Baby boomz.

8 March 2010

Allora la cinpripessa va al nido.

Non che ci vada da sola, essa viene carrozzata nel passeggino e spinta sino al nido.

Dal sottoscritto.

Di solito l’ammmore mio esce di casa con noi, e facciamo un pezzo di strada insieme: quando poi lei si allontana, la cinpripessa la guarda stupita, dice “màma? Mama???”, e la indica col ditino.

Poi si distrae a guardare le cianfrusaglie colorate della bancarella della signora extracomunitaria che sta in Porta Venezia.

Quando si arriva al nido, da bravo papà prendo la bimba, le tolgo scarpecappellosciarpagiubbotto, le metto le calze antiscivolo e la consegno alla maestra

apro parentesi: il titolo della parentesi è “babbo sì, ma signore“.

L’attività di cui sopra - tolgo vestiti metto vestiti alla bimba - si svolge dentro il nido, in una zona mista, accessibile ai genitori.

Questa zona, come tutto il nido, è caratterizzata da piccole dolcissime panche alte trenta centimetri, attaccapanni personalizzati con tenerissime foto dei bimbi, disegni coloratissimi appesi qua e là, ma, soprattutto, settanta gradi di temperatura costante.

Dici è per i bimbi.

Giusto.

Ma io arrivo da fuori.

E ho anche fatto una lunga sgambata, spingendo il passeggino, in fretta che si è sempre un po’ in ritardo, e vestito che poi vado a lavorare in vespetta, quindi parecchio coperto.

Quindi arrivo al nido e son già bello masarato.

Ed è solo l’inizio.

Spogliare e rivestire una bimba, lo dico a chi non l’ha mai fatto, è un’attività bella, dolce, tenera, emotivamente coinvolgente, spiritualmente appagante, ma soprattutto calda.

Essa la bimba infatti non sta ferma ma lotta, combatte, fa resistenza passiva che Ghandi al confronto era un posteggiatore abusivo, piange, strepita e, in generale, bùffa una quantità di calore tipo centrale termoelettrica.

Quindi, al momento di consegnare a bimba nelle capienti mani della maestra, sono abitualmente sudato come una cacca, e non aspetto altro se non il momento di uscire con giaccone e giacca aperti e prendermi una bella congestione fulminante, ma almeno bella fresca.

Dici vabbè cheddevifarci, tocca a tutti.

Eh, bello. Anch’io lo dicevo, fino a stamattina.

Stamattina, invece, arriva al nido il Verosignore.

Lui arriva in tuta - mica deve correre in ufficio, dopo - bello serafico, scarpa gìnnica e occhi assonnati.

Il passeggino, lo spinge la tata extracomunitaria.

Entrano al nido, la tata va a destra con il pupo e si sbatte dibbestia per svestirlo vestirlo.

Lui, il verosignore, ignora tata e pupo, gira a sinistra e si appoggia al banco dell’ingresso, dove fa il merlo con la maestra.

La tata è un bagno di sudore, ma il pupo è pronto.

A questo punto il  verosignore prende in braccio il pupo e lo bacia, e il pupo apprezza perchè il verosignore non è sudato come una cacca, lui.

Poi il verosignore se ne va sereno, seguito dalla tata.

Insieme mi osservano, domandandosi chi sia mai quel signore, sudatissimo, in giccacravatta, che cammina rigido e cauto perchè la rasoiata di aria gelida sulla pancia, dopo un brevissimo istante di benessere, lo sta punendo con dei gorgoglii intestinali che non preannunciano nulla di buono.

Fine della parentesi.

E insomma la cinpripessa al momento di mollarla alla maestra di solito piagnucola, frignola, allunga la manina e dice “màma!” (non ha ancora ben chiaro che papà non è “màma”, povera tata) e il papà la lascia con il cuore spezzato ma gonfio che la bimba gli vuol bene.

Stamattina, cambiata la bimba, il tempo di detergermi il sudore che mi colava sugli occhi rendendo tutto sfuocato, e vedo la cinpripessa che galoppa verso lo sportellino che divide la zona mista dal nido vero e proprio, batte con le manine gridando “alòra!!!” finchè una maestra non la prende su e la porta verso la zona giochi, dove si infila senza nemmeno girarsi o dire una volta “màma”.

Tutttttttto un rodimento interno, del povero papà.

Amìsci.

5 March 2010

Avv. Velaschi - ooooh a proposito ho bisogno di un avvocato -

Hippo - te ne serve uno bravo o vado bene anche io? -

- no tranquillo è una stronzata, poi te ci metti solo il nome ma faccio tutto io, quindi puoi farlo anche tu tranquillamente -

- a grazie -

- prego quando vuole -

- eeeeeee… paghi? -

- certo! Un caffè. Dai, non stiamo a fare i barboni: DUE caffè, se vinciamo -.

Primavera…

2 March 2010

Giovane presentatore della BBC muore in un gioco autoerotico.

Pare proprio il caso di dire che s’è ammazzato di seghe…

Sùsta.

2 March 2010

Il Presidente del Senato Schifani, in merito alla storia della candidatura Polverini alle regionali del Lazio, dichiara “la sostanza prevalga sulla forma”.

A me, ai tempi dell’università, il professore di procedura civile - con il quale rognavamo cheppalle proessò, tutti sti giorni che scadono le firme i bolli le deleghe le copie le cancellerie gli ufficiali giudiziari! - rispose regà, in uno stato di diritto, le regole sono la garanzia della democrazia, e la forma è la garanzia delle regole.

Complicata, eh?

Ma se vi ci fate un disegnino, e seguito il ragionamento passo passo con la matita, alla fine vedete che lo capite pure voi, e dite minchia il proessò…

Burosauri.

2 March 2010

Buongiorno, sono l’avvocato Hippo.

Buongiorno.

Vorrei depositare l’atto di appello contro questa sentenza.

Mi spiace, il termine per l’appello è scaduto ieri.

Ma non stia a fare formalismi, non vorrà mica limitare il diritto a fare appello a una sentenza con mere questioni burocratiche!

*

Patente e libretto. Lei andava a scèscinquanta in pieno centro, dove il limite è di cinquanta.

Ma insomma! Basta formalismi! Non vorrà mica ledere il diritto di andare in macchina con mere questioni burocratiche!

*

Buonasera! Vorrei buttarlo nel culo a sua moglie!

Ma, mi scusi, è mia moglie, non si può…

Ma insomma! Basta con questi formalismi! Non vorrà mica ledere il mi diritto di buttarlo in culo a sua moglie con mere questioni burocratiche!

Ad libitum, aggiornando con le considerazioni che i leaderz del centrodestra si inventeranno nelle prossime ore per dire che, sì, in fondo, chissenefrega, facciamo le elezioni che è quella, la cosa importante.

Primavera?

26 February 2010

Dice che è bastato un raggio di sole e il cielo azzurro, e son triplicati gli accessi a youporn…

Parlè vù fransè?

26 February 2010

Trascrizione di vera conversazione tra avvocati (in che mani, signora mia, in che mani…).

Hippo - perchè vedi caro collega -

- dimmi dimmi -

- no dicevo perchè vedi se il tuo cliente avesse fatto il furbo, perchè ha fatto il furbo eh -

- eh sì c’ha provato -

- ecco se avesse fatto il furbo per un milione dde eure, per dire -

- eh! -

- o pure per centomila, eure, dai -

- eh! -

- ecco io mi sarei incazzato lo stesso, eh, però avrei capito, avrei veramente capito, e avrei anche potuto aspettare, parlare, discutere -

- eh però… -

- eh però questo cliente tuo ha fatto il furbo per milletrecento eure! No, dico, milletrecento eure!!! -

- davvero… non so che dire… -

- no capisci che prendermi in giro per una simile… scusa se sono alterato eh, e se mi permetto, ma dico, per una simile STRONZATA!, scusa il termine -

- no no collega, hai ragione, l’italiano è una lingua bellissima, evitiamo di imbastardirlo e usiamo pure come fai tu i termini stranieri -

- giusto! -

- giusto! -

- quindi? -

- lunedì ti manda l’assegno -

- esticazzi -

- come sopra, tranquillo, parlo anch’io un ottimo inglese -.

Giovinessa.

26 February 2010

Pizzeria, da asporto.

E’ sotto casa, quindi ci vado abbastanza spesso, e a lungo andare buongiorno buonasera insomma si scambiano due chiacchiere.

L’altra settimana ci vado invece con l’ammmmoremio, a cena, dopo teatro.

Ier sera passo a prendere du’ pizze da portar su e la signora buongiorno buonasera mi chiede:

“sentamaaaaaaaaa… la sua signora….”

“seeeeeee?”

“ma aspettate un altro figlio?”

“eh sì”

“e ma bravi… ma quanto è passato dalla prima?”

“e guardi tra una e l’altra ci saranno alla fine sedici mesi”

“e ma che bello che bravi, certo sarà una bella fatica, e insomma bravi”

“grazie, e lo sa abbiam deciso che era meglio così una dopo l’altra…”

“eh bhe certo… poi voi, insomma, avete anche aspettato tanto, c’avete anche la vostra bella età, non è che siete mica più giovani”

“eh ma almeno non facciamo una pizzadimmerdamorissidomanivaffanculo”

“scusi?”

“no dicevo ha visto che forse l’inverno è finalmente finito?”.

Bobby Sands o Alberto Arenas?

24 February 2010

Nel 1981 in Irlanda c’era la guerra civile (o i “riots”, come gli inglesi decisero di definire trent’anni di lotta indipendentista).

Gli inglesi istituirono dei tribunali speciali, che giudicavano secondo leggi speciali e coloro che erano condannati finivano in carceri speciali (i cosiddetti H blocks). Il concetto inglese di “speciale”, lo avrete già capito, consisteva nel “noi facciamo un po’ come cazzo ci pare”, e sulla base di questo centinaia di sospetti militanti o simpatizzanti dell’IRA finirono incarcerati per anni, in condizioni disumane, dopo processi a porte chiuse senza poter essere assistiti da un difensore, giudicati non secondo diritto ma secondo leggi di guerra e sulla base di confessioni estorte con la tortura.

Ma gli irlandesi non è che fossero proprio delle mammolette, e negli H blocks delle prigioni organizzarono molte forme di resistenza passiva.

Una delle battaglie più importanti che sostennero fu la cosiddetta blankets protest: infatti gli inglesi dichiararono che i detenuti dell’IRA non erano prigionieri politici, ma criminali comuni, e siccome i regolamenti delle prigioni prevedevano per i “politici” il diritto di usare abiti normali, mentre per i “comuni” era obbligatorio utilizzare le divise da prigioniero, vietarono ai detenuti dell’IRA di usare qualsiasi altro abito che non fosse la divisa della prigione.

I militanti dell’IRA si opposero e per anni - anni! - si vestirono solo degli asciugamani (i blankets) forniti dalla prigione. Gli inglesi, simpaticoni, tolsero i vetri alle finestre lasciando solo le sbarre: si può immaginare come stessero bene i detenuti irlandesi con addosso solo un asciugamano, nelle notti inglesi, con la finestra aperta.

Per protesta contro questo ed altri abusi legati alla decisione di non considerare i militanti dell’IRA detenuti “politici”, molti militanti iniziarono uno sciopero della fame.

Siccome erano irlandesi e non italiani, lo sciopero della fame lo fecero davvero, fino alla fine; molti morirono.

Il primo a morire fu Bobby Sands, che da allora è un simbolo della lotta contro il potere, delle idee che si contrappongono alla forza, e della decisione di non scendere a compromessi, fino alle estreme conseguenze (su Bobby Sands ci sono film, videi su youtube, canzoni su iTunes e il suo diario One day in my life).

Minchia che palle.

E c’hai ragione, c’hai.

E non ti avrei mai sfratumato i maroni, oggi, con questa tirata di storia contemporanea - di cui tu, per inciso, non sai una ceppa sotto spirito - se non avessi letto questa notiziola, su repubblica, stamattina:

CUBA, MUORE IL DISSIDENTE ZAPATA, IN SCIOPERO DELLA FAME DA 85 GIORNI.

Tamayo Zapata aveva 42 anni, era di Santiago di Cuba, faceva il muratore, militava nel “Movimento per l’alternativa repubblicana” ed era stato arrestato per la prima volta nel dicembre del 2002 per “vilipendio al Comandante en jefe Fidel Castro”. Rilasciato qualche mese dopo era finito di nuovo in carcere durante la retata contro i dissidenti della primavera 2003. Tre mesi fa aveva iniziato lo sciopero della fame perché la direzione del carcere, la “Kilo 7″ nella provincia di Camaguey, gli proibiva di indossare l’abito bianco (il colore che rivendicano i detenuti politici) e lo costringeva, facendolo picchiare dai carcerieri, a mettere l’uniforme dei detenuti comuni

Bèla, Cuba.

Poi magari la gggente non andranno a far le foto davanti ai murales con la faccia di Zapata, come fanno quelli che ancora oggi vanno a Londonderry a farsi la foto davanti al murales con la faccia di Bobby Sands, perchè a Cuba, secondo me, il murales di Zapata non lo fanno fare.

Bèla, Cuba. Il daiquiri di hemingway, le spiagge bianche, hasta la victoria siempre e le magliette del Che.

Update: leggendo fino alla fine l’articolo di wiki, si trova questo divertente episodio:

In 2001, a memorial to Sands and the other hunger strikers was unveiled in Havana, Cuba.

Fùbbo come vòppe.

23 February 2010

Non c’è nulla da fare.

Andare su internèt e trovare i trucchi per i giochi della PS3 mi da una gioia infinita.

Ma così ti perdi tutto il bello del gioco, la sfida, la fatica, la soddisfazione.

Sì.

E allora?

Anzi, quando supero gli enìmmi più difficili sfogliando le stampe delle soluzioni, ridacchio tra me eme come un cretino, e mi sento molto furbo e astuto.

Son soddisfazioni, son.

Baby boomz.

23 February 2010

Ieri sera la mia dolce due terzi era sulla frecciarossa in arrivo da Roma ed io, pur avendo tentato in qualsiasi modo cialtrone e baro di arrivare a casa il più tardi possibile, alle settunquarto ero sulla porta di casa, con la tata peruviana che aveva già il cappotto addosso “arivedèrci signore arivedèrci”.

La cinpripessa mi è corsa addosso con un sorriso a quattro denti (quindi tutti), e mi ha abbracciato forte.

L’ho preparata per il bagnetto riempiendo la vasca, tuffandoci dentro tutte le paperette i pupazzi e i lego, l’ho spogliata e ho provato a metterla nell’acqua.

La cinpripessa mi guarda, dubbiosa, dice “màma?”, ripete “màma?” e quando capisce che màma non assisterà al bagnetto sguscia come un’anguilla e si bàrrica tra bidet e water, facendo nonnò con la testa quando le indico il bagnetto.

Potrei acchiapparla, spupazzarla, stordirla di chiacchiere e giochi fino a convincerla ad entrare nella vasca. Invece la annuso, non puzza, quindi la cambio la pigiamo e via, stasera niente bagnetto.

Andiamo in sala, ad aspettare màma.

Mi prende per un dito - il suo modo per dire “vieni con me” - e mi trascina in cucina, sotto l’angolo della biscottiera.

Indica in su e dice “tòtto!”, che sta per “biscotto”.

Le do una lingua di gatto che compriamo apposta per lei dal panettiere.

Cinque minuti dopo, mi prende di nuovo per il dito, mi trascina in cucina, “tòtto!” “va bene, ma è l’ultimo eh!”.

Cinque minuti dopo, mi prende per il dito, mi trascina in cucina, “tòtto!”.

“No amore basta tòtti (non nel senso dddde Francesco…), al massimo questo tòtto qui”, e le apro la dispensa e le mostro un grissino.

Lei lo prende, lo guarda, mi guarda, e lo butta a terra schifata.

Poi dice “tòtto!” e mi riprende il dito.

Io dico no.

Lei piange.

Disperata.

Che meraviglia, il suo primo capriccio!!!!

(naturalmente, le ho dato anche un altro tòtto).

Prende piede.

19 February 2010

L’avv. Foconi si è preso il venerdì libero.

Quindi stamattina ha caricato la famiglia (moglie, neonata di tre mesi, figlio di cinque anni e figlia di sette) sulla sua capiente station wagon e si è diretto verso la campagna di Pavia, dove la sua famiglia possiede una casetta.

Al casello, infila veloce il telepass.

Il telepass è scarico.

Inchioda.

La ggèente, dietro, suonano e fischiano e sputeno e insulteno.

Lui si scusa, la neonata piange, la moglie brontola, i bimbi litigheno, mette le quattro frecce retomarcia scusi scusi c’ha ragggione sì mi scusi zitticazzo! e fermichenonvedounaminchia! ma amore che linguaggio davanti alle creature!

Passa il casello, paga.

Fa cento metri.

FROP FROP FROP.

Gomma bucata.

Mette la pettorina arancione.

Non è impermeabile.

Non ha nulla di impermeabile.

Piove. Molto.

Cambia la gomma.

Si bagna.

La neonata piange.

La moglie brontola.

I bimbi litigano.

La gomma è sporca, il fango e la morchia gli si infilano lungo le maniche della camicia.

Mentre è chinato sulla ruota, il pantalone si allarga la maglia si alza e un rivolo di pioggia si infila nelle mutande.

Foconi si arrende, e continua a lavorare sulla ruota mentre il rivolo, ormai a carattere torrentizio, gli inonda la mutanda.

Finisce il lavoro.

Sta per rientrare in macchina, quando si rende conto che dovrà sedersi sulle mutande fradicie sino all’arrivo.

Ha la tentazione di togliersi le mutande, e scagliarle lontano, come se fosse al quarto piano.

E si rende conto che sarebbe bellissimo.

Il vero signore.

19 February 2010

Il vero signore, almeno una volta l’anno va alla Scala, a veder l’opera o il baletto.

Il balletto è meglio, che fa chic.

Il vero signore, alla Scala per vedere il balletto, commenta con sua moglie, con un sorriso di rassegnazione, che ormai anche alla Scala la ggènte si conciano come ballerine della tivvù e ci sono i russi senza cravatta e le ragazze con i jeansi.

Il vero signore dopo la Scala esce e torna a casa in vespetta, mica in taxi.

Il vero signore annuisce con nochalance quando sua moglie, prima di dormire, gli dice “ma i ballerini mettono il cotone nella calzamaglia, non è che hanno tutti quel pacco enorme, vero?”.

Io, sono un vero signore, io.

(E sì, mettono TUTTI PARECCHIO cotone).

Ggggiòvini…

18 February 2010

Oggi stamattina avevo una visita, e siccome non si prevedeva che nessun rompicazzo si palesasse in studio (nel senso che si sarebbero rifatti via mail, telefono e fax), son andato al lavoro “informal”.

Il mio informal odierno consisteva in un paio di snickers Diadora, un paio di jeans semplici semplici senza nemmeno uno strappo, una borchia o un inserto zabauro, camicina azzurra  con il colletto infilato dentro un maglioncino di lana marrone chiaro.

Insomma, un signorotto di mezza età vestito sportivo, che va bene in studio come a Saint Tropez in primavera, prima di salire sulla barca di un amico. Ma comunque, un signorotto di mezza età.

La ggggiòvine praticante - che lavora lì da un mesetto, e non mi ha mai visto se non giccacravattapantagrigio - spalanca gli occhi e mi dice “come sei giovane!”.

Tre brevi considerazioni.

1) vaffanculo (così, per cominciare).

2) giovane, non giovanile. Non ho ancora capito quale sia, ma credo ci sia una sottile differenza.

3) cara la ggggiòvine praticante, te non mi hai mai visto, quando io mi vesto “giovane”. Sappi che quando io mi vesto “giovane”, i rapper negri americani mi dicono “allontanati ragazzino”.

Quando io mi vesto “giovane”, mi caricano a forza sugli scuolabus perchè pensano che stia bigiando.

Quando mi vesto “giovane” io, te non mi riconosceresti.

…piove merda…

17 February 2010

Verso lo quattro, la ggiòvine praticante è con il gggiòvine praticante (che ci sia del tenero, tra i gggiòvini praticanti? Mha…) sul balcone della sala riunioni grossa a fumare una sigaretta.

I praticanti hanno il tempo di andare sul balcone a fumare una sigaretta, tutta inteeeeeera?????????????

Direte voi. Eh lo so lo so, anche la professione legale non è più quella di una volta, ai tempi miei pane e cipolle, si dormiva in studio, si passavano le ore chiusi nei sottoscala a far ricerche polverose, due anni fa han trovato dietro uno scaffale di libri nella biblioteca dello studio un praticante che era sparito nel ‘74, e nessuno si era preoccupato di cercarlo… era ancora lì che approfondiva una questione di diritto successorio di quote di società in accomandita detenute da fiduciarie svizzere.

Insomma i due son lì che fumano, e dalla finestra del bagno - posta accanto al balconcino - vedono volare FLOP FLOP FLOP un oggetto bianco, che cade lento dal quarto piano - il nostro - finendo a terra, proprio accanto allo scooter del verduraro che sta sotto lo studio.

Checazz’è? Si chiedono i gggiòvini praticanti.

Chi c’è in bagno? chiedono alla centralinista.

L’avvocato Squarra, che è in riunione con il nostro avvocato Bubich, ed anzi è entrato in bagno da un po’, risponde perplessa la centralina.

I ggiòvini praticanti a questo punto, probabilmente non avendo un cazzo da fare, decidono di approfondire, e scendono.

Accostano lo scooter del verduraro, e scoprono che l’oggetto bianco che è planato dalla finestra del nostro bagno al quarto piano fino a terra è UN PAIO DI MUTANDE DA UOMO COMPLETAMENTE SMERDATE.

La sequenza è stata quindi ricostruita applicando metodi che CSI a noi ci fa la spesa.

Durante la riunione, l’avvocato Squarra sente un rimescolìo intestinale molto preoccupante.

Con i sudori freddi, chiede al collega dove sia il bagno, e se può assentarsi un attimo.

Si alza, e con estrema dignità si dirige al bagno.

E’ un tratto breve, pochi metri, ma per l’avvocato Squarra sono lunghi come una maratona.

E quasi al traguardo, anche l’eroico avvocato, novello Dorando Pietri, cede di schianto.

E, come dire, si caga addosso.

Parecchio.

Infila la porta del bagno.

Con la grazia di un funambolo si sfila i pantaloni, li allontana - per metterli al sicuro - e poi affronta la mutanda.

E, tragicamente, prende coscienza della sconfitta.

La mutanda è ormai persa, irrecuperabile, finita.

In un’altra occasione il buon Squarra avrebbe preso la mutanda, l’avrebbe sciacquata alla bell’emmeglio nel lavandino e poi le avrebbe dato dignitosa sepoltura nel cestino del bagno, magari cammuffandola con carta e tovagliolini per le mani.

Ma stavolta, Squarra si ribella, e per punire la mutanda maramalda la scaglia con rabbia dalla finestra, lasciandola al suo destino, e alle domande senza risposta del verduraro.

Come tutte le storie, anche questa ha un finale prosaico.

Dopo che l’avvocato Squarra lascia lo studio, le segretarie imprecano sostenendo che il bagno è in condizioni “disumane” e si armano di ammoniaca, disinfettante e parolacce.

L’avvocato Bubich, invece, sbianca leggermente quando, dopo la riunione, gli raccontano cos’è successo: “e io che gli ho stretto tanto tanto forte la mano…”.

Menaje, ma forte, però.

15 February 2010

Oggi, in pausa pranzo, boxe, guanti.

“Guanti”, per voi che ormai gli sport di contatto sono solo quando infilate il controller della playstation, vuol dire che si fa qualche ripresa sul ring.

Mazzat’, insomma.

Oggi faccio un po’ di riprese, son ragazzi che non conosco, questi del mezzodì, più grandi (nel senso di vecchi) di quelli della sera, molti sono managerz o professionisti che arrivano in giacca e cravatta, educati, con tutti i congiuntivi al loro posto.

Certo, lo spirito zabàuro e terruncello della sera è un’altra cosa, ma insomma, meglio di un pugno sul muso (…no, ’spetta… questa forse non è la metafora ideale, nel contesto…).

E insomma ce ne sono due tre quattro, che fan pugilato.

Guanti col primo, benino.

Guanti col secondo, lingua fuori, fatica, ma insomma, benino anche lì.

Guanti col terzo. Non so com’è, mi partono du’ pigne e tre canocchie che anche a non volere lo pijo secco PIM PUM PAF!

Insomma, non è che lo metto KO, ma nemmeno lo accarezzo.

Finisce la lezione, siam tutti lì nello spogliatoio e sotto la doccia e insomma “eh devo correre al lavoro” e “eh non me lo dire son giorni infiniti” “guarda non ci si ferma mai” “ma tu cosa fai?” “ah io faccio l’avvocato, tu?” “ah io sono sottufficiale della Guardia di Finanza, lavoro per l’Agenzia delle Entrate”.

Ecc’era un motivo, se mi è venuto da gonfiarti come una zampogna…

Spring.

15 February 2010

Quest’anno la primavera è un po’ in ritardo, non trovate?

(O sono io che, invecchiando, tollero sempre meno l’inverno?).

Lavurà.

9 February 2010

Si lo so che lavorare è un’altra cosa, che far fatica minchia pensa a quelli in miniera, che i nostri nonni la fame pane vecchio e cipolle e la domenica cavoli bolliti perchè è festa ma non fateci l’abitudine, babbo quant’è lontana la ‘mmerica? risparmia il fiato e continua a remare!, lo so lo so.

Però, oggi, fatica, io.

Sarà che non ci sono abituato.

Conta conta… conta i soldi.

8 February 2010

- Uè Paolòne! -

- Ciao Hippo! Dimmi! -

- Va che mi han chiamato dall’Inghilterra… dice che ci sono i biglietti che mi avevi chiesto per Chelsea - Inter di Champions’ League -

- Evvai!!! -

- Per evitare menate, ho dato il numero di carta di credito mio, che anticipo io i soldi -

- Grande! Allora confermo volo e albergo! -

- Vai sereno! -

- Grazie Hippo! -

- Niente… -

- Che poi, siccome li paghi tu, anche per i soldi, son tranquillo… tanto pagati sò pagati… -

- Se se se… siccome non ti conosco, attè, i biglietti essi son sì pagati, ma vengono spediti QUI allo studio mio, e finchè non ti presenti CO’ LI SORDI’MBOCCA i biglietti manco in fotografia te li faccio vedere!!!! -

- No no oh stai tranquillo  i soldi te li porto -

- No io sto tranquillissimo, piuttosto vado io a vedermi la partita, vedrai che un interista scappato di casa che mi fa compagnia lo trovo! -

- No no no! Tienili lì i biglietti, passo e pago! Ci conto, eh? -

- Conta conta, conta i soldi -

(Erano anni che sognavo di dirlo… cos’erano? Aaaaaaaaaanni!!!).

Ecco, la mia nuova suoneria del cellulare…

5 February 2010

No… no me no me no me no… tuà… a muà.. non m’ha da romper cà…

In che mani.

5 February 2010

Mercoledì 3 febbraio 2010.

- Dottore - nel senso di medico, preciso - come stai? -
- Bene! E te? -
- Bene grazie! Senti, quella perizia che ti avevo chiesto, a che punto è? No sai, il cliente mi rompercà… -
- Ah sì ce l’ho sul tavolo da firmare… dai lunedì te la mando! -
- Ma come lunedì? Mandamela domani! -
- E no, fino a lunedì non posso, son fuori studio -
- E dove sei? -
- Sono in Costa Azzurra -
- In Costa Azzurra???? -
- Sì, faccio il week end lungo… -
- Week end lungo? Ma è mercoledì!!!!!! -
- Eh, appunto… lungo, ho detto -.

Bussate e vi sarà aperto.

5 February 2010

A Pagani, provincia di Salerno, un uomo ha ammazzato a fucilate la nuora ed il nipote, che vivevano al piano terra della stessa villetta di cui lui occupa il primo piano.
Quando gli hanno chiesto il perchè dell’insano gesto, ha risposto “lasciavano sempre il cancello aperto”.
Tranquillo, gli han detto i carìba, dove ti portiamo adesso, vedrai che dei cancelli aperti non ti dovrai preoccupare per un bel pezzo…

PS: “carìba” è una citazione, chi la imbrocca vince un pesce.

Neve a Milano.

5 February 2010

Meno male che, almeno, si sono scatenati spazzineve, spargisale, frotte di omini con la tuta arancione e le pale, squadroni di vigili che regolano il traffico e sono state potenziate le linee della metropolitana e autobus e trams.
Come dici?
Che non è successo un cazzo?
Ma va????
Ma almeno i vigili, quelli li ho visti, qui sotto, son scesi in sei dal un pulmino… ah, stanno a dà le multe agli scooter parcheggiati sul marciapiede?

dice che con 500 euri pagati al negro giusto, in Gabon mi danno la nazionalità in una mesata.
Pensiamoci.

…l’Italia libbbberata, e l’Italia del caffè…

4 February 2010

Ma la storia che Formigoni in Lombardia e Vasco Errani in Emilia Romagna non potrebbero presentarsi alle elezioni, la sapete, voi?
No?
Io, sì, ma a spizzichi, bocconi e blog.
C’hanno ragione quel mi amico che ha presentato la richiesta per avere la cittadinanza spagnola, lui che può, e quell’altro che ogni volta che passa il confine rientrando da Lugano si chiede “chimmelofafà”.
Se vi state domandando di che cazzo stia parlando, che non ne avete idea, la mia risposta è “appunto”.

Quante cose si fanno sapendo che sono uno sbaglio…

4 February 2010


(Mi ricordo un certo Callegari di Voghera… faceva il diavolo a quattro per fare il match… perdeva sempre…).