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Hippo blog » 2007 » April

Archivio di April 2007

Lamèntas noo…

Monday 30 April 2007

La ggènte si lamentano.

Piàgneno.

Pieno diritto, dici tu.

Vero.

Però lamentati a casa tua.

Se triste? Nervoso? Mestruazioni? Dèbbiti? Cazzo piccolo? Tua moglie tromba col benzinaio e non porta nemmeno a casa i bollini?

C’hai raggione a stare incazzato depresso nervoso con le balle girate, non c’èccheddire.

Ma a casa tua.

Al massimo, puoi maltrattare tua moglie e dare dù pizze in fàzza ai pargoli, che magari evitano di vendersi il tuo orologio d’oro per due pezzi di bamba, quando avranno sedici’anni.

Ma ammè, ammè, ammè e a tutti gli altri, credimi, non me ne frega un emerito stracazzo.

E se tieni il muso, fai gli occhi da triglia, sospiri e sbuffi e parli a mezzavoce, spiace - spiace eh - ma non mi sogno, nemmeno da lontano, di chiedere “c’è qualcosa che non va?”.

Massè, e dico se, ma proprio proprio se, mai, una volta, ti chiedessi “c’è qualcosa che non va?”, e tu rispondi sospiroso “no… cioè… tutto bene, tutto normale…”, è finita, kaputt, finen.

Sorridi, lavora, bevi l’aperitivo, guarda le fighe seminude, ammàzzti, se credi, ma non rompere i coglioni.

Anche questo, che si sappia.

Miroslav.

Friday 27 April 2007

Muore Miroslav Rostropovich.

Rostropovich, violoncellista, nato in Russia, si schierò contro il regime sovietico e nel 1974 fu costretto a fuggire negli USA.

E’ quello che quando suona, ti vibra una parte di te laggiù, dove tieni nascoste le cose tristi, e lui arriva proprio là. Adesso c’è Yoyo - Ma, che però è più bravo, forse, ma meno triste.

Di lui avrete visto le immagini del concerto a Berlino, nel 1989, alla Porta di Brandeburgo, dove pochi mesi prima era stato abbattuto il muro, e quello di pochi anni dopo, nei Balcani, appena finita la guerra, tra le rovine e con un cimitero sullo sfondo.

Io, di mio, ricordo che ho scritto tutta la tesi, mentre sul mio pc di allora suonava solo e in ripetizione il cd con Rostropovich che esegue Schubert, Arpeggione Sonata.

Bella zio, a Rostropovich.

Storie II.

Friday 27 April 2007

Dice Frank che non sapevo più andare avanti.

AH!

Stupido bracocefalo! Non sa con chi ha a che fare!

…di dire al sindaco che è venuto il momento di pagare il debito, e se il sindaco non capisse ancora, dice di dargli questa, mostrando una piccola pietra, bianca, a forma di triangolo allungato.

L’uomo di siede su una panca, nella piazza a resta a guardare il mercato.

Dopo pochi minuti esce il sindaco, trafelato, e regge in mano la piccola pietra.

Guarda il vecchio, che si alza e lo affianca, non si parlano, vanno verso la pietra grande in mezzo alla piazza.

Una piccola folla che si allarga passa dopo passo li segue, e i brussi del mercato scemano, fino a diventare un silenzio. Un bimbo piange, mma la madre lo zittisce subito.

Il sindaco si abbassa e dalla base della pietra, con un coltellino, tira via un pezzo che nessuno si era mai accorto ma era stato atttacccato per finta, poi prende la pietra del vecchio, le mette nel buco che si era creato, e quando questa entra pefrettamente, annuisce e fa cenno al vecchio di seguirlo nel palazzo antico del comune.

Intorno a un tavolo, il vecchio rifiuta il vino e il pane che gli sono offerti, ma svolge un suo sacchettino e inizia a masticare delle erbe secche, che mandano un odore forte, come di legno antico.

Solo a questo punto il vecchio parla, e dice con un accento che ricorda le province del nord:

- è il momento di pagare il debito -

Il sindaco, accanto al quale sono venuti i notabili del paese, il comandante delle guardie, il giudice, il medico e il proprietario del negozio più importante del paese, parla per la prima volta.

- Ogni quattro anni, da vent’anni, il vecchio sindaco consegna al nuovo sindaco una lettera, nnella quale si spiega come il paese abbia un debito, e che un giorno sarebbe venuto un uomo con una pietra e tutto quanto, e quel giorno sembra essere arrivato -

Il sindaco sospira, si guarda attorno e poi riprende

- però vede io non ci ho mai creduto molto, e insomma, veda, io non so nemmeno come potrei spiegare ai miei cittadini, cioè… -

Il vecchio lo interrompe, garbatemente ma con voce ferma.

- Sindaco, non le ho nemmeno detto qual è il prezzo del pagamento del debito, e lei già me lo nega -

- Mi dica, allora, qual è questo prezzo, ma sappia che il nostro è un paese povero, le tasse non bastano nemmeno per mantenere le strade pulite…-

- Non è di soldi, che dovrete privarvi -

Disse il vecchio, alzandosi.
Ed aprì il mantello, che fino allora aveva tenuto chiuso, mostrando all’improvviso

(continua).

Baffo.

Thursday 26 April 2007

Baffo.

Baffo era il bar - paninoteca - pub “da baffo”, dove da regazzini andavamo a mangiare il “bruciaculo”, panino con senape, tabasco, peperoncino e salame piccante, oltre all’impepata di cozze che, se il colera non l’abbiamo preso lì, ci siamo vaccinati per tutta la vita.

Baffo era anche quello che in “Italia- Germania 4 - 3″ entra e dice solo “fuori le donne, che qui si vede la partita”.

Baffo.

Baffo sarò io, nel viaggio in Tunisia delle scimmie urlatrici.

Devo solo decidere se baffo a manubrio, stile easyrider, per capirci; oppure baffettino alla D’Alema o Mussi, o meglio ancora il baffone folto alla Zio Bergomi ai mondiali dell’82, c’hai presente?

Eviterei il baffetto alla Hitler, che mi sa di poco, e il fatto di aver la barba nera scura e di pelo grosso e ruspante mi rende impossibile l’agognato baffettino sottile alla “diciottenne tedesco della Baviera”, che mi piacerebbe assai.

Adesso, la domanda è, per quanto devo tenere la barba, prima della partenza, così che la mattina di sabato 2 giugno mi possa ràdere lasciando, per l’appunto, solo il baffo, esso sia già bello fòlto e maschio, così che le altre scimmie, vedendomi arrivare, possano legittimamente urlare

“minchia Baffo, muoviti, manchi solo te!”?

Storie.

Thursday 26 April 2007

Dice raccontami una storia.

Che storia?

Non so una storia.

Può essere una storia fantasy?

Sì.

E tu fai un respiro chiudi gli occhi e inventi una storia fantasy, che c’è un paese dove non piove da un anno.

E arriva uno zingaro.
Con un carro chiuso e misterioso.
E dice al sindaco del paese io faccio piovere ma poi il paese mi sarà debitore.
E il sindaco dice ok.
Lo zingaro allora apre il carro ed esce un bimbo, piccolo con i capelli neri e gli occhi grandi, che non dice nulla non guarda nessuno.
Lo zingaro prende un coltello, e fa un taglio a forma di triangolo allungato sul polso del bimbo, che però resta sempre zitto.
E una goccia di sange del bimbo finisce in terra, e lo zingaro disegnaun triangolo allungato intorno al punto in cui è caduta la goccia.
E all’improvviso le nuvole e il vento e la pioggia sul paese, che sono salvi i campi e gli alberi e da mangiare per gli animali.
E il sindaco dice e adesso.
E lo zingaro dice adesso niente, ma verrà il giorno che, e richiude il carro, con dentro il bambino, e se e va.
E passano vent’anni esatti.
E c’è una fiera nel paese, che nel frattempo è diventato grande e ricco, e al centro della piazza c’è un triangolo di marmo, bianco, senza nessuna scritta, dove l’aveva disegnnato sulla terra lo zingaro.
E arriva in paese un uomo vecchio e stanco, a piedi, e chiede di parlare con il sindaco.
Che dice però io ai vecchi straccioni non ci parlo.
E l’uomo sospira e dice di dire al sindaco che…

Era un bell’inizio, se avessi tempo e voglia e tutto il resto, la storia adesso ha mille mila sviluppi e intrighi, che frullano nel mio crapone, uffi, e danno noia.

Vrooooommmmm…

Tuesday 24 April 2007

Vroooooooommmmm, vrooooooooooooommmm, vroom vroom, vrooooooooommmm…

Io e il Pessimo Buby siamo in moto - la sua - e andiamo a giocare a squash.

- Guarda quella! -

- E quella? Guarda guarda! -

- E quella laaàààààà… -

- Nonono questa questa questa questa -

Come a dire, è arrivata l’estate, le donne si sbiòttano, e gli uomini si arrapano, ohi se si arrapano ohi se si arrapano.

- E guarda, guarda quella, che culo! -

- Sì, ma non vedi come se la tira? -

- E allora? -

- E allora, caro il mi pinguino fuori stagione, un bel culo non serve a niente se non lo dai a qualcuno che te lo spinga avanti a colpi di pìnga, o che te lo morda, o che almeno te lo prenda a schiaffi -

- Cazzo, zio, bella lì, quanto c’hai ragggione -

- Eh lo so -.

Global warmin’.

Tuesday 24 April 2007

C’è il riscaldamento globale, c’è.

La siccità.

L’effetto serra, sissì serra serra.

Desertificazione a manetta, polveri sottili, polveri medie e hanno avvistato anche le polveri ciotte.

Fàccaldo ad aprile, pensa ad agosto, poi dimmi come li innaffio i gerani e anche gli agricoltori, dimmi.

E te, cosa fai per tutto questo? Eh? Eh? Eh? Non dirmi che stai lì come un pisquano, e non sai cosa fare, eh?

Nonnò, tranquillo.

Sono pronto, deciso e preparato alla guerra contro il riscaldamento globale.

Per esempio, io, stanotte, ho acceso il condizionatore a 20 gradi, e sono andato in culo a secco al riscaldamento globale, io.

Eh son bei posti.

Friday 20 April 2007

Te, vivi in un posto che il venerdì vuoi una pizza a domicilio - dice perchè vuoi una pizza a domicilio, perchè non ti fai dù spaghi? Perchè no,esticazzi miei no? - e chiami e uno anzi due otre che te hai tre numeri di pizzadomicilio dice

- spiace, ma sono le undici, noi smettiamo alle diecieunquarto -

e tu dici anzi pensi che esiste un posto che te chiami pollo (ma lo pronunci pòio) velòz e lui arriva alle quattro del mattino perchè, tipo per dire eh, ti sei fatto mezza cannetta e ti parte la fame chimica che mangeresti un cinghiale vivo.

Bravo.

Te vivi proprio in un bel posto,te.

cnaewjkncv!!!! (bestemmia).

Friday 20 April 2007

Alòra.

Ieri sera è tardi, si è anche bevuto, stanotte le zanzare malidette mi hanno morso almeno dieci volte su tutto il corpaccione spiaggiato.

Quindi, sveglia malmosta malmosta malmosta davvero.

Ma scendo gàrrulo e peloso, perchè dopo quasi due settimana Ersilio, il màccanico a domicilio, mi ha recapitato sotto casa lo scùter, e quindi finalmente al lavoro in scùter e non con la malidetta scatola di latta.

Mi vesto casco e giubbotto, che la mattino l’aria è fresca.

Accendo lo scùter, cazzo come romba.

Vado? Vado!

Vroooooom, vrooooooooom.
Sput.
Vrom sput vrom.

Sput?

Sput spuut spuuuuut.
Gnè gnè sput gnè.

Morto. Dopo cinquanta malidettissimi metri.
Zitto, morto, defunto, spento, crepato, silente.

Scendo, spigno con veemenza la pedalina per farlo ripartire.
Senza nessun effetto, tranne di sudare come uno scaricatore di balle di fieno e di pezzarmi in modo incivile.

Quindi lo ammmùtto fino a casa, cinquanta metri, ottanta bestemmie, fate voi la media.

Salgo in casa.
L’ascensore è occupato.
Attendo, sudando, carico del casco del giubbotto della borsa della palestra.

Prendo le chiavi dell’auto.
Ri-scendo.
Sgàmbo fino alla màcana.

Carico la borsa.

Mi siedo.
Riscendo dalla màcana, e con inaspettato self control evito di mangiare la multa che mi hanno appioppato.

Risalgo in màcana.

Accenndo il motore.

Il display fa “beeeeeeeep”, che non l’ha mai fatto, e viene fuori un messaggio che non mi ricordo le parole ma il senso è “il motore è rrròtto, vai in officina barbone”.

Mancano 42 giorni, alla partenza per la Tunisia, e mi sa che saranno luuuuuuuuuunghi da passare.

òdio.

Thursday 19 April 2007

Al mattino, entro nel bar e sono malmostoso come uno a cui si ferma lo scùter nel punto in assoluto più lontano possibile da casa, ma ha fretta.

Quindi entro, NON saluto nessuno, appoggio il gomito sul bancone sperando di dare noia a qualcuno che si metta vicino a me.

A me, in compenso, da noia TUTTO.

La ggènte che parlano, la rrrradio che suona musica tamarrra (qualsiasi musica della radio al mattino è tamarra), il rumore delle tazzine del cafffè sbatttacchiate, il suono dell’acqua che il barista fa scorrere da venti minuti inutilmente a vuoto.

Ma tutto questo, sono abituato e sopporto.

Poi capita come stamattina, che sono lì col mio sguardo di odio, il mio gomitino sul bancone, i miei denti digrignanti, le spallucce tirate su ed il collo incassato, che spiàscico due o tre bustine di zucchero con le mani, facendo attenzione che il barista mi veda così si incazza un po’ anche lui che gli faccio buttare tre bustine per niente, che io lo bevo amaro.

Ecco, in tutto questo, mi parte un malessere interno, che dalle recchie arriva dietro alla testa, passa per lo stòmeco e si fferma ai maròni, che è come se me li strignesse Marvin “the marvellous” Hagler, ma senza i guantoni da boxe.

E non capisco come mai.

Non capisco.

Finchè, dopo cinque minuti, l’orrida scimmia detto anche “il barista”, achiaccia un bottone e il tritacaffè smette di fare quell’insopportabile, odioso, intollerabile, malidetto suono graragrrrrrreeeeekkiiiiiccccckkkkiiiiicracracracraacrqakrrreeeeecriiiiiiiiii.

Ecco.

Per dire, anche stamattina, vi odio tutti.

Strawberry (points) fields.

Wednesday 18 April 2007

Oh, il 23 aprile scadono i pùntifragola.

Eccovi lì, con la lingua a penzoloni e lo sguardo bùfalo, che dite “coooooooosa shhhooooooooono i puuuuuunti fraaaaaaaaagoooolaaaaaa?”.

Cari i miei panettoncini spartitraffico, i pùntifragola sono i punti dell’esselunga, quelli che avete accumulato sulla fìdatycard.

Sissì, la fidatycard, quella tesserina verdina che avete nel portafoglio, e che negli ultimi cinque anni avete usato solo per metter giù le righe di bàmba, tossici dìmmerda che vi ho visti, vi.

Ebbene, i pùntifragola scadono, finiti, morti, kaputt, àndersen.

Quindi niente più frullatore omaggio, girello per la nonna incontinente, conversione dei punti in millemiglialitalia (che mò scade anche quella, l’Alitalia, intendo), lettore dvd con modica aggiuntina di 30 euri, addio sympatico pupazzo di Bobovieri a grandezza naturale.

Avete fino a lunedì.

Ma, secondo me, è già finito tutto.

Spiace.

Ah, e vi avviso, vi richiedono indietro la tessera, e la danno all’antidroga, e la fanno annusare ai cani, e vi mettono sotto controllo il telefono, e poi comunque vi arrestano lo stesso, quindi non preoccupatevi.

- 44.

Wednesday 18 April 2007

E’ troppo presto per far partire il conto alla rovescia per il viaggio delle scimmie urlatrici in Tunisia?

Sissì, quello dal titolo “e vediamo se stavolta non ci scappa il morto…”.

Il vicino ricchione.

Tuesday 17 April 2007

Io ho un vicino ricchione.

Non è vicino nel senso della porta accanto, ma datosi che io abito in una tipica casa di ringhiera milanese, il ricchione abita sul mio piano, qualche appartamento in là.

La casa del ricchione si riconosce perchè è piena, la ringhiera la porta le finestrelle, di fiori fiorellini rampicanti e altra robaccia verde.

Lui, il ricchione, è un signore tra i quaranta e i cinquanta, brezzolato, vestito molto elegantemente sempre con colori tipo malva, mattone, terrra di siena, giallo ocra o rosso antico.

Egli vive con un altro signore, chiaramente ricchione pure lui.

Ieri sera, sarà stata mezzanotte, salgo in ascensore col ricchione.

Buongiorno buonasera.

Il ricchione mi guarda e mi fa - eeeeeeeeeeh, ma è stanco eh? -

- In che senso, scusi? -

- No, che lei è stanco, eh? -

- Ma… perchè, cioè, in che senso? -

- Eeeeeeeeeeh, nel senso che è stanco, e lo sa che si vede, nhè? -

Ecco, caro il mio ricchionazzo, ora ti spiego.

A mezzanotte, dopo essere uscito di casa alle sette del mattino, aver corso come il diavolo della Tasmania, aver mangiato piadine di cartonato, dopo aver bevuto mille caffè fetidi di cialde economiche, dopo aver litigato per qualunque boiata, aver ascoltato le cialtronate di qualsiasi cazzone che incrociasse la mia giornata professionale, dopo aver passato la serata a prendere schiaffi nell’allenamento di boxe, dopo aver trascorso un paio d’ore coi miei amici ma senza bere nemmeno un goccio d’alcool perchè sono bravo.

Ecco, sì.

Sono stanco, e probabilmente si vede.

Ma a me, con una bella doccia e un buon sonno, poi passa.

E anche te, che sei ricchione, si vede.

E non c’è doccia che tenga, ricchione resti.

Ein zwei Polizei.

Monday 16 April 2007

Bello anzi bellissimo “le vite degli altri”, oscar come miglior film straniero.

Insomma nell’84 a Berlino Est la STASI (polizia politica) controlla tutto e tutti, e tiene sotto controllo un gruppo di intellettuali che devono convivere con il potere comunista e con la propria coscienza.

Sotto il primo livello, quello di un poliziesco - spionaggio proprio ben fatto, ci sono le vicende umane dei protagonisti, sia dalla parte dei “buoni”, sia da quella dei poliziotti cattivi.

Splendido e commovente il finale.

Morale: uscendo dal cinema, si discute del film, degli attori, la musica, la sceneggiatura etc. etc., ma io taccio.

Mi chiedono “ma a te cosa ha colpito di più?”, e io rispondo “che ve lo sareste meritato, un po’ di comunismo, e poi vediamo”.

Poi chiaramente io sono un becero insensibile e retrogrado, ma questo si sa.

Libri e altra robbaccia.

Friday 13 April 2007

Isola deserta, qual è il libro che, e il disco, e il film, ma no dai uno non fai tre fai dieci sì dieci dai.

Poi che, in realtà, ora come ora io sull’isola deserta, venti ore al giorno a dormire, nelle restanti quattro sesso sissì sesso ohiohi, cibo bòno, bìra & porcherie, ‘na cannetta dai, per rilassarmi, per dire eh.

Che i libri i filmi i dischi stanno là, li guardi, e dici mò, mò proprio mò no, anche perchè…

…perchè cazzo me sò portato ’ste mattonate sull’isola, invece che qualcosa di divertente?

Jueves.

Thursday 12 April 2007

E’ solo giovedì, è solo aprile, è solo le settemmmezza, ma io ho voglia di bere come una scimmia, cazzeggiare come un impiegato delle poste, buttare denaro a fiumi in puttanate inutili e/o nocive e, in generale, di un paio di mesi di vacanza, che me li merito, forse forse no, ma fànculo.

Modern times.

Thursday 12 April 2007

Allora, lo so lo so, la mia màcana è un po’ tamarra di suo, con i cerchi in lega, gli ammortizzatori ribbassati, lo spoilerone, la scrittina in rosso dietro e tutto il resto.

Inoltre, averla lasciata fuori a Milano per due settimane di seguito, e prima la pioggia, poi il sole, poi la polvere, poi quel gran cornuto moriisse domani che mi ha rigato il paraurti, insomma non si presenta benissimo, lo so lo so.

E ieri notte verso mezzanotte e oltre, tornando a casa, c’è uno con un bmw 320i, stèscion, che occupa tre corsie in una volta sola.

Prima lo sfanàlo, poi lo suono, poi lo vado sotto sotto dietro, insomma faccio tutto quello che una persona seria, sensata e misurata quel sono deve fare in un’occasione simile.

Quello, anch’egli persona sensata e di mondo, giustamente mi saluto con il segno internazionale della pace (dito medio alzato) mostrato fuori dal finestrino.

Finalmente, un semàfero rosso, quindi lui si ferma, io lo affianco.

Immediatamente si tirano giù i finestrini, e io lo saluto alla maniera dei Sioux, come faccio di solito in questi frangenti (per chi non lo sapesse, i Sioux normalmente si dimostrano il reciproco rispetto dimostrandosi sempre moooolto informati sulle attiività dei parenti dell’altro, con particolare riguardo per le femmine della famiglia, di cui è segno di rispetto conoscere a fondo gli aspetti delle rispettive attività professionali).

Lui mi risponde, ma invece di ricambiare la cortesia facendomi sapere su mia mamma cose che ignoro, mi urla:

- barbone dìmmerda morto di fame, non vedi con che macchina del cazzo sei in giro, fai schifo non conti un cazzo morto di fame! -

Ecco, questa è la città, la gente che avete intorno, dove uno con una bmw 320i, stèscion, si sente più importante di voi, che probabilmente non spendete per la macchina i soldi che ci spende lui.

Bravi, bravi, ve lo meritate, vèlo.

Bei posti.

Tuesday 10 April 2007

- Buongiorno, mò benvenuuuti… siam pronti per ordinare? -

- Sì, un secondo, aspettiamo che lei torni dalla toilette e poi decidiamo -

- Faccia ben come vuole, mò guardi che qui abbiam solo tigelle e crescentine… non è che deve scegliere poi molto… -

- E da bere? -

- Oh vemò, da bere di mosso abbiam del lambrusco bello fresco, di fermo del sangiovese -

- Di che cantina? -

- In che senso, scusi? No, dico, son in caraffa, della casa, li facciamo noiàlter, son buoni, stia mò tranquillo… -

Arrivano tigelle, screscentine, prosciutto, salame, mortadella, quella roba della testina che non so come si chiami, stracchino, formaggio stagionato, sottaceti vari, vino, acqua, birrra, caffè.

- Mi porta il conto? -

Arriva il conto.
Pago io. No io.
Tu hai pagato ieri.
No avevamo detto che.
No hai perso la scommessa.
No ma tu hai pagato prima.
No ma tu.

Vabbè, facciamo a metà.

Quant’è?

Trentasei euri?
Trentasei a testa! Ma è pochissimo! Vedi che basta uscire da Milano che…

No, trentasei euri in tutto, a testa, sono diciotto.

Diciotto?
Diciotto.

Diciotto.
Come due sbagliati, e una birra piccola, all’aperitivo, che una media, già devi metterci soldi in più.

Voi, vivete proprio in un bel posto.

Homer.

Tuesday 10 April 2007

C’hai presente quando Homer Simpson si mette a mangiare, che piega all’indietro la testa, spalanca la bocca verso l’alto e a due mani ci butta dentro qualsiasi genere di cibo, facendo “glaglagagalagalaglà”?

Ecco, io mi sento come se avessi fatto così per tre giorni consecutivi, e non è detto che non sia accaduto.

Chinotto San Pellegrino.

Friday 6 April 2007

- Allora vai a Bologna per Pasqua? -

- Essì -

- Mha guarda, di tutte le gite stupide che hai fatto in questi mesi, questa è quella che capisco meno -

- In che senso? -

- Cioè, già Bologna è un posto del cazzo che non mi ispira per una bella sega, poi mi confermi che ci vai con la ddònna? -

- Confermo -

- Ecco. E perciò non potrai nemmeno gustare il prodotto tipico locale -

- Che sarebbe, scusa l’ignoranza? -

- Il famoso doppio chinotto con risucchio alla bolognese! -

- Ah! E… fammi capire… quando tu parli di “chinotto con risucchio”… non ti stai riferendo ad una bibita autarchica contenuta in una lattina con un difetto di costruzione, vero? -

- Ennò -.

Stasera.

Wednesday 4 April 2007

Diventerà normale.
Diventerà diverso.
Diventerà meno, anzi no, però meno.

Io non lo so per certo, ma non mi fido ad alzarmi col megafono e gridare “no! èbbuggia”, perchè sono troppo vecchio ed esperto e saputo e gonfio di me, e non lo posso giurare che tra uno dieci cento anni potrò gridare “hai visto? l’avevo detto! no! èbbuggia!”, a chi mi diceva vedrai, diventerà, cambierà.

Ddiventerà rispetto, affetto, assenza e presenza in parti uguali, meno letto.

Diventerà meno risate, meno carezze sulla schiena dopo l’amore, meno annusarti mentre ti addormenti per addormentarmi con il tuo odore addosso, diventerà meno l’amore come con te mai, diventerà la voglia di momenti da soli di silenzi e di altro.

Non lo so, posso dirti non ci credo, ma non guardo più in là di domani, cioè, magari no e lo sai lo sai, ma certe cose non si possono dire men che meno scrivere, ma lo sai.

La verità è che sì, diventerà qualcosa, e questo, è il suo miracolo, che tutti e due cerchiamo e aspettiamo e vogliamo, che diventi.

Troppe parole, per farti sapere che ho rimesso a posto il piumone, tirato su e con gli angoli messi bene, e adesso vado a letto, ma dalla tua parte non faccio casino con il piumone, perchè come ogni sera che non sei qua, ci spero fino al mattino che all’improvviso, piano piano per non svegliarmi, tu arrivi di notte “mi mancavi” “tu dippiù”.

Business.

Wednesday 4 April 2007

- Buongiorno avvocato -

- Buongiorno -

- Sono il Geometro Gasometri, il nuovo amminstratore del condominio. Andiamo a vedere se l’appartamento che avete qui è quello da cui vien dentro l’acqua al vicino -

- Prego venghi -

- Vengo -

- Guardi sposti qui guardi là controlli su ramazzi in fondo, vede che non c’è nessuna perdita -

- No nessuna. Bene. A proposito, ‘vocato, bello questo monolocale soppalcato che avete qui. Lo fittate? -

- Certo! Anzi, stiamo giusto cercando qualcuno da fittarglielo! Lei com’è messo? C’ha ggènte? C’ha ggiro? C’ha robba? -

- Guardi, ‘vocato, se lei vuole io c’ho dei clienti perfetti. Pagano, tutto regolare fattturato, vicini perfetti, non sporcano, affidabilissimi… pensi che io ci fitto sette appartamenti miei! -

- Bene! Brào! E… sono interessati? -

- Sicuuuuuuro! Solo cheee… cioè… a lei non ci sono problemi… che insomma sono dei brasiliani, dei travesta, dei culattoni insomma, magari dei trans… ma in regola col permesso, eh… poi contratti regolari, pagano… e se vuole, ci mette dentro uno sconto e c’ha anche dei servizi particolari… non so se mi spiego… io faccio così… ci chiedo duecento euri in meno, e c’ho una specie di accordo… ci interessa, ‘vocato? -

- …mavacagà, culattùn! Per chi mi hai preso? Brùt pervertì! -

- Scusi, ‘vocato… come non detto… si faceva per dire… -

- Ecco, bravo, fai per dire, fai… Maaaaaa… invece che i trans… donnine normali… non ne ha? -.

Signò.

Tuesday 3 April 2007

- Signorì, tenete gli abbaglianti accesi -

Sguardo perso, dietro gli occhiali con la montatura da pornosegretaria.
Ha sentito, certo, perchè ha abbassato il finestrino quando le ho fatto cenno “giuggiù” con la manina, e poi ha guardato le mie labbra mentre parlavo.

Quindi, ha sentito o, anche se fosse sordomutola, avrebbe inteso.

Ma, nulla. Sguardo, perso.

- Signorina, dicevo, ha gli abbaglianti accesi che, anche se sono le undici di mattina, danno noia nello specchietto - specie se lei mi sta ATTACCATA AL CULO COME UN TARZANELLO ma questo non glielo dico in quanto personcina galante ed notoriamente cortese.

- Singorina, si concentri e mi segua nel ragionamento… aaaaa… aaaabbaaaaaa… …aaaabbbaaaaaagliaaaaaa… ab - ba - gliaaaaaaa… nti!!!!! Brava! Fa di sì con la testa! Brava! Ha capito! Quindi… quindi… -

Quindi, sguardo sempre perso.

- …difficile eh…? Quindi li sp… li sp… forza! Li spe… li speng… -

- Mi scusi, non sono di qui, non la posso aiutare -

E sorride, felice, nè innocente nè colpevole, spersa, dietro ai suoi occhiali, con la montatura da pornosegretaria, mette la prima e parte, fiera dei suoi abbaglianti ed non udendo il meritato “PUTTANA!” che le dedica, con affetto, il ciclista che lei non ha nemmeno rpeso in considerazione, e che è finito sullo spartitraffico per non essere arrotato.

Corri ragazzo laggiù (pàppara) II.

Monday 2 April 2007

Dice, scuotendo la chiorba inutilmente grossa che una natura ìscherzosa gli ha donato:

- Oh ma cioè ‘zzo è “pàppara”? Cioè, nel tzènzo, “corri ragazzo laggiù” ci sta, perchè la Stramilano ti porta fino in zone di Milano che stanno, appunto, “laggiù”… ma il “pàppara”? Che ‘zzo è il “pàppara”? -

E io sto quasi per dirglielo, anzi farglielo, il “Corri, ragazzo, laggiù, vola tra lampi di blu, corri in aiuto di tutta la gente, dell’umanitàaaaaaaaa!”, con l’immancabile “pàppara!” tra i primi due versi.

Sto quasi per dire “quando parte la sigla lui è in moto poi zòmpa molla la moto in volo la moto si sfascia” (a proposito… ma la moto??? Che fine faceva????), stavo per dirglielo, giuro, ma poi ho detto solo

- sì e c’hai raggione laggiù è la periferia che si correva anche laggiù, bella zio, poi il pàppara era la fanfara dei bersaglieri che suonava alla partenza… -

E lui ha sorriso, contento eh?, del suo chiorbone inutilmente vasto e sebaceo.

*
That’s 4U my frènz…

(Corri, ragazzo, laggiù,
vola tra lampi di blu,
corri in aiuto di tutta la gente,
dell’umanità!
Corri e va
per la terra,
vola e va
tra le stelle,
tuuu che puoi
diventare Jee-e-eg!
Jeeg va,
cuore e acciaio,
Jeeg va,
cuore e acciaio,
cuore di un ragazzo che
senza paura sempre lotterà!

Se dalla terra nascerà
la forza che ci attaccherà,
noi restiamo tutti con te,
perche’ tuuu, tu sei Jeeg!

Quando il domani verrà,
il tuo domani sarà;
con i tuoi poteri tu salvi il futuro
dell’umanità!
Corri e va
per la terra,
vola e va
tra le stelle,
tuuu che puoi
diventare Jee-e-eg!
Jeeg va, cuore e acciaio
Jeeg va, cuore e acciaio
cuore di un ragazzo che
senza paura sempre lotterà!

Se dal passato arriverà
una nemica civiltà,
noi restiamo tutti con te,
perche’ tuuu, tu sei Jeeg!
Yeeee!).

Corri ragazzo laggiù (pàppara)

Monday 2 April 2007

A spanne avevo detto un’oraezeroquattro.

Poi, l’ipod mi ha detto un’ora unminuto e quaranta netti.

Bel tempo, per dodici chilometri di stramilano, a sgomitare tra vecchi secchi secchi che volavano come kenoiti e giovanotti sovrappeso che sudavano e sbuffavano nelle magliette con scritto “esercito italiano” (ma non dovrebbe essere il contrario? Cioè, i vecchi panciuti che arrancano col respiro mòzzo, e atletici giovinotti che viaggiano a cent’allora fieri nelle loro magliette “esercito italiano”?).

Adesso, si cerca di preparare una mezza, per giugno magari, che 21 kilometri sono n’altra robba.

In conclusione, non posso che condividere quanto sentito da un concorrente che mi stava accanto il quale, con spiccati accento bergamasco, a tre chilometri dalla fine, ha detto al suo amico che correva con lui “pòta, xè pièn de gènte… ma una fìà, manco a dàrghe dòsento euri!”.