L’altra sera mi son fermato a guardare su Sky la partita di ritorno di Copa del Rey tra Real Madrid e Alcoron.
L’Alcoron è una squadra di terza divisione - la nostra Serie C - e nemmeno tra le mejio, della terza divisione.
All’andata, l’Alcoron aveva vinto 4 a 0. Il Real diceva che la distrazione, poco impegno, pochi cazzi, i gomiti che facevano contatto con i piedi, ma vedrete al ritorno.
Ritorno: Santiago Bernabeu - no, dico Santiago Bernabeu, mica il Comunale di Bergamo, con rispetto eh - esaurito, novantamila tifosi.
I giocatori dell’Alcoron, il giorno prima della partita, vanno come è loro diritto a provare il terreno, e già che ci sono si fanno le foto, al Santiago Bernabeu, minchia le avrei fatte anche io, e alzano la testa verso quegli spalti che, anche vuoti, fanno impresisone che sembra che il cielo non arrivi mai, se cominci a guardare dal campo, pensa pieni di tifosi che ti gridano “oooooooo… CABRON!!!!!”.
Poi, si gioca.
A euri, il rapporto l’hanno calcolato uno a quattrocento, più o meno.
Ma in campo, undici ragazzi in mutande il Real, undici l’Alcoron.
Pallone, uno.
Ho tifato Alcoron, io che ho il Real nel corazon.
Non per l’Alcoron, di cui non mi frega una semplice al burro, nè per il Real, che fosse per me dovrebbe vincere sempre e comunque.
Perchè mi piace il gioco del pallone, e lo ritengo uno sport onesto, nel profondo.
Perchè gli 11 dell’Alcoron hanno corso, lottato, sbuffato, sudato e alla fine hanno perso solo 1 a 0, e hanno passato il turno, giocando a pallone, mica a buttar via e far fallo.
E i novantamila, si sono alzati e li hanno applauditi, mentre in due dell’Alcoron rincorrevano Raul chiedendogli la maglia “minchia l’avevi promessa a me!!!” “no non ti ricordi io te l’avevo chiesta già all’andata!!!”, come due ragazzini tifosi che si litigano la maglia di Raul, appunto.
Perchè domani l’Alcoron torna in terza divisione, e il Real in Champions’.
Però minchia per una sera il pallone, bello il pallone, ha detto PUPPA! e via.
E al 93° minuto, che mancava solo un minuto di recupero, e ormai era fatta, quelli dell’Alcoron prendono palla a centrocampo, il Real è scoperto, lanciano un contropiede sanguinoso.
L’ala destra prende palla e taglia verso l’area.
Vede la porta, con Ike Casillas che gli esce incontro a cent’allora.
E lì, lui, pensa.
E per un millesimo di secondo si vede, tra vent’anni, mentre si siede alla barra del suo bar preferito, beve una cana, saluta e se ne va.
E lo straniero, seduto accaldato sudato, dice al barista “ma se n’è andato senza pagare!” e il barista risponde “hombre, vent’anni fa, quello era l’ala destra dell’Alcoron, la squadra di questo paesino alle porte della grande Madrid, e al 93°, di fronte ad un Santiago Bernabeu esaurito ed ammutolito, si è involato sulla destra, ha saltato netto il terzino, ha messo giù Casillas con una finta, ed ha insaccato il gol più memorabile della storia della nostra squadra. Da allora, lui qui non paga”.
Si invola, fissa Casillas, finta, Casillas indugia, lui tira.
Fuori.
Perchè il calcio, cazzo, va bene tutto, ma insomma.