Allora, io come tutti voi ho avuto le mie turbe adolescenziali.
In particolare, diciamo tra i 14 - 15 anni e i 16 - 17 (i ricordi si fanno confusi, dopo tanti anni…) avevo perso la brocca per una tipa, giù al paese, che aveva un anno più di me, e io ci sono veramente morto dietro come un papero per almeno un paio di anni.
Già se hai la stessa età, tipo a 15 anni, una femmina è donna, adulta, saputa, consapevole di se’ e del mondo che la circonda; viceversa, un maschio, a 15 anni, è un po’ un bambinone cialtrone che starebbe tranquillamente a giocare a pallone tutto il giorno come se avesse ancora 10 anni, se un’immane onda di ormoni non gli ottenebrasse ogni facoltà intellettiva coprendo qualsiasi suono, odore, immagine o percezione con un’infinita ripetizione di un concetto: FIIIIIIIIIIIIGAAAAAAAAAAA…
Ecco se poi mettete che lei c’aveva anche un anno più di me e che io da adolescente ero particolarmente propenso a vivere in un mondo fatato tutto mio - complice una cronica assenza di FIIIIIIIIGAAAAAAAAA , ecco capite che per un paio d’anni la tipa mi abbia girato come un pupazzo, non so quanto apposta e quanto perchè insomma aveva 16 anni.
Negli anni a seguire, una volta superata l’impasse sentimentale - anche grazie a qualche primo, timido ma concreto approccio con la FIIIIIIIIIGAAAAAAAA- con il mio amico Manovale e Gentiluomo, che già allora mi stava accanto scuotendo rassegnato il testone in queste mie prime peripezie amorose, abbiamo discusso del comportamento della tipa.
Siccome alla fine essa non me l’aveva data, venne da lì in poi bollata come “ul putanùn”, “la maledetta troja”, “la majala frigida”, “la puttanazza sbudellata” ed altri epiteti tipici con i quali abitualmente i maschi condividono il giudizio obiettivo e lucido su quelle che non ci sono state.
Invecchiando, a forza di birre, per me e per Manovale la tipa è diventata un po’ l’epitome della puttanazza, e insomma ogni volta che se ne pronuncia il nome io e Manovale ci chiediamo, ad alta voce, “chi, la troiazza majala puttanzza?”.
Ieri, pomeriggio con un cliente nuovo.
- e voi - chiedo - di cosa vi occupate? -
- mha - risponde lui - import export di carrube secche e strìppoli sotto sale -
- bello! -
- sì, abbiamo dei magazzini per lo stoccaggio, in particolare le carrube secche le teniamo in un capannone qui vicino, a Calcagnate sul Membro, lo conosci? -
Ecco, si da il caso che io, a Calcagnate sul Membro, io ci sia cresciuto, ciùmbia se lo conosco!!!!!
- Ma dai!!!! -
- Ma sì! -
E allora comincia il gioco “ma conosci…?”.
Dopo un paio di persone (conosci Mario? Mario chi? Mario, quello coi capelli scuri, simpatico, guida una macchina chiara… no non mi pare…), lui mi chiede:
- …e conosci una certa Tipa? -
Io, parto in automatico, ad alta voce e porto il braccio a mezz’aria, stringendo il pugno e spingendo in fuori il polso, pronto a spingere su e giù nel tipico segno di E PAPEM E PAPEM E PAMEM GIù’ DI COLPI DI MINCHIA, e parto:
- Chi???? La p… - lui mi guarda, sconcertato.
Io freno in sgommata:
- la p… la pu… la pppppa… la paaaa… la paaaapaaaa… la pappaaaaaaaa… la parente… parente del fratello…! -
- la parente del fratello? -
- no… cioè… come dire… c’ha un fratello, vero?!?! -
- sì!!!!! -
- sì, la conosco, e tu? -
- eh, è stata la mia fidanzata dai 25 ai 35 anni, poi siamo lasciati, ma io la stimo ancora tantissimo, mi ha cambiato la vita, è una donna straordinaria, sensibile, profonda, dolce ma fortissima… vero? -
- vero, vero, proprio una grandissima p… p… persona… -.