbattono a colpi di verga (Giovanni, l’opera omina rilegata in brossura, per rimanere in tema di pesantezza) e tocca a me.
La platea boccheggia come i totani all’acquario di Genova.
Io, accendo la prima slide e parto a urlacchiare, che l’attacco del Boss di Born to Run pare una ninnananna.
Insomma, applausi.
Va che la ggènte, je dai du’ pupazzi che girano e tre dissolvenze incrociate, e sembri uno serio.
C’è anche da dire che dopo la Topo Gigia, anche “Protestantesimo” su RAI 2 sembra i Metallica.
Vabbè.
Passano pochi mesi, e ci chiedono di replicare il convegno in un altro posto.
Insomma, siamo in tour, tipo.
Io, memore della mia cialtronaggine, chiappo una stagista in studio e le dico “ooooh vuoi fare una roba molto ma molto fica, che ti farà avere 100.000 punti sul curriculum e che ti potrai bullare con tutti i tuoi amici che fanno stage del cazzo in Banca Centrale Europea, alla Casa Bianca o alle Nazioni Unite??? Sì? Ecco, allora controllami ’ste slides e vedi se stanno scritte troppe cazzate”.
Ella controlla, emonda quanto possibile le cazzate e vien con me al convegno.
Parla il Pro’essò, solita lezione tènnica fica precisa.
Parla un altro, bene bravo.
Tocca all’assistente del Pro’essò.
Attacca il pc, partono le slides.
Non le sue 60.
No.
Le MIE.
Che la troja impunita impestata malata zoccola ha bellamente copincollato in una sfigatissima presentazione in power point.
Alla quinta slides, che per altro la puttanazza legge senza nessuna enfasi, e che privata dei pupazzi che gireno e balleno che ci avevo messo io tradisce tutta la sua cialtronaggine e superficialità, alla quinta slide dicevo dalla sala la stagista mi guarda e mi fa con gli occhi “macheccazzo????” e io le sorrido bonario come a dire “’statroia”.
Insomma ’statroia si fa la mia presentazione, tutta, compresi i trucchi balenghi che uso io per non far addormentare chi ascolta (in verità siccome essa è coniglia ha omesso di far esplodere un petardo-fischione in fondo alla sala, come faccio invece solitamente io, per sottolineare quando parlo di una sentenza della Cassazione che mi piace particolarmente).
Poi sorride, mi guarda, e dice “adesso passo la parola al collega Hippo”, con il sorriso del “mo’ so’ cazzi tua”.
Io non faccio un plissè, tiro dritto, slalomeggio nella MIA presentazione slatando tra le slides e, complici i pupazzi che ballano e il diverso colore dello sfondo delle slides, nessuno pare accorgersi di nulla, segno che sostanzialmente nun je ne frega una briscola a nessuno.
Porto a casa un bel risultato, salutato da calorosi applausi quando concludo dicendo “ci sarebbero ancora molti argomenti da toccare, ma vista l’ora ritengo si possa chiudere qui”.
Poi bacio calorosamente la troja, saluto il Pro’essò e mi avvio, felice, meditando una adeguata vendetta per la prossima data del tour.
Va che ci sono in giro della brutta gente, oltre a voi, intendo.