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Hippo blog » 2007 » June

Archivio di June 2007

Short an’ long.

Friday 29 June 2007

Bella Pechino, bbòna l’anatra laccata, e i taxi col cinese che parla solo icnese e non capisce ma suona il clacson come uno di Napoli.

Bella - ma bella vera eh - la grandemuraglia, che non si può spiegare, solo salire su, e chi non ci va, sculomerda.

Domani, altre cose, poi via via verso casa, ma insomma, non rinunciate mai, che il mondo è troppo grande.

Come diceva il protagonista de L’opera al nero, della Iosenà, “come può il condannato morire, senza aver fatto nemmeno il giro della prigione”, e lei intitolò così, il giro della prigione, un libro con i racconti dei suoi viaggi, e io e lei e noi, stasera, abbracciati ‘briachi pieni di Cina e anatra e luci e profumi diversi, ci siamo guardati e abbiamo detto “è bello viaggiare con te” ci siamo detti “quand’è che si parte per il prossimo viaggio?”.

Lusso.

Thursday 28 June 2007

Il vero lusso è il tempo.

Per esempio, oggi.

Oggi, io, ho, nell’ordine.

Sveglia e bagno, con calma, leggendo il mio libro.

Ricca colazione, con calma, molta calma.

Di nuovo in bagno, richiamino, che a me il succo di pompelmo fa quell’effetto lì, sempre con calma e con il libro mio.

Poi, fuori, in giro, a visitare una pagoda, del cielo impestato o dell’imperatore nano, non mi ricordo.

Poi, pranzo cinese, bòno, con calma e risate e chiacchiere.

Poi, affittato un risciò con un cinese che pedala sotto il sole - spiace eh - e te gli dai i calci in culo se rallenta, con giro nella vecchia Pechino.

Poi, visita alla casa di un vecchio cinese nella vecchia Pechino, ti siedi, due chiacchiere.

Poi, visita ad un cesso pubblico - sì perchè finchè erano comunisti, ma sul serio, non c’erano i cessi nelle case nè nei cortili, i cessi stavano un per quartiere, là, nel mezzo. E se mi scappava e era occupato? Eh, ciccio, sculo merda, un vero comunista non soffre di diarrea.

Poi, visita ad un paio di templi, bellissimi, a piedi, in uno si sente l’eco, nell’altro il muro circolare che significa il cielo o forse la morte o la fortuna, sò na sega io, ma bello, eh.

Poi, ritorno in hotel, un’orettta nella sala fitness, jogging sul tapirulà, pesi, strèccin.

Poi, bagno turco, i massaggi? Massaggi tùti ‘cupàti signore, posso prenotare per domani? domàni certo signore!

Poi, mi sono fatto la barba con calma, che dopo il bagno turco aaahhhhh, è tutt’un’altracosa.

Poi, andiamo a far due passi qua fuori.

Poi, aperitivo.

Ecco, mentre io facevo questo, oggi, voi avete lavorato, VOI.

Il vero lusso, amici miei, è il tempo, perchè sono milioni, le cose che perdiamo ogni minuto che non riusciamo a dedicare a noi stessi.

Bejing

Wednesday 27 June 2007

Scrivo da una stanza di un lussuoso - ecchè, siamo nati per soffrì? - di Bejin, che voi occidentali ignoranti e schiavi della tigre di carta che è il capitalismo chiamate Pechino.

Sono stato a Shangai, e poi a Xi’an, e ne ho viste di cose, che voi umani.

Che io sono aperto e disponibile, esso è noto, ma dopo due o tre giorni mi parte il razzismo strisciante, e li prenderei tutti a vergate, ’ste scimmie dagli occhi a mandorla del cazzo.

A parte questo, è una figata.

Cose bbèlle.

Serverz.

Friday 22 June 2007

Vengono i muratori e devono tirar giù e rimettere su - ma un po’ più in là - il muro della stanza del serverz.

A un certo punto a posta elettronica dice “ptù!” e non manda nè riceve le mailz.

Minchia uno dice che è succeso, non va, poi si alza, va laggiù, e vede:

un mucchio di polvere, un muratore fermo, col piccone in mano, un mucchio di calcinacci per terra e un moncherino di muro da cui penzolano tristi e morti dei fili.

- Che fili sono? -

chiedi ai tre o quattro astanti che àstano fermi davanti a quello spettacolo curioso

- i fili che connettevano i nostri server con il resto del mondo -

rispondono gli àstanti.

Magari, oggi pomeriggio faccio ordine sulla scrivania…

La combriccola.

Friday 22 June 2007

Dice che staserà canterà “anima fragile” (che mi ascoltavi immobile, ma senza ridere).

Se mi cercate, sarò quel vecchio pancione che, alla prima nota della canzone avrà, per un brevissimo istante, gli occhi lucidi.

Quelli bravi.

Thursday 21 June 2007

- E niente, la pista è da Douz all’oasi di Ksar Ghiliane, guarda un casino, abbiam spaccato la macchina, sbagliato strade, ci siamo insabbiati mille volte, abbiamo dormito nel deserto… -

- Ma va?!? Cioè, io minchia l’ho fatta quella pista, ma è facile, cioè, nessuna difficoltà particolare… -

- Davvero? Ah… con che macchina eri? -

- Eh un Land Cruiser -

- Ma scusa, non è alto da terra uno sputo e un dattero? -

- Sì, perchè? -

- No perchè noi con il Discovery rialzato abbiam fatto fatica, sulle dune… -

- No noi no -

- Ma quanto c’hai messo? -

- Mha, un paio d’ore… -

- Ma come? Sono 120 chilometri, vuol dire a 60 all’ora di media!!! -

- Eh! -

- Eh il cazzo! A 60 all’ora su quelle dune e quei salti noi avremmo preso il volo almeno cento volte! -

- E no noi no -

- Maaaaaa… con chi eri? -

- Ma sai no guarda sappi comprendi capisci ragiona verifica grattati, ero in realtà ahahaha stavo con due cioè io ero dietro, loro erano due tunisini, che fanno le guide nel deserto di lavoro, e fino a metà abbiam fatto la pista, poi abbiamo tagliato via la parte delle dune eh, siamo arrivati da sud, tipo -

- ah -

- Sì ma poi dopo alla sera siamo usciti dall’hotel e siamo andati con la macchina a provare ad andar su e giù per le dune eh! -

- Eh! -

- Eh sai, per l’anno prossimo, con le stesse guide lo rifaccio, e siccome sono diventato un vero esperto del Sahara, forse mi fanno sdere anche sul sedile davanti… -.

àmala, pazza Inter àmalaaaaa…

Wednesday 20 June 2007

- Quei farabutti del Milan e del Cagliari si sono accordai per il trasferimento di Suazo e ci hanno imbrogliato… ma noi siamo più furbi! Noi abbiamo già fatto firmare il contratto al giocatore, e vedremo chi ha ragione! -

- Ehmmmm… presidente… scusi… far firmare un contratto ad un giocatore che è ancora sotto contratto con un’altra squadra… è un illecito federale… non si può… -

- Ah, no? Aspetti… pronto…? Sì, grazie… ciao Guido! Sono io! Sì, tutto bene… no… seeeenti… avrei da sistemare un paio di problemucci… non è che per quest’estate, per due tre mesi eh, non di più… ti va di riprendere in mano la federcalcio e darmi un’altra volta una mano? Grazie… sì… quando vuoi… aspetto… grazie… ciao… -.

Viva Mao Tzè Tung.

Wednesday 20 June 2007

Allora, se non scoppia la terza guera mondiale, io sabato dovrei partire per andare una settimana in Cina, alla facciaccia vostra e di chi mi vuole male.

Dice, ma non sei te quello che dice “io non vado a Cuba perchè è un paese con una dittatura kòmmunista, ed andarci sarebbe come legittimare la dittatura kòmmunista”?

Sì, sono io, e allora?

La Cina è diversa.

Fosse anche solo perchè la ggènte non vanno in giro con le magliette col faccione di Mao, mentre del Che non ci siamo ancora liberati…

Luce.

Tuesday 19 June 2007

La luce del sole mi prende dentro di sorpresa

come ieri sera, quel cingalese che ha deciso di fare inversione così, alè hop!, ha girato la macchina, e c’era uno in giacca cravatta giovane carino, uno come me insomma (vabbè magari più ciccione e con meno capelli…), solo che guidava una bmw R1150R, quindi una bellissima moto cazzo, e ha fatto

PEM!

io ero lì dietro il cingalese dìmmerda e pensavo tra meemmè “guarda come cazzo guida il cingalese dìmmerda

e mentre gli passo dietro alla macchina che gira per fare inversione vedo il tipo giacca cravatta bmw

vedo il tipo che non fa nemmeno in tempo a toccare il freno fa solo in tempo a fare

PEM!

una botta secca la moto si pianta nel muso del cingalese (dìmmerda, sia chiaro)

lui con la giacca, e la cravatta che fa flapflapflap, svolazza fa una capriola con le gambucce che si agitano in aria le manine che arrancano, e ròbba che gli esce dalle tasche e svolazza in giro a rallentatore

poi atterra - rimbalza - rotola - striscia - si ferma

mi fermo anch’io

c’è uno dice “fermi tutti sono un dottore!”, e gli tasta il polso le gambe le braccia

e io dico “fermi tutti sono un avvocato!”, e gli prendo il portafogli, si sa mai

e il tipo appena capisce di non essere morto si toglie l’orologio da signorotto e lo infila in tasca e chiude la tasca

e io salgo sulla mia personal vespetta, accendo, stringo ben bene il casco, sai mai

e arrivo in ritardo in plaestra, e per punizione mi fanno fare venti flessioni

cingalese dìmmerda.

It’s beautyfull.

Tuesday 19 June 2007

Maaaaaa… lo sapete che - senza saperlo - ho scritto un libro (bellissimo, tra l’altro…)?

Mac Life.

Monday 18 June 2007

Ecco, guarda bello guarda bello, con il nuovo processore installiamo anche windows sul tuo computer, e con Parallels basta un tasto per passare dall’ambiente mac all’ambiente windows!

Ah. Fico. Proprio fico.

Sì. Adesso potrai usare tutti i programmi per pc che usate al lavoro, senza necessità di emulatori, versioni strane, incompatibilità varie!

Aha. Bello.

Infatti! Anzi, già che siam qui, aggiorniamo l’antivirus! Dov’è che hai l’antivirus? Che antivirus hai? Non lo trovo!

Abbèllo. Io è dal 1999 che non ho l’antivirus, perchè con mac non mi è mai servito.

Ah! Eh, no! Da adesso in poi, eh, attento eh, mi raccomando, eh, da adesso in poi!

Maaaaaa… se io prendo un virus nella parte windows del mio computer, tipo che si pianta, che mi cancella il disco, che mi frigge il processore, che mi fuma l’ambaradàn… alla parte mac succede qualcosa?

No.

Ecco, allora sto più sereno, sto.

Reserved2.

Monday 18 June 2007

Scritto di notte,che il vecchio ibook non ha i tasti che si illumìnano i pesciolini (chi la capisce vince una maglia usata di michel salgado), quindi comprenderete gli errori.

Anche quest’anno…

la poesia sarebbe

anche quest’anno
andrem per violette
lungo le prode del febbraio acerbo
quelle pallide sai
che han tanto freddo…

Ma non intendo questo.

Intendo che c’è una piazza, in una capitale.

Con una fontana, con dentro delle statue di dee che guidano delle bighe.

Le cibeles, le chiamano.

E un milione di persone, attorno, che non dormiranno,stanotte.

Perchè cazzo, il calcio, da fuori, mamma mia, ma da dentro, non sai non sai non sai.

Grazie, ma di cuore di cuore, agli amici, a alla loro fabata asturiana propiziatoria, e a quello che guardava su telenova ogni 15 minuti, cazzo, il risultato in sovripressione, a quello sperso in toscana, a tutti gli altri.

Grazie anche agli altri, che nemmeno immaginavano che.

E, mi si permetta,in culo, a tutti gli altri, almeno per stasera, che domani domani, ritornerò a fingere, che mi siano simpatici.

Ah, infine, a lei, che era qui, stanotte, e sette mesi fa nemmeno sapeva ddèche, e stasera stava zittazitta ma sentivo il suo respiro, a lei, mi corazon mi hermana, mi mujer mi vida, mi amor mi parabla, mi hoy y mi manana, mi esperanza y mi miedo, mi no se pero te espero, tu esta noche, to hoy tu manana, para tu primera ves, tu eres campeon, nos somos campeones, nos somos campeones, nos somos campeones, y grazie di tutto.

Asì, asì, asì gana Madrid.

Ronfi.

Friday 15 June 2007

Ma dormire per un mucchio di ore consecutive tutto il week end, pare brutto?

The trio.

Wednesday 13 June 2007

Jazz.

Io amo adoro godo di Charlie Haden.

Quando l’ho visto a Milano, ho detto “bèo”, e poi non ho saputo dire altro.

Oggi ho speso mucchi di euri per due biglietti per il Keith Jarrett trio, a Brescia, a luglio.

E sono felice.

Have you ever seen the rain?

Wednesday 13 June 2007

Avviso.

Poichè da ieri posseggo una nuova, fiammante & fichissima vespetta nuova nuova, aspettatevi che piova da qui ai prossimi sei mesi, con qualche breve interruzione solo se e quando sarò lontano da Milano, impossibilitato a godermi il possente mezzo meccanico.

Smoke on the water.

Tuesday 12 June 2007

E’ lunga, da raccontare, quindi vediamo di farla breve.

Tozuer.

Io e Bellalì andiamo in giro per la Medina; al centesimo bugigattolo merdoso che vende cazzate farlocche Bellalì entra prende il tipo pattumoso da parte e gli dice “hashish?”.

Pattume dice no no no oh no qui no sei pazzo in Tunisia sei pazzo… quanta ne vuoi?

Così, dice Bellalì facendo come mezzo pacchetto di sigarette.

Pattume ci porta dal suo amico, un ricchione che vende carabattole e ha vissuto 17 anni ad Arezzo.

Chiamano chiamano chiamano, un cazzo, non ce n’è.

Ciao ciao oh dice pattume lasciami il tuo numero che magari stasera trovo.

Pattume richiama.

Dice vieni qui all’angolo buio dove se ti va bene ti inculano, se no ti accoltellano.

Andiamo.

Ciao bèlo ciao.

Pattume dice questo è Hmhmmttrtr, un nome così, non parla nessuna lingua civile, caricatelo dietro in macchina andate fino a Gasfa che là lui conosce uno che forse.

Cazzo, pattume, Gasfa sono 80 chilometri delle vostre strade dimmerda!
Giusto, dice Pattume: e allora?
Giusto, diaciamo noi: andiamo.

Pattume 2 sta dietro, non parla e se parla non si capisce un cazzo, quindi dopo due minuti lo considero come avere dietro un cane, ma Pattume 2 puzza di più; ogni tanto, Bellalì gli passa una siga per farlo star buono.

Sera tarda.

Arriviamo in un cazzo di paese prima di Gasfa.

Fermi, in una stradina laterale.

Pattume 2 se ne va.

Noi ci sediamo per terra accanto alla macchina, per mezz’ora, a fare un cazzo come gli africani.

La gente passano, donne velate, cani randagi, bambini luridi, auto scarburate, anziani bongiùr bongiùr.

Finalmente arriva Pattume 2 con un altro, più pattume ancora di lui.

Salgono dietro.

A segni ci indicano una strada, che segue la miniera di fosfati che è l’attività principale se non unica della cittadina.

Minchia triste.

Ci arrampichiamo tra vecchi macchinari, prendiamo a destra una stradina sterrata, arriviamo in coppa a una collina dove c’è una casa diroccata.

Escono tre pattumi, minchia brutti veri.

Bellalì accosta, scendono Pattume 2 e 3, io prendo il volante non spengo la macchina mi fermo tre metri dietro con motore acceso marcia ingranata, “oh Bellalì se si mette male io parto a manetta te buttati a sinistra e salta su”, minchia manco Don Pablo.

Il capopattume è brutto ma brutto, capelli a ciuffo e tatuaggi da prigione, ma poi la situazione si rilassa, scendo anch’io.

Ci fa vedere delle striscioline di fumo buone per una cannetta, dice valgono 5 talleri l’una, quante ne volete, due tre o quattro?

No zio bello no non hai capito zio, noi veniamo da 80 chilometri e dobbiamo tornare indietro, bellazio, quanto per tutto il tòcco, quanto?

No oh paura paura dice capopattume paura, poi però ci pensa, scrive una cifra sulla sabbia tra i piedi, Bellalì la cancella scrive un’altra cifra sulla sabbia, capopattume la cancella ne scrive un’altra, si annuiscono stretta di mano, il business è fatto, cannetta per provare il prodotto, bòno, algerino dice capopattume, fumiamo tutti insieme, we feel like Sonny Crockett e Rico Tabbs.

Ciao ciao bello ciao, molliamo Pattume 3 e con a bordo il canepattume seduto dietro, usciamo dalla cittadina direzione sud.

Cento metri.

Paletta.

Sbirri.

Controllo.

Cazzo.

Abbiamo passato mille posti di blocco fino a qui, non ci hanno fermato mai.

Lo sanno.
Ci aspettavano.
Ci hanno visti.
Ci seguivano.
Siamo fottuti.
Siamo inculati.

Bongiùr bongiùr.
Cazzo.
Parla della macchina.
Del viaggio.
Dell’Italia.
Della sua zia maiala e puttana che vive a Padova.
Orvuà orvuà.

Cazzo.

Ridiamo.

Cazzo, ridiamo ridiamo ride anche canepattume, si stava cagando sotto anche lui, ridiamo.

Per dire, eh.

Non è stata tutta così, sia chiaro.

Abbiamo fatto anche di peggio.

Salve.

Tuesday 12 June 2007

Salve sole, nel mattino del deserto che arriva all’improvviso, proprio come dicono nei libri.
Che se ci fossi tu, qui, il tuo sorriso arruffato meriterebbe di svegliarsi ancora prima.

Salve notte, che è silenzio, come dire mille rumori di sabbia che rotola.
Che sento freddo, avvolto in questa tenda caduta, e non ho nemmeno te da trovare allungando il piede.

Salve strada, che la gente dell’Africa vaga avanti e indietro, tutti indaffarati in qualcosa che nessuno finirà mai, ma l’importante è muovere qualcosa.
Che sono curioso di stare con te, sposa occidentale, in un luogo così e guardarci dentro.

Salve inshàllah, ce la facciamo? ci saranno le dune? si può riparare? ci rivedremo? quando arriviamo? ma è morto qualcuno, perso, nel deserto come noi? Inshàllah, che è come dire salsignuùr, ma consentitemi suona diverso in bocca.
Che vorrei sedermi con te sotto il camion, all’ombra delle ruote alte come un uomo affondate nella sabbia gialla, con il turbante avvolto intorno alla bocca e agli occhi, ad aspettare che torni la jeep con l’acqua e la benzina, arriverà o si è insabbiata, quanti ci metterà, e se non arriva, non si può far niente per questo vento pieno di sabbia, e sentire il tuo respiro mentre siamo piccoli davanti al mondo enorme e indifferente, inshàllah.

Salve cose, che alla fine gli parli, alla macchina al GPS satellitare alle ruote che non scivolino sulla duna, alla sabbia che ti sia amica, al cavo che non si spezzi mentre tira fuori la macchina per l’ennesima volta dalla sabbia, che ne hai rotti tre di cavi d’acciaio e questo è l’ultimo, gli parli sottovoce, tra un respiro e l’altro e gli dici forza piccolo forza piccolo dai dai ti voglio bene sei grosso sei d’acciaio sei cazzuto tu non sei come quei finocchi degli altri cavi tu sei cazzuto forza piccolo tira tira tira, bravo piccolo bravo, adesso ricominciamo tutto daccapo, che abbiamo fatto solo dieci metri, e siamo di nuovo nella sabbia, e dobbiamo fare sedici chilometri.
Se ci fosse stata lei, non mi sarei mai cacciato in un casino così, o forse sì.

Salve mare, che a Milano sudano nell’afa, e io gioco nelle onde con i miei amici scimmie, come dei ragazzini, sì ragazzini grassi di quarant’anni.
Se ci fosse stata lei, che non l’ho mai vista al mare.

Ah, oggi, auguri auguri, sono assai, sono, e lei c’è, e questo, fa tutta la differenza del mondo.