Al classico c’è Quintiliano.

20 June 2013

Dice che al classico quest’anno c’è Quintiliano.

Non vedo l’ora.

Il buon, vecchio, caro, immarcescibile Quintiliano… come dimenticarlo? Il grande, memorabile Antonio Ruberto Gustao da Silva Soresinha, detto “O’ Quitiliano” per le sue note origini della favela di Quintillia, alla periferia di Guaranà, nel Mato Grosso, che esordì con una doppietta a soli 17 anni nel Cruzeiro, anche se poi i suoi anni migliori li ha vissuti nel Sao Paolo del maestro Tabarez, che lo trasformò in seconda punta di movimento sfruttando la meglio la sua propensione agli inserimenti da sinistra, anche se era un mancino naturale… come “guarda che ti confondi”????

Il quadro con le gambe (baby boomz…).

4 June 2013

Allora la sera le mie ciampoline non s’accontentano di una storia normale, tipo labbelladdormentata, biancaneve o cenerentola, no, loro vogliono “unastorianuova” tutte le sere.

E mica te la puoi inventare tu, nannannannà, la storia la scelgono loro.

Ieri sera che storia volete? Vogliamo… vogliamo… vogliamo… la storia quadro con le gambe!!!

Il quadro con le gambe?????

Sì sì sì sì!!!

Vabbè, il quadro con le gambe.

Qui la faccio breve, una sinossi, diciamo.

C’è un signore molto ricco che costruisce un museo ma nessuno è interessato ai quadri che espone.

Allora va dal mago - quale mago? adesso non rompete la uàllera, nelle storie c’è sempre un mago che risolve ogni intoppo narrativo, il deus ex machina della favolistica mondiale, prova te a uscire da una storia, in piena digestione post cena, senza l’intervento risolutore di un mago… - dicevo va dal mago e il mago gli dice portami la cornice più bella che hai.

Allora il signore porta al mago una cornice bellissima, così bella che non aveva mai trovato un quadro abbastanza bello a metterci dentro.

Il giorno dopo il mago gli restituisce la cornice, vuota come prima e, alle perplessità del signore, replica dicendogli di appendere la cornice nel museo e aspettare.

Il signore fa come detto dal mago e alla sera la cornice si stacca dalla parete, e con due piccole gambe cammina per il paese.

La gente, stupita, segue la cornice che arriva sull’argine del fiume e si ferma, rivolta verso il tramonto.

Così tutti si fermano e guardano un tramonto bellissimo, riflesso nell’acqua mossa del fiume, incorniciato dalla cornice, e si rendono conto che non avevano mai prestato attenzione a una cosa così bella come quel tramonto, finchè non era stata racchiusa dalla cornice.

Il giorno dopo, la cornice sale un sentiero e incornicia un piccolo cerbiatto appena nato, e tutti si commuovono per la bellezza e ancora si stupiscono di come non la avessero mai notata prima.

Il gorno dopo ancora, la pioggia battente che schizza sulle pozzanghere, poi gli uccelli in volo all’alba, e così via.

Finchè la gente si incuriosì, andò nel museo per vedere gli altri quadri e si appassionò ai quadri e alle loro storie, e finalmente il museo fu pieno di gente e il signore fu molto felice.

E vissero tutti per sempre felici e contenti.

Tenendo presente che la versione “favola” era di molto condita con magie, storie, bambini, frizzi lazzi e mazzi, mi sembrava di aver portato a casa un signor risultato.

Allora buonanotte amori miei, ciao piccole, io vado…

NO PAPA’!!!!!!

Come no?

No, hai sbagliato storia!!!!

Inghessenso, shcùs?

Noi avevamo chiesto la storia del QUADRO con le gambe, ma tu hai raccontato quella della CORNICE.

E’ una storia diversa.

QUINDI adesso ci racconti quella del quadro con le gambe.

Scusate, ma se non era quella giusta, non potevate dirlo subito?

No. Perchè dopo che era iniziata volevamo lo stesso sapere come andava a finire…. adesso racconta quella giusta, però…

Lympic.

31 May 2013

Dice la gazzetta che per le Limpiadi del 2020 ci sono in lizza tre sport che potrebbero essere ammessi.

La lotta, che è stata appena esclusa, il softball (baseball femminile) e… LO SQUASH!!!!!

Oggi abbiamo giocato io e il Perfido Buby e abbiamo deciso che secondo noi, se mettiamo giù un progettino, un programma di allenamento, una dieta bilanciata di fibre e carboidrati, bevendo molto che spurga, un paio di lezioni ogni mese e qualche corsetta nel fine settimana, ce la facciamo.

Abbiamo sette anni, per prepararci.

Fai sei, che l’ultimo dovremo utilizzarlo per qualificarci…

Il sogno lìmpico, che diventa all’improvviso realtà…

Kalìnka…

30 May 2013

Vengo dal paese dei lupi e degli orsi.

Sono a cena con questi due, due dalla fazzabbrutta e lo sguardocattivo e il sorrisochenonridodavvero.

Si beve e si ride e si scherza e uno mi dice “sei stanco?” e io “eh un po’ stamattina mi sono alzato presto” e lui mi dice “è sempre un problema alzarsi presto al mattino vero?” e io “eh sì“.

Allora lui mi guarda e mi dice qui da noi c’è un detto, dice “il lupo deve alzarsi e camminare, perchè il lupo, se non cammina, non mangia; amico mio, se vuoi essere lupo, devi sapere che allora ti devi alzare e devi camminare, tutti i giorni“.

Ahhhuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuhhhhhhhh….

***

Minchia oh ma guarda che Shlafo ogni volta che gli chiedi di fare qualcosa, anche se è il suo lavoro, ti guarda con una faccia, sbuffa, alza gli occhi al cielo… eccheccazzo, ma gli fa così fatica lavorare???

Guarda, io a Shlafo l’ho capito da mo’, lui è uno di quelli che resiste più tempo sott’acqua che a lavorare…

Mèttete comodo…

24 May 2013

Ieri è stata una di quelle giornate.

Che alla sera c’hai i piedi come due zampogne, gli occhi pesti, l’ascella morta (male) e i coglioni come due pesci palla (da gonfi).

Ieri prendo il treno delle sette per Roma quindi sveglia alle sei, in viaggio non dormo quasi per una serie di rotture di coglioni in sequenza, poi da quando arrivo a Roma (dove giustamente piove abbestia) è uno sbattone unico e infinito, in giro come una trottola, taxi, riunioni, telefoni, mail, fax, cacachezzi, tanti cacachezzi.

Il tutto condito che a mezzogiorno mi raggiunge Gomito (così detto perchè alla domanda “e com’è?” la risposta è stata “guarda, tra lui e un gomito nel culo, scelgo il gomito”), che passa con me tutto il giorno.

Minchia, Gomito.

Gomito, che tra l’altro è uno di quelli che ti spiegano. Cosa, ti spiegano?

Non è importante, lui spiega.

Piove? Ti spiega perché.

La Roma ha perso? Spiega al tassista perchè.

Ti scappa la pipì? Ti spiega come, dove e quanta farne.

Minchia, Gomito.

Alle sette di sera, di corsa, arriviamo ridotti come làmmerda alla stazione, per prendere un comodo e allegro treno che dovrebbe lasciarci a Milano (dove mi dicono abbia cominciato a piovere, che io sono in stazione con la bici…) alle dieci.

Tremo, all’idea di tre ore di treno con Gomito, dopo la giornata infernale che ho avuto.

Che posto abbiamo? chiedo a Gomito.

Carrozza 6, posto 4A, mi risponde.

Io prendo il mio biglietto… ma… ma… io ho carrozza 3, posto 2C!!!!

La segretaria che ha fatto i biglietti ha preso due posti in due carrozze separate, ah, perchè li ha presi tipo con le miglia accumulate nei viagi precedenti e quindi come fosse antani dell’omaggio con la tarapioca del posto assegnato alla mandolina…

Vabbè, gli dico, Gomito, andiamo ai nostri posti poi vediamo.

Minchia.

Posto nel salottino del Frecciarossa, da solo.

Un sogno.

bi bip, bi bip: messaggio di Gomito: “qui da me è pieno di posti liberi”.

Risposta mia “bene, mettiti comodo e riposati”.

La giornata si è salvata all’ultimo…

Fùbbol.

21 May 2013

Il bimbo è meraviglioso.
Soprattutto quando, dopo aver fatto goal, prima si spaventa un po’ per il boato e poi, da bravo piccolo tarro inglese, alza le mani al cielo.
Alla fine, il coro dei tifosi dice “sign him up, sign him up, sign him up”, che sarebbe una specie di “ingaggiatelo!!!”.

Prestìgi.

21 May 2013

Nel mondo degli avvocati ci sono due, tre, quattro studi che sono “quelli là”.

Quelli fichi.

Quelli che fan le cose fiche, che fan le parcelle da milioni di euri, che sono in seicento nella sede di Milano, trecento a Roma ma poi New York, Shangai, Londra, Rossano Calabro.

Insomma, abbiamo una causa contro uno che lo difende lo Studioficoitaliano per eccellenza.

Sì, quello. Se siete avvocati e vi è venuto in mente uno studio, subito, ecco, sì, loro.

Insomma loro, che assistono il caro signor Papozzi, ci fanno causa al nostro cliente Signor Rupf, perchè un contratto firmato non firmato modificato scritto riletto detto la mail le trattative l’antani con la rincorsa.

Noi rispondiamo e scriviamo che ci spiace, ma non dovevi fare causa al Signor Rupf, ma alla sua società, la Rupf Entertainment, Mugolons & Serramenti Ltd.

Oggi depositano la loro replica (cioè, rispondono) gli avvocati dello Studioficoitalianopereccellenza.

E rispondono scrivendo “è evidente che il signor Papozzi ha tutti i motivi per fare causa al Signor Rupf: infatti, non si vede per quale motivo una persona importante come Papozzi, oltretutto assistito da due avvocati, faccia causa a qualcuno se non ha un valido motivo per fargli causa” (parafraso, ma appena appena).

E invocano anche l’articolo 88 del codice di procedura, che per voi che per lavoro fumate le sigarette elettroniche per vedere l’effetto che fa, dice che “le parti e i loro difensori hanno il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità” e che in caso contrario il giudice deve segnalare il caso alle autorità disciplinari competenti.

Traduco, per voi rinciucciti di playstation.

Loro mi fanno causa.

Io rispondo che non sono io, quello a cui dovevano fare causa.

Loro si offendono e dicono certo che sei tu, se no perchè mai ti avrei fatto causa? e segnalano il nostro comportamento scorretto al giudice, perchè ne informi gli uffici competenti.

Competenti, loro, gli uffici.

In (competenti), quelli Studioitalianoficoperccellenza.

Mi piacerebbe esserci, alla prossima udienza.

Nìgga.

21 May 2013

Sul razzismo e Balotelli la cosa più bella e condivisibile l’ho letta oggi di uno che dice “sarei curioso di vedere quanti di quelli che insultano Balotelli per il colore della sua pelle avrebbero il coraggio di ripetere le stesse cose faccia a faccia con Mario, da soli“.

Solidarietà.

20 May 2013

Stamattina si va a lavorare in bicicletta, e prima si monta la ciampolina sulla bici e la si porta a scuola.

Prima di salirla sul seggiolo della bici, il seggiolo medesimo viene scosso, ribaltato, agitato, asciugato, phonato spazzolato, che minchia è due settimane che piove, il seggiolo è fradicio.

Salita e seduta la bimba - amore, è tutto a posto? è asciutto il seggiolo? - salto in sella.

Spolsh.

Dici, ma se piove da tre settimane, cosa ti fa credere che il seggiolo sia completamente fradicio, mentre per una congiuntura astrale favorevole la sella della bici sia rimasta asciutta?

Insomma, ho il fondo dei panta come se mi fosse venuto un attacco di sciolta. No bello.

Porto la ciampolina a scuola, ciao amore mio ciao ciao, risalgo sulla bici (ri-splosh) e mi avvio, Nibali di pianura, infilando la ciclabile e scampanellando con furia a quelli più lenti di me, cioè a tutti.

Mentre sorpasso tre lentoni, per avere più abbrivio scalo tre marce track track tratrack! mi alzo sui pedali, spingo, scarto, e il pedale gira a vuoto.

La catena, caduta.

Bella l’immagine, di un signore di una certa età, chino sulla b bicicletta, sudato pezzato, che ogni volta che si pia a più di 30 gradi si vede che si è cagato addosso, mentre cerca di rimettere su la catena evitando che gli ingranaggi del cambio gli si aggroviglino con la cravatta.

Dopo vari tentativi, risalgo il bici e con le mano ridotte nammerda, faccio tre pedalate fino al semaforo.

Lì, uno, elegante, panta giacca cravatta, cioè uno come me, diciamo, senza nemmeno dirmi niente, tira fuori dalla tasca due fazzoletti di carta e me li porge, per poi ripedalare via nel traffico della mattina.

Milano, lunedì, solidarietà ciclistica.

Grazie, grazie…

17 May 2013

Daje torto.

16 May 2013

Oggi il rettore - magnifico, sa va san dir - ci diceva che ingegneria tira dibbestia, cacceno via la gente.

Economia, cala, ma tiene botta.

Giurisprudenza, aaaaatraggedia, la peste secca, le cavallette, nelle aule del primo anno si sente l’eco, i docenti entrano solo vedono due studenti in tutta l’aula, seduti in fondo, e tutti contenti i docenti iniziano la lezione “no prof scusi, noi eravamo venuti qui per trombare, sa, questa aula è sempre vuota…”.

E dici ma com’è, che ai tempi miei facevano abbiamo fatto i test i pre-test gli anti-test e anche gli anal-test, per essere ammessi (”ammessi”, e ringraziare che t’ha detto culo) a studiare legge in aule sovraffollate, alla Statale tipo diritto privato lo facevano al cinema, gli esami duravano tre giorni, con batterie di assistenti schierati, attese di giorni, calca accalcata accaldata fuori dalle aule, professori che che darti la tesi “guardi prima di tre anni non c’ho un buco libero”.

Eccheccazzo?

Ma oggi, un ragazzo che vede gli avvocati, cosa vede?

Cosa vedevo, io?

Signori eleganti, in giacca e cravatta, benestanti, con un lavoro interessante, rispettati “buongiorno avvocato” “arrivederla avvocato”, la gente che se dicevi “ti faccio scrivere dall’avvocato” si cacavano, ohi se si cacavano, gli studi con le sale riunioni, le udienze in toga, il tribunale, i giudici.

Oggi, cosa vede?

Un mare di mezzi morti di fame, che si arrabatta per arrivare a fine mese, un generale diffuso disprezzo, che fai penale? è colpa tua, Berlusconi è colpa tua e di quelli come te, se il negro è in giro col piccone è perchè uno di quelli come te l’ha tirato fuori, la prescrizione è colpa tua, che sfrutti le pieghe della legge per tener in giro in malandrini, a che fai civile? ecco aiuti la gente a non pagare le tasse, ma com’è che per avere i miei soldi ci vogliono due anni, avvocà lei non mi segue, pagare? che pagare?, facciamo così, se vinciamo, la pago, se perdiamo, mi da i soldi lei, ci sta avvocà, che qua fuori sta la fila di avvocati, che per un tozzo di pane mi fanno anche la foca con la palla in equilibrio sul naso… ma bene eh, che pare ‘na foca vera, venga lei da me, sì a Vergate sul Membro, venga alle 9.00, io arriverò alle 11.00 ma lei mi aspetti, io venire da lei in studio? e perché? chiccazzo è lei? un fornitore? un cliente? labbanca? mi fa un pompino? No? e allora da lei non vengo, venga lei, e mi raccomando, porti un regalino per mia moglie, che ci tiene, e ricordi sta la fila, fuori, che fanno la foca col regalino sul naso.

Questo, vedeno.

E vedeno bene.

Ingegneria.

O anche falegnameria. Sempre meglio che avvocato.

In gratefull memory.

15 May 2013

Quelli che se chiamano e non rispondi, richiamano.

Quelli che vanno in vacanza, ma non sanno come fare, con tutto quello che hanno da fare.

Quelli che vi lamentate ma l’Italia non è peggio degli altri paesi.

Quelli che si lamentano, si lamentano, si lamentano.

Quelli che parlano sempre loro e un minuto prima di salutarti ti dicono “a proposito, e tu?”.

Quelli che c’è un limite a tutto.

Quelli che una volta non eri così.

Quelli che “sto invecchiando”.

Quelli che ti mandano le mail e poi ti telefonano per sapere se l’hai ricevuta.

Quelli che quando mandi la mail non ti rispondono per dirti che l’hanno ricevuta e ti obbligano a chiamarli.

Quelli che non capiscono.

Quelli che se possono sbagliare il modo, il momento, il tono e anche le parole, tutto insieme, che ci vuole del talento eh, ce la fanno senza fatica.

Quelli che e dilla ‘na cazzata ogni tanto.

Quelli che sanno fare le cose, bene.

Quelli che è colpa di Berlusconi.

Quelli che l’Inter.

Quelli che ma stai a casa che guarda che è pericoloso.

Quelli che passo solo un minuto in ufficio non la disturbo devo dirle solo una cosa.

Quelli che al telefono “per quella cosa… ho parlato con l’amico… non l’amico-amico… l’altro, quello della seggiola… ha detto che ci pensa quello che sai… prima però deve sistemare quella storia con il… come posso dirtelo… capisci… hai capito no… la cosa della macchina ma NO la macchina… a Milano, vicino a Milano, ma non in centro… dove sta quello… oh ma hai capito??”.

Quelli che eh ma noi di Napoli.

Quelli che fanno tre figli, una maratona al mese, giocano a tennis tutte le settimane, hanno finito il corso di sommelier, nel week end cucino io che mi rilassa, d’inverno sciano tutti i fine settimana e stanno studiando il clavicembalo tre sere a settimana, viene il maestro a casa.

Quelli che macchittelofaffare.

Quelli che se io ero te, altroché.

Quelli che ah ma tu il sabato non lavori?

Quelli che sei stanco? Come mai?

Quelli che sentono solo la musica anni 80, perchè sanno già le canzoni.

Quelli che non ho sky, guardo pochissimo la televisione.

Quelli che ma leggi queste cazzate?

Quelli che sono pesanti, e sono tanti.

Preciso.

15 May 2013

L’ammmmmore mio è a Londra, le ciampoline sono in Spagna, io sono a casa da solo come un cacozzo.

L’unica cosa buona dell’essere a casa solo come un cacozzo, è che al mattino posso traquillamente dormire fin diciamo le ottunquarto anche ottemmezza va, e arrivo lo stesos bello preciso in studio.

Ieri sera vado a letto, telefonata di buonanotte all’ammmmmore mio e attacco l’iphone alla presa, che c’ha ormai tipo il 3 percento di batteria. Verifico che la sveglia sia alle ottounquarto, e SBAM!!! passa uno di soppiatto e mi chiava un colpo di mattone sulla nuca, e io entro in un meraviglioso stato di morte apparente.

Stamattina, chebbello penso, nessun pianto, vomito, febbre, incubo, sete, orsacchiotto perso o “nonhossssonno” da gestire, e nemmeno l’ammmore mio che si sveglia prima e va in bagno… ah, mi sembra di aver dormito una vita… mischia… e non è ancora suonata la sveglia… che ore sono?

Iphone… iphone, iphone, perchè non parli? Perchè non ti appicci neppure? Perchè se io schiaccio tutti i tastini (”tutti”… so’ due…) non favelli ma manco fai una lucina????

Ah, dici che ieri sera, dici ho attaccato il caricatore alla presa quella che non fai clic! sull’interruttore sopra il comodino, non fùnge? Dici, eh? E quindi l’iphone è morto pure lui, come me?

Ahhhh… e quindi che ore sono?

Le noveeunquarto????????????

Azz, e naturalmente questa congiunzione astrale di sfiga succede popo popo quando sono da solo, succede…

Cobluraschi.

7 May 2013

Morlacchi la crema con la brioche del mattino, o la preferisci mentata di fretta per la fune, se fa freddo?

PUPPAAAAAAAAAA!!!!

(No, è che non c’ho tempo di scrivere cose lunghe…).

Multi.

3 May 2013

Viviamo a Milano viviamo in una città multiculturale multietnica.

No ma no, dici?

Vai Franco, vai, in questura, il lunedì mattina.

Vai.

Tàcce.

29 April 2013

Spippolavo e ho trovato una cosa, che ha detto Obama ricordando la Tatcher, ha detto “ha insegnato alle nostre figlie che non c’è soffitto di cristallo che non possa essere rotto“.

Che - per chi ha bigiato le lezioni quando insegnavano a interpretare il testo - vuol dire che una donna, non topa, anzi bruttina, non simpatica, anzi, popo popo stronza, una donna, indipendentemente da tutto questo, è diventata primo ministro in una potenza mondiale, dove il primo ministro è quello che comanda, e non ha fatto le foto in costume, ma ha governato.

Da papà di bimbe, ho trovato commovente, quella cosa detta da Obama, che già che c’è, è un nero ed è presidente, e ha due figlie femmine.

Elmemilàn.

26 April 2013

25 aprile, due passi con la famiglia tra centro, parco e dintorni di casa.

(nota per il lettore: le mie frasi vanno lette con accento “zampétti”).

L’ammmmmore mio - però la città si è svuotata per il pinte, vero? -

Io - davvero… a Milano in questo ponte sono rimasti solo gli animali… -

- In che senso? -

- Nel senso dell’animale… -

- E noi? Guarda che siamo rimasti a Milano anche noi… -

- Ma noi siamo l’eccezione -

- L’eccezione? Che conferma la regola? -

- No, noi siamo l’eccezione che conferma l’animale… -.

I professionisti.

22 April 2013

Un professionista, uno serio, uno che fa una cosa ma la fa bene bene bene, non si inventa dall’oggi al domani.

Un professionista, lo vedi da come affronta e supera, con nonchalance, quelli che per te sarebbero ostacoli insormontabili.

Tipo il mio amico Sereno.

Sereno è uno che tromba.

Ma tromba tanto, in maniera varia e articolata, in quel mondo molto milanese in cui la gggènte trombano e sono tutti molto fichi e le ragazze sono tutte molto fiche e si ritrovano nei locali molto fichi etc. Insomma, avete capito.

Sereno, è uno che tromba serio, con metodo e passione da anni.

Sereno racconta stamattina, davanti alla solita tazzina di caffè di plastica (sia la tazzina sia il caffè), che “ieri sono andato a ciulare una che abita fuori milano”

ma chi? chiede l’amico, la Ronalda?

“sì, lei”

ma non avevi detto che è una spaccamaroni di primissima categoria?

“sì, ma a ciularla è una ciulata da dieci”

eh, ho capito, ma se per ciularla, prima e dopo devi pipparti una spaccamaroni, può essere brava finchè vuoi ma…

“c’hai ragione, infatti mi son giocato il jolly della festa a sorpresa”.

E qui, Sereno spiega il colpo della festa a sorpresa.

La premessa è che, quando devi ciulare una ma questa è una che se inizia a parlare ti asciuga ogni poesia o maialeria, devi avere un motivo i - nec - ce - pi - bi - le per dirle guarda non c’ho tempo, faccia subito roba perchè poi devo andare.

Ma non è che una ragazza la fai su dicendo “devo andare”, eh, ciccio, queste son fùrrrrbe, vengon su a pane e centovetrine, ti mettono all’angolo come niente.

E quindi?

Quindi, spiega Sereno, le ho detto che dovevamo fare subito perchè alla sera avevo una festa.

Abbello, e che scusa è? Anzi, la cinghiala ti mette alla prova, ti dice reshta cumm’è ancora ‘nu po’, tanto anche se arrivi una o die ore in ritardo, vorrai mica paragonare la puntualità ad una festa con lo stare con me, no????

E qui, il genio. Anzi, il jenio.

La festa, non è festa semplice.

Eh, la festa, è “festaasorpresa”: guarda, cara, mi spiace ohi se mi spiace mi spiace come chiudermi un mignolo nella portiera, tipo, ma vedi è il compleanno di un mio amico - che popo popo per caso non conosci e popo popo popo popo per caso non conoscerai mai… - e la sua fidanzata gli ha organizzato una festa a sorpresa, cioè lui arriva a casa come sempre e noi “SORPRESA!!!!!!” e gli battiamo le mani e lui è contento e facciamo peeeeeeeeèèèèè con i trumbetti di carta…

…capisci, cara, DEVO essere lì puntuale, se no si perdere il senso, si perde il motivo, non posso mica arrivare alla festa a sorpresa dopo la sorpresa, no?, ecco, cara, vedi, capisci, quindi, togliti le mutande, che ti devo parlare.

Minchia, la festa a sorpresa.

Il professionista, e tutti gli altri miseri dilettanti.

Per i miei amici nèrdi e tènnici… lo voglio, sapetelo!

18 April 2013

Dove si compra? Quanto costa? Come s’appiccia? Eh? Eh? Eh?

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Tu sei più forte di loro (baby booooomz…).

15 April 2013

Stamattina ho preparato le cinpripesse da solo chè l’ammmmmmore mio c’aveva i mmerigani e si sa come sono i mmerigani, i mmerigani cominciano presto e vogliono tutto acchittato ancora prima.

Quindi l’ammmore mio esce all’alba, e io mi smazzo le due ciampoline.

Che va bene, alla fine.

Cioè, loro - che hano le antenne, hanno - hanno capito che non era cosa, di fare i soliti capricci / resistenza passiva / occupy the bagno / vogliolamagliettagialla non questabianca, no, sono state brave brave, che alle nove e venti ero già nell’ascensore dello studio, record stagionale.

Certo, le ho portate con la bici dell’ammmmore mio, quindi non deve essere stato male vedere un signore, di una certa età, vestito pupazzato con giacca cravatta panta e scarpa lucida, pedalare in salita su una bici da donna con la sella altezza strusciamutandainterra e conseguenti ginocchi che arrivano al mento ad ogni pedalata.

Che poi, la bici dell’ammmmore mio è fornita di seggiolino posteriore, su cui si accomoda la cinpripa grande, e seggiolino anteriore, fissato al manubrio, su cui si asside la cinpripa piccola.

Il seggiolino anteriore, è tarato sull’altezza dell’mmmmore mio, mentre io, tra la sella colbaricentrobassofaccioicurvistretti e i ginocchi in alto, ogni pedalata lo stinco mi sbatte secco TIN! contro l’imbullonatura del seggiolino, quindi l’immagine era la seguente.

Signore, di una certa età, che arranca in salita.

Dietro, un bimba che grida “dai papà!!!” e lo scalcia sulla schiena, convinta che “se ti spingo vai più forte”, ecchè je dici de no?

Davanti, una bimba che si agita aggrappata al manubrio, che “se ti tiro vai più forte!!!”, ecchè je dici di no a lei?

Quindi, la bici sbanda pericolosamente e procede a strappi che manco sul Mortirolo.

Ad ogni pedalata, i ginocchi arrivano al mento.

Prima che i ginocchi arrivino al mento, gli stinchi picchiano con un rumore secco STONK! contro i bulloni alla base del seggiolino.

Ogni STONK!, un “òccatroi…” “cosa dici papòne?” “no dicevo oh, che gioia..”.

Un bello spettacolo, non c’è che dire.

Ma non volevo raccontare di questo.

Volevo raccontare di prima.

Dopo la colazione, prima di avviare il turbine del bagno cacca pipì lavadenti lavamuso toglipigiama mettivestiti, io e la cinpripa grande ci siamo messi sul divano, a guardare un minuto di tiggì.

Sul tiggì fanno vedere quelli che fanno il triahtlon.

Belli, tirati, fisicati, muscolati, triatleti, insomma.

“Ma papà” mi chiede la ciampolina “ma tu sei più forte di loro vero?”

“oddio, amore mio piccolo e specialissimo, loro sono molto forti, non lo so se io sia davvero più forte di loro…”

“ma papà!!! Certo che sei più forte!!! Non vedi quei signori come sono tutti magri… tu non sei così magro!!! Tu sei MOLTO più grosso di loro… quindi sei più forte”.

Ora, lo so che confrontarsi con triatleti professionisti non è l’ideale per un avvocato di mezza età, ma se avevo un dubbio che fosse ora di riprendere in mano la dieta…

Due post in uno, che la ggènte sono pigri.

10 April 2013

Dio stramaledica gli inglesi.

Dici perchè gli inglesi sono fichi?

Perchè la Thatcher nel 1988 disse “un uomo scala l’Everest per se stesso, forse, ma arrivato in cima pianta la bandiera del suo paese“.

***

Vabbè, fa piangere.

Vabbè è retorico e noi ‘taliani ste cose non le guardiamo non le facciamo perché noi rifuggiamo la retorica e siamo molto fichi.

O forse siamo solo shtronzi, che se queste cose le fai sincero, si vede, mentre noi le facciamo perchè laggggènte devono sapere.

Insomma, il piccolo è malato di tumore al cervello, ne ha per poco, è un grande tifoso e un giorno ha detto che peccato, mi sa che non riuscirò mai a diventare un giocatore di football e segnare un touchdown per la mia squadra.

La sua squadra l’ha saputo.

Ora basta piangere.

Di nuovo tutti shtronzi.

Fashion (baby booooomz…).

10 April 2013

Stamattina la cinpripessa grande (la meno piccola, diciamo…) si è messa i pantaloni nuovi che papassùo le ha comprato a Londra - l’ho già detto che in fondo in fondo papassùo è una vecchia zia stilista fallita che nel negozio schecca  ”naaaaaa!!! Ma questi sono un à mo rrre, non possiamo non prenderli!!!” e poi sussurra al commesso “schiùsmi bell’umètt, there is not the ìstess mòdel for men…? No, eh?? And for uòman, ma big, che is good for me… cazzo ridi????” - ecco la cinpripa ha messo questi

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insieme ad una maglietta rosa molto gànza e un paio di sneakers ganze uguale.

Si è messa davanti allo specchio, ha buttato in fiori l’anca, ha appoggiato una mano sul fianco, ha alzato l’altra a pugnetto tipo nont’ooovèdeMichaelJacksonlamattina, e ha gridato “FASHION FASHION NATION!!!!”.

No, dico. Anzi, no, non dico… mi preoccupo, e basta.

Jannacci (2).

3 April 2013

Sul corriere di oggi c’è un bellissimo articolo di Renato Pozzetto, che ricorda Jannacci.

Facevano uno spettacolo.

Lo spettacolo iniziava con Jannacci che usciva da un sacco, incontrava Pozzetto, gli chiedeva “buongiorno! Lei sa come si arriva a Rogoredo?“, e alla risposta negativa di Pozzetto, Jannacci partiva con la canzone “Andava a Rogoredo”.

Pozzetto ricorda che però Jannacci, ogni volta, cambiava la battuta e invece che chiedere “buongiorno! Lei sa come si arriva a Rogoredo“, faceva sempre una domanda diversa, da ”buongiorno! Lei conosce per caso un certo Egidio?“ a “buongiorno! mi vien da vomitare…“, fino al “buongiorno! Lei si intende di plexiglass?“.

Ecco, al  ”buongiorno! Lei si intende di plexiglass?“, ho capito perchè mi è sempre piaciuto, Jannacci.

Perché non ci vedo niente di strano, nel cominciare uno spettacolo e cambiare la battuta iniziale da ”buongiorno! Lei sa come si arriva a Rogoredo” a ”buongiorno! Lei si intende di plexiglass?“.

Jannacci.

2 April 2013

Ma è possibile che con tutte le canzoni, le poesie, le cose struggenti e meravigliose e uniche e grandissime che Jannacci ha fatto, io sia tre giorni che sento solo, in loop, in cento versioni diverse, Silvano (nonvalevole-cioccioli)?????????

Il testo, prègno di significati e non scevro di riferimenti storico - metafisici, recita:

E vun, e dù, e vun dù trì, e il titolo è

Amami, amami, stringimi, sgonfia
e amami, sdentami, stracciami, applicami
e dopo stringimi, dammi l’ebrezza dei tendini
prendimi, con le tue labbra accarezzami.
Rino, non riconosco gli aneddoti
e schiodami, spostami tutte le efelidi
aprimi, picchiami solo negli angoli,
brivido, no non distinguo più i datteri.

Silvano nonvalevole ciccioli
Silvano mi hai lasciato sporcandomi
e la gira la gira la ruota la gira
e la gira la gira la ruota la gira
e la storia dei nostri impossibili amori continua anche senza di te.

E amami, amami, stringimi, sgonfiami
e allora amami, sdentami, stracciami, applicami
e stringimi, dammi l’ebrezza dei tendini
prendimi, con le tue labbra fracassami.


Rino, sfodera scuse plausibili,
girati, scaccia il bisogno del passero,
lurido, soffiati il naso col pettine,
Everest, sei la mia vetta incredibile.

Silvano, nonvalevole ciccioli
Silvano mi hai lasciato sporcandomi
e la gira la gira la ruota la gira
e la gira la gira la ruota la gira
e la storia del nostro impossibile amore
continua anche senza di te.

Jannacci raccontò in un concerto che il nonvalevole è tutto attaccato perchè la storia vuole che il padre di Silvano, il signor Ciccioli, voleva dare al figlio un secondo nome, dopo Silvano, ma il nome non fu accettato dall’ufficio anagrafe e quindi al poso del secondo nome venne indicato “non valevole”; ma per errore, chi trascrisse il nome del neonato Silvano Cioccioli nei registri del Comune, ricopiò pedissequamente quanto riportato dall’ufficio e quindi il piccolo si chiamò Silvano Nonvalevole Ciccioli.

Tanta roba.

Poi non dite che non ve l’ho detto…

2 April 2013

Domenica, Santa Pasqua, chiesa.

Il prete comincia, poi dopo qualche minuto si ferma.

- Ah, scusate… mi scuso ma anticipo che oggi buona parte della liturgia sarà cantata… d’altronde, se non facciamo la messa cantata a Pasqua… -

La messa cantata.

Quella che un “amen” - che si dice, anche, tipo è un modo di dire, “è finito in un amen”, per dire una cosa breve -ecco la messa cantata quella che un “amen” diventa “a aaaha aaaahaaaaha meheeeeeeeeeeeeeennnn” (con “eheeeeeennnnnn” che va lentissimamente a sfumare…).

La messa cantata.

Cazzo.

Però, rispetto per il prete, tipo oh io ve l’ho detto, oggi me la canto e me la suono tutta, mi càpita a Natale e Pasqua, io ve l’ho detto, se non vi va bene, ciao.

Amen.

(Per fortuna, le cinpripesse hanno una autonomia di messa di 35 minuti…).