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Hippo blog » 2009 » June

Archivio di June 2009

Via via…

Friday 19 June 2009

Insomma si parte.

Il buon giorno si vede dal mattino.

Nel senso delle sei, del mattino.

Stamattino (anacoluto) infatti alle sei si son trovati per partire i primi tre dei cinque eroici viaggiatori, mentre io e un altro che siamo ggènte che lavorano partiamo stasera.

L’appuntamento per loro era alle sei, aeroporto Malpensa B (”B” come “barboni”, cioè l’aeroporto da dove partono quelli che gàn mica i danèè).

Uè uè ciao ciao alora ghe sèm cià dai alura via ‘ndem cià dai una sigaretta poi cecchìn buongiorno buongiorno.

Son presenti il Presidente Professional Wilson, Paulo Lillo Creativo e Cioccio.

Cioccio, che è dai noi sempre presentato con due soprannomi, che evidenziano le sue due caratteristiche più evidenti.

Il primo è “battacchio”, in quanto la natura è stata con lui prodiga quanto è stata parsimoniosa con altri, fornendo a lui una terza gamba quando a gente, per dire, come Pistorius non ne ha data manco mezza.

Il secondo soprannome è “Kranio”, in quanto Cioccio è mooooooolto intelligente.

Credo che sia laureato in una roba tipo ingegneria nucleare parallela filosofica con lezioni in lingua sumera ed indirizzo in Urdu, tipo: insomma, Cioccio è quello intelligente del gruppo.

Per dire quanto crediamo e confidiamo nella sua intelligenza, è lui che tiene la cassa.

Quindi stamattina i tre guappi arrivano al cecchìn.

Consegnano i biglietti elettronici.

La signorina sorride, e chiede i documenti.

Wilson e Paulo consegnano le carte d’identità.

Ciccio sbianca.

Kranio, quello fùbbo e intelligente del gruppo, è andato all’aeroporto senza documenti.

Sò popo tranquillo, sò.

Fico è fico, non ci sono cazzi.

Wednesday 17 June 2009

Obama era intervistato da una televisione e una mosca girava intorno e dava parecchia noia.

A un certo punto il presidente s’incazza e SCIAF!, secca la mosca.

mosca

Fico, ma c’ha anche culo, dai.

Immagina se l’avesse fatto Bush, con la sfiga che c’ha.

Intanto col cazzo che schiacciava la mosca.

Poi, tentando di chiapparla, avrebbe dato una centra sui denti ad una che passava di lì.; cercando  di rimediare le avrebbe infilato un dito in un occhio, allontanandosi sarebbe inciampato nel tappeto ed infine, incazzato come un puma, avrebbe ordinato un bombardamento strategico su Mosca, così, per assonanza.

A’ stronzo, punto esclamativo (cit.).

Wednesday 17 June 2009

Te non capisci quanto sei cambiato finchè una mattina, appena sveglio prima ancora del caffè, la tua dolce metà ti dice “vieni vieni guarda guarda bello bello”, e ti mette sotto il naso un pannolino che, invece della solita poltiglia verdastra, contiene un bellissimo stronzino, bello denso pastoso marròn arrotolato con la fine a punta.

E te ti commuovi, prendi in braccio la piccola autrice di quell’incredibile capolavoro e la abbracci forte, bofonchianfo “ma la mia piccola bimba grande grande grande che fa la caccona come le persone grandi!!!!!”.

Poi ti siedi davanti al caffè, ma la giornata è tutta in discesa.

A’ fricano!

Tuesday 16 June 2009

Manca poco, roba di settantadue ore, robe così.

Che io non lo avevo ancora realizzato, ma il mio subconscio sì.

L’ho capito oggi, che ero in macchina e a un certo punta saltan fuori per attraversare sulle strisce tre nègher oltretutto vestiti pròpi da nègher con gabanotto colorato il cappello tondo e le ciabatte e tutto il resto.

E io, che normalmente avrei urlato felice “SCHIACCIALO SCHIACCIALO SCHIACCIALO!!!!” dando gas, ho invece rallentato, mi so fermato, gli ho fatto cenno di passare e alla fine ho sorriso al loro cenno di ringraziamento.

Son ormai entrato in modalità àffffrica….

Fotografia digitale per cialtroni.

Monday 15 June 2009

Siccome sono un fotografo digitale molto fico, faccio delle foto bellissime e non capisco perchè dallo Spazio Forma non mi abbiano ancora chiamato per organizzare un’esposizione, mi concentro sui mezzi tènnici.

Innanzitutto mi lamento della macchina e degli obbiettivi, facendo il filo a quelli fichi, che però son costosissimi, mannaggia alloro.

Poi sul sistema di gestione delle foto, che se se se iPhoto, dai iPhoto è una roba per le sciure che fan le foto in gita a Mendrisio, annoi ci serve una roba professionale, annoi.

Quindi dopo aver spaccato i maroni a chiunque, un amico di buon cuore mi procura una copia aggratis - tipo “te sei un famoso fotografo se quindi stai testando il programma” - di un noto programma per gestire e spippolare con le foto digitali.

Oggi lo attacco, importo le foto del week end al mare - ben diverse e di altro spessore artistico rispetto alla gita a Viserbella della mia vicina - e ci spippolo, con parecchio godimento, d’altronde ho messo l’impostazione in RAW apposta.

Le foto son talmente belle che decido di mandarne un paio ad amici e parenti.

Ora.

In iPhoto, c’è un tastino che te lo schiacci e lui PUF! mette direttamente le foto che vuoi in una mail, e ti fa anche scegliere la dimensione dei file.

Nel programma fico, naturalmente, questa opzione non c’è, che siam mica qui a mandare in giro le foto in formato jpg compresso sgamuffo piccole e tristi.

Quindi apro una mail, ci metto l’indirizzo, poi seleziono l’icona dell’allega file, e mi metto a cercare le mie foto.

Il programma fico e professionale, ve lo giuro, le foto se le suca.

Cioè, nel programma ci sono, tutte belle in ordine dritte in fila.

Ma nel computer, nell’hard disk, nelle cartelle, nelle sottocartelle, nei dischi esterni, nel cestiono, nel budello di su mà, non ci sono.

Non le trovo.

Son piccoli fastidi che affliggono noi fotografi digitali di un certo spessore.

Ol’ man river.

Friday 12 June 2009

Come dice manovale e gentiluomo, il fatto che io stia invecchiando mi fa solo bene, perchè finalmente l’età anagrafica si avvicina a quella mentale.

Nel senso che finalmente il fatto di voler andare a letto alle novemmezza, di anelare ad una serata in casa con la televisione, di ritenere una stronzata galattica qualsiasi viaggio in macchina che superi i duecento chilometri, affermare che i concerti si godono meglio seduti in tribuna vip invece che accalcati nel prato, e tante altre amenità del genere che vado propinando da quando ho raggiunto la maggiore età, non causano più, nei miei coetanei, la reazione

-  miiiiiinchia massei scèmo? Cioè zio oh cazzo dici minchia figata il concerto ooooh zio pioveva dibbestia ci siamo tutti bagnati poi una tipa aveva la maglietta che si vedevano le tette e abbiam fumato una canna e poi il Fufy ha sboccato addosso al Gianfry minchia figata siamo arrivati a casa alle quattro del mattino -

ma la reazione è del tipo

- eh infatti guarda cioè alla fine te sei lì per la musica mica per farti schiacciare come una sardina da una massa di tamarri sudati ubriachi che secondo me guarda non so eh ma magari son anche drogati -

D’altra parte, non ha tutti i torti mammà, che quando mi dice

- sei vecchio -

e io rispondo

- no dai al massimo maturo -

si mette a ridere e dice 

- no guarda quello no di certo -.

Poi c’è i’ bbabbo, che scuote il testone e afferma

- io non capisco a una certa età con una famiglia cosa cazzo vai a fare come un pirla in Africa -

che mi fa sentire un giovanotto, che la reazione è la stessa che aveva pareeeeeeecchi anni fa, quando con l’interrail girammo mezza Europa o con un vecchio furgone arrivammo fino a Marrakech, passando per Parigi che era di strada, da Milano.

E insomma gli anni passano, la ggèente ingrassano, altri spariescheno, altri ritorneno, ma io stasera vado in Sardegna a baciare l’ammmmore mio che mi manca assai, ad annusare il profumo della mia bimba che sa di bimba, e in culo agli anni.

Hanno ragione (han detto è vecchio….)

Thursday 11 June 2009

Hanno ragione gli inglesi, ad essere razzisti.

In particolare, con noi italiani.

Io stesso, che non sono nemmeno inglese, sono razzista con voi italiani, che mi fate alquanto però parecchio schifo.

Pensa un inglese, che ha una città come Londra, dove la ggènte fanno la fila, le persone se ti urtano si fermano dicono sorry e quello dietro qualsiasi banco bancone vetro o cordone dice buongiorno signore  come posso aiutarla.

Poi vengono qui, e giustamente si ‘briacano e vi pisciano sui muri, e fanno bene, che tanto fate schifo, fate.

Son stato a Londra due giorni, si nota?

Sempre meglio.

Monday 8 June 2009

Quelli di Rossano Veneto han firmato il contratto.

Gli altri, quelli che erano dall’altra parte, mi han detto avvocato, per i dettagli, fa un salto in ditta da noi lunedì?

E io: sììììììììììììì!

Bon, ci vediamo a Usmate Velate, verso le 2?

No, dico, Usmate Velate.

No, dico davvero, Usmate Velate.

No, dico.

Bei posti, bèa gente.

Thursday 4 June 2009

Quando prendo gli appuntamenti, magari un po’ in là nel tempo, io non ci penso.

Quindi quando quel cliente mi ha detto “allora avvocato quando fasèmo la chiusura del contratto vien lei qui da noi?” ho risposto solare “sì certo… dov’è che siete?”

“sèmo a Rossano Vèneto”

“perfetto, nessun problema, vengo lì io”

“bòn avocato, alora sè vedemo qui in ditta il 4 giugno, alle dièse”

che poi le “dièse” son le dieci del mattino, per chi non masticasse (masticazzi?) il vernacolo vèneto.

Che fino a ieri pomeriggio, la riunione alle dièse a Rossano Veneto per me valeva tanto quanto una riunione alle tre e mezza in piazza Cadorna, per dire.

Ma ieri pomeriggio, dopo una giornata a spalar stallatico nella speranza di veder affiorare la merda così da poter finalmente liberare il mucchio di letame che sotterrava la tonnellata di immondizia legale che aveva preso possesso della mia scrivania, mi son reso conto.

Rossano Veneto.

Alle dièse.

Son chilometri.

Son chilometri, tangenziali, A4 in piena prima mattina, caselli, incidenti, controllo della velocità media tramite tutor, statale nel pieno della provincia vicentina con tir che vengon giù fin dalla Danimarca, per potersi finalmente mettere in coda lì.

Ho bestemmiato.

Forte.

Parecchio.

Poi ho giocato il jolly.

Magara si son dimenticati. Magara hanno annullato. Magara c’è stata la rivoluzione. Magara son tutti a Santo Domingo a ballare la salsa sui tavoli con un vagone di mignotte minorenni.

Probabile.

Anzi, mi son detto, praticamente certo.

Quindi manca solo una formalità, per poter evitare la sveglia all’alba, la cròcchia del mignolino contro lo spigolo mentre cerco di vestirmi al buio, il traffico majale di Milano che c’è traffico in tangenziale anche alle sei del mattino (ma dove caaaaaazzo vaaaaanno?????).

“Pronto buongiorno son l’avvocato Hippo”

“oh buongiorno avcocato, come la sta? Bèn?”

“bene bene, volevo sapere, la riunione di domani…”

“ah la riunione… xè confermata!!!”

oracalamerdaimpagliatadiseraimpennatasullaruotadavantintangenziale

“còsa gà dìto?”

“niente… ho detto occhebbello…”

“a proposito… non l’avrei mai disturbata, ma già che g’ha ciamà lei, ghe chederìa un favòr…”

“dica”

“la pòl venir alle nove e mezzo, invece che alle dièse, domattina?”

orco. qui. e. orco. là.

“macceeeeeeeeeeertooooooooooooooo….”

A chi interessasse, all’alba, stavo infilando l’ingresso in tangenziale, e mentalmente mi ripassavo il contratto… il contratto… ah sì il contratto stampato in tre copie… che ho messo apposta ieri sera nella borsa… meno male… la borsa… che è rimasta a casa sulla sedia della cucina dove l’ho messo ieri sera “così me lo ricordo”… 

Popo una bella giornata, oggi, popo.

Oil for food.

Wednesday 3 June 2009

Allora. 

Le macchine son partite come due razzi la mattina di sabato 30 maggio, direzione Malaga, per restare là in attesa di essere raggiunte dagli impavidi componenti della spedizione, che arriveranno via aereo - very very low cost, e state tranquilli che non spendiamo i soldi delle donazioni - il 19 giugno.

Quindi la mattina del 30 maggio, due impavidissimi saltano sulle macchine e via come lepri, verso questi splendenti 2000 chilometri.

Fino a metà di Viale Certosa.

Dopo, coda, fino a dopo Ventimiglia.

Certo, direte voi, partire proprio il ponte del 2 giugno…

E insomma vabbè.

Una delle due macchine porta valigie, provviste, robe tènniche tipo tende, pale per il deserto, gomme di scorta e attrezzature varie, l’altra, privata dei sedili posteriori, è carica dei 7 - 800 chili dell’incubatrice e degli altri aiuti che portiamo all’orfanotrofio.

Le macchine consumano quanto previsto.

La prima, quella “normale”, fa i 6,5 con un litro di trènza.

L’altra, quella con l’incubatrice etc., fa 1000 chilometri con cinque chili d’olio.

Nel senso che in salita, sopra i 110 all’ora o in generale sopra i 2000 giri, la màcana sbròffa olio.

Nel senso che non è che perda olio, l’olio esce dal motore e finisce su diversi ingranaggi, tutti molto caldi e movibili, e quando ci finisce sopra succede… come spiegare… ecco, prendi una piastra di quelle che usi per far i filetti alla piastra (appunto),  scaldala per una mezz’oretta e poi buttaci sopra con violenza e cattiveria una secchiata di olio d’oliva per friggere: la sympatica e profumatissima fumèra che ne consegue fornisce – seppur per ampio difetto – una buona rappresentazione di ciò che succede alla màcana.

Voi dite “eeeeeh esagera!”.

Allora loro entrano in autogrill e una signora li affianca e grida “abbuttave ggiù che intanto io chiamo i pompieri” mentre il marito balza dalla portiera con l’estintore in mano, che ce l’ha in macchina da diec’anni a cacare il cazzo minchia finalmente lo uso.

Per spiegare, eh.

Per fortuna che l’Africa è priva di salite e in generale la ggènte vanno piano, nelle strade.

Poi la Mauritania stanno 50 gradi, ma insomma quello forse non dovrebbe essere un problema, quello, forse, dice.

In compenso, tipo ad Agrate, quindi dopo 50 chilometri di viaggio / coda, SBRANG!!!! si è staccato il collettore, che lo so lo so che non avete idea di cosa sia, ma sappiate che la macana faceva il rumore di un F 14 in partenza.

Due martellate, tre bestemmie e una chiave del 16 usata con maestria, ed il collettore sta apposto. Dice.

Dice, e non sei preoccupato?

No.

Anzi.

Non vedo l’ora, nonve.