Long way de sbiès, parte I.
2 July 2009Arriviamo a Marbella che è mezzanotte passata, io, il Trattore e Cioccio, che siccome è molto intelligente e ha dimenticato la carta di identità, è partito alla sera con noi invece che al mattino con Wilson e il Lillo.
Ma il viaggio è cominciato subito sotto i migliori auspici.
Infatti, per risparmiare, invece che il Milano - Malaga della Iberia da 700 sacchi a testa, abbiamo braccinato un Milano - Madrid coll’Easy Jet e poi, dopo un’ora e mezza, un Madrid - Malaga con Span Air (sì, quelli che son caduti l’anno scorso).
Nell’ora e mezza di sosta a Madrid era addirittura prevista un’abboffata all’aeroporto.
Il volo Easy Jet va bene, per quanto possa andare bene un volo Easy Jet (italica coda a “cuneo” all’imbarco, la ggènte che non capiscono cosa voglia dire “adesso imbarchiamo solo quelli che hanno sulla carta di imbarco scritto “GRUPPO A”, mi scusi signora, lei che gruppo ha? Gruppo C? E allora perchè non ti sciacqui cortesemente da davanti al cazzo, brutta troia pelosa, e vai a morire gonfia in qualche discarica, senza offesa eh?).
Arriviamo sopra Madrid quasi puntuali.
C’è un bel sole al tramonto che illumina l’aria trasparente e luminosa di Madrid, che mette appetito.
Il pilota bofonchia “nbjx hnd mxa prepare for landing mzen mxngf”.
Scende, tira giù i flaps, tira giù il carrello, a due metri da terra BRAAAAAAAAA!!!! da tutta manetta e torna su.
La hostess prende il microfono e dice scusate è una procedura normale il pilota ha trovato brutto tempo e per sicurezza ha abortito l’atterraggio.
Vabbè. Fanculo. C’è il sole, cazzo di brutto tempo l’ha trovato solo lui.
Giriamo venti minuti.
Il nostro volo per Malaga parte tra poco. Orco qui e orco anche là.
Il pilota ci riprova.
Minchia c’è un bel sole. Brutto tempo, nisba.
Va giù.
Vai Mario, vai sereno, portalo giù.
La gente, fanno il tifo: vai ciccio vai, vamos maldido hijo de puta madre cabron, c’mon you sonofabitch, scìnn’ stu cazz’ e piezz’ ee’ fierr’ emmerd’, strunz!
Fkaps, carrellos, un metro e mezzos da terra… RI - BRAAAAAAAAAMMMM!!!!
Lo stronzo riparte di nuovo, con l’aereo tutto sbiesso che cigola e traballa.
Adesso passano un bel po’ di minuti, prima che l’hostess riprenda il microfono e dica eeeeeeeeehhhh… succede…
Qualcuno le tira una lattina (quattro euri una mini latta di coca, bastardi) e lei tace.
Giriamo quasi mezz’ora, stavolta.
Il nostro volo per Malaga stanno per aprire l’imbarco, e noi non abbiamo nemmeno fatto il check in.
Il pilota riattacca la pista.
Preghiere, poche.
Bestemmie, di più. Parecchie, di più.
Dietro, uno ne approfitta e si fa fare un mugolone dalla fidanzata, dice oh almeno muoio felice. Nessuno trova nulla da eccepire.
Flaps, carrellos, mortaccis suas. Parecchi mortaccis suas.
Stavolta atterra.
Una prova un timido applauso.
Il fidanzato la prende e si fa fare un mugolone, altro che applauso.
Nessuno trova nulla da eccepire.
Il nostro volo, parte tra venti minuti.
Lo stronzo pilota raggiunge un’area di parcheggio che deve essere al confine con i Paesi Baschi, tanto è lontana.
Finalmente si ferma.
Tutti scattano in piedi.
L’hostess dice OOOOHH! cazzo vi alzate siamo fermi solo per far passare dei pulmi.
Bestemmie.
Passano sei pulmi, lenti come la morte.
Finalmente parcheggiamo.
Arrivano il pulmi anche per noi.
Lenti. Molto lenti.
Arriviamo al terminal.
Il nostro check in è in un altro terminal, a due chilometri, abbondanti (chi è passato dall’aeroporto di Barajas recentemente ed ha dovuto cambiare terminal, sa di cosa parlo).
In compenso, dentro l’aeroporto fa un caldo canaja.
Ma almeno noi abbiamo borse, borsine e borsoni che siam carichi come portatori di una spedizione himalayana.
Corriamo lo stesso, sudando come bestie, con le cosce che fanno squish squish e le mutande infilate su per il culo.
Ma corriamo.
Arriviamo al check in sudati come merde.
Do una gomitata in bocca ad un inglese che chiedeva informazioni per un volo qualunque, e mentre quello in ginocchio cerca i suoi incisivi nel sangue sparso a terra, l’addetto mi dice eh ciccio cazzi tuoi il check in è chiuso l’aereo parte però prova a parlare con la mia capa, a quel desk laggiù.
“Laggiù” sono i 100 metri più veloci della storia, altro che Bolt.
Facciamo veramente pietà, tanto che la tipa chiama al gate e dice sì, dai, se correte vi aspettano.
Stampa le nostre carte di imbarco, mie e del Trattore.
Quella di Cioccio, non risulta il biglietto.
Spiace.
Noi ci avviamo.
Cioccio piange prega minaccia corrompe, e finalmente gli stampano la carta di imbarco.
Partiamo.
Arriviamo.
Wilson e il Lillo, che da programma avrebbero dovuto essere all’aeroporto ad aspettarci, quando finalmente rispondono a telefono dicono “uè siete già lì? Bene, siete arrivati puntuali… credevamo che foste in ritardo” “e perchè?” “no così sai come sono gli aerei” “e quindi dove siete” “tranqui, mancano solo quaranta chilometri e siam lì”.
E siamo ancora in Europa.
Con questa organizzazione impeccabile, mi dico, spezzeremo le reni all’Africa, ne sono sicuro.
Home again.
1 July 2009Siam tornati.
Vivi, più o meno.
L’Afffrica, è come me la ricordavo, come nelle foto, solo moooooolto più calda.
Per esempio il Gambia.
Il Gambia mentre fai la dogana prima di aspettare il battello che ti porti dall’altra parte del fiume Gambia.
Caldo.
Caldissimo.
Ma in compenso umido.
Ma almeno non si muove un alito di vento.
Anzi, no.
Ogni tanto, qualcosa. un rèfolo, un trùfolo, un leggerissimo fìnferlo, di vento.
E solo allora scopri che proprio lì, a meno di dieci metri da te, deve esserci il deposito mondiale dove vengono portate a marcire le balene, i capodogli e tutti gli altri enormi pescioni che si spiaggiano nel mondo.
Lì, accanto a te, a cinquanta gradi umidi, col sole a picco, una balena putre che marcisce felice a pochi metri, mosche che si infilano in ogni orifizio, nègher che prima si lavano mani piedi e corpo nell’acqua marcia del fiume nel quale scivolano i rifiuti della discarica che vedi dietro l’ansa, poi vengono da te e ti danno la mano ti toccano ti abbracciano smerdandoti tutto di acqua sudicia di fiume marcio e lasciandoti addosso un fetore che, già lo sai, non se ne andrà per ore, impestando la macchina, e che alla fine ti propongono di comprare da loro una scatola di cioccolatini, che hanno casualmente tenuto fino ad ora sotto la maglietta lurida, per tenerla al calduccio.
Questo, e mille altre cose che magari, domani, racconterò.
Via via…
19 June 2009Insomma si parte.
Il buon giorno si vede dal mattino.
Nel senso delle sei, del mattino.
Stamattino (anacoluto) infatti alle sei si son trovati per partire i primi tre dei cinque eroici viaggiatori, mentre io e un altro che siamo ggènte che lavorano partiamo stasera.
L’appuntamento per loro era alle sei, aeroporto Malpensa B (”B” come “barboni”, cioè l’aeroporto da dove partono quelli che gàn mica i danèè).
Uè uè ciao ciao alora ghe sèm cià dai alura via ‘ndem cià dai una sigaretta poi cecchìn buongiorno buongiorno.
Son presenti il Presidente Professional Wilson, Paulo Lillo Creativo e Cioccio.
Cioccio, che è dai noi sempre presentato con due soprannomi, che evidenziano le sue due caratteristiche più evidenti.
Il primo è “battacchio”, in quanto la natura è stata con lui prodiga quanto è stata parsimoniosa con altri, fornendo a lui una terza gamba quando a gente, per dire, come Pistorius non ne ha data manco mezza.
Il secondo soprannome è “Kranio”, in quanto Cioccio è mooooooolto intelligente.
Credo che sia laureato in una roba tipo ingegneria nucleare parallela filosofica con lezioni in lingua sumera ed indirizzo in Urdu, tipo: insomma, Cioccio è quello intelligente del gruppo.
Per dire quanto crediamo e confidiamo nella sua intelligenza, è lui che tiene la cassa.
Quindi stamattina i tre guappi arrivano al cecchìn.
Consegnano i biglietti elettronici.
La signorina sorride, e chiede i documenti.
Wilson e Paulo consegnano le carte d’identità.
Ciccio sbianca.
Kranio, quello fùbbo e intelligente del gruppo, è andato all’aeroporto senza documenti.
Sò popo tranquillo, sò.
Fico è fico, non ci sono cazzi.
17 June 2009Obama era intervistato da una televisione e una mosca girava intorno e dava parecchia noia.
A un certo punto il presidente s’incazza e SCIAF!, secca la mosca.
Fico, ma c’ha anche culo, dai.
Immagina se l’avesse fatto Bush, con la sfiga che c’ha.
Intanto col cazzo che schiacciava la mosca.
Poi, tentando di chiapparla, avrebbe dato una centra sui denti ad una che passava di lì.; cercando di rimediare le avrebbe infilato un dito in un occhio, allontanandosi sarebbe inciampato nel tappeto ed infine, incazzato come un puma, avrebbe ordinato un bombardamento strategico su Mosca, così, per assonanza.
A’ stronzo, punto esclamativo (cit.).
17 June 2009Te non capisci quanto sei cambiato finchè una mattina, appena sveglio prima ancora del caffè, la tua dolce metà ti dice “vieni vieni guarda guarda bello bello”, e ti mette sotto il naso un pannolino che, invece della solita poltiglia verdastra, contiene un bellissimo stronzino, bello denso pastoso marròn arrotolato con la fine a punta.
E te ti commuovi, prendi in braccio la piccola autrice di quell’incredibile capolavoro e la abbracci forte, bofonchianfo “ma la mia piccola bimba grande grande grande che fa la caccona come le persone grandi!!!!!”.
Poi ti siedi davanti al caffè, ma la giornata è tutta in discesa.
A’ fricano!
16 June 2009Manca poco, roba di settantadue ore, robe così.
Che io non lo avevo ancora realizzato, ma il mio subconscio sì.
L’ho capito oggi, che ero in macchina e a un certo punta saltan fuori per attraversare sulle strisce tre nègher oltretutto vestiti pròpi da nègher con gabanotto colorato il cappello tondo e le ciabatte e tutto il resto.
E io, che normalmente avrei urlato felice “SCHIACCIALO SCHIACCIALO SCHIACCIALO!!!!” dando gas, ho invece rallentato, mi so fermato, gli ho fatto cenno di passare e alla fine ho sorriso al loro cenno di ringraziamento.
Son ormai entrato in modalità àffffrica….
Fotografia digitale per cialtroni.
15 June 2009Siccome sono un fotografo digitale molto fico, faccio delle foto bellissime e non capisco perchè dallo Spazio Forma non mi abbiano ancora chiamato per organizzare un’esposizione, mi concentro sui mezzi tènnici.
Innanzitutto mi lamento della macchina e degli obbiettivi, facendo il filo a quelli fichi, che però son costosissimi, mannaggia alloro.
Poi sul sistema di gestione delle foto, che se se se iPhoto, dai iPhoto è una roba per le sciure che fan le foto in gita a Mendrisio, annoi ci serve una roba professionale, annoi.
Quindi dopo aver spaccato i maroni a chiunque, un amico di buon cuore mi procura una copia aggratis - tipo “te sei un famoso fotografo se quindi stai testando il programma” - di un noto programma per gestire e spippolare con le foto digitali.
Oggi lo attacco, importo le foto del week end al mare - ben diverse e di altro spessore artistico rispetto alla gita a Viserbella della mia vicina - e ci spippolo, con parecchio godimento, d’altronde ho messo l’impostazione in RAW apposta.
Le foto son talmente belle che decido di mandarne un paio ad amici e parenti.
Ora.
In iPhoto, c’è un tastino che te lo schiacci e lui PUF! mette direttamente le foto che vuoi in una mail, e ti fa anche scegliere la dimensione dei file.
Nel programma fico, naturalmente, questa opzione non c’è, che siam mica qui a mandare in giro le foto in formato jpg compresso sgamuffo piccole e tristi.
Quindi apro una mail, ci metto l’indirizzo, poi seleziono l’icona dell’allega file, e mi metto a cercare le mie foto.
Il programma fico e professionale, ve lo giuro, le foto se le suca.
Cioè, nel programma ci sono, tutte belle in ordine dritte in fila.
Ma nel computer, nell’hard disk, nelle cartelle, nelle sottocartelle, nei dischi esterni, nel cestiono, nel budello di su mà, non ci sono.
Non le trovo.
Son piccoli fastidi che affliggono noi fotografi digitali di un certo spessore.
Ol’ man river.
12 June 2009Come dice manovale e gentiluomo, il fatto che io stia invecchiando mi fa solo bene, perchè finalmente l’età anagrafica si avvicina a quella mentale.
Nel senso che finalmente il fatto di voler andare a letto alle novemmezza, di anelare ad una serata in casa con la televisione, di ritenere una stronzata galattica qualsiasi viaggio in macchina che superi i duecento chilometri, affermare che i concerti si godono meglio seduti in tribuna vip invece che accalcati nel prato, e tante altre amenità del genere che vado propinando da quando ho raggiunto la maggiore età, non causano più, nei miei coetanei, la reazione
- miiiiiinchia massei scèmo? Cioè zio oh cazzo dici minchia figata il concerto ooooh zio pioveva dibbestia ci siamo tutti bagnati poi una tipa aveva la maglietta che si vedevano le tette e abbiam fumato una canna e poi il Fufy ha sboccato addosso al Gianfry minchia figata siamo arrivati a casa alle quattro del mattino -
ma la reazione è del tipo
- eh infatti guarda cioè alla fine te sei lì per la musica mica per farti schiacciare come una sardina da una massa di tamarri sudati ubriachi che secondo me guarda non so eh ma magari son anche drogati -
D’altra parte, non ha tutti i torti mammà, che quando mi dice
- sei vecchio -
e io rispondo
- no dai al massimo maturo -
si mette a ridere e dice
- no guarda quello no di certo -.
Poi c’è i’ bbabbo, che scuote il testone e afferma
- io non capisco a una certa età con una famiglia cosa cazzo vai a fare come un pirla in Africa -
che mi fa sentire un giovanotto, che la reazione è la stessa che aveva pareeeeeeecchi anni fa, quando con l’interrail girammo mezza Europa o con un vecchio furgone arrivammo fino a Marrakech, passando per Parigi che era di strada, da Milano.
E insomma gli anni passano, la ggèente ingrassano, altri spariescheno, altri ritorneno, ma io stasera vado in Sardegna a baciare l’ammmmore mio che mi manca assai, ad annusare il profumo della mia bimba che sa di bimba, e in culo agli anni.
Hanno ragione (han detto è vecchio….)
11 June 2009Hanno ragione gli inglesi, ad essere razzisti.
In particolare, con noi italiani.
Io stesso, che non sono nemmeno inglese, sono razzista con voi italiani, che mi fate alquanto però parecchio schifo.
Pensa un inglese, che ha una città come Londra, dove la ggènte fanno la fila, le persone se ti urtano si fermano dicono sorry e quello dietro qualsiasi banco bancone vetro o cordone dice buongiorno signore come posso aiutarla.
Poi vengono qui, e giustamente si ‘briacano e vi pisciano sui muri, e fanno bene, che tanto fate schifo, fate.
Son stato a Londra due giorni, si nota?
Sempre meglio.
8 June 2009Quelli di Rossano Veneto han firmato il contratto.
Gli altri, quelli che erano dall’altra parte, mi han detto avvocato, per i dettagli, fa un salto in ditta da noi lunedì?
E io: sììììììììììììì!
Bon, ci vediamo a Usmate Velate, verso le 2?
No, dico, Usmate Velate.
No, dico davvero, Usmate Velate.
No, dico.
Bei posti, bèa gente.
4 June 2009Quando prendo gli appuntamenti, magari un po’ in là nel tempo, io non ci penso.
Quindi quando quel cliente mi ha detto “allora avvocato quando fasèmo la chiusura del contratto vien lei qui da noi?” ho risposto solare “sì certo… dov’è che siete?”
“sèmo a Rossano Vèneto”
“perfetto, nessun problema, vengo lì io”
“bòn avocato, alora sè vedemo qui in ditta il 4 giugno, alle dièse”
che poi le “dièse” son le dieci del mattino, per chi non masticasse (masticazzi?) il vernacolo vèneto.
Che fino a ieri pomeriggio, la riunione alle dièse a Rossano Veneto per me valeva tanto quanto una riunione alle tre e mezza in piazza Cadorna, per dire.
Ma ieri pomeriggio, dopo una giornata a spalar stallatico nella speranza di veder affiorare la merda così da poter finalmente liberare il mucchio di letame che sotterrava la tonnellata di immondizia legale che aveva preso possesso della mia scrivania, mi son reso conto.
Rossano Veneto.
Alle dièse.
Son chilometri.
Son chilometri, tangenziali, A4 in piena prima mattina, caselli, incidenti, controllo della velocità media tramite tutor, statale nel pieno della provincia vicentina con tir che vengon giù fin dalla Danimarca, per potersi finalmente mettere in coda lì.
Ho bestemmiato.
Forte.
Parecchio.
Poi ho giocato il jolly.
Magara si son dimenticati. Magara hanno annullato. Magara c’è stata la rivoluzione. Magara son tutti a Santo Domingo a ballare la salsa sui tavoli con un vagone di mignotte minorenni.
Probabile.
Anzi, mi son detto, praticamente certo.
Quindi manca solo una formalità, per poter evitare la sveglia all’alba, la cròcchia del mignolino contro lo spigolo mentre cerco di vestirmi al buio, il traffico majale di Milano che c’è traffico in tangenziale anche alle sei del mattino (ma dove caaaaaazzo vaaaaanno?????).
“Pronto buongiorno son l’avvocato Hippo”
“oh buongiorno avcocato, come la sta? Bèn?”
“bene bene, volevo sapere, la riunione di domani…”
“ah la riunione… xè confermata!!!”
oracalamerdaimpagliatadiseraimpennatasullaruotadavantintangenziale
“còsa gà dìto?”
“niente… ho detto occhebbello…”
“a proposito… non l’avrei mai disturbata, ma già che g’ha ciamà lei, ghe chederìa un favòr…”
“dica”
“la pòl venir alle nove e mezzo, invece che alle dièse, domattina?”
orco. qui. e. orco. là.
“macceeeeeeeeeeertooooooooooooooo….”
A chi interessasse, all’alba, stavo infilando l’ingresso in tangenziale, e mentalmente mi ripassavo il contratto… il contratto… ah sì il contratto stampato in tre copie… che ho messo apposta ieri sera nella borsa… meno male… la borsa… che è rimasta a casa sulla sedia della cucina dove l’ho messo ieri sera “così me lo ricordo”…
Popo una bella giornata, oggi, popo.
Oil for food.
3 June 2009Allora.
Le macchine son partite come due razzi la mattina di sabato 30 maggio, direzione Malaga, per restare là in attesa di essere raggiunte dagli impavidi componenti della spedizione, che arriveranno via aereo - very very low cost, e state tranquilli che non spendiamo i soldi delle donazioni - il 19 giugno.
Quindi la mattina del 30 maggio, due impavidissimi saltano sulle macchine e via come lepri, verso questi splendenti 2000 chilometri.
Fino a metà di Viale Certosa.
Dopo, coda, fino a dopo Ventimiglia.
Certo, direte voi, partire proprio il ponte del 2 giugno…
E insomma vabbè.
Una delle due macchine porta valigie, provviste, robe tènniche tipo tende, pale per il deserto, gomme di scorta e attrezzature varie, l’altra, privata dei sedili posteriori, è carica dei 7 - 800 chili dell’incubatrice e degli altri aiuti che portiamo all’orfanotrofio.
Le macchine consumano quanto previsto.
La prima, quella “normale”, fa i 6,5 con un litro di trènza.
L’altra, quella con l’incubatrice etc., fa 1000 chilometri con cinque chili d’olio.
Nel senso che in salita, sopra i 110 all’ora o in generale sopra i 2000 giri, la màcana sbròffa olio.
Nel senso che non è che perda olio, l’olio esce dal motore e finisce su diversi ingranaggi, tutti molto caldi e movibili, e quando ci finisce sopra succede… come spiegare… ecco, prendi una piastra di quelle che usi per far i filetti alla piastra (appunto), scaldala per una mezz’oretta e poi buttaci sopra con violenza e cattiveria una secchiata di olio d’oliva per friggere: la sympatica e profumatissima fumèra che ne consegue fornisce – seppur per ampio difetto – una buona rappresentazione di ciò che succede alla màcana.
Voi dite “eeeeeh esagera!”.
Allora loro entrano in autogrill e una signora li affianca e grida “abbuttave ggiù che intanto io chiamo i pompieri” mentre il marito balza dalla portiera con l’estintore in mano, che ce l’ha in macchina da diec’anni a cacare il cazzo minchia finalmente lo uso.
Per spiegare, eh.
Per fortuna che l’Africa è priva di salite e in generale la ggènte vanno piano, nelle strade.
Poi la Mauritania stanno 50 gradi, ma insomma quello forse non dovrebbe essere un problema, quello, forse, dice.
In compenso, tipo ad Agrate, quindi dopo 50 chilometri di viaggio / coda, SBRANG!!!! si è staccato il collettore, che lo so lo so che non avete idea di cosa sia, ma sappiate che la macana faceva il rumore di un F 14 in partenza.
Due martellate, tre bestemmie e una chiave del 16 usata con maestria, ed il collettore sta apposto. Dice.
Dice, e non sei preoccupato?
No.
Anzi.
Non vedo l’ora, nonve.
Lei (che mi conosce bene).
29 May 2009Le spiego la aggiorno sui preparativi gli ultimi cambiamenti i problemi dell’ultimo minuto.
Per il viaggio.
Lei mi guarda e sorride.
Dice “se potessi vedere come ti brillano gli occhi mentre ne parli”.
“sì, eh?”
“eh sì… c’ha già una gran scimmia di partire eh???”
“eeeeeeeeeehhhhhhh…”
E se lo dice lei, che mi conosce bene…
Le cose buone.
27 May 2009Il valore ed il sapore delle cose cambiano, in rapporto alla situazione contingente.
Per esempio.
Ieri io me medesimo stesso sottoscritto ero a Roma per lavoro, eh lo so lo so checcivoletefare, e insomma il lavoro e salto il pranzo.
Arrivo a Fiumiscìno alle quattremmezza con una fame che avrei sbranato un capodoglio, che stavo dalle sette del mattino con una fetta biscottata e quattro caffè.
Il mio volo parte dopo un’oretta, quindi bel bello mi reco nell’enoteca che c’è a Fiumiscìno, settore partenze nazionali, mi assetto papale, mi spalanco il giornale e mi ordino un bel piatto misto salumi & formaggi e una bicchierata di vino bianco, eccheccazzo.
Il piatto è bbono, il vino così così, senza infamia e senza lode.
Popo mentre son lì che mi struggo se iniziare con la mozzarellina o con il salame tartufato, arriva una telefonata all’enoteca e il tipo dice “sì sì vabbè vabbè”, mette giù e riferisce agli altri lavoranti dietro il banco:
“regà, da mò fino alle dièsci di domani sera è in vigore il divieto di vendita di alcolici in tutti i locali pubblici causa finale di Scèmpionzlìg”
e aggiunge
“quindi mette via tutte le bottiglie di vino, e andate a fare scorta di acqua minerale”.
Ha appena finito che si siede uno, di fianco a me.
Vestito con arroganza, con orologio arrogante, scarpe arroganti, telefonino arrogante, valigetta arrogante con dentro documenti che non vedo ma che sono sicuramente arroganti.
Ordina - con arroganza - un piatto di roba da mangiare, che gli vien subito messo davanti, e un bicchiere di vino.
L’omino gli dice eh dottò e spiega nun se po’ divieto alcolici finale coppacampioni ordinanza sempre forzamaggicaroma, lei capisce.
Lui arrogantemente questiona (ma cosa c’entra, e ma io, e ma qui siamo al terminal partenze nazionali, e ma insomma, ma povera Italia, maledetti comunisti etc.) e l’omino eh c’ha raggggione dottò però dicheno dennò eh.
Arrogans sbuffa, si rassegna, ordina una minerale, poi si gira e mi nota.
E chiede, con l’arroganza che trasuma fuori dal colletto “ma allora perchè LUI” mi indica con il dito, come si farebbe con una bestia rara dello zoo “perchè LUI ha il vino?????”
e l’omino “eh dottò ma il dottò” il secondo dottò sono io, in quanto vestito in giaccacravatta “il dottò ha ordinato popo popo prima dell’ordine di smettere la vendita de arcòlisci”.
E arrogant man tace.
Ma rosica, ohi se rosica.
Io giro la pagina del mio giornale, mi concentro apposta su una notizia inutile, tipo che a Matera hanno deciso di chiudere alle auto una via del centro storico, e con nonscialàns allungo una mano, càrpio il mio bicchiere di bianco, e me lo sparo nel gargarozzo, facendo un bel rumore di godimento GLU GLU GLU.
Poi faccio “aaaaaaaaahhhhhh”, agito il bicchiere per far respirare il vino rimasto, lo annuso ben bene, e me lo finisco facendo SLAP SLAP con la lingua sul palato.
Conto, grazie.
“tutto bbbène, dottò?”
“benissimo, guardi, grazie. Le dirò, anche il vino… all’inizio non mi diceva molto, poi invece, non so perchè, ha preso tutto un altro gusto…”.
Ho anche lasciato mezz’euro di mancia, che quando le cose son belle, van pagate.
The halves (i mezzi).
25 May 2009Esteticamente, i mezzi ci sono, non si discute.


U jur duì.
22 May 2009Oggi - u jur duì - a Milano, in piazza Principessa Clotilde 12, presso la prestigiosa sede dell’Antica Dogana di Porta Nuova (mica cazzi), siete tutti - òddio, tutti… - cordialmente invitati alla presentazione ufficiale di Roadway for Children, cioè noi bìscheri che andiamo a farci ammazzare nell’Africa nera con la speranza, prima di lasciarci giustamente la ghirba, di consegnare all’orfanotrofio di Suor Domitille in Casamache - Senegal una incubatrice nuova di trinca splendidamente donata da un anonimo benefattore che noi porteremo a suor Domitille, che là non ce l’hanno l’incubatrice e dice i bimbi che nascono un po’ prematuri stiantano come mosche,
Ci saranno le macchine meccaniche funzionanti - òddio… - tutte pittate di nuovo con colori e sponsorz in bella evidenza, ricchi premi, cotillon, robbe da bèvere a da màngere, che voi se non si beve e mange aggratis lo sappiamo, che non muovete il culo.
Ci saranno poi gli imbecilli, cioè noi, che è una bella occasione per salutarci e vederci dal vivo invece che nei videi di al quaida dove chiederanno mille milioni di euri e una fetta di culo in camb di riscatto.
Poi ci sarà anche gente seria tipo gli amici di Amico Senegal, un’associazione umanitaria che opera con le aree sgamuffe del Senegal da anni e che ci ha messo in contatto con Suor Domitille.
Poi ci saranno amici, parenti, conoscenti, passanti, spacciatori, autisti dell’ATM e ausiliari della sosta, quindi la peggio feccia quindi potete venire pure voi.
Per saperne di più
http://www.facebook.com/profile.php?id=1559570285&ref=ts

Run baby run baby run baby run…
21 May 2009In Nuova Zelanda una coppia, di professione gestori di una pompa di benzina, vanno in banca e chiedono un finanziamento da 10.000 talleri neozelandesi, che più o meno l’è istess che gli euri.
La banca prima dice naaaaaaa, poi dice maaaaaaa, poi dice bhaaaaaaaaa poi alla fine dice saaaaaaaaaa.
Solo che la banca si sbagliano con gli zeri e le virgole, e invece che un finanziamento da diecimila, gli erogano un finanziamento da dieci milioni (dièsci miiiijoini!!!).
No, dico.
Sai quelle cose della serie “oh minchia ma cosa faresti te se?”.
Ecco, popo così.
Che magari di sera dopo cena con gli amici, o all’aperitivo seduto fuori mentre lasci che il sole che si abbassa sulla città illumini i tuoi dentoni aperti in un sorriso, oppure ancora in palestra mentre corri come un criceto scemo sul tapì e lasci la mente vagare.
Ecco una storia di quelle in cui ci pensi e dici ma chissà cosa farei io, magari prendo i soldi e scappo, ma no poi sai che vita a fuggire, però cazzo scappo, però no, poi però, ma no ma sì ma no ma no ma sì ma no ma sì.
Loro, i neozelandi, hanno detto ma sì.
Me li vedo, la sera, lui e lei seduti al piccolo tavolo traballante nel retro della stazione di benzina, ma no ma sì ma no ma sì.
Poi decidere e “ma sì”.
E la notte, con gli occhi spallazzati tutta notte a guardare il soffitto nel buoi, con la testa che gira a mille “e se?”.
Poi al mattino si son vestiti, han messo quattro cose in valigia, si son tirati dietro la porta - sai come dire chiudo con questa vita, comunque vada questa non sarà mai più la mia vita - e han preso i soldi e son scappati.
Non lo so come finiranno, ma per conto mio, faccio tutto il mio tifo per voi.
Mac Hippowitz, belìn…
20 May 2009Uè uè grazie grazie bbello bbello l’invito al matrimonio tuo grazie grazie bbello bbello molto gentile grà.
Eeeeeeeeeeeeee senti senti senti sè sè, hai fatto anche una non so liiiiiista nozze?
Sì?
Braaaaav’…
Che avevo sentito alcuni degli altri invitati per fare magari quaccheccosa tutt’nzieme…
sì…
chi ho sentito?
Ma guarda saremmo pochi amici ben selezionati: io, Mario “shorty“, Paolo “scorpions in the pockets“, Gino “Jerusalem“, Franco “il Genovese“, Antonio “fai tu poi ci regoliamo“, Aldo “minchiacosìtanto?”, Luca “manomozza” e Luigi “c’hai mica mezzo euro per il treno“.
Come dici? Rivuoi indietro l’invito…. perchè?????
Trònf as a pàvon.
15 May 2009Lui è andato a ciarlare inutilmente di robe che non sa in tivvù un paio di volte, di recente.
Tanto per non fare nomi, su skysport24, che è quel canale sul 200 di sky che parlano per 24 ore al giorno tutti i giorni di sport (pensa che due palle…).
Quando non c’hanno proprio più un cazzo da dire, manco nel magico e frizzante mondo della pallacorda è successo un cazzo e non sanno come riempire il tempo, invitano un avvocato qualsiasi e gli fanno domande inutili, alle quali l’avvocato qualsiasi risponde blaterando puttanate a caso, in parte perchè non ha idea di che cazzo dire, in parte perchè la parte che ancora ragiona del suo cervello è tutta impegnata a guardare il monitor che è incassato nel tavolo davanti a te in cui ti si vede in primo piano e dici “fiiiiiiiiiiico…”.
Tanto skysport24 chi cazzo la guarda?
Ciò detto, ier sera pizzeria.
Che a un certo punto arriva il cameriere che più o meno siam sempre lì ci saluta e dopo aver preso le ordinazioni prima di andare mi dice “che poi adesso che vai in televisione devo trattarti con rispetto”.
Mi ha visto.
Mi ha riconosciuto.
D’altronde, mi son detto, son così bello e fico e brillante e intelligente, che certo che mi ha riconosciuto.
E l’ammmore mio che era con me e mi guarda a sorride e io facendo la faccia cortese le dico “sì sì signorina, adesso finisco la pizza e poi la facciamo, la foto insieme, ora vadia, vadia, non sii invadente…”.
Le grandi domande del mercoledì pomeriggio / sera.
13 May 2009Ma la ggènte, ma quanto rompono i coglioni?
Ah bhe bhe bhe…
12 May 2009Novella 2000 intervista il fidanzato di Noemi, la napoletana che chiama “papi” il Presidente.
Lui, il fidanzato, si presenta come “ex corteggiatore del programma “uomini e donne”“.
Ah bhe bhe bhe, son curricula, son.
A-ràm sàm sàm (mac life).
8 May 2009Come quando la macchina andare va, ma comincia a fare un rumoriiiino…
Poi dopo un po’ il rumoriiiino diventa un rumorone, e le cose non girano più come dovrebbero, cioè andare più o meno va, però insomma ci son problemi, la macchina non va.
E quindi vai dal meccanico.
Rassegnato.
E lui guarda ascolta e dice “mha non so ma quando fa così di solito sono cazzi amarissimi”,
e te “eh lo so lo so” e già ti immagini per una settimana da andare in giro con una Volkswagen Lupo con scritto sopra in grosso AUTOSOSTITUTIVA che non va un cazzo e che qualcuno ci ha anche fumato dentro.
E aspetti dieci minuti che il meccanico ha detto “ci do subito un’occhiata” e poi lui torna e te già scuoti la testa e lui senza sorridere ti mostra un pìppolo grande come un’unghia e dice
“niente guardi era il pìppolo che si era consumato gliel’ho cambiato”
e te che ancora non capisci e chiedi “e quindi?”
e lui “e quindi niente è tuttapposto vadia vadia pure ”
“quanto le devo, sant’uomo???”
“ma nulla cosa vuole che sii per un pìppolo, vadia le ho detto vadia” e te lo ami, in quel momento, allui.
Ecco, proprio così.
Il computer non andava.
Cioè, andava, ma male.
Fab mi ascolta mentre gli spiego, poi invece che dirmi la solita frase magica “schiaccia mela + salcazzo scarica l’aggiornamento che ti mando via mail, è una cazzata”, mi dice scuotendo la testa “eeeeeeeeehhhh”
e io “eeeeeeeeeehhh COSA?”
riscuote la testa “eeeeeeeeeehhhh portalo qui, il computer, che quando fa così son cazzi amarissimi”.
E glielo porto e il tènnico lo porta via ma prima di portarlo via mi dice parole che ricordo confusamente “settimana dieci giorni, assistenza centrale, cinquecento mille euri, tutto ròtto, windowsvista” e io annuisco, ma in realtà non ascolto ma dentro, sòffro.
Poi passano cinque minuti e torna.
E mi da in mano un pezzo di roba tipo circuito elettronico stampato e mi dice “è la RAM”
e io la guarda la giro la rigiro “beeeeeeeellaaaaaaaa…” che non so cosa dire, cioè magari è una roba che fa lui nel tempo libero e tipo arte moderna e se non apprezzo si offende e mi maltratta il computer già agònico, quindi “no no beeeeelaaaaaa proprio beeeeeeelaaaa eh si vede che è fatta come si deve con amore e….”
“no dicevo è la RAM che era ròtta, l’ho cambiata, adesso il computer va come una zèlla”
“ma va? La RAM?”
“eh”
“e basta?”
“basta”
“e a euri, la RAM, come sta messa?”
“sta messa bene, sta, che siccome è in garanzia a vita la RAM nuova è aggratis”.
Mi son comprato due schede memoria per la macchina fotografica da 16 giga, per festeggiare.
UPDATE: non era la RAM… il computer fa ancora le bìzze… adesso devo far causa a Steve Jobs, ma mi dicono è malato, quindi mi limiterò a lanciare improperi & maledizioni contro tutti coloro che c’hanno messo inutilmente le mani sopra (sul computer, non su Stevie…).
Entropia.
8 May 2009Niente si crea, tutto si distrugge.
Non che quello vecchio avesse mai fatto strappare i capelli e gridare “o’ miracolo!”, ma quanto fa cagà il nuovo sito della gazzetta?
Asciashishhsiaufflishi?
7 May 2009Oggi con il caro Presidente Wilson ci siamo recati alla ASL di Milano quella specializzata per i bìscheri che vanno a impestarsi nei posti da negri.
Abbiamo fatto la fila, compilato i moduli, pagato il ticket, fatto la chiacchierata con l’addetta adatta che ha detto quali pestilenze richiamo di prenderci d’altronde ha detto se andate nei posti dìnnegri…, poi ci ha detto che siccome siamo una ONLUS benefica e benefattrice abbiamo diritto agli sconti sul ticket, bene bene.
Poi ci si siede in sala d’aspetto, e si aspetta che un altoparlante ti chiami.
L’altoparlante l’ASL di Milano deve averlo acquistato in saldo dalle Regie Ferrovie del Regno Lombardo Veneto, in quanto gli annunci sono così: “PLIN PLON… SKKKKRRKRKKKTRRTRTRTR IL SIGNOOROROROKKRKKJ KNGCZKM STANZA VENTI SKRETSRT PLIN PLON”.
Aspetta aspetta, vien chiamato l’Wilson che entra e ne esce dopo un quarto d’ora, tutto bucato dai vaccini, e mi dice guarda dentro c’è un medico che ha un accento napoletano fortissimo ma soprattutto ha un difetto di pronuncia che sembra abbia in bocca un mattone e degli stecchini tra i denti quando parla non si capisce una seppia!!!
E poi mi fa l’imitazione “buonciozsrno fignolre pègo shi shieta shulla parellia e shi shpolli sfolo glià pàtte ti fòpra” e ridiamo come due imbecilli.
Poi lui se ne va e io vengo chiamato.
Entro.
Un medico sui sessant’anni, alto, serio, professionale mi accoglie nello studio mentre scrive al computer.
Io lo saluto “buongiorno dottore”
lui senza nemmeno voltarsi risponde
“buonciozsrno fignolre pègo shi shieta shulla parellia e shi shpolli sfolo glià pàtte ti fòpra”.
Io scoppio a ridere come uno scemo.
Lui si gira, con sguardo curioso.
Io provo a giustificarmi non sa un mio amico prima mi ha raccontato la sa quella della fmiglia di bruchi che attraversano la strada… no eh?
Secondo me invece che i vaccini mi ha iniettato il virus della peccolla, mi ha.