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Hippo blog

Qui e là

28 November 2016

Qui e là.

Sicuramente là, finché qui non rimettiamo le cose apposto.

Là e qui.

Saluti salati saltati smaltati mutati mutandis mutande le ande, e i ritorni.

Numeri

12 June 2016

Sono solo numeri.

come i quaranta chilometri.

come la rivoluzione di ottobre. Che non hai mai capito.

occhi, che non funzionano bene.

e amori feroci giustamente dimenticati.

e questioni contominiali

ed essere anziani e amare canzoni scritte per i ragazzi di viaventisettemre e illudersi di capirle

e non credere in nessun futuro per loro

E le bombe atomiche e sapere cosa vuol dire

oh le paure di notte e quelle di giorno

e gli amici che non ci sono più

Bamba che se ne ride che la robba era un respiro più in là e ne abbiamo riso

anche tu anche tu

le cazzate pesanti

Puttane drogate e cazzi mosci

e altre vite

E poi diventare noi

e nulla tranne voi

E piangere e urlare di gioia e dolore e disperazione per voi

Piccole gioie enormi

Senza chitarre amplificate basse per paura dei condomìni

Quattro frecce per sentire la fine delle canzoni

che non vi dirò mai

ma sono villaggi dell’Africa

e albe con il motore accesso

tende da richiudere

Strade nel deserto che a raccontarlo non ci si crede

silenzi

e tramonti

Il giro di DO

il giro di DO e quando suoni il LA minore sentire

tutto Vasco e tutto de andre

e rostropovich

non dirlo a nessuno ma

il LA minore ha dentro rostropovich e a chi ti dirà chi

sorridi amore mio

e trova rostropovich a Sarajevo e i buchi delle pallottole nei muri

e non spiegare non spiegare il tuo papà che ascoltava rostropovich

e la sonata fur arpeggione

e niente

trovare parole e note e accordi anche in un numero

qualsiasi

domani è il mio compleanno e io

mi vergogno, quasi

di immaginare il casino di emozioni

dubbi

canzoni

poesie e quadri

accordi di settima maggiore

alberghi a quattro stelle

e posti del mondo che si arriva solo a dorso di cammello

borracce e zaini

il mondo piccola mia il mondo

i musei

ti dedico i musei

e questi miei anni senza numero

trova i quadri nascosti dove c’è meno luve

I quadri meno illuminati

e la tua musica

li

troverai i miei anni persi

a cercare l’emozione è il bello è il tempo perso che tornerei

guernica e matisse e Picasso e Pollok la prima volta

o dio Pollok la prima volta

come quelle cose vietate come Basquiat

Come Haring che disegna

come un piccolo graffio di Burri

e emozionarsi amore mio

questo vorrei capissi

e imparassi da questa sera

di un mio numero qualsiasi.

Tònno.

21 March 2016

No, per dire, io potrei mettermi a dormire mo’, adesso, e svegliarmi dopo Pasqua - se metto la sveglia…

La forza dell’òmme.

7 March 2016

Venerdì sera arrivo al solito posto davanti alla danza, che è un’enoteca quasi fighetta milanese che sta dall’altra parte della strada rispetto dove la mia ciampolina piccola quella grande fa lezione di danza.

La lezione finisce verso le settemmezza, e così io e l’ammmmore miiissimo abbiamo una scusa per trovarci una mezz’oretta prima all’enoteca e farci un bicchiere o due, per festeggiare che anche questa settimana se la sèmo levata dalle palle.

Questo venerdì arrivo un po’ tardi, e insieme all’ammmmore miiiisimo trovo AmicaBom.

Ciao ciao baci abbracci ciao ciao, poi faccio per togliermi il giubbottone peloso grosso e caldo, ma inizio ad imprecare il mondo, i santi e i demoni assiri perché si incastra la cerniera.

AmicaBom dice “vieni qua, ci penso io… è un Jan Le Petit de la Mer du Cul du Sac, vero?”

“sì” rispondo io

“allora ci penso io” aggiunge lei “sai, conosco l’amministratore delegato della Jan Le Petit de la Mer du Cul du Sac…

Io starei per replicare che non è che la cosa mi convinca più di tanto, cioè, sarebbe come se la tua panda si piantasse lungo la Paullese e io dicessi “ci penso io, una volta ho fatto un selfie con Marchionne”, ma temendo di incrinare le certezze di AmicaBom taccio.

Inoltre, spero che lei sia in grado di risolvere il problema, forse che i suoi rapporti misteriosi con il CEO dell’azienda possono in qualche modo darle un accesso diretto ai numi tutelare elle cerniere incriccate.

Io quindi resto in piedi, con il giubbotto addosso, mentre AmicaBom mantrugna con la cerniera.

Dopo un po’, scuote la testa e dice “è incastrato… prova a tirare i due lembi… forte, mi raccomando”.

Io, obbediente, brànchio i due lembi del giubbottone e tiro.

Forte.

Perché, cara AmicaBom, c’è questo piccolo aspetto che tu hai trascurato.

L’òmme.

L’òmme, in quanto òmme, ragiona con un sistema binario, bianco - nero, acceso - spento, azione - inazione.

E piano (quindi piano piano, proprio piano). Oppure, forte.

E quando tu dici a un òmme “tira forte”, all’òmme si chiudono le sinapsi, se mai si fossero aperte, e non ha alcun rilievo che l’oggetto destinatario della tirata sia un vaso di cristallo di Murano o la cinghia di trasmissione di una motoscavatrice industriale da tre tonnellate.

Esso, l’òmme, obbediente, tira forte.

E io, in piedi nell’enoteca, con addosso il mio giubbottone, in quanto òmme afferro i lembi del suddetto giubbottone e tiro.

Forte, come ha detto lei.

Con la stessa forza che metterei per spostare la cinghia di trasmissione di una motoscavatrice industriale da tre tonnellate.

Si sente prima uno “strap!”.

Poi una serie di “ping!” “pang!” “stiò!” “pèm!”.

E nel silenzio imbarazzato che segue, io resto in piedi con in mano i due lembi del giubbottone, ora ampiamente separati, mentre pezzi della cerniera sono volati sui tavoli vicini, nei bicchieri di vino e nei piattini di formaggio & salumi degli altri clienti.

AmicaBom mi guarda confusa, l’ammmmmore miiiissimo scuote la testa, io sorrido ebete e mi siedo.

Tornare a casa in scooter con il giubbottone aperto e svolazzante mi porta poi un allegro raffreddore, degna chiusura della serata.

àffrica.

3 March 2016

Elviro venerdì va in àffrica, accompagnato dal Trattore.

Vanno a vedere l’albero.

E il pozzo.

E i bambini, la clinica, i letti, i macchinari, le infermiere, le suore.

E già che son giù, montano i pannelli solari, e io già immagino le gocce di sudore grosse come cocomeri che scendono dalla fronte, l’umidità, le bestemmie, gli occhiali appannati e i sorrisi.

Elviro mi ha detto daivienigiù, e io gli ho detto quantostate, e lui unasettimana e io alloranonposso perché già tre settimane fa ho fatto quasi una settimana in montagna e insomma lo so lo so che il lavoro non è la cosa principale della vita, però ci sono anche delle volte che uno deve dire e dirsi nonposso.

Quindi pàrteno, e io sarò attaccato a Facebook e whatzapp e sticazzi per vedere cosa fanno e affondare nell’invidia.

Perché questa voltal’àffrica, gli àffricani che sono àffricani e fanno le cose alla àffricana, e prima t’incazzi e poi dici sticazzi, e diventi un po’ àffricano anche tu, il caldo, leggèntem, le macchine, le strade, la terra, la furesta, la birra, le cose da fare che ti fai un mazzo più che qua ma è diverso, e alla fine anche andare a vedere di persona checcazzo abbiamo combinato, laggiù.

Dici ma vabbè la prossima volta, e c’hai raggione, c’hai, ma io volevo adesso.

E mi domando se non esserci andato significhi che sono diventato grande, o che, invece, non lo sono ancora diventato abbastanza.

Minchia, l’àffrica.

Ognuno è il coglione di qualcun altro.

25 February 2016

La scena è la seguente.

Le sei del mattino, di febbraio.

E’ buio, ma buio buio, che l’alba arriva verso le sette.

Faffreddo, il freddo della notte.

Piove. Non forte, ma è innegabile che piova.

Tu esci a correre.

Dopo qualche minuti sei nel parco, e corri.

Non sei solo.

Ogni tanto, illuminata fugacemente da un lampione, intravedi una figura umana.

La figura umana è sempre e solo di due tipi.

O è uno che corre, come te.

O è uno che piscia il cane.

Quello che noto è lo sguardo.

Quando incroci uno che corre - che sia il nuovo Mo Farah, che va duecento all’ora, tutto vestito tènnico e di tipo vent’anni, o uno di sessant’anni che arranca lento con le superga e il Kway anni ‘70 - su abbozzi un sorriso, magari fai un cenno con la mano, e pensi “daje, cazzo, fratè”.

Quando incroci uno che piscia il cane - che sia un signore di mezz’età con il giubbone sopra il pigiama e l’ombrello sciàbalo o le due ragazzine anche carucce in tuta rosa - scuoti la testa e pensi “minchia bello il cane eh, ma che vitademmerda che vi fate…”.

Poi, naturalmente, vedi che quelli che pisciano i cani, mentre i cani appunta se la pisciano, fanno un gruppetto, si fumano la prima sigaretta, chiacchierano e, guardando te che passi correndo, hanno quello sguardo tipo “ma quanto sei ‘mbeciclle a correre sotto la pioggia alle sei el mattino a febbraio???”, e tu pensi “saretefurbivoi”, e dentro di te c’è tutto il dialogo e la discussione e i pro e i contro.

Finchè incrocio uno, in bicicletta, vestito bello reciso pettinato, che pedala smadonnando alle sei del mattino verso il lavoro, e guardando gli uni, corridori, e gli altri, pisciatori di cànidi, scuote la testa pensando “guarda te che io darei la palla sinistra per poter stare a letto e questi decerebrati che invece si impongono di essere qui fuori a quest’ora…”

E questo mette ‘accordo tutti, che dicono che c’haraggione, c’ha.

La Suìssera.

15 February 2016

Invecchiando si fanno cosa che uno doveva checcazzo, ma come si fa?, solo qualche anno prima.

Una di queste è il fondo, inteso come sci, non come fondo di cottura (che poi, pure quello, una volta, intendo prima di masterchef…).

E insomma questo per dire che questi tre giorni di carnevale ambrosiano che siamo andati in montagna, al pomeriggio, dopo aver accudito e custodito l’ammmmmore miiiissimo e le due ciampoline sulle piste di sci, salutavo ciaocareciao, e andavo a fare fondo.

Sì, proprio così: vestito come un pagliaccio aderente, il classico cappellino da impiegato bresciano, occhialini, scarpette tipo ballerino e quegli sci leggeri, lunghi lunghi, senza lamine che appena li metti su cominciano sgusciare di qua e di là che paiono anguille in fuga.

E insomma vado, avant’andrè, e la cosa preoccupante è che mi diverto, mi ricordo quelle due tre dritte che il maestro mi aveva dato l’anno prima, e insomma vado.

Vado, finché prima del ponticello, passo felice e veloce come un gatto morto (da tempo) davanti a una baracchetta, una cabinotta, un manufatto insomma, di dimensioni parecchio contenute, un vetro e una porticina.

Al mio approssimarsi, la porticina si apre e invece di uscire Hansel e Gretel, ne esce una sciùra imbacuccata in una tuta da neve con tutti i colori giusti, e la scritte giuste, che uno dice questa qui non è una sciura normale, è una sciura ufficiale.

L’ufficiale mi ferma - cioè, io ero già fermo, solo che mi agitavo cercando di muovermi - e mi dice cortese e sorridente

- ein zwei arbeit macht frei verboten achtung bayern munchen shalke 04? -

io sorrido di rimando, e rispondo - sorry, I no spìk tèdesk, scè spìk italian, english, spanish, èn pù de fransè, ànc, quand sèrv… -

L’ufficiale cambia improvvisamente faccia. Da gentile e cortese signora tipo nonna di paese, si trasforma in una inflessibile rappresentante dell’ordine e della legalità teutonica.

-ah… - dice, tra i denti - italianen… -

- ya! - sorrido io, mentre penso a come posso smuoverla da quella che sembra l’intenzione inequivocabile di annettersi l’Austria o invadere la Polonia, così, per non perdere l’abitudine.

- tu afère piglietten? - ora, lo so che sembra che li prendiamo per il culo e i dialoghi siano copiati dalle strisce delle sturmtruppen, ma la verità è che parlano avvero così.

- piglietten? - chiedo io, tentando di entrare nelle sue simpatie

- ya! Per antàre su pìsten di fonde serve piglietten di abbonamento… tu ha? -

- no… nein… scusi… io non sapevo… -

Lei mi guarda.

Ma non mi guarda normale, no.

In quello sguardo c’è tutto un discorso, lungo e articolato.

Eccolo qua, l’ennesimo italiano, con il suo baffo nero (guardi, mi sono fatto la barba ieri, magari è appena cresciuta ma… ok ok, mi scusi), che invece che stare a casa a suonare il suo mandolino (chitarra… una fenders tratocaster…. made in mexico, non in USA, perché il prezzo… ok ok, mi scusi, di nuovo…) mentre aspetta che forno di pizza è caldo (ma guardi stasera noi si pensava a dei roesti… piatto grigionese… ok, scusi ancora…) viene qui e pensa di andare sulle nostre piste per fare il nostro fondo sulla nostra neve con i nostri sci (sì ma li ho affittati e pagati… va beh ok) e nein pagare…

Io, sopraffatto dal discorso implicito nell sguardo, mi faccio coraggio

- mi scusi, non sapevo..comunque dove si fa il biglietto? -

- QUI. DA ME - rispende il feldmaresciallo

- oh bene, che colpo di cùlen… quant’è? Che pago e siamo a posto… -

- otto franchi -

- …ooooottofraaaanchi…. ecco, aspetti… ecco lei… no… è che… sa, il portafoglio…. pesava… l’ho… lasciato… a casa… -

- quindi lei nein paga… -

- no ma… domani… domani vengo ancora e… guardi… sicuro… passo e pago… -

Lei mi guarda.

Lo sguardo dice guarda il povero italiano, morto di famen, si è venduto il mandolino, non ha i soldi per la legna del forno per la pizza, si è anche dovuto tagliare il baffo nero… e viene qui a fare fondo senza pagare…

- ya ya - mi dice, severa - fa pène. Sicura, sicura proprio tu fiène domani… ya ya… io sicura… tu va, va, italianen, e saluta me tuo baffo nero… -

Ora.

Io sono buono e caro, ma mentre mi agitavo come un polpo su uno scoglio nel tentativo di allontanarmi sulla pista da fondo, mi sono etto che minchia, cascasse il mondo, ma io domani passo, ohi se passo, e i suoi otto franchi glieli do e se me ne da due di resto le dico “li tenga lei, buonadonna, e si beva un caffè (dimmerda) alla mia salute…”.

Quindi l’indomani, cascasse il mondo, vado.

Che sia una giornata bellissima, calda ma fredda, limpida ma asciutta, non conta troppo. Vado.

Arranco sino alla capanna della Zia Rottermeier, mi fermo, aspetto, la chiamo.

Arriva.

- si ricorda di me? -

- neeeeein… - troia. Mi hai riconosciuto subito, ma i dici neeeeeeein. Muori.

- sono quello di ieri… che non aveva i soldi dietro per pagare… -

- ah, ya, ora io ricorda… ya, l’italianen… -

- limegli’piccion’esòreta… - rispondo io, sorridendo

- bitte? -

- no, niente, dicevo, sono proprio io… ecco, qua… ecco gli otto franchi di ieri… e gli otto per oggi… -

- ahhhh - dice, con gli occhi della mucca che guarda il trattore - tu è fenùto???? -

- certo - rispondo io con nonchalance - gliel’avvedo etto, no? -

- ciùsto, ciùsto… allora facciamo così… siccome tu è fenùto,  tu paga solo oggi, ieri nein paga, che onestà va premiata… -

E niente.

Vincono loro, sempre, sappiatelo.

Nonsìfa.

2 February 2016

Non si fa, che il Clientone telefona e parla con l’avvocato Altra e dice “ah a proposito… l’avvocato Hippo mi ha fatto quel piacere là così e cosà ed è stato gentilissimo e davvero non so come ringraziare…”

Quindi il Clientone le chiede “magari potrei fargli un regalo… che cosa potrebbe piacere all’avvocato Hippo?”

E la collega Altra mi chiede “ma se il Clientone volesse farti un regalo…?”

e io rispondo “àbbustacoisoldi, no?????”

“eh ma lo sai com’è il Clientone che magari pensa che labbusta sia volgare…”

“…sì, lo so… com’è poi che son sempre e solo i ricchi, che pensano che i soldi siano volgari… vabbè, ma allora? Un assegno? Un bonifico? Un’oncia d’oro?”

“…naaa…”

“a allora nun zò…”

“ma te non suoni la chitarra?”

“suonare… oddio… la grattugio… anche se son migliorato eh… quando suono non vengono più i cani randagi ad ululare sotto il balcone né si radunano i corvi sul tetto… adesso quando suono arrivano solo i gatti in calore che si azzuffano e ogni tanto qualcuno chiama l’ente protezione animali dicendo che c’è un gruppo di satanisti che tortura delle galline… ma a parte questo sì, ancora suono… perchè”

“e allora perché non ‘ngi chiedi una chitarra???”

Ora.

Mettere un cialtrone chitarrante di fronte alla prospettiva di 1) avere una chitarra aggratisse, e 2) di poter giustificare il nuovo inutile ingombro in casa alla propria consorte (ma per suonare - male -  ”omareneroomarenè” una volta al mese, chettenefai di quattro chitarre??????) rispondendo serafico “eh ma è un regalo…”, è come accendere un sigaro in un deposito di fuochi artificiali.

Quindi io passo la serata a spippolare tra i miei sogni proibiti, fino a uscirmene con una durissima top three di chitarre di costo modesto, contenuto e infine abnorme, ciascuna delle tre bellissima e desiderabilissima ed inutilissima e, pertanto, perfetta.

Stamattina faccio cadere all’avvocato l’Altra, così, opassàn “ah, poi c’ho fatto un minuto di pensiero… magari una chitarra sarebbe un’idea facile, per non far fare troppi sbattimenti al Clientone…”
e lei risponde “ah a poi l’ho sentito e lui pensava a un loro prodotto, a tua scelta…”

Ora.

Il Clientone fa piatti & posate.

Oh, bellissimi, eh, alcuni anche costosi come la merda ed eleganti come manco la regina Elisabetta, non si discute.

Però, quando tu te se i fatto il film che finalmente ti fai la chitarra del Boss, non come la sua, la sua popo, che te la porta a casa lui e si inchina tipo giapponese e ti dice “solo tu sei il suo degno possessore” , e invece sapere che suonerà un equadoreno sovrappeso sudato in una tuta blu troppo stretta e ti consegnerà un servizio da brodo per dodici, non è la stessa cosa, sàtelo.

Ridere.

11 January 2016

Ridi.

Dai, lo sai.

Il lavoro, non va bene un cazzo di niente. E i soldi, checcazzo. E il tempo, non basta mai. Stanco, al mattino stanco, alla sera stanco, ma di notte non dormi perché hai le cose da pensare. Faffreddo, faccaldo. Piove, non piove. E quello, quello è uno stronzo, l’altro, il suo amico, non paga, e lui là dietro è un bugiardo, e poi non hai risposto a quella mail, guarda c’è uno che ti cerca che non gli rispondi al telefono, hai aspettato mezz’ora, c’era la coda, con quello che paghi, è insipido, scotto, troppo caro. Non c’è neve. Sono tutti ladri. Ha cambiato idea. Lo hanno sentito che parlava e dice che tu. Sono tutti invidiosi. Se sapessero. Hanno chiuso prima. Dovevi fare il biglietto su internet. La connessione non va. Manco il 3G, qui. Questo computer è troppo lento. Sto ingrassando. Fai finta. Cheppalle.

Ridi.

Che Lucio era in macchina e pensava a tutte queste cose, e anche di più, e poi il tir e poi basta, fine, the end, aufwiedersen, adieu, ciaone proprio.

Quindi, tu che invece sei ancora qui, ridi.

Eccheccazzo.

Carissimo…

6 November 2015

- carissimo avvocato!!!! -

- carissimo!!!! Come va? Come va? -

- benissimo, grazie, e lei? -

- bene, grazie… sono appena rientrato da Londra… -

- eh bhe ma lo so lo so… -

- ah lo sa? -

lo so ma certo!!! Non si ricorda?? -

- nooooo… sììììììì… hahaha…. ma mi dichi -

- niente avvocato… volevo sentirla per lunedì, come d’accordo… -

- …sssssssssssì… lunedì… ah… eh… dice potrebbe piovere, lunedì… -

- no che mi ha chiamato il dottor Gaffuri -

- eh -

- no, dico, mi ha chiamato il dottor Gaffuri… -

- Gaffuri. Certo, Gaffuri. Il caro, vecchio Gaffuri… e come sta, come sta? -

- be… bene… no, dicevo, mi ha chiamato Gaffuri e mi ha chiesto di lunedì -

- lunedì -

- sì, lunedì -

- e lei cosa gli ha detto, a Gaffuri, su lunedì? -

- …e… niente, gli hod etto che… che avrei sentito lei, no? -

- certo! Giusto! Chiaro! E certo, e chi vuole sentire, il colonnello Bernacca? Hahaha!! ME, deve sentire… e infatti eccomi… hehe.. -

- hehe -

- he -

- he -

- … -

- e quindi, lunedì…? -

- lunedì? -

- no, avvocato, chiedevo… lunedì… per lei, è confermato? -

- eccerto! Lunedì! Gaffuri! guardi per scrupolo prendo l’agenda… lunedì… Gaffuri… certo, eccolo qui, popo lunedì… -

- alle diciotto? -

- …’ciotto, lo stavo per dire io, alle diciotto, certo, come no, confermatissimo -

- no perché, invece -

- invece? -

- invece il dottor Gaffuri, mi diceva che lui lunedì ha un problema… -

- ah -

- e chiedeva di spostare tutto a martedì, stessa ora, stesso luogo -

- mmmartedì… -

- naturalmente lei avrà i documenti pronti per martedì, vero? -

- minchia -

- scusi? -

- no, dicevo, mica, mica scherza? certo, tutti i documenti… -

- meno male -

- male -

- e insomma ci vediamo là -

- proprio là? -

- là -

- allà -

- chi? -

- noi? Gaffuri? -

- avvocato? -

- dichi -

- le mando comunque una mail riassuntiva con tutto, l’elenco dei documenti, l’indirizzo, l’ora dell’appuntamento e tutto il resto, ok? -

- che Iddio la benedichi!!!! -

- scusi? -

- no, dicevo al mio collaboratore, qui, “guarda la Zanicchi”, è passata una che era uguale uguale… ma lasci perdere, ci vediamo martedì. Là -

- là -

Ragazzi, a volte è una vita davvero difficile.

Run baby run.

28 October 2015

Mi chiede la ciampolina quella piccola “ma papone ma perché ti svegli presto presto?”

“per andare ad allenarmi amore mio bell’appapà”

“e che allenamento fai?”

“corro”

“e perché ti alleni a correre?”

“perché papone, come è tipico quando arriva la mezza età, si è un po’ rincoglionito e si è iscritto a una maratona… e perciò deve allenarsi”

“giusto! Se no fai come quello che ha inventato la maratona, che è arrivato in fondo ed è morto”

“grazie, bell’appapà… lo prendo come un incoraggiamento…”

Insomma, siamo iscritti a una maratona.

Siamo, nel senso io e un intero baule di “chiccazzomelofafare?” che mi porto dietro.

L’iscrizione è necessaria, perché così ho speso dei soldi e ho un obiettivo e quindi seguo il programma di preparazione.

Se no, al terzo allenamento butterei tutto in vacca.

Il primo allenamento è andato bene.

Lunedì mattina, venti gradi, sono uscito alle seiemmezza, ho visto l’alba con il primo sole che lentamente ha spazzato via quella romantica foschia della Milano d’autunno, e io correvo sereno con una musica evocativa nelle orecchie.

Facile, mi sono detto, è una passeggiata di salute, praticamente non me ne accorgo neanche.

Poi è venuto il secondo allenamento.

Stamattina.

La tabella prevede un’ora, a passo medio lento.

Per correre un’ora, tornare, fare colazione e portare a ciampolina quella grande a scuola in tempo, mi sono svegliato alle sei e sono uscito alle seiedieci.

Stamattina, alle seiedieci, c’era buio. Ma buio, no appena chiaro, no l’aurora, no, un cazzo: era notte, piena.

Però, almeno, pioveva. Ma per fortuna, forte. Ma quantomeno, di lato, perché grazie a Dio c’era il vento. Almeno, però, c’erano tante belle pozzanghe (plurale di pozzanga) dove le macchine alzavano delle belle onde di palta.

Io davanti a casetta c’ho un parco. Parchetto, però siccome  è Milano, non ci si lamenta eh.

Però il periplo del parco è tipo che ci metto sei sette minuti, e correre un’ora vuol dire fare i giri intorno come un criceto. In più, ogni cinque minuti passi a duecento metri da casa, che è una tentazione bella bastarda.

Quindi siccome io conosco il mio pollo, cioè me, il percorso dell’ora di allenamento mi porta per mezz’ora lontano, e per un’altra mezz’ora indietro.

Ma piove, fa freddo, è buio.

In giro, i camions di quellis che raccolgonos i rifiutis, gli automobilisti incazzati dietro i camions, i farabutti  e qualche scemo come me.

Siamo tutti vestiti uguali, giallo flou, arancione, verde finocchio perso.

Ci incrociamo e ci guardiamo, e ci allontaniamo l’uno dall’altra pensando “che imbecille quello là, con ’sto tempo, a quest’ora… ma chi glielo fa fare? Ma non ce l’ha una casa, una famiglia…”.

Poi però smette di piovere, resta nell’aria una nebbiolina leggera, aprono i bar e le luci si accendono, e Milano sembra non dico bella, sia chiaro, ma sembra Milano, e quasi son contento di essere qui, fuori, bagnato, sudato, con i piedi zuppi, le gambe che fanno male e il ginocchio che fa gnacagnào! a ogni passo.

E mi dico adesso, adesso che mancano quindici minuti alla fine e sono sulla strada del ritorno e sono sotto il tempo previsto e posso rallentare un po’, adesso mi godo questo quarto d’ora, mi godo l’alba, la città che si sveglia, la mia musica, i tram che sbucano nella foschia, le luci rosse e gialle in cima ai grattacieli, mi godo l’aroma di caffè che esce da questo bar…

…mmm… senti… mmmmmhmmm… buono… profumo di caffè… mmm… grogroglogrpglò…

Come “grogroglogrpglò”? Non era “mmmmmm”?

Grogroglogrpglò, gli, sgorgoglò.

GLO.

Sudorino freddo, che parte dalla nuca  scende lungo la schiena.

Strizzone di pancia.

Contrazione addominale tipo parto.

Checcazzohomangiato ieri sera? Ah, un po’ di formaggio, tanta frutta e molti di quei così tipo cracker ma che sanno di cartone compresso che sono ricchi di fibre… ah… le fibre… qual è quella cosa che dicono sul corriere salute delle fibre? Che effetto hanno…? Cos’è che aiutano… la pe… la per… ah, sì… la peristalsi…

Cazzo.

Mé càghi ‘doss…

E niente, immaginate Pietro Mennea e Mo Farah travestiti da Bolt che scattano in volata, ginocchia alte, falcata poderosa e spinta di polpaccio.

Con però una curiosa rigidità addominale e una strana smorfia in volto.

E niente, ce l’ho fatta, certo ho avuto il culo che la vicina non stava aspettando l’ascensore quando son uscito sul pianerottolo in mutande, con in mano scarpe pantaloni e giacca gridando “apritelaporta!” verso casa mia.

Però, a parte questo, bene.

Venerdì ancora, magari mi sveglio cinque minuti prima e faccio una sosta in bagno, pensando alla Marcuzzi, e non per scopi onanistici.

Autumn in the big city, bright lights.

5 October 2015

Questo fine settimana, Milano è stata in uno ei suoi momenti speciali.

All’Expo c’era di tutto, eventi, manifestazioni, feste, balli, canti, mangi, bevi.

Retrospettive di film bellissimi, allo Spazio Oberdan e da altre parti.

Mostre di fotografia.

Giotto al Palazzo Reale, insieme a Raffaello e Schiele.

A Palazzo Marino Amore e Psiche di Canova, mentre le sedie elle principali banche italiane ed estere erano aperte al pubblico per far vedere i palazzi e le opere d’arte.

Al Museo delle culture inaugurano la collezione permanente e e la mostra delle Barbie e della moda.

Alla Triennale mostre eventi discussioni sul ruolo della donna.

In piazza Gae Aulenti concerto di pianoforte.

E poi concerti, teatri, chef che cucinano all’aperto, musica, spettacoli…

E c’era fresco, am non freddo, e si poteva stare fuori anche di sera.

Il fine settimana ideale per restare spiaggiato sul divano, sorridendo felice per quello che avrei potuto fare, se solo avessi voluto.

Fàinans.

1 October 2015

Lo dico da sempre, che quelli che lavorano in finanza (nel senso di borsa di NweYork, Nasdaq, quantitative easing, non nel senso del maresciallo Pannunzio…) vivono in un mondo diverso dal nostro.

Per esempio, i soldi.

Loro ragionano diversi anche sui soldi.

Tipo un cliente, viene pagato in dollari lunedì.

Mercoledì fa i conti e dice che gli mancano degli euri.

Allora io chiamo quello che lavora in finanza e gli chiedo di verificare il cambio.

Effettivamente, mi spiega quello della finanza, tra quando hanno ordinato il bonifico in dollari e quando lui il cliente ha ricevuto i soldi e li ha convertiti in euri, il cambio è cambiato (si chiama cambio…) e quindi mercoledì lui c’ha meno euri di quanto pensava lunedì.

Io, da avvocato, dico “eh ma ci ha perso”

Il finanzo, da finanzo, replica “no, se vedi il cambio, oggi il dollaro vale ancora meno, quindi lui che ha cambiato in euri ieri ci ha guadagnato”.

Ragionateci.

E’ un po’ un cortocircuito mentale, ma se alla fine arrivare a un punto in cui dite “ha torto, ma potrebbe avere ragione anche lui”.

The mugulons and the trottolons.

23 September 2015

Allora, per una serie di noiose questioni, entro oggi l’ammmore miiiiiisimo aveva da portare un documento in questura.

In altre parole, una di quelle cose che nel meraviglioso mondo moderno vanno caratterizzate dagli ashtag #pacco #attesa #coda #noiamortale #ignoranzadiffusa #nervosismo #statodemmerda #diventoterrorista #ACAB #emigroinsvizzera #questaèlultimavolta, e molti altri che potete immaginare.

Ma siccome io sono un uomo buono (ripetete con me con espressione sognante: “che buono!!!”), dico: “dai, se domani non piove e tu porti le ciampoline a scuola, io vado in questura”.

Cinquanta minuti di applausi, grazie.

Quindi stamattina mi presento in questura.

Che in questura, tu, rompi i coglioni.

Lo capisci subito, quando arrivi, e il piantone attraverso il vetro antiproiettile unto spesso tre centimetri ti chiede “ash mosh tzt ff? ngn?”

“il microfono…”

“afeff?”

“il microfono…” ripeti tu, indicando al piantone che se bofonchia rivolto verso la finestra a due metri di distanza dal microfono che tra l’altro pare quello della radio di spongebob delle mie figlie, è difficile che io capisca qualcosa.

Lui guarda il microfono con l’espressione di dire “ah! ma guarda, un microfono… popo qua sotto il vetro… minghia sto qua da due anni e non l’ho mai visto… collega… ma sto microfono, che l’hanno messo stanotte?”

poi si avvicina al microfono che pare Bono al sound check a wembley e mi dice “af… shs… gnhk…”

“il pulsante…”

“…’nguf?”

“se non schiaccia il pulsante” dico io mimando il gesto con il dito, lentamente, sia mai che lo prenda come un gesto di minaccia “prima schiaccia il pulsante e poi parli, che così io la sento”

lui si rivolge al collega, quello seduto là - sì quello seduto, che sta, nel senso che non fa, sta. Ora, voi provate: vi mettete seduti, preferibilmente in un luogo in cui la gente va, viene, parla, telefona, agisce, fa cose, e state. Senza fare nulla, con lo sguardo fisso.

E non è facile, eh. Secondo me, ci vuole allenamento, e quello là, dietro, si è allenato e parecchio.

Quindi lui il piantone si rivolge a quello seduto e insieme guardano il pulsante, stupiti. Quei burloni del ministero dell’interno entrano di notte nelle questure e installano misteriosi apparati elettronici tipo microfoni e addirittura pulsanti… che c’entrino le scie chimiche?

E infine si aprono le acque, la terra trema, le colombe bianche salgono verso il cielo ed escono i numeri del lotto, e lui schiaccia il pulsante.

“cheddevefare?”

minchia, dopo tutta ’sta fatica per sentirti, mi dovresti recitare un canto dell’inferno, cazzo…

“devo cosare la roba per la carta lucida con la copia autentica opaca”

“qui in questura?”

“nooooo!!!! Dovrei farla alla capitaneria di porto di Mazzara del Vallo, ma siccome ero di strada, mi sono fermato qui per salutare…”

“ah”

e poi la sua faccia si trasforma.

Immaginate il vostro peggior incubo: la bimba dell’esorcista, il pagliaccio assassino, quello con la sega elettrica, la strega di blair witch project, insomma quello.

La sua faccia si trasforma, incarna il mio peggior incubo e la sua enorme bocca assassina pronuncia la frase più terribile che un essere umano possa sentire in un ufficio pubblico.

“vabbè, aspetti”.

E mi apre la porta, permettendomi l’accesso al salone.

Assassini, scippatori, spacciatori, ladri di bestiame, avvocati. Il peggio dell’umanità aspetta, rassegnato, nei saloni delle questure del mondo.

E qui, qui, in questi luoghi, si comprende la grandezza, l’illuminazione, il genio di Steve Jobs.

Perché lasciate stare la musica, il futuro, la visione, il think different.

Tutte balle.

Steve era dovuto andare un giorno in questura a Palo Alto.

Posto evidentemente di merda, la questura di Palo Alto.

Dopo mezz’ora ad aspettare non facendo un cazzo, Steve ha mandato tutti affangule, è tornato alla Apple, e ha fatto lo smartphone.

Poi ha chiamato tutti e ha detto “oooooh!!!! Io tra un mese devo tornare in questura a Palo Alto”

“posto di merda”, hanno mormorato tutti gli Appli,

“e mi faranno aspettare e io devo avere per le mani questo coso pieno di giochi, cazzate, inutili stronzate che mi facciano passar il tempo e nel caso anche non accorgermi che è arrivato il mio turno”.

Perché nel salone della questura stanno tutti chini a smanettare sul cellulare.

Tranne me, che siccome sono signore, e sapùto, mi sono portato l’iPad e mi leggo il corriere.

Quando ho letto tutto il corriere, il corriere milano, il corriere roma, il corriere bologna, udine, catanzaro, trani, motori, economia, moda, arte, cucina e anche l’elenco dei centri massaggi cinesi di buccinasco, arriva uno.

“lei?”

spiego.

“aspetti”.

Gazzetta dello sport.

Poi arriva un altro.

“lei?”

Spiego.

“dieci minuti e la chiamano”

“chi?”

“loro” e fa un cenno, vago, che può significare sia quelli al primo piano, sia gli la NASA per l’esplorazione di Marte.

Dopo un’ora, ho le palle che fumano, e non per colpa dell’iPad sulla gambe.

Ne frattempo fuori si è scatenato il diluvio e io sono con la My Personal Vespetta.

C’ho sulle spalle una carogna che Magilla il Gorilla Lilla le spiccia casa.

Mi squilla il telefono.

L’ammmmmmore miiiiisimo.

“allora, come va?”

“arrrrgh grrrrfr frggggg tr&78lkjè°°#Katzo67^troja$skyfa§lur1da!!!!!!!!”

“oh, povero amore… mi sento in colpissima… prometto che mi farò perdonare!!!!!”

“trottolone mugulato con frenata all’ancora e ricamino bilaterale col botto?”

“sì amore, promesso”.

Che siamo animali semplici.

Promettici un tròttolons avèc le mùgolons, e noi aspettiamo sereni per tutta la mattina in questura, col cinese che ti guarda e pensa “cazzo lidi?”.

Per un piccolo, singolo, brevissimo momento.

17 September 2015

Oggi per motivi che sono anche un po’ cazzi miei invece che sfrecciare per la città sulla MPV o a bordo del mio velocHIPPede pedalando veloce come Armstrong ai tempi gonfi, ho preso un trams.

Prendere il trams, a Milano, è una figata, ma ha una controindicazione. Il biglietto.

Perché il problema non è pagare il biglietto: i trasporti pubblici, a Milano, funzionano - sì lo so new york amsterdam londra parigi amburgo madrid lo so lo so èddai - e uno quindi paga il biglietto non dico volentieri, quello mai, ma insomma paghi e hai un servizio quasi dignitoso, perciò occhei.

IL problema è acquistare il biglietto. Eh sì, perché tu sei lì, a venti metri dalla fermata del trams. Il coso elettronico dice che il trams arriva tra quattro minuti - sì, nelle fermate spesso c’è il coso elettronico e spesso ci piglia, anche, a dirti quanto manca - e intorno tipo nel raggio di cento metri alla fermata ci sono tre edicole, due tabaccai e tre pusher.

Tralasciando i pusher, ti rechi dai giornalai e tabaccai chiedendo di acquistare un biglietto: e tutti ti dicono “non li ho”.

Quindi dovresti andare alla fermata della metropolitana, scendere le scale, arrivare alla macchinetta, cacciare dentro gli euri, farteli sputare fuori, dare un calcio secco allo spigolo della macchinetta, che a questo punto si rassegna e accetta i tuoi euri, schiacciare cento pulsanti e alla fine ritirare il biglietto, litigare con lo zingo che ti chiede i soldi, risalire le scale e vedere il trams che si allontana, beffardo.

Ma io, oggi, memore (migi*) di un articolo che lèssi (torna a casa!) tempo fa, accendo il mio iPhone.

Vado su App Store.

Scàrrrrico l’app ATM Milano Official (ma perché “offical”?, sta pure quella tarocca cinese, che la scàrrrichi dal Paolo Sarpi Store?).

Clicco “acquistabiglietti”.

Acquisto biglietti.

Uso il mio account paypal.

In tre minuti, ma pure quattro, ho sul mio iPhone il biglietto, che poi il QRcode sul trams lo legge la macchinetta dei biglietti e ciao.

No, dico.

Ho comprato il biglietto per la un trams/metros/bussis di Milano con l’iPhone.

E. Ha. Funzionato.

Lo so, lo so, che voi di newyork londra parigi madrid barcellona amsterdam monaco stoccolma berlino mi direte “embè?”, ma io sono qui, qui dove per arrivarci, da newyork londra parigi madrid barcellona amsterdam monaco stoccolma berlino, dovete prima passare quel cartello con scritto su “benvenuti in Italia”, e quando qui mi imbatto in una cosa, anche piccola eh, come questa qui, non riesco a non guardarmi intorno e chiedere “dov’è l’errore?”.

E per un piccolo, singolo, brevissimo momento, senza farmi vedere da nessuno, per carità, mi viene da sorridere (ma mi trattengo, è chiaro).

#aMilano.

*Memore (migi) è un elegantissimo giuoco di parole dedicato agli over 40.

Tasso Masso Rasso (Casso): someliè.

17 September 2015

Ieri sera siamo a cena fuori con l’esimio dott. Crauti, in un ristorante milanesemente fighetto, presuntamente argentino, famosamente per la carne.

La premessa è che prima abbiamo provato a prenotare in un altro posto, e ci han detto “spiace, è tutto completo, dovevate chiamare qualche giorno prima”, mentre l’ì dove siamo hanno detto “forse un tavolo ce l’abbiamo ma non prima delle novemmezzadieci”.

E sticazzi. Nel senso che non sono posti dove regalano il cibo, anzi. Ma la crisi? La Grecia? L’euro? Il dollaro? I sindacati? E la sinistra, la sinistra che dice? E gli ecologisti? Mha.

Detto questo, ordiniamo la nostra bella e buona ciccia, e poi dico a Crauto il vino sceglierlo tu.

Lui dopo aver mantrugnato nella lista per un po’ mi dice “ma un toscano, va bene?” “va bene” e poi mi dice un nome di un vino tipo Masso Basso Lasso Tasso Masso Casso, insomma un nome che io più o meno ho già sentito e tipo non dico conosco ma quasi, e gli dico “ok”, anche perché so che Crauto è godereccio ma genericamente attento a non spendere più del lecito.

Quando arriva il vino (dopo un bel po’, perché, spiega il cameriere “non lo trovavamo”, e già qui avremmo dovuto farci qualche domanda), lo assaggiamo lo beviamo e sia io sia Crauto pensiamo “minchia buono!!!!!”, perché effettivamente ra minchia proprio buono.

Trallallà trallallà, la serata va, si ride si scherza si mangia si beve, il vino finisce, che in quattro si fa presto, Cauto dice “ne ordiniamo un’altra?” e noi “ma no, infrasettimanale già bere è un’eccezione, non si dovrebbe, non esageriamo” e quindi vabbè.

Al momento del conto, buonasera buonasera, io e Crauto ci guardiamo e sticazzi.

Strano.

Cioè, abbiamo preso tutti più o meno le stesse cose, abbiamo tutti visto quanto costavano i piatti sul menù… dai nostri conti fatti a spanne c’è un 150 sacchi in più… fammi vedere.

Vino: 150 euri.

Crauto, dico, ma checcazzo di vino hai preso?

Mha, risponde lui, mi sembrava che costasse meno… si alza, prende una carta dei vini appoggiata su un tavolo vicino… ahaaahhhhh… ehhhhhhhhh… oooohhhhh…. dice.

Aaa eee ooo cosa??? Chiedo io.

No…. è che il “Tasso Masso Basso Lasso Casso” costa effettivamente 150 euri… quello che volevo io si chiama “Tasso Masso Basso Lasso Casso delle Terre Alte di Sotto e Non di Sopra“… mi sa che non avendo specificato che volevo quello delle terre Alte di Sotto Non di Sopra, che costa 28 euri…

Ah.

Quindi colpa nostra. Non possiamo nemmeno protestare.

Però bòno.

Però a saperlo, lo bevevo meglio. Cioè, con più rispetto. Cioè, come dire, sarebbe stato più bòno, a saperlo.

Parabola.

16 September 2015

La parabola in questione non è di quelle del Vangelo.

E’ quella, più prosaica, che permette di vedere Sky.

Siccome quando mi sono trasferito nella casa di adesso volevo mettere la parabola sul tetto ma l’amministratore mi aveva detto “eh ma oh eh poi lui loro l’assemblea i condòmini di condomìni le regole il regolamento mia sorella sua sorella a casa tutti bene grazie e il tempo eh non ci sono più le mezze stagioni la copertura le spese sua sorella sempre lei? sì sempre sua sorella oh eh ah”, e altre amenità del genere, io, in modo el tutto illegale e surrettizio - d’altronde essendo avvocato, chi più di me è legittimato a fare ìccosi non legali? - ho astutamente e artatamente attaccato la parabola al muro del balcone, che da sotto non si vede e i condòmini non mi devono cacarelamminchia.

Tuttavia, il condominio mio quest’anno, per non farsi mancare nulla, ha deciso di rifare il tetto, e per rifare il tetto hanno tirato su un bel ponteggio, da giù nella strada fino su.

Apro parentesi.

Qualche anno fa, un mio amico era con un suo giovano aiutante, quando videro un ponteggio appena messo su davanti a un palazzo. Sul ponteggio campeggiava un cartello con scritto “Attenzione: ponteggio protetto da antifurto”: il giovanotto, con aria sapùta, guarda l’amico mio e condivide la seguente riflessione: “minghia, guarda che spreco… hanno messo l’antifurto sul ponteggio… e chi minghia se lo rubbba, un ponteggio????”.

Chiudo parentesi.

Il ponteggio appena messo sta popo popo di fronte al balcone mio. Già sarebbe seccante che mentre giro per casa nella mia abituale tenuta in mutande, calze di cotone abbassate a mezzo polpaccio e maglietta celebrativa della Juve Campione 2006 un operaio albaneso o rumeneso o ‘rocchino o genericamente nègher mi guardi dentro, ma la cosa peggiore è che la presenza del ponteggio impedisce alla parabola di accedere alle trasmissione Sky.

Quindi, da una settimana, sono senza Sky. Ma io non ho mai attaccato la TV all’antenna normale, quella dei poveri, insomma, e quindi sono popo senza televisione in casa.

Il che, finché non ti capita, non ti rendi conto.

Niente cartoni per le bambine.

Niente telegiornali.

Niente partite di calcio, basket, golf, formula 1, motoGP, ciclismo.

Niente film, niente serie TV, niente  masterchef o Xfactor.

Niente documentari in HD sulla riproduzione del dugongo, niente reportage sulla ristrutturazione della casa di campagna della famiglia Brown, niente cialtroni dispersi nella giungla in mutande.

Niente di niente di niente.

E però ci si abitua, la bambine trovi qualcosa sull’iPad, tu e l’ammmmmore tuo leggete, io strimpello la chitarra, e si va a letto presto.

E, non ultima né trascurabile conseguenza, la vita sessuale della coppia ne trae un consistente beneficio. Eh, sì. Oh, sì sì. Ah, sì sì sì.

Ecco, stamattina vien l’antennista.

Che spippola e dice vedi - vedi tua sorella, a me mi dai del voi e se popo vuoi che ci sia della confidenza invece che Maestro puoi limitarti a chiamarmi Egregerrimo - vedi che tu non vedi i programmi in HD ma invece gli altri, quelli non in HD, stanno.

Quindi, per ora vedi tutto, con una qualità tipo anni ‘70 ma vedi tutto.

Poi settimana prossima tiriamo giù il cavo delle centraline della diffusione della spaziatura di sua sorella - sempre lei? sì sì sua sorella, grazie prego - e vediamo di mettere tutto a posto.

Grazie, prego.

Così io da stasera rihò - riavrei - tutto il mio Sky.

Che il mio cervello esulta e festeggia.

Ma si sa che l’uomo ragiona col cervello solo fintantoché esso cervello non entra in conflitto con esso CAPO, inteso come l’altro cervello, quello sotto, quello grosso (che poi, grosso…), insomma lui.

E lui mi chiede oh, ma sei suo di barattare la replica di Xfactor, il documentario sulle abilità predatorie del pipistrello nano delle Comore, l’anticipo di Serie B e l’ultimo film di con Ficarra e Picone, con una bella, sana, rapida ma nemmeno poi tanto, gnàgnàgnàgnà???????

E io, magari, diciamo che un’altra settimana senza Sky ce la si fa, dai…

Gli altri sport.

10 September 2015

Lungi da me difendere il calcio.

Cioè, a me il calcio piace e lo trovo un gioco bellissimo, da giocare e da guardare.

Lo trovo, poi, immensamente democratico, perché non ci sono preclusioni fisiche, altezza, peso, velocità etc., cioè, oggi i tre più forti del mondo sono un nano bastardo (Messi), un normal metrosexual (Ronaldo) e un gigante cattivo (Ibra), quindi chiunque può sognare di diventare un giocatore di calcio di quelli forti.

Invece, se avete mai incontrato dal vivo un giocatore di basket, di rugby o, peggio ancora, uno di football americano, sapete che se non avete un fisico speciale, non potrete diventare un professionista di quello sport lì (lo so lo so ci sono le eccezioni, quello dell’NBA di 1,80, il rugbista normale e il corner back dell’NFL di 1,75; ma sono, appunto, eccezioni: persone con un talento così grande da compensare l’evidente gap fisico; ma un talento normale non supera quel gap).

Ecco, ieri ci sono stati quelli del basket che hanno battuto la Germania, e sono stati fichissimi

Bene, bravi, daje.

Però poi leggo “ecco, questo è lo sport vero”, “ecco i veri valori” “viva lo sport della passione e del cuore”, con un sottotetto sottinteso sotteso che rimanda a un “altro che il calcio”.

Ora, va bene tutto.

Ma questa nazionale di basket, finalmente, vince e gioca bene perché ha dei giocatori di talento, tre su cinque, che giocano nell’NBA.

In America.

Dove hanno inventato lo sport professionistico, gli sponsor, gli atleti come “marchio”, e in generale lo sport come macchina da e per soldi.

Poi, oh, daje, eh.

foto.

3 September 2015

cosa vuoi dire

che non abbiano già detto

che non abbiano pensato

guardando quel corpo

addormentato sulla sabbia

cosa vuoi fare

a parte cercare di non farti vedere

mentre piangi

schiacciato tra i due estremi

l’enormità della cattiveria degli uomini

e l’enormità ella cattiveria che ho dentro

che se potessi prenderei io il fucile

cosa vuoi fare

se ti vergogni anche di pregare

cosa puoi dire

che quando pensavi di non poter stare peggio di così

hai letto che il papà si è salvato

e se in quel corpo addormentato hai visto mille volte

la parte più profonda del tuo cuore

per il dolore del papà

non riesci più a far finta di non stare piangendo.

Good moods…

2 September 2015

- buongiorno, come va? -

- sono grassissimo… -

Fòn.

31 August 2015

Ma voi la sapete quanto può fare incazzare se il fòn all’improvviso non va?

Non che non va nel senso che è rotto, che uno dice è rotto.

Che alla fine si è anche rotto, nel senso di rotto, e va beh, a quel punto uno va, buongiorno buongiorno, èrrrotto, lo cambio, grazie prego.

Ma prima, e però puccioppo anche dopo, è rotto nel senso che non va, non va bene, non fa tutt’eeee’ cose.

Dici ma una volta che il fòn telefonava e basta, e adesso uuuuuh voi tutti con il fòn ah signora cara ai miei tempi si andava per strada a giocare al pallone contro i saracineschi dei garaggi sbèngh sbèngh sbèngh allora sì che i ragazzi venivan su belli sani e robusti, e c’era anche il militare, ah come gli farebbe bene oggi a questi che dicono che vanno in grisi se non funziona il fòn un bel tre mesi di CAR a Gubbio, ah signora mia che poi quelli del fòn non parlano più, ai miei tempi i ragazzi stavano in cortile e facevano le palle di stracci e merda e ci giocavano e poi che bello signora vederli rincorrere i cani per infilargli i petardi nel culo allora sì signora mia mica come oggi che il fòn.

Però, tolto che una volta si stava meglio, tipo com’era bello scrivere a mano o quelli ricchi con la macchina da scrivere track track clic clic e niente combùte, e le seghe le facevi a memoria altro che yupporno, a parte questo, dico, quando un fòn non va, a te ti parte la carogna che il fòn non va e se uno ti dice eh beh ma tu usi il fòn se usassi il fònfàn e tu dici mabbaffangule.

E insomma il mio fòn fa le bizze.

Che lo tireresti contro i muri se non fosse che poi si rompono i muri.

Accident’al fòn.

Lavurètt… (baby booooomz).

28 August 2015

- ciao amori miei bellissime piccolissime ciampolinissime!!!!! Come state? Cosa avete fatto oggi? -

- ciao papone!!!! Abbiamo fatto i lavoretti con i fogli… guarda guarda!!! Ti piacciono? -

- oooooooh…. bèèèèèèèlli… ma cosa rappresentano? -

- allora, questa è un’onda anòbala (sic), che poi arriva lo tsunami, vedi dietro ci sono anche le altre onde anobale anche più grandi… poi c’è la città che viene travolta… qui qui e qui ci sono le case distrutte… vedi come le abbiamo fatte tutte distrutte bene?…. poi qui ci sono le persone che sono rimaste schiacciate… non le vedi perché, appunto, sono sotto, schiacciate… poi gli incendi, e qui quelli annegati…. -

- ma non si salva nessuno? -

- No -

Alègher…

gnègnègnè.

27 August 2015

- …quindi, con le mie chitarre… -

- perché, quante chitarre hai? -

- eh, ne ho comprate tre… -

- ah, tre… perché all’inizio credevi che fosse colpa della chitarra, vero? -.

Week end di fine luglio.

24 July 2015

O’ professor’ (le basi, mancano le basi…).

22 July 2015

L’ammmmmore miiiissimo sta bene.

Ma da qualche mese ha un piccolo fastidio, che non passa, e alla fine la convinco e va a farsi vedere da o’ Professor’, noto professore nonché massimo esperto di piccoli fastidi.

La visita va benissimo, e o’ professor’, preparato e cortese, dice che non è niente, basta prendere queste gocce due volte o tre, e tutto andrà a posto.

L’ammmmmore miiiissimo a questo punto chiede “quanto le devo?” e o’ professor’ risponde “parli pure con la signorina”.

La signorina in realtà è un’arpia che siede incattivita e maleducata vicino all’ingresso, dietro una piccola scrivania tra computer e registri.

- buongiorno, ho fatto la visita… o’ professor’ ha detto di parlare con lei… quando devo? - chiede l’ammmmmore miiiiisssimo

- dùgento euri - abbaia l’arpia

“mìnghia”, pensa l’ammmmmore miiiissimo, ma insomma è molto contenta della visita, poi il risultato è quello sperato, quindi apre il portafoglio e allunga due pezzi da cento all’arpia.

Che li agguanta, li infila tra le pagine di un vecchio registro, e senza alzare la testa comincia a scartabellare tra le scartabelle sulla scrivania.

L’ammmmmmore miiissimo aspetta qualche secondo, poi si schiarisce la voce - ehem… -

L’arpia alza gli occhi, e agghinda un’espressione stupita, come se vedesse per la prima volta la persona davanti a lei - ssssssììììììì? - chiede

- eeee… èèèèèèè… allora… io vado? -

- vàdia, certo… vàdia. Arrivederci, he, tante care cose a casa… -

- grazie ma… no… dicevo… -

- cosa diceva? Non è soddisfatta della visita? Deve chiedere altro a o’ professor’? -

- no no, anzi, ecchè, grazie… se lei mi volesse… potesse… dare… la ric… -

- scusi eh, ma c’è molta gente che aspetta, siamo in ritardo, qui è come là ma meno, guardi il dito, vede che insinua, l’antani quest’anno uuuuuh non me ne parli, è stato terribile, meno male che tarapioca anche per bocca, ma mi raccomando lontano dai pasti, per Natale auguri, mi raccomando ci mandi un saluto eh -

- allora arrived… -

- ciao cara ciao, ciao, vàdia, cosèbbelle!!!!!! cià cià cià -

“e tu?”, le chiedo, quando alla sera mi racconta

“e io niente, sono uscita… non ho avuto la prontezza di insistere…”

“amore io!!! Ma insomma!!! Ma non si fa!!! Avresti dovuto insistere!!!!! Lottare!!!! Insomma, è una questione di principio!!!”

“LO SO!!! LO SO!!! Mi fa una rabbia, guarda, solo a pensarci…”

“Cioè, infatti, dico io… cazzo!!! Se non ti fa la ricevuta DEVE farti almeno il 25% di sconto, eccheccazzo!!!!!! Sono le basi!!! Le basi!!!! Guarda, non ti può mandare in giro…. lèbbasi, lèbbasi…”.