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Archivio di November 2009

Strunz!

Friday 27 November 2009

Arrivo a Palìemmo, ci sono venti gradi il cielo azzurro il mare calmo la ggènte in camicia.

Mugugno parolacce e pensieri di emigrazione al contrario.

Arrivo in albergo.

Quei barboni dello studio mi ha prenotato un tre stelle (a me! Un tre stelle a me!!!), che “tanto stai in riunione fino a tardi arrivi in albergo dopo cena c’hai l’aereo alle otto del mattino ti svegli alle sie anche se è un tre stelle ci devi solo dormì così risparmiamo”.

Barboni.

Arrivo alle tre del pomeriggio devo solo darmi una rinfrescata alle tre e un quarto vengono a prendermi per la riunione.

La stanza è grande come l’armadio dove a casa ci tengo le giacche, il bagno è largo come la cassettiera accanto al letto, in compenso dall’unica finestra si vede un bel palazzone palermitano di dieci piani degli anni sessanta. Vabbè.

Entro in bagno, il water è chiuso con sopra la sua bella strisciolina di carta “wc igienizzato etc. etc.” in italiano e in inglese.

Strappo la strisciolina e apro il cesso.

Uno stronzo galleggiante, grande e grosso, con anche sopra due cicche di sigaretta.

Ah, i tre stelle…

Tommy Boy.

Tuesday 24 November 2009

C’era, dopo un paio di giorni, il concerto dei REM a Milano. E a sentire Tommy c’erano tre dei quattro REM.

C’erano i giornalisti, quelli che scrivono e parlano di musica da trent’anni, e il giorno dopo quello più famoso ha scritto “è stato uno dei tre migliori concerti della mia vita”.

C’eravamo io, l’Orrido Buby, l’avvocato Mentuccia, che dopo mezz’ora di concerto ci siamo guardati e ci siamo detti “miiiiiiiiiiiiiinchiiiiiiaaaaaaaaaaaa” con la bocca aperta da tanto era minchia che concerto.

Oggi Tommy pubblica il live, e ci sono due canzoni registrate a Milano, una il 17, l’altra il 18, e la  magia è tutta lì.

Abbiamo anche comprato la maglietta, dopo, fuori, alla bancarella. Che oggi la metti e ci vai in giro e dopo un po’ te ne dimentichi. Finchè non capita - e capita sempre… - che qualcuno, da qualche parte del mondo, ti ferma, ti sorride, ti dica “oh, the Tommy’s concert?!?” e tu ‘ngi dici “oh yessssss” e lui risponde “eh minchia”, o l’equivalente in qualche altra lingua del mondo.

Sittin’ on the docks of the bay.

Tuesday 24 November 2009

Lunedì, Cesena, in giornata.

Martedì, Mestre al mattino, torna a Milano che c’è dda fà.

Mercoledì, riunione presto presto, poi Palermo, comodo.

Giovedì, da Palermo, a Roma, dù chiacchiere, ‘na pizza, un po’ dde sole e via, in treno, a Milano.

Venerdì, se mi metto una scopa ingul’, do anche una ramazzata alla stanza.

Piccole cose.

Thursday 19 November 2009

Dice che era primavera che siamo andati fin giù a portare l’incubatrice là, nel mezzo della furesta, con le scimmie - quelle vere - i lioni, i licaoni, i guerriglieri, le mine, la ggènte che dice stanno mica tanto bene e spesso muoiono, dice la gente muoiono un po’ dappertutto, ma là prima, per spiegare.

Poi arrivederci arrivederci cose belle mi faccio vivo io eh.

Invece si fanno vivi loro, anzi vive loro, la suora e le sue collaboratrici che gestiscono l’orfanotrofio e la piccola clinica per le donne dei villaggi.

Dice c’è una donna, incinta al terzo mese, che ha avuto delle gravi complicazioni e non può portare avanti la gestazione, deve partorire.

La fanno partorire, nascono due gemelline, al sesto mese.

Dice sarebbero morte, prima.

Adesso, stanno bene e si sbarbano, dentro l’incubatrice che sarà la loro “mamma” ancora per qualche settimana, finchè non saranno abbastanza grandi e forti da cavarsela da sole.

Bene.

Architectural digets.

Wednesday 18 November 2009

Sai quando ti dicono che gli architetti si va bene però per sistemare la casa ci deve esser dietro anche una casalinga, sennò l’architetto ti fa la casa fica ma che non ci puoi vivere?

Hanno ragione, hanno.

Gli architetti fanno le cose fiche, ma che non funzionano.

Difettano.

Per esempio, da qualche anno fa molto ganzo che l’architetto disegna i cessi.

D’altronde hanno disegnato di tutto, dalle lampade alle tazzine, di volanti delle macchine alle suole delle scarpe, che sarà mai un cesso, per un architetto?

Quindi, cessi a garganella, lunghi, stretti, inclinati, appesi, de sbiès, bassi rasoterra o alti alti, quadrati, tondi, concavi, convessi, e via così.

Ma il cesso, gh’è gnent’ da fa’, ha una sua funzione molto concreta, che travalica la bellezza astratta dell’oggetto.

Insomma, nel cesso, la ggènte ci cagano.

Io, stamattina, per esempio, dopo una cena al cinese, condita con parecchia salsa piccante, subito dopo il caffè.

Io, ci cago.

Parecchio, non per vantarmi eh, ma parecchio.

E siccome il caffè era caldo nella tazzina, ho attesa qualche minuto aspettando che diventasse bevibile, facendo MNMNMNMNMNMNMMMMHHHH mentre dal basso ventre mi salivano dei crampi tipo doglie di parto. Gemellare.

Quindi, mi siedo e SPRAF!!!!. A spruzzo.

Eh, succede. Quando poi ti alzi, controlli fin dove è arrivato lo spruzzo (minchia! Fino a lì????? E come cazzo ha fato a risalire….?), e pulisci.

Ma se succede in un cesso di design, eeeeeh, ciccio, il cesso di design ha angoli, anfratti, ricami, alti e bassi, sporgenze.

Eì come pulire un piccolo Colosseo, per dire.

Ma poi, l’architetto, ha deciso che quando tiri l’acqua, essa non deve fare FLUUUUUUSH, no, troppo borghese e vecchio: nel cesso di design, l’acqua scende con una leggera, elegante ed armonica cascatella, firulì firulà, una meraviglia che rimette in pace il cuore.

Ma non pulisce una seppia.

Quindi via di scatizzolamerda, frush frush frush.

Che poi, hai mangiato verdure.

Le verdure, galleggiano.

No, non è che le verdure le metti nell’acqua quando le mangi.

Galleggiano DOPO, quando escono, in forma di piiiiiiicole foglioline.

E se invece delle cascate del Niagara, il tuo cesso di design scarica il ruscelletto di Heidi, le foglioline stan lì, e dopo ogni scarica, sembra che cantino “non ce ne andremo mai, trrallalallallà!!!!”.

Ah, bei tempi, quando gli architetti erano solo finocchi.

Sport issue.

Thursday 12 November 2009

L’altra sera mi son fermato a guardare su Sky la partita di ritorno di Copa del Rey tra Real Madrid e Alcoron.

L’Alcoron è una squadra di terza divisione - la nostra Serie C - e nemmeno tra le mejio, della terza divisione.

All’andata, l’Alcoron aveva vinto 4 a 0. Il Real diceva che la distrazione, poco impegno, pochi cazzi, i gomiti che facevano contatto con i piedi, ma vedrete al ritorno.

Ritorno: Santiago Bernabeu - no, dico Santiago Bernabeu, mica il Comunale di Bergamo, con rispetto eh - esaurito, novantamila tifosi.

I giocatori dell’Alcoron, il giorno prima della partita, vanno come è loro diritto a provare il terreno, e già che ci sono si fanno le foto, al Santiago Bernabeu, minchia le avrei fatte anche io, e alzano la testa verso quegli spalti che, anche vuoti, fanno impresisone che sembra che il cielo non arrivi mai, se cominci a guardare dal campo, pensa pieni di tifosi che ti gridano “oooooooo… CABRON!!!!!”.

Poi, si gioca.

A euri, il rapporto l’hanno calcolato uno a quattrocento, più o meno.

Ma in campo, undici ragazzi in mutande il Real, undici l’Alcoron.

Pallone, uno.

Ho tifato Alcoron, io che ho il Real nel corazon.

Non per l’Alcoron, di cui non mi frega una semplice al burro, nè per il Real, che fosse per me dovrebbe vincere sempre e comunque.

Perchè mi piace il gioco del pallone, e lo ritengo uno sport onesto, nel profondo.

Perchè gli 11 dell’Alcoron hanno corso, lottato, sbuffato, sudato e alla fine hanno perso solo 1 a 0, e hanno passato il turno, giocando a pallone, mica a buttar via e far fallo.

E i novantamila, si sono alzati e li hanno applauditi, mentre in due dell’Alcoron rincorrevano Raul chiedendogli la maglia “minchia l’avevi promessa a me!!!” “no non ti ricordi io te l’avevo chiesta già all’andata!!!”, come due ragazzini tifosi che si litigano la maglia di Raul, appunto.

Perchè domani l’Alcoron torna in terza divisione, e il Real in Champions’.

Però minchia per una sera il pallone, bello il pallone, ha detto PUPPA! e via.

E al 93° minuto, che mancava solo un minuto di recupero, e ormai era fatta, quelli dell’Alcoron prendono palla a centrocampo, il Real è scoperto, lanciano un contropiede sanguinoso.

L’ala destra prende palla e taglia verso l’area.

Vede la porta, con Ike Casillas che gli esce incontro a cent’allora.

E lì, lui, pensa.

E per un millesimo di secondo si vede, tra vent’anni, mentre si siede alla barra del suo bar preferito, beve una cana, saluta e se ne va.

E lo straniero, seduto accaldato sudato, dice al barista “ma se n’è andato senza pagare!” e il barista risponde “hombre, vent’anni fa, quello era l’ala destra dell’Alcoron, la squadra di questo paesino alle porte della grande Madrid, e al 93°, di fronte ad un Santiago Bernabeu esaurito ed ammutolito, si è involato sulla destra, ha saltato netto il terzino, ha messo giù Casillas con una finta, ed ha insaccato il gol più memorabile della storia della nostra squadra. Da allora, lui qui non paga”.

Si invola, fissa Casillas, finta, Casillas indugia, lui tira.

Fuori.

Perchè il calcio, cazzo, va bene tutto, ma insomma.

Brutti momenti.

Wednesday 11 November 2009

In studio, stanno pittando la sala riunioni che quello sopra c’ha avuto una perdita e il muro era macchiato.

Senza sala riunioni, si sopravvive, anche perchè ne abbiamo altre due.

Stamattina, alle 8 ero da uno per una roba, insomma cazzi miei.

Nemmeno un caffè, che ero in ritardo.

Fatto il daffare, ribalzo sulla my personal vespetta e scivolo e svicolo fino allo studio, 8.15, diciamo.

Al bar di sotto, come un vero signore, gazzetta, caffè, brioche al cioccolato, succo di frutta.

Gorgoglione intestinale.

Strizzone.

Sudorino freddo.

Tasto veloce e fremente la tasca del giubbotto, SI’! ho le chiavi.

Salgo in studio, urlacchio “c’è nessunoooooo????” mentre mi sbottono la cintura, nel silenzio che segue arranco verso il bagno ammollando bottone e cerniera, tenendo su con la destra i calzoni e togliendo giubbotto sciarpa casco con la sinistra.

Butto le masserizie nel corridoio, arrivo a denti stretti alla porta del bagno, apro:

img_01861

ecco, grazie all’iPhone, l’immagine che mi si è presentata.

No, ditemi voi, come si può vivere, in un mondo così ostile?

Unter den linden…

Monday 9 November 2009

E intorno i fuochi delle guardie rosse

accesi per scacciare i lupi

e un film di Esenstein sulla rivoluzione…

Aaaaaaaalexander Plaaaaaaaaatz

auf wiederseeeeeeeeeennnnn

c’era la neeeeeeeeeveeeeeeeee…

immagine-4

Oh bhe bhe… che dire… che io me lo ricordo, quando si è “aperto”…

a raccontarlo oggi, non sembra neanche vero, diceva il poeta.

No comment.

Friday 6 November 2009

Da un cliente.

Gli squilla il telefono del lavoro.

- avvocato, mi scusa un attimo? - certo.

- pronto? -

- no scusi, lei chi è prima di tutto? -

- ah e cosa mi vende? -

- ah, e quanto mi costerebbe? -

- come pagamento anticipato? -

- no guardi siamo chiari: io a lei non la conosco, mi ha cercato lei e mi ha anche rotto le scatole mentre facevo altro, quindi: lei PRIMA mi manda la merce, io CON TUTTA CALMA me la guardo, SE MI PIACE la contatto io e alla fine, A SESSANTA ANCHE NOVANTA GIORNI dalla fattura, io la pago. Se le va bene, bene, se non le va bene, bene lo stesso. Adesso la saluto che ci ho da lavorare, IO. Ci pensi su e mi faccia sapere -

E mette giù.

Io lo guardo, e chiedo - ma non sarà stato un po’ troppo duro? -

Sospira, scuote la testa

- le spiego, avvocato. Dall’accento, e dal prefisso 088 da cui mi chiamava, è evidente che questo signore è un DIVERSAMENTE SETTENTRIONALE e io, in anni e anni di questo mestiere, ho imparato che con i DIVERSAMENTE SETTENTRIONALI questo è l’unico tono che funziona e che capiscono davvero -.

“Diversamente settentrionali”: è politically correct?

Piove.

Friday 6 November 2009

E fa freddo.

Schifo, novembre.

Mi manca un passaggio…

Tuesday 3 November 2009

Come mi scrive il mio amico Niffone, che di queste cose ne sa ohi se ne sa.

Mi scrive sai Marrazzo ha detto che le cinquemila Eure che gli hanno trovato quando l’hanno beccato che se lo faceva stampare nello sgomberaminestre dal transessuale Natalì detto “tubo nero”?

Sì, ho letto che Marrà c’aveva tipo 5000 sacchi in contanti.

Ecco, dopo 12 giorni di riflessione Marrà ha detto bhe sì, lo ammetto, i soldi 1000 eure andavano al trans per pigiarmelo nel sottocoda, gli altri 4000 erano per la cocaina perchè quando ci vedevamo talvolta facevamo anche uso di un po’ di coca.

Ora.

Marrà.

Mi spiega Niffone che, al mercato del “oh zio ciao bella zio bella frà c’hai un pezzo?”, cioè quello della strada, un mezzo grammo di baaaaaaaaamba vien via a 50 euri, poi se ne prendi deppiù il prezzo cala proporzionalmente alla quantità acquistata.

Certo, all’angolo di Corso Como probabilmente ti vendono il gesso grattato giù dai muri, e magara quella bbbòna costa un po’ deppiù.

Però.

Fatti i conti, fatti.

Con 4000 eure, la portavi via con la borsa dell’Esselunga, a’ Marrà.

Che poi.

Alla fine, a chi lo da, da chi lo prende, quanto lo paga e cosa si tira nel naso, secondo me son cazzacci (…) suoi.

La cosa che colpisce, è che dopo 12 giorni che ci pensava, ha detto che era passato lì, al bancomat, a tirar su 4000 eure, che gli servivano per un po’ di coca, per far una seratina…

Minchia, 12 giorni, c’ha pensato.

Alda Merini.

Tuesday 3 November 2009

Ho ammazzato tutti i miei amanti

perchè volevano vedermi piangere

mentre io, ero soltanto felice.

Bestie che non siete altro.

Monday 2 November 2009

La storia è semplice.

Dorothy è una scimpanzè che per 9 anni è stata curata e tenuta in una riserva in Africa, insieme ad altri suoi simili che avevano subito maltrattamenti tali da non permettere che tornassero in libertà cavandosela da soli.

Dopo 9 anni, Dorothy muore per un problema cardiaco.

Gli inservienti della riserva trasportano il corpo di Dorothy fuori dall’infermeria.

Questa la storia della foto.

dorothy

La riflessione, invece, è che loro, intendo gli scimpanzè, loro, non applaudono, fischiano, filmano, fotografano, urlano, buttano sciarpe della squadra di calcio, salutano col pugno alzato o con la mano tesa, intonano cori da stadio.

Io, quando mòro, voglio gli scimpanzè, che si sappia.