Ieri, sul treno Frecciarossa che tornava da Roma a Milano (no, il Pres, non stava, sul treno).
Siccome c’era poca gente, invece che al mio posto che c’era uno davanti e io sono uno che muove le gambe continuamente e lo so che esser preso a calci per tutto il viaggio può dar noia, ecco dicevo siccome c’era poca gente mi son messo al posto di fianco.
A Bologna salgon su due, giacca cravatta valigetta blackberry computer portatile accento da professionista milanese.
Com’è l’accento da professionista milanese?, chiederanno i miei piccoli lettori.
Ebbene esso non è un accento come lo intendete voi, tipo il romano il napoletano o il veneto o bergamasco, no esso è indipendente dall’origine geografica del professionista, che magari è calabro o siculo o di Aosta, e mantiene le sonorità della sua terra, ma è invece un modo molto particolare di regolare il volume di un discorso.
Esso l’accento del professionista milanese, infatti, è caratterizzato dal fatto che la voce si alza, all’improvviso, in mezzo ad un discorso altrimenti fatto sottovoce, che noi siam mica romani che urleno, così che i vicini e gli astanti e anche quelli meno vicini ma insomma, còlgono degli sprazzi a caso de discorso (a caso?).
Facci l’esempio! diranno i miei piccoli lettori (mi date del tu? chiedo io, no, facci lei, al congiuntivo, risponderanno loro).
Esempio:
- no si pssstsrtdf… gds.. pstsrt pst psts psssst CENTOCINQUANTAMILIONI DI EURO psstsrt… xx… bstrsfst… spsssst rt… E IERI SON RIMASTO A LAVORARE IN UFFICIO FINO ALLE DUE DI NOTTE nsdj… grdrft… pssssst pssssst pssssst… SI’ DEVO ANDARE A LONDRA PER IL CONTRATTO CON GLI AMERICANI SAI HANNO FATTO UN’OFFERTA DA TRECENTO MILIONI DI DOLLARI ltrtrtrtr… srtsrtrtrstss… EH LO SO E’ UNA ROTTURA MA IO CHIEF EXECUTIVE HA PRETESO PROPRIO CHE CI ANDASSI IO posssst pssrstrst psrttsrtsfrs…-
che poi non si capisce come mai, dopo aver urlacchiato queste parti del discorso, il professionista milanese gira la faccia di un quarto di giro, come per stirarsi il collo, e controlla se gli altri sul treno o sull’aereo hanno capiti ben bene le parti importanti del discorso.
Se intorno ci sono altri professionisti milanesi, naturalmente, li si riconosce perchè sono quelli che appena lui si gira fanno l’impossibile per far apparire evidente che LORO non hanno sentito un cazzo, perchè morissi domani ma non gli do la soddisfazione: son quindi quelli che fingono di dormire, di sentire l’ipod, di essere in conferèns con l’Uganda, di aver perso l’udito nell’ultima missione segreta svolta per la CIA in Iraq.
E insomma salgono due di questi lì.
E dicheno guardandomi come una merdaccia:
(inciso: mi guardano come una merdaccia perchè ieri, io, ero in jeans e senza computer sul tavolino, quindi non ero un superprofessionista milanese ma probabilmente un drugà, o un discoccupato o probabilmente tutte e due le cose, in ogni caso indegno di qualsivoglia considerazione)
- scusi quelli sono i nostri posti -
- no guardi questo dove sono adesso forse ma quello accanto è il mio -
Loro si inalberano uno sbuffa tipo “ecco adesso invece che preparare il memo che Obama sta aspettando per salvare l’economia mondiale devo dar retta a sto drogato disoccupato polemico e comunista”.
Il meno importante dei due - l’altro non mi ha nemmeno risposto, si è girato verso il compagno e l’ha guardato tipo “risolvimi questa rogna subito o domani sei licenziato” - ha preso il palmare ed ha cercato la mail mentre mi diceva, senza guardarmi, “ma noi abbiamo la prenotazione ticketless, fatta dall’ufficio”.
Avrei voluto rispondere “e io c’ho un pisello da svariati centimetri, fatto dalla mì mamma”, ma invece mi son limitato ad annuire.
Senza muovermi dalla mia posizione stravaccatissima.
Lui finalmente spippola spippola trova la prenotazione ticketless.
Trionfante, sempre senza guardarmi, dice
- ecco posti 51 e 52, sono i nostri -.
Io resto stravaccatissimo.
Lui pensa se il capotreno potrebbe anche arrestarmi, oltre che farmi spostare, e sta per mandare una mail all’ufficio legale interno per avere un parere, ma poi si erma, sta la grisi, hanno ridotto il bàgget per le spese legali, si ricorda.
Quindi si limita a sbuffarmi.
Io mi ultrastravacco e biascico - 51 e 52, giusto. Di quale carrozza? -
E lui, alzando di un paio di ottave il tono e passando da superprofesisonista a mezza checca- carrozza uno, è chiaro! -
Io apro il sole 24ore che avevo sotto il culo (”ormai anche i drogati disoccupati leggono il Sole, te l’ho già detto che quelli come noi legogno solo il Wall Street Journal!!!”) e bofonchio
- ecco, questa è la carrozza due (pupppa!!!!!!) -.
Senza nemmeno dire “scusi”, i due scivolano via come anguille a Natale, e io mi assetto, papale.
Son piccole cose, lo so, ma quella contro l’arroganza è una guerra fatta di mille piccole battaglie.