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Hippo blog » 2008 » July

Archivio di July 2008

Chi ha ordinato i cannoli?

Wednesday 23 July 2008

La settimana scorsa, cena a casa di Mario, qui a Pantelleria.

Come dolce, cannoli strepitosi. Ma da mangiarne cento, tanto son buoni.

Quindi in questi giorni io e la mia dolce dueterzi siam in giro come pazzi per pasticcerie dell’isola a cercare i cannoli bbuonibbuoni.

Ma fan tutti cagare.

Ieri sera ancora cena da Mario.

Che gli diciamo dei cannoli e ride e ci dice che quelli bbuoniobbuoni non vengono da Pantelleria, ma sono di un paesino vicino a Trapani.

E insomma dice vai domani alle tre all’aeroporto, e vedrai.

E io vado.

E arriva l’aereo della Meridiana, da Trapani.

Io, aspetto.

Scendono tutti.

Poi arriva il comandante; non lo stewart, proprio il comandante.

Che dice, con accento sicilianissimo “chi è che sta aspettando i cannoli? chi è che sta aspettando i cannoli? Chi minchia e che sta aspettando i cannoli?????? Presto, che devo tornare i cabina per le procedure di rifornimento…”.

“buongiorno comandante, sono io”

“ah buongiorno, saluti da Mario, arrivederci”

Bònibbòni, i cannoli portati da Trapani dal comandante, mentre voi vi azzuffate al bar sudicio in centro per una piada precotta e mal scongelata.

Cucù.

Friday 18 July 2008

Lui va in vacanza.

Domani.

Anche se son le ottodisera e sta ancora qui a spostare cartacce, e non gli sembra possibile.

Ma, invece, va.

Vàilo, vàilo, che ne hai bisogno.

Che accanto a te c’è lei, che non vedi l’ora di vederla sorridere, di guardare i suoi occhi limpidi riempirsi di luce di mare di sole di fiori.

Che non vedi l’ora di sentire l’odore del sole sull’odor della sua pelle.

Che non vedi l’ora di parlare con lei delle cose, quali cose, le cose, quelle che si dicono quando si ha tempo di dirle di sedersi e parlare senza addormentarsi dalla stanchezza senza il pensiero che corre all’email al contratto al fax al telefonino, solo tu e lei, una musica buona, una pappa buona, un profumo buono e, se Dio vorrà, il tramonto con il sole che si tuffa nel mare che all’improvviso smetti di parlare e annusi il vento, che cambia l’odore appena il sole scompare.

E alla sera, e al mattino, e ogni tanto di notte senza farsi sentire, e ogni tanto di sorpresa, senza farsi vedere, lui allungherà la mano e accarezzerà per solo un attimo la pancia di lei, che dentro c’è lei, e non ci si crede, se ci pensa.

Lei, lui, e la piccola lei làddentro.

Da soli, in uno scoglio minuscolo, buttato tra il sole e il mare del mediterraneo.

E voi, voi, voi tutti, voi.

Voi, non gli mancherete per niente.

Tommy boy.

Friday 18 July 2008

Erano dieci anni che non passava in Europa, e probabilmente ne passeranno altrettanti, prima che torni.

Ieri sera Tom Waits è salito sul palco degli Arcimboldi, con il cappello nero in testa uno spot bianco che lo illuminava dall’alto ha battuto il piedi in terra e dal palco si è alzata una nuvola di polvere

come uno che ha fatto tanta strada

come uno che deve farne, di strada

come uno che è in mezzo ad una strada

poi ha cantato e suonato

e a un certo punto si è messo al piano con il contrabbassista accanto e ha suonato quei pezzi là, quelli che dieci quindici anni fa mi facevano compagnia nelle sere di inverno nebbia pioggerellina e luci gialle di Milano

e poi il ritmo fuori ritmo

e le canzoni che non conosci ma dopo un minuto ti tiran dentro come se le avessi dentro da sempre

e altre cose che ti fan dire “bella zio Tom”.

Che io avevo quattro musicisti che dicevo che son bravi.

E in questi anni io li ho visti tuttequattro.

Ho visto Charlie Haden, che con un gruppo (òrechstra, come dicono gli ammericani) di dieci elementi poi suonava lui e sembrava come il Napoli, che giocavan bene, eh, però poi la palla, dalla a Maradona.

E ho visto Van Morrison, che dici che suona have I told you lately that I love you.

E ho visto Keith Jarret, che non ho mai visto Picasso dipingere o Nureyev ballare ma è stata una roba così.

E ieri sera Tommy, che ho detto prima.

Son contento, e voi non ne capite una verza.

Bei momenti.

Monday 14 July 2008

- Pronto avvocà! -

- Pronto, nun te conosco, chissei? -

- Son quello de làccucina per la casa nuova! -

- Oh che piacere! -

- Sento, avvocà, ti ricordi che avevo detto che làccucina prima di settembre non stava? -

- Ohi se ricordo! Che mi son tanto lamentato… -

- Pensa bello, avvocà! Làccucina la consegniamo il 23 luglio, stai contento? -

- Minchia, bella zio, bella frà, ci sto dentro dibbestia, grazie, emerito latore di lieta novella! -

- E quindi anche il saldo, invece che a settembre, lo mettiamo mò a luglio, eh, cheddici, avvocà? -

- … -

- Avvocà? -

- Tuuuut, tuuuuut, tuuuuuut -.

Workin’ class hero.

Monday 14 July 2008

Son gli ultimi giorni per molti di noi, ma forse proprio per questo i più intensi, in cui al normale lavoro si somma anche l’ansia di dover eliminare quegli schifidi lavoretti che si erano lasciati languire nei cassetti o sotto i tappeti.

In proposito, appare illuminante il testo della mail che Creative ha appena mandato:

“scusate potete evitare di mandare mail fino alle
17,30… è che sto vedendo la diretta del tappone
pirenaico del tour in streaming su internet, e
l’avviso di “Nuova Mail” mi dà noia…”.

Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!

Friday 11 July 2008

Era l’11 luglio 1982.

Non lo sapevo, lo dice un boxino della gazzetta.it di oggi.

Al Santiago Bernabeu di Madrid scende in campo una Germania parecchio tedesca, con un portiere biondo che si chaima Schumacher due terzini ferocissimi che si chiamano Stilike e Briegel, uno stopper arcigno di nome Kaltz,a centrocampo un tale Lttbarski che corre come un pazzo per tutto il tempo e davanti un assassino prezzolato di nome Breitner e l’interista Rumenigge, quello che anche quando faceva la pubblicità per il formaggino dei bimbi diceva le battute con la grinta di un All Black qundo fa la danza prima della partita.

Insomma, la tipica corazzata tedesca.

Noi ci presentiamo con una squadra i cui pilastri, in futuro, daranno libero sfogo ai propri talenti trasformandosi in un’accozzaglia di commentatori televisivi, direttori sportivi, procuratori e pupazzi calvi da reality show.

Schieravamo infatti Bergomi, Paolo Rossi, Tardelli, Oriali, Bruno Conti, Altobelli, Zoff, Ciccio Graziani e alcuni amici loro che sembravano quattro scappati di casa passati di lì per caso.

Però avevamo preso a calci in culo prima l’Argentina di un giovanissimo Maradona (minchia ti ricordi Claudio “cagnaccio” Gentile che gli si attaccava alla maglia con tutte e tre le mani e gli scalciava le caviglie chiamando in aiuto anche i raccattapalle!!!!), poi il Brasile dei fenomeni (certo a centrocampo non era la squadra più veloce del mondo con Socrates e Falcao, ma insomma il motto “è inutile correr dietro alla palla, è meglio farla correre e basta tanto lei va sempre più veloce di te” si applicava bene a quella squadra).

Poi ci siamo inculati la Polonia, che dici conta un cazzo sì lo so ma ci giocava Boniek vuoi mettere a saperlo allora che sarebbe diventato l’ennesimo romanista innamorato dde Totti c’avrei goduto di più, allora.

E alla fine la finale la vinciamo noi.

Dice era una altro calcio.

Non lo so, che Paolo Rossi era stato appena squalificato un anno per il calcio scommesse, per dire.

Però era bello.

A rivederla adesso, la partita (se avete tempo da perdere c’è tutta on line sul sito della RAI) è incredibile come andassero piano, lenti, senza pressing, le squadre lunghe lunghe che Bruno Conti prende la palla al limite dell’area salta un uomo e si invola sulla fascia e per duecento metri nessuno gli corre incontro, fedeli al motto “io marco l’uomo mio come mi ha detto il mister quello con la palla non sono cazzi miei”, poi finalmente dal centro dell’area parte a duemila all’ora il libero tedesco - si chiama libero perchè non deve correr dietro a nessuno - e TRA! tira un calcione alla caviglia di Conti che cade a terra sanguinante.

Poi Pertini, Bearzot, lo zio con i baffi, la partita a scopa in aereo, la coppa del mondo, la ggènte che fanno i caroselli in Italia con le ritmo e le 127.

Business is business.

Thursday 10 July 2008

- …e quindi vado da questo importante imprenditore brianzolo e gli spiego tutto, gli do il business plan, la presentazione rilegata, lo studio sul ritorno di immagine… insomma tutto quello che serve per convincere un imprenditore a sponsorizzare una squadra sportiva importante come la mia -

- Giusto, bravo, è così che si fa, in quel mondo lì ci vuole serietà e professionalità -

- Appunto. Quindi inizio a spiegare per bene costi, investimento, ammortamenti, rientro promozionale, possibilità di scaricare parte dei costi vivi -

- Tutto, insomma -

- Tutto. Solo che dopo due minuti quello alza la mano, mi ferma, mi guarda e mi fa: “ma a mì, quant’ al ma tùrna indrèe, de nègher?” -

- Cioè? -

- Che in italiano sarebbe circa: “ma a me, quanto mi torna indietro, in nero?” -

- Usti! E te? -

- Eh, e me…lo sai che me son uno serio, uno che punta sulla serietà, sulla professionalità, sulla correttezza, no? -

- Certo! Quindi? -

- Quindi, me ho tirato fuori un altro fogliettino, una pagina sola, scritta a mano ma ben chiara -

- E che era? -

- Come che era? Era il calcolo preciso, oh preciso al centesimo eh! di quel che gli tornava indietro in nero anno per anno a seconda delle somme investite per sponsorizzare -

- Ah… e lui? -

- Lui si è alzato, mi ha stretto la mano e mi ha detto “son contento di vedere che ho a che fare con una persona seria e di estrema professionalità”. D’altronde, in questo modo, o fai le cose come si deve, o non arrivi da nessuna parte… -

- Giusto. A proposito, la mia parcella? -

- Pronti, c’ho qui una busta: te non sarai mica uno di quelli che fan giù le fatture, vero? -

- Ohè!!!! Piano con certe parole, che poi la gente, pensano male… -.

No woman noccry…

Thursday 10 July 2008

Corriere.it

“Cassazione: marijuana, per i rasta
è strumento di meditazione, vanno capiti”

Meditate, gente, meditate…

Ars.

Thursday 10 July 2008

Come si fa?

Che mi invitano, insieme alla mia dolce due terzi, all’inaugurazione di una mostra.

In un posto, qui a Milano, estremamente fico o, come direbbero quelli bravi, prestigioso.

Ci sono anche un due tre persone para famose, un ex ministro, un rinomato puttaniere etc.

La mostra è una personale, con quadri che ripercorrono sessant’anni di carriera del pittore.

Che è presente, un uomo anziano, un po’ svagato, un po’ artista.

Che me lo presentano “Maestro questo è l’avvocato Hippo, che fa disfa briga triga sposta e carabattola”

“ah piacere” bofonchia il Maestro

“piacere mio”

“ha già visto la mostra, avvocato?”

“certo, Maestro”

“le è piaciuta?”

Ecco, dicevo.

A questo punto io ho fatto il famoso trucco dell’otaria marina, ovverosia e metà di un sorriso ho fissato un punto dietro le spalle del maestro, ho fatto tipo “sìssì” con la testa ed ho detto “scusi Maestro mi chiamano” e mi sono allontanato con passo veloce dicendo “eccomi” ad un cameriere di colore che stava sparecchiando il tavolo dell’aperitivo, che mi guardava perplesso.

Certo, ‘na cafonata, son d’accordo, ma sempre meglio che restare là, con il Maestro che mi guardava e dover rispondere onestamente

“Certo, Maestro, ho già visto la mostra e devo dire che, in sessant’anni di carriera, lei ha fatto solo quadri che fanno cagare”.

Nude look.

Wednesday 9 July 2008

- Minchia hai visto ste zoccole son tutte in giro ‘gnude nude -

- minchia non nude, deppiù!!! -

- eh, deppiù… nude sò nude, come fai a dire deppiù… -

- deppiù tte dico, peggio che nude… SCUOIATE!!!! -.

Nomen homen.

Wednesday 9 July 2008

“Le accuse al Ministro Carfagna sono una vergona!”

ha tuonato il vicepresidente dei parlamentari del PdL.

Che.

Si.

Chiama.

Onorevole BOCCHINO.

No, dai, allora ditelo…

Fèisbuk.

Wednesday 9 July 2008

Mi arriva un email di quelli con un sacco di destinatari da una vecchia amica.

E dice, a tutti quelli della mail, “iscriviti su www.facebook.com così restiamo in contatto meglio!”.

Anche no, grazie.

Guzz. (politically correctness).

Wednesday 9 July 2008

“A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t’ha succhiato l’uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio”.

Papa Ratzinger: «Tra 20 anni sarà morto è andrà all’inferno dove sarà conteso da due diavoli frocissimi e attivissimi, non passivissimi».

“Berlusconi usa il viagra, questo lo sanno tutti infatti uno dei suoi nomignoli è “presidente vaso dilatatorio” e i suoi assistenti si chiamano “vasellinati” o “vaso dilatati”".

Apperò.

La più bella però è la chiosa di un articolo di repubblica, che dopo aver criticato i contenuti ed i toni, la volgarità e le grida, la violenza e l’insulto che hanno caratterizzato la manifestazione di ieri, conclude così:

“Berlusconi è lo specchio di tutto questo. Forse farebbe bene a preoccuparsi. Ma forse potrebbe perfino compiacersene”.

Mac Life V.

Tuesday 8 July 2008

Ogni tanto ci si dimentica.

Oggi per esempio viene Lafrà e mi dice

- una mia amica mi ha spedito un file dell’addio al nubilato che abbiamo fatto ma il mio pc non lo apre perchè è tipo zippato, ma secondo me il tuo mac lo apre -

Allora, il mio mac non lo apre perchè è un file con un’estensione tipo .MSWMM, che non lo so per certo ma credo proprio che le prime tre lettere stiano per Micro Soft Windows e poi Media qualcos’altro.

Ma siccome non mi arrendo, lo porto sul pc (sì sul mio mac schiacci una roba e HOP! esso diventa pc e funziona meglio di tutti i pc originali, ma questo non c’entra).

E lì smanetto.

Prima non lo unzippa.

Poi lo unzippo, che il programma di unzip c’è ma era nascosto.

Allora lui si apre e apre automaticamente un programma movie maker (”solo lettura”, cazzo vuol dire??).

Ma il programma è per fare i videi, non per vederli, insomma poi il file non è un video è una specie di presentazione con musica e foto che scorrono, mi dice Lafrà.

E movie maker apre in una finestrella solo le prime due foto che sono il titolo.

Poi solod elle grosse “X” rosse tipo “impossibile visualizzare”.

E senza musica.

Allora apro windows media player, cazzo è media player!

A non trova il file anche se dice “tutti i file mutimediali”.

Allora metto “tutti i file” e allora lo vede.

Gli dico aràpilo! a lui risponde “formato sconosciuto”.

Allora lo dico a Lafrà e lei non fa una grinza e dice “vabbè” e insomma non vede le foto ma insomma si sa succede.

Invece no.

Che se ammè mi mandano un file dice fatto con una qualsiasi applicazione iLife (foto, filmo, musica, cani, criceti, cravatte, ciabatte, orate, parate, correte…) e non funziona, minchia io faccio una strage.

Che ormai mi sono abituato, che i computer non devono per forza esserti ostili.

Valavalà.

Tuesday 8 July 2008

Valavalà - papparapà, valavalà - papparapà, valavalà - papparapà…

(sulle note della musichetta di Benny Hill, da ripetere a piacimento).

Oggi va così, domani, peggio.

I bei tempi.

Monday 7 July 2008

Mi ricordo che uno dei più bei ricordi di quando studiavo (HAHAHAHAHAH!!!!! Cazzo, mi fa ancora ridere, dopo tutti questi anni…) dicevo insomma tra la fine del liceo e l’università erano i tempi in cui c’era wimbledon

- ma wimbledon c’è ancora! -

sì ma non è più la stessa cosa, la frutta non sa più di niente, le multinazionali testano le medicine sui negri, i giovani non hanno rispetto epr niente e son tutti drogati.

Premesso ciò, dicevo, uno dei grandi piaceri era stramazzare su un divano e guardarsi wimbledon, dalle eliminatorie al torneo femminile (l’erba è l’unico terreno su cui valga la pena di guardare il tennis femminile) e fino alla finale della domenica pomeriggio.

Poi ho smesso, un po’ per gli impegni di studio e lavoro (HAHAHHAHAHAHAHHAHAHH! No dai questa è ancora meglio dell’altra…), un po’ perchè mi ero rotto di vedere partite in cui c’erano due ragazzoni ipertrofici bocciati alle selezioni del basket che si son dati al tennis passare un pomeriggio a tirarsi addosso servizi a duecent’allora senza uno scambio degno di questo nome.

Poi ieri pomeriggio sono incappato in Federer Nadal, finale.

Ho visto il quarto e il quinto set.

Bravi, ma non bravi nel senso di bhe sì bravi, nonnò, nel senso di cazzochebravi!!!!

Bello.

Poi il femminile c’erano state le due negre, ma non si può avere tutto.

Infradito al cervello.

Monday 7 July 2008

Il mio càuntdaun dice che mancano 11 giorni e uno schifio di ore.

Nel mezzo, un week end, quindi i giorni di lavoro son nove, che son tanti ma insomma son meno di dieci.

Il mio cervello non lo sa, e si è già messo l’infradito e il panta corto & largo senza mutanda sotto (che si crea giro d’aria…), e sta sulla veranda a prendere il fresco, rispondendo a monosillabi a quegli sventurati che si ostinano a fargli delle domande serie.

Bei momenti di lavoro II.

Friday 4 July 2008

- Come va? -

- Eh, ‘nsomma, te? -

- Bho, sai, il solito, siamo andati, abbiamo messo su robe, spostato altre robe, incollato robe, lucidato robe, poi sulla via del ritorno ci siamo persi una statua funebre a grandezza naturale, in bronzo, sullo svincolo dell’autostrada, insomma, il solito -

- Il solito -.

Ventottobarrato.

Friday 4 July 2008

Quando vengo da là (indicare col dito), per arrivare nel lieto luogo dal quale do il mio ponderoso contributo all’aumento delle inutili cartacce nel mondo, ci son due strade.

Quella onesta, che prevede che arrivando da là, pur passando a poche diecine di metri dall’obbiettivo, si vada dritto fin lì, si aspetti il semaforo - luuuuuungo e sempre rosso - si svolti a sinistra, si passi lo stop, si faccia un altro semaforo peggio del primo, si diino un numero imprecisato di precedenze a auto, moto, ciclisti, pedoni, motocarrozzelle, sulky, venditori ambulanti di cocomeri, zoppi, storpi, vecchi con la borsa della spesa, nani, cani scimmie e piccioni in amore.

Quella meno onesta prevede che quando sei lì HOP! ti butti a sinistra, tagli per traverso la corsia dei trams passando contromano quando il semaforo è rosso, e in meno di quindici secondi sei parcheggiato come un vero signore moderno.

Ieri alle 17,37 tornavo verso il postodilavoro (che datto così sembra tipo che stia in catena di montaggio, invece di cazzeggiare tutto il giorno).

Ero in ritardo e in studio mi aspettava da un po’ un negro, ma non un negro qualsiasi, un negro moderno, di almeno 1,90 però grosso e - probabilmente - parecchio incazzato e fornito dalla natura di una fava sicuramente considerevole, probabilmente per compensarlo del fatto di averlo fatto nascere negro (non scherzo è tutto vero, chè quando sono entrato c’erano le ragazze dello studio che facevano “ooooooooooh” con la boccuccia indicando ammirate la sala riunioni che conteneva il negro la sua fava, sicuramente considerevole).

Quindi òpto per la strada veloce, chè far indispettire un negro moderno alto grosso incazzato e con una fava sicuramente considerevole non è mai cosa saggia.

Il semaforo è rosso.

Io sto per tagliare la corsia dei trams.

Butto l’occhio e vedo arrivare come un treno (che il trams è un po’ un treno, poi…) il 28 barrato.

Accelero dìbbestia e vado come una lepre con alle calcagna una muta di segugi.

Le rotaie nascondevano un tranello trabocchetto.

La my persona vespetta si imbizzarrisce fa CARANCK! picchia non so dove o come e insomma cade di sbiès tra le rotaie.

Io alzo gli occhi e vedo il 28 barrato e la fàzza del tramivere del 28 barrato che si aggrappa al freno mentre grida “MAVAFFANCUUUUUUUUULOOOOO!!!”.

Io zòmpo come Fosbury abbandonando la MPV al suo destino e ròtolo lontano dalle rotaie.

Il 28 (barrato) si ferma a uno sputillo dalla MPV e da dove ero sdraiato io un decimo di secondo prima, e ringraziamo tutti l’ATM che provvede per tempo alla verifica e manutenzione dei freni dei suoi trams.

Rialzo la MPV.

Mi scuso con tramviere che scuote il chiorbone da dietro i vetro.

Dico “checcazzovuoitroialaputtanaditumà!” a una vecchia che diceva qualcosa tipo “eh ma giovinotto non può passare con il motorino sulle strissie in contromano col rosso”.

Faccio dieci metri, parcheggio, pulisco il panta frescolana che si era LEGGERISSIMAMENTE impolverato, mi rassetto, salgo su e con un sorriso degno di un candidato alle presidenziali americane entro in sala riunioni e saluto il negro moderno e la sua fava sicuramente considerevole, come se niente fosse.

Poi, ieri sera all’aperitivo, mi sono ubriacato come una scimmia, per brindare alla vita porca e majala ma insomma che c’è ancora.

Da fàita (the fighter).

Thursday 3 July 2008

Il regazzino c’avrà sui venti venticinque anni.

E’ alto lungo lungo e seco secco, con le braccia lunghe lunghe e le spalle piccole.

Siccome è luglio e la ggèente sono molti in vacanza, si fa allenamento tutti insieme dei vari corsi, kick, savate, boxe avanzata e principianti.

Il regazzì è principiante.

Il maestro ci mette tutti insieme nello stanzone e ci fa fare un paio di ripresine di bodipàncin, che è un combattimento vero e proprio ma solo al corpo.

E io c’ho il regazzì. Che siccome è lungo, siccome si muove parecchio e siccome è scarso, mi mette dù belle pigne allo stomaco, e lo vedo che ci gode, e vabbè è il bello del gioco.

Poi dice se volete fate una o due ripresine complete, leggere, decidete se tirare anche alla testa o fermarvi alle spalle, leggeri che non vi posso vedere tutti eh.

E io dico al regazzì a’regazzì facciamo che io te mi tiri anche in fàzza mentre io al massimo te le appoggio alle spalle o al corpo

e lui mi guarda e - lieto e fiero che prima mi aveva dato dù pigne allo stomaco - dice “no perchè?”

- regazzì - dico io - perchè se io ti tiro alla fàzza io ti pijo e te fai male -

- no no dice lui -

Che è come quando giochi a pallone una sera arrivi che ti ha portato un amico, e non conosci praticamente nessuno.

Inizi la partita e dopo dieci minuti hai perfettamente capito che è bravo, chi è scarso, chi è più forte di te e a chi dare o non dare la palla.

Perchè lo sport è onesto e sincero, in questo.

E il al regazzì l’ho capito subito, che è scarso, e ci rimango male che lui sia così regazzì così gonfio di arroganza e così ‘gnorante che non lo capisce.

Pìz par lò, peggio per lui, diceva la mia nonna.

Quindi iniziamo e lui si ingarella subito dibbestia, per farmi vedere che minchia lui è fico e cazzuto, si muove col testone e fa le finte con il jeb.

Ma le fa male, si vede un’ora prima se attacca davvero o se invece fa la finta.

Poi attacca e mi trova con la guardia bassa - chè anche il più scarso una volta ogni tanto tira in porta e c’ha culo e chiappa l’incrocio -e PEM! mi prende secco alla mandibola.

Io incasso e lui hehehe sogghigna.

Grosso errore, ciccio.

Che potrei attaccarlo saltargli addosso e gonfiàllo.

Invece no.

Troppo facile.

Lo aspetto.

Lui riattacca.

Schivo, schivo, incrocio BAM! lo prendo secco e bene.

Aveva la guardia bassa e non l’ha nemmeno visto arrivare.

Riattacca, stavolta con più cautela, spiace ciccio, troppo tardi, finto di destro lui alza tutte e due le mani a parare e invece STIAF! ariva un carico sputi & schiaffi diretto sinistro che lo prebnde BONG! e il testone fa avanti e indietro

io mi fermo lo guardo come a dire “ùùùtto bbène?” e lui fa tipo “eh ‘nzomma” col testone.

E da lì in poi fa solo finta e arretra e arretra finche il maestro non dice “tempo!”.

Che io, quando uno di quelli bravi mi dice “tu fai tutto io attacco solo al corpo” io dico sì sì sì che io lo so che le cannonate in fàzza fanno male.

Forse, adesso lo sa anche lui.

Come mi piaccio, didascalico…

Meno.

Tuesday 1 July 2008

Meno sedici giorni ed una cospicua quantità di ore.

Faccio fatica a pensare ad altro.

PS: cospicua con la “c”. Ma quante ne so????