Baby boomz.
8 March 2010Allora la cinpripessa va al nido.
Non che ci vada da sola, essa viene carrozzata nel passeggino e spinta sino al nido.
Dal sottoscritto.
Di solito l’ammmore mio esce di casa con noi, e facciamo un pezzo di strada insieme: quando poi lei si allontana, la cinpripessa la guarda stupita, dice “màma? Mama???”, e la indica col ditino.
Poi si distrae a guardare le cianfrusaglie colorate della bancarella della signora extracomunitaria che sta in Porta Venezia.
Quando si arriva al nido, da bravo papà prendo la bimba, le tolgo scarpecappellosciarpagiubbotto, le metto le calze antiscivolo e la consegno alla maestra
apro parentesi: il titolo della parentesi è “babbo sì, ma signore“.
L’attività di cui sopra - tolgo vestiti metto vestiti alla bimba - si svolge dentro il nido, in una zona mista, accessibile ai genitori.
Questa zona, come tutto il nido, è caratterizzata da piccole dolcissime panche alte trenta centimetri, attaccapanni personalizzati con tenerissime foto dei bimbi, disegni coloratissimi appesi qua e là, ma, soprattutto, settanta gradi di temperatura costante.
Dici è per i bimbi.
Giusto.
Ma io arrivo da fuori.
E ho anche fatto una lunga sgambata, spingendo il passeggino, in fretta che si è sempre un po’ in ritardo, e vestito che poi vado a lavorare in vespetta, quindi parecchio coperto.
Quindi arrivo al nido e son già bello masarato.
Ed è solo l’inizio.
Spogliare e rivestire una bimba, lo dico a chi non l’ha mai fatto, è un’attività bella, dolce, tenera, emotivamente coinvolgente, spiritualmente appagante, ma soprattutto calda.
Essa la bimba infatti non sta ferma ma lotta, combatte, fa resistenza passiva che Ghandi al confronto era un posteggiatore abusivo, piange, strepita e, in generale, bùffa una quantità di calore tipo centrale termoelettrica.
Quindi, al momento di consegnare a bimba nelle capienti mani della maestra, sono abitualmente sudato come una cacca, e non aspetto altro se non il momento di uscire con giaccone e giacca aperti e prendermi una bella congestione fulminante, ma almeno bella fresca.
Dici vabbè cheddevifarci, tocca a tutti.
Eh, bello. Anch’io lo dicevo, fino a stamattina.
Stamattina, invece, arriva al nido il Verosignore.
Lui arriva in tuta - mica deve correre in ufficio, dopo - bello serafico, scarpa gìnnica e occhi assonnati.
Il passeggino, lo spinge la tata extracomunitaria.
Entrano al nido, la tata va a destra con il pupo e si sbatte dibbestia per svestirlo vestirlo.
Lui, il verosignore, ignora tata e pupo, gira a sinistra e si appoggia al banco dell’ingresso, dove fa il merlo con la maestra.
La tata è un bagno di sudore, ma il pupo è pronto.
A questo punto il verosignore prende in braccio il pupo e lo bacia, e il pupo apprezza perchè il verosignore non è sudato come una cacca, lui.
Poi il verosignore se ne va sereno, seguito dalla tata.
Insieme mi osservano, domandandosi chi sia mai quel signore, sudatissimo, in giccacravatta, che cammina rigido e cauto perchè la rasoiata di aria gelida sulla pancia, dopo un brevissimo istante di benessere, lo sta punendo con dei gorgoglii intestinali che non preannunciano nulla di buono.
Fine della parentesi.
E insomma la cinpripessa al momento di mollarla alla maestra di solito piagnucola, frignola, allunga la manina e dice “màma!” (non ha ancora ben chiaro che papà non è “màma”, povera tata) e il papà la lascia con il cuore spezzato ma gonfio che la bimba gli vuol bene.
Stamattina, cambiata la bimba, il tempo di detergermi il sudore che mi colava sugli occhi rendendo tutto sfuocato, e vedo la cinpripessa che galoppa verso lo sportellino che divide la zona mista dal nido vero e proprio, batte con le manine gridando “alòra!!!” finchè una maestra non la prende su e la porta verso la zona giochi, dove si infila senza nemmeno girarsi o dire una volta “màma”.
Tutttttttto un rodimento interno, del povero papà.