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Hippo blog » 2011 » February

Archivio di February 2011

Chiuso.

Monday 28 February 2011

Gli amici miei, in un tempo che ormai è tutto prescritto, vero maresciallo?, hanno ripetutamente chiuso la scuola, utilizzando vari e fantasiosi metodi.

Cosa dite? che la telefonata della bomba l’han fatta tutti? eh, vabè, regà, lasciate stare, qui si parla di roba che al confronto la telefonata bomba è come dire che la pensilina dell’autobus è la tor eifèl, capiamoci.

Ma era per dire che ai tempi, se arrivavi al mattino e la scuola era chiusa - tipo quando “qualcuno” ruppe le chiavi in tutte le serrature di tutte le porte della scuola, e le bestemmie del bidello… - alè era festa minchia ti giocavi quella cinquemila lire che tenevi per un’occasione speciale tutti al bar regà, offro io.

Ecco.

Stamattina arrivo in studio.

Pianerottolo.

Una diecina di avvocati e dottori, qualche segretaria, tutti che fissano la porta dello studio. Chiusa.

- Checc’è? - domando

- Erròtta - rispondono

- Che fàmo? - domando

- aspettiamo l’assistenza, poi il fabbro, poi i pompieri, poi gli artificieri, poi la SWAT che si calano in corda doppia dal tetto -.

Insomma, eravam chiusi fuori, non si poteva lavorare. Non si poteva nemmeno togliere la segreteria telefonica, che i clienti chiamavano e zumpappà zumpappà gli partiva la musichetta e il messaggio è chiuso lascia un messaggio ci facciamo vivi noi.

Ecco, una volta per una roba così la ggènte avrebbero brindato, sarebbero spuntate gazzette a mazzi (è pure lunedì…) , qualcuno si sarebbe acceso una zibba e la settimana sarebbe iniziata con un gran sorriso.

Una volta.

Stamattina pareva il bunker di Gheddafi, gridi isterichi, notizie frammentarie, dichiarazioni alla stampa, pianti, conference call, computer portatili sulle ginocchia (”una presa! datemi una presa sta finendo la batteria!!!! Do un rene per una presa!!!!!”), gente che piange in un angolo, finchè uno dei boss non ha preso in mano la situazione:

- BASTA! SILENZIO! ORGANIZZIAMOCI! AFFRONTIAMO I PROBLEMI UNO PER VOLTA E, SOPRATTUTTO, NIENTE PANICO!!! -

- ehi, boss… -

- Sì? -

- Dal mio blackberry sembra che anche i server siano in blocco… non possiamo nemmeno mandare o ricevere mail… -

- OK. Adesso, panico -.

Mi dichi, se verrebbero, lei facci pure.

Friday 25 February 2011

La mia cinpripessa.

Ieri sera.

Parlando non so più di cosa.

- e tu pensi che sia bello? -

e stamattina

- vuoi che mi sposti? -

Menghia.

Il congiuntivo.

I congiuntivi, al plurale.

Più congiuntivi lei a due anni che voi, e quelli come voi, in tutta la vostra inutile vita.

Menghia, figghia ammè.

Scèmpions.

Thursday 24 February 2011

L’avvocato Portantini ha un figlio, piccolo, tipo cinque o sei anni.

Ieri lo porta alla prima lezione di danzoterapia.

Ooooooh yes, cari, danzoterapia, chè qui siamo a Milano.

L’avvocato Portantini è piuttosto scettico, ma insomma.

Va, consegna il pargolo, e si siede insieme ad altri genitori in due o tre file di seggiole, che assistono alla prima lezione di danzoterapia.

Davanti a lui, altri due padri si seggono.

Uno si sporge verso l’altro e dice:

- ma a me ’sta roba della danzoterapia non mi convince mica tanto -

- ma no ma dai alla fine i bimbi si divertono -

- ufff… sarà… io però non son mica tranquillo… -

- in che senso? -

- non è che poi mi vien su culattone? -

- eh, ma quello può succedere indipendentemente dalla danzoterapia… -

- cioè dici che non posso far niente per impedirlo? -

- eh mi sa di no -

- e allora dovrei preoccuparmi di impedire disgrazie sulle quali posso avere un minimo di influenza… -

- esatto! Bravo! Questo è lo spirito giusto! -

- Va bhe, vuol dire che farò il possibile perchè, anche se culattone, almeno non mi venga su interista… -

- eh son disgrazie grosse… -

- un figlio frocio? -

- no, interista -

- eh, grosse, grosse -.

Mmmavafangùle.

Wednesday 23 February 2011

Allora, io quelli che Milano è il posto più schifo del mondo che Milano puzza che Milano laggènte sono tutti stronzi io mi stanno proprio antipatici.

Io, sono della scuola cantentouch luntandenapuli semouer, ma poeuivegnen chiamilàn.

Poi, però, ci sono volte in cui anche io vacillo.

Oggi, tipo.

Devo comprare un regalo.

Un gioiello, niente di che, eh, ma insomma, e poi deve essere “di marca” che quello a cui va il regalo è uno che ci piacciono, le cose con il brand fico.

Quindi, primissimo pomeriggio, che non c’è pieno.

Via Montenapo, mica Baranzate.

Bulgari, mica il puparo col carretto trainato dal ciuco.

Buongiorno, io e l’ammmmore mio entriamo, salutiamo, chiediamo.

Uno, fico molto fico un tipo modello, ma commesso, tira fuori tre quattro robe.

Chiediamo. Lui risponde poco, male, con un modo di fare del cazzo che minchia all’ortomercato a scaricare le cassette di frutta alle quattro del mattino insieme ai rumeni, dovresti stare, e a me mi parte il sorriso “grazie molto gentile arrivederci”.

Usciamo e io e l’ammmmmore mio siamo imbelviti come cazzo si fa ma com’è che a Londra a New York a Singapore ovunque entri il cliente è un re cazzo che a un certo punto ti vien da dire “ma lasci stare non c’è bisogno di essere così gentile devo solo comprare una cosetta” e qui scarpate in faccia, cazzo.

E sgambiamo per Montenapo accidentando a destra e a manca.

Poi vabbè entriamo anche da Cartier che chissà qui come saranno allora, e invece una signorina carina gentile simpatica disponibile non invadente ma d’aiuto che si sbatte ma ti lascia anche lì dieci minuti a guardare una carabattola senza dire niente anzi ti tira fuori altre carabattole simili.

Ci siamo riconciliati.

Dici eccerto con tutti i soldi che gli avrai cacato.

Meno di 600 eure in due, per la cronaca.

Ripassando davanti a Bulgari, ci è scappato un mavaffangule.

Mond lader.

Wednesday 23 February 2011

Repubblica, la Spinelli.

C’è qualcosa, nel successo strappato a Sanremo dalla canzone di Vecchioni, che intrecciandosi con altri episodi recenti ci consente di vedere con una certa chiarezza lo stato d’animo di tanti italiani: qualcosa che rivela una stanchezza diffusa nei confronti del regime che Berlusconi ha instaurato 17 anni fa, quando pretese di rappresentare la parte ottimista, fiduciosa del Paese.

Vecchioni.

Perchè mi dovete togliere anche la gioia di ascoltare Vecchioni?

E perchè non sapete che la canzone di Sanremo è la più brutta noiosa falsa farlocca ‘taliana che il Vecchioni abbia fatto?

Ieri rincorrevo il tempo
il tempo mi correva dietro
erano gli anni della fantasia
oggi son qui che guardo il cielo
con le sue rondini in volo
e son minga bon de scappà via.

Gh’è più i tosan quèi d’ona vòlta
che la davn dree a ona pòrta
e la scighera l’era poesia
e te see denter in di oeugg
me trèma ancamò i genoeugg
la prima vòlta che sei stata mia.


Sportivoni.

Monday 21 February 2011

Si para di Juve.

- …che poi guarda come mi sono incazzato domenica… che già mi son alzato presto, per vedere la partita che iniziava alle 12,30… -.

Mènghia.

Tuesday 15 February 2011

- Hello, are tu the Hotel Very Fico and very big of Downthere? -

- Yes, how can I help you? -

- Aaahhh… yes… nòio… I am Mr. Hippo, bonjour… I and my biùtifl wife have fatt uàn reservàzion at vòst hotel with sito internet booking.com and wànt èss sciùr che you have it can you please to confirmation? -

- Oh yes, you are Mr. Hippo and Mrs. Hippo, arriving on the 18th after 9pm and leaving on the 21st, in the afternoon, aren’t you? -

- Oh. Ah. Ooooh. Gùd. Bràv. Bèn. Very bèn. Very very bèn and gùd. Sun cuntènt -

- Sorry? -

- No, niènt, I was speaking between me and me, niènt. Sciào -

- Goodbaye -

- Puppa -

- Sorry? -

- Gùbbai gùbbai, gùbbai anch’assorete, gùbbai -

Menghia, però bravi.

Uno buono.

Tuesday 15 February 2011

Il calcio è una roba bella.

Làssa sta gli arbitri cornuti, le partite vendute, i giocatori le veline i tatuaggi i capelli col ciuffo le interviste i giornalisti la moviola, làssa sta.

Io intendo che poi, in campo, quando vedi giocare uno buono, torni a casa e dici “eh bhe però eh bhe bhe bhe” e ti senti contento come dopo un bel concerto,  una bella mostra o un buon film .

Ecco, ieri ha annunciato che smette col calcio - definitivamente - uno buono, ma buono davvero.

Uno che un mio amico, interista ma anche appassionato di calcio bello, mi disse io quando giocava per noi andavo allo stadio e anche se perdevamo, andavo a casa contento perchè sapevo di aver visto qualcosa di speciale, qualcosa di raro, una delle poche cose che rendono il calcio una roba che vale la pena di spenderci tempo, soldi e passione.

Ecco, per chi capisce un po’ di calcio, lui faceva, tra le altre, anche queste cose qui:


.

Ah, allora vengo io…

Monday 14 February 2011

Sono a prendere un caffè dopo pranzo con il collega Barozzi.

Gli squilla il cellulare, guarda il numero, sbuffa, mette silenzioso e non risponde.

Al mio sguardo interrogativo, risponde “un cliente nuovo, uno straniero, sicuramente un rompiballe, facciamo che lo richiamo più tardi”.

Passano trenta secondi, e quello di nuovo chiama.

Barozzi ora un po’ si secca, silenzia il cellulare di nuovo e rivolto al numero sul display domanda “ecchecc’è? Chessuccede per rompere il cazzo così? Ti brucia la casa? Eqquanto rompilcà…” e si accende una sigaretta.

Altri trenta secondi, ancora il cellulare. Barozzi mi guarda e dice “ancora lui… vabbè vediamo che vuole ’sto rompiballe”.

- Pronto! -

- Sì sono io… guardi sono fiori studio la richiamo io app… -

- Ah è urgente… -

- Suo fratello? -

- Ah suo fratello, sì, gli hanno notificato una cosa scritta, sì -

- Ecco allora venga mercoledì in studio che vedia… -

- No? Come no? Ah è proprio urgente? Ok ok venga domani mattina da me che ved… -

- Ah no non può aspettare? Eh che sarà successo, ahahah, eddai… -

- Ah, suo fratello. Ah, arrestato. Ah, processo domattina per direttissima -

- Aha. Vabè, venga da me tra mezz’or… -

- Come non può? Ma è urgente sa?!? -

- Ah, pure lei, però lei ai domiciliari… -

- Ah, allora vengo io, allora -

- Come quando? Appena posso. Tanto, lei, mica c’ha da andare in giro, no? -.

Perchè, why, p’cchè?

Wednesday 9 February 2011

P’cchè m’avete a straccià ooo’cazz propri’ammè?

No, dico, ma che vi ho fatto?

E pepèm e pepèm e pepèm, sul cazzo ammè.

Ebbasta, dai, essù, eccheccà.

Vocabolariii.

Monday 7 February 2011

Ciaccione: sm/agg [pron.: ch-àcch-ò-né]: dicesi di colui che pratica il ciaccionismo (vd.); di persona che parla senza conoscenza di un argomento / di persona che parla a lungo ed inutilmente - stai attento che parla parla ma è un c.; quel c. mi ha tenuto a parlare per mezz’ora; se quel c. non la smette di parlare gli pianto una papagna in fàzza.

Ciaccionismo: sm [pron.: ch-àccho-nis-mo]: attitudine a ripetere un concetto per diverse volte senza giungere mai alla conclusione; anche totale assenza di capacità di sintesi - il suo ciaccionismo ci aveva sfrantumato i coglioni.

Ciaccionismo estremo orchitale: oggi, dopo un’ora di riunione, ti abbiamo detto “quindi questa è l’offerta sul tavolo, è il 25% del capitale, ci stai o no?”

e lui - eh ma guarda non è la percentuale è che adesso ti spiego come siamo arrivati qua -

- no scusa siam dietro a ’sta roba da un anno, lo sappiamo benissimo come siam arrivati qua adesso mi basta un sì o un no -

- ma non è il sì o il no ti spiego come dovresti porti davanti al problema -

- no io sono un avvocato e come pormi davanti al problema lo decido io. Quindi: sì o no al 25%? -

- ma vedi se anche dicessi sì, e non lo dico -

- allora è no?!?!?!?? -

- no non ho detto no ma ti spiego -

Dopo 30 minuti.

- Bene adesso è chiaro, ci hai rispiegato tutto, grazie, ci voleva, dopo un anno che ne parliamo meno male ce l’hai spiegato, è sì o no? -

- ma guarda non è nè sì nè no è un concetto che va ampliato -

- sì ma la controparte ha fatto un’offerta e noi dobbiamo rispondere entro oggi dicendo sì o no -

- sarebbe opportuno che allora organizzassimo un incontro anche con gli avvocati della controparte così gli spiego -

- col cazzo che vengono questi li hai ammazzati di ciaccionismo tre mesi fa e han detto che piuttosto che fare un’altra riunione con te si legano un mattone ai coglioni  e poi lo buttan giù, il mattone, dal quinto piano -

- in che senso? -

- nel senso che spappolati per spappolati, i coglioni, almeno così è una roba di un secondo e non tre ore come una riunione  con te -.

Ligue òstiche.

Monday 7 February 2011

L’italiano è una lingua bastarda, scriveva Paolo Villaggio nel libro di Fantozzi, quando racconta delle difficoltà nelle quali si dibatteva il Fantozzi Ragionier Ugo infilatosi, davanti ad una commissione esaminatrice,  in una selva oscura di imperfetti, congiuntivi, condizionali passati e trapassati remoti.

Ecco, la mia piccola cinpripessa è un po’ alle prese con gli stessi problemi, in queste settimane.

Essa, infatti, parla.

E incrementa il suo vocabolario ogni giorno.

Ed è bello notare, se ci si presta attenzione, come ad un certo punto abbia capito certe regole della lingua, e si impegni ad applicarle.

Per esempio, ultimamente ha fatto sua la regola del participio.

Se il verbo è, per esempio, “mangiare”, il participio è “mangiato”, e per “dormire”, “dormito”, e così via.

Ma l’italiano, come dicevamo, è bastardo.

“Ecco io adesso l’ho chiuduto”

“si dice chiuso, amore”

“lo zucchero si è sciogliuto?”

“sciolto, piccola, sciolto”, e via così.

Ci sono poi i verbi bastardi, che saltano a cazzo loro tra la prima e le altre persone, così, senza motivo.

“Io non ci rièscio”, invece di riesco, “lo vuòio” invece di voglio, “io sàlo” invece di salgo, e mille altri.

E io e l’ammmmmore mio ci diciamo guarda dobbiamo impegnarci e parlare come si deve coi congiuntivi i passati i futuri giusti, che è a quest’età che poi c’hanno l’imprinting… a proposito, già sei dietro, mi ravani dentro il robo in cucina, ciàppami il coso che c’ho un gorgoglione di pànza che ciùmbia se non màgno quaccheccosa poi senti l’hai chiamato àccoso per dirci quando può fare il trabatto del coso, lì, no non quello, il vaffanculo dietro.

E’ che siam stanchi, è, che, tra l’altro.