Le Trattoir, ammico ammè, qualche giorno fa torna dalle vacanze.
Di domenica, decide che è il giorno giusto e l’ora giusta e il momento giusto per fare due cose, che hanno l’invidiabile caratteristica che l’una non esclude l’altra, e cioè.
Decide di fare la marmellata.
Decide di farsi una bella girata in bici.
Per fare la marmellata, si attiva dal mattino e ad una certa ora ha già messo a bollire un pentolone pieno d’acqua dentro cui galleggiano i barattoli di marmellata, per “fare il vuoto”, come si dice.
Marmellata di percuochi, per i precisini (scrivere “marmellata” è un cacamento di ciòlla: per comodità di seguito scriverò “mammellata”, che suona anche meglio).
Nel frattempo, egli si prepara per la sgambata, quindi si denuda per mettersi l’abbigliamento tènnico da ciclista, ma prima di vestirsi e cominciare ad avere caldo decide di farsi un caffè.
Scena prima, campo lungo: le Trattoir entra in cucina nudo, se si escludono ciabbbatte ed occhiali.
Scena seconda, piano americano: le Trattoir accende la macchina del caffè e si prepara una tazzina.
Primo piano, le Trattoir nota con disappunto che l’acqua nella pentola dei vasetti di mammellata è quasi del tutto evaporata, ed i vasetti ciòttolano sul fondo molto caldo della pentola.
Campo lungo: Le Trattoir allora appoggia la tazzina del caffè e spènge il fuoco sotto la pentola.
Segue montaggio che alterna scene a velocità normale ad altre in superslow motion.
Spèngere il fuoco è un grosso errore.
I vasetti subiscono un improvviso sciòc termico, ed uno di essi
PEM!
esplode come una bomba a frammentazione.
Pezzi di vetro sfiorano le Trattoir, andando a conficcarsi nei muri della cucina e spaccando alcune suppellettili.
Manco il tempo di pensare “che culo” e le Trattoir è investito dalla una pioggia di schizzi di mammellata di percuochi tipo piombo fuso.
Per i distratti, rammentiamo che le Trattoir è ignudo.
Gli schizzi, dall’alto verso il basso, colpiscono dapprima gli occhiali del Trattoir.
Nemmeno il tempo di ri-pensare “che culo” e gli schizzi piombano sul petto del Trattoir.
Nemmeno il tempo di pensare alla “P” della inevitabile bestemmia, che uno schizzo particolarmente grosso, bollentissimo e bastardo va a cadere
SPLAF!
sulla parte anteriore del cazzo del Trattoir (egli è nudo, per chi non l’avesse notato).
Seguono bestemmie.
Le Trattoir alla fine decide che forse è il caso di non prendere sottogamba una colata di piombo fuso sul pisello, e si reca al Prontosoccorso locale, dove lo attende - debitamente preavertito - il comune amico e medico e chirurgo e professore Sassaroli.
Il Sassaroli porta le Trattoir in una minuscola sala - ambulatorio, lo visita e gli diagnostica una simpatica serie di ustioni di secondo grado su varie parti del corpo, cazzo compreso.
Le Trattoir è lì, sdraiato, seminudo, dolorante e preoccupato per il futuro della propria virilità, quando all’improvviso viene distratto da un fetore denso, profondo, unto ed inequivocabile.
“Sassaroli!” grida rivolto all’amico medico.
“Sassaroli!!! Hai scoreggiato??????”
“Sì, perchè, si sente?”, domanda indifferente il professore, mentre il fetore impregna ogni piccolo anfratto della minuscola stanza.
Mentre le Trattoir sta per replicare, il professore arriva al momento di dover fasciare il cazzo del Trattoir medesimo, ma si ferma e grida, facendo tremare i muri
“Caposala!!! Caposala!!! Mi mandi IMMEDIATAMENTE un’infermiera!!!!!”
“Come un’infermiera?” domanda le Trattoir
“Ma sì, che almeno ad imbardarti* il cazzo sia una mezza figa” chiude il discorso il professore.
Mentre le Trattoir scuote disperato la testa, arriva appunto la mezza figa che si appresta ad imbardare* il pisello del malato, ma all’improvviso la ragazza si blocca, annusa l’aria, annaspa, ànfa, boccheggia e guarda disperata il professore che allarga le braccia e indica il Trattoir, sul lettino, alzando gli occhi al cielo con l’espressione “gente senza gratitudine, noi gli salviamo il cazzo e loro scoreggiano in una stanza minuscola e senza finestre”.
E si allontana con il camice svolazzante, mentre con la mano scuote l’aria dietro di se’, per cancellare ogni traccia di colpa.
Resta solo le Trattoir, con quel che rimane della propria virilità nelle mani - letteralmente - di una disperata infermiera mezzafiga che gli imbarda velocemente ed in malo modo il cazzo, in assoluta apnea.
Ammmmici ammè.
* Dal dizionario medico internazionale Stevenson - McGowan - Motherfucker:
“Imbardare: termine tecnico usato in medicina di emergenza per la manovra consistente nel fasciare con garza e/o cerotti una parte del corpo preventivamente medicata”.