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Hippo blog » 2007 » January

Archivio di January 2007

Màcana.

Wednesday 31 January 2007

E’ un messaggio che non puoi ignorare.

Quando vedi due terroni, ma di quelli brutti, eh che litigheno in mezzo alla strada per questioni di viabilità, “futili motivi”, come direbbe il telegiornale.

E uno dei due - il più brutto, il più ignorante, il più grasso, il più unto, il più sicuramente pregggiudicato, il più butterato, il più terrone insomma - ecco lui scende da una màcana uguala uguala, ma proprio uguala eh, alla tua, colore, modello, cerchioni ribbassati, spoilerino, scritte rosse sul dietro.

Ecco, questo, è un segnale che non puoi trascurare, che ti dice bella zio, forse è ora che cominci a pensare di cambiare la màcana.

Vedo innumeri come sabbia.

Wednesday 31 January 2007

Itunes è divertente.

Perchè mescola la tua musica, che è una roba che parla di te, in un modo che tu, consapevolmente, non faresti mai.

Ecco, ieri, per esempio, la libreria di itunes mette in ordine alfabetico gli artisti, e i gruppi che c’hannno il nome che comincia con un numero sono i primi.

Quindi i primi a comparire sono i 99 posse, seguiti dai 270 bis.

E l’ultima canzone dei 99 posse, intitolata “o’ documento”, recita

me ne passo p’oo cazzo della DIGOS,
te lo vojo dicere, te lo vojo cantà

e la prima canzone del 270 bis, che è subito dopo, si intitola “guardia”, e recita

Guardia, guardia
Guardati alle spalle!
Un tempo far la guardia e far la spia
era un bel sintomo d’infamità

Bello vedere come nella mia musica, estrema sinistra ed estrema destra siano unite nell’odio contro la polizia, che io ricordo il mio anno da sbirro con tanta nostalgia…

En - joy (o re - joy, è istèss…).

Tuesday 30 January 2007

Allora, c’è una città in giro per il mondo, nella quale il nostro eroe ed alcuni amici hanno trascorso, in un passato non troppo recente, una serie di “nottatacce”.

Diconsi “nottatacce” quelle nottate nelle quali, presa coscienza del fatto che sei in un posto in cui non ti conosce nessuno, non hai obblighi di nessun tipo, nessuno si aspetta da te la seppur minima coerenza, decenza, creanza, rispetto o educazione, spegni il cervello e lasci che la baracca sia gestita in totale autonomia dal corpo, gretto e materiale e scimmiesco.

Il suddetto corpo gretto materiale e scimmiesco, quindi, dapprima soddisfa i bisogni primari - mangiare e bere in quantità abnormi - per proseguire poi con il sesso - e quello, in certe condizioni, solo a pagamento sta - per proseguire con sostanze psicotrope che insomma anche labbestia deve essere un po’ tenuta a bada, per finire poi con un minimo di anima, quella che quando vedi l’alba che sorge tra i palazzi del quartiere e ti fa dire “minchia questa è l’ultima davvero l’ultima volta, moriste qui tutti, col cazzo che mi rivedete”.

Tra le altre cose, ricordo nella nebbia che l’estrema rilassatezza e consapevolezza dell’inuntilità di fare le cose di fretta, aveva portato a fare amicizia con il pusher, tale Joy, sudamericano elegante e simpatico.

Quindi, invece di un cazzo di smazzo stile parchetto da regazzini, il buon Joy veniva in albergo, saliva, magari portava anche una birra o una bozza di vino, si sedeva, e come stai e come stai te, e la famiglia, e il lavoro, ti faccio vedere la foto della mia donna ti mostro la foto della mia, bella lì bella zio.

Poi, dopo una mezz’orata di chiacchiere, il ragazzo tirava fuori il suo, diceva eh costa così, e tu dicevi èpperò, dammene un tòcco va, ciao ciao bella lì tatt’buon’ vaffanculo.

E’ passato, quel passato.

Però il mio amico Ponchia, uno che in quegli anni c’era ohi se c’era ohi se c’era, mi inoltra oggi una mail del buon vecchio Joy, che dice “ciao ai ragazzi che è tanto tempo che non venite qui, fatemi sapere quando passate, ho dei bellissimi ricordi di voi, quando venite mandatemi una mail”.

Cazzo, siamo talmente simpatici che, a distanza di anni, i pusher sentono ancora la nostra mancanza…

Pronti soccorsi.

Tuesday 30 January 2007

Domenica aspettavo il fato - e l’ammòre, sia chiaro - nella sala d’attesa di un pronto soccorso di montagna, dove c’erano ggènte varia e articolata, anzi, disarticolata, che gemevano su lettini, sedie a rotelle, barelle, padelle (sorella, la padella!).

E mentre aspettavo, mi sono ricordato di quella volta, in un pronto soccorso all’Abetone, mentre con tre amici aspettavamo che ci dicessero se il quarto si era davvero rotto qualcosa, o - come sospettavamo - era solo un emerito piagnone.

Si era lì, e a un certo punto l’infermiera accompagna dentro una bimbetta bellissima, che avrà avuto nove - dieci anni, bionda, con gli occhioni blu e la sua tutina da sci e gli scarponi ancora ai piedi, e le dice “ora aspetta qui, che noi vediamo cos’ha la tua mamma”.

E subito entra una barella spinta da un infermiere, con sopra una signora, con il collare per il collo e un paio di arti steccati, che mormora alla piccola “ciao amore, aspetta che ora la mamma arriva subito”.

La bimba si siede su una sedia, le gambine che non toccano nemmeno terra, lo sguardo sperso.

Noi - picciùina, si è fatta male la tua mamma? -

Lei - …eh sì… -

Noi - picciùina, ma è caduta mentre sciava la tua mamma? -

- …no …’un è ‘aduta… - (la picciuina era toscana)

- no? E allora come ha fatto a farsi così male? -

- …si sciava… -

- e? -

- …la mamma la andava di molto forte… -

- e? -

- …e a un certo punto la mamma l’è sparita… -

- come è sparita??? -

- …eh sì, l’è sparita nel bosco… -

- e come ha fatto a farsi male? -

- …eh ‘un era mica sparita apposta… la mamma l’ha preso un albero… -

Sguardo del gruppo, sorriso, indicando la porta con su scritto “sala gessi”

- picciùina, mettiti pure comoda, e slaccia gli scarponi, che la mamma non esce proprio subito subito, da là dentro… -.

Politically correct II.

Sunday 28 January 2007

Vi fregano, ve lo dico io.

Chi?

I commmunisti, loro, vi fregano, ma vi hanno convinto che invece è giusto così.

Hanno fatto una legge che dice che è reato negare l’olocausto, dire robe contro gli ebrei, i negri, i rocchi, gli svizzeri, quelli che credono in un dio che vive sulla tangenziale e va in giro regalando buste da mezzo grammo di coca, cioè è reato il revisionismo, i razzismo e una serie di altri -ismi simili.

E voi, cialtroni commmunisti o imbesuiti dai commmunisti, tutti a fare “sissì” con il crapone gonfio di quello che credete giusto sdegno ddemogratigo.

E invece, no.

Sbagliate, sbagliate, vi fregano,sbagliate.

Perchè, nel mondo civile, nel mondo libero, nel mondo non commmunista, tu, sì tu proprio tu, puoi pensare quel cazzo che ti pare.

Di più, esagero, nei paesi civili e democratici, quelli veri, tu puoi pensare quello che vuoi e - mirabile dictu - puoi anche dirlo.

A voce alta.

E tutto ma tutti tutti, possono pensare davvero che quello che tu pensi e dici è sbagliato, abominevole, folle, vergognoso e che fa schifo e fai schifo pure te.

Ma pensare, avere un’opinione, ed esprimerla, per quanto faccia schifo, èlecito, è giusto, è… cazzo, ragazzi, non mi viene nessuna altra parola, è democratico.

Perchè se pensi, se credi, se parli, lo puoi dire, perchè questo, mi hanno insegnato a scuola, è libbbertà… nei paesi dddemogratigi.

Luoghi (kin’of a poem).

Thursday 25 January 2007

Io sono qui, fingere di spostar carte invece tocca lavorare, di sera, pioggia fredda e neve.

Lei è là, con quello, che dicono e parlano.

Gli altri sono usciti, hanno lavorato meno o meglio, non so, fatto sta che qui ci sono solo io.

L’altro è a casa, con i figli e la wii, che gli ho regalato io.

Quei due sono a Madrid, dice che forse nevica anche là, lo so lo so, rispondo io, che là nevica, anche in primavera, lei non capisce, io sorrido, un’altra vita antica.

Uno è a bere una birra.

Uno a litigare con la donna.

Uno nel traffico, uno nella vasca, una chissà dove, una da anni chissà dove.

Uno a ‘briacarsi e suonare campanelli a caso, per sentirsi regazzini.

Io qui, che l’opzione di put è esercitabile solo qualora la parte promittente venditrice, ma io ma io ma qui, mentre fuori piove un mondo freddo, Charlie Haden with Chet Baker, Enrico Pieranunzi & Billy Higgins, e basta poco, basta schiacciare quel tasto lì del telecomando, mettere il volume a 30, e ‘fanculo a tutti gli altri posti, qui è un luogo caldo e morbido, dove aspettare che il piccolo gnomo dei contratti esca dalle piastrelle e finisca il lavoro per me.

85.

Thursday 25 January 2007

Nevica su Milano, a fiocchi grossi e gonfi di traverso nel vento.

Io me la ricordo, la nevicata dell’85, le scuole chiuse, i mucchi - ma mucchi veri, oh, alti un paio di metri - lungo i bordi delle strade, la macchina di papà che non usciva dal garage, e per due giorni quasi interi in casa, che non c’era verso, non si poteva andare da nessuna parte, non c’erano le strade.

Adesso, fuori, ha già smesso e pioviggina roba molle.

Kyoto.

Thursday 25 January 2007

- Eh il clima xè drìo a cambiàr -

- davvero -

- per esempio, quest’inverno che no xè frédo, sènsa piòva e sènsa neve -

- òddio, per quanto, se devo essere sincero, a me che non faccia freddo piace -

- vero. E poi, a pensàrghe bèn, noi i giasài (ghiacciai) li gavèmo visti, e se adès i se siòje no xè sta gran perdita -.

Helpfull people.

Wednesday 24 January 2007

Che noia.
Che noia!
Che noianoianoia!!
CHENNOIAAAAAAAA!!!!

Uff chènnoia essere qui alle ottemmezza del mattino, sulla Milano - Como, in un serpentone di auto che procede uniformemente a cent’allora, tutti insieme, macchinoni, utilitarie, pande e cami…

…nemmeno una distrazione…

…un modo per passare il tempo…

…uff…

…mmmm…

…aaaaaspettaaaaa… …forse… …no… …mmmm… forse… srebbe troppo bello… ’spetta ’spetta… …senza fretta sennò scappa…

SI’!

Cazzo! Sississì! E’ davvero lui! Evviva!

E’ un signor esemplare di “Terronis Sfanalatoris”, della sottocategoria “Automobilis ribassata sine lumen destrus funzionans”… bellissimo, e sempre più raro sulle nostre autostrade…

Ora, per chi non lo sapesse, il Terronis Sfanalatoris è l’ideale, per chiunque sia in auto nel traffico scorrevole ma lento, e voglia passare un po’ di tempo in allegria.
Basta infatti mettere in atto il seguente comportamento, senza mai far capire che lo si fa apposta:

1) rallentare all’improvviso, SENZA FRENARE, cosicchè il Terronis Sfanalatoris si trovi soooootto soooootto il culo della vostra auto;

2) tenendo pigiato l’acceleratore, toccare il freno insistentemente, cosicchè la vostra auto proseguirà mantenendo la velocità ma il Terronis Sfanalatoris dovrà inchiodare per paura di entrarvi nel baule;

3) riaccelerare, facendo insorgere nel Terronis Sfanalatoris - per la prima volta - il sospetto che “mìnghia l’affattto àpposta”.

A questo punto, le varianti sono tutte a vostra disposizione, e segnalo solo a titolo di esempio:

lasciare spazio davanti a voi così da ingolosire il Terronis, che proverà a passarvi sulla destra ma voi, veloci come un furetto, ridurrete la distanza impedendogli di entrare, rallentando poi di nuovo a cazzo, impedendogli così anche di tornare sulla corsia di sorpasso;

accendere il faro posteriore antinebbia a caso, tipo dieci secondi ogni minuto, senza motivo apparente;

buttare dal finestrino un pacchetto di sigarette o una monnezza qualsiasi, che lanciata in aria verso l’alto prende la scia e - se avete culo - casca proprio sul parabrezza del Terronis.

Il tutto, inevitabilmente, finisce con il segno internazionale della pace (dito medio alzato) e insulti gridati a cent’allora tra finestrini aperti.

Io, stamane, ho avuto questa fortuna, e in men che non si dica e quasi senza accorgermene, ero all’uscita di Como, e quasi quasi rimpiangevo di essere già arrivato.

Primave - ehe - eeeeera… II..

Tuesday 23 January 2007

Ora ha smesso.

Malgrado tutto ciò, c’ho ancora il cazzo duro duro e di traverso, come se fosse maggio con il sole caldo e le donne svestite, come se ci fosse da far bene, come se non fosse il mio.

Primave - ehe - eeeeera…

Tuesday 23 January 2007

Minchia piove, acqua di quella bagnata ed umida e pesa che nello scùter entra anche sotto la coperta della Tucano taroccata che ho preso per risparmiare, e si infila lenta e gelida fin nelle scarpe, con gli schizzi delle auto che si alzano ai semafori e gli impiegati depressi nelle loro macchinette.

Malgrado tutto ciò, c’ho il cazzo duro duro e di traverso, stamattina, come se fosse maggio con il sole caldo e le donne svestite, come se ci fosse da far bene, come se non fosse il mio.

Pèlicula italiàna…

Monday 22 January 2007

A Madrid, per il fine settimana, festa dei sessant’anni di mammà.

Oltre a figli ed ai nipoti, alcune amiche, più o meno coetanee di mammà.

Le amiche sono parcheggiate in albergo, vicino casa.
Naturalmente il daddy ha pagato l’albrgo per le amiche, poi oguno si paga gli extra.

L’Antonella è una bella sciùra milanese sui sessantacinque, elegante e raffinata, e la sua amica Mirella è una coetanea di Torino.

Ieri mattina le due vanno a paggare gli extra: L’Antonella non ha nemmeno aperto il frigo bar (”sai com’è, apri per prendere una bottiglia d’acqua e finisce che ti esalti e ti fai tre whisky”), quindi è tranquilla.

concierge: - bièn, senora, tioenes que pagàr 12 euros de extras -

Antonella - dodici euros? Perchè? -

- Por la pelìcula, senora -

- Pellicola? Che pellicola? -

Mirella - la pellicola! Infatti stamattina alla colazione hai preso la frutta che era coperta dalla pellicola trasparente, sarà che qui ti fanno pagare quella! -

Sguardo pietoso dell’Antonella e del concierge rivolto alla Mirella.

- No, senora, la pelìcula, il film de la pay -tv -

- Ma io non ho visto nessun film della pay… aspetta un minuto… ora che ci penso… stanotte ero senza occhiali, e per accendere la televisione ho smantrugnato a caso sul telecomando… e a un certo punto poi mi sono messa a cercare un canale per addormenttarmi… e sono capitata su un canale dove c’era della gente che FACEVA DELLE ROBE MAI VISTE! Oh, io sono una donna di mondo, non mi scandalizzo mica, ma quelli facevano delle robe PAZZESCHE! In due, in tre, in quattro… e GRIDAVANO! Urlavano come pazzi! -

- Eso es, senora, el film de la pay tv -

- Ma io non ho fatto apposta! Gliel’ho detto! -

Sguardo distratto del concierge, che sospira a dice, in italiano

- Senora, dìccono tuti cossì… -

Gente che ne sanno.

Thursday 18 January 2007

L’impiegato della banca, che il discorso scivola su Madrid, e la Spagna in generale.

- che poi io in Spagna ci sono stato, e mi sono trovato malissimo, non mi sono piaciuti nè la gente, nè lo stile di vita, nè il cibo -

Ecco, bravo.

Uno di meno, uno di più che se ne sta bello comodo e ampio a Bresso, che lì sì, che è bello.

Ma malgrado te, malidetto orrido essere inutile, gonfio di cibo malcotto e birre pese, malgrado te insipido bancario palliduccio, malgrado te che almeno scappassi con la cassa della banca almeno dicessi “vado in malattia per due giorni” e invece poi scoprono che gli hai inculato sei milioni di euri truccando i computer, e te ne stai in Giamaica seduto sopra un mucchio di ganja alto come i covoni di fieno delle nostre campagne, mentre aspetti che dalla Colombia lo zio di Pablo El Magico Escobar ti recapiti quei trenta chili di pura che gli hai ordinato per la festa di dopodomani, ma invece forse no, domani sera che è sabato c’è Carlo Conti su raidue.

Malgrado te, io domani mattina alle otto, poi alle dieci si attera a Madrid, sì la gente sì lo stile di vita sì il cibo, che non ti hanno convinto, me li ripasso ben ben ben bene, che così quando torno e ti dico

- stronzo -

lo faccio a ragion veduta.

Italian pie.

Thursday 18 January 2007

Senza nomi, che non è elegante, anzi chiamiamolo Bìgolo, come l’ottavo nano.

Insomma ieri mattina Bìgolo, professionista milanese di belle speranze tra i trentacinque ed i quaranta, si sveglia nella sua casa, si lava ben bene dentro e fuori, si sbarba, si pettina.

Nota con un mai sopito orgoglio che, malgrado l’età che avanza, l’erezione mattutina c’è stata imperiosa come sempre, e si è ora ridotta ad un dignitoso imbarzottimento della fava.

Si veste, mettendo calzini e boxer.

In particolare, i boxer sono di quelli “nonno style”, con un ampia apertura sul davanti, senza nemmeno un bottone a tenere chiusa la porta della cassaforte che custodisce i gioielli di famiglia.

Bìgolo si mette una camicia, poi infila i pantaloni frescolana da ufficio, li tira su, chiude i bottoni.

Mentre pensa a quale cravatta mettere, afferra la cerniera dei pantaloni e tira su…

in quell’attimo, però, la fava ancora barzotta, sarà per un movimento repentino del nostro eroe, sarà perchè i boxer non garantivano sufficiente stabilità, la fava dicevo sguscia fuori dai boxer e

TRA’!

resta presa dentro alla cerniera un’abbondante porzione della suddetta fava.

La storia racconta come è andata a finire, pronto soccorso, sangue sparso per tutta la casa, medicazioni dolorose e intime, vita sessuale prossima ventura un po’ incasinata.

Ma a noi resta quest’immagine, non vista ma certamente immaginata con dovizia di particolari.

Bìgolo che si accascia sulla schiena, le mani strette all’inguine, due dita due che delicatamente tentano di tirare giù la cerniera, lo spavento quando vede il primo sangue, e, soprattutto la sfilza interminabile, continua e apocalittica di bestemmie che ha certamente accompagnato il tutto.

EPILOGO (laddove Federico è un nostro amico nonchè medico).

Tarda mattinata.

Manovale e Gentiluomo chiama Bìgolo al cellulare.

- dove sei? -

- in autostrada, sto venendo verso L. -

- bene! Ci vediamo? -

- No, devo andare da Fecerico a fargli vedere il cazzo -

- … -

- Oh! Ci sei? -

- tuuuuut tuuuuut tuuuuuut -.

Attualità.

Wednesday 17 January 2007

Ecco, oggi sui giornali ci sono due notizie, che vorrei commentare, ma davvero non so scegliere…

notizia a:
l’attrice Monica Bellucci a Vanity Fair: “Anche le donne fanno sesso solo per piacere”;

notizia b:
Henry Winkler protagonista mito di Happy Days intervistato da Chi: Fonzie attacca Nanni Moretti.

Davvero… cioè… anche le donne scopano perchè gli piace… MADDAI!
MANNO’! Cazzo, allora c’è un mucchio di donne che mi deve restituire dai 50 ai 500 euri, a seconda delle tariffe…

Fonzie che da del coglione a Nanni Moretti… davvero, non so se mi dia più gioia l’idea di Fonzie che sputa ptù! Nanni Moretti (”you fuckin’ comunist!”), o se mi faccia più tristezza l’idea che uno come Fonzie sappia dell’esistenza di Nanni Moretti (”you fuckin’ comunist!”)…

Proud to be Italian.

Wednesday 17 January 2007

Sull’eurostar Milano - Torino, stamattina.

Che l’Eurostar esce dalla Centrale e va piaaaaaaaaano, ma piaaaaaaaaaaaano, per almeno venti minuti, che le vecchie col girello e gli zoppi in riabilitazione ti sorpassano senza nemmeno il fiatone.

Poi il cassone sbuffa, clànga, cricca, e finalmente prende - credo - la discesa, perchè accelera.

Oddio, non è che parta via come Ben Johnson ai tempi degli steroidi, però va.

Dopo un po’ che’l va, te ti assopisci, e dici vabbè me la dormo mezzz’oretta, così quando arrivi in tribunale a Torino sono ben bene incazzato e malmostoso per aver dormito male e scomodo, così maltratto chiunque incontri e insomma do una bella immagine di me e della professione in generale.

Ma dopo pochi minuti di sonnicchio, eccco l’altoparlante gracchiare - sì gracchiare perchè credo che una legge imponga alle FS di utilizzare solo altoparlanti prelevati dai mangianastri degli ani ‘60 - e dice:

dlindlòn

“siamo lieti di comunicare ai signori viaggiatori che abbiamo raggiunto la velocità di 300 all’ora”

dlindlòn

Ooooooohhhh… i signori viaggiatori si svegliano, si congratulano con se stessi per aver scelto di viaggiare con le FS, che figata, e guardano fuori per vedere il mondo a trecento all’ora…

…mmmmmmmmuccccccccccaaaa….

…aaaaaaaaalbeeeroooooooo…

…sssssssssstazioneeeeeeee…

ebbè, a trecent’allora, vuoi mettere.

Poi però ti metti a pensare, improba fatica che meriterebbe migliore utilizzo, e ti domandi:

ma se qui da noi fanno l’annuncio perchè un cazzo di treno arriva a trecent’allora, in Giappone, quando il treno che viaggia sospeso su un cuscinetto elettromagnetico raggiunge nel silenzio più assoluto i cinquecento all’ora, minimo minimo ci si tira una pippa comune celebrativa…

Con parole tue.

Tuesday 16 January 2007

Allora, il mio non è razzismo, cioè forse sì ma non nel senso etnico del termine, ma forse un po’ sul piano culturale, perpecisco una differenza di fondo tra me ed il lattoniere medio.

E probabilmente anche il lattoniere medio la percepisce, così che quando ha la possibilità di farmi sentire un emerito ‘mbecille e, già che c’è, di tirarmi anche una sonora inculata, bhe non se la lascia scappare.

Per esempio, il lavorante vice sostituto al carrello del gommista.

“Vedi”

già che mi dai del tu, minchia c’hai vent’anni portati male, io potrei essere àttuo zio, e vabbè

“vedi qui com’è manngiata la gomma?”

no, cioè, vedo che la gomma è sporca, e quindi evito di toccarla con le mani, poi bho sarà consumata ma non so

“quesi segni sono gli indicatori, vedi che sono al limite?”

no, vedo dei pezzi di gomma messi di traverso, che intersecano altri segni sulla gomma messi de sbiès, ma non ci capisco una sega

“e le gomme dietro, le hai mai invertite?”

bho chennesò chissà non mi ricordo cosa ho mangiato ieri sera, pensa te se mi ricordo se due anni fa ho invertito le gomme “mha ho fatto il tagliando…”

“eh ma sai, il tagliando…” e squote la testa.

Cazzo scuoti?!?! Hai qualcosa contro il tagliando? Parla! Esprimiti! Formula un giudizio, apriamo un dibattito, nominiamo un arbitro e chiediamogli di emettere un lodo!

“poi te c’hai questa sfiga”

ma va?!?! Davvero? Non so, eh, ma all’improvviso provo quella curiosa sensazione di freschetto che - mi dicono - si senta quando ti spalmano con cura di vasèlla la cavità anale, prima di stampartelo con crudezza nel cacamerende…

“la sfiga è che malgrado la tua auto faccia i 180 in discesa a spinta e solo il pomeriggio della prima decade di maggio, sul libbbrettto sta scritto vedi YZR 187 WW PUPP SUCTML NGUL 3 VLTE ASSRT, che come ben sai”

(tua sorella trioa…)

“come ben sai vuol dire che puoi metter sotto solo le gomme o di un porsche turbo 4, o di un autoarticolato Scania a otto assi”

quindi…?

“quindi guarda con un bel 40% di sconto per fidelizzare il clliente”

che è come dire vedrai che brucia un po’ all’inizio ma poi se ci ripensi ti è anche piaciuto e magari torni a farti rigovernare lo stronzoliere

“sono un bel 1.100 iuri, qua, paga subito in nero anticipati col cazzo che ti faccio la ricevuta”.

Ah, ma avrai bisogno di un avvocato, avrai…

Johnny.

Monday 15 January 2007

Però vaffanculo la giornata la faccio finire alla grande…

Nello studio semivuoto, con qualche luce nella penombra e un paio di computer accesi con avvocati chini davanti alle loro ricerche, io mi vesto per tornare a casa, ma prima metto su a paletta, con i bassi pompati che vibrano le finestre, “Johnny il bassotto”.

E mentre stringo la cravatta, sposto le ultime cartacce e ignoro un paio di mail urgentissime, canto a squarciagola “il bassotto / poliziotto / è il più in gamba che si siaaaaaaaaaa”.

E testate in faccia a chi non ci piace Johnny il bassotto poliziotto.

Y seguro que tiene razòn.

Monday 15 January 2007

Zapatero:

«In due o tre anni supereremo anche i tedeschi. Il Pil crescerà del 4% fino al 2010»
«Nel nostro Paese il 60% dei nuovi posti di lavoro creati in Europa»
«Presto gli spagnoli più ricchi degli italiani»

Gli spagnoli nel giro di tre anni saranno più ricchi di italiani e tedeschi: lo ha detto il primo ministro Jose Luis Rodriguez Zapatero in una intervista al quotidiano El Pais.

«Siamo sicuri di superare Germania ed Italia in termini di Pil pro-capite nei prossimi due o tre anni», ha affermato il primo ministro, il quale ha aggiunto che «tra qui e il 2010 potremo completamente sorpassarli».

Il premier ha affermato che il prodotto interno lordo della Spagna crescerà ad una media del 4% annuo fino al 2010. La stima ufficiale del governo è che quest’anno il Pil raggiunga il 3,4% dopo il 3,8% del 2006, uno tra i tassi di incremento più forti dell’eurozona. Zapatero ha ricordato che «il 60% dei nuovi posti di lavoro creati in Europa sono stati fatti in Spagna».

Bravi, bravi, bravi.

Potrei parlare di Prodi, della finanziaria, del meridione, dell’aeroporto di Madrid e di Malpensa, dell’alta velocità Madrid - Malaga in tre anni, potrei.

Ma invece vi dico che, oltretutto, là si vive meglio e si gode di più.

Ah, Milano è intasata dagli stronzi della moda, che ve li meritate.

Trìfola.

Monday 15 January 2007

Però poi mi hermano mi dice che mi ha portato una mucchiata di tartufi dal suo trifolào di fiducia, che ci mangio un sacco e una sporta, e quindi la giornata profuma di trìfola, alla faccia di tutto e di tutti, e metto già stasera uno sciàmpo in fresco per la serata con la trifola, ellosò che col tartufo si beve vino rosso, ma io voglio anche lo sciàmpo, piuttosto me lo sparo tuuuuutto come aperitivo, vaffangùlesh al mondo marcio.

Concatenazioni.

Monday 15 January 2007

Poi dice.

Ieri dovevamo andare al cinema, ma siccome la città è piena di STRONZI, il centro era intasato e siamo arrivati tardi.

Allora ho speso un mucchio di danaro ed ho comprato delle scarpre scamosciate fiche in pelle chiara, naturalmente carissssime, ma appunto fiche.

Oggi vado a giocare a squash col Buby, gioco malisssssimo, perdo 7 - 0.

Sotto lo studio ordino al bar un panino da portar via, e nell’attesa addocchio la gazzetta, poggiata su una mensola del bar.

Mi dico, facciamoci del male, guardiamo che dice dell’Inter, e la sfilo dallo scaffale.

Ma mentre la sfilo, la gazza prende dentro una bottiglia d’olio che cade e s’infrange al suolo, inzuppando le mie scarpe nuove di olio d’oliva, e nemmeno extravergine.

Io, quasi quasi, torno a casa, mi metto a letto e mi sveglio a febbraio.

Belle notizie.

Monday 15 January 2007

Cioè tu arrivi al lavoro e trovi uno che ti sorride e dice “sai quella cosa che ci tenevi tanto?”

“eh”

“eh” e sorride

“eh” dici tu e sorridi

“eh l’abbiamo presa nel culo” e sorride.

Cioè, ma a fare l’impegato del catasto, tipo, secondo me non ti vengono queste incazzature…

Galileo.

Sunday 14 January 2007

Galileo, il dramma di un uomo che non ha avuto il coraggio di morire per le proprie idee.

E tutti lo assolvono, gli spettatori, il drammaturgo che scrive la sua storia, gli attori stessi, e financo la Chiesa, seppur con tre secoli di ritardo - è un potere “non temporale”, in fondo - lo ha riabilitato.

L’unico che non si assolve è lui stesso, che sa che le sue idee valeva la pena di morire di soffrire la tortura e dice scusatemi e si rivolge agli uomini agli scienziati agli attori al pubblico e financo a Dio, e dice scusatemi.

Ma io, io,perchè lo dico àvvoi, che mi dice “oh minchia zio figata sai che c’ho ammiocuggino, che lavora per uno che conosce lozio di uno della rai, e c’ho i biglietti per vedere Tecoli, oh zio c’hai raggione te figata il teatro”, àvvoi, lo dico àvvoi.

Come diceva quello, che ha mollato tutto per mettersi a intagliare tavoli di legno, a noi c’ha rovinato il liceo classico, inteso come kultura.

Report sul coverage del benchmark.

Friday 12 January 2007

- Ciao, cosa stai facendo? -

- Guarda, un casino, preparo il coverage del report del benchmark del mid term -

- Sticazzi… sembra difficile… -

- Mha, dipende se il region manager ti ha assegnato dei target specifici o s einvece devi solo dare ordine all’image flow… -

Secondo me è per questo, che la ggènte odiano noi avvocati, mentre altre professioni no: perchè non capiscono cosa facciano, in realtà, tutti questi che corrono quaellà parlando una lingua tutta loro…

Peccato…

Friday 12 January 2007

Credo che non si possa rimanere immacolati, avendo a che fare con lo sporco ed il sudicio.

Sia letteralmente, sia come metafora.

Ritengo che chi abbia a che fare con spacciatori, puttane, papponi, tossici, scippatori, stupratori, contrabbandieri, mercenari, tagliagole e assassini non riesca a rimanere integro, ma il seme della corruzione morale e della corrosione dei valori e delle convinzioni sia piantato, e prosperi, frequentando certi ambienti e certe persone.

E’ un dovere di vigilanza, verso se stessi ed il proprio futuro, impedirsi di avere a che fare con tale genere di emarginati antisociali.

E purtroppo stamattina, con enorme rammarico, ho visto entrare nel mio baretto preferito, sotto casa dove mi fanno caffè e spremutina senza che nemmeno debba chiederli, è con enorme rammarico dicevo che ho visto entrare ben cinque AUSILIARI DELLA SOSTA.

Sono entrati.

Hanno salutato - per nome! - la ragazza al banco, che invece di vergognarsi e chinare il capo mortificata, ha sorriso e risposto al loro saluto.

Si sono seduti, ed hannno consumato una colazione completa.

Ho pagato subito, e sono uscito di fretta, mormorando un

“a (mai più) rivederci…”.

Sono scelte difficili, ma anche la mia già corrotta morale mi impedisce di frequentare gli stessi luoghi di certa feccia.