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Archivio di March 2009

Real life.

Tuesday 31 March 2009

Bobby era amministratore delegato di una grossa azienda, su  a Londra.

Bobby avrà una cinquantina d’anni, ed è una persona piacevole, simpatica e amichevole.

Lo sento stamattina, per robe di lavoro.

Mi chiede “che fai?” e io gli rispondo son qui, computer, documenti, cazzi vari e amari, two balls.

Lui ride HAHAHAHA e mi dice sai che sto facendo io?

No rispondo io che staio facendo tu?

Io sono sdraiato a letto,  prendo un caffè e leggo i giornali.

HAHAHAHAHAAH.

Who’s having the better life?

HAHAHAHAHAHHA.

Mi è meno simpatico, Bobby.

Punto e a capo.

Tuesday 31 March 2009

Obama s’è incazzato.

Ohi, se si è incazzato.

E ha preso su quelli della Chrysler e gli ha detto “o vi alleate con la FIAT, o non vi do manco un dollaro”.

E già qui, insomma, allearsi con la FIAT, maddai, però uno dice son robe di finanza, che vuoi capirci te, son robe di compartecipazioni azionarie internazionali, non è che si allea con la FIAT come credi te, è una roba di  joint venture.

Aaaaaahh, una roba di joint venture, aaaahhhhhh, pensa, e io che mi credevo… invece è un roba di joint venture.

Sì però poi Obama ha spiegato meglio.

E per spiegare mica dice joint venture, nonnò, dice a Chrysler “io vi do i soldi solo se vi alleate con FIAT CHE COSI’ FINALMENTE VI FORNISCE IL SUO KNOW HOW E LA SUA COMPETENZA E QUALITA’ TECNOLOGICA”.

No, dico.

Io negli ultimi mesi ho guidato una Jeep Gran Cherokee Limited - tipico prodotto della arretratisssssssima tecnologia Chrysler - e una FIAT Bravo diesel 1.6. simbolo internazionale della rinascita della tecnologica e del know how della FIAT - e insomma.

Presidè, no senza polemica eh, ma lei, una Bravo diesel 1.6, l’ha guidata mai?

Baby boomz.

Monday 30 March 2009

La bimba è vigliacca.

Stamattina ha iniziato a marognare circa tre quarti d’ora prima che suonasse la sveglia.

45 minuti vuol dire che se sei bravo, e hop! l’addormi subito con un giuoco di prestigio, eh bhe 40 minuti di sonno te li pippi ancora.

Quindi proviamo a darle il ciuccio due volte in tre minuti, ma lei ptù! lo sputa e rimarogna.

Allora io dico - vabè dai è mattina… e se la prendiamo e la mettiamo qui, nel lettone, tra di noi, che dorme una bella mezz’oretta e se perde il ciuccio siam qui attaccati? -

- Abbello!!! - mi risponde l’ammoooore mio - e che te credi di farla su così, la la bimba? Essa è fùbba come vòppe, essa: infatti si è appena appena cagata addosso una chilata di cacca, che puzza come un pozzo nero… sconsiglio caldamente di metterla qui, tra di noi, nel lettone… -.

Sorella la padella…

Thursday 26 March 2009

Senza essere troppo dettagliato, che c’ho il dovere di riservatezza, c’ho.

Stamattina in udienza si discuteva di roba di parrocchie, chiesa, preghiere, Papa, preti, vescovi, cose così.

Dici cosa c’entra l’avvocato con i preti i Papi i vescovi i le preghiere?

E non te lo posso dire, nònte, eccheccazzo, oh, e fattelo bastà.

Quindi discutiamo, io, l’altro avvocato, l’altro ancora, e bla, ribla, bla bla bla, insomma si discute come fanno gli avvocati quando vogliono poter mettere nella lettera che mandano al cliente dopo l’udienza la frase “dopo una ampia ed articolata discussione”, dici perchè ci tenete? eh ciccio perchè se in udienza ho discusso, son palanche, sennò l’udienza me la paghi una pizza e mezza birra, e permetti, sticazzi, io discuto, altrochè.

Insomma discutiamo di robe di preti Papi preghiere Madonne vescovi e compagnia.

Il giudice sospira, ci interrompe.

E dice “cari avvocati, fate presente ai vostri clienti che io, questa causa, non la vorrei decidere con il codice civile”.

Noi, in coro “ah, no?”  e mentre io sto per aggiungere: “giusto, dottò! ‘fanculo il codice! Io le offro duemila euri, neri come Batman, in busta, mi dia dici minuti, vado e torno!”, lui insiste  “no, io non vorrei usare il codice civile, ma vorrei decidere utilizzando quest’altro libro, ben più importante”

e con agile mossa sfila da sotto il tavolo il Vangelo, e lo appoggia deferente sulla scrivania.

Noi, tacciamo perplessi.

Io sto per aggiungere “lasci stare i duemila euri, in mezz’ora son indietro con trenta denari!!!”, ma nel nostro silenzio, il giudice sospira e conclude “per la decisione, mi riservo”.

Che “mi riservo” è una roba che i giudici dicono spesso; io non ho mai ben capito cosa intendano, ma ho imparato che quando dicono così significa che la causa non l’ho ancora persa, e quindi per me va bene, e aggiunge:

“e dite ai vostri clienti che il Giudice suggerisce, prima di prendere le prossime decisioni relative a questa causa, di andarsi a leggere Matteo, V°, 23. Arrivederci”.

Io mi sono allontanato cercando di far lo sguardo più pio che potessi, ma ho pensato che mi sarebbe tanto piaciuto che al posto mio, stamattina, ci fosse stato quel collega e amico toscano, noto anticlericale e famoso per la fantasia con la quale, a mò di imprecazione, è uso affiancare il nome della Beata Vergine a situazioni vieppiù scabrose ed originali…

Arrogance.

Wednesday 25 March 2009

Ieri, sul treno Frecciarossa che tornava da Roma a Milano (no, il Pres, non stava, sul treno).

Siccome c’era poca gente, invece che al mio posto che c’era uno davanti e io sono uno che muove le gambe continuamente e lo so che esser preso a calci per tutto il viaggio può dar noia, ecco dicevo siccome c’era poca gente mi son messo al posto di fianco.

A Bologna salgon su due, giacca cravatta valigetta blackberry computer portatile accento da professionista milanese.

Com’è l’accento da professionista milanese?, chiederanno i miei piccoli lettori.

Ebbene esso non è un accento come lo intendete voi, tipo il romano il napoletano o il veneto o bergamasco, no esso è indipendente dall’origine geografica del professionista, che magari è calabro o siculo o di Aosta, e mantiene le sonorità della sua terra, ma è invece un modo molto particolare di regolare il volume di un discorso.

Esso l’accento del professionista milanese, infatti, è caratterizzato dal fatto che la voce si alza, all’improvviso, in mezzo ad un discorso altrimenti fatto sottovoce, che noi siam mica romani che urleno, così che i vicini e gli astanti e anche quelli meno vicini ma insomma, còlgono degli sprazzi a caso de discorso (a caso?).

Facci l’esempio! diranno i miei piccoli lettori (mi date del tu? chiedo io, no, facci lei, al congiuntivo, risponderanno loro).

Esempio:

- no si pssstsrtdf… gds.. pstsrt pst psts psssst CENTOCINQUANTAMILIONI DI EURO psstsrt… xx… bstrsfst… spsssst rt… E IERI SON RIMASTO A LAVORARE IN UFFICIO FINO ALLE DUE DI NOTTE nsdj… grdrft… pssssst pssssst pssssst… SI’ DEVO ANDARE A LONDRA PER IL CONTRATTO CON GLI AMERICANI SAI HANNO FATTO UN’OFFERTA DA TRECENTO MILIONI DI DOLLARI ltrtrtrtr… srtsrtrtrstss… EH LO SO E’ UNA ROTTURA MA IO CHIEF EXECUTIVE HA PRETESO PROPRIO CHE CI ANDASSI IO posssst pssrstrst psrttsrtsfrs…-

che poi non si capisce come mai, dopo aver urlacchiato queste parti del discorso, il professionista milanese gira la faccia di un quarto di giro, come per stirarsi il collo, e controlla se gli altri sul treno o sull’aereo hanno capiti ben bene le parti importanti del discorso.

Se intorno ci sono altri professionisti milanesi, naturalmente, li si riconosce perchè sono quelli che appena lui si gira fanno l’impossibile per far apparire evidente che LORO non hanno sentito un cazzo, perchè morissi domani ma non gli do la soddisfazione: son quindi quelli che fingono di dormire, di sentire l’ipod, di essere in conferèns con l’Uganda, di aver perso l’udito nell’ultima missione segreta svolta per la CIA in Iraq.

E insomma salgono due di questi lì.

E dicheno guardandomi come una merdaccia:

(inciso: mi guardano come una merdaccia perchè ieri, io, ero in jeans e senza computer sul tavolino, quindi non ero un superprofessionista milanese ma probabilmente un drugà, o un discoccupato o probabilmente tutte e due le cose, in ogni caso indegno di qualsivoglia considerazione)

- scusi quelli sono i nostri posti -

- no guardi questo dove sono adesso forse ma quello accanto è il mio -

Loro si inalberano uno sbuffa tipo “ecco adesso invece che preparare il memo che Obama sta aspettando per salvare l’economia mondiale devo dar retta a sto drogato disoccupato polemico e comunista”.

Il meno importante dei due - l’altro non mi ha nemmeno risposto, si è girato verso il compagno e l’ha guardato tipo “risolvimi questa rogna subito o domani sei licenziato” - ha preso il palmare ed ha cercato la mail mentre mi diceva, senza guardarmi, “ma noi abbiamo la prenotazione ticketless, fatta dall’ufficio”.

Avrei voluto rispondere “e io c’ho un pisello da svariati centimetri, fatto dalla mì mamma”, ma invece mi son limitato ad annuire.

Senza muovermi dalla mia posizione stravaccatissima.

Lui finalmente spippola spippola trova la prenotazione ticketless.

Trionfante, sempre senza guardarmi, dice

- ecco posti 51 e 52, sono i nostri -.

Io resto stravaccatissimo.

Lui pensa se il capotreno potrebbe anche arrestarmi, oltre che farmi spostare, e sta per mandare una mail all’ufficio legale interno per avere un parere, ma poi si erma, sta la grisi, hanno ridotto il bàgget per le spese legali, si ricorda.

Quindi si limita a sbuffarmi.

Io mi ultrastravacco e biascico - 51 e 52, giusto. Di quale carrozza? -

E lui, alzando di un paio di ottave il tono e passando da superprofesisonista a mezza checca- carrozza uno, è chiaro! -

Io apro il sole 24ore che avevo sotto il culo (”ormai anche i drogati disoccupati leggono il Sole, te l’ho già detto che quelli come noi legogno solo il Wall Street Journal!!!”) e bofonchio

- ecco, questa è la carrozza due (pupppa!!!!!!) -.

Senza nemmeno dire “scusi”, i due scivolano via come anguille a Natale, e io mi assetto, papale.

Son piccole cose, lo so, ma quella contro l’arroganza è una guerra fatta di mille piccole battaglie.

Long way down…

Sunday 22 March 2009

Hippo - e perchè metti la suppostona alla bimba che è così piccola? -

L’amore mio - perchè le fa male l a gola!!!-

- ora, capisco che la bimba, in quanto moooolto piccola, la gola è molto vicina al culetto, ma in ogni caso la strada che aspetta alla supposta mi sembra lunga… -.

Mario Antonietto.

Sunday 22 March 2009

Lei - Amore, tragggèdia! Stasera per cena siamo senza acqua!!! -

Hippo - Apro uno sciampagnino? -.

Piccola città, bastardo posto.

Thursday 19 March 2009

Questa città.

Per esempio, gli autisti degli autobusse o dei trams.

Che io nel traffico mi incazzo come un pumo, io, ma insomma sono uno nervoso di mio, poi star nel traffico non è il mio lavoro, io il traffico lo uso per andare da un psto in cui ho da fare una roba in un altro dove devo fare altra roba: quindi il traffico è un ostacolo, un mezzo, insomma un puro e semplice cacamento di minchia.

Invece l’autista del busse o del trams, lui stare nel traffico è il suo lavoro.

Di più, a lui nessuno rompe le balle se arriva o non arriva puntuale, che c’è il traffico, mica colpa sua.

Quindi ho sempre visto l’autista del busse trams come uno che, del traffico, se ne sbatte a babordo, quando àrivo àrivo, tanto a me mi pagano per star qui, e se la ggènte non si muovono, ammè non me ne cale.

Oggi, in zona Porta Volta, affianco sulla MPV un busse, la 94,  di quelli lunghi e snodati.

Il busse è fermo al semaforo e siccome fàccaldo, l’autista c’ha giù il finestrino.

Scatta il verde ma siccome oggi c’è in giro non si sa cosa me c’è un casino d’inferno, uno scemo con un macchinone si mette nel mezzo dell’incrocio e non va avanti perchè c’è il traffico.

L’autista del busse si attacca al clacson che nemmeno io, per dire.

Contemporaneamente urla paonazzo “maledetto puttana tua madre figlio di troia morissi stasera tua moglie majala” e altre amenità.

Dimenticavo, il busse, è pieno di gente eh.

Quello del macchinone, in una tipica situazione di torto marcio, invece che alzare la mano e dire “scusa”, come dovrebbe accadere, abbassa il finestrino e risponde “che cazzo vuoi? Chi cazzo sei? Ma vaffanculova testa di cazzo”.

E qui, la svolta.

L’autista, lui, è uno di noi.

Perchè spegne il motore del busse.

Tira via la chiave (si sa mai…).

Tira il frenoamano, o quel che c’hanno i bussi.

Apre la portiera PUFFFFF  (solo quella davanti, che la ggènte non possono scendere lontani dalla fermata, lo dice il regolamento).

E SCENDE.

E affianca quello sul macchinone e fa tuuuuuuutta la scena tamarra vieni giù pezzo dimmerda scendi la macchina sennò ti scendo io etc. etc.

Poi il traffico miracolosamente si sblocca, e il macchinone va, e la 94 riparte.

Ma mi ha fatto pensare, che questa città rende la gente un poco, come dire, nervosa…

Amici vostri.

Wednesday 18 March 2009

Allora sto tornando a casa causa un incidente tènnico (mi si so squàrati i pantaloni grigi, proprio sotto, presso il solco perineale), quindi torno a casa.

Veleggio rapido come un pesce siluro nel traffico del mezzogiorno milanese sulla MPV, e s scivolo attraverso viale Majno, che chi non lo sàsse (sàppi… sàpse… salòsse… sùsse.. sussìsse… malidetti congiuntivi!) insomma per chi lè minga de Milàn è un viale in zona molto centro molto fica molto ricca molto uè sai il papi mi ha regalato l’appartamento in viale Majno sì ma sai son solo 120 metriquadri io la Cicci ci stiamo stretti che con la filippina in casa - sì certo dorme da noi c’ha la sua stanzetta cosa vuoi, la comodità di avere una che porta Guidobaldiomaria a far pipì ai giardini tutte le mattine anche quando piove - e insomma ci stiamo stretti e sto cercando qualcosa di più spazioso in zona Brera.

Son lì che vo, e vedo una audi parcheggiata, ai due lati stanno in piedi due con i caschi che sembrano gridare roba contro l’autista che è dentro e sembra che si agita.

Siccome ho il dubbio che l’autista sia una donna dai, rallento cento metri avanti faccio inversione torno indietro.

Vedo invece che dentro c’è uno che tenta di tener lontano uno col casco dandogli dei calci mentre questo tenta di entrare, e l’altro cerca di aprire lo sportello e lui da dentro lo tiene.

Urlo “OH CHE CAZZO FATE” e si ferma un altro tipo questi allora si girano son due sudamericani scappano salgono su uno scùterone, lui esce tutto anfante dalla macchina urla “fermali fermali” io allora che ho il casco in mano faccio WAF! per darlo in fàzza al negro ma lui schiva e scivola via.

Il tipo della macchina stava posteggiando, e aveva al polso un Audemar da 10 - 20 mila sacchi, questi l’han curato l’han seguito - dice un signore che era lì che aspettava un amico che eran dieci minuti che giravano in giro con lo scùterone - e poi appena ha parcato gli son saltati addosso ma lui ha tenuto duro.

Quelli, erano amici vostri, sappiatelo.

Modica quantità.

Tuesday 17 March 2009

Nuovo attacco di branchie di cani randagi a Modica, in Sicilia, dopo che ieri l’altro avevano assalito ed ucciso un bimbo di 10 anni, oggi hanno assalito e ridotto in pericolo di vita una turista tedesca che camminava sulla spiaggia.

A Trento, invece, no.

Hard times.

Monday 16 March 2009

- come va? -

- ‘nammmerda, guarda -

- dai dai, tieni duro! -

- ma che duro e duro! Ormai manco quello! Al massimo, per come sto messo, tengo barzotto, tengo… -.

…e si va si va (sotto le stelle del Messico, a trapanàr).

Wednesday 11 March 2009

Via che si va.

E’ del tutto ufficiale, e in parte anche gentiluomo.

Si va in àffrica.

Si va in àffrica quella nera.

Si parte da Milano - in realtà no, si parte da Malaga in Spagna “in che senso?”, diranno i miei piccoli lettori, nel senso che PRIMA c’è un tappone dolomitico da Milano a Malaga, e POI si parte per fare tuuuuutta una tirata fino a laggiù.

Si parte da Malaga, quindi, e via e via giù a 90° per tutto il Marocco, a macinar chilometri lungo la costa.

Alla prima frontiera, si entra nel Western Sahara (http://en.wikipedia.org/wiki/West_Sahara), per farla breve una lunga striscia dde tèra tutta desertica per la quale, incomprensibilmente, marocchini, algerini e altri strani soggetti con gli asciugamani in testa si sono scannati fino a due o tre anni fa.

Adesso, dicono, è tutt’apposto, dicono: solo statev’accourt’ a non uscire dalla strada asfaltata nelle zone vicine al confine, perchè dice ci stanno le mine: e noi manco per pisciare, metteremo le zampe giù dall’asfalto.

Quindi, chilometri e chilometri tra deserto e mare, deserto a sinistra, mare a destra (se fosse il contrario, tipo deserto a destra, vuol dire che i punti GPS son stati presi male, e sarebbe il caso di iniziare a preoccuparsi).

Poi, altro confine con la Mauritania e, come diceva il poeta, “da lì sono cazzi”.

Nel senso che la strada gira dentro a 90° (questa sembra una costante) verso est, e segue i binari dove passa “the longest train in the world”, il treno che porta il materiale scavato dalle miniere nel mezzo del deserto agli imbarchi della costa: dicono sia uno spettacolo incredibile, nel mezzo del nulla, un treno di centinaia di vagoni lungo chilometri che arranca nel deserto (http://www.youtube.com/watch?v=cUctc_UHITg).

Ma siccome non c’abbiamo tempo, se lo becchiamo bene, se no col pìffero che mi fermo nel deserto sotto il solleone ad aspettare il treno, che già io mi spacco i maroni ad aspettare la MM a Porta Venezia, linea rossa.

In Mauritania poi la strada torna a turnicare verso sud,  e noi ci si ferma un po’ qua ed un po’ là, si fa anche un bivacco in un posto molto fico sul mare parco naturale che ci sono le tende tuareg, che insomma dice però ciumbia dice vedi te, dice.

Poi la strada rigira a 45° (botta dde vita!), si addentra nel deserto e dicono dovrebbe arrivare a Rosso (si chiama così, cheddetevodì) sul fiume che divide Mauritania e Senegal.

Lì dicono sia una dogana di quelle africane vere, tipo quella tra Zimbabwe e Zambia, per dire, dove dopo tre ore di coda al caldo in un ufficetto grande come uno sgabuzzo un negro si è seduto accanto al doganiere che mi aveva fatto compilare mille mila pagine di scartoffie e disse “this is complitely uneusefull, you must fill in THESE forms, not THOSE!”, mettendomi davanti un pacco di altre cento pagine di scartoffie negrizie.

Quindi, mano al portafogli “hey my friend mon amì, this is a petit cadeaux for you and family de nègher!”, e via coi scìnquanta euri, che sono una specie di passaporto diplomatico.

Poi Senegalz, poi Gambia (dì la verità, te del Gambia sai ‘na ricca sega, dì la verità…) poi di nuovo Senegalz (eh ciccio, se tu sapessi qualcosa del Gambia sapresti perchè si fa dentro e fuori dal Gambia mentre si è in Senegalz).

Poi finalmente si entra nella regione della  Casamance (http://en.wikipedia.org/wiki/Casamance) dove anche lì si son scannati allegramente fino a quattro cinque anni fa, ma dice adesso son tutti amiconi, e via verso il mare, dove a un certo punto c’è una suorina che ha un orfanotrofio e noi portiamo una culla termica / incubatrice e medicinali e aiuti, e diamo una mano se serve.

Poi via, le macchine a Dakar su un cargo battente bandiera liberiana (roba di tasse, làssa stà…) e noi con un sympatico volo Dakar - Malpensa con la Good Luck Airlines.

In tutto, calcolate con il computer, esactually son 4.985 chilometri.

Che mi son detto, io quando guiderò io farò almeno due o tre giri ad ogni rotonda, che casso ’sti 15 chilometri per fare 5.000, cifra tonda, mi fanno un po’ girare the balz.

Ah, dimenticavo.

Si va a giugno.

La seconda metà, di giugno.

Oggi, a marzo, in Mauritania stanno 28 - 30 gradi; oggi.

No, dico, a giugno, belli freschi.

Per fortuna in Senegalz farà freschino, in quanto è stagione delle piogge e si allaga tutto, soprattutto le strade, che diventano fiumi di fango.

Ma, dicono, sarà il suo bello.

Braccino.

Monday 9 March 2009

Gordon Brown è andato alla Casa Bianca.

Ha portato ad Obama, come costume, quelli che le cronache definiscono “doni sontuosi”.

Obama ha ringraziato e ha dato in cambio a Mr. Brown una “confezione da 25 dvd dei più bei film USA”, da psycho a ET.

Molti hanno stigmatizzato il pres., che dicono vabbè la gggrisi però minchia.

In pochi hanno poi evidenziato come il codice regionale dei dvd sia “1″, cioè USA Canada e America del sud mentre quello inglese è 2 (Europa), quindi quando Mr. Brown metterà su il suo bel dvd di ET al numero 10 di Downing Street, il lettore farà PTU! e non Mr. Brown non vedrà una ceppa, rimanendo con i suoi pop corn in mano.

Che l’avessa fatta Georgie Busshe, una roba del genere…

Sympathy.

Thursday 5 March 2009

Non ci vediamo da almeno dei mesi, dico, ci sarà un motivo, no?

Vabbè, tengo duro e faccio anche finta di ascoltarti, come se me ne fregasse qualcosa di qualsiasi boiata tu dica.

Ma insomma, sèm chì, dai.

E dopo due minuti due, riesci a dirmi “uè guarda come sei ingrassato! HAHAHA!!!”.

E già per questo, ti schiaccerei come una merda.

Poi, checcazzo ridi? Non c’è niente da ridere.

Al massimo, se proprio devi dire una roba del genere, devi avere il tono sommesso, contrìto, sofferto, lasciando sfumare la frase nel silenzio del dispiacere condiviso. 

Ma fosse solo questo.

Noooooo!

Dopo aver detto la sympatica battuta, e averci aggiunto - sia mai che non fossi stato abbastanza gioviale - una grassa risatona, cheffai?

No, dai, cheffai?

A tradimento, allunghi quella orrida, unta e informe zampaccia che hai al posto della mano e mi fai “pat pat” sullo stomaco.

No, dico.

C’è ente che mangia con i gomiti da anni, per molto meno.

Ho bucato gomme, bruciato gerani, strappato luci di Natale, dato purghe a cani e gatti lasciati in casa da soli, pisciato nei condizionatori delle macchine, scritto “son un interista” sulle porte di casa, per molto meno.

E invece, son rimasto fermo, interdetto, colpito dalla impudente ignoranza di uno - non un fratello, una moglie, un parente stretto o un amico da trent’anni, no semplicemente uno - che mi ha dato due pacche pat pat sullo stomaco.

Ho poi appena mandato una segnalazione che lo riguarda -  anonima  ma dettagliatissima - all’Agenzia delle Entrate, ma l’ho fatto solo spinto dal mio noto senso civico, naturalmente.

Ognuno è il Fab di qualcun altro.

Wednesday 4 March 2009

Mi manda un sms mammà.

Mammà sta lontano, emigrante, oltre il mare.

Da qualche tempo abbiamo insegnato a mammà a usare il computer e navigare in internet e chattare con ichat e ricevere le mail con le foto dei figli e nipoti lontani.

Mammà se la gode, dopo aver osteggiato il computer e internette per anni, soprattutto da quando a casa è connessa wifi, che si mette comoda sul divano e spippola.

Da un mese è via di casa, perchè? ma saram cazzi suoi?!, e quindi non spippola.

Torna su, oltremare, e la prima cosa che fa è accendere il computer.

Che è spento. 

Attacca aaaa corènte, ma il computer, niente.

Spetta mezz’ora, con la corènte attaccata, schìscia il bottone, ma esso, tace.

Mi manda un sms “perchè il computer non si accende?”.

Io la chiamo.

Lei, mi spiega.

Io, le dico “tieni schiacciato il tasto accensione per qualche secondo”.

Lei tiene schiacciato ma “non succede niente”, mi dice, con tono infastidito e forse deluso, da questo figliolo che con tutto quello che t’abbiam fatto studiare, una volta che potresti essere utile…

E io che ma no ma sai forse è un conflitto di hardware la connessione il programma l’aggiornamento

SPETTA!!!

Fa dei rumori!!!!

BOOOONG! (il rumore di avvio di un mac, per chi non lo conoscesse…).

Allora?

Allora va! Grazie! Ciao ciao!

Ecco come si sente il Fab, mi son detto, almeno trenta volte al giorno…

Balotè.

Tuesday 3 March 2009

Allora Balotelli, quello dell’Inter, i tifosi della Roma gli hanno fatto “buuuuuu” (il verso della scimmia) ogni volta che toccava la palla.

Lui ha fatto gol, e ha fatto il gesto “zitti” ai tifosi romanisti.

Ha fatto bene, come Vieri quando dopo un gol faceva il gesto delle orecchie ai tifosi avversari che lo avevano insultato “allora, merdine? Com’è che non vi sento più?”.

Poi è andato sul dischetto del rigore, e mentre ci andava Panucci gli ha urlato “tanto lo sbagli”.

Che se l’avessero detto a me, al torneo di calcetto del Bar Sport di Buguggiate, mi girabo e gli alzavo le mani in fàzza, a chi mi diceva così.

Lui invece è stato zitto, ha tirato - e bene! - il rigore, si è girato verso Panucci e gli ha fatto la linguaccia; certo, io avrei preferito che si fosse portato le mani sul - grosso - pacco e gli avesse urlato “PUPPA!”, ma insomma, ha fatto bene.

Poi glie ne han dette di tutti i colori per come si è fatto i capelli.

E lì, cazzo, c’han proprio ragione loro…

Peter Flowers’.

Monday 2 March 2009

Fiorello risponde a uno che gli dice “ooooooh! bravo sei bravo però minchia guadagni tanto tanto tanto, non sarà troppo?”.

E risponde e dice “ma te dov’eri, dieci anni fa?”.

E quello risponde “qui ero, perchè, zcuza, in chezzenzo?”.

E Fiorello “no perchè dieci anni fa tutti mi dicevano che bravo ero bravo, ma guadagnavo 120.000 lire al mese, però nessuno ha mai detto o scritto “povero Fiorello guadagni poco ma proprio poco poco, è troppo poco!”".

Che strano, è proprio quella che non c’è.

Sunday 1 March 2009

Su sky, non chiedetemi quale sky, uno sky tra il 110 e il 150, per capirci, su sky dicevamo fanno la pubblicità ad un programma, che inizierà credo il 7 marzo, si chiama “la più bella della classe”.

Da quel che ho capito, prenderanno una classe di compagni di classe tipo dieci venti trent’anni fa, chiedono ooooooh chi era la più figa?, poi chi era innamorato di lei e robe così, mostrano due foto della gita scolastica, poi la vanno a riprendere recuperare oggi e la fanno rincontrare con tutti gli ex compagni e per vedere l’effetto che fa.

Anche simpa, come idea, se siete quelli che gli piace un certo effetto nostalgia.

Che poi automaticamente uno si immedesima, e ripensa alla sua classe, etc etc.

E anche io c’ho pensato, chettelodicaffare.

Ma mi son reso subito conto che, nel mio caso, la trasmissione si dovrebbe chiamare “la meno ciospa della classe” o “quella appena appena trombabile però simpatica” o al massimo “quella brutta ma con le tette più grosse”.

La mia, era una classe così, diciamo sfortunata.

L’altra sezione, quella no.

Stava pieno di gnocche.

E l’esimio Bernaschi, che stava in quella sezione, mi dice che su facebook ha ribeccato quella bella vera, quella che quegli anni là hai voglia le pippe, insomma lei, e son diventati amici su fb, e lui ha visto le foto di lei con anche i due figli e insomma, dice Bernaschi “ancora oggi, senza nessuna fatica, un colpo glielo si da, ohi se glielo si da!!!”.

Politically etc.

Sunday 1 March 2009

Franceschini, il segretario del piddì, ha fatto la sua proposta per superare la crisi:

“un assegno mensile da parte dello Stato a tutti quelli che perdono il lavoro”.

Che a me sembra molto molto uguale, in fondo, a uno che si presenta in campagna elettorale e promette “tre milioni di posti di lavoro!!!”.

Però a quello lo sputarono ptù! allora e ancora ‘ngelo rinfacciano, di averla sparata grossa, a questo, invece, “ah eh bhe però ora ci si pensa eh ah bhe bhe ah però i poveri le fasce deboli il sud i bambini ah bhe sì bhe”.

O no?