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Hippo blog » 2010 » October

Archivio di October 2010

Baby boooomz…

Friday 29 October 2010

La cinpripessa ha nemmeno ventitrè mesi.

A nemmeno ventitrè mesi, per dire, secondo me puoi avere un’opinione al massimo sul giocattolo preferito (”èmmmmmmiiiiiioooooooooo!!!!”), sui colori (”rosso!!!” “no bell’appapà, questo è giallo” “rosso!!! Rosso!!! ROOOOOSSOOOOOOO!!!!!!!”) o al massimo sulla pappa (”mmmmmmmh bòno!!!”).

Stamattina, vestiamo la cinpripessa per andare all’asilo.

Body maglietta calze jeans scarpe.

Maglioncino.

Infilato il maglioncino, la cinpripessa comincia un pianto disperato ed inarrestabile.

Piange coi lacrimoni, gli occhi rossi, il naso che perde ed i singhiozzi disperati.

“Amore! Piccolissima!!! Ma cosa c’è??????”

“quètto…” dice lei, indicando il maglioncino

“Cosa? E’ stretto? Prude? Fa male? E’ messo male???? Stringe????”

“No… quètto… no mi piace…” e ricomincia a piangere, disperata.

Ora.

Prima di tutto, il maglioncino non era niente male, a mio parere.

Poi, bell’appapà, se a ventitrè mesi siam messi così, non oso pensare cosa succederà dai quattordici in poi…

Mmmmmhhh… bòna…

Thursday 28 October 2010

Riunione con cliente - amico.

E’ un signore di una certa età, che lavora disciàmo nello spettacolo, e fornisce ogni tanto consulenze in giro per l’Europa e nel mondo.

Ci si lamenta, come ormai è prassi tra persone di una certa, di come se uno paga le tasse oggi in Italia non gli rimane manco li sòrdi per farsi una pizza.

E lui: “ah guarda io appena posso, mi mangio le fatture”

Noi: “in che senso? Fai tutto un giro di rifatturazioni, recuperi l’IVA, scarichi le spese di viaggio, vitto, alloggio e compagnia???”

“No no. Nel senso che me le mangio proprio”

“?”

“E’ che eravamo in questo paese, diciamo Stati Uniti o Turchia o Portogallo, per esempio. Questi mi devono 500.000 euri, allora io mi apro un conticino in una banca là, poi emetto una bella fatturina e mi faccio accreditare i soldi sul quel conto lì. La fattura loro mi mettono il timbro “pagato”, e io appena torno in Italia la devo registrare, pagarci l’IVA e poi a fine anno IRPEF e cazzi vari, no?”

“Sì!!!!!”

“Sì, se quando arrivo in Italia ho ancora la fattura, no?”

“eeeehhh… certo…”

“Eh. Ma vedi, durante il volo ho chiesto un due bicchieri di champagne, ho spezzettato la fattura in pezzi piccoli piccoli, e un pezzo di fattura un sorso di champagne, dopo dieci minuti ero bello ubriaco, e mi ero mangiato la fattura. Ed era anche molto, molto, molto saporita…”.

Etica e bombe.

Thursday 28 October 2010

Ci sono dei siti estremisti.

C’è uno che ci spippola e scrive “minghia io potessi trovassi conoscessi minghia io farebbi esplodere l’Ammmmerica tutta intera, minghia”.

Tramite il sito prima, e di persona poi, questo entra in contatto con un gruppo che dice ohhh sèmo la cellula di Al Queda sèmo li peggio e insomma lo mandano qua là su e gggiù per la metrò con una microcamera, a riprendere dove c’è più gente, gli orari affollati, e poi gli fanno fare i progetti disegni dove mettiamo la bomba qui no lì che fa più danni.

Poi lo fanno incontrare con uno losco, in un posto losco losco, e questo gli da il pacchetto “occhio aaaa’bbbomba!!!” e il detonatore te metti giù aaaa’bomba poi ti allontani poi schiacci qui e BUM! ‘nculo all’Ammmerigani.

Lui si prepara, dice tutte le preghiere del caso, registra il video di rivendicazione.

Va.

Piazza la bomba nel metrò di Washington.

Al mattino, nella stazione più affollata.

Si allontana, schiaccia il bottone.

Rischiaccia.

“Scusi?”

“Un momento, sono occupato, sto schiacciando qui ma ’sta roba fatta in Cina non funziona…”

“Buongiorno caro, sei su scherzi a parte”

“In che senso?”

“Nel senso che non è vero un cazzo. Siamo dell’FBI e la bomba, il tipo losco, i progetti, i disegni, i cazzivari, son tutti finti, non siamo di Al Queda, è tutto un trappolone e te ci sei caduto come un pesce finocchio”.

E lo arrestano e adesso lo processano.

E gli Americani, che restano Americani e non ci sono cazzi, si interrogano se sia “etico” aver fato il trappolone, chè senza tutto lo scherziaparte dell’FBI il tipo non sarebbe mai riuscito a “tentare la strage”, che è proprio il reato per cui lo processano.

Robe di avvocati, che ci divertiamo con poco, noialtri.

Bret Easton Ellis.

Wednesday 27 October 2010

Racconta il suo unico incontro con Elvis Costello (musicista più volte citato nei suoi libri), una semplice stretta di mano in un ristorante. E la delusione per la descrizione che Costello aveva fatto di quell’incontro a Rolling Stone, sei mesi dopo, parodiando lo stile di Meno di zero («Oh sì, Bret è venuto verso di me in un ristorante a Beverly Hills. Il suo amico era ubriaco, mi ha offerto una striscia, siamo andati in bagno. Poi Bret è uscito e ha fatto un pompino al suo amico. Io guardo, mi annoio. In effetti, non me ne frega un granché di Bret Easton Ellis»).

Da Il Riformista.

Battiston!!!!

Monday 25 October 2010

Madonne cautelative.

Monday 25 October 2010

Il mio amico Manovale e gentiluomo lavora in una ditta che fanno tombe.

Tombe di marmo (màmmo), artistiche, eclettiche, arzigogolate, creative.

Tombe di màmmo coi controcazzi.

Costose, tra l’altro.

Per la ditta, i mesi di settembre e ottobre sono mesi di fuoco, perchè i superstiti generalmente vogliono la tomba di màmmo pronta bella precisa nuova finita un  giuielìn per “i morti”, cioè inizio novembre.

In questi due mesi, il mio amico e tutta la ditta si stan tirando un culo a padellone, sgobbando come scimmie e incastrando lavori, appuntamenti, cantieri e sgobbamenti vari che nemmeno l’agenda di Obama.

Oggi, piove. Piovissimo, ad essere precisi.

Quando piove così come oggi, molte delle attività tipiche della ditta non possono essere svolte, come per esempio metter giù lastre di màmmo del peso si svariate tonnellate, spostare pezzi di tomba da un posto all’altro del cimitero, installare sculture, monumenti, tòcchi di pietra etc.

E anche le attività fattibili, prendo un sacco di tempo in più, causa pioggia.

Stamattina, sento l’amico mio.

Di solito le nostre telefonate sono allegre, ad alta voce, condite di facezie e bestialità varie.

io - OE!!!! ALORA!!!! COME BUTTA???? -

lui - …scrt… zzssssst… …pssst… fssfff… -

- OOOOOOOOO!!!! SENTO UN CAZZO!!!!!!!!! -

(sussurrando) - …no scusa… è che qui in ditta c’è un clima di incazzamento generale… il capo è nero… siamo in ritardo con qualsiasi lavoro… -

- usti

- già… da stamattina le uniche parole che ho sentito sono state bestemmie… -

- e tu? -

- mha sai, io in quanto dipendente, un po’ me ne fotto, anzi, meno mi tocca star in giro meglio sto… però se il capo mi vede felice e sereno mi sderena… -

- quindi? -

- …quindi niente, ho messo in atto la vecchia tattica della madonna cautelativa -

- ciooooooooèèèèèèè??? -

- cioè io son bel bello tranquillo e sereno, ma appena il capo si palesa all’orizzonte, abbasso la testa, incasso le spalle, aggrotto la fronte e sparo un a quaterna secca di bestemmie ad alta voce. Il capo, quindi, vede che condivido l’umor nero che caratterizza la giornata, e non mi licenzia, anzi sembra apprezzare che anche io sia imbufalito -

- casso, te sei sempre avanti tre rotonde rispetto a tutti -.

Colazione da Tiffany.

Thursday 21 October 2010

Stamattina, colazione di lavoro al Bulgari Hotel.

Chi non è di Milano, il Bulgari Hotel è probabilmente il paradigma di una certa Milano business, moda, professionisti etc.: molto ma moooooolto minimal, tutto sui toni del maròn, beige, panna e avorio (il nero è così cafone, fa subito privè di discoteca…), tavoli bassi, prezzi alti.

Da un’impressione di riservatezza, senza però sembrare che ci si nasconda.

La colazione è con due che io sono come un cliente, cioè io rappresento un cliente mio che loro vogliono.

Li conosco e frequento ormai da qualche anno, ’sti due, che sono inglesi e come tutti gli inglesi parlano inglese, e basta.

Arrivo per primo io, e mentre mi siedo la signorina mi prende il cappotto e lo imbarba nel guardaroba.

Arrivano di inglesi, colazioniamo, parliamo, lavoriamo, conveniamo, stabiliamo, insomma fàmo.

Finita colazione, un inglese risponde al cellulare e io con l’altro mi avvio verso l’uscita.

Vicino alla porta del salone ristorante, faccio un gesto alla signorina, e sussurro “il cappotto, grazie”.

L’inglese, mi prende per la mano e dice in inglese “oh no no no no nemmeno per sogno non provarci!!!! Sei nostro ospite!!! Non esiste proprio!!!!”.

Io lo guardo, gli metto una mano sulla spalla e gli dico, sempre in inglese “my friend, stavo chiedendo il cappotto. Non ci ho nemmeno pensato, a pagare io, ciccio: per chi cazzo mi hai preso????”

e con due simpatici schiaffettini affettuosi sulla guancia stile “sì ‘nu brav’ guagliòun, ma devi ancora impararti bbuono a stare al mondo…”, mi sono allontanato nella splendida luce che aveva Milano, stamattina, fuori dall’Hotel Bulgari.

Bèa sgente, bèi posti…

Wednesday 20 October 2010

L’amico mio, che per comune comodità chiameremo Gaber, arriva in questi giorni in un diciamo qualsiasi paese del centro Africa per lavoro.

Gaber è ténnico, quindi in quei paesi che c’è bisogno di ténnici, lui va per lavoro.

Dopo qualche giorno che è giù e svolge egregiamente il suo lavoro di ténnico, Gaber conosce altri ténnici da un po’ tutto il mondo e ieri sera decidono di uscire, per vedere la vita notturna della capitale, che dicheno essere frizzante e spensierata.

Com’è come non è, vuoi la frizzantezza, vuoi la spensieratezza, a una certa ora arrivano nella zona del porto, che è sì porto, ma di un paese Africano, quindi voi prendete il numero di bar fetidi, bordelli, puttane, spacciatori, camorristi, schifi, ladri, contrabbandieri e scippatori che popolano un qualsiasi porto e moltiplicatelo all’ennesima potenza, ma almeno immaginateli tutti neri.

A una certa, Gaber esce dall’ennesimo localaccio, e la strada, malgrado la certa, è piena dei soggetti di cui sopra, che insomma stan lì, non avendo molto altro da fare.

Una puttana si avvicina a Gaber, e gli offre di fare.

Gaber la luma, e insomma anche un bel fighino, sia chiaro, ma in quei posti lì con una carezza prendi l’AIDS, la lebbra, il colera, la febbre denghe, l’acne e la scoliosi, pensa a ciulare.

Quindi, con la cortese fermezza del bianco sgamato di Africa, rifiuta.

Il putanùn, insiste.

Gaber, ririfiuta.

Il putanùn si fa fastidioso, alza la voce, minaccia, allunga le mani.

Gaber alza al voce e le dice di star mo’ al suo posto.

Il putanùn arraffa gli occhiali da sole di Gaber - cazzo, Gaber, è notte, che minchia te le fai degli occhiali da sole culla cozza???? - e fila in un vicolo.

Gaber fa due passi per seguirla, ma butta l’occhi nel vicolo e vede l’ombra di un numero indefinito di negri enòmmi in attesa, quindi pensa “ma vaffanculo te e gli occhiali” e desiste.

Il putanùn, visto che Gaber non abbocca e non la segue nel vicolo, torna fuori e comincia a gridare che Gaber non vuol pagare la prestazione che ha appena consumato.

A questo punto, la folla s’affolla.

Gabre prova a parlare, ma il putanùn urla e sbraita.

Gaber prova ad allontanarsi, ma il putanùn urla ancor di più, lo branca per un braccio, gli alza le mano.

Gaber parte di destro, secco, preciso PAM!!!! in fazza al putanùn.

Eccheccazzo.

A questo punto, la folla s’incazza.

Un paio di persone provano a chiappare Gaber al volo, Gaber infila un doppio passo alla Robinho e si invola che manco Cristiano Ronaldo lanciato a rete.

La folla, dietro.

Non so se avete visto Black Hawk Down: bhe, ecco, poco ci manca.

Dopo un centinaio di metri, da una via laterale esce in sgommata un pick up.

Il pick up prima rallenta, poi VROOOOOMMM!! accelera sbiellando, affianca Gaber e poi con una mezza sgomma gli si ferma davanti.

O Signur, pensa Gaber, adesso son davvero morto; sarà contenta mia mamma, quando vedrà la foto sul Corriere…

All’improvviso, dal cassone del pick up si sporgono due bianchi, c’mon c’mon up up up come come!!! gridano.

Gaber salta su, e riconosce tre ténnici portoghesi con cui aveva cenato due sere prima.

I pick up si invola nelle strade polverose della capitale, verso la zona degli stranieri, verso l’hotel di lusso,  verso una camera con l’aria condizionata ed una doccia.

Verso un negozio dove comprare un nuovo paio di occhiali, ed essere felici.

Amici ammè, come sempre.

Làssus… lùssus… lùps… lùpus… quello, insomma…

Wednesday 20 October 2010

Wilson - …che te lo sai, com’è la sanità, giù al sud… -

Bob - e che non lo so? Io calabresissimo, sono, e quindi so, ohi se so… -

- e ecco, allora, e noi andiamo in Africa a far del bene, portiam giù cose, medicinali, attrezzature… chè lì c’è bisogno di tutto…  e poi la sanità africana non è poi così tanto tanto migliore di quella calabrese… -

- … -.

Mònto càno.

Tuesday 19 October 2010

Ma è possibbolo, dico io, è possibbolo che alle cinqueqqquarantattrè di un martedì io - IO!!!!!!! - non ho ancora non dico cacato, che quello, uno dice, ecchè, no, non ho ancora man- gia - to.

Ma è possibbolo, eh?

…e l’assistente poi è un vero bastardo…

Monday 18 October 2010

Il Presidente Napolitano ha detto di essere “preoccupato per l’università”.

Appello duro, quello di dicembre, eh, presidè?

Che porta, civile e procedura? Eh, lì sò cazzi, ‘gnaa studià, presidè…

Baby boomz.

Monday 18 October 2010

Ci sono cose che avreste sempre voluto fare, dai.

Cose piccole, stupide, inutili, intendo, non cose grandi stupide inutili, come il bunjee jumping o il record di saltelli sul piede sinistro bendati cantando Karma Kamilion tenendo un gatto incazzato per la coda.

Cose piccole, stupide, inutili, che avreste sempre voluto fare e proprio perchè piccole, stupide e inutili non avete mai fatto, perchè insomma ohohoh dai dai siamo gggènte di una certa e poi insomma ohohoh pensa lo sapessero in giro ohohoh.

L’altro pomeriggio, la cinpripessa giocava in salotto mentre io gufavo l’Inter con impegno, e l’ammmmmore mio si occupava della piccola cinpripessina.

La cinpripessa a un certo punto si alza e va di là, verso la sua cameretta.

Io, la lascio andare; cercerà un gioco o un pupazzo, mi dico, e poi c’è Cossu che spinge sulla destra, insomma crossa, cazzo, Cossu!

Però, quando diventi babbo, la natura sa che te sei fondamentalmente un cialtrone peloso, e per l’incolumità della famiglia - della tua, chìssene - PONG! la natura ti dona un sesto senso.

Il sesto senso, che mentre sei lì che bestemmi tutta la progenie di Anderson Miguel Da Silva, centravanti del Cagliari, ecco il sesto senso ti tocca sulla spalla

“pst”

“pssssssssst!

“PSSSSSSSSSSSSSST!!!!”

“OHOOOOOO!!!”

“OOOOOOOHHH!!! SCEMO DI GUERRA!!!! PAGLIACCIO!!!! OOOOOHHHHH!!! SVEGLIAAAAAAA!!! C’E’ NESSUNO IN CASAAAAAA?????”

dopo che tu ha reagito immediatamente, con la velocità e l’attenzione di un ghepardo in caccia, il sesto senso

“ooooooooh, finalmente, eccheccazzo”

e poi

“scusi se la disturbo su questo sanguinoso contropiede di Eto’, eh, ma non le sembra strano che sua figlia è andata di là dieci minuti fa e da allora non solo non è tornata, ma non si sente nulla, ma nulla nulla, non un rumore, non suoni di costruzioni, di organetto elettrico, niente chiacchiere tra pupazzi, niente canzoncine ripetute?”

“…effettivamente… MA PASSA STA PALLA CAZZO!!!!! …effettivamente dicevo è un po’ strano… EFFALLO!!!!! ABBBITRO INTERISTA!!! COOOOOME LA JUUUUUUVE…”

“cheffà, va a vedere se non è successo qualcosa?”

“Io? Non può andarci l’ammmmmmore mio che è di là che non fa niente a parte tenere in braccio la piccolissima, sparecchiare, lavare i piatti, preparare la merenda per le due bimbe, essere in conference call con l’America e rispondere alle mail di lavoro? Minchia tutto io devo fare…”

“dai, facci uno sforzo, che magari poi sua moglie lo vede, apprezza la fatica immane e stasera ci scappa anche un premio… capisc’ammè…”

“ufff… minghia io cent’anni fa dovevo nascere, mo’ tutto al maschio tocca fare… .. minghia manco la ddomeniga…. vabbuò mo vado a vedere checcè di là che ‘a criatùr’ non si fa sentire da un pezzo”.

E la piccola non è in camera sua.

E’ in camera nostra, di mammà e papà.

Papà, per motivi ormai dimenticati, ha sul comodino un cubo di post-it come questo:

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La cinpripessa è seduta sul cuscino di papà suo, e con metodo e precisione teutonica, sta da dieci minuti strappando i post-it uno alla volta.

Ne prende uno, lo strappa, lo tiene in mano, lo guarda, fa tipo “sissì” con la testolina, poi lo lancia sulla coperta, e ne prende un altro.

E’ quasi alla fine.

La coperta è completamente ricoperta di post-it di diverse gradazioni di azzurro.

In mezzo a questo mare di onde azzurre, sta lei, la mia piccola cinpripessa, assorta nel suo lavoro, e io la guardo senza che lei se ne accorga, e le vorrei dire bell’appapà, io l’avrei voluto fare da sempre, di strappare tutti i post-it, uno per volta, senza fretta, uno per volta, uno per volta, uno per volta, uno per volta, uno per volta…

Bell’appapà…

Friday 15 October 2010

La cinpripessa quella piccola dorme in camera con noi, chè lei ancora si sveglia di notte e vuol mangiare.

Si sveglia almeno due volte per notte, per mangiare, e a scanso di equivoci e per non perdere l’abitudine, si sveglia un altro paio di volte così, per dare noia.

Alla lunga, la cosa diventa seccante e faticosa, credetemi.

Allora l’altro ieri, l’ammmmmore miiiiiisimo va a Londra per lavoro e dorme là.

Io resto con le bimbe.

Preciso, preparo la nottata come nemmeno Rommel prima di affrontare una battaglia.

In cucina, bricco sul fornello con dentro già la quantità pre - ci - sa di acqua.

Tovagliolino di carta sul bricco, ad evitare che la polvere, si sa mai.

Accanto al fornello, biberon aperto, con chiusura, tettarella e tappo schierato in ordine di inserimento.

Bustina di latte in polvere, con misurino predisposto a mettere la giusta dose di polvere.

Bottiglia di acqua a temperatura ambiente, con tappo chiuso ma allentato, per allungare il latte.

Cuscini sul divano, atti a sedersi comodamente mentre le bimba prende il biberon.

Telecomando di tv accanto ai cuscini, e sky già sintonizzata su ESPN america, che di notte fanno il football americano, figata, mentre la bimba mangia, io mi sbarbo un quarto di partita.

Alle 8,00 di sera, la bimba viene messa a nanna.

Alle 11.00, dopo una appassionante sessione di Playstation - Enslaved: Odissey to the west, per chi interessa - vado a letto.

Biribì… biribì… biribì…

La sveglia.

Minchia, le settemmezza.

Del mattino.

La bimba, bell’appapàssuo, si è pennicata diritta e serena tutta la notte, senza nemmeno dire miao.

Ammmmmore di papà.

Torna da Londra la mamma.

Stanotte la piccola si è svegliata sei volte.

Bella di papà suo…

Non c’è più il reparto celere di una volta…

Friday 15 October 2010

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“Pronto?” “Pronto, Carabinieri…”

Tuesday 12 October 2010

A Milano un gruppo di malviventi - mi piacciono, i giornali, quando scrivono “malviventi”… - progetta un furto in una banca.

Entrano, da soli o a coppie, travestiti.

Si mettono alcuni in fila, altri seduti, uno finge di parlare al cellulare.

Aspettano che sia tutto pronto per scattare all’unisono verso le casse, minacciare, terrorizzare, urlare e poi prendere i soldi e via.

Facile, veloce, indolore.

Mentre son lì, a uno la cucaraaaaaaacha la cucaraaaaacha paraparapapapaaaaaaa gli suona il cellulare.

Gli altri lo guardano, senza farsi troppo vedere, con lo sguardo “oh, ‘mbecille, spegnilo stucazz’eccellularo…”.

Quello vede il numero, non lo conosce, pensa “mha!” e risponde.

- Prontooooooo? -

- Signor Tizio Caio? -

- Sì chi parla? Guardi sono un attimo impegnato, se potesse cortesemente richiamare tra un p… -

- Siamo i carabinieri, signor Tizio -

- Ah… i ca… -

- Siam qui fuori dalla banca, vi abbiamo seguito pedinato intercettato fotografato circondato, abbiamo macchine camions pistole mitra bazooki scudi caschi manganelli -

- Ah… macchine camions mitra manganelli… -

- Quindi faccia il bravo, e lo dichi anche agli amici suoi, mettete giù le armi e uscite, lentamente, con le mani in alto… -

E come diceva il poeta, “è così che li han presi tutti, quasi tutti, tutti”:

Miners.

Tuesday 12 October 2010

I 33 minatori si infileranno stanotte, dalle 5 della mattina, uno per volta nella specie di ascensore che in credo 45 minuti li porterà finalmente fuori.

Io, che ho sempre avuto un rapporto di amore - odio con la figura de capitano che affonda con la sua nave (”cazzo, che figo” “sì ma che cazzo serve affondare con la nave?” “però dai, che gran gesto” “ma vaffanculo tu e la nave, io tengo famiglia”), mi sono immaginato gli ultimi due, sotto.

Che trantramtrapan arriva scende la sonda ascensorevole, i tipi si guardano, al buio con la poca delle ultime torce elettriche, “ci vediamo di sopra” “ci vediamo su” e il penultimo entra sgneeeeck chiude la grata trapemtrapamtratran l’ascensore parte va su e l’ultimo rimane lì, da solo, per la prima volta da quasi quattro mesi.

E, un po’, si caca sotto.

Spero je la faccino, tutti.

Mènagerz.

Monday 11 October 2010

Dice anche quest’anno c’è da fare la casoelada.

Che è l’occasione in cui, da ormai credo vent’anni a questa parte, tutti gli anni un gruppo di amici più o meno nutrito - in tutti i sensi… - si ritrova a celebrare lombardamente la fine dell’estate o, a piacere, l’inizio del lungo inverno padano.

Questo pecchè la celebrazione si realizza in un’abnorme abbuffata di casoela, piatto tipicamente invernale in quanto ingrediente fondamentale è la verza, che però va còlta ed utilizzata solo dopo che di notte la temperatura è andata sottozero e la verza ha gelato.

La storia della casoelada è ormai piena di miti e leggende, tra le quali l’intramontabile necessità di buttar giù uno o due bicchieri di grappa “a freddo”, cioè a digiuno, prima di iniziare a mangiare, perchè la grappa “fodera lo stomaco”, come insegnavano “i vecchi” (i vecchi chi? Mha…).

Oppure la storia contadina, che narra di mezzadri che dopo una giornata di lavoro nei campi venivano invitati dai vicini a mangiare la casoela, e uscivano per tornare a casa a piedi, attraverso i campi, e la combinazione tra lo sbalzo di temperatura - quando gli inverni, in Lombardia, erano ancora inverni, non come adesso, tzè! - e la pesantezza della casoela nello stomaco risultavano fatali e TRA’!, “la gente morivano di casoela”.

Da un paio d’anni, tuttavia, la casoelada è diventata anche una delle sempre più vave (o rare, ma preferisco vave) occasioni di passare del tempo con gli amici e quindi da semplice serata è diventata “il week end della casoelada”: si va via il sabato mattina e si torna, stanchi, la domenica sera.

E dove si va?

Eh, ogni anno si prenota una baita in montagna: vuoi non trovare una baita, non troppo lontana eh,all’inizio di novembre?

Vuoi, vuoi.

Insomma girano links, foto, recensioni, e ne scegliamo una.

Presa.

Aggiudicata.

Di tutto si occupano il Paolino, che sulla mail c’è scritto tipo “managing director”, e Cioccio, che non si capisce che lavoro faccia ma metà del suo tempo lo passa in giro per il mondo a sistemare reti (sarà un pescatore…???) che la gggènte non sanno nemmeno dove mettere le mano.

Insomma, mica due testine di cazzo. Cioè, sì, no, nel senso, due belle testine di cazzo, ma anche apparentemente intelligenti e svelti di kranio.

Scrive Paolino.

“Oh raga, il tipo che affitta la baita non risponde alle mail”.

Punto.

Il managing director e il capo mondiale delle reti si bloccano, come due mufloni che osservano il treno che sbuffa all’orizzonte: beeeeeeeeoooooooo…, di fronte a uno che non risponde alla mail.

Siam senza baita.

Dici ma esiste solo quella baita? Nooooooooo, stanno mille, di baite.

E allora????

E allora beeeeeeeeeooooooooo…

Dice bello dde zio, ma allora perchè non te ne occupi tu?

Io?

Io chi?

Io lui, intendi??

Oh, io c’ho da fare, guarda bello, là in fondo, quel treno che passa sbuffando… beeeeeeeeeeeeeeeoooooooooooooooo…

Spacciatori, scippatori, ladri o stupratori…

Tuesday 5 October 2010

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Visti così, non direste anche voi che quello di sinistra è un francese, truffatore, ladro, seviziatore di cani e gatti e scambista di foto oscene su internèt?

E l’altro, un ex militare russo, accusato di aver aggredito e malmenato due turisti, derubando lui e stuprando lei?

E invece no.

Quello di sinistra è Andre Geim, l’altro è Konstantin Novoselov, e hanno appena vinto il nobel per la fisica per i loro studi sul grafene.

Morale: state mo’ attenti alle vostre foto che i giornalisti possono trovare in rete, se all’improvviso diventaste famosi…

Il mio amico ferro 3.

Monday 4 October 2010

Cazzo, forse la giornata finale più cazzuta della storia recente della Ryder Cup!!!!!!!

Quel bambascione di Edoardo Molinari che 3 up a quattro buche dalla fine - con vittoria decisiva per la squadra - si fa recuperare e chiude all square!!!!!!

E poi McDowell che anche lui 2 up a tre dalla fine si fa recuperare e giocano la 17 con 35.000 persone al seguito… e poi alla fine vince, ed è la penultima buca dell’ultima partita!!!!!!

AAAAAAAAARGHHHH!!!!

E io ero qui a spostar cartacce!!!!

Dice vabbè dai poi stasera la rifanno in replica… ma io stasera c’ho a cena i suoceri… RI AAAAAAAAAARGHHHHHHHH!!!!!

Daje Francè.

Monday 4 October 2010

No, per dire, mentre voi starete perdendo tempo in riunioni, udienze, meetings, conferences, executions managers buy outs, readign and comprehentions, working, stubbing, driving, scaving e thesedeicksing, ecco proprio a quell’ora - 10.29 local time, 11.29 noster time - Francesco Molinari entra in campo per il match contro Tiger.

A seguire, 10,41, Edoardo Molinari contro Fowler.

E io sono qui, invece che sbragato in mutande, sotto un plaid stanco, barba lunga e capelli esplosi, tazzina di caffè e scatola di biscotti al cioccolato, come sarebbe giusto, davanti a Sky, canale 202.

‘fanculo.

Armadi & assetti.

Friday 1 October 2010

Il buon vecchio Wilson sta traslocando lo studio.

Per lo studio nuovo, ha preso due armadi - schedario, bàbbati dal fallimento di una merchant bank. Le merchant banks sono (erano?) ricche, e gli armadi son di fèro, legno massello, acciaio, ghisa e piombo: insomma, pèseno.

Gli omini della consegna consegnano gli armadi sotto lo studio, che sta al secondo piano, poi dicono “ci fa male la schiena” e grazie arrivederci l’armadio te lo porti su tu.

Wilson non si perde d’animo, e tra una bestemmia e l’altra convoca il buon Trattoir: armati di pazienza, grinta, cacciavite elettrico e la giusta dose di parolacce, smontano gli armadi che un pezzo alla volta vengono quindi portati su.

Per il rimontaggio però Wilson non ha tempo, son giornate frenetiche, quindi chiama un suo affezionato cliente. Il cliente è un capo - banglo* di Milano (a Milano c’è una grande ma sotterranea comunità di bangli, che fanno molti lavori tipo operai, spazzini, muratori, etc.) e dice tranquillo avvocà ci penso io.

E gli manda due bangli, che per una manciata di eure si caricherebbero in spalla uno Scania con il rimorchio.

Ma la buona volontà spesso non è seguita dalla competenza.

Entro e vedo Wilson che gli esce il fumo dalle orecchie, mentre mette a posto le cose nello studio ed osserva di sottecchi i due bangli che guardano sconsolati un pezzo di metallo, provano a infilarlo dritto, poi rovescio, poi di traverso, poi colpendolo col martello dentro una guida del mobile che evidentemente non è fatta per ospitare quel pezzo.

Wilson bestemmia tra i denti “è da tre ore che trabattano, ed han messo su due pezzi due; io ieri in mezz’ora ho smontato i due armadi, e ne ho rimontato metà del primo”.

A un certo punto, Wilson dice ai due “ooooo ragazzi io devo uscire un’oretta, voi andate avanti: tutto bene?”.

Il banglo dei due che parla italiano sorride, fa sì con la testa poi indica il monolite che dovrebbe diventare, in un possibile futuro, un armadio, e dice “signòre ‘vvocato ma casètto casètti ugualo sòòòòpra sòòòòòòòto vite ugualo o ‘nvece lei lui fàno ugualo amààààdio sòtttttto????”.

E sorride, guardando l’altro banglo, come dire “eh vedo che mò gliel’ho chiesto e ci spiega”.

Wilson lo guarda, basito, e sussurra “scusa non ti ho capito”.

Lui sospira, si avvicina, prende in mano la maniglia del cassetto e indicandola spiega “casèto ugualo ugualo sòpra casèto due vite due sòòòòòto ugualo casèto prima, o tu vuole casèto ugualo ugualo casèto vite due vite prima, invece?”.

Wilson si blocca; lo guarda; il banglo sorride; Wilson annuisce; il banglo sorride; Wilson dice “due vite sopra, il cassetto è uguale”.

Il banglo annuisce felice, e traduce in banglo all’altro banglo, che finalmente sorride anche lui, e si mette subito a smontare l’unica parte che avevano montato nelle precedenti tre ore.

“Ma cosa fanno?” chiedo.

“Non lo so, ma andiamo a prendere un caffè” mi risponde Wilson, scuotendo la testa, vinto.

E ci allontaniamo lungo il corridoio, mentre dall’ufficio si odono distintamente grida in banglo, rumori di martello, sferragliare di flessibile, un compressore che si accende e baluginare di saldatrice.

*Dicesi banglo chi è originario del Banglaesh, ignoranti.