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Hippo blog » 2008 » November

Archivio di November 2008

Snow II.

Friday 28 November 2008

- Nevica! - dico alla mia dolce due terzi e anche di più stamattina

- Davvero! Ma tanto noi abbiam fatto già l’albero di Natale l’altra sera! -

La logica della risposta mi sfugge, ma ci vedo lo stesso dentro parecchia poesia.

Snow.

Friday 28 November 2008

Dice lei che la teoria che siccome nevica e Milano sarà tutta intasata di traffico è sbagliata.

Infatti dice guarda che ormai a Milano sono tutti dìlloro (anzi, tutti dìnnoi, dice, in quanto è del sud anche lei) e siccome quelli del sud appena vedono in terra dù dita dde neve se spaventeno, se ne stanno a casa, o al massimo prendono l’autobus perchè mica vglion finir giù dalla scarpata ricoperti di neve che li tiran fuori gli alpini in primavera!

E hai voglia dici “scarpata? quale scarpata?? in centro a Milano?????”

no no rispondon loro hai visto mai guarda che guidare sulla neve è un casino bisogna esserci capaci a guidare sulla neve

e per spiegare ti postano il filmato di youtube di quando nel 1989 Miki Biasion vinse il Rally dei mille laghi in Finlandia, con la Delta 4×4 che era sempre derapata in controsterzo in mezzo a muri di neve di due metri e mezzo

sticazzi dici tu ma non è così io per esempio oggi sono in giro con la My Personal Vespetta e vado via come una ‘zella

ma tu è diverso, dicono, e su questo…

Insomma, in ogni caso, c’han ragione loro.

In giro, pochissima gente.

Buon per chi si muove, oggi, e la mia Milano, sotto la neve, che da brava mamma guarda questi suoi figli dell’ultima ora, che si spaventan per due fiocchi di neve, e nemmeno eran da queste parti, quando - ormai non càpita più - davanti alla basilica di Sant’Ambrogio la nebbia era così fitta che non si vedeva la chiesa o il muro dall’altra parte della strada.

Spàreno.

Thursday 27 November 2008

Gli indiani spàreno, dice.

Sì gli indiani, non quelli con le piume, quelli che c’han fame.

Si puzzano dalla fame e spàreno.

Dice perchè spàreno?

Dice non si sa, una roba islamica, àlcàida, Billàden, Allah, insomma quella roba lì, e dice cercano americani e inglesi ma siccome stava un italiano hanno sparato anche a lui, gli han detto sculo merda, lui dice ha provato a dire “Schillaci”, come una volta in Iraq che dicevi “Schillaci”e ti lasciavano andare, ma questi non sapevano niente di ‘talia 90, notti magiche e compagnia cantando, e l’hanno sparato.

Dice anche è un messaggio ad Obama.

Diceva l’Oriana voi - diceva a noi - non avete capito un cazzo quelli sono in guerra contro di noi ci schifano ci odiano tutti a noi, odiano noi la nostra libertà il nostro sesso il nostro Dio il nostro niente Dio odiano le nostre donne odiano la nostra muscia la nostra televisione le nostre chiese la nostra arte, diceva l’Oriana.

Poi, puoi anche dire che è tutta colpa di Bush, che va sempre bene.

Ma, intanto, quelli spàreno.

Caramello.

Wednesday 26 November 2008

E la ragazza alla festa, un po’ bevuta, si inserì nella classica discussione tra ragazzi un po’ bevuti, e disse la sua:

- perchè fare un pompino, in fondo, è come mangiare una di quelle caramelle al rabarbaro… -

- in che senso? -

- nel senso che all’inizio non ti piace proprio, però poi, piano piano… -

Ma l’hanno raccontata oggi, e l’ho trovata molto divertente, almeno fino a quando mi son reso conto che da oggi non potrò più nemmeno assaggiarne una, di caramelle a rabarbaro….

PS: ‘mazza quanto state ‘gnoranti… http://it.wikipedia.org/wiki/Rheum

Ecco.

Democrazie, cineserie, pistolerie e rose.

Tuesday 25 November 2008

Ma a voi che siete uomini di mondo, qualcuno avrà di certo investito degli euri e già ascoltato Chinese Ddemocracy dei Guns’n Roses (”non si esce vivi dagli anni ‘80″, come dice quello che sente da trent’anni la stessa canzone, e si giustifica dicendo “ma no non è la stessa è che il règghe se non lo conosci si assomigliano un po’ tutte”).

Quindi, chefaccio?

Làccatto?

Non làccatto?

Ebbuono?

Nonèbbuono?

Va.

Tuesday 25 November 2008

Va che c’è in giro dei pirla…

Balossi.

Friday 21 November 2008

La ggènte sono strani.

Per esempio, stamattina, mentre mi arrabattavo sotto casa attorno alla My Personal Vespetta, sganciando il catenone, piazzando la borsa della palestra, infilando casco guanti e quant’altro, la ggènte che passavano mi guardavano con occhio dubbioso.

Che si facessero gli stracazzi loro!, mi dicevo.

Certo, forse se non avessi borbottato senza interruzione la parola “BALOSSI” con diverse tonalità, volume, accento e tono, non si sarebbero interessati così a me…

dite che cos’è BALOSSI?

E che ne so io, mentre ero in ascensore mi è venuta in mente la parola BALOSSI e facevo le prove per vedere che suono avesse, per decidere poi - in base ai risultati fonetici più convincenti - che cosa potesse poi essere, nel mondo reale, un BALOSSI.

D’altronde, al mattino, se dimentichi le cuffiette per l’ipod, devi pur riempire le ‘recchie con qualcosa…

Politically correct X (segue).

Thursday 20 November 2008

Ragazzi, non so voi, ma io nella roba della vigilanza RAI son sempre di più dalla parte del buon Villari, che non molla la cadrega manco se lo espul… lo espung… lo espin… insomma neanche se lo cacciano dal partito!!!

Grande Villari!!!

Tieni duro!!!

Sei tutti noi, sei il simbolo dell’Italia, siamo tutti con te, anzi meglio, siamo tutti come te… propongo il faccione di Villari al centro della bandiera tricolore, è lui, l’unico, vero e sincero che ci rappresenta tutti, destra, sinistra, ricchi, poveri, belli, brutti, utili, inutili, ma invariabilmente ‘taliani!

Mi fate schifo, tutti.

Aggiornamento delle 19.18: lo espullono dal partito, lui gli va in culo e resiste: daje Villariiiiiiiiii!!!!!

Fraidai.

Wednesday 19 November 2008

Oggi è una giornata bellissima, sole cielo limpido ed aria fredda da autunno inoltrato.

E sarà così per i prossimi due giorni!

Meno male che oggi è venerdì!

Perchè oggi, è venerdì, vero?

Eh?

Eh?

Eh?

Dieguito.

Tuesday 18 November 2008

Cioè, la figlia di Maradona è in clinica per partorire.

Diego diventerà nonno.

No, dico, Diego Armando Maradona.

Io, l’ho visto giocare, a’ Diego.

Diventerà anche nonno, ma quando c’aveva la biglia tra i piedi…

Politically correct X.

Tuesday 18 November 2008

Io di questa storia della vigilanza rai c’ho capito poco, ma siccome c’era popo poco da capire, mi sa che ho capito quasi tutto.

Ho addirittura capito che quelli della maggioranza hanno eletto uno dde sinistra ma non uno qualsiasi, no - e qui sta il colpo di genio - l’hanno scelto bene.

Ex democristiano, napoletano, in parlamento da diverse legislature, uno che sono anni che sgomita per iniziare finalmente a contare qualcosa.

E mò che gli hanno dato una presidenza, col cazzo che la molla, ha detto PUPPAMELO! a Veltroni che gli diceva dimettiti che al posto tuo ce deve annà Leoluca Orlando RI - PUPPAMELO! gli ha detto di nuovo.

E Di Pietro s’è incazzato che questo non si dimette, e ha detto è colpa di Berluscone, che lo ha “corrotto politicamente” (cito dal corriere.it).

Ora, vi lascio del tempo, eh, senza fretta, ma poi mi spiegate cosa vuol dire “corrotto politicamente”, che io lo trovo geniale.

Privo di qualsiasi significato reale, ma geniale.

Poche ore.

Tuesday 18 November 2008

Che torni in macchina da Cesena - eh lo so lo so son bei posti c’ho popo culo io - e il telefonino si scarica - spiace finito morto! - e il sole autunnale piano piano scende alla tua sinistra e la pianura gli alberi di profilo le cascine e tutto il resto, e avevi quei due tre cd che non hai mai avuto tempo di ascoltare e li schiàffi dentro e te li godi ohiu se te li godi ohi se te li godi.

Che vi potrei anche dire Luce Flores Paolo Fresu Uri Cane ma insomma a voi son perle a porci quindi nemmeno ve lo dico, a voi.

Bèa ggènte.

Friday 14 November 2008

Eravamo io, Shaquille O’Neal, Arantxcha Sanchez e il Paolo - che è diventato amico di Arantxcha su facebook - e dovevamo andare a fare il week end a Londra, poi con la menata dell’Alitalia è saltato tutto.

Obamismi II.

Thursday 13 November 2008

Ormai ci hanno rimbecillito.

Siamo diventati come gli americani, politically correctissimi.

Io, per esempio, me.

Stamattina sono in macchina, alle ottemmezzo, a Milano, zona circonvalla interna, e piove, e sono a trecento metri da un incrocio non semaforato con anche accrocchio di numerose linee di trams.

Ciò vuol dire che son bloccato nella più classica delle croci uncinate da traffico impazzito e farei bene a far scorta di viveri e bevande al più vicino dì per dì, preparandomi a trascorrere la notte in macchina.

Tuttavia, esiste una debole speranza, in quanto ogni venticinque minuti succede qualcosa di incomprensibile e avanziamo di quasi tre metri.

Con calma e pazienza.

Siccome mi annoio, guardo anche negli specchietti, cosa che di solito per motivi etici mi rifiuto categoricamente di fare.

E vedo da laggiù, in fondo in fondo in fondo dove incomincia la fila - e dove, per inciso, stavo io tipo un’oremmezza fa - uno che zòmpa fuori con la sua macchinetta del cazzo e si pippa tutta la fila in contromano sorpassando tutti con la chiara intenzione di arrivare all’incrocio in un battibaleno.

Col cazzo, penso io.

Siccome sono un avvocato, capirete come facciano parte della mia natura due elementi come la brutale inutilità e l’insipiente arroganza.

Quindi guido un grosso SUV, per l’appunto brutalmente inutile nel centro di Milano e genericamente arrogante anche in pieno deserto.

Ma, in ogni caso, grosso.

Così basta un colpo di sterzo e un VROOOOOOMM! che avrà bruciato buona parte delle riserve petrolifere dell’Iraq per mettermi bel bello in mezzo alla strada.

Là.

Confido nel fatto che, se anche il tipo furbo fosse un rissoso grande e grosso napoletano, i duemila imbecilli che come me sono in coda da ore e sono stati sorpassati in contromano si schiererebbero dalla mia parte.

Il furbauro, tuttavia, èsita.

E quindi lèmme lèmme giungiamo finalmente all’incrocio, io davanti in mezzo e lui dietro, e all’incrocio io passo e lui si infila nella fila accanto.

A quel punto lui mi suona (lui! A ME!!) e mi fa anche un gesto con la mano.

Lo affianco, e scendo il finestrino per dirgli cosa penso di lui, della su’ ma’, della su’ sorella, dela sua macchina dimmerda, del suo tasso di scolarizzazione e in generale dei napoletani (dici cosa c’entra, non so ma non si sa mai).

Lui scende il finestrino anche lui.

Un negro.

Un negro di quel bel colore tipo Obama, sui trenta, giacca e cravatta, sguardo alla “checcazzovuoi?”.

Io mi blocco.

E non lo insulto.

Perchè dentro di me una vocina dice “no no non puoi dirgli niente non puoi sputarlo non puoi menarlo non puoi mettere le ridotte e schiacciare lui e la sua macchinetta del cazzo perchè è negro e in quanto negro lo devi rispettare e se non lo rispetti è perchè sei un razzista fascista nazista buuuh vergogna blame on you yes we can we shall overcome e allora Martin Luther King è morto per niente?”.

E mentre io faccio “baaaa beeee boooo baaaaa” con il cervello impallato, il traffico scorre, lui si defila, non prima di avermi gridato con uno splendido accento bergamasco “vacagà!” e avermi mostrato il ditone dal finestrino.

Oggi, sarò di pessimo umore

Tutti dìlloro.

Wednesday 12 November 2008

Ier sera al concerto di Guccini, aggratis per dipppiù, che se si può evitare di finanziare i comunisti rivoluzionari antidemocratici è meglio.

C’era anche la mia dolce due terzi, che la pancia ha fatto il pieno di fiaccola dell’anarchia, compagno non temere che corro al mio dovere, giustizia proletaria, partigiani etc., che mi verrà mica fuori una figlia comunista??????

Poi era pien de gente, tutti con pugnetto alzato e la maglietta del Che, tutti belli contenti a cantare chi non salta è berlusconi.

Per pareggiare, se volete, sabato 22 nevembre al centro sociale cuore nero, a Milano, suonano gli zetazeroalfa, che io non ci vado, sia chiaro, ma magara qualcuno è curioso, oh io ve l’ho detto…

Che poi, ecco, nel caso, la maglietta del Che, restatela a casa…

Obamismi.

Tuesday 11 November 2008

Si sta in riunione e si discute sul costo del lavoro in un eventuale impianto industriale estrattivo in oriente.

Si fa il paragone tra l’Italia e la Russia, dove un impianto identico in Italia impiega 300 persone e in Russia quasi tremila.

Si discute sulla difficoltà di far funzionare l’impianto a regime.

L’ingegnere - l’ingegnere avrà un sessantacinque anni - ha diretto diversi impianti industriali in mezzo mondo.

E spiega.

- guardi l’importante è saper far lavorare la gente. Io per esempio dirigevo l’impianto a XXX (nel cuore dell’Africa, NdR) e lì erano tutti… cioè… la gente… i dipendenti… cioè tutti gli operai… insomma… come dire… per spiegarci… -

l’ingegnere, in evidente difficoltà, si accalora, sbuffa, si interrompe, ci guarda per capire con chi abbia effettivamente a che fare e poi prende un respirone e riparte:

- OH INSOMMA!!!! ERANO TUTTI NEGRI E PERCIO’ GENTE CHE NON FA UN CAZZO E PER FARLI LAVORARE PUOI SOLO PRENDERLI A BASTONATE!!!!! -

e si ferma, guardandoci preoccupato. Vedendo che nessuno di noi si scandalizza nè fa una piega, si rasserena e prosegue con un tono di nuovo molto serio, professionale ed ingegneresco:

- ma anche in questa situazione, con la corretta organizzazione del lavoro e con una giusta struttura di controllo, l’azienda è riuscita ad ottenere ottime marginalità di profitti -.

Ho preso parecchi appunti.

Eh, la figa… (sottotitolo: “c’è in giro dei pirla”).

Monday 10 November 2008

Dal corriere.it.

Ora.

Ma quanto dovevano essere fighe, le cubiste?
E quanto dovevano essere coglioni, i tre?

Un blitz punitivo perche’ gli agenti della Questura non avevano accolto le loro richieste: volevano che la polizia convincesse i titolari di un night di Villanova a lasciar andare con loro le cubiste. Per questo tre clienti del night hanno inscenato un assurdo e violento raid punitivo nella questura di Pescara finendo dritti in manette. I tre avevano invitato per il dopocena tre ragazze conosciute a un night di Villanova. Davanti al no dei titolari del locale, hanno tempestato di telefonate la Questura. Ignorati, si sono presentati dagli agenti con coltelli e mannaie per vendicarsi.

Addavenì Baffone…

Monday 10 November 2008

Ho cercato i biglietti per il concerto di Guccini di domani sera.

Niente, ciccia, puppa, finiti.

Finiti????

Finiti finiti.

Ma lo fa al Forum! Stanno 12.000 posti!!!

Finiti finiti finiti.

Caz.

Poi ditemi ancora che non c’ha ragione il Presidente, quando dice di non credere che i comunisti siano scomparsi…

Xmas.

Monday 10 November 2008

Mi dicono che a Londra è Natalissimo!!!

Tutte le strade piene di lucine, babbinatali a gagganella, neve farlocca nelle vetrine, pacchi pacchioni pacchetti paccazzi e paccari dappertutto!!!

E noi?

Noi tristéssa amaréssa e soferénsa, che ci fa bene, e c’è di sicuro qualcuno che dice “bene così il natale il consumismo i regali la vera sostanza della festa le luci l’effetto serra e poi con la ggrisi ooooh c’è lagggrisi” e altre dimili frescacce.

Ammazza, quanto siete brùti, e vivete popo in un brùto posto, che per altro vi meritate in tùto e per tùto.

Tuìarz.

Monday 10 November 2008

Sembra ieri.

E sembra un’altra vita.

Che ti ho incrociata e ti ho vista e ti ho seguita in un corridoio di luci luminose che tenevo le mani in tasca e la testa piegata e cercavo di farti ridere e avevo paura di sembrare stupido.

Che ho imparato poi, che anche se a volte ti sembro stupido, la cosa ti fa ridere e allora mi ami di più.

Che ci siamo svegliati una mattina e le nostre cose erano insieme che la casa era casa e non c’è stato bisogno di dirlo nè di farlo ma è successo succedono le cose belle succedono basta lasciarsi portare dalla corrente quando la corrente scalda il cuore.

Che ci siamo abbracciati una notte e abbiamo pensato a come sarebbe stato nostro figlio e non c’è stato bisogno di dirlo di pensarlo di spiegarlo nè niente altro e poi è successo e poi.

Che ti guardo al mattino.

Ti sento, leggera di notte.

Che mi riacchiappi sorridendo, quando mi perdo nei miei sogni.

Che ti spingo via forte, quando ti perdi nella realtà.

Che non ci si crede, a guardarci da fuori, e non capiscono come mai, e perchè, e dechè, non sanno, ma dicono solo

certo che vi amate proprio, voi due.

E io sorrido e penso stupide inutili povere scimmie di mare, che non immaginano nemmeno lontanamente, quanto.

Holly day.

Monday 10 November 2008

Il venerdì sera ti ammazzi di casoueoeaeoela con gli amici, ci bevi sopra quel paio di bicchieri di vino e torni a casa cotto biscotto, che anche stavolta abbiamo sfangato la patente, ‘ncul’ all’etilometro.

Questo, ci consente di dormire fino a tardi la mattina del sabato, poi colazione come il vero signore moderno, che il vero signore moderno la colazione la fa CON CALMA fosse anche un caffè e un biscotto secco la colazione del sabato si fa CON CALMA poi la mia era anche ricca di fibre e zuccheri e liquidi e cose calde e yoghi (non l’amante di Bubu, il plurale di yogurt).

Fatta colazione e placata la bestia che il caffè, mescolandosi con la coaseoeoaoeoaola ha scatenato nell’intestino, il pomeriggio si affronta così, tra una mostra di fotografie in Besana, il lavaggio dell’autovettura, uno sciabattamento per la mostra di Schifano alle Stelline, un

io “invitiamo gli amici per un aperitivo?”

lei “volentieri! Maaaaa.. tu hai voglia?”

io “sì… òddio… poi magari qualcuno accetta e dobbiamo vederli davvero…”

“eh sai funziona proprio così quando uno fa un invito….”

“no ma io lo facevo solo per gentilezza nei loro confronti… cioè, dovrebbero apprezzare il gesto e non farsi vedere nei dintorni…”

“ma secondo me non tutti la capirebbero così”

“eh allora meglio non correre il rischio, d’altronde se abbiamo degli amici insensibili e maleducati mica colpa nostra… niente aperitivo”.

Poi niente, sera, cazzeggìo, televisione, libri, cena cenetta romantica in un bel posto che è l’anniversario, e poi domenica, che è uguale.

Bello, il mio fine settimana.

Aridatemelo, ugualo ugualo.

God bless America.

Thursday 6 November 2008

Godetevi un estratto del discorso di Obama, e da quello di McCain.

OBAMA.

La risposta è arrivata da vecchi e giovani, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, eterosessuali, disabili e non disabili. Americani, tutti, che hanno inviato un messaggio al mondo per dire che non siamo mai stati una semplice accozzaglia di individui o una serie di Stati repubblicani o democratici. Che siamo, e che sempre saremo, gli Stati Uniti d’America. È la risposta che ha portato tutti coloro ai quali per tanto tempo è stato detto da tanta gente di essere scettici, timorosi e dubbiosi sulle nostre possibilità, ad afferrare con le proprie mani la traiettoria della storia e indirizzarla ancora una volta verso la speranza di un futuro migliore.

E mentre noi ci troviamo qui riuniti, sappiamo che ci sono americani coraggiosi che si svegliano nei deserti dell’Iraq e tra le montagne dell’Afghanistan per rischiare la vita per noi. Ci sono madri e padri che restano svegli, quando i bambini vanno a letto, chiedendosi come faranno a pagare il mutuo della casa o la parcella del medico e se mai riusciranno a metter da parte qualcosa per mandare i figli all’università.

Ci saranno intoppi e contrattempi. Molti non saranno d’accordo con ogni decisione o strategia politica che adotterò da presidente. E sappiamo che il governo non può risolvere tutti i problemi. Ma sarò sempre sincero con voi sulle sfide che abbiamo di fronte. Vi ascolterò, specie quando non saremo d’accordo. Soprattutto vi chiedo di partecipare al compito di ricostruire questa nazione, nel solo modo in cui è stato possibile in America da 221 anni a questa parte, pezzo a pezzo, mattone su mattone, con le nostre mani callose.

Yes, we can.
Quando la voce delle donne veniva zittita e le loro speranze disattese, questa donna è vissuta abbastanza a lungo per vederle alzarsi e parlare e afferrare la scheda elettorale.

Yes, we can.
Quando regnava la disperazione nelle praterie aride del Paese e la depressione tormentava l’America, questa donna vide una nazione sconfiggere la paura con il New Deal, con nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di uno scopo comune.

Yes, we can.
Quando le bombe cadevano sul nostro porto e la dittatura minacciava il mondo, questa donna fu testimone di una generazione capace di gesta eroiche e la democrazia fu salva.

Yes, we can.
Questa donna ha visto i bus di Montgomery, gli idranti di Birmingham, il ponte di Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla sua gente «We shall overcome».

Yes, we can.
Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è crollato a Berlino, il mondo è stato collegato grazie alla nostra scienza e immaginazione. E quest’anno, in queste elezioni, la donna di Atlanta ha toccato con un dito uno schermo e ha dato il suo voto, perché dopo 106 anni in America, dopo aver conosciuto i momenti più esaltanti e le ore più buie, anche lei sa che l’America può cambiare.

Yes, we can.
America, abbiamo fatto tanta strada. Molto abbiamo fatto, ma resta ancora molto di più da fare. Perciò stasera chiediamoci, se i nostri figli vedranno il prossimo secolo, se le mie figlie avranno la fortuna di vivere così a lungo come Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto? Questa è la nostra occasione per rispondere alla chiamata. Questo è il nostro momento.

Questo è il nostro tempo, il tempo per rimettere al lavoro il nostro popolo e spalancare le porte dell’opportunità per i nostri figli; per riportare prosperità e promuovere la pace; per riscattare il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale che fa di noi, dei tanti che siamo, un unico popolo, e credere che vivere significa sperare. E quando ci scontriamo con il cinismo e i dubbi e con quanti ci dicono che non possiamo, noi risponderemo con il credo imperituro che riassume lo spirito di questo popolo:

Yes, we can.

Grazie. Che Dio vi benedica. E che Dio benedica gli Stati Uniti d’America.

MCCAIN.

Pochi istanti fa ho avuto l’onore di sentire al telefono il senatore Barack Obama per congratularmi con lui per l’elezione a nuovo presidente del Paese che entrambi amiamo.

In una competizione lunga e difficile qual è stata questa campagna elettorale, il suo successo merita tutto il mio rispetto per l’abilità e perseveranza con cui è stato ottenuto. Il fatto che egli sia riuscito in quest’impresa animando le speranze di così tanti milioni di americani, un tempo ingiustamente convinti di aver ben poco da guadagnare oppure scarsa influenza nell’elezione di un presidente, è qualcosa che desta in me profonda ammirazione.

Questa di oggi è un’elezione storica, e io riconosco lo speciale significato che essa riveste per gli afro-americani e l’orgoglio che stasera essi devono provare. Sono sempre stato convinto che l’America offra opportunità a chiunque abbia lo zelo e la volontà per coglierle. Anche il senatore Obama ne è convinto. Entrambi riconosciamo che sebbene ci siamo lasciati da tempo alle spalle le vecchie ingiustizie che hanno macchiato la reputazione della nostra nazione e negato a un certo numero di americani la piena benedizione della cittadinanza, il loro ricordo ha ancora il potere di ferire.

Un secolo fa, l’invito a cena alla Casa Bianca rivolto dal presidente Theodore Roosevelt a Booker T. Washington fu visto da più parti come un oltraggio. L’America oggi è lontana un mondo dalla crudele e superba faziosità di quei tempi. Niente lo dimostra meglio dell’elezione di un afro-americano alla presidenza degli Stati Uniti. E nessun americano, per nessun motivo, deve oggi rinunciare a onorare la sua cittadinanza in questa che è la più grande nazione della Terra.

Il senatore Obama ha raggiunto un grandioso traguardo per sé e per il suo Paese. Di tutto questo gli rendo merito, e gli porgo le mie più sincere condoglianze per la morte della sua adorata nonna che non è vissuta abbastanza a lungo per vedere questo giorno. Tuttavia, la nostra fede ci assicura che lei oggi riposa al cospetto del Creatore, e sarà quindi molto fiera del buon uomo che ha aiutato a crescere.

John Mccain
Il senatore Obama e io abbiamo avuto le nostre divergenze, e lui ha avuto la meglio. Non c’è dubbio che molte di queste differenze permangano. Sono tempi difficili per il nostro Paese, e io questa sera gli prometto di fare tutto ciò che è in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le numerose sfide che ci attendono. Esorto tutti gli americani che mi hanno offerto il loro appoggio a unirsi a me non soltanto nel congratularsi con lui, ma nell’offrire al nostro nuovo presidente la buona volontà e un onesto sforzo per trovare il modo di incontrarci, per raggiungere i necessari compromessi, per colmare le nostre differenze e cercare di ritrovare la nostra prosperità, difendere la nostra sicurezza in un mondo pieno di insidie e lasciare ai nostri figli e nipoti un Paese migliore e più forte di quello che abbiamo ereditato.

Quali che siano le nostre differenze, siamo tutti americani. E vi prego di credermi che nessun vincolo è mai stato per me più importante di questo. È normale, questa sera, provare un po’ di delusione; ma già domani dovremo superarla e lavorare assieme per rimettere in moto il nostro Paese. Abbiamo lottato duramente, quanto più non potevamo. E anche se non ce l’abbiamo fatta, il fallimento è mio, non vostro.

Ogni candidato commette degli sbagli, e sono sicuro di averne fatti anche io. Ma non passerò un solo istante, d’ora in avanti, a rimpiangere ciò che sarebbe potuto essere. Questa campagna è stata e resterà il più grande onore della mia vita. E il mio cuore non è ricolmo che di gratitudine per quest’esperienza e per il popolo americano che mi ha dedicato la sua attenzione prima di decidere che il senatore Obama e il mio vecchio amico e senatore Joe Biden avrebbero avuto l’onore di guidarci nei prossimi quattro anni.

Non sarei un americano degno di tal nome se dovessi rimpiangere una sorte che mi ha concesso lo straordinario privilegio di servire l’America per mezzo secolo. Oggi sono stato il candidato alla più alta carica nel Paese che amo così tanto. E stasera resto il suo servitore. Questa è una benedizione sufficiente per chiunque, e perciò ringrazio la popolazione dell’Arizona. Questa sera, più di ogni altra sera, nel mio cuore non c’è che amore per questo Paese e per tutti i suoi cittadini, sia che abbiano sostenuto me o il senatore Obama, e auguro buona fortuna all’uomo che è stato il mio rivale e che sarà il mio presidente.

E mi appello a tutti gli americani, come spesso ho fatto in questa campagna, a non disperare delle nostre attuali difficoltà, ma di credere sempre nella promessa e nella grandezza dell’America, perché niente è ineluttabile, qui. Gli americani non si lasciano mai andare. Noi non ci arrendiamo mai. Non ci nascondiamo dalla Storia, noi facciamo la Storia. Grazie, Dio vi benedica e benedica l’America.

Bèa ggènte.

Thursday 6 November 2008

Eravamo io, Shaquille O’Neal e Renzo del bar.

Si parlava delle elezioni americane mentre si bevevano due aperitivi.

A un certo punto Renzo era bello benzinato e dice a Shaq una roba tipo “eh minchia voi americani siete un grande popolo una grande democrazia una grande paese perchè minchia siete riusciti a eleggere presidente uno veramente bravo e intelligente malgrado sia negro”.

Shaq non l’ha presa per niente bene.

Renzo invece ne ha prese solo un paio, ma purtroppo quelle le ha prese proprio bene.

here comes the rain again…

Monday 3 November 2008

Piove sui giusti e sugli ingiusti.

Sulle tamerici salmastre ed arse.

Ma soprattutto su quelli che vanno a lavorare con la loro my personal vespetta.