Mingalabbhà (come dicono loro là…).

26 January 2012

La ricetta del mese: l’amatriscièn au contrair (l’amatriciana al contrario).

26 January 2012

Cari appassionati di culinarìa, benvenuti al nostro mensile appuntamento con  la ricetta del mese.

Questo mese presentiamo la nota amatriscièn au contrair, o, come la chiamano dalle nostre parti, l’amatriciana al contrario.

Preparazione.

Per la riuscita della ricetta è assolutamente indispensabile aver la moglie in giro per il mondo, Londra per esempio nel nostro caso è andata benissimo.

Tornate a casa la sera, avendo lavorato - chi più chi meno - ed avendo mangiato un’insalata condita male almeno otto ore prima.

Fatevi accogliere dalle vostre figlie che vi monopolizzeranno per almeno un paio d’ore quando, tra blandizie, minacce, corruzioni e trucchi imparati nei casinò di Las Vegas finalmente riuscirete a metterle a letto e farle addormentare (in caso di mancanza di figlie, vanno bene anche figli maschi, cani, cavalli, criceti, vicini rancorosi o ispettori dell’agenzia dell’entrate, basta che vi tengano impegnati per almeno due ore senza nemmeno il tempo per un bicchiere d’acqua).

A questo punto, dopo aver sviluppato una fame per la quale un bove ripieno di cinghiale farcito al fagiano in crosta di pancetta e ricoperto di brasato potrebbe farvi da aperitivo, appropinquatevi al frigo.

Scoprite nel frigo una salsa al pomodoro bell’eppronta da ieri, e mandate un grato pensiero d’amore alla vostra moglie, fingendo di ignorare che la salsa era per le bimbe e non per voi.

Mettete su l’acqua e la salsa a scaldare, in una padella.

Stappatevi un becks per celebrare e, con un tozzo di pansecco, assaggiate la salsa.

Notate che la salsa - in quanto in origine destinata alle bimbe - sa di poco più di una beatissima minchia, e decidete immantinentemente di porvi rimedio.

Riaprite il frigo.

Stappate una seconda becks e, poichè siete a digiuno ormai da otto ore, non fatevi remore di intonare ad alta voce cori a caso, tipo “checcefrega del cileno noi c’avemotottigò”, mentre ragionate sul il modo di dare un senso alla salsa, che nel frattempo frigge nella padella così, a spregio.

Trovate della pancetta ed esclamate “olè!!!! Amatriciana!!!!

Tagliate la pancetta e buttatela direttamente così com’è dentro la salsa, “che si insaporisce il tutto”.

Cercate le cipolle.

NON trovate le cipolle, in quanto al posto delle cipolle ci sono delle patate.

Riflettete per un attimo se le patate tagliate fiiiiiiiiini e a tocchetti possano fare le veci delle cipolle nella amatriciana, e decidete - saggiamente - “anche no”.

Telefonate a vostra moglie.

Assicuratevi che vostra moglie non risponda.

Per dare un senso all’attesa che l’acqua bòlla, buttate peperoncino a manate nella salsa.

Mentre aspettate di richiamare vostra moglie, per far passare il tempo, stappatevi una terza becks.

Ritelefonate a vostra moglie.

Fatevi rispondere e dire che le cipolle sono al loro posto, accanto alle patate (e vabbè cazzo se però mi nascondete le cose…).

Tagliate una cipolla e tritatela.

Per evitare che vi lacrimino gli occhi, attaccate una quarta becks: gli occhi lacrimeranno uguale, ma ormai voi sarete così gònfi di birra che non ve ne accorgerete.

Aggiungete la cipolla alla salsa (bruciacchiata), alla pancetta (cruda) e al peperoncino (troppo), buttate olio a caso (”che amalgama”) e fate soffriggere, finchè gli schizzi non raggiungono la cappa di aspirazione.

Nel frattempo scolate i 400 e ròtti grammi di pasta che vi siete messi giù, e buttate la pasta con un po’ d’acqua di cottura nella padella della salsa (a che serve l’acqua di cottura? A niente, è che l’avere scolata male perchè i manici della pentola scottavano), fate debordare almeno un terzo della pasta fuori dalla padella e bestemmiate qualche divinità a vostro piacimento.

Fate saltare il tutto a fuoco vivo, e impiattate.

Ricoprite il tutto di ampie manate di grana grattugiato grosso, e assaggiate.

Nella (remota…) eventualità che la pasta appaia eccessivamente piccante, non disperate! Abitualmente le becks vengono in confezioni da sei.

Buon appetito e al mese prossimo con una nuova e entusiasmante ricetta!!!!

Pìcciarz.

19 January 2012

Io mentre ero a fare il viaggio io ho fatto delle foto che adesso che le vedo fanno impennare la fava tanto son belle, io, altro che voi.

Educhèscional!!!!

17 January 2012

Sotto casa, stamattina, nevischiava, e tirava un vento gelido e òstico, l’umidore saliva dall’asfalto attraverso strati e strati di calze e scarpe, l’aria diaccia la faceva da padrona anche contro i guanti da montagna e le recchie erano diventate insensibili dopo un minuto, mentre il naso roso gocciolava come un rubinetto.

In questo, io e l’ammmmmore mio usciamo di casa, chiappiamo le bici e ci piazziamo sopra due fagottigònfi e tònfi, che sotto strati e strati e strati di lana, pile, cachemere, altra lana e altro pile ci sono le due cinpripesse.

Allora si affaccia al portone il padrone del negozio sotto casa, che a vedere le due piccole sul punto di essere scarrozzate in bici con questo freddo becco e la neve che cade, sorride e dice:

- uè, altro che Montessori, queste due qui vengon tirate su col metodo Messner!!!! -

Dress code.

22 December 2011

- E ricordati che domani c’è la recita alla scuola materna molto fica e in centro della cinpripessa!!! -

- Certo ammmmmmmore mio, come potrei dimenticarlo? -

- Ah e guarda che le maestre hanno avvisato i genitori che devono venire vestiti eleganti -

- …stai scherzando, vero? -

- No guarda non me lo dire ammè che sono incazzata come una puma, checcazzo vuol dire venite eleganti… ma come si permettono… ma… perchè sorridi? -

- No… è che… seguimi… mi segui? -

- Ho già paura, ma ti seguo, ti -

- Mi confermi che proprio noi ‘taliani, popolo di santi, navigatori e poeti, abbiamo dimostrato al mondo che l’eleganza è intrinseca, libera da stereotipi e convenzioni? -

- …sa… -

- …e che l’eleganza, anzi l’essenza essenziale dell’eleganza, è nel sentirsi elegante? -

- …sa… -

- …e che quindi uno è elegante se E’ LUI PER PRIMO A SENTIRSI ELEGANTE??????? -

- …in un certo senso… -

- …aaaaaaaaanf… -

- Amore, perchè mugùli di piacere??????? -

- …aaaaaaaaaaanf… gli infraditi… aaaaaaanf… con le calze… a losanghe verdi e gli elefantini cremisi… aaaaaaaaaaanf… i pinocchietti comprati a Formentera… aaaaaaaaaanf… la cìnta quella azzurra di gomma… la canotta… òddio tenetemi la canotta… anzi no la cammmmicia quella hawaiana… anzi no… la cravatta quella con il pianoforte che se lo schiacci suona perelisa… anzi no… aaaaaaaanf… ètroppobbbbello…. nonc e la faccio… -

- Piantala di fare il buffone e mettiti il completo grigio da avvocato e muoviti, che è tardi -

Esse, le donne, spesso non vedono le straordinarie opportunità che la vita ci offre…

Stàngo…

21 December 2011

So’ stàngo.

Ma stàngo di una stanghezza stànga.

Stàngo che stanotte - giuro - ho sognato che ero stàngo.

Un sapone alla volta (once upon a time).

16 December 2011

Allora si va via tra più o meno poco, in viaggio di nozze.

Come “mo’”? Sì, mo’, mo’, a un mesemmezzo dal matrimonio, sì sì.

E siccome “ma quando partite?” “eeeeeeehh… manca una vita, manca”, finchè “ma quando partite” “eeeeeeeeehh… manca una vita, manca… mancano… spè… MANCANO 11 GIORNI!!!!!!!!!”.

Payura, telole e vaccapviccio.

Mancano 11 giorni - tra i quali Natale e Santostefano, mica pizza e fichi - e noi non si è fatto UNCAZZODINULLA.

Allora mi attivo e almeno spippolo un po’ su internet per capire dove cazzo andiamo e come stiamo messi.

Bhe.

Sappiate che stiamo messi in un paese, che gireremo abbastanza il lungo e piuttosto ampiamente in largo, dove non funziano i cellulari.

Ma non è che dici non prendono bene, ti conviene comprare un cellulare di una rete locale perchè senò, no no.

Semplicemente, non esiste una rete per i cellulari.

Nada. Nisba. Nix. Nein.

E internet? Internet nell’hotel della capitale, con un modem sportster a 18.800, quando va ma sostanzialmente non va, nel resto del paese internet còlca.

E quindi?

E quindi, come dire, mi tufferò nel medioevo, o nel 1995, che per quanto riguarda le comunicazioni  è lo stesso.

Ma riuscite anche solo a immaginarlo, stare 15 giorni senza cellulare e senza mail non perchè lo vuoi tu, no, ma perchè nun ce so’.

Chissà, magari si riesce davvero a sopravvivere…

Sòggiorni.

15 December 2011

Sòggiorni (no sòggiorni nel senso di salotto, sòggiorni nel senso che sòggiorni, nel senso di giorni) dicevo sòggiorni duri, incasinati, di corse e rincorse, il lavoro che non molla un menuto, la stanchezza s’accrònica, fa un cazzo di freddo, la sera bevi un mezzo bicèr di rosso con lo spago e il mattino dopo ti senti come se avessi svaligiato la distilleria della GlenGrant.

Sòggiorni duri, in poche parole.

Per esempio, l’altro giorno.

L’altro giorno io mi sveglio presto chè devo andare a Bologna.

Svegliarsi presto non è tanto lo svegliarsi presto, è che lascio l’ammmmmore mio da sola a spupazzarsi la mattina con le due piccole cinpripesse che però esse al mattino di travestono in belve assetate di sangue che peggio di un branchio di quali sono pronte a sfruttare qualsiasi tuo cedimento o debolezza per farti far tardi e in generale mandare a mignotte la giornata o, almeno, la mattina.

Pertanto, mentre io me la ronfavo allegramente sul frecciarouge, l’ammmmmmore mio si sveglia, prepara i latti, sveglia le ciàmpoline, e un po’ blandendo un po’ gridando le pronta e riesce ad uscire di casa giusto in tempo, con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia.

L’ammmmore mio mette le due pargole sulla bici, la grande (…) sul seggiolino davanti quello attaccato al manubrio, la piccola sul seggiolo dietro, e parte, via, pedalando nella feroce jungla  d’asfalto.

Sfreccia talmente weloce che giunge davanti alla scuola della piccola grande che mancano cinque minuti cinque all’apertura, che siccome Milano è Milano mica siam qui a far ballare le scimmie e aiutare la gente, te sei fuori, al freddo gielo con due bimbe fredde giele, e da dietro la porta di vetri ci sono tre bidelle e quattro maestre che ti guardano, al calduccio, ma minchia piuttosto che aprire “venghi siora venghi dentro con le pargole che sennò prendeno freddo” piuttosto si tagliano una falange che gli fa meno dispiacere che aiutarti, a Milano.

La scuola è in the middle of un parco, figata, davvero, e siccome nella notte ha piovuto, l’ammmmore mio da brava mamma ha messo alle piccole trampoline gli stivali quelli di gomma.

Insomma la situazione è questa:

- c’è da aspettare cinque minuti prima che la scuola apra;

- è piovuto e la mamma ha parcheggiato la bici proprio accanto ad un pozzangherone fresco fresco di pioggia;

- le bimbe hanno gli stivali di gomma colorati nuovi nuovi mai provati.

“Bimbe, volete provare gli stivali nuovi nel pozzangherone???????”

“Sìììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!!!!”.

Allora l’ammmmmore mio scende dalla bici e con una torsione con una mano tiene fermo il manubrio, con l’altra slaccia la cintura che fissa la piccola grande al seggiolo, con l’altra la tira su e con la quarta mano posa direttamente la bimba nel pozzangherone.

La bimba strilla di gioia a fa splash splash! con gli stivaletti di gomma.

La mamma con una nuova e più ardita torsione acchiappa la piccola piccola, le slaccia le cinture di sicurezza dal seggiolo,la prende su e mentre guarda e grida alla piccola grande “frema! Piano! Non schizzare troppo! Guarda che ti sporchi!!!” posa anche la piccola piccola nel pozzangherone.

Ma la piccola piccola non ride, non canta, non strilla felice, non.

La piccola piccola si pianta, secca, rigida.

Poi inizia a strillare piangendo disparata.

“Cosa c’è, amore????”

“Màma” dice allora la piccola grande “lei piange perchè ha uno stivaletto solo”.

L’ammmmmmore mio abbassa lentamente gli occhi e SOLO ALLORA nota che la piccola piccola ha perso, probabilmente nel tragitto in bici, uno stivaletto e che adesso se ne sta piantata nel mezzo di un gelido pozzangherone, in una diaccia e grigia mattina di dicembre milanese, con un piede coperto da una semplice calza, completamente inzuppata.

Siamo un po’ stanchi e tirati, in questo fine di anno, questa è la morale della storia.

PS: prima che chiamiate i servizi sociali, la piccola piccola sta bene, nel suo armadietto a scuola c’è un cambio di vestiti pronto proprio per le emergenze, e alla sera l’abbiamo mangiata di baci&coccole, come è giusto che sia.

Desànn…

5 December 2011

Dice che erano cinque anni fa, che son pochi, se li guardi da destra, parecchi, se li guardi da sinistra, o viceversa.

Vediamo, cinque anni fa non c’era l’ammmmore mio che diventerà mia moglie, non c’erano le due cinpripesse, io uscivo da una storia di tre anni con una tipa e un giorno con Buby dicemmo “cazzo fàmilo!!!!” e affidammo una svergognata quantità di denaro ad un gruppo di loschi figuri che ci fecero andare in Afffrica, con delle moto, e io e Buby ci pippammo diverse svariate migliaiate di chilometri per mezzo continente, vedendo gggènte facendo cose che non è che sia stato niente di che, ma neanche la Corsica in primavera.

Eh, ho detto a Buby qualche giorno fa, eh, mi ha risposto lui.

Discorsoni.

Eh, gli ho ridetto. Eh, ha ri-risposto lui.

Maaaaaaaaaaaaa… - gli ho detto io - quanti anni è che siam stati in Affffrica, io e te con le moto?

Eh - ha risposto lui - son cinque anni quest’anno.

Allora tra cinque anni son dieci????

Lui ha tirato fuori il telefonino, ha fatto due conti con la calcolatrice ed ha detto che sì, se quest’anno son passati cinque anni, tra altri cinque anni ne saran passati dieci.

Vabè - gli ho detto io - allora per il decennale si rifa, no?

Buby non si è mosso.

E’ rimasto lì, fermo, come un cane da caccia, quando punta, lo sguardo perso, lontano.

Poi si è ripreso, ha allungato il collo e ha ululato AAAAHHUUUUUUUUUUUUUUUUU!!!!!!!!!

Mi sembra che tu sia d’accordo, gli ho detto.

Però però però - ha aggiunto subito - questa volta lo facciamo pericazzinostri!!!! Da soli!!! Senza altri cacachezzi, ci carichiamo donne mogli findazate sulle moto, e poi chiediamo al Professional Wilson di venir giù anche lui con la Rangerover che ci fa da scopa se si piantano le moto e ci porta i valigi e le donne se son stanche e e e e e e e eeeeeeee…

E mille altre eeeeee, che mancan cinque anni, cazzo siam sotto, l’organizzazione è già in ritardo su tutto.

Ah, a proposito, le iscrizioni sono aperte…

Cinque anni fa, il Buby era così, non so se mi sono spiegato…

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Macchè, dàvero?

5 December 2011

No è che l’altra sera eran le nove di un sabato sera e io vestito come un avvocato/pinguino giacca cravatta, ero in Corso Como.

Corso Como a Milano è dove sta la rumba, laggente fica, le discoteche i locali gggiusti e le serate uèlla.

Corso Como, insomma, dai.

Io ero lì perchè alle novemmezza avevo un appuntamento con un cliente; lo so, lascia stare, c’è chi l’appuntamento con i clienti lo fa negli uffici di Mediobanca, e chi in Corso Como, chettedevo dì.

Parcheggio la My Personal Vespetta e mi incammino; dopo 10 metri, all’angolo con Corso Como, un nègher mi fa ceno mi chiama e mi dice “oh, capo, egyure gtasUV vgtauy gnàgna????”.

Io non lo sento non capisco bene ma penso voglia due euri per il parcheggio o vendermi una carabbbattola e lo saluto no grazie ciao caro ciao.

Venti metri, e un altro nègher “ehi capo cerchi?”. Io rallento, sto per dirgli sì caro cerco il Dottor Briscolotti ma tu come fai a sap… aaaaaaaaaaspè aaaaaaaaaaspè aaaaaaaaaaapè!!!! Hocccccccapito!!!! Aaaaaaaaahhhhhhh!!! Tu e l’ammmmico tuo aaaaaaaaaaaahhhhh hocccccapito hòcca, ahhhhhhhh tu e lui hahahah fate smazzate vendete imprenditori import export e cessione al dettaglio aaaaaaaaaaaahhhhhh ah no scusa grazie no non interessa grazie ciao caro cià cià cià.

Faccio altri trenta metri e un terzo nègher “ehi mister serve qualcosa per stasera???”.

Allora.

OOOOOOOOOOH.

Maccheccazzo di faccia c’ho, che tutti i pusher a me mi corrono incontro???????

Mavaffanculo, va.

Che poi, la sbirraglia, dove cazzo sta, o no?

Paese dimmerda.

Parlare bene e rUzzolare male…

2 December 2011

Hippo - Uè! -

Manovale & Gentiluomo - Hola -

- com’è? -

- bene e tu? -

- io sono in macchina, sulla A4, di ritorno da Inculailupi sul Monte -

- e cosa sei andato a fare là? -

- ho fatto una lezione post universitaria sul lavoro -

- tu? -

- io io, a parlare di lavoro. Incredibile vero? -

- no no, anzi. Tu, se c’è da parlare di lavoro sei bravissimo. Mi ricordi quel mio manovale, che era capace di parlarti del lavoro che gli chiedevi di fare per delle ore, sapeva tutto, era preparatissimo, e poi spiegava benissimo, dettagliato, preciso, esauriente ma conciso… -

- ah, e come sta? -

- cazzo ne so? L’ho licenziato dopo due giorni, parlava, parlava, parlava, ma non produceva un cazzo -

- ah -

- una specie di avvocato, ma nell’edilizia… -.

Bèla tùsa.

29 November 2011

Io e l’ammmmmmmmore mio dobbiamo uscire.

Andiamo con la My Personal Vespetta vero? Mi dice lei.

Maccerto, rispondo io.

Ci si veste ci si barda ci si e ci si risi, e si va.

Via, come sfreccia la mMy Personal Vespetta nel traffico parco del tardo pomeriggio, “fàffreddo vero?” mi dice l’ammmmmmmore mio “mha oggi meno” rispondo io “io ciòffffreddo” risponde lei.

E la My Personal Vespetta sbisciula e sbigola tra le macchine.

Semaforo rosso.

Mi fermo.

Guardo verso destra, dove c’è una vetrina che ci si specchia dentro.

Io mi guardo, anzi ci guardo.

L’ammmmmore mio si guarda, anzi ci guarda anche lei.

- Amore, hai visto? - domando io

- Che cosa? -

- Ti sei guardata nello specchio nella vetrina? -

- Sì hai visto, guardavo che forse questo giubbotto è troppo corto e mi entra l’aria nella schiena -

- Vero. E poi? -

- E poi… ah già che questo taglio che ho fatto l’altra settimana non mi convince per niente -

- No? -

- No… -

- Eccome mai riesci a distinguere il taglio mentre filiamo come due spie sulla My Personal Vespetta? -

- … -

- … -

- …il casco… -

- Eggià -

- Vabbè, tiro su il cappuccio -

E via, che siam  stanchi tutt’eddue, e si vede.

…tchà pum tchàtchà spem tchà tzzzzzzz tchàchà tzzzzzzzz…

23 November 2011

Un giorno Chet Baker licenziò il suo batterista (era in tour con il “trio”, tromba, basso e batteria) gridando che lui il tempo l’aveva dentro e non aveva bisogno di uno, dietro le spalle, che gli facesse pum! pum! pum! per restare a ritmo.

Ma lui era Chet, e non c’è tempo e modo di parlare di Chet, oggi, perchè oggi ieri è morto Paul Motian, voi direte ecchiccazz’è Pòmmoscian, lo so lo so che lo direte.

Pòmmoscian è uno che di mestiere ha fatto pum! pum! pum! dietro le spalle dei jazzisti per oltre sessant’anni, ma siccome invece che pum! pum! pum! era capace di fare tzch tazn tazn tapr tatach tztz tatz, e anche molto bene, ha suonato con tutti (ma tutti tutti, eh, andate su youtube e dite “sticazzi!”, per piacere, quando vedete con chi è che ha suonato) e poi si è fatto le sue band, chè la gente andavano a sentire lui, il batterista, perchè era bravo.

Ma era bravo? In che senso?

Nel senso che voi che Lady Gaga ma vabbè, era bravo così.

Ah, il jazz…

‘azzzzz…

22 November 2011

Amichimii.

21 November 2011

15163Non so, sarà la luce, saranno ìbbicicletti, saranno le facce, sarà il cappotto del Lillo (quello di spalle a sinistra), sarà che io mi ero appena sposato e stavo su un trams bello caldo e loro no, sarà che èremo tutti già gonfi ohi se gonfi ohi se gonfi, ma a me piace parecchio, questa foto, sissì parecchio.

Asagadà!

17 November 2011

Asagadà!

Eh?

Puppaaaaaaaaaa!!!!!! Uno a zero per me.

L’uomo furbo esce di casa, al mattino.

Cammina cammina cammina veloce fino alla sua My Personal Vespetta, parcheggiata un isolato dillà.

Sale sulla MPV, la accende, si barda casco sciarpa guanti, e va.

Fa tre isolati, uno dei quali percorrendo al contrario la strada fatta appiedi, si ferma.

Parcheggia la MPV, si sbarda di casco, sciarpa, guanti.

Entra in un garage a pagamento, saluta il custode, scende le scale.

Slega la sua bici, si ribarda, la sàle, la pedala fin fuori, saluta il custode.

Infila in contromano quattro strade e tre incroci, fino a ritrovarsi proprio sotto casa, da cui è uscito almeno 15  minuti prima.

Che pirla, direte voi.

Eh, ma vive a Milano, rispondo io.

Cèggènte.

15 November 2011

Cèggènte che alle due di notte “oh! La festa è finita! Iatevenn’ fuori dai maroni!!!!”.

Cèggènte che hanno fumato le canne con i camerieri del catering.

Cèggènte che sono caduti in bicicletta dopo essersi bevuti due stravecchi.

Cèggènte che sono finiti alla chiesa sbagliata.

Cèggènte che si sono ingozzati come bufali al tavolo dei formaggi e poi un colpo d’aria e son crollati a terra (e la moglie li ha cazziati mentre rantolavano a terra).

Cèggènte che ha avuto un shock anafilattico e si è gonfiata tutta come una zampogna ed è andata via in ambulanza.

Cèggènte che si sono piazzati fuori la porta delle cucine e intercettavano i camerieri con i vassoi di minihamburger finchè la responsabile del catering gli ha detto “adesso basta signorina li faccia assggiare anche agli altri!”.

Cèggènte che a chiunque incontrasse sussurrava “la zuppa di lenticchie è da 10, da 10…”.

Cèggènte che per mezz’ora non hanno staccato gli occhi dalle tette della Frà che ballava scatenata (e le sue tette ballavano con lei).

Cèggènte che hanno ‘chiappato almeno 10 bicchieri di passito.

Cèggènte che è inciampata più volta cadendo e rialzandosi facendo hop! con la gambetta come Alberto Sordi.

Cèggènte che sono andati via presto, “sennò qui finisce male”.

Cèggènte che “dopo la mezzanotte non mi ricordo niente… è stato bello?”.

Cèggènte che il giorno dopo l’unica parola che ha pronunciato fino alle 2 del pomeriggio è stata “acidità”.

Cèggènte che “uhè c’è figa stasera eh”.

Cèggènte che ma davvero avete pensato a tutto da soli?.

Cèggènte che hanno preso il taxi per andare all’albergo, dall’altra parte della piazza.

Cèggènte che hanno tentato di sedurre il Deejay Focaccia.

Cèggènte che hanno finito il guanciale che andava con la polenta “lasci perdere la pulenda, mi dii due porzioni di guanciale grazie caro grazie”.

Cèggènte che hanno spiegato ai tedeschi le patate viola arrosto, in inglese.

Cèggènte che “cazzo ma davvero quell’incredibile pezzo di gnocco è gay?????” “eh sì” “ma nemmeno un po’ etero? Magari solo per stasera…?”.

Cèggènte che si sono travestiti da Elvis e hanno ballato.

Cèggènte che hanno guardato le foto nei televisori tutta sera e solo dopo tre ore hanno capito che erano le stesse 50 foto che giravano in loop.

Poi, cèggènte che si sono sposati, ed è stata proprio una bella festa.

- 4.

8 November 2011

Allora, com’è, preoccupato, le robe, l’organizzazione, i cani, i cavalli, i criceti, il vino l’acqua la musica il dessert l’antani e il budellodituma’, com’è?

Felice, molto più di quanto avrei pensato quando ci pensavo.

Sì ma i fiori, la musica, i parcheggi, le previsione del tempo, l’ascensore, il guardaroba, le scarpe la cintura la cravatta, il fotografo le luci la riproduzione di San Pipone Martire e Gommista in marzapane come bomboniera, com’è?

Felice, di una felicità calda e piccola e profonda.

Sì ma il libretto, gli ìscherzi degli amici, il menu vegetariano, il tavolo per i bambini, laggràppa, la listanozze, l’acqua gassata a gagganella, i lupini in salsa di lupo crudo, il lupo cotto in salsa di brugola, com’è?

Felice, con le mani in tasca e lo sguardo in su, la testona piegata di lato, un sorrisino appena ccennato, e il telefono che squilla e io che me ne fotto, manco guardo, chè ho cose più importanti, io, tipo essere felice, io.

Achtung minen.

7 November 2011

Un ragazzino di 12 anni, mentre tornava a casa dall’oratorio - non un pusher, un punkabbestia, uno che andava al rave, uno di una babygang, non uno che scippa i rolex, non un ultras della Ternana in trasferta, non un rumeno del camponomadi con la refurtiva nelle mutande, non uno scartato ai provini di X Factor

apro parentesi. No, perchè a leggere i giornali e internet e vedere i tiggì sembra che i regazzini siano tutti come questi che ho detto.

E invece, cazzo, a Milano, c’era ’sto ragazzino di 12 anni che, in bici, era andato all’oratorio, a 500 metri da casa, e alle sei di sera, non alle tre del mattino, con la sua bici se ne tornava a casa. Sì, come te quando avevi 12 anni. Che sembra non si usi più, oggi, e invece c’è ancora, la gente normale. Che uno non si rende conto, ma invece c’è.

Vabbè, chiusa parentesi.

c’è un ragazzino di 12 anni che in centro a Milano, mentre torna a casa dall’oratorio con la sua bicicletta, da una macchina parcheggiata in divieto di sosta una apre di colpo la portiera, senza guardare.

Il ragazzino non si capisce bene se sterza di botto per evitare la portiera o se invece la portiera lo prende e lo sposta.

Sotto il tram, che sta passando.

Il ragazzino muore.

E io che pedalo, in questa città, lo vorrei dire al sindaco, p a chi per lui, che siamo a Milano, Italia, che per le bicicliette rispetto al resto del mondo è come dire non so, ma per dire che a Amsterdam, a Copenhagen, anche a Londra, va, insomma nel mondo civile te tracci una bella riga gialla aterra e dici di qua le auto, di qua le bici, e la gente e le macchine morissero domani se sgarrano.

Là.

Qua, la riga gialla è parcheggio, quattro frecce, tanto devo girare tra cento metri e allora m’infilo, vabbè bici motorini moto harleydavidson piaggio a tre ruote sulky siam tutti uguali, e poi, in ogni caso, la gente non lo sanno, non sono abituati, non considerano che la bicicletta la gente cade.

Il muretto, sindaco assessore, un bel muretto, alto, che manco i SUV, e multe, multe, carriattrezzi, ganasce, sputi, schiaffi e calcinculo, questo capiscono, capiamo noi in questo paese di piccoli camorristi tutti quanti, nessuno eslcuso.

Che magari il ragazzino non sarebbe cambiato niente, certo, ma almeno non pensi “poteva succedere a me” e non è certo un caso.

Azz.

Fàinans.

3 November 2011

- E te, te che ti occupi di finanza, come la vedi la situazione dell’Italia??? -

- Ma guarda, per me siam messi così male che l’unica soluzione è che in Italia venga introdotta la dracma -.

(lib trat da spinz).

Le luci gialle e i tuoi cortei.

3 November 2011

Mi sa che lo scrivo ogni anno, di questi giorni.

Ma domenica sera eravamo al parco ed erano le sei seiemmezza.

Il parco era giallo e verde e arancione d’autunno, l’aria umida e ferma che uno che la sa lunga dice “eh oggi fuori dalla tangenziale c’hanno la prima nebbia della stagione” e ripensa a quando abitava fuori dalla tangenziale, e c’era la nebbia e guidavi piano, la sera, tutto buio la nebbia, e la musica appalla, e aprivi il finestrino, che la musica appalla e l’odore della prima nebbia dell’anno.

Era presto ma era già notte scura e le luci era arancioni e le macchine umide e le luci gialle e le luci delle macchine si riflettevano sull’asfalto nero.

La gente correva, le prime sciarpe legate al collo i primi guanti i bimbi sui passeggini imbacuccati gònfi tònfi di vestiti, gli scooter con le copertine gli scaldamani i caschi integrali.

E ho ripensato a quella canzone, sempre quella, tutti gli anni in ’sto periodo, chettedevodì, sò vecchio e ripetitivo, quella che dice mi piacciono i tuoi quadri antichi, le luci gialle e i tuoi cortei, oh, Milano, sono contento che ci sei.

Il valore delle cose.

31 October 2011

In un meraviglioso (no; commovente? No; triste? No; semplicemente bello, forse) discorso che la sorella di Steve Jobs ha fatto al funerale del fratello (http://www.nytimes.com/2011/10/30/opinion/mona-simpsons-eulogy-for-steve-jobs.html; se avete tempo, ne vale la pena), c’è un passaggio che mi ha colpito particolarmente.

This is not to say that he didn’t enjoy his success: he enjoyed his success a lot, just minus a few zeros. He told me how much he loved going to the Palo Alto bike store and gleefully realizing he could afford to buy the best bike there.

And he did.

Non voglio dire che Steve non apprezzasse il suo successo: lo apprezzava molto, solo con qualche zero in meno. Mi raccontò di quanto gli piacesse andare al negozio di biciclette di Palo Alto e realizzare di potersi comprare la migliore delle biciclette in vendita.

E di farlo.

Non sono i soldi, fidatevi, non è il numerino che c’è in fondo all’estratto del conto corrente, è la gioia, lo scopo, il fine ultimo, a fare la differenza.

Se no, è solo fatica e rabbia.

Come non averla.

28 October 2011

Ero con gente ricca.

Ricca, per quanto può essere ricco uno che guadagna diciamo tra 500mila e un milione di euri netti l’anno, quindi sì, ricca, dai.

E parlavano di macchine.

Mentre parlavano, eravamo a bordo di un Range Rover sport ultimo modello, e il proprietario dice “guarda voglio cambiarla questa perchè tra poco esce il modello nuovo e me lo voglio prendere”.

L’altro risponde “dai! Ma allora questa te la compro io!!!”

“dai! Te la vendo a te!”

“e questa è il 3.600 turbodiesel V8, vero?”

“sì, 3.600 turbodiesel V8, un motore fichissimo”

“e i consumi, come sono i consumi???”

“guarda, se superi i 180 all’ora ecco allora consuma, eh, ma se stai sotto i 180, allora è come non averla, guarda, consuma un cazzo, non te ne accorgi nemmeno”.

Ora.

Oh ciccio.

Te sei ricco, non discuto, ma un 3.600 V8 turbo, ’scolta un cretino, ’scolta, esso CONSUMA, guarda, te lo dico io, CONSUMA, beve, ciuccia, sùca come un traghetto carico a ferragosto, cazzo.

“Come non averlo / non te ne accorgi nemmeno” tua madre, con rispetto.

Però invece son stato zitto e ho sorriso, che son gente che son clienti, e pagheno.

Esistono mondi così, e questo, era solo l’inizio, vi assicuro.

Fùbbol.

25 October 2011

Commento sulle prestazioni di un giocatore, rubato da un sito di tifosi.

“Non è lui che è lento, siamo noi che viviamo in un mondo troppo frenetico”.

As time goes by.

24 October 2011

Ti rendi conto che è passato del tempo quando quella piccola polpetta che hai messo sull’altalena tu per la prima volta, che l’altalena era quella con i maniglioni e la chiusura di sicurezza e l’ammmmmmore tuo ti disse “masseipazzo èancorapicccccolaaaa!!!!!”, ecco sale sull’altalena.

Da sola.

E non si siede e dondola, no.

Sale e sbràca, piccola tamarra vàndala, e tu “ammmmore mio bell’appapà statte sedduta buon’, cà accussì cad’ e te fai màlo!!!!” e lei manco te se fila, lei, e tu un po’ sorridi, e un po’ ti si inumidiscono gli occhi, però dentro, chè non si deve vedere.

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